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Martedì, 2 Settembre : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il Papa informato dell'incontro interreligioso per la pace di Cipro
Ingrid Betancourt parla di come Dio le ha toccato il cuore
La Santa Sede prepara un nuovo documento sulla povertà
Chiesa in Nicaragua: evangelizzazione e difesa della vita
NOTIZIE DAL MONDO
“La sfida principale posta dall'aborto in Messico è culturale”
ITALIA
Giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India
L'emergenza educativa chiede una formazione teologica
Vanno a ruba i santini nelle edicole
L'Istituto San Pio X di Venezia diventa Facoltà universitaria
Santa Sede
Il Papa informato dell'incontro interreligioso per la pace di Cipro
In un'udienza concessa a rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è stato informato personalmente questo lunedì dei preparativi dell'Incontro Interreligioso di Preghiera per la Pace che si terrà a Cipro dal 16 al 18 novembre prossimo e che ha per titolo “La civiltà della pace: religioni e culture in dialogo”.
Hanno esposto al Papa lo stadio dei preparativi alcuni rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio, che organizza l'evento insieme all'Arcivescovo di Cipro, Sua Beatitudine Crisostomo II (ortodosso).
All'udienza, che ha avuto luogo in occasione della festa di Sant'Egidio, hanno partecipato il professor Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, il Presidente Marco Impagliazzo e monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia.
Sant'Egidio organizza questo incontro ogni anno per tenere vivo lo spirito della Giornata mondiale di preghiera di Assisi, voluta nel 1986 da Giovanni Paolo II. Nel 2007 l'incontro si è svolto a Napoli, con la presenza di Benedetto XVI.
Secondo quanto rende noto un comunicato emesso da questa realtà ecclesiale, che ha ormai 40 anni di vita, “nel corso dell'udienza sono stati affrontati anche i temi delle povertà nel mondo e della cura dell'AIDS in Africa, a cui la Comunità di Sant'Egidio dà un grande contributo con il programma DREAM: 60.000 i malati in cura in dieci Paesi africani; oltre 10.000 i bambini nati sani da madri sieropositive”.
Ingrid Betancourt parla di come Dio le ha toccato il cuore
Confidenze dopo l'udienza con Benedetto XVI
di Carmen Elena Villa Betancourt
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Dopo i 25 minuti di incontro con Benedetto XVI, questo lunedì nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, l'ex candidato alla Presidenza della Colombia Ingrid Betancourt ha rivelato nel corso di una conferenza stampa come Dio le abbia toccato il cuore durante la prigionia.
Prima di essere sequestrata, nel febbraio del 2002, Ingrid era una donna di poca fede. Durante i sei anni e mezzo in cui è rimasta nelle mani delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), nel sud della giungla colombiana, gli unici libri che aveva con sé erano tuttavia la Bibbia e il dizionario, per cui si dedicava a leggere e meditare la Parola di Dio.
Consacrazione al Sacro Cuore
Ingrid ascoltava tutti i giorni la radio per potersi intrattenere e informare. Un mese prima della sua liberazione, il 1° giugno scorso, stava ascoltando la Radio Cattolica Mondiale e ha sentito le promesse che avrebbe sperimentato chi si consacra al Sacro Cuore.
Anche se riconosce di non ricordarle tutte, la donna le ha elencate ai giornalisti: la prima è toccare il cuore indurito di quanti fanno soffrire la persona, la seconda benedire i progetti dell'interessato, la terza l'aiuto per sopportare la croce.
Ingrid ha affermato che quando ha udito queste promesse ha detto: “Fa per me. Ho bisogno che Dio tocchi il cuore indurito dei guerriglieri, che tocchi il cuore di tutti coloro che non lasciano che siamo liberi”.
“Ho bisogno che Egli prenda su di sé il mio obiettivo, che è quello di ottenere la libertà per tutti noi, che lo benedica e permetta che accada. Ho bisogno che Egli mi accompagni per portare questa croce, perché da sola non ce la faccio più”, ha commentato la cittadina franco-colombiana.
Dopo aver conosciuto queste promesse, la Betancourt ricorda di aver detto al Sacro Cuore: “Gesù, in questi anni non ti ho mai chiesto nulla, ma oggi ti chiedo qualcosa: visto che questo è il mese del Sacro Cuore, il tuo mese, ti chiedo che mi conceda il miracolo, non della mia liberazione perché non credo sia possibile, ma di sapere quando sarò liberata, perché se so quando sarà, anche se avverrà tra molti anni, avrò la forza di resistere. Se mi concedi questo miracolo, mio Signore, sarò tua”.
Ingrid ha raccontato di aver detto al Papa “Non so cosa voglia dire essere di Cristo”, ed egli le ha risposto: “Sarà lui a mostrarti la via”.
Il 27 giugno un comandante delle FARC è andato a parlare con Ingrid dicendole: “C'è una commissione internazionale che visiterà i prigionieri ed è molto probabile che alcuni di voi siano liberati”.
La Betancourt ha riferito quanto le ha detto il Papa a questo proposito: “Dio ti ha concesso il miracolo della liberazione perché tu hai saputo chiederlo, perché non gli hai chiesto la liberazione, ma che si compisse la sua volontà e ti aiutasse a comprenderla”.
Credere in Dio
La Betancourt ha approfittato di questa occasione per rivolgere un invito a tutti quelli che non credono: “Ci sono molte persone che sono in collera con Dio e non vogliono credere, e tanti che si vergognano di credere in Dio. L'unica cosa che posso dire loro è che c'è qualcuno che ci ascolta e ci parla e che se noi capiamo come parlargli ci aiuterà”.
Dopo l'udienza, Ingrid ha affermato che Benedetto XVI prega sempre per i sequestrati: “Il Papa porta nell'animo il dolore di quanti soffrono”, è un “uomo di luce”.
Allo stesso modo, la donna ha inviato un messaggio di incoraggiamento a quanti sono stati suoi compagni di prigionia e non sono ancora stati liberati: “So che questa voce arriverà nella giungla colombiana. So che presto vi abbraccerò nella libertà”.
La Betancourt ha anche rivolto un appello agli uomini della guerriglia, che attualmente hanno nelle loro mani circa 3.000 sequestrati: “Mi avete tenuta prigioniera per sette anni. Vi conosco profondamente, conosco la vostra organizzazione, il vostro modo di pensare, i vostri obiettivi. Oggi voglio dirvi che il mondo vi sta aspettando. Il mondo vuole che ci siano spazi nella vostra mente perché possiate ottenere la pace in Colombia”.
“La risposta è nel vostro cuore e non nei calcoli militari e politici”, ha concluso.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
La Santa Sede prepara un nuovo documento sulla povertà
Lo annuncia il Cardinal Martino, presidente di Giustizia e Pace
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha annunciato che la Santa Sede sta preparando un nuovo documento sulla povertà nell’era della globalizzazione.
Lo ha rivelato nel corso della Conferenza continentale per la presentazione in Africa del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, svoltasi nei giorni scorsi a Dar-es-Salaam (Tanzania).
“E’ un atto di carità indispensabile l’impegno finalizzato ad organizzare e strutturare la società in modo che il prossimo non abbia a trovarsi nella miseria, soprattutto quando questa diventa la situazione in cui si dibatte uno sterminato numero di persone e perfino interi popoli, situazione che assume, oggi, le proporzioni di una vera e propria questione sociale mondiale”, ha dichiarato il porporato, secondo quanto riporta la “Radio Vaticana”.
Il Cardinal Martino ha definito l'incontro in Tanzania, terzo del genere dopo quello del 2005 a Città del Messico per le Americhe e quello del 2007 a Bangkok per l’Asia, “una magnifica esperienza di comunione ed amicizia ecclesiale”.
“Il dinamismo evangelico della missione ecclesiale ci spinge – come ha fatto Gesù – a privilegiare i poveri, a rivolgere le nostre forze e risorse verso i poveri, a considerare il rinnovamento della società a partire dalle esigenze dei poveri”, ha affermato nel discorso conclusivo del Congresso.
Allo stesso modo, ha riconosciuto che “la povertà, e soprattutto la crescente diseguaglianza tra aree, continenti e Paesi, persino all’interno stesso di questi ultimi, costituisce il più drammatico problema con cui si confronta oggi il mondo”.
“Consapevole di tale drammatica situazione – ha affermato –, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, rispondendo ad esigenze espresse nel Compendio, sta preparando un documento sul tema: La povertà nell’era della globalizzazione”.
L'obiettivo del testo, ha sottolineato, è “indicare un approccio evangelico per combattere contro la povertà, identificare chi a livello sia nazionale che internazionale ha la responsabilità di combattere la povertà, sensibilizzare la Chiesa ad avere una più articolata attenzione e consapevolezza dei problemi della povertà e dei poveri nel mondo, senza dimenticare che oggi la povertà estrema ha anzitutto il volto di donne e bambini, specialmente in Africa”.
Chiesa in Nicaragua: evangelizzazione e difesa della vita
I Vescovi del Paese in visita ad limina al Papa
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- La nuova evangelizzazione e la difesa della vita sono tra gli obiettivi principali della Chiesa in Nicaragua, ha affermato il Presidente dei Vescovi del Paese in occasione della visita ad limina Apostolorum al Papa e alla Curia romana, che i presuli nicaraguensi stanno svolgendo in questi giorni.
“Sappiamo che c'è un'ombra che minaccia la Chiesa: sono le battaglie per l'approvazione dell'aborto”, ha rivelato monsignor Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua, alla “Radio Vaticana”.
Per far fronte a questa sfida, la Chiesa del Nicaragua sta cercando di rafforzare la pastorale familiare con le sue Commissioni pastorali, puntando anche “sulla catechesi per i giovani che domani formeranno una famiglia”.
“La pastorale familiare è una delle nostre priorità, insieme alla pastorale giovanile e a quella dell'educazione – ha osservato il presule–. In queste tre aree di azione, insieme anche alla pastorale vocazionale, stiamo rafforzando le nostre iniziative in difesa della famiglia”.
Accanto alla questione della difesa della famiglia, la Chiesa del Paese – il più grande dell'America centrale e uno dei più poveri dell'emisfero occidentale – ha anche “il problema dell'evangelizzazione, in cui ognuno di noi è coinvolto”.
“Tutto questo – sottolinea monsignor Brenes Solórzano – è oggi illuminato dall'evento di Aparecida che ci sta portando a sviluppare tutto un lavoro di evangelizzazione nella prospettiva già indicata da Papa Giovanni Paolo II: quella di una nuova evangelizzazione”.
La V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe, celebrata ad Aparecida (Brasile) nel maggio 2007, ha infatti indicato la direzione “del discepolato e della missionarietà”.
Quanto al problema delle vocazioni e a quello delle sette, l'Arcivescovo riconosce che si sta “cercando una soluzione pastorale”, aggiungendo che “la Chiesa è per sua natura missionaria” e dopo Aparecida ha la grande sfida di consolidare la sua identità.
“Lo Spirito Santo ci stia chiamando a un cambio e a una conversione pastorale che comincia da noi stessi”, ha affermato.
“Vedo un momento grande dello Spirito in questo Continente che il Santo Padre ha voluto chiamare 'continente di speranza e amore' e credo che lo Spirito Santo stia favorendo tutto un grande lavoro in cui noi possiamo riprendere ciò che è proprio dell'identità stessa della Chiesa”.
Il Nicaragua ha una popolazione di circa 5.300.000 abitanti, per l'89% cattolici. La Provincia ecclesiastica del Paese è composta da un'Arcidiocesi – quella della capitale Managua –, sei Diocesi suffraganee e un Vicariato apostolico.
Notizie dal mondo
“La sfida principale posta dall'aborto in Messico è culturale”
Sostiene Rodrigo Guerra, della Pontificia Accademia per la Vita
di Jaime Septién
QUERÉTARO, martedì, 2 settembre (ZENIT.org / El Observador).- La settimana scorsa, la Suprema Corte di Giustizia del Messico (SCJN) ha definito la costituzionalità della legge che depenalizza l'aborto nel Distretto Federale fino alla 12ª settimana di gestazione.
In breve, ci sarà una tesi giurisprudenziale che permetterà che in altri luoghi della Repubblica Messicana si possano implementare leggi simili. Il caso si inscrive nell'ampio processo globale che anima una cultura che sminuisce la vita, soprattutto quella dei più deboli e vulnerabili.
Per questo motivo, ZENIT-El Observador ha interpellato Rodrigo Guerra López, dottore in Filosofia presso l'Accademia Internazionale del Liechtenstein e autore di importanti testi sull'antropologia, la bioetica e la filosofia sociale.
Attualmente direttore del Centro di Ricerca Sociale Avanzata (CISAV), Guerra è membro della Pontificia Accademia per la Vita ed è comparso davanti alla Suprema Corte come esperto di Biofilosofia. Recentemente ha ricevuto la medaglia “Iustitia et Pax” del Pontificio Consiglio omonimo per il suo contributo alla promozione e alla difesa della dignità umana.
L'esperto ha spiegato che la “deplorevole decisione della Suprema Corte” ha “un evidente significato giuridico: per i Ministri, la vita umana non è protetta costituzionalmente fin dalla fecondazione attraverso le garanzie che presenta la Carta nella sua parte cosiddetta 'dogmatica'”.
“Ciò – osserva – rende l'embrione umano estremamente indifeso durante le prime fasi del suo sviluppo”.
Secondo Guerra, tuttavia, il principale significato della decisione “è di ordine culturale”: “la comprensione dell'universalità dei diritti umani è stata sfigurata visto che la vigenza del diritto alla vita viene circoscritta ad alcuni esseri umani, quelli che possiedono certe caratteristiche funzionali, e non riconosciuta a tutti senza eccezione”.
“Uno Stato che opera in base a questa premessa mina le sue basi teoriche e pragmatiche”, denuncia.
Lo Stato di diritto, osserva, “non è uno 'Stato di leggi', ma una comunità basata sulla giustizia che anima le leggi”. Di conseguenza, “non si legittima se non a partire dalle sue basi pre-politiche, vale a dire da quell'insieme di evidenze antropologiche che permettono di comprendere i diritti e i doveri che noi umani possediamo per il semplice fatto di essere persone”.
Quando il diritto alla vita viene ristretto a un certo tipo di esseri umani, “il potere diventa autoreferenziale”, cioè “misura di se stesso, aprendosi così la possibilità che tutti possiamo essere prescindibili”.
“Uno Stato che non difende il diritto alla vita dalla fecondazione fino alla morte naturale incorre in gravi contraddizioni teoriche e sfocia gradualmente in assurdi pratici, come dimostra la storia”.
Per correggere questa situazione, Guerra auspica una ricostruzione della parte dogmatica della Costituzione messicana, ma ribadisce che “la battaglia principale è di ordine non politico, ma culturale”.
“Perché gli eventuali trionfi politici a favore della vita non siano deboli o effimeri, si richiede un lavoro nel settore dell'istruzione, della coscienza, degli atteggiamenti”, ha constatato.
In questa situazione, i cattolici devono riscoprire “l'importanza di lavorare in comunione in modo stabile”, perché “se c'è qualcosa che indebolisce la presenza dei cattolici nella vita pubblica è la divisione, è il protagonismo fatuo, è l'atteggiamento settario”.
Perché possano aver voce anche in politica e portare avanti la loro battaglia a favore della vita, è necessario che la loro coscienza “non sia sedotta dalle promesse e dal glamour del potere politico”.
“Noi cristiani siamo forti quando recuperiamo ciò che essenziale: il fatto che Gesù Cristo è una Persona viva che ci viene incontro rispondendo e superando le aspettative del nostro cuore”.
Per realizzare questo, bisogna essere consapevoli del fatto che “il cristianesimo è un metodo”: “Dio ha scelto una condizione umana per fare irruzione nella storia. Per questo, l'Incarnazione ci mostra il cammino per coinvolgerci in tutto ciò che è umano, anche in quello che è più particolare e concreto”.
Accanto a ciò, bisogna sempre ricordare che “questo coinvolgimento possiede una dimensione comunitaria essenziale”, perché “il cristianesimo, riscoprendosi come esperienza di comunione, permette che sorga un soggetto sociale nuovo, caratterizzato dalla responsabilità di tutti nei confronti del loro destino”.
E' in questo che consiste “l'apporto dei cristiani per la costruzione di una 'nuova cittadinanza'”, in cui “essere cittadino non significa principalmente raggiungere una certa 'maggiore età', ma acquisire una coscienza circa la responsabilità che possediamo di fronte alla realtà”.
“Nella misura in cui la Chiesa come 'communio' assume il metodo menzionato, la società si arricchisce con l'apporto specifico che solo il cristianesimo può dare”.
Per raggiungere questo obiettivo, la via proposta da Guerra è seguire la Dottrina Sociale della Chiesa, in cui “i credenti e tutti gli uomini di buona volontà possono trovare le ragioni per costruire una società in cui esista come opzione decisiva l'affermazione della vita e della dignità di tutti allo stesso modo”.
[Traduzione dallo spagnolo e adattamento di Roberta Sciamplicotti]
Italia
Giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India
Convocata dalla Conferenza Episcopale Italiana il 5 settembre
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- La Conferenza Episcopale Italiana ha invitato i cattolici del Paese a partecipare a una giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India, che si celebrerà venerdì 5 settembre, memoria liturgica della beata madre Teresa di Calcutta.
La Presidenza della CEI propone l'iniziativa “facendosi interprete del turbamento dell’intera comunità cattolica italiana di fronte all’ondata di violenza scatenatasi contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell’Orissa, culminata nella morte di sacerdoti, consacrati e fedeli laici e nella distruzione di chiese, ospedali, case e villaggi”, si legge in un comunicato datato 1° settembre.
Per questo, “si associa all’accorato appello formulato dal Santo Padre Benedetto XVI, condannando con fermezza ogni attacco alla vita umana ed esortando alla ricerca della concordia e della pace” e invita “le Diocesi italiane a indire per venerdì 5 settembre, memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta, o in altro giorno stabilito dal Vescovo diocesano, una giornata di preghiera e digiuno, come segno di vicinanza spirituale e solidarietà ai fratelli e alle sorelle tanto duramente provati nella fede”.
Gli attacchi da parte degli estremisti nazionalisti indù ai danni dei cristiani si stanno rivelando senza precedenti. Secondo l'Indian Catholic News Service, almeno 25 persone sono state uccise e sono state date alle fiamme le case di oltre 4.000 cristiani, costringendo più di 50.000 persone a fuggire per salvarsi.
La violenza è scoppiata dopo l'uccisione di Swami Laxmanananda Saraswati, un leader religioso induista, e di cinque suoi associati il 23 agosto, nel distretto di Kandhamal. A quanto si afferma, la strage sarebbe stata rivendicata da gruppi maoisti.
I radicali indù, tuttavia, sostengono che i killer siano stati assoldati dai cristiani, i quali hanno respinto con decisione questa accusa.
Il leader induista, di 85 anni, si opponeva da decenni alle conversioni al cristianesimo.
Alla giornata di preghiera e digiuno promossa dalla CEI ha già dato la propria adesione il Forum delle Associazioni Familiari, il cui presidente, Giovanni Giacobbe, ha affermato di credere che “le 50 associazioni nazionali e gli oltre tre milioni di famiglie che aderiscono al Forum vorranno fare di questa giornata anche un momento di riflessione e di testimonianza del rispetto per ogni essere umano anche se di pelle o religione diversa”.
“La tolleranza, l’accoglienza ed il rispetto della libertà di ognuno – che sono cose ben diverse dalla rinuncia alla propria identità – sono valori che si imparano e si sperimentano anzitutto in quella comunione di affetti che è la famiglia”, ha spiegato.
“Promuovere la famiglia”, ha aggiunto, “significa dunque promuovere anche il dialogo tra persone, tra culture e tra popoli. E lo stile 'familiare' rappresenta un modello per la costruzione della società e dell’equilibrio internazionale che è attualmente messo a rischio anche in altre parti del mondo”.
Da parte sua, il Cardinale Varkey Vithayathil, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Ankamaly e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'India (CBCI), ha chiesto alla comunità cattolica di osservare una giornata di preghiera e digiuno domenica 7 settembre, per promuovere l'armonia e la pace nel Paese.
L'emergenza educativa chiede una formazione teologica
Lettera alla diocesi di Roma del Cardinale Vicario Agostino Vallini
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- In una recente lettera alla diocesi di Roma, il Cardinale Vicario Agostino Vallini ha ripreso la questione dell'“emergenza educativa” più volte richiamata da Benedetto XVI, rilanciando l’urgenza di una maggiore formazione teologica.
Già all'indomani della sua nomina, il Cardinale aveva sottolineato come suo primo obiettivo quello di lavorare attivamente “perché la Chiesa di Roma sappia educare alla speranza, continuando con rinnovata lena ad annunciare il Vangelo di Gesù Risorto, primizia della nostra speranza e di cooperare allo sforzo per rendere più bello, più umano e più fraterno, il volto di questa nostra città”.
A questo proposito, il porporato ha lodato l'importante lavoro portato avanti in questo ambito dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Ecclesia Mater", il cui preside è monsignor Giuseppe Lorizio.
L’Ecclesia Mater è un Istituto universitario, riconosciuto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica (1973) e dallo Stato Italiano (1985), sorto per provvedere alla formazione teologica culturale e pastorale dei fedeli laici attivi nella catechesi, nell’animazione dei gruppi ecclesiali e nell’insegnamento della religione cattolica.
L’Istituto offre un percorso accademico, strutturato secondo il modulo del 3+2, grazie all'adesione della Santa Sede al processo di Bologna. Rilascia i titoli di laurea triennale (baccalaureato), per una formazione teologica di base, e di laurea magistrale (licenza) in Scienze Religiose, che costituisce il titolo indispensabile per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e per l’assunzione di specifiche responsabilità e ministeri nella comunità ecclesiale.
In tal modo, si legge ancora nella lettera, l'Istituto è a servizio sia delle parrocchie e di altre aggregazioni ecclesiali per la preparazione di persone capaci di vivere ed esprimere una “fede adulta e pensata”.
All’Istituto fa capo anche il Centro Diocesano di Teologia per Laici, che si propone, attraverso le sue dieci scuole distribuite su tutto il territorio della diocesi, di introdurre i laici allo studio della teologia e all’approfondimento della fede. Il corso si articola in tre anni, attivati in maniera ciclica.
"Queste scuole – spiega il porporato – offrono un percorso sistematico e ben strutturato, di cui possono giovarsi anche i catechisti e i collaboratori pastorali nei diversi ambiti parrocchiali e diocesani”.
“L'attività dell'Istituto – aggiunge – è caratterizzata ancora da una serie di iniziative di formazione e di aggiornamento, che possono incontrare l'interesse di tutti, supportata da una fecondo lavoro di ricerca, espresso in particolare nelle aree dedicate ai rapporti scienza/fede e teologia/scienze umane”.
A queste, sottolinea il Cardinale Vallini, “si affianca a partire dal prossimo anno accademico un importante progetto, attuato in collaborazione con un gruppo di docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, sul tema 'Educare il pensiero-educare la fede'”.
Nel sottolineare l'esemplarità della diocesi del Papa, il Cardinale osserva poi che “Roma ha alle spalle 2000 anni di storia cristiana”, ma che “molti uomini e donne hanno bisogno di un nuovo annuncio”.
“Nella grande visione di Dio sul mondo – prosegue –, che ha il suo centro in Gesù Cristo (cfr. Efesini, 1, 1-14), ci è chiesto di proclamare, annunciare, rilanciare la Parola di Dio attraverso quella sfida educativa che, tra le molteplici forme e strumenti di espressione, annovera la formazione teologica dei laici”.
“Confido che nessuno si sottrarrà di proporla con convinzione a tante laiche e laici, così da moltiplicare nelle nostre comunità gli annunciatori coraggiosi della Parola che salva”, conclude poi.
Vanno a ruba i santini nelle edicole
“Non è un opera solo per collezionisti”, sostiene Graziano Toni
di Antonio Gaspari
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- E’ già giunta al terzo numero l’opera a fascicoli settimanali “Santini da Collezione” (edizioni Hachette).
Tante le edicole che hanno esaurito i numeri in distribuzione, mentre cresce il numero di richieste e il dibattito nella rete internet.
“Santini da collezione”, è un’iniziativa editoriale che cerca di raccontare la storia dei santi con gli scritti e le immaginette d’epoca.
I Santini sono l’espressione che la tradizione popolare, la devozione e la bellezza artistica hanno inventato per ricordare e diffondere la memoria dei santi.
In questo contesto l’iniziativa editoriale di Hachette assume uno spessore che va molto al di là di un servizio per collezionisti.
Graziano Toni, che ha sviluppato l’idea e messo a disposizione la sua vasta collezione, ha detto a ZENIT che uno degli obiettivi è quello di “far conoscere la storia dei santi, soprattutto ai bambini”.
Il collezionista ha raccontato di aver ereditato la passione per i santini dal suo parroco, don Pietro Piani, “il quale alla fine di ogni messa distribuiva a noi bambini una immagine sacra, indicando la storia e la preghiera”.
“La sorpresa – ha continuato – l’ho avuta a 18 anni quando don Pietro mi ha regalato la sua intera collezione di 400 santini, tutti raccolti e ordinati. Mi ha detto che me li regalava perchè aveva notato in me una sensibilità particolare per queste immaginette sacre. Ero felicissimo di questo dono, e non avevo ancora capito la responsabilità che don Pietro mi aveva trasmesso”.
Da quel momento Toni ho cominciato a chiedere santini ad amici, parroci e suore; è andato alle fiere per cercare i santini, ha conosciuto altri estimatori e collezionisti. Il tutto per arricchire la sua collezione che è diventata una della più fornite d’Europa.
Allo stesso tempo ha cominciato a studiarne le immagini, scoprendo la storia, le forme, i diversi modi di stampa, il significato dei segni contenuti, le preghiere.
Ad un certo punto ha realizzato che così come aveva fatto il suo parroco con lui, non poteva tenere solo per sé tanta ricchezza, spirituale, artistica, di tradizione, ed ha cominciato a pensare come rendere fruibile questo patrimonio soprattutto per i bambini.
L’idea di stampare album con i santini come figurine, adatto non solo ai collezionisti, ma a disposizione del pubblico più vasto, gli frullava già da tempo nella testa.
Toni avvertiva anche la necessità di questa opera, perché, “con la secolarizzazione, di santini in molte chiese non se ne trovano più, e della storia dei santi, i bambini sanno sempre meno”.
“Invece – ha constatato il promotore dell’opera –, è molto importante, soprattutto per i bambini, conoscere almeno la storia del santo che porta il suo nome, perché gli fa capire di essere parte di un progetto di bene”.
Inoltre, ha spiegato Toni, “è molto rassicurante poter fare riferimento e sapere di essere in qualche modo legati e protetti da questi santi in paradiso”.
Il primo tentativo di pubblicare un album dei santini è stato ben accolto dal pubblico, ma è fallito per una serie di debolezze economiche di cui soffriva la casa editrice.
Il secondo tentativo è attualmente in distribuzione nelle edicole e sembra prefigurarsi come un nuovo genere editoriale.
“Nei santini pubblicati – ha precisato Toni –, non c’è solo l’arte sacra, le preghiere, la devozione e la fede di un popolo, ma anche la storia personale di tanti”, perché “ci sono alcuni santini in cui abbiamo pubblicato le parole di commento, gli appunti di chi l’ha posseduto”.
“Chissà quante emozioni, preghiere, carezze, gioie, speranze, sofferenze e dolori, si sono riflesse in ognuna di quelle immaginette”, ha affermato Toni.
[Per maggiori informazioni: http://www.hachette-fascicoli.it/op...ati/Santini.htm]
L'Istituto San Pio X di Venezia diventa Facoltà universitaria
A poco più di 100 anni dalla sua costituzione
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Nasce a Venezia la prima Facoltà di Diritto canonico fuori Roma sul territorio italiano. Oltre a poter rilasciare normali licenze potrà avviare anche programmi di dottorato.
Il 15 agosto, fa sapere “L'Osservatore Romano”, la Congregazione per l'Educazione Cattolica ha infatti eretto a Facoltà universitaria l'Istituto San Pio X, come riconoscimento per l'elevato livello del lavoro svolto e per sottolineare al contempo l'importanza di una presenza culturale cattolica di eccellenza nel nord-est italiano.
Il riconoscimento giunge a soli cinque anni dalla riapertura dell'istituzione educativa, avvenuta per iniziativa del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, che ha così restituito alla città una realtà che aveva già contribuito all'inizio del secolo scorso allo sviluppo culturale della regione.
L'istituto fu infatti costituito la prima volta nel 1902 su iniziativa del Patriarca Giuseppe Sarto.
Tre anni dopo divenne Facoltà grazie a un motu proprio dello stesso Patriarca, nel frattempo salito al soglio pontificio con il nome di Pio X. Le attività furono però interrotte durante l'anno accademico 1931-1932.
La nuova Facoltà, che può contare sulla collaborazione di trenta professori tra stabili e incaricati, prevede il varo di nuovi corsi di alto livello e l'apertura di un centro di ricerca in diritto canonico e in altre discipline connesse.
Tra le prime iniziative in calendario figura il XIII Congresso internazionale di Diritto canonico, che si terrà al Marcianum dal 17 al 21 settembre prossimo, sul tema “Il Ius divinum nella vita della Chiesa”, e che vedrà la partecipazione di più di duecentocinquanta studiosi internazionali.
Organizzata assieme all'Associazione internazionale per lo studio del Diritto canonico e inserita nello Studium Generale Marcianum — il polo pedagogico accademico promosso dal Patriarcato di Venezia — l'iniziativa intende approfondire gli aspetti e i principi di origine divina che toccano direttamente la persona umana e la costituzione stessa della Chiesa.
Il Papa informato dell'incontro interreligioso per la pace di Cipro
Ingrid Betancourt parla di come Dio le ha toccato il cuore
La Santa Sede prepara un nuovo documento sulla povertà
Chiesa in Nicaragua: evangelizzazione e difesa della vita
NOTIZIE DAL MONDO
“La sfida principale posta dall'aborto in Messico è culturale”
ITALIA
Giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India
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Santa Sede
Il Papa informato dell'incontro interreligioso per la pace di Cipro
In un'udienza concessa a rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è stato informato personalmente questo lunedì dei preparativi dell'Incontro Interreligioso di Preghiera per la Pace che si terrà a Cipro dal 16 al 18 novembre prossimo e che ha per titolo “La civiltà della pace: religioni e culture in dialogo”.
Hanno esposto al Papa lo stadio dei preparativi alcuni rappresentanti della Comunità di Sant'Egidio, che organizza l'evento insieme all'Arcivescovo di Cipro, Sua Beatitudine Crisostomo II (ortodosso).
All'udienza, che ha avuto luogo in occasione della festa di Sant'Egidio, hanno partecipato il professor Andrea Riccardi, fondatore della Comunità, il Presidente Marco Impagliazzo e monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia.
Sant'Egidio organizza questo incontro ogni anno per tenere vivo lo spirito della Giornata mondiale di preghiera di Assisi, voluta nel 1986 da Giovanni Paolo II. Nel 2007 l'incontro si è svolto a Napoli, con la presenza di Benedetto XVI.
Secondo quanto rende noto un comunicato emesso da questa realtà ecclesiale, che ha ormai 40 anni di vita, “nel corso dell'udienza sono stati affrontati anche i temi delle povertà nel mondo e della cura dell'AIDS in Africa, a cui la Comunità di Sant'Egidio dà un grande contributo con il programma DREAM: 60.000 i malati in cura in dieci Paesi africani; oltre 10.000 i bambini nati sani da madri sieropositive”.
Ingrid Betancourt parla di come Dio le ha toccato il cuore
Confidenze dopo l'udienza con Benedetto XVI
di Carmen Elena Villa Betancourt
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Dopo i 25 minuti di incontro con Benedetto XVI, questo lunedì nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, l'ex candidato alla Presidenza della Colombia Ingrid Betancourt ha rivelato nel corso di una conferenza stampa come Dio le abbia toccato il cuore durante la prigionia.
Prima di essere sequestrata, nel febbraio del 2002, Ingrid era una donna di poca fede. Durante i sei anni e mezzo in cui è rimasta nelle mani delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), nel sud della giungla colombiana, gli unici libri che aveva con sé erano tuttavia la Bibbia e il dizionario, per cui si dedicava a leggere e meditare la Parola di Dio.
Consacrazione al Sacro Cuore
Ingrid ascoltava tutti i giorni la radio per potersi intrattenere e informare. Un mese prima della sua liberazione, il 1° giugno scorso, stava ascoltando la Radio Cattolica Mondiale e ha sentito le promesse che avrebbe sperimentato chi si consacra al Sacro Cuore.
Anche se riconosce di non ricordarle tutte, la donna le ha elencate ai giornalisti: la prima è toccare il cuore indurito di quanti fanno soffrire la persona, la seconda benedire i progetti dell'interessato, la terza l'aiuto per sopportare la croce.
Ingrid ha affermato che quando ha udito queste promesse ha detto: “Fa per me. Ho bisogno che Dio tocchi il cuore indurito dei guerriglieri, che tocchi il cuore di tutti coloro che non lasciano che siamo liberi”.
“Ho bisogno che Egli prenda su di sé il mio obiettivo, che è quello di ottenere la libertà per tutti noi, che lo benedica e permetta che accada. Ho bisogno che Egli mi accompagni per portare questa croce, perché da sola non ce la faccio più”, ha commentato la cittadina franco-colombiana.
Dopo aver conosciuto queste promesse, la Betancourt ricorda di aver detto al Sacro Cuore: “Gesù, in questi anni non ti ho mai chiesto nulla, ma oggi ti chiedo qualcosa: visto che questo è il mese del Sacro Cuore, il tuo mese, ti chiedo che mi conceda il miracolo, non della mia liberazione perché non credo sia possibile, ma di sapere quando sarò liberata, perché se so quando sarà, anche se avverrà tra molti anni, avrò la forza di resistere. Se mi concedi questo miracolo, mio Signore, sarò tua”.
Ingrid ha raccontato di aver detto al Papa “Non so cosa voglia dire essere di Cristo”, ed egli le ha risposto: “Sarà lui a mostrarti la via”.
Il 27 giugno un comandante delle FARC è andato a parlare con Ingrid dicendole: “C'è una commissione internazionale che visiterà i prigionieri ed è molto probabile che alcuni di voi siano liberati”.
La Betancourt ha riferito quanto le ha detto il Papa a questo proposito: “Dio ti ha concesso il miracolo della liberazione perché tu hai saputo chiederlo, perché non gli hai chiesto la liberazione, ma che si compisse la sua volontà e ti aiutasse a comprenderla”.
Credere in Dio
La Betancourt ha approfittato di questa occasione per rivolgere un invito a tutti quelli che non credono: “Ci sono molte persone che sono in collera con Dio e non vogliono credere, e tanti che si vergognano di credere in Dio. L'unica cosa che posso dire loro è che c'è qualcuno che ci ascolta e ci parla e che se noi capiamo come parlargli ci aiuterà”.
Dopo l'udienza, Ingrid ha affermato che Benedetto XVI prega sempre per i sequestrati: “Il Papa porta nell'animo il dolore di quanti soffrono”, è un “uomo di luce”.
Allo stesso modo, la donna ha inviato un messaggio di incoraggiamento a quanti sono stati suoi compagni di prigionia e non sono ancora stati liberati: “So che questa voce arriverà nella giungla colombiana. So che presto vi abbraccerò nella libertà”.
La Betancourt ha anche rivolto un appello agli uomini della guerriglia, che attualmente hanno nelle loro mani circa 3.000 sequestrati: “Mi avete tenuta prigioniera per sette anni. Vi conosco profondamente, conosco la vostra organizzazione, il vostro modo di pensare, i vostri obiettivi. Oggi voglio dirvi che il mondo vi sta aspettando. Il mondo vuole che ci siano spazi nella vostra mente perché possiate ottenere la pace in Colombia”.
“La risposta è nel vostro cuore e non nei calcoli militari e politici”, ha concluso.
[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
La Santa Sede prepara un nuovo documento sulla povertà
Lo annuncia il Cardinal Martino, presidente di Giustizia e Pace
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha annunciato che la Santa Sede sta preparando un nuovo documento sulla povertà nell’era della globalizzazione.
Lo ha rivelato nel corso della Conferenza continentale per la presentazione in Africa del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, svoltasi nei giorni scorsi a Dar-es-Salaam (Tanzania).
“E’ un atto di carità indispensabile l’impegno finalizzato ad organizzare e strutturare la società in modo che il prossimo non abbia a trovarsi nella miseria, soprattutto quando questa diventa la situazione in cui si dibatte uno sterminato numero di persone e perfino interi popoli, situazione che assume, oggi, le proporzioni di una vera e propria questione sociale mondiale”, ha dichiarato il porporato, secondo quanto riporta la “Radio Vaticana”.
Il Cardinal Martino ha definito l'incontro in Tanzania, terzo del genere dopo quello del 2005 a Città del Messico per le Americhe e quello del 2007 a Bangkok per l’Asia, “una magnifica esperienza di comunione ed amicizia ecclesiale”.
“Il dinamismo evangelico della missione ecclesiale ci spinge – come ha fatto Gesù – a privilegiare i poveri, a rivolgere le nostre forze e risorse verso i poveri, a considerare il rinnovamento della società a partire dalle esigenze dei poveri”, ha affermato nel discorso conclusivo del Congresso.
Allo stesso modo, ha riconosciuto che “la povertà, e soprattutto la crescente diseguaglianza tra aree, continenti e Paesi, persino all’interno stesso di questi ultimi, costituisce il più drammatico problema con cui si confronta oggi il mondo”.
“Consapevole di tale drammatica situazione – ha affermato –, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, rispondendo ad esigenze espresse nel Compendio, sta preparando un documento sul tema: La povertà nell’era della globalizzazione”.
L'obiettivo del testo, ha sottolineato, è “indicare un approccio evangelico per combattere contro la povertà, identificare chi a livello sia nazionale che internazionale ha la responsabilità di combattere la povertà, sensibilizzare la Chiesa ad avere una più articolata attenzione e consapevolezza dei problemi della povertà e dei poveri nel mondo, senza dimenticare che oggi la povertà estrema ha anzitutto il volto di donne e bambini, specialmente in Africa”.
Chiesa in Nicaragua: evangelizzazione e difesa della vita
I Vescovi del Paese in visita ad limina al Papa
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- La nuova evangelizzazione e la difesa della vita sono tra gli obiettivi principali della Chiesa in Nicaragua, ha affermato il Presidente dei Vescovi del Paese in occasione della visita ad limina Apostolorum al Papa e alla Curia romana, che i presuli nicaraguensi stanno svolgendo in questi giorni.
“Sappiamo che c'è un'ombra che minaccia la Chiesa: sono le battaglie per l'approvazione dell'aborto”, ha rivelato monsignor Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua, alla “Radio Vaticana”.
Per far fronte a questa sfida, la Chiesa del Nicaragua sta cercando di rafforzare la pastorale familiare con le sue Commissioni pastorali, puntando anche “sulla catechesi per i giovani che domani formeranno una famiglia”.
“La pastorale familiare è una delle nostre priorità, insieme alla pastorale giovanile e a quella dell'educazione – ha osservato il presule–. In queste tre aree di azione, insieme anche alla pastorale vocazionale, stiamo rafforzando le nostre iniziative in difesa della famiglia”.
Accanto alla questione della difesa della famiglia, la Chiesa del Paese – il più grande dell'America centrale e uno dei più poveri dell'emisfero occidentale – ha anche “il problema dell'evangelizzazione, in cui ognuno di noi è coinvolto”.
“Tutto questo – sottolinea monsignor Brenes Solórzano – è oggi illuminato dall'evento di Aparecida che ci sta portando a sviluppare tutto un lavoro di evangelizzazione nella prospettiva già indicata da Papa Giovanni Paolo II: quella di una nuova evangelizzazione”.
La V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe, celebrata ad Aparecida (Brasile) nel maggio 2007, ha infatti indicato la direzione “del discepolato e della missionarietà”.
Quanto al problema delle vocazioni e a quello delle sette, l'Arcivescovo riconosce che si sta “cercando una soluzione pastorale”, aggiungendo che “la Chiesa è per sua natura missionaria” e dopo Aparecida ha la grande sfida di consolidare la sua identità.
“Lo Spirito Santo ci stia chiamando a un cambio e a una conversione pastorale che comincia da noi stessi”, ha affermato.
“Vedo un momento grande dello Spirito in questo Continente che il Santo Padre ha voluto chiamare 'continente di speranza e amore' e credo che lo Spirito Santo stia favorendo tutto un grande lavoro in cui noi possiamo riprendere ciò che è proprio dell'identità stessa della Chiesa”.
Il Nicaragua ha una popolazione di circa 5.300.000 abitanti, per l'89% cattolici. La Provincia ecclesiastica del Paese è composta da un'Arcidiocesi – quella della capitale Managua –, sei Diocesi suffraganee e un Vicariato apostolico.
Notizie dal mondo
“La sfida principale posta dall'aborto in Messico è culturale”
Sostiene Rodrigo Guerra, della Pontificia Accademia per la Vita
di Jaime Septién
QUERÉTARO, martedì, 2 settembre (ZENIT.org / El Observador).- La settimana scorsa, la Suprema Corte di Giustizia del Messico (SCJN) ha definito la costituzionalità della legge che depenalizza l'aborto nel Distretto Federale fino alla 12ª settimana di gestazione.
In breve, ci sarà una tesi giurisprudenziale che permetterà che in altri luoghi della Repubblica Messicana si possano implementare leggi simili. Il caso si inscrive nell'ampio processo globale che anima una cultura che sminuisce la vita, soprattutto quella dei più deboli e vulnerabili.
Per questo motivo, ZENIT-El Observador ha interpellato Rodrigo Guerra López, dottore in Filosofia presso l'Accademia Internazionale del Liechtenstein e autore di importanti testi sull'antropologia, la bioetica e la filosofia sociale.
Attualmente direttore del Centro di Ricerca Sociale Avanzata (CISAV), Guerra è membro della Pontificia Accademia per la Vita ed è comparso davanti alla Suprema Corte come esperto di Biofilosofia. Recentemente ha ricevuto la medaglia “Iustitia et Pax” del Pontificio Consiglio omonimo per il suo contributo alla promozione e alla difesa della dignità umana.
L'esperto ha spiegato che la “deplorevole decisione della Suprema Corte” ha “un evidente significato giuridico: per i Ministri, la vita umana non è protetta costituzionalmente fin dalla fecondazione attraverso le garanzie che presenta la Carta nella sua parte cosiddetta 'dogmatica'”.
“Ciò – osserva – rende l'embrione umano estremamente indifeso durante le prime fasi del suo sviluppo”.
Secondo Guerra, tuttavia, il principale significato della decisione “è di ordine culturale”: “la comprensione dell'universalità dei diritti umani è stata sfigurata visto che la vigenza del diritto alla vita viene circoscritta ad alcuni esseri umani, quelli che possiedono certe caratteristiche funzionali, e non riconosciuta a tutti senza eccezione”.
“Uno Stato che opera in base a questa premessa mina le sue basi teoriche e pragmatiche”, denuncia.
Lo Stato di diritto, osserva, “non è uno 'Stato di leggi', ma una comunità basata sulla giustizia che anima le leggi”. Di conseguenza, “non si legittima se non a partire dalle sue basi pre-politiche, vale a dire da quell'insieme di evidenze antropologiche che permettono di comprendere i diritti e i doveri che noi umani possediamo per il semplice fatto di essere persone”.
Quando il diritto alla vita viene ristretto a un certo tipo di esseri umani, “il potere diventa autoreferenziale”, cioè “misura di se stesso, aprendosi così la possibilità che tutti possiamo essere prescindibili”.
“Uno Stato che non difende il diritto alla vita dalla fecondazione fino alla morte naturale incorre in gravi contraddizioni teoriche e sfocia gradualmente in assurdi pratici, come dimostra la storia”.
Per correggere questa situazione, Guerra auspica una ricostruzione della parte dogmatica della Costituzione messicana, ma ribadisce che “la battaglia principale è di ordine non politico, ma culturale”.
“Perché gli eventuali trionfi politici a favore della vita non siano deboli o effimeri, si richiede un lavoro nel settore dell'istruzione, della coscienza, degli atteggiamenti”, ha constatato.
In questa situazione, i cattolici devono riscoprire “l'importanza di lavorare in comunione in modo stabile”, perché “se c'è qualcosa che indebolisce la presenza dei cattolici nella vita pubblica è la divisione, è il protagonismo fatuo, è l'atteggiamento settario”.
Perché possano aver voce anche in politica e portare avanti la loro battaglia a favore della vita, è necessario che la loro coscienza “non sia sedotta dalle promesse e dal glamour del potere politico”.
“Noi cristiani siamo forti quando recuperiamo ciò che essenziale: il fatto che Gesù Cristo è una Persona viva che ci viene incontro rispondendo e superando le aspettative del nostro cuore”.
Per realizzare questo, bisogna essere consapevoli del fatto che “il cristianesimo è un metodo”: “Dio ha scelto una condizione umana per fare irruzione nella storia. Per questo, l'Incarnazione ci mostra il cammino per coinvolgerci in tutto ciò che è umano, anche in quello che è più particolare e concreto”.
Accanto a ciò, bisogna sempre ricordare che “questo coinvolgimento possiede una dimensione comunitaria essenziale”, perché “il cristianesimo, riscoprendosi come esperienza di comunione, permette che sorga un soggetto sociale nuovo, caratterizzato dalla responsabilità di tutti nei confronti del loro destino”.
E' in questo che consiste “l'apporto dei cristiani per la costruzione di una 'nuova cittadinanza'”, in cui “essere cittadino non significa principalmente raggiungere una certa 'maggiore età', ma acquisire una coscienza circa la responsabilità che possediamo di fronte alla realtà”.
“Nella misura in cui la Chiesa come 'communio' assume il metodo menzionato, la società si arricchisce con l'apporto specifico che solo il cristianesimo può dare”.
Per raggiungere questo obiettivo, la via proposta da Guerra è seguire la Dottrina Sociale della Chiesa, in cui “i credenti e tutti gli uomini di buona volontà possono trovare le ragioni per costruire una società in cui esista come opzione decisiva l'affermazione della vita e della dignità di tutti allo stesso modo”.
[Traduzione dallo spagnolo e adattamento di Roberta Sciamplicotti]
Italia
Giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India
Convocata dalla Conferenza Episcopale Italiana il 5 settembre
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- La Conferenza Episcopale Italiana ha invitato i cattolici del Paese a partecipare a una giornata di preghiera e digiuno per i cristiani dell'India, che si celebrerà venerdì 5 settembre, memoria liturgica della beata madre Teresa di Calcutta.
La Presidenza della CEI propone l'iniziativa “facendosi interprete del turbamento dell’intera comunità cattolica italiana di fronte all’ondata di violenza scatenatasi contro le comunità cristiane nello Stato indiano dell’Orissa, culminata nella morte di sacerdoti, consacrati e fedeli laici e nella distruzione di chiese, ospedali, case e villaggi”, si legge in un comunicato datato 1° settembre.
Per questo, “si associa all’accorato appello formulato dal Santo Padre Benedetto XVI, condannando con fermezza ogni attacco alla vita umana ed esortando alla ricerca della concordia e della pace” e invita “le Diocesi italiane a indire per venerdì 5 settembre, memoria liturgica della Beata Madre Teresa di Calcutta, o in altro giorno stabilito dal Vescovo diocesano, una giornata di preghiera e digiuno, come segno di vicinanza spirituale e solidarietà ai fratelli e alle sorelle tanto duramente provati nella fede”.
Gli attacchi da parte degli estremisti nazionalisti indù ai danni dei cristiani si stanno rivelando senza precedenti. Secondo l'Indian Catholic News Service, almeno 25 persone sono state uccise e sono state date alle fiamme le case di oltre 4.000 cristiani, costringendo più di 50.000 persone a fuggire per salvarsi.
La violenza è scoppiata dopo l'uccisione di Swami Laxmanananda Saraswati, un leader religioso induista, e di cinque suoi associati il 23 agosto, nel distretto di Kandhamal. A quanto si afferma, la strage sarebbe stata rivendicata da gruppi maoisti.
I radicali indù, tuttavia, sostengono che i killer siano stati assoldati dai cristiani, i quali hanno respinto con decisione questa accusa.
Il leader induista, di 85 anni, si opponeva da decenni alle conversioni al cristianesimo.
Alla giornata di preghiera e digiuno promossa dalla CEI ha già dato la propria adesione il Forum delle Associazioni Familiari, il cui presidente, Giovanni Giacobbe, ha affermato di credere che “le 50 associazioni nazionali e gli oltre tre milioni di famiglie che aderiscono al Forum vorranno fare di questa giornata anche un momento di riflessione e di testimonianza del rispetto per ogni essere umano anche se di pelle o religione diversa”.
“La tolleranza, l’accoglienza ed il rispetto della libertà di ognuno – che sono cose ben diverse dalla rinuncia alla propria identità – sono valori che si imparano e si sperimentano anzitutto in quella comunione di affetti che è la famiglia”, ha spiegato.
“Promuovere la famiglia”, ha aggiunto, “significa dunque promuovere anche il dialogo tra persone, tra culture e tra popoli. E lo stile 'familiare' rappresenta un modello per la costruzione della società e dell’equilibrio internazionale che è attualmente messo a rischio anche in altre parti del mondo”.
Da parte sua, il Cardinale Varkey Vithayathil, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Ankamaly e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell'India (CBCI), ha chiesto alla comunità cattolica di osservare una giornata di preghiera e digiuno domenica 7 settembre, per promuovere l'armonia e la pace nel Paese.
L'emergenza educativa chiede una formazione teologica
Lettera alla diocesi di Roma del Cardinale Vicario Agostino Vallini
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- In una recente lettera alla diocesi di Roma, il Cardinale Vicario Agostino Vallini ha ripreso la questione dell'“emergenza educativa” più volte richiamata da Benedetto XVI, rilanciando l’urgenza di una maggiore formazione teologica.
Già all'indomani della sua nomina, il Cardinale aveva sottolineato come suo primo obiettivo quello di lavorare attivamente “perché la Chiesa di Roma sappia educare alla speranza, continuando con rinnovata lena ad annunciare il Vangelo di Gesù Risorto, primizia della nostra speranza e di cooperare allo sforzo per rendere più bello, più umano e più fraterno, il volto di questa nostra città”.
A questo proposito, il porporato ha lodato l'importante lavoro portato avanti in questo ambito dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Ecclesia Mater", il cui preside è monsignor Giuseppe Lorizio.
L’Ecclesia Mater è un Istituto universitario, riconosciuto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica (1973) e dallo Stato Italiano (1985), sorto per provvedere alla formazione teologica culturale e pastorale dei fedeli laici attivi nella catechesi, nell’animazione dei gruppi ecclesiali e nell’insegnamento della religione cattolica.
L’Istituto offre un percorso accademico, strutturato secondo il modulo del 3+2, grazie all'adesione della Santa Sede al processo di Bologna. Rilascia i titoli di laurea triennale (baccalaureato), per una formazione teologica di base, e di laurea magistrale (licenza) in Scienze Religiose, che costituisce il titolo indispensabile per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e per l’assunzione di specifiche responsabilità e ministeri nella comunità ecclesiale.
In tal modo, si legge ancora nella lettera, l'Istituto è a servizio sia delle parrocchie e di altre aggregazioni ecclesiali per la preparazione di persone capaci di vivere ed esprimere una “fede adulta e pensata”.
All’Istituto fa capo anche il Centro Diocesano di Teologia per Laici, che si propone, attraverso le sue dieci scuole distribuite su tutto il territorio della diocesi, di introdurre i laici allo studio della teologia e all’approfondimento della fede. Il corso si articola in tre anni, attivati in maniera ciclica.
"Queste scuole – spiega il porporato – offrono un percorso sistematico e ben strutturato, di cui possono giovarsi anche i catechisti e i collaboratori pastorali nei diversi ambiti parrocchiali e diocesani”.
“L'attività dell'Istituto – aggiunge – è caratterizzata ancora da una serie di iniziative di formazione e di aggiornamento, che possono incontrare l'interesse di tutti, supportata da una fecondo lavoro di ricerca, espresso in particolare nelle aree dedicate ai rapporti scienza/fede e teologia/scienze umane”.
A queste, sottolinea il Cardinale Vallini, “si affianca a partire dal prossimo anno accademico un importante progetto, attuato in collaborazione con un gruppo di docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, sul tema 'Educare il pensiero-educare la fede'”.
Nel sottolineare l'esemplarità della diocesi del Papa, il Cardinale osserva poi che “Roma ha alle spalle 2000 anni di storia cristiana”, ma che “molti uomini e donne hanno bisogno di un nuovo annuncio”.
“Nella grande visione di Dio sul mondo – prosegue –, che ha il suo centro in Gesù Cristo (cfr. Efesini, 1, 1-14), ci è chiesto di proclamare, annunciare, rilanciare la Parola di Dio attraverso quella sfida educativa che, tra le molteplici forme e strumenti di espressione, annovera la formazione teologica dei laici”.
“Confido che nessuno si sottrarrà di proporla con convinzione a tante laiche e laici, così da moltiplicare nelle nostre comunità gli annunciatori coraggiosi della Parola che salva”, conclude poi.
Vanno a ruba i santini nelle edicole
“Non è un opera solo per collezionisti”, sostiene Graziano Toni
di Antonio Gaspari
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- E’ già giunta al terzo numero l’opera a fascicoli settimanali “Santini da Collezione” (edizioni Hachette).
Tante le edicole che hanno esaurito i numeri in distribuzione, mentre cresce il numero di richieste e il dibattito nella rete internet.
“Santini da collezione”, è un’iniziativa editoriale che cerca di raccontare la storia dei santi con gli scritti e le immaginette d’epoca.
I Santini sono l’espressione che la tradizione popolare, la devozione e la bellezza artistica hanno inventato per ricordare e diffondere la memoria dei santi.
In questo contesto l’iniziativa editoriale di Hachette assume uno spessore che va molto al di là di un servizio per collezionisti.
Graziano Toni, che ha sviluppato l’idea e messo a disposizione la sua vasta collezione, ha detto a ZENIT che uno degli obiettivi è quello di “far conoscere la storia dei santi, soprattutto ai bambini”.
Il collezionista ha raccontato di aver ereditato la passione per i santini dal suo parroco, don Pietro Piani, “il quale alla fine di ogni messa distribuiva a noi bambini una immagine sacra, indicando la storia e la preghiera”.
“La sorpresa – ha continuato – l’ho avuta a 18 anni quando don Pietro mi ha regalato la sua intera collezione di 400 santini, tutti raccolti e ordinati. Mi ha detto che me li regalava perchè aveva notato in me una sensibilità particolare per queste immaginette sacre. Ero felicissimo di questo dono, e non avevo ancora capito la responsabilità che don Pietro mi aveva trasmesso”.
Da quel momento Toni ho cominciato a chiedere santini ad amici, parroci e suore; è andato alle fiere per cercare i santini, ha conosciuto altri estimatori e collezionisti. Il tutto per arricchire la sua collezione che è diventata una della più fornite d’Europa.
Allo stesso tempo ha cominciato a studiarne le immagini, scoprendo la storia, le forme, i diversi modi di stampa, il significato dei segni contenuti, le preghiere.
Ad un certo punto ha realizzato che così come aveva fatto il suo parroco con lui, non poteva tenere solo per sé tanta ricchezza, spirituale, artistica, di tradizione, ed ha cominciato a pensare come rendere fruibile questo patrimonio soprattutto per i bambini.
L’idea di stampare album con i santini come figurine, adatto non solo ai collezionisti, ma a disposizione del pubblico più vasto, gli frullava già da tempo nella testa.
Toni avvertiva anche la necessità di questa opera, perché, “con la secolarizzazione, di santini in molte chiese non se ne trovano più, e della storia dei santi, i bambini sanno sempre meno”.
“Invece – ha constatato il promotore dell’opera –, è molto importante, soprattutto per i bambini, conoscere almeno la storia del santo che porta il suo nome, perché gli fa capire di essere parte di un progetto di bene”.
Inoltre, ha spiegato Toni, “è molto rassicurante poter fare riferimento e sapere di essere in qualche modo legati e protetti da questi santi in paradiso”.
Il primo tentativo di pubblicare un album dei santini è stato ben accolto dal pubblico, ma è fallito per una serie di debolezze economiche di cui soffriva la casa editrice.
Il secondo tentativo è attualmente in distribuzione nelle edicole e sembra prefigurarsi come un nuovo genere editoriale.
“Nei santini pubblicati – ha precisato Toni –, non c’è solo l’arte sacra, le preghiere, la devozione e la fede di un popolo, ma anche la storia personale di tanti”, perché “ci sono alcuni santini in cui abbiamo pubblicato le parole di commento, gli appunti di chi l’ha posseduto”.
“Chissà quante emozioni, preghiere, carezze, gioie, speranze, sofferenze e dolori, si sono riflesse in ognuna di quelle immaginette”, ha affermato Toni.
[Per maggiori informazioni: http://www.hachette-fascicoli.it/op...ati/Santini.htm]
L'Istituto San Pio X di Venezia diventa Facoltà universitaria
A poco più di 100 anni dalla sua costituzione
ROMA, martedì, 2 settembre 2008 (ZENIT.org).- Nasce a Venezia la prima Facoltà di Diritto canonico fuori Roma sul territorio italiano. Oltre a poter rilasciare normali licenze potrà avviare anche programmi di dottorato.
Il 15 agosto, fa sapere “L'Osservatore Romano”, la Congregazione per l'Educazione Cattolica ha infatti eretto a Facoltà universitaria l'Istituto San Pio X, come riconoscimento per l'elevato livello del lavoro svolto e per sottolineare al contempo l'importanza di una presenza culturale cattolica di eccellenza nel nord-est italiano.
Il riconoscimento giunge a soli cinque anni dalla riapertura dell'istituzione educativa, avvenuta per iniziativa del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, che ha così restituito alla città una realtà che aveva già contribuito all'inizio del secolo scorso allo sviluppo culturale della regione.
L'istituto fu infatti costituito la prima volta nel 1902 su iniziativa del Patriarca Giuseppe Sarto.
Tre anni dopo divenne Facoltà grazie a un motu proprio dello stesso Patriarca, nel frattempo salito al soglio pontificio con il nome di Pio X. Le attività furono però interrotte durante l'anno accademico 1931-1932.
La nuova Facoltà, che può contare sulla collaborazione di trenta professori tra stabili e incaricati, prevede il varo di nuovi corsi di alto livello e l'apertura di un centro di ricerca in diritto canonico e in altre discipline connesse.
Tra le prime iniziative in calendario figura il XIII Congresso internazionale di Diritto canonico, che si terrà al Marcianum dal 17 al 21 settembre prossimo, sul tema “Il Ius divinum nella vita della Chiesa”, e che vedrà la partecipazione di più di duecentocinquanta studiosi internazionali.
Organizzata assieme all'Associazione internazionale per lo studio del Diritto canonico e inserita nello Studium Generale Marcianum — il polo pedagogico accademico promosso dal Patriarcato di Venezia — l'iniziativa intende approfondire gli aspetti e i principi di origine divina che toccano direttamente la persona umana e la costituzione stessa della Chiesa.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















