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Il mondo visto da Roma - 17 luglio 2008 [Download Discussione]
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Messaggio Il mondo visto da Roma - 17 luglio 2008 
 

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Giovedì, 17 Luglio : 2008

Il mondo visto da Roma


GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Il Papa arriva in nave alla Giornata Mondiale della Gioventù
Il Papa si chiede che mondo erediterà la gioventù
I Vescovi dell'Australia confidano in un rinnovamento della Chiesa
Cardinale Pell: la GMG fa rivivere il sacramento della confessione
L'Arcivescovo di Denver mette in guardia contro la doppia vita
Una comunità musulmana ospita 350 pellegrini della GMG
Sydney: grande partecipazione dei giovani alla Vocations Expo
I giovani pellegrini della GMG consumeranno 3,5 milioni di pasti

DOTTRINA SOCIALE E BENE COMUNE
Dal paradigma verde, all’ecologia umana

ITALIA
Manifestazioni in tutta Italia in difesa di Eluana Englaro

INTERVISTE
Bielorrusia più vicina a Roma, dopo il viaggio del Cardinal Bertone

DOCUMENTI
Il Papa accolto dai giovani al molo di Barangaroo
Discorso del Papa alla Government House di Sydney


Giornata Mondiale della Gioventù

Il Papa arriva in nave alla Giornata Mondiale della Gioventù
di Anthony Barich e Catherine SmibertSYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Due giorni di attesa per l'arrivo ufficiale di Benedetto XVI alla Giornata Mondiale della Gioventù sono sembrati un'eternità ai giovani pellegrini che si sono riuniti a Sydney per l'evento.

Tutto ciò ha portato a un crescendo di entusiasmo, esploso quando il Santo Padre è arrivato a Barangaroo per la cerimonia di benvenuto con i giovani nel pomeriggio (ora australiana) di questo giovedì.

Non appena è stato avvistato il gruppo di 13 imbarcazioni che componeva il seguito papale, le circa 500.000 persone presenti sulle spiagge e le strade di Sydney – tra pellegrini e residenti – hanno iniziato a gridare slogan come “Be-ne-det-to” e “Viva il Papa”.

Benedetto XVI si è imbarcato a Rose Bay, a East Sydney, dove è stato accolto dai rappresentanti aborigeni, e ha viaggiato sulla nave da crociera “Sydney 2000” Captain Cook intorno alla baia della città per poi arrivare a Barangaroo.

Dopo che il Papa è passato attraverso una guardia d'onore indigena sulla nave, acclamazioni entusiaste si sono levate da tutti i settori del porto in disuso di 22 ettari di East Darling Harbour.

Il Pontefice ha continuato a sorridere durante tutto il suo lungo discorso di benvenuto, nel quale ha ricordato alla folla, e a tutti coloro che osservavano il suo arrivo sui maxischermi disposti in vari punti della città, che nonostante la debolezza umana con l'aiuto e la forza dello Spirito Santo si può costruire un regno dell'amore.

“In molti modi gli Apostoli erano persone ordinarie”, ha osservato. “Nessuno poteva affermare di essere il discepolo perfetto. Avevano mancato di riconoscere Cristo, avevano dovuto vergognarsi della loro ambizione, lo avevano anche rinnegato”.

“E tuttavia, quando furono ripieni di Spirito Santo, furono trafitti dalla verità del Vangelo di Cristo e ispirati a proclamarlo senza timore”.

La storia più grande

Il Papa ha paragonato i religiosi e i sacerdoti giunti per primi sulle coste australiane – e in altre zone del Pacifico da Irlanda, Francia, Gran Bretagna, Belgio e altre parti d'Europa – agli Apostoli che, obbedienti al comandamento di Cristo, sono partiti per testimoniare “la storia più grande di tutti i tempi”.

Il Pontefice ha esortato i giovani a ottenere ispirazione guardando ai patroni della Giornata Mondiale della Gioventù 2008, inclusi la beata australiana Mary MacKillop, fondatrice delle Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore, e il beato Peter To Rot, martire di quella che oggi è la Papua Nuova Guinea.

Ha inoltre messo in guardia contro il relativismo, affermando che c'è “qualcosa di sinistro” che deriva dal fatto che la libertà e la tolleranza sono spesso separate dalla verità, a causa della nozione per cui non ci sono verità assolute capaci di guidare la vita.

Separate da ogni considerazione su ciò che è buono o vero, le esperienze possono portare non alla vera libertà, ma alla confusione morale o intellettuale, a un abbassamento degli standard, a una perdita di autostima e “persino alla disperazione”.

Il Papa ha affermato che la risposta ai problemi della vita e la libertà da questi si trovano in Cristo e nella sua Chiesa.

“Cristo offre di più!”, ha esclamato. “Anzi, offre tutto! Solo lui, che è la Verità, può essere la Via e pertanto anche la Vita. Così la 'via' che gli Apostoli recarono sino ai confini della terra è la vita in Cristo”.

“È la vita della Chiesa. E l'ingresso in questa vita, nella via cristiana, è il Battesimo”.

Secolarismo

Benedetto XVI ha anche affrontato il problema che ha identificato poco dopo l'annuncio che l'Australia avrebbe ospitato la Giornata Mondiale della Gioventù 2008: la natura sempre più secolarizzata della società australiana.

Anche se il secolarismo si presenta spesso come neutrale, imparziale e inclusivo di ciascuno, il Papa ha messo in guardia sul fatto che impone una visione del mondo.

“Se Dio è irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà essere plasmata secondo un'immagine priva di Dio”, ha detto.

Il Pontefice ha affermato che la preoccupazione per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia, la pace e la cura per l'ambiente, anche se di “vitale importanza”, non possono essere dissociati da “una profonda riflessione sull'innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale”.

Questa dignità, ha osservato, è conferita da Dio stesso ed è per questo inviolabile.

Benedetto XVI ha quindi esortato le migliaia di giovani a portare al mondo il messaggio per cui la libertà si trova nella verità e che questo è opera dello Spirito Santo, con la forza dei sacramenti della Chiesa.

Nuova missione

Michael Dooley, cattolico 28enne del Queensland (Australia), ha detto a ZENIT che grazie all'incontro con il Papa di questo giovedì sente una nuova chiamata alla missione.

“Nella Bibbia si dice che quando un sacerdote parla dovrebbe essere come se fossero parole di Dio”, ha constatato. “Sono certo che ciascuno di noi presenti a questo discorso oggi è stato profondamente toccato perché erano parole che provenivano dal vicario di Cristo”.

Durante l'incontro con il Papa sventolavano moltissime bandiere e mentre la papamobile percorreva l'ultimo tratto intorno all'Opera House fino alla Cattedrale di St. Mary sono stati intonati numerosi canti.

“E' così confortante avere il Santo Padre tra noi”, ha detto Tani Watson, diciassettenne degli Stati Uniti. “E' come avere il grande Padre che ci unisce tutti e che con la sua presenza mostra a noi giovani che siamo importanti e abbiamo valore”.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Il Papa si chiede che mondo erediterà la gioventù
Affronta i diritti degli aborigeni nel suo primo discorso ufficiale

SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha affermato che la Giornata Mondiale della Gioventù è un'occasione per riflettere su che tipo di mondo verrà lasciato alle generazioni future e si è congratulato con l'Australia per i suoi sforzi a favore dell'ambiente.

Questo giovedì, nel corso di una cerimonia di benvenuto ufficiale alla Casa del Governo di Sydney, il Santo Padre è stato ricevuto dal Governatore generale Michael Jeffery e dal Primo Ministro Kevin Rudd, accompagnato dalla moglie Therese.

Nel suo breve discorso, il Pontefice ha affrontato vari temi, inclusi i diritti delle popolazioni indigene australiane.

“Qualcuno potrebbe chiedersi che cosa spinga migliaia di giovani a intraprendere un viaggio che per molti di loro è lungo e faticoso, al fine di poter partecipare ad un evento di questo tipo”, ha detto.

“Sin dalla prima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 1986, è stato evidente che un gran numero di giovani apprezza l'opportunità di ritrovarsi insieme per approfondire la propria fede in Cristo e condividere l'un l'altro un'esperienza gioiosa di comunione nella sua Chiesa”.

“Essi anelano di ascoltare la parola di Dio e di imparare di più sulla loro fede cristiana. Sono desiderosi di prendere parte ad un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano, e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore”, ha osservato.

Il Papa ha aggiunto che per lui è “una gioia” essere con i giovani. “La Giornata Mondiale della Gioventù mi riempie di fiducia per il futuro della Chiesa e per il futuro del nostro mondo”.

Popolazioni indigene

Sottolineando come la Nazione australiana sia relativamente giovane, il Santo Padre ha parlato di quanti abitavano questa terra prima dell'arrivo degli Europei.

“Per migliaia di anni prima dell'arrivo dei coloni occidentali, i soli abitanti di questo suolo erano persone originarie del Paese, aborigeni e isolani dello Stretto di Torres. Il loro antico retaggio forma parte essenziale del panorama culturale dell'Australia moderna”.

Il Pontefice ha lodato i recenti provvedimenti del Governo australiano per riconoscere i diritti degli aborigeni.

“Grazie alla coraggiosa decisione del Governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato nei confronti dei popoli indigeni, si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco – ha detto –. Giustamente voi state cercando di colmare il divario fra Australiani indigeni e non indigeni circa le aspettative di vita, i traguardi educativi e le opportunità economiche”.

“Questo esempio di riconciliazione offre speranza in tutto il mondo a quei popoli che anelano di vedere affermati i loro diritti e riconosciuto e promosso il loro contributo alla società”.

Il Santo Padre ha quindi richiamato il contributo dei cattolici nella storia dell'Australia, menzionando in particolare la beata Mary MacKillop, sulla cui tomba ha previsto di pregare questo giovedì.

Attenzione all'ambiente

“Date le molte migliaia di giovani che visitano l'Australia in questi giorni – ha proseguito il Vescovo di Roma –, è doveroso riflettere su quale tipo di mondo noi stiamo consegnando alle future generazioni. [...] Le meraviglie della creazione di Dio ci ricordano la necessità di proteggere l'ambiente ed esercitare un'amministrazione responsabile dei beni della terra”.

“A questo riguardo, noto che l'Australia si sta seriamente impegnando per affrontare la propria responsabilità nel prendersi cura dell'ambiente naturale – ha commentato –. Alla stessa maniera, nei confronti dell'ambiente umano, questo Paese ha sostenuto generosamente operazioni internazionali per il mantenimento della pace, contribuendo alla risoluzione di conflitti nel Pacifico, nel Sud-Est Asiatico e altrove”.

Benedetto XVI ha poi ricordato che l'obiettivo principale della sua visita in Australia è quello di incontrare i giovani “sia dell'Australia che di ogni parte del mondo” e di “pregare per una rinnovata effusione dello Spirito Santo su quanti prenderanno parte alle nostre celebrazioni”.

“I giovani oggi sono di fronte ad una sconcertante varietà di scelte di vita, così che per essi talvolta è arduo sapere come meglio orientare il loro idealismo e la loro energia”, ha riconosciuto. “È lo Spirito che dona la saggezza per discernere il cammino giusto ed il coraggio per percorrerlo. Egli corona i nostri poveri sforzi con i suoi doni divini, come il vento, riempiendo le vele, spinge la nave in avanti, superando di molto ciò che i vogatori possano ottenere mediante il loro faticoso remare”.

“Così, lo Spirito rende possibile a uomini e donne di ogni terra e di ogni generazione di diventare santi”.

“Mediante l'azione dello Spirito possano i giovani riuniti qui per la Giornata Mondiale della Gioventù avere il coraggio di divenire santi – ha auspicato –! Questo è ciò di cui il mondo ha bisogno, più di qualunque altra cosa”.


I Vescovi dell'Australia confidano in un rinnovamento della Chiesa
Salutano il Papa nella cerimonia di benvenuto con i giovani

di Catherine SmibertSYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di Sydney spera che la visita di Benedetto XVI nel Paese per la Giornata Mondiale della Gioventù porterà un rinnovamento nella Chiesa australiana.

Parlando oggi nella cerimonia di benvenuto al Papa al molo di Barangaroo, il Cardinale George Pell ha assicurato al Pontefice che molti Australiani sono entusiasti della sua visita, e non solo i cattolici, “ma amici da ogni parte del nostro continente e soprattutto appartenenti alle altre comunità cristiane”.

Nell'atmosfera gioiosa dell'evento, il porporato ha ricordato ai giovani pellegrini la realtà della Chiesa in Australia, indicando la necessità di convertire alcuni cattolici: “i cattolici australiani sono stati in genere – purtroppo non sempre – grandi sostenitori del Papa, e ce ne rallegriamo”.

Il Cardinale Pell ha paragonato l'arrivo di Benedetto XVI in città a quello dell'Arcivescovo Patrick Francis Moran, primo Arcivescovo di Sydney, nel 1884.

Il porporato ha riferito che i vaporetti che portavano migliaia di cattolici, adornati da bandiere e fiori, lasciarono Circular Quay per accompagnare la nave dell'Arcivescovo Moran, la Liguria, che arrivava dall'Europa.

L'Arcivescovo Moran, ha sottolineato, spiegò nella sua prima omelia che in Australia aveva trovato “la stessa pietà, lo stesso amore per la religione, la stessa generosità e lo spirito di sacrificio” che caratterizzavano “l'antica Chiesa” in Europa.

“Santo Padre”, ha detto il Cardinale Pell, “speriamo che possa giungere alla stessa conclusione durante il suo soggiorno tra noi”.

Un evento significativo

L'Arcivescovo Philip Wilson di Adelaide, presidente della Conferenza Episcopale Australiana, ha affermato alla cerimonia di benvenuto al molo di Barangaroo di essere ottimista sul fatto che la visita di Benedetto XVI porterà benedizioni durature ai giovani e alla Chiesa in Australia e e nel mondo, ricordando che è stato così dopo le visite degli ultimi due Pontefici.

“Su questo splendido sfondo del porto di Sydney la ringraziamo per aver percorso una distanza così grande per arrivare in Australia per guidarci nelle meravigliose celebrazioni della Giornata Mondiale della Gioventù”, ha affermato. “Per noi è un'occasione importantissima”.

Il presule ha sottolineato che questa è la quarta visita papale nella storia della Nazione: “Le due visite del suo amato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, e quella del 1970 di Papa Paolo VI rimangono impresse nel nostro cuore e nella nostra mente, e consideriamo una vera benedizione poter dare ora il benvenuto a lei nella Grande Terra del Sud dello Spirito Santo, come questo continente è stato inizialmente chiamato, la terra sotto la Croce del Sud”.

“Rinnoviamo la nostra fede e il nostro impegno nei confronti di Cristo e della Chiesa”, ha aggiunto l'Arcivescovo Wilson. “Guardando questo splendido panorama dei giovani del mondo, riuniti nella fede e nell'amore, siamo pieni di speranza – la vera speranza cristiana di cui lei ha parlato in modo così bello nella sua Enciclica 'Spe salvi'”.

“La sua presenza con noi in questi giorni rafforza la nostra speranza mentre cerchiamo di incontrare Gesù Cristo in modi sempre più profondi e veri”.

“Siamo una Nazione giovane”, ha aggiunto l'Arcivescovo, “che abita una terra in cui l'antica cultura dei nostri popoli aborigeni ha dato una dimensione spirituale a tutto ciò che vediamo. Il suo arrivo qui oggi segna un giorno speciale nella storia di questa Nazione, e preghiamo che gli eventi dei prossimi giorni portino abbondanti benedizioni a tutti noi, soprattutto ai nostri giovani riuniti qui e ai giovani di tutto il mondo, a tutta la Chiesa e alla nostra amata Nazione australiana”.

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


Cardinale Pell: la GMG fa rivivere il sacramento della confessione
SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di Sydney afferma che la Giornata Mondiale della Gioventù sta aiutando a ridare vita a un elemento fondamentale per la vita della Chiesa: il sacramento della riconciliazione.

Per questo motivo, il Cardinale George Pell ha fatto sì che il sacramento fosse reso accessibile a tutti coloro che in questi giorni affollano le vie di Sydney. I sacerdoti, che hanno ricevuto insieme all'accreditamento un programma per ascoltare le confessioni, sono stati dislocati in tutta la città in confessionali reali e improvvisati.

Si possono vedere sotto gli alberi del Domain, intorno al Darling Harbour e nelle nicchie di tutte le chiese della città.

L'Università di Notre Dame ha allestito sei zone di confessionali, che secondo Alton Pelowski, del Michigan (Stati Uniti), non sono mai vuote.

“E' sorprendente vedere il rispetto e la determinazione di ogni giovane pellegrino cattolico alla ricerca di significato”, ha detto la ragazza a ZENIT.

Il luogo più frequentato per ricevere il sacramento è probabilmente l'Adoration and Reconciliation Center al Sydney Convention and Exhibition Center, dove lunghe file di penitenti si incolonnano dopo le catechesi mattutine.

Altri luoghi sono i pressi dell'Opera, il Domain e i padiglioni dell'ippodromo di Randwick, dove sabato e domenica si svolgeranno la veglia e la Messa di chiusura, presiedute da Benedetto XVI.

Dono della Chiesa
Il Cardinale Pell ha detto a ZENIT di essere deciso a ripetere l'effusione dello Spirito necessaria per la piena riconciliazione con la Chiesa che si è potuta vedere nel 2000 durante la GMG di Roma.

Per il porporato, quando i giovani hanno la possibilità di ricevere il sacramento della riconciliazione in genere ne usufruiscono.

“Noi stessi abbiamo constatato nei nostri gruppi che quasi tutti si accostano al sacramento, e vogliono farlo anche i non cattolici”, ha aggiunto. “Anche se non possono ricevere l'assoluzione, vengono per parlare e per mettere a nudo la propria anima”.

Il Cardinale ha detto di essere “convinto che un elemento significativo dietro la rabbia e l'ostilità di tanti giovani sia il senso di colpa, e tutto questo parlare del primato della coscienza non aiuta”.

“La gente si sente colpevole anche se può non chiamare colpa quello che cerca di seppellire dentro di sé, ottenendo solo che poi emerga in ogni direzione inaspettata”.

“Nell'epoca del crescente business della psicologia – ha concluso –, è triste che ci sia stato un allontanamento dalla pratica di confessarsi a un sacerdote, e la Giornata Mondiale della Gioventù sta aiutando a rinnovare proprio questo – uno dei più importanti doni offerti dalla Chiesa”.


L'Arcivescovo di Denver mette in guardia contro la doppia vita
Cristo è la priorità, dice nel corso dell'iniziativa “Theology on Tap”

di Anthony Barich

SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Vivere una doppia vita da cattolico che va a Messa ma non testimonia pubblicamente la propria fede è un'esperienza destinata a fallire, ha affermato l'Arcivescovo Charles Chaput a più di 1.000 giovani riuniti in un pub irlandese in Australia.

L'Arcivescovo di Denver (Colorado, Stati Uniti) lo ha osservato questo giovedì durante una sessione di “Theology on Tap” (“Teologia alla spina”) nel pub P.J. Gallagher di Sydney nel contesto delle attività della Giornata Mondiale della Gioventù, dicendo che andare a Messa la domenica ma non voler poi condividere pubblicamente la propria fede è contrario al fatto di vivere come vero discepolo di Cristo, e ha assimilato questa esperienza al “vivere in stato vegetativo”.

“Gesù vuole tutti noi, e non solo la domenica”, ha detto. “Dobbiamo prendere Cristo alla lettera. Dobbiamo amarlo perché la nostra vita dipende da lui. Proprio ora. E senza scuse”.

Il presule è stato salutato con slogan come “Viva il Papa” e “Benedetto” dai giovani che riempivano il pub, situato a mezz'ora di treno dal quartiere centrale degli affari.

L'Arcivescovo Chaput ha affermato che amare e credere a Cristo e avere fiducia nella sua Chiesa è la missione di ogni cristiano.

“Non possiamo vivere un cristianesimo a metà”, ha osservato. “Ogni doppia vita sarà inevitabilmente autodistruttiva. Essere cristiani è ciò che siete. Punto. Ed essere cristiani significa che la vostra vita ha una missione. Vuol dire lottare ogni giorno per assomigliare di più a Gesù nei pensieri e nelle azioni”.

Il presule di Denver ha ispirato lo studente di Legge e Teologia dell'Università australiana di Notre Dame Patrick Langrell, 20 anni, a dare il via all'iniziativa “Theology on Tap” a Sydney. Langrell ha ascoltato l'Arcivescovo in una situazione simile nell'agosto scorso in un pub di Denver.

Conoscere gli insegnamenti della Chiesa

Parlando del tema “Missione possibile: questa doppia vita sarà autodistruttiva”, l'Arcivescovo Chaput ha affermato che conoscere ciò che insegna la Chiesa darà ai giovani i mezzi per condividere i suoi insegnamenti.

Il presule ha osservato che il messaggio di Gesù all'uomo che voleva seppellire suo padre prima di seguire il Signore – “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti” – è un promemoria deciso e impegnativo.

“Non ci può essere priorità più urgente nella nostra vita che seguire Cristo e proclamare il suo regno”, ha dichiarato.

Allo stesso modo, ha esortato i giovani a scoprire che Dio vuole che seguano Cristo parlando a Dio “umilmente in preghiera” e arrivando a conoscere meglio Gesù attraverso la lettura quotidiana e la preghiera sui Vangeli. L'Arcivescovo ha anche incoraggiato i ragazzi ad aprirsi alle grazie che Cristo dona nei sacramenti.

“Non si tratta di scegliere cosa volete fare della vostra vita”, ha detto, “ma di scoprire come Dio vuole usare la vostra vita per diffondere la buona novella del suo amore e del suo regno”.

Il presule ha chiesto ai giovani di predicare il Vangelo con la loro vita, “indipendentemente da chi sono o da cosa si trovano a fare – andare a scuola, lavorare, costruire una famiglia”.

Citando San Giovanni della Croce, ha aggiunto: “Dove non c'è amore, mettete amore e trarrete amore”, per costruire un regno d'amore.

I ragazzi, ha detto, non devono alterarsi di fronte alla debolezza umana e ai peccati nella Chiesa, ma amare quest'ultima come loro madre e maestra.

“Aiutate a costruirla, a purificare la sua vita e il suo operato”, ha chiesto.

“Theology on Tap” aveva visto già intervenire il Cardinale George Pell di Sydney e tre suore domenicane di Nashville (Tennessee, Stati Uniti).

L'iniziativa, che si svolge una volta al mese al pub irlandese P.J. Gallagher, riunisce regolarmente più di 600 giovani.


Una comunità musulmana ospita 350 pellegrini della GMG

SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- La Federazione Australiana dei Consigli Islamici sta pregando per la pace e l'armonia tra i popoli di buona volontà durante le attività della Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney.
Il presidente Ikebal Patel ha rilasciato una dichiarazione in cui invia “sinceri saluti alla comunità cattolica australiana a nome dei musulmani d'Australia”.

“Colgo questa opportunità a nome dei musulmani d'Australia per porgere i nostri auguri agli Australiani di tutte le fedi in questa felice occasione della Giornata Mondiale della Gioventù e per pregare per la pace, l'armonia e la buona volontà tra tutti gli Australiani e i popoli di tutto il mondo”.

“Approfittiamo anche di questa occasione come musulmani australiani per dare il benvenuto in Australia a Sua Santità Papa Benedetto e a tutti gli altri pellegrini”.

Patel ha aggiunto di essere “particolarmente fiero” del fatto che la Chiesa cattolica abbia accettato l'offerta della Scuola Islamica Malek Fahd di Sydney di ospitare 350 pellegrini durante la GMG.

Alcuni studenti aiuteranno i pellegrini, e la scuola organizzerà un evento interreligioso durante la settimana.

Questo giovedì Benedetto XVI incontrerà 40 rappresentanti di altre religioni, tra cui leader ebraici, musulmani, buddisti e induisti.

In Australia vivono più di 340.000 musulmani.

Padre Mark Podesta, portavoce della Giornata Mondiale della Gioventù, ha affermato che il coinvolgimento delle scuole islamiche “è un'opportunità per mostrare al resto del mondo che gente con vari background e diversi credo può vivere fianco a fianco in pace, buona volontà e armonia”.


Sydney: grande partecipazione dei giovani alla Vocations Expo
I visitatori sorpresi dal gran numero di ordini religiosi

di Carla Maschereno

SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con una splendida vista sul mare e la promessa di mostrare dall'interno più di 110 modi di vivere la vita consacrata, la Vocation Expo di Sydney sta attirando flussi costanti di pellegrini.

La Giornata Mondiale della Gioventù ha già la reputazione di rappresentare un ambiente in cui i giovani possono sentire la chiamata di Dio nella propria vita. Le testimonianze di migliaia di ragazzi parlano di una profonda esperienza di fede con implicazioni nella vita pratica e un aumento delle vocazioni. Sydney sta dimostrando di non essere da meno.

Il Vocations Expo di quest'anno è stato organizzato nel cuore della città, al Convention and Exhibition Center a Darling Harbor. La postazione è vicina ad altri luoghi del Festival della Gioventù come Barangaroo, dove si è svolta la Messa d'apertura. Più di 110 ordini, gruppi e movimenti religiosi stanno fornendo informazioni sulla propria vocazione e sullo stile di vita consacrata.

Doni come rosari, tatuaggi australiani, penne e cibo sono pronti per i pellegrini, ma i visitatori affermano che la vera attrazione è la testimonianza dei presenti.

Joanna Hardy, 19enne della Nuova Zelanda, ha affermato di aver visitato l'Expo perché voleva sapere di più degli ordini religiosi.

“Non voglio diventare suora o cose del genere”, ha spiegato, “ma mi piacerebbe conoscere i vari ordini religiosi. L'Expo è davvero stimolante. Non sapevo che esistessero così tanti ordini”.

Suor Lan, delle Suore di Nazareth con base a Victoria (Australia), ha osservato: “E' un'opportunità unica per far conoscere ai giovani gli ordini religiosi che ci sono. Per noi è una grande possibilità di incontrare i ragazzi e far sapere loro che esistiamo”.

“C'è stato un costante flusso di pellegrini”, ha aggiunto. “E' splendido”.

Altri giovani sono felici di ammettere che pensano che Dio li stia chiamando a una vita consacrata a Lui.

Christopher Daniels, 18enne di Atlanta (Georgia, Stati Uniti), ha detto: “Ho fatto discernimento sulla mia vocazione per un po'. Anche se non so quale ordine scegliere, questo aiuta sicuramente”.

Anche se molti dicono che la Chiesa cattolica attraversa una “crisi vocazionale”, se l'Expo è in qualche modo un fattore indicativo il futuro sembra roseo.

Suor Lan si è detta d'accordo: “Non direi che ci sia una crisi vocazionale. Quando c'è un declino in un Paese, c'è sempre un aumento in un altro. Ho grande fiducia nello Spirito Santo”.

La Vocations Expo avrà luogo fino a venerdì.


[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]


I giovani pellegrini della GMG consumeranno 3,5 milioni di pasti
I numeri mostrano le dimensioni dell'evento di Sydney

SYDNEY, giovedì, 17 luglio 208 (ZENIT.org).- Circa 225.000 giovani stanno partecipando alla Giornata Mondiale della Gioventù, iniziata martedì e che terminerà domenica con la Messa di chiusura che potrebbe riunire mezzo milione di persone.

Gli organizzatori hanno affermato che 125.000 dei giovani pellegrini non sono australiani; 100.000 provengono invece dalla Nazione ospite. L'evento è il più grande e il più multinazionale che si sia mai svolto sul suolo australiano, superiore anche alle Olimpiadi del 2000.

Gli Stati Uniti sono il Paese straniero che ha inviato più pellegrini, 15.000.

Gli organizzatori della GMG hanno fornito anche altre statistiche, tra cui il fatto che stanno assistendo alle attività circa 8.000 volontari, sono presenti circa 2.000 sacerdoti e 500 Vescovi e Cardinali e sono state confezionate 500 casule per i presuli e una stola per ciascun sacerdote.

Le ostie per la Santa Comunione saranno un milione, mentre per la Messa di apertura e quella di chiusura verranno utilizzate 120 bottiglie di vino.

I pellegrini consumeranno 3,5 milioni di pasti e saranno 232.000 le candele usate durante l'evento. Circa 100.000 giovani dormono in 400 scuole e parrocchie, 10.000 al Sydney Olympic Park.

Circa 100 attori sono stati coinvolti nelle stazioni della Via Crucis.

L'Australia ha approssimativamente 5,12 milioni di cattolici – il 26% della popolazione –, organizzati in 1.363 parrocchie. Ha 28 Diocesi territoriali, 4 Diocesi delle Chiese cattoliche orientali e una Diocesi militare.

La regione di Sydney, con le sue quattro Diocesi, ha circa 1,5 milioni di cattolici. L'Arcidiocesi di Sydney ne ha quasi 600.000 in 141 parrocchie con 480 sacerdoti.

Le precedenti visite papali in Australia sono state tre: quella di Papa Paolo VI nel 1970 e due di Papa Giovanni Paolo II, nel 1986 e nel 1995, quando il Pontefice beatificò Mary MacKillop.


Dottrina Sociale e Bene Comune

Dal paradigma verde, all’ecologia umana
ROMA, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Dottrina Sociale e Bene Comune l'intervento del professor Emanuele Cirillo, docente di Chimica e Fisica e docente al Master di Scienze Ambientali dell’Università Europea di Roma.

 
* * *

La preoccupazione per lo stato di salute della Terra è attualmente una cosa sentita dalla società e dalla politica, anche grazie al risalto che ne viene dato dai mezzi di comunicazione. E’ stato l’ambientalismo che, dagli anni ‘70 in poi, ha avuto sempre più spazio diventando un vero e proprio movimento culturale. Anche la Chiesa è da tempo interessata a questo dibattito e ne è riconoscibile il suo caratteristico contributo. Questo ampio consenso, ha permesso alle tematiche verdi, di trovare un lasciapassare automatico nella comunicazione, nell’azione dei governi e nel sentire comune dell’opinione pubblica.

In questo senso discriminare tra le varie proposte del variegato mondo ambientalista non è sempre facile. Gli aspetti scientifici talvolta si sommano e confondono con le ideologie, la divulgazione tende alla semplificazione eccessiva e molti parlano di ambiente, spesso partendo da idee e presupposti opposti e controversi. Questo perché, anche se appare scontato e condiviso, il patrimonio della sensibilità ambientalista può essere valutato senza lasciare che ogni proposta sia accettata acriticamente. Se è vero e risaputo che tale sensibilità è stata utile per affermare l’esigenza di curare la natura, non è sempre noto quali siano le diverse estrazioni culturali ed antropologiche da cui partono molti promotori verdi e le implicazioni che possono derivarne.

In tal senso quindi, la questione si concentra non tanto sull’ecologia in quanto scienza o sui particolari contributi disciplinari e tecnici, per investigare dal punto di vista bio-chimico-fisico l’ecosistema, ma su di un piano antropologico e culturale di principio. Si potrebbe partire da una domanda: che ruolo ha l’uomo rispetto alla natura? Infatti il nodo fondamentale che viene proposto spesso è che l’attività dell’uomo, con la tecnologia e l’industrializzazione ha rotto gli equilibri della biosfera, di quando egli viveva in armonia con tutti i gli altri viventi secondo una forma di mitologia del “buon selvaggio”. Secondo quest’ottica si evidenzia uno schema circolare: lo sviluppo determina l’alterazione della natura a favore del benessere umano; tale benessere si evidenzia nell’aumento della popolazione, che provocherà una nuova richiesta di sviluppo e così via, alimentando sempre più la compromissione delle risorse naturali e l’inquinamento.

A questo “paradigma verde” in genere viene data come soluzione, l’intervento restrittivo sulle attività umane ed in particolare è interessante notare come la maggior parte dell’attenzione di documenti e studi fatti da associazioni e gruppi, riportino tutta la questione all’esigenza di determinare una decrescita della popolazione umana. Si legge dal sito internet dell’associazione Vhemt (Voluntary Human Extinction Movement): “la speranza che si presenta come alternativa all’estinzione di milioni di specie vegetali ed animali è l’estinzione volontaria di una sola specie: l’homo sapiens… la nostra estinzione…”. Quindi nei casi più aspri la concezione dell’uomo è senza mezzi termini, quella di un parassita che mette a repentaglio la vita degli altri viventi, l’uomo “cancro del pianeta”.

Ora se questa impostazione può sembrare solo un’isolata estremizzazione dell’ecologismo radicale, può essere opportuno considerare da dove attingono le idee che alimentano molti settori dell’universo ambientalista e riscontrare l’esistenza di una radice comune per molti di essi. Tra la fine del XIII e l’inizio del XIX secolo, si presenta una nuova teoria nell’ambito economico. Thomas Robert Malthus pastore anglicano, pone le basi di una nuova dottrina economica che valuta la crescita della popolazione secondo un andamento esponenziale e quella delle risorse secondo un andamento di tipo lineare. Questo significa che al passare del tempo mentre le risorse aumentano sempre con lo stesso ritmo, la popolazione umana cresce sempre più rapidamente, anno dopo anno. Conseguenza di ciò sarebbe una penuria di risorse per la popolazione. Come risolvere il problema? Limitando la crescita umana attraverso dei “freni preventivi” (ad esempio ritardando i matrimoni) e attraverso dei “freni repressivi”, lasciando cioè che guerre e carestia facciano il loro corso.

La posizione che l’autore esprime nella sua trattazione è senza compromessi. Nel suo “Saggio sul principio della popolazione” si legge: “Ogni bambino nato in soprannumero rispetto all’occorrente per mantenere la popolazione al livello necessario deve inevitabilmente perire, a meno che per lui non sia fatto posto dalla morte degli adulti ... Pertanto dovremmo facilitare, invece di sforzarci stupidamente e vanamente di impedire, il modo in cui la natura produce questa mortalità; e se temiamo le visite troppo frequenti degli orrori della fame, dobbiamo incoraggiare assiduamente le altre forme di distruzione che noi costringiamo la natura ad usare... Invece di raccomandare ai poveri l’igiene, dobbiamo incoraggiare il contrario. Nelle città occorre fare le strade più strette, affollare più persone nelle case, agevolando il ritorno della peste. In campagna occorre costruire i villaggi dove l’acqua ristagna, facilitando gli insediamenti in tutte le zone palustri e malsane. Ma soprattutto occorre deplorare i rimedi specifici alla diffusione delle malattie e scoraggiare quella persone benevole, ma tratte decisamente in inganno, che ritengono di rendere un servizio all’umanità ostacolando il decorso della estirpazione completa dei disordini particolari”.

Quanto una simile posizione è rispettosa dei diritti umani? Quanto è discriminatoria verso i più deboli? Anche se siamo abituati a vedere il movimento ambientalista come benemerito per la difesa della natura e anche se sicuramente tanti militanti sono seriamente ben intenzionati a lavorare per una giusta causa, è da notare come gran parte della cultura ambientalista si ispira in vario modo a questo modello. In tal senso si fa riferimento all’ambientalismo neomalthusiano. Se si giunge ad ipotizzare la scomparsa dell’uomo in favore delle altre specie significa che al di la di qualsiasi disquisizione tecnico-scientifica, tesa ad evidenziare particolari problemi di risorse e degrado ambientale, vi è una impostazione antropologica e culturale che arriva a denigrare l’essere umano nella sua totalità non riconoscendone quella specificità che lo contraddistingue tra i viventi.

Secondo la cultura dei diritti umani e secondo la visione della sacralità del progetto divino, che si cela in ogni essere umano, questa valutazione dell’uomo diventa stridente. Sembrerebbe quasi porsi una scelta tra i valori della persona umana e la pur giusta causa dell’ambiente. Ma c’è un’alternativa a questo dualismo? Possiamo ammettere un’ambientalismo che sia più rispettoso della concezione umana? Due spunti di riflessione ci vengono in aiuto. Il primo è l’autorevole contributo della Dottrina sociale della Chiesa che ha inquadrato i termini dell’ecologia umana. E’ un punto di vista sorprendente ed apparentemente paradossale in quanto pone l’attenzione non tanto sul particolare problema ambientale da risolvere ma sulla concezione generale della vicenda, a partire proprio dalla valutazione della persona umana, come responsabile amministratore del Creato.

Il punto di partenza è quindi l’uomo. Non più uomo-parassita ma uomo-risorsa. Al paradigma verde si sostituisce il un nuovo modello riassumibile in tre punti: riconoscimento della dignità umana, della famiglia e dello sviluppo. C’è bisogno forse allo stato attuale non tanto di denigrare l’essere umano quanto piuttosto trovare delle soluzioni adeguate che partano dal riconoscimento del valore di ogni singolo essere umano. Infatti chi tra i viventi è cosciente dei problemi ecologici se non l’uomo? Così come egli può rovinare ed inquinare può anche costruire e disinquinare. Così come può andare contro quello che è il progetto di Dio per il Creato, così può invece rendersi co-autore e gestore saggio di quanto lo circonda. Non più quindi una contrapposizione ma una saggia integrazione tra uomo e natura. Uomini e donne chiamati, tra l’altro, non ad una esperienza individuale rispetto al Creato ma ad una dimensione sociale, che vive attraverso la costituzione della famiglia e l’apertura di essa alla società intera, in un disegno di condivisione e comunione della casa comune che è la Terra.

 
Italia

Manifestazioni in tutta Italia in difesa di Eluana Englaro
Appello al Procuratore per bloccare la sentenza di morte

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con il passare delle ore sempre più persone uniscono la loro voce al coro del popolo della vita per salvare la vita di Emanuela Englaro, la ragazza, che una sentenza della Corte di Cassazione di Milano, ha condannato a morire di fame e di sete.

Mentre il Senato italiano sta per sollevare l’eccezione di incostituzionalità nei confronti della sentenza emessa dalla Cassazione di Milano, le suore che accudiscono Eluana hanno chiesto al padre di lasciarla vivere.

Inoltre venticinque neurologi universitari e del Servizio sanitario nazionale hanno scritto al Procuratore generale della Corte d'Appello di Milano, al Presidente della Repubblica e al Governo, chiedendo un intervento urgente che blocchi "l'esecuzione di quella che sempre di più appare come una sentenza di condanna a morte".

Il noto cantante e uomo di spettacolo Adriano Celentano ha scritto sul “Corriere della Sera” una lettera aperta al papà di Eluana, in cui dice: “Forse Eluana ha bisogno della conversione di suo padre per far sì che la sua dipartita da questo mondo avvenga in modo spontaneo e senza alcuna interruzione. O addirittura che si svegli. Si dice che la fede è un dono. Perché solo attraverso la fede succedono le cose più grandiose, e io dirò una preghiera per lei”.

Da Parma, la mamma di Gianluca Taverna, un ragazzo in coma da tanti anni, ha confidato che nonostante le difficoltà : "Non potrei mai staccare la spina a mio figlio".

Nel frattempo manifestazioni con la raccolta di bottiglie d’acqua per Eluana si sono svolte a Milano sul sagrato del Duomo e a Roma in Campidoglio.

Mercoledì 16 luglio, le suore Misericordine che da quattordici anni assistono Eluana Englaro nella Casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” di Lecco, al Tg1, e sulle pagine di “Avvenire” hanno richiesto ancora: “lasciate Eluana a noi” non fatela morire.

Una richiesta in tal senso le suore l’avevano già fatta subito dopo la sentenza della Corte di Cassazione di Milano.

Le suore, in particolare suor Rosangela, assistono con amore Eluana. La portano sulla carrozzina ogni giorno. L'accarezzano, le parlano. La portano in giardino dalla Madonnina di Lourdes. Con la fisioterapia la mantengono tonica.

Suor Albina Corti, responsabile della clinica, ha detto al Tg1 e ad Avvenire, rivolgendosi al signor Englaro il papà di Eluana: “Gli chiediamo di lasciarla con noi, dopo tanti anni la consideraimo parte della nostra famiglia”.

“L’abbiamo accolta – ha precisato la suora – così com’era, l’ha accolta tutta la Congregazione. Da noi un posto per lei ci sarà sempre”.

Intervistata da “Avvenire”, suor Albina ha precisato che “la vita di Eluana non si è interrotta. E’ un mistero in questo momento, però vive! E non è attaccata a nessuna macchina. Viene alimentata di notte con il sondino”.

Alla domanda se reagisce agli stimoli, suor Albina ha raccontato che “quando Eluana sente la voce di suor Rosangela è evidente che si contrae, si agita. L’impressione è che avverta qualcosa. Certo, potrebbe essere impressione soggettiva, comunque qualcosa succede in lei”.

A sostegno dell’iniziativa del Direttore del “Foglio”, Giuliano Ferrara, e del Direttore del settimanale “Tempi”, Luigi Amicone, l’associazione “Scienza & Vita” ha organizzato giovedì 17 luglio una manifestazione in Piazza del Campidoglio a Roma, per difendere la vita di Eluana.

Agli aderenti viene chiesta una bottiglietta d’acqua ed una firma sull’appello per salvare la Englaro.


Interviste

Bielorrusia più vicina a Roma, dopo il viaggio del Cardinal Bertone
Intervista con monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, Arcivescovo di Minsk-Mohilev

di Włodzimierz Rędzioch

ROMA, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Quest'anno, in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo, tra i 40 Arcivescovi metropoliti che hanno ricevuto il pallio dalle mani di Benedetto XVI c'era anche monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, Arcivescovo di Minsk-Mohilev.

La cerimonia nella Basilica di San Pietro si è svolta qualche settimana dopo la storica visita del Segretario di Stato vaticano in Bielorussia. La visita del Cardinale Tarcisio Bertone nel Paese slavo si è svolta in un'anno particolare per la storia della Chiesa cattolica.

Quest'anno, infatti, si celebrano diverse ricorrenze: il 500° anniversario della fondazione della prima parrocchia cattolica a Minsk; il 225° anniversario della creazione dell'arcidiocesi di Mohilev (allora questa enorme diocesi cattolica copriva tutto l'Impero russo estendendosi dal Mar Baltico fino all'Estremo Oriente); il 210° anniversario della fondazione della diocesi di Minsk.

Per celebrare questi significativi anniversari, l'Arcivescovo Kondrusiewicz ha organizzato una conferenza storico-religiosa per ricordare le ricche ma anche tragiche sorti della Chiesa cattolica in Bielorussia: per la conferenza si è scelto un motto molto esplicito: "Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18).

Ma l'evento più importante per la Chiesa cattolica bielorussa è stato, senz'altro, la visita del Segretario di Stato vaticano. All'Arcivescovo di Minsk-Mohilev ZENIT ha chiesto di fare qualche riflessione circa tale visita, che insieme con la capitale ha toccato le città di Grodno e Pinsk.    

Eccellenza, il Cardinale Bertone ha cominciato il suo viaggio ufficiale nel suo Paese visitando la sede della "Caritas". Come interpreta questo fatto?

Arcivescovo Kondrusiewicz: La prima enciclica di Benedetto XVI s'intitola "Deus caritas est". Questo vuol dire che le opere di misericordia – non soltanto la predicazione della Parola di Dio e l'amministrazione dei sacramenti – hanno un ruolo importantissimo nell'azione della Chiesa.  Allora il Cardinale Bertone, visitando il centro della "Caritas", dove offriamo aiuto ai bambini malati di cancro e alle loro famiglie, voleva far vedere alla gente che la Chiesa vive compiendo le opere di carità.  

Il Segretario di Stato è stato invitato anche all'Università statale di Minsk: è un altro fatto molto significativo…

Arcivescovo Kondrusiewicz: Si sa che il Cardinale Bertone per 28 anni è stato professore universitario, perciò c'era un interesse a conoscerlo anche negli ambienti della scienza. Per questo motivo è stato invitato all'Università dove ha tenuto una conferenza intitolata: "Come parlare della fede ai giovani d'oggi? Il rapporto tra fede e scienza". L'aula era strapiena di professori e studenti, ma anche di seminaristi venuti da Grodno. Devo sottolineare che l'intervento ha avuto una grande eco nel Paese e spero che servirà da stimolo per i nostri intellettuali.

La visita del Cardinale ha avuto molti accenti pastorali. Come è stata la reazione dei fedeli alla visita?

Arcivescovo Kondrusiewicz: Voglio sottolineare che la visita ha mobilitato i nostri fedeli. Dappertutto le folle aspettavano l'illustre ospite venuto dal Vaticano. Le nostre chiese erano troppo piccole per contenere tutti i fedeli accorsi per incontrarlo, per salutarlo. La gente spesso con le bandierine si metteva anche lungo le strade che percorreva la sua macchina. Il programma pastorale della visita era molto ricco. Il 21 giugno si è svolto un incontro con i giovani sulla piazza dove si sta costruendo una chiesa (per il momento lì c'è solo una cappella), che sarà dedicata a san Giovanni Battista. Penso che per un Cardinale salesiano l'incontro con tremila giovani che pregavano e cantavano è stato un momento importante.  Il giorno dopo il Cardinale Bertone ha visitato la chiesa di san Simone e sant'Elena, ed ha celebrato la santa Messa nella cattedrale di Minsk, che è stata trasmessa – evento eccezionale dalla televisione di Stato.      

Il momento più commovente della visita?

Arcivescovo Kondrusiewicz: Per me personalmente il momento più commovente è stata la benedizione da parte del Cardinale della pietra angolare per una nuova chiesa, la prima dopo 100 anni, che si costruisce a Minsk!  

Alcuni osservatori hanno notato che il Cardinale Bertone si è incontrato anche con i rappresentanti della comunità greco-cattolica…

Arcivescovo Kondrusiewicz: In Bielorussia ci sono dei greco-cattolici, anche se non numerosi. Perciò ci sembrava giusto organizzare un incontro con loro: quest' incontro si è svolto a Minsk. Devo dire che è stato un fatto significativo perché per la prima volta tutta l'opinione pubblica in Bielorussia è stata informata circa la presenza di questa comunità.      

In Bielorussia c'è un'importante Chiesa ortodossa…

Arcivescovo Kondrusiewicz: Noi, cattolici, abbiamo degli ottimi rapporti con la Chiesa ortodossa: due sacerdoti cattolici insegnano alla Facoltà di Teologia ortodossa. Anch'io vengo invitato dagli ortodossi per varie conferenze ed incontri, e viceversa.

Il Segretario di Stato ha incontrato il Metropolita ortodosso Filarete: è un evento importante che può dare un ulteriore impulso alle relazioni cattolico-ortodosse.

Il Segretario di Stato di Sua Santità è stato invitato in Bielorussia non soltanto dalle autorità ecclesiastiche ma anche statali e la visita ha avuto una dimensione diplomatica e politica di grande rilievo. Cosa possiamo dire di questo aspetto del viaggio?

Arcivescovo Kondrusiewicz: La visita del Cardinale Bertone ha avuto una dimensione pastorale ed ecumenica, cioè ecclesiale, ma anche politica: il più stretto collaboratore di Benedetto XVI  ha incontrato il Presidente della Repubblica e i rappresentanti del governo, compreso il Ministro degli Esteri e il Responsabile dei Culti e delle Minoranze Etniche. Già prima della visita del Cardinale, sono stato contattato dal Responsabile dei Culti e delle Minoranze Etniche per parlare della stabilizzazione dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica, cioè di un accordo.

Durante l'incontro tra il Segretario di Stato e il Ministro degli Esteri si è toccato anche questo argomento. La parte bielorussa dava come esempio l'accordo tra la locale Chiesa ortodossa e lo Stato, ma il Cardinale ha spiegato che la realtà della Chiesa cattolica è diversa e che un accordo tra la Chiesa cattolica cioè la Santa Sede ed uno Stato è un accordo di carattere internazionale. Dopo, sulla base di tale accordo, la locale Conferenza episcopale potrebbe firmare degli accordi particolari con lo Stato.

Le autorità statali hanno preso nota di questo fatto e bisogna sperare che, prima o poi, si arriverà a tale accordo: sarebbe un fatto importante che permetterebbe alla Chiesa cattolica di avere nella società bielorussa il posto che le spetta, tenendo conto della sua storia e del suo contributo alla vita della gente.    

I media parlavano di un invito del Papa in Bielorussia…

Arcivescovo Kondrusiewicz: Poter avere il Papa tra noi è il sogno di tutti i cattolici bielorussi (anche Giovanni Paolo II avrebbe voluto compiere un viaggio apostolico in Bielorussia, ma allora non fu possibile). Adesso non ci sono più ostacoli da parte delle autorità: il Presidente in persona ha invitato Benedetto XVI a visitare il nostro Paese (ero presente quando, durante l'incontro con il Cardinale Bertone, Lukaszenka ha pronunciato le parole: "Invito il Papa"). Speriamo bene!

Come valuta il bilancio della visita?

Arcivescovo Kondrusiewicz: Il Segretario di Stato, venendo in Bielorussia, ha fatto un grande regalo alla Chiesa cattolica del nostro Paese. Sono convinto che la visita porterà tanti frutti spirituali. Invece, sul piano politico, penso che i contatti d'alto livello tra i rappresentanti del nostro governo e del Vaticano possano segnare una nuova pagina nelle relazioni tra la Bielorussia e la Santa Sede e anche scrivere una nuova pagina nella storia della nostra Chiesa.



Ultima modifica di Redazione il 18 Lug 2008 06:15, modificato 1 volta in totale 






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Giovedì, 17 Luglio : 2008

Documenti

Il Papa accolto dai giovani al molo di Barangaroo
SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso di Benedetto XVI in occasione della festa di accoglienza dei giovani al molo di Barangaroo, a Sydney.

* * *

Cari giovani,

quale gioia è potervi salutare qui a Barangaroo, sulle sponde della magnifica baia di Sydney, con il famoso ponte e l’Opera House. Molti di voi sono di questo Paese, dall’interno o dalle dinamiche comunità multiculturali delle città australiane. Altri di voi sono giunti dalle isole sparse dell’Oceania, altri ancora dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’Africa e dalle Americhe. Un certo numero di voi, in verità, è arrivato da così lontano quanto me, dall’Europa! Qualunque sia il Paese da cui proveniamo, finalmente siamo qui, a Sydney! E insieme siamo presenti in questo nostro mondo come famiglia di Dio, quali discepoli di Cristo, confermati dal suo Spirito per essere testimoni del suo amore e della sua verità davanti a tutti.

Desidero anzitutto ringraziare gli Anziani degli Aborigeni che mi hanno dato il benvenuto prima che io salissi sul battello nella Rose Bay. Sono profondamente commosso di trovarmi nella vostra terra, sapendo delle sofferenze e delle ingiustizie che essa ha sopportato, ma cosciente anche del risanamento e della speranza ora in atto, di cui giustamente tutti i cittadini australiani possono essere fieri. Ai giovani indigeni – aborigeni e abitanti delle Isole dello Stretto di Torres – e Tokelauani esprimo il mio grazie per il toccante benvenuto. Attraverso di voi, invio cordiali saluti ai vostri popoli.

Signor Cardinale Pell e Mons. Arcivescovo Wilson: vi ringrazio per le vostre calde espressioni di benvenuto. So che i vostri sentimenti riecheggiano nel cuore dei giovani qui radunati questa sera, e perciò vi ringrazio tutti. Di fronte a me vedo un’immagine vibrante della Chiesa universale. La varietà di Nazioni e di culture dalle quali voi provenite dimostra che davvero la Buona Novella di Cristo è per tutti e per ciascuno; essa ha raggiunto i confini della terra. E tuttavia so anche che un buon numero fra voi è tuttora alla ricerca di una patria spirituale. Alcuni fra voi, assolutamente benvenuti tra noi, non sono cattolici o cristiani. Altri tra voi, forse, si muovono ai confini della vita della parrocchia e della Chiesa. A voi desidero offrire il mio incoraggiamento: avvicinatevi all’amorevole abbraccio di Cristo; riconoscete la Chiesa come vostra casa. Nessuno è obbligato a rimanere all’esterno, poiché dal giorno di Pentecoste la Chiesa è una e universale.

Questa sera desidero includere anche quanti non sono presenti fra di noi. Penso specialmente ai malati o ai disabili psichici, ai giovani in prigione, a quanti faticano ai margini delle nostre società ed a coloro che per una qualche ragione si sentono alienati dalla Chiesa. A loro dico: Gesù ti è vicino! Sperimenta il suo abbraccio che guarisce, la sua compassione, la sua misericordia!

Quasi duemila anni orsono gli Apostoli, radunati nella sala superiore della casa insieme con Maria (cfr At 1,14) e con alcune donne fedeli, furono riempiti di Spirito Santo (cfr At 2,4). In quello straordinario momento, che segnò la nascita della Chiesa, la confusione e la paura che avevano afferrato i discepoli di Cristo si trasformarono in una vigorosa convinzione e in consapevolezza di uno scopo. Si sentirono spinti a parlare del loro incontro con Gesù risorto, che oramai chiamavano affettuosamente il Signore. In molti modi gli Apostoli erano persone ordinarie. Nessuno poteva affermare di essere il discepolo perfetto. Avevano mancato di riconoscere Cristo (cfr Lc 24,13-32), avevano dovuto vergognarsi della loro ambizione (cfr Lc 22,24-27), lo avevano anche rinnegato (cfr Lc 22,54-62). E tuttavia, quando furono ripieni di Spirito Santo, furono trafitti dalla verità del Vangelo di Cristo e ispirati a proclamarlo senza timore. Rinfrancati, gridarono: pentitevi, fatevi battezzare, ricevete lo Spirito Santo (cfr At 2,37-38)! Fondata sull’insegnamento degli Apostoli, sull’adesione a loro, sullo spezzare il pane e sulla preghiera (cfr At 2,42), la giovane comunità cristiana si fece avanti per opporsi alla perversità della cultura che la circondava (cfr At 2,40), per prendersi cura dei propri membri (cfr At 2,44-47), per difendere la propria fede in Gesù di fronte alle ostilità (cfr At 4,33) e per guarire i malati (cfr At 5,12-16). E in adempimento del comando di Cristo stesso, partirono, testimoniando la storia più grande di tutti i tempi: quella che Dio si è fatto uno di noi, che il divino è entrato nella storia umana per poterla trasformare, e che siamo chiamati ad immergerci nell’amore salvifico di Cristo che trionfa sul male e sulla morte. Nel suo famoso discorso all’areopago, san Paolo introdusse il messaggio così: Dio dona ogni cosa, compresa la vita e il respiro, a ciascuno, così che tutte le Nazioni possano ricercare Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni. Infatti egli non è lontano da ciascuno di noi, poiché in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (cfr At 17, 25-28).

Da quel momento, uomini e donne sono usciti fuori per raccontare la stessa vicenda, testimoniando l’amore e la verità di Cristo, e contribuendo alla missione della Chiesa. Oggi pensiamo a quei pionieri – sacerdoti, suore e frati - che giunsero a questi lidi e in altre parti del Pacifico, dall’Irlanda, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e da altre parti d’Europa. La maggior parte di loro erano giovani, alcuni persino non ancora ventenni, e quando salutarono per sempre i genitori, i fratelli, le sorelle, gli amici, ben sapevano che sarebbe stato improbabile per loro ritornare a casa. Le loro vite furono una testimonianza cristiana priva di interessi egoistici. Divennero umili ma tenaci costruttori di così gran parte dell’eredità sociale e spirituale che ancora oggi reca bontà, compassione e scopo a queste Nazioni. E furono capaci di ispirare un’altra generazione. Viene alla mente immediatamente la fede che sostenne la beata Mary MacKillop nella sua decisa determinazione di educare specialmente i poveri, e il beato Peter To Rot nella sua ferma convinzione che la guida di una comunità deve sempre rifarsi al Vangelo. Pensate anche ai vostri nonni e ai vostri genitori, i vostri primi maestri nella fede. Anch’essi hanno fatto innumerevoli sacrifici di tempo e di energia, mossi dall’amore per voi. Con il sostegno dei sacerdoti e degli insegnanti della vostra parrocchia, essi hanno il compito, non sempre facile ma altamente gratificante, di guidarvi verso tutto ciò che è buono e vero, mediante il loro esempio personale, il loro modo di insegnare e di vivere la fede cristiana.

Oggi è il mio turno. Ad alcuni di noi può sembrare di essere giunti alla fine del mondo! Per le persone della vostra età, comunque, ogni volo è una prospettiva eccitante. Ma per me, questo volo è stato in qualche misura causa di apprensione. E tuttavia la vista del nostro pianeta dall’alto è stata davvero magnifica. Il luccichio del Mediterraneo, la magnificenza del deserto nordafricano, la lussureggiante foresta dell’Asia, la vastità dell’Oceano Pacifico, l’orizzonte sul quale il sole sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza naturale dell’Australia, di cui ho potuto godere nei trascorsi due giorni; tutto ciò suscita un profondo senso di reverente timore. È come se uno catturasse rapide immagini della storia della creazione raccontata nella Genesi: la luce e le tenebre, il sole e la luna, le acque, la terra e le creature viventi. Tutto ciò è "buono" agli occhi di Dio (cfr Gn 1,1–2,4). Immersi in simile bellezza, come si potrebbe non far eco alle parole del Salmista nel lodare il Creatore: "Quanto è grande il tuo nome su tutta la terra" (Sal 8,2)?

Ma vi è di più, qualcosa di difficile percezione dall’alto dei cieli: uomini e donne creati niente di meno che ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,26). Al cuore della meraviglia della creazione ci siamo voi ed io, la famiglia umana "coronata di gloria e di onore" (cfr Sal 8,6). Quale meraviglia! Con il Salmista sussurriamo: "Che cosa è l’uomo perché te ne curi?" (cfr Sal 8,5). Introdotti nel silenzio, in uno spirito di gratitudine, nella potenza della santità, noi riflettiamo.

Che cosa scopriamo? Forse con riluttanza giungiamo ad ammettere che vi sono anche delle ferite che segnano la superficie della terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo. Alcuni di voi giungono da isole-Stato, la cui esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli delle acque; altri da Nazioni che soffrono gli effetti di siccità devastanti. La meravigliosa creazione di Dio viene talvolta sperimentata come una realtà quasi ostile per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso. Come può ciò che è "buono" apparire così minaccioso?

E c’è di più. Che dire dell’uomo, del vertice della creazione di Dio? Ogni giorno incontriamo il genio delle conquiste umane. Dai progressi nelle scienze mediche e dalla sapiente applicazione della tecnologia fino alla creatività riflessa nelle arti, in molti modi cresce costantemente la qualità e la soddisfazione della vita della gente. Anche tra voi vi è una pronta disponibilità ad accogliere le abbondanti opportunità che vi vengono offerte. Alcuni di voi eccellono negli studi, nello sport, nella musica, o nella danza e nel teatro, altri tra voi hanno un acuto senso della giustizia sociale e dell’etica e molti di voi si assumono impegni di servizio e di volontariato. Tutti noi, giovani e vecchi, abbiamo momenti nei quali la bontà innata della persona umana - percepibile forse nel gesto di un piccolo bambino o nella disponibilità di un adulto a perdonare - ci riempie di profonda gioia e gratitudine.

E tuttavia tali momenti non durano a lungo. Perciò, ancora, riflettiamo. E scopriamo che non soltanto l’ambiente naturale, ma anche quello sociale - l’habitat che ci creiamo noi stessi - ha le sue cicatrici; ferite che stanno ad indicare che qualcosa non è a posto. Anche qui nelle nostre vite personali e nelle nostre comunità possiamo incontrare ostilità a volte pericolose; un veleno che minaccia di corrodere ciò che è buono, riplasmare ciò che siamo e distorcere lo scopo per il quale siamo stati creati. Gli esempi abbondano, come voi ben sapete. Fra i più in evidenza vi sono l’abuso di alcool e di droghe, l’esaltazione della violenza e il degrado sessuale, presentati spesso dalla televisione e da internet come divertimento. Mi domando come potrebbe uno che fosse posto faccia a faccia con persone che soffrono realmente violenza e sfruttamento sessuale spiegare che queste tragedie, riprodotte in forma virtuale, sono da considerare semplicemente come "divertimento".

Vi è anche qualcosa di sinistro che sgorga dal fatto che libertà e tolleranza sono così spesso separate dalla verità. Questo è alimentato dall’idea, oggi ampiamente diffusa, che non vi sia una verità assoluta a guidare le nostre vite. Il relativismo, dando valore in pratica indiscriminatamente a tutto, ha reso l’"esperienza" importante più di tutto. In realtà, le esperienze, staccate da ogni considerazione di ciò che è buono o vero, possono condurre non ad una genuina libertà, bensì ad una confusione morale o intellettuale, ad un indebolimento dei principi, alla perdita dell’autostima e persino alla disperazione.

Cari amici, la vita non è governata dalla sorte, non è casuale. La vostra personale esistenza è stata voluta da Dio, benedetta da lui e ad essa è stato dato uno scopo (cfr Gn 1,28)! La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze, per quanto utili molti di tali eventi possano essere. È una ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia. Non lasciatevi ingannare da quanti vedono in voi semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità.

Cristo offre di più! Anzi, offre tutto! Solo lui, che è la Verità, può essere la Via e pertanto anche la Vita. Così la "via" che gli Apostoli recarono sino ai confini della terra è la vita in Cristo. È la vita della Chiesa. E l’ingresso in questa vita, nella via cristiana, è il Battesimo.

Questa sera desidero pertanto ricordare brevemente qualcosa della nostra comprensione del Battesimo, prima di considerare domani lo Spirito Santo. Nel giorno del Battesimo Dio vi ha introdotto nella sua santità (cfr 2 Pt 1,4). Siete stati adottati quali figli e figlie del Padre e siete stati incorporati in Cristo. Siete divenuti abitazione del suo Spirito (cfr 1 Cor 6,19). Il Battesimo non è un compimento né una ricompensa: è una grazia, è opera di Dio. Perciò, verso la fine del rito del Battesimo, il sacerdote si è rivolto ai vostri genitori e ai partecipanti, e chiamandovi per nome ha detto: "Sei diventato nuova creatura" (Rito del Battesimo, 99).

Cari amici, a casa, a scuola, all’università, nei luoghi di lavoro e di svago, ricordatevi che siete creature nuove. Non state soltanto di fronte al Creatore pieni di stupore, rallegrandovi per le sue opere, ma tenete presente che il fondamento sicuro dell’umana solidarietà sta nell’origine comune di ogni persona, il vertice del disegno creativo di Dio per il mondo. Come cristiani, voi siete in questo mondo sapendo che Dio ha un volto umano – Gesù Cristo – la "via" che soddisfa ogni anelito umano, e la "vita" della quale siamo chiamati a dare testimonianza, camminando sempre nella sua luce (cfr ibid., 100).

Il compito di testimone non è facile. Vi sono molti, oggi, i quali pretendono che Dio debba essere lasciato "in panchina" e che la religione e la fede, per quanto accettabili sul piano individuale, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi pragmatici. Questa visione secolarizzata tenta di spiegare la vita umana e di plasmare la società con pochi riferimenti o con nessun riferimento al Creatore. Si presenta come una forza neutrale, imparziale e rispettosa di ciascuno. In realtà, come ogni ideologia, il secolarismo impone una visione globale. Se Dio è irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà essere plasmata secondo un’immagine priva di Dio, e il dibattito e la politica riguardanti il bene comune saranno condotti più alla luce delle conseguenze che dei principi radicati nella verità.

Tuttavia l’esperienza mostra che il discostarsi dal disegno di Dio creatore provoca un disordine che ha inevitabili ripercussioni sul resto del creato (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 5). Quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il "bene" comincia a svanire. Ciò che ostentatamente è stato promosso come umana ingegnosità si è ben presto manifestato come follia, avidità e sfruttamento egoistico. E così ci siamo resi sempre più conto del bisogno di umiltà di fronte alla delicata complessità del mondo di Dio.

E che dire del nostro ambiente sociale? Siamo ugualmente vigili quanto ai segni del nostro volgere le spalle alla struttura morale di cui Dio ha dotato l’umanità (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007, 8)? Sappiamo riconoscere che l’innata dignità di ogni individuo poggia sulla sua più profonda identità, quale immagine del Creatore, e che perciò i diritti umani sono universali, basati sulla legge naturale, e non qualcosa dipendente da negoziati o da condiscendenza, men che meno da compromesso? E così siamo condotti a riflettere su quale posto hanno nelle nostre società i poveri, i vecchi, gli immigranti, i privi di voce. Come può essere che la violenza domestica tormenti tante madri e bambini? Come può essere che lo spazio umano più mirabile e sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza indicibile?

Cari amici, la creazione di Dio è unica ed è buona. Le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l’umanità. Tutto ciò non può però essere compreso a prescindere da una profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità che è conferita da Dio stesso e perciò inviolabile. Il nostro mondo si è stancato dell’avidità, dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi idoli e di risposte parziali, e della pena di false promesse. Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità, e dove l’identità sia trovata in una comunione rispettosa. Questa è opera dello Spirito Santo! Questa è la speranza offerta dal Vangelo di Gesù Cristo! È per rendere testimonianza a questa realtà che siete stati ricreati nel Battesimo e rafforzati mediante i doni dello Spirito nella Cresima. Sia questo il messaggio che voi portate da Sydney al mondo!

Mi rivolgo ora con affetto ai giovani di lingua italiana. Cari amici, anche questa volta avete risposto numerosi al mio invito, nonostante le difficoltà dovute alla distanza. Vi ringrazio, e voglio salutare anche i vostri coetanei che dall’Italia sono spiritualmente uniti a noi. Vi invito a vivere con grande impegno interiore queste giornate: aprite il cuore al dono dello Spirito Santo, per essere rafforzati nella fede e nella capacità di rendere testimonianza al Signore risorto. Arrivederci!

[Chers jeunes francophones, poussés par le désir d’approfondir votre foi, vous êtes venus des extrémités de la terre pour vivre à Sydney l’expérience unique et communautaire d’une rencontre privilégiée avec le Seigneur. C’est l’Esprit Saint qui vous a rassemblés ici. Puisse-t-Il vous permettre de expérimenter sa présence dans votre cœur et vous pousser à rendre témoignage avec ardeur de Jésus-Christ mort et ressuscité pour vous!

Liebe Freunde, die ihr mich in meiner Muttersprache versteht, von Herzen grüße ich euch alle. Erweist euch überall als freudige Zeugen der frohmachenden Botschaft Jesu! Sprecht mutig von eurem Glauben, auch wenn ihr zuweilen auf Widerspruch stößt und das Kreuz der Ablehnung erfährt. Der Herr, der für uns ein größeres Kreuz getragen hat, wird euch beistehen. Gott schenke euch eine gute, gesegnete Zeit hier in Australien.

Queridos jóvenes de lengua española, la misión de ser testigos del Señor en todos los lugares de la tierra es una apasionante tarea, que exige acoger su Palabra e identificarse con Él, compartiendo con los demás la alegría de haber encontrado al verdadero amigo que nunca defrauda. Que este reto agrande vuestra generosidad. Un saludo muy cordial a todos.

Queridos amigos dos vários países de língua oficial portuguesa, bem-vindos a Sidney! A todos saúdo com afecto: os de perto e os de longe. Lá, na vossa Pátria, tereis ouvido Jesus segredar-vos: «Sereis minhas testemunhas… até aos confins do mundo» (Act 1, 8). A viagem mais ou menos longa que enfrentastes para chegar até aqui, à Austrália ou – de seu nome cristão completo – «Terra Austral do Espírito Santo», não deixou em vós a sensação de terdes chegado aos confins do mundo? Pois bem! É com grande alegria que o Papa vos acolhe para vos confirmar como testemunhas de Jesus, por Ele acreditadas com o dom do seu próprio Espírito.]

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]


Discorso del Papa alla Government House di Sydney
SYDNEY, giovedì, 17 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubbliciamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI nel recarsi in visita questo giovedì mattina alla Government House di Sydney dove ha avuto luogo la Cerimonia di benvenuto.

* * *

Illustri Signori e Signore,
Cari amici Australiani,

è con grande gioia che oggi vi saluto: desidero ringraziare il Governatore Generale, il Generale Maggiore Michael Jeffery, e il Primo Ministro Rudd per l’onore che mi fanno con la loro presenza a questa cerimonia e per il benvenuto che mi hanno rivolto in modo così cortese. Come sapete, ho potuto disporre di qualche giorno di quiete dal momento del mio arrivo in Australia domenica scorsa. Sono veramente molto grato per l’ospitalità che mi è stata offerta. Sono ora in attesa di poter partecipare questa sera al "Benvenuto nel Paese" da parte della popolazione indigena e di celebrare poi i grandi eventi che costituiscono lo scopo della mia Visita Apostolica in questa Nazione: la 23ª Giornata Mondiale della Gioventù.

Qualcuno potrebbe chiedersi che cosa spinga migliaia di giovani a intraprendere un viaggio che per molti di loro è lungo e faticoso, al fine di poter partecipare ad un evento di questo tipo. Sin dalla prima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 1986, è stato evidente che un gran numero di giovani apprezza l’opportunità di ritrovarsi insieme per approfondire la propria fede in Cristo e condividere l’un l’altro un’esperienza gioiosa di comunione nella sua Chiesa. Essi anelano di ascoltare la parola di Dio e di imparare di più sulla loro fede cristiana. Sono desiderosi di prendere parte ad un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano, e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore. Per me è una gioia essere con loro, pregare con loro e celebrare l’Eucaristia insieme con loro. La Giornata Mondiale della Gioventù mi riempie di fiducia per il futuro della Chiesa e per il futuro del nostro mondo.

Appare particolarmente opportuno celebrare qui la Giornata Mondiale della Gioventù, dato che la Chiesa in Australia, oltre ad essere la più giovane tra le Chiese dei vari Continenti, è anche una delle più cosmopolite. Fin dal primo insediamento europeo qui sul finire del XVIII secolo, questo Paese è divenuto la dimora non solo di generazioni di emigranti dall’Europa, ma anche di persone di ogni parte del mondo. L’immensa diversità della popolazione australiana di oggi conferisce un vigore particolare a quella che potrebbe essere ancora considerata, a confronto con la maggior parte del resto del mondo, una Nazione giovane. Già per migliaia di anni prima dell’arrivo dei coloni occidentali, tuttavia, i soli abitanti di questo suolo erano persone originarie del Paese, aborigeni e isolani dello Stretto di Torres. Il loro antico retaggio forma parte essenziale del panorama culturale dell’Australia moderna. Grazie alla coraggiosa decisione del Governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato nei confronti dei popoli indigeni, si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco. Giustamente voi state cercando di colmare il divario fra Australiani indigeni e non indigeni circa le aspettative di vita, i traguardi educativi e le opportunità economiche. Questo esempio di riconciliazione offre speranza in tutto il mondo a quei popoli che anelano di vedere affermati i loro diritti e riconosciuto e promosso il loro contributo alla società.

I coloni che giungevano qui dall’Europa comprendevano sempre una proporzione significativa di cattolici, e dovremmo essere giustamente fieri del contributo da loro offerto alla costruzione della Nazione, particolarmente nei campi dell’educazione e della sanità. Una delle figure eminenti della storia di questo Paese è la Beata Mary MacKillop, sulla cui tomba pregherò più tardi oggi stesso. So che la sua perseveranza di fronte alle avversità, i suoi interventi a difesa di quanti erano trattati ingiustamente e l’esempio concreto di santità sono divenuti sorgente di ispirazione per tutti gli Australiani. Generazioni di Australiani hanno motivo di essere grati a lei, alle Suore di san Giuseppe del Sacro Cuore e ad altre Congregazioni religiose per la rete di scuole che qui hanno fondato, come pure per la testimonianza della loro vita consacrata. Nell’odierno contesto più secolarizzato, la comunità cattolica continua ad offrire un contributo importante alla vita nazionale, non soltanto attraverso l’educazione e la sanità, ma specialmente indicando la dimensione spirituale delle questioni che sono maggiormente in evidenza nel dibattito contemporaneo.

Date le molte migliaia di giovani che visitano l’Australia in questi giorni, è doveroso riflettere su quale tipo di mondo noi stiamo consegnando alle future generazioni. Secondo le parole del vostro inno nazionale, questa terra "abbonda nei doni della natura, di una bellezza ricca e rara". Le meraviglie della creazione di Dio ci ricordano la necessità di proteggere l’ambiente ed esercitare un’amministrazione responsabile dei beni della terra. A questo riguardo, noto che l’Australia si sta seriamente impegnando per affrontare la propria responsabilità nel prendersi cura dell’ambiente naturale. Alla stessa maniera, nei confronti dell’ambiente umano, questo Paese ha sostenuto generosamente operazioni internazionali per il mantenimento della pace, contribuendo alla risoluzione di conflitti nel Pacifico, nel Sud-Est Asiatico e altrove. A motivo delle molte tradizioni religiose rappresentate in Australia, questo è un terreno particolarmente fertile per il dialogo ecumenico e interreligioso. Attendo con piacere di incontrare i rappresentanti locali delle diverse comunità cristiane e delle altre religioni durante la mia permanenza, per incoraggiare quest’impegno importante, segno dell’azione riconciliatrice dello Spirito, che ci sospinge a ricercare l’unità nella verità e nella carità.

Ma prima di ogni altra cosa, tuttavia, sono qui per incontrare i giovani, sia dell’Australia che di ogni parte del mondo, e per pregare per una rinnovata effusione dello Spirito Santo su quanti prenderanno parte alle nostre celebrazioni. Il tema scelto per la Giornata Mondiale della Gioventù 2008 è preso dalle parole rivolte dallo stesso Gesù ai suoi discepoli, come sono state registrate negli Atti degli Apostoli: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra" (1,8). Prego perché lo Spirito Santo rechi un rinnovamento spirituale a questo Paese, al popolo australiano, alla Chiesa in Oceania e in verità fino all’estremità della terra. I giovani oggi sono di fronte ad una sconcertante varietà di scelte di vita, così che per essi talvolta è arduo sapere come meglio orientare il loro idealismo e la loro energia. È lo Spirito che dona la saggezza per discernere il cammino giusto ed il coraggio per percorrerlo. Egli corona i nostri poveri sforzi con i suoi doni divini, come il vento, riempiendo le vele, spinge la nave in avanti, superando di molto ciò che i vogatori possano ottenere mediante il loro faticoso remare. Così, lo Spirito rende possibile a uomini e donne di ogni terra e di ogni generazione di diventare santi. Mediante l’azione dello Spirito possano i giovani riuniti qui per la Giornata Mondiale della Gioventù avere il coraggio di divenire santi! Questo è ciò di cui il mondo ha bisogno, più di qualunque altra cosa.

Cari amici Australiani, ancora una volta vi ringrazio per il caloroso benvenuto e mi dispongo con gioia a trascorrere questi giorni con voi e con i giovani di tutto il mondo. Dio benedica quanti siete presenti, tutti i pellegrini e gli abitanti di questo Paese. E benedica sempre e protegga il Commonwealth dell’Australia.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]

  





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