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Domenica, 20 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Benedetto XVI prega perché la GMG sia una nuova Pentecoste
Il Papa trae spunto da Sant'Agostino per spiegare lo Spirito Santo
In 400.000 all'ippodromo di Randwick per la Messa di chiusura
Il Papa: la proposta a Maria, offerta di matrimonio da parte di Dio
Il Papa: "quanti buoni semi" dopo le giornate australiane
Il portavoce vaticano: la GMG di Sydney è stata “unica”
Confermate le voci: Madrid ospiterà la GMG 2011
GMG di Madrid: il Cardinale Rouco spera nell'appoggio del Governo
ITALIA
Pioniere nella lotta contro la pedofilia ringrazia il Papa
INTERVISTE
Perché non ci siano più abusi sessuali sui minori
BIOETICA
Il caso Eluana e la dimensione della dipendenza
ANGELUS
Benedetto XVI: giovani, rimanete fedeli all'amicizia con Dio
DOCUMENTI
Omelia di Benedetto XVI per la Messa di chiusura della GMG di Sydney
Il Papa all'incontro con gli organizzatori della GMG di Sydney
Giornata Mondiale della Gioventù
Benedetto XVI prega perché la GMG sia una nuova Pentecoste
Esorta i giovani ad aprire il cuore al potere dello Spirito
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI prega che la Messa finale della Giornata Mondiale della Gioventù sia come l'esperienza dell'Ultima Cena, e che i giovani escano da questa desiderosi di proclamare il Cristo Risorto.
Con questa preghiera, il Pontefice ha concluso la sua omelia questa domenica mattina – ora di Sydney – alla Messa di chiusura della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù.
Il Santo Padre ha parlato alla folla del potere dello Spirito Santo. La sua omelia è seguita all'elenco dei nomi di 24 candidati alla Confermazione, provenienti due da ogni Stato australiano e altri 12 dal resto del mondo.
Il Papa ha avuto una percezione della quantità di persone radunate per la Messa quando ha sorvolato l'ippodromo di Randwick in elicottero e ha visto circa 225.000 persone che dormivano sotto le stelle sabato sera dopo la Veglia.
Questa domenica mattina, sotto un sole brillante, Benedetto XVI ha detto ai giovani: “Possa il fuoco dell’amore di Dio scendere a riempire i vostri cuori, per unirvi sempre di più al Signore e alla sua Chiesa e inviarvi, come nuova generazione di apostoli, a portare il mondo a Cristo!”.
Il Santo Padre ha spiegato ai giovani cosa sia il potere dello Spirito Santo: “E’ il potere della vita di Dio! E’ il potere dello stesso Spirito che si librò sulle acque all’alba della creazione e che, nella pienezza dei tempi, rialzò Gesù dalla morte. E’ il potere che conduce noi e il nostro mondo verso l’avvento del Regno di Dio”.
Una nuova era
Benedetto XVI ha citato il Vangelo di Luca letto durante la Messa, in cui Gesù proclama che è iniziata una nuova era, in cui lo Spirito Santo verrà effuso su tutta l'umanità.
“Qui in Australia, [...] noi tutti abbiamo avuto una magnifica esperienza della presenza e della potenza dello Spirito nella bellezza della natura”, ha detto il Papa. “Anche qui, in questa grande assemblea di giovani cristiani provenienti da tutto il mondo, abbiamo avuto una vivida esperienza della presenza e della forza dello Spirito nella vita della Chiesa”.
“Abbiamo visto la Chiesa per quello che veramente è: Corpo di Cristo, vivente comunità d’amore, comprendente gente di ogni razza, nazione e lingua, di ogni tempo e luogo, nell’unità nata dalla nostra fede nel Signore risorto. La forza dello Spirito non cessa mai di riempire di vita la Chiesa”.
“Questa forza, la grazia dello Spirito, non è qualcosa che possiamo meritare o conquistare; possiamo solamente riceverla come puro dono. L’amore di Dio può effondere la sua forza solo quando gli permettiamo di cambiarci dal di dentro. Noi dobbiamo permettergli di penetrare nella dura crosta della nostra indifferenza, della nostra stanchezza spirituale, del nostro cieco conformismo allo spirito di questo nostro tempo”.
“Solo allora possiamo permettergli di accendere la nostra immaginazione e plasmare i nostri desideri più profondi – ha osservato –. Ecco perché la preghiera è così importante: la preghiera quotidiana, quella privata nella quiete dei nostri cuori e davanti al Santissimo Sacramento e la preghiera liturgica nel cuore della Chiesa. Essa è pura ricettività della grazia di Dio, amore in azione, comunione con lo Spirito che dimora in noi e ci conduce, attraverso Gesù, nella Chiesa, al suo Padre celeste”.
Una differenza?
“Permettetemi di farvi ora una domanda”, ha detto il Papa ai giovani.
“Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà? Come state usando i doni che vi sono stati dati, la 'forza' che lo Spirito Santo è anche ora pronto a effondere su di voi? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?”.
“Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”, ha affermato il Vescovo di Roma.
“Una nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dalla chiusura che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani”.
“Cari giovani amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era, messaggeri del suo amore, capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità”, ha aggiunto.
Il mondo e la Chiesa, sostiene, hanno bisogno di questo rinnovamento.
“La Chiesa ha specialmente bisogno del dono dei giovani, di tutti i giovani. Essa ha bisogno di crescere nella forza dello Spirito che anche adesso dona gioia a voi giovani e vi ispira a servire il Signore con allegrezza".
"Aprite il vostro cuore a questa forza! Rivolgo questa appello in modo speciale a coloro che sono chiamati alla vita sacerdotale e consacrata. Non abbiate paura di dire il vostro “sì” a Gesù, di trovare la vostra gioia nel fare la sua volontà, donandovi completamente per arrivare alla santità e facendo uso dei vostri talenti a servizio degli altri!”.
Il Papa ha concluso la sua omelia chiedendo l'aiuto della Madonna: “Attraverso l’amorevole intercessione di Maria, Madre della Chiesa, possa questa ventitreesima Giornata Mondiale della Gioventù essere vissuta come un nuovo Cenacolo, così che tutti noi, ardenti del fuoco dell’amore dello Spirito Santo, possiamo continuare a proclamare il Signore risorto e attrarre ogni cuore a lui! Amen”.
Il Papa trae spunto da Sant'Agostino per spiegare lo Spirito Santo
Fornisce una spiegazione teologica della Trinità
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con l'aiuto di Sant'Agostino, Benedetto XVI ha offerto una breve lezione di teologia sulla terza persona della Trinità nel corso della Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi questo sabato all'ippodromo di Randwick di Sydney.
Lo Spirito Santo “è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità”, ha detto ai giovani. “Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata”.
Il Pontefice ha ricordato che da ragazzo ha appreso dell'esistenza dello Spirito Santo, ma non ha compreso pienamente la terza persona della Trinità finché non ha iniziato a studiare gli scritti di Sant'Agostino dopo essere diventato sacerdote.
Anche la comprensione dello Spirito Santo da parte di Agostino, ha osservato, “si sviluppò in modo graduale” e “fu una lotta”.
Il teologo, ha ricordato il Santo Padre, ha “tre particolari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono”.
“Queste tre intuizioni non sono soltanto teoriche – ha osservato –. Esse aiutano a spiegare come opera lo Spirito”.
“In un mondo in cui sia gli individui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione, tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estendere e chiarire l’ambito della nostra testimonianza”.
Unità
Benedetto XVI ha affermato che la prima intuizione di Agostino deriva dalla riflessione sulle parole “Spirito” e “Santo”, che “si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina”.
“In altre parole – ha aggiunto –, a ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro comunione”.
“Per cui, se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l’unità”, ha spiegato. “Un’unità di comunione vissuta: un’unità di persone in relazione vicendevole di costante dono; il Padre e il Figlio che si donano l’uno all’altro”.
“Cominciamo così ad intravedere, penso, quanto illuminante sia tale comprensione dello Spirito Santo come unità, come comunione. Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignità delle altre persone”.
“E neppure l’unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di 'definire' noi stessi”.
“Di fatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana si realizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo all’unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nel servizio degli uni agli altri”.
Amore
Benedetto XVI ha affermato che la seconda intuizione di Agostino è stata “lo Spirito Santo come amore che permane”.
In 1 Gv 4,16 si dice che “Dio è amore”, ha sottolineato. “Agostino suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insieme, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica particolare dello Spirito Santo”.
“Riflettendo sulla natura permanente dell’amore – 'chi resta nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui' (ibid.) – Agostino si chiede: è l’amore o lo Spirito che garantisce il dono durevole?”.
Citando il De Trinitate agostiniano, il Pontefice dice che questa è la conclusione alla quale arriva il santo: “Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!”.
“È una magnifica spiegazione – ha confessato –: Dio condivide se stesso come amore nello Spirito Santo”.
“L’amore è il segno della presenza dello Spirito Santo! Le idee o le parole che mancano di amore – anche se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere 'dello Spirito'”.
“Di più: l’amore ha un tratto particolare; lungi dall’essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere”.
“Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulteriore colpo d’occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore che dissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!”.
Dono
La terza intuizione di Agostino – lo Spirito Santo come dono – , ha proseguito Benedetto XVI, deriva dalla riflessione sul brano evangelico del colloquio di Cristo con la samaritana al pozzo.
“Qui Gesù si rivela come il datore dell’acqua viva, che viene poi qualificata come lo Spirito”, ha spiegato.
Citando il Vangelo di Giovanni, il Papa ha affermato che “lo Spirito è 'il dono di Dio' – la sorgente interiore – che soddisfa davvero la nostra sete più profonda e ci conduce al Padre”.
Riprendendo il De Trinitate, il Papa osserva che “Agostino conclude che il Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo”.
“Amici – ha aggiunto –, ancora una volta gettiamo uno sguardo sulla Trinità all’opera: lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona; al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso”.
“Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro”.
“Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così che non abbia più sete!”, ha esclamato.
“Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!”.
Realtà
Benedetto XVI ha detto ai ragazzi che “vi sono momenti [...] nei quali possiamo essere tentati di ricercare un certo appagamento fuori di Dio”, e ha posto la stessa domanda che Cristo fece agli Apostoli: “Forse anche voi volete andarvene?”.
“Un tale allontanamento magari offre l’illusione della libertà. Ma dove ci porta? Da chi possiamo noi andare? Nei nostri cuori, infatti, sappiamo che solo il Signore ha 'parole di vita eterna'”.
Citando Sant'Agostino, ha affermato che “l’allontanamento da lui è solo un futile tentativo di fuggire da noi stessi”.
“Dio è con noi nella realtà della vita e non nella fantasia! Affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatezza, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole, a ciò che è vero. E’ lo Spirito che ci riporta alla comunione con la Trinità Santissima!”.
In 400.000 all'ippodromo di Randwick per la Messa di chiusura
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Dopo una settimana di celebrazioni in tutta Sydney, gli organizzatori della Giornata Mondiale della Gioventù si dicono entusiasti per la partecipazione di più di 400.000 persone alla Messa finale, svoltasi questa domenica all'ippodromo di Randwick.
Il direttore operativo Danny Casey ha detto che la GMG di Sydney è stata un successo per la città e per la Chiesa cattolica in Australia.
“E' stato splendido vedere più di 400.000 persone riunite per la Messa in una domenica nuvolosa”, ha rivelato.
“E' stata sicuramente la più affollata Messa cattolica mai celebrata nel nostro Paese”.
Agli oltre 200.000 pellegrini che hanno dormito nell'ippodromo dopo la Veglia notturna se ne sono aggiunti molti altri arrivati questa mattina per l'atto finale del programma della GMG.
Riferendosi all'Australia come alla “Grande Terra del Sud dello Spirito Santo”, Benedetto XVI ha salutato con gioia i pellegrini mentre si faceva largo tra l'enorme folla prima dell'inizio della Messa.
Il Santo Padre ha anche ringraziato la città di Sydney per aver ospitato l'evento, prima di annunciare che Madrid (Spagna) ospiterà la Giornata Mondiale della Gioventù del 2011.
“E' stata una settimana indimenticabile”, ha detto padre Mark Podesta, portavoce della GMG08, che ha anche concelebrato la Messa finale con il Papa.
“Le celebrazioni formali e la presenza del Santo Padre hanno permesso che la gioia di così tanti giovani cattolici penetrasse nella nostra città”.
Benedetto XVI lascerà l'aeroporto di Sydney domani, quando alle 10.00 ora locale si imbarcherà su un volo della Qantas diretto a Roma.
Il Papa: la proposta a Maria, offerta di matrimonio da parte di Dio
Esorta i giovani ad essere fedeli come lo è stata la Madonna
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha affermato che la scena dell'Annunciazione è come una proposta di matrimonio di Dio alla quale Maria, a nome del genere umano, ha risposto di sì.
Il Papa lo ha osservato questa domenica nella cerimonia di chiusura della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, prima di recitare l'Angelus con 400.000 persone riunite nell'ippodromo di Randwick a Sydney.
Nella “bella preghiera dell’Angelus”, ha commentato, “rifletteremo su Maria, giovane donna in colloquio con l’angelo che la invita a nome di Dio ad una particolare donazione di se stessa, della propria vita, del proprio futuro di donna e di madre”.
“Possiamo immaginare come dovette sentirsi in quel momento: piena di trepidazione, completamente sopraffatta dalla prospettiva che le era posta dinanzi”.
Il Santo Padre ha ricordato che l'angelo Gabriele comprese il timore di Maria e cercò di rassicurarla, dicendo “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”.
“Fu lo Spirito a darle la forza e il coraggio di rispondere alla chiamata del Signore. Fu lo Spirito ad aiutarla a comprendere il grande mistero che stava per compiersi per mezzo di lei. Fu lo Spirito che la avvolse con il suo amore e la rese capace di concepire il Figlio di Dio nel suo grembo”.
“Questa scena costituisce forse il momento cardine nella storia del rapporto di Dio con il suo popolo. Nell’Antico Testamento, Dio si era rivelato in modo parziale, in modo graduale, come tutti noi facciamo nei nostri rapporti personali. Ci volle tempo perché il popolo eletto approfondisse il suo rapporto con Dio”.
Corteggiamento
Benedetto XVI ha paragonato la relazione di Dio con l'umanità a un rapporto di coppia.
“L’Alleanza con Israele fu come un periodo di corteggiamento, un lungo fidanzamento”, ha constatato. “Venne quindi il momento definitivo, il momento del matrimonio, la realizzazione di una nuova ed eterna alleanza. In quel momento Maria, davanti al Signore, rappresentava tutta l’umanità. Nel messaggio dell’angelo, era Dio ad avanzare una proposta di matrimonio con l’umanità. E a nome nostro, Maria disse di sì”.
“Nelle fiabe, i racconti terminano qui, e tutti 'da quel momento vivono contenti e felici'. Nella vita reale non è così facile”, ha continuato. “Molte furono le difficoltà con cui Maria dovette cimentarsi nell’affrontare le conseguenze di quel 'sì' detto al Signore. [...] Attraverso le varie prove ella rimase sempre fedele alla sua promessa, sostenuta dallo Spirito di fortezza. E ne fu ricompensata con la gloria”.
“Cari giovani, anche noi dobbiamo rimanere fedeli al 'sì' con cui abbiamo accolto l’offerta di amicizia da parte del Signore – ha riconosciuto –. Sappiamo che egli non ci abbandonerà mai. Sappiamo che Egli ci sosterrà sempre con i doni dello Spirito”.
“Maria ha accolto la 'proposta' del Signore a nome nostro. Ed allora, volgiamoci a lei e chiediamole di guidarci nelle difficoltà per rimanere fedeli a quella relazione vitale che Dio ha stabilito con ciascuno di noi. Maria è il nostro esempio e la nostra ispirazione; Ella intercede per noi presso il suo Figlio, e con amore materno ci protegge dai pericoli”.
Il Papa: "quanti buoni semi" dopo le giornate australiane
Lo confessa agli organizzatori e ai benefattori della Giornata Mondiale della Gioventù
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è convinto che la Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney porterà frutti insperati all'evangelizzazione.
"Quanti buoni semi sono stati seminati in questi pochi giorni!", ha confessato questa domenica pomeriggio incontrando i benefattori e gli organizzatori dell'evento nella Reception Hall e nella Sala del Capitolo della Cattedrale di Sydney.
Palesemente soddisfatto per questi giorni di evangelizzazione, il Pontefice ha voluto salutarli prima di tornare a Roma per esprimere loro la propria gratitudine.
"Intendo ringraziarvi uno ad uno, non solo per quei sacrifici, ma ancor più per la fiducia che avete dimostrato verso i nostri giovani e per la vostra confidenza nella grazia di Dio che opera nei loro cuori", ha affermato.
"Preghiamo affinché l'investimento che molti di voi hanno posto in loro porti frutto nelle loro esistenze, per la vita della Chiesa di Cristo e per il futuro di questo nostro mondo!", ha aggiunto.
"La vostra generosità e il vostro sacrificio sono stati un apporto essenziale, anche se spesso nascosto, al successo di questa Giornata Mondiale della Gioventù".
"Possano la gioia spirituale, la soddisfazione e l'appagamento, che tutti abbiamo sperimentato in questi giorni, costituire una sorgente inesauribile di benedizioni per le vostre vite - ha concluso -. Non dubitate mai della verità della promessa di nostro Signore, secondo cui ogni volta che noi offriamo la nostra creatività, la nostra energia, le nostre risorse, le nostre stesse persone, noi le riceviamo poi in cambio con abbondanza".
Il Santo Padre si congederà dall'Australia questo lunedì all'aeroporto di Sydney prima di imbarcarsi su un volo della Qantas che partirà alle 10.00 per Roma.
Il portavoce vaticano: la GMG di Sydney è stata “unica”
Padre Federico Lombardi commenta la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- La XXIII Giornata Mondiale della Gioventù che Sydney ha accolto dal 15 luglio a questa domenica è stata “unica”, ha affermato padre Federico Lombardi, S.I., portavoce della Sala Stampa della Santa Sede e direttore della “Radio Vaticana”.
In un'intervista rilasciata all'emittente pontificia, il sacerdote gesuita ha osservato che l'unicità di questa GMG deriva dal fatto di essersi svolta “in un ambiente molto particolare, quello dell’Australia”.
“Sono ammirato dell’impegno che gli australiani e la Chiesa australiana hanno messo nell’organizzazione, raggiungendo dei risultati veramente notevoli, sia per il numero di giovani che sono venuti, sia per il modo in cui le manifestazioni si sono svolte, sia anche per il modo in cui si è riuscita a coinvolgere la città, la società circostante”, ha confessato.
Un momento “molto speciale”, rileva il portavoce vaticano, è stato quello della Via Crucis: “svoltasi in mezzo alla vie e nei luoghi più significativi della grande città, è stata naturalmente una proposta di riflessione che ha colpito molto, al di là dei partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, tutta la città e la società circostante”.
“Si è, quindi, anche mostrata la validità dell’antica tradizione della Via Crucis e delle sacre rappresentazioni per proporre con efficacia un momento fondamentale del mistero cristiano”.
Padre Lombardi ha quindi sottolineato l'atto “coraggioso” inserito nella Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia del 2005 e portato avanti in quella di Sydney: l'adorazione eucaristica nella Veglia del sabato sera.
“Non era così chiaro che si riuscisse a fare una veglia con una buona partecipazione, con una forma di preghiera così impegnativa – ha sottolineato –. Invece qui si è continuato e con una formula molto ben riuscita: un’adorazione non certo di durata eccessiva, ma vissuta con grandissima intensità ed accompagnata anche da canti e da brevissime riflessioni”.
“Credo che questo significhi un messaggio di importanza della preghiera al centro della vita cristiana e anche di questa forma specifica di preghiera che è l’adorazione, ed anche il silenzio di fronte a Dio”, ha osservato.
“Penso che sia molto coerente anche con l’impostazione che Benedetto XVI dà a queste Giornate della Gioventù, in cui cerca di portare contenuti profondi con una sua catechesi impegnativa e non sempre facile, ma certamente solida e su cui ritornare a meditare, ed anche con momenti importantissimi della spiritualità e della preghiera esplicita”.
Nel corso dell'incontro australiano, ha proseguito, il Papa ha esposto “una catechesi molto ampia sulla vita cristiana: centrata sul tema dello Spirito Santo, ma che è anche partita dal Battesimo ed è arrivata alla Cresima, che è stato un po’ il Sacramento caratteristico di questa Giornata Mondiale della Gioventù”.
“Il Papa ha parlato, ha parlato a lungo, ha parlato con chiarezza, ma dando dei contenuti molto ricchi, dando dei contenuti profondi”: se “non sempre facili da assimilare immediatamente, perché a volte sono articolati, anche concettualmente”, “sono sempre accompagnati da una grande intensità spirituale ed anche emotiva, se non in mondo profondo, certo non in modo superficiale”.
“Questa intensità emotiva, in questo viaggio, l’abbiamo sperimentata in particolare quando il Papa ha parlato ai giovani in difficoltà”, “a cui ha proposto la vita cristiana come cammino di risanamento interiore, di pace e di abilitazione ad un amore che diventa positivo nei confronti degli altri, anche da parte di chi ha vissuto difficoltà e può essere quindi particolarmente capace di capire le difficoltà degli altri”.
Confermate le voci: Madrid ospiterà la GMG 2011
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Al termine della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI ha dato appuntamento ai giovani a Madrid nel 2011.
Dopo la recita dell'Angelus a mezzogiorno ora locale, i Cardinali George Pell di Sydney e Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, hanno pronunciato i discorsi di congedo. Il Papa ha quindi annunciato la sede della XXIV GMG.
“È ora giunto il momento di dirvi addio, o piuttosto, arrivederci!”, ha detto. “Vi ringrazio tutti per aver partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008, qui a Sydney, e spero di rivedervi fra tre anni. La Giornata Mondiale della Gioventù 2011 si svolgerà a Madrid, in Spagna”.
Il gran numero di giovani spagnoli è esploso in grida di gioia e ha sventolato la bandiera nazionale.
“Fino a quel momento...”, ha iniziato a dire il Santo Padre, interrotto dalle grida di esultanza. “Fin a quel momento – ha ripreso –, preghiamo gli uni per gli altri, e rendiamo davanti al mondo la nostra gioiosa testimonianza a Cristo. Dio vi benedica tutti”.
La Spagna ha già accolto la Giornata Mondiale della Gioventù nel 1989 a Santiago de Compostela. In quell'occasione ha partecipato alla GMG, presieduta da Giovanni Paolo II, mezzo milione di giovani.
GMG di Madrid: il Cardinale Rouco spera nell'appoggio del Governo
La Giornata della Gioventù potrebbe aver luogo nella terza settimana di agosto
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Antonio María Rouco, Arcivescovo di Madrid, spera che il Governo spagnolo assicuri collaborazione nella preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà nel 2011.
In alcune dichiarazioni dopo l'annuncio di questa mattina da parte di Benedetto XVI circa la sede della prossima GMG, il porporato, che è anche presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha affermato che le relazioni tra la Chiesa e lo Stato nel Paese sono in questo momento “normali”.
I rapporti tra il Governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero e la Chiesa sono stati tesi in passato.
L'Arcivescovo spera che il Governo assicuri in questo atto mondiale “libertà d'azione e cooperazione”.
Il Cardinale sostiene che ci sarà “un minimo di un milione di partecipanti, forse due”, e ha spiegato che l'evento potrebbe svolgersi la terza settimana di agosto.
Quanto allo scenario dell'incontro, il Cardinale ha osservato che “il precedente di Cuatro Vientos nel 2003 è favorevole”. Il 3 maggio 2003, Giovanni Paolo II incontrò più di 700.000 giovani (secondo alcune fonti un milione) in questa base militare.
Italia
Pioniere nella lotta contro la pedofilia ringrazia il Papa
Don Fortunato Di Noto, dell'Associazione Meter
ROMA, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Don Fortunato Di Noto, sacerdote e pioniere nella lotta alla pedofilia in Europa con l'Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org), ha ringraziato Benedetto XVI per la condanna che ha pronunciato in Australia contro questo crimine e per il suo impegno nel volerlo sradicare.
Il sacerdote, che in 15 anni ha aiutato 600 vittime della pedofilia e si è distinto nella lotta contro la pedopornografia online (175.000 i siti denunciati in tutto il mondo), ha pubblicato un energico comunicato in cui si rivolge anche ai suoi fratelli nel sacerdozio.
"I sacerdoti che in questo momento sono direttamente coinvolti in abusi sessuali su bambini lascino immediatamente il ministero", esorta.
"Mi appello alla loro coscienza e alla luce della Parola di Dio che invita a metterci nella verità. Un sacerdote non può rimanere sacerdote se abusa di un bambino, se lede la dignità e l'innocenza dei prediletti del Signore".
"Ringrazio, a nome dei tanti bambini violati e delle loro famiglie, il Santo Padre Benedetto XVI per aver ancora una volta con chiarezza e paternità ribadito la condanna ai preti che si sono macchiati di un peccato grave e di un reato contro l'umanità".
"Sono certo - continua don Di Noto - che con una partecipazione condivisa si possa operare sempre di più contro questa piaga. Ma non diventi solo un pretesto strumentale contro la Chiesa che può raccontare come, attraverso le opere di carità, aiuta le vittime di sfruttamento sessuale, i bambini di strada, le vittime di pedofilia".
Interviste
Perché non ci siano più abusi sessuali sui minori
Intervista al presidente della Conferenza Episcopale Australiana
di Catherine Smibert
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo sabato Benedetto XVI ha chiesto perdono alle vittime degli abusi sessuali da parte di membri del clero in Australia, e ha rinnovato l'impegno della Chiesa verso misure preventive volte a combattere questi fatti.
Monsignor Philip Wilson, Arcivescovo di Adelaide e Presidente della Conferenza Episcopale Austaliana, si è detto d'accordo sul fatto che la Chiesa abbia bisogno di un programma non solo per rispondere agli abusi, ma anche per prevenire il loro ripetersi in futuro.
In questa intervista a ZENIT, l'Arcivescovo indica delle misure concrete per contrastare la crisi dovuta agli scandali sessuali e traccia un breve bilancio degli effetti della Giornata Mondiale della Gioventù.
Cosa pensa di quanto detto da Benedetto XVI sulla questione degli abusi sessuali nel discorso rivolto al clero australiano?
Arcivescovo Wilson: Il Santo Padre ha parlato meravigliosamente come Pastore della Chiesa circa gli abusi sessuali perpetrati in Australia da parte di sacerdoti e religiosi.
Ha parlato anche di quanto questo abbia causato sofferenza e angoscia e delle misure che devono essere prese per rispondere in modo compassionevole, in particolare nei confronti delle vittime degli abusi. Ha accennato anche a ciò che è necessario fare per assicurare che questo non accada nuovamente, e al fatto che abbiamo bisogno di trovare modi affinché i bambini possano essere protetti e sorvegliati all'interno delle nostre comunità senza che corrano pericoli.
Potrebbe dirci in breve cosa è stato fatto e cosa secondo lei la Chiesa in Australia potrebbe ancora fare riguardo a questo problema?
Arcivescovo Wilson: Credo che tutti stiano lavorando duramente per trovare i modi più adeguati per rispondere, e nella maniera migliore, sforzandosi di aiutare le vittime e di far ammettere le colpe.
Noi ammettiamo che alcune persone appartenenti alla Chiesa abbiano commesso cose terribili e siano responsabili, perciò dobbiamo rispondere a questi fatti in maniera appropriata, ma allo stesso tempo realistica e autentica.
Non serve limitarci a porgere le nostre scuse senza agire. Devono essere compiuti passi concreti per fronteggiare questo problema, e in Australia siamo stati molto fermi su questo punto. Dal 1996, infatti, abbiamo dato vita a un programma chiamato "Towards Healing" ("Verso la guarigione") volto a questo scopo e che sta funzionando molto bene.
Le vittime hanno molto da suggerirci in proposito, e il programma è stato riadattato nelle sue procedure un paio di volte per rispondere a quanto da loro osservato.
Come ha già detto in precedenza, questo è solo uno dei settori in cui la Chiesa sta facendo del suo meglio, non è vero?
Arcivescovo Wilson: E' da parecchio tempo che mi occupo dei diversi punti che il programma della Chiesa dovrebbe affrontare per far fronte alle questioni di questo tipo.
In primo luogo, dobbiamo avere un programma riguardante gli autori degli abusi, che devono essere fermati con tutto il potere che la Chiesa ha a sua disposizione.
In secondo luogo, in presenza di qualsiasi attività criminale è necessario fare rapporto direttamente alle autorità.
In terzo luogo, dobbiamo essere veramente attenti nel processo di selezione delle persone che intendo abbracciare la vita sacerdotale o religiosa, ed essere certi che siano il più sane possibile dal punto di vista psicologico e fisico e pronte per il cammino a cui si sentono chiamate.
Infine, come ha detto il Santo Padre - e a lui va tutto il mio plauso -, dobbiamo fare tutto il possibile come comunità per sviluppare un migliore sistema di protezione per i bambini. Ciò vuol dire che dobbiamo cercare tutti i modi per dare ai bambini il più alto livello di protezione possibile.
Dopo tanto scetticismo da parte dei media nei confronti della Chiesa, in che misura la Giornata Mondiale della Gioventù è riuscita a intaccare questo pregiudizio?
Arcivescovo Wilson: Non sono certo di quale sarà l'effetto complessivo, ma credo che l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù, non solo a Sydney ma anche in altre zone dell'Australia, abbia fornito alla gente una nuova prospettiva sulla Chiesa.
Spesso le persone comuni ritengono che la Chiesa cattolica non abbia alcuna relazione viva con i giovani, e questo crea delle difficoltà, perché viviamo in una cultura che non incoraggia la gente ad avere fede o a rispondere alla Chiesa.
I fatti dicono però che ci sono quasi 500.000 giovani di tutto il mondo giunti qui per manifestare esplicitamente la loro fede; giunti qui per essere guidati, non solo dal Papa, ma anche dai loro Vescovi.
Da quando sono arrivati hanno preso parte a programmi di formazione basati non solo sul divertimento, ma anche su un fondamento spirituale. Mi sembra che questo dia attualmente una visuale diversa della vita della Chiesa.
Che cosa deve fare la Chiesa in Australia dopo la Giornata Mondiale della Gioventù?
Arcivescovo Wilson: Non credo che il nostro lavoro possa mai considerarsi concluso. Dobbiamo spiegare chi siamo, non solo con le parole, ma anche attraverso il nostro stile di vita.
Potrei tenere delle lunghe conferenze sulla teologia della Chiesa e parlare della realtà della "communio", che è comunque qualcosa di buono e potente, ma non ha alcun valore rispetto alla reale esperienza della "communio" stessa.
E' questo che dobbiamo fare. Dobbiamo dare ai giovani questa esperienza della comunità. E la Giornata Mondiale della Gioventù c'è riuscita, come ho potuto osservare da vicino quando ho visitato una parrocchia di Sydney in occasione di una catechesi.
Quando sono arrivato, di mattina presto, la comunità parrocchiale stava generosamente dando da mangiare e si stava prendendo cura dei pellegrini, il che influenza anche il modo in cui essi si relazionavano tra loro. In seguito si sono riuniti per pregare, e poi hanno avuto un colloquio con me, seguito dalla Messa e dal pranzo. I giovani era quasi imbarazzati dalla generosità e dalle tante attenzioni.
A volte accade, quando vai in qualche luogo e la gente ti dona generosamente del cibo.
Questa è la reale espressione della nostra "communio" e ospitalità, che consiste nel presentare al mondo la nostra missione.
San Francesco aveva ragione quando invitava a predicare costantemente, ma a usare raramente le parole. Questo perché possiamo usare anche delle parole meravigliose per spiegare il nostro operato, ma non avranno mai l'impatto di un'esperienza diretta di questo amore in modo fisico e interattivo.
Bioetica
Il caso Eluana e la dimensione della dipendenza
ROMA, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento di Chiara Mantovani, Presidente dell'Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) di Ferrara e Presidente di Scienza & Vita di Ferrara.
* * *
Ci sono tanti fraintendimenti nella vicenda che vede coinvolta Eluana Englaro, alcuni di ordine tecnico-medico, altri di natura squisitamente bioetica. Quello che mi sembra decisivo è provare a fare chiarezza per avere elementi oggettivi e razionali sui quali poi provare ad esprimere un giudizio sui fatti, astenendosi dal giudicare le persone.
I fatti sono che ad una persona, che vive in condizioni che non richiedono particolari terapie ma per le quali non sono conosciuti rimedi risolutivi, si reputa opportuno togliere i supporti naturalmente vitali. Non è la sua malattia a richiedere idratazione e nutrimento: acqua e cibo sono elementi indispensabili alla vita di ogni vivente.
È solo la modalità di assunzione che per lei è differente da quella ordinaria. Ma un sondino direttamente nello stomaco non può essere considerato un presidio eccezionale, sproporzionato all’effetto desiderato o gestibile solo da competenze specialistiche. Non è straordinario né per costo, né per impegno strumentale, né per disagio del soggetto cui si somministra.
Non si può ignorare la valenza esemplare di avvenimenti che vengono portati alla ribalta della cronaca: Eluana è icona di una sofferenza molto più comune della sua stessa patologia, quella sofferenza che è banco di prova della condizione umana: la dimensione della dipendenza, la frustrazione di dipendere dagli altri. Se da piccoli questa dipendenza non è pesante da sopportare, anzi, è la condizione naturale, da adulti, dopo aver faticosamente raggiunto il traguardo della maturità, sembra disumano esservi ancora costretti.
Modernamente, invece, si è fatto della rivendicazione della propria autosufficienza la misura del senso della propria vita: se “dipendo” dagli altri, non sono più io che vivo, vivono loro al posto mio. È molto comune che il giovane rivendichi la libertà intesa come possibilità di fare e vivere come si reputa opportuno: nell’età in cui un orario imposto di rientro a casa appare come una limitazione insopportabile, una sedia a rotelle può facilmente apparire come intollerabile: figurarsi la dipendenza assoluta di uno stato vegetativo, la impossibilità di progettare il futuro, l’impotenza di comunicare e interagire con il mondo.
Non mi nascondo l’angoscia di una tale condizione, non sostengo che sia facile. Ma mi pare che essa interpelli la capacità del “mondo” di sopportare il dolore e la sofferenza e di capire che nulla diminuisce il valore della persona umana, men che meno la debolezza.
Per Eluana, e per altri che come lei da soli non ce la fanno, qualcuno pensa che la morte sia meglio della vita. Questo è proprio la caratteristica della eutanasia: la morte più “bella” della vita.
In che modo si pensa di procurare questa morte? Qualcuno ha detto: lasciando che la natura faccia il suo corso. Ma la natura presuppone che per mantenere la vita si mangi e si beva e non è andare contro natura provvedere ai bisogni elementari.
In questi giorni mi è tornata alla mente una scena di un vecchio film, sulla vita degli eschimesi. Ad una giovane coppia nasce un bel bambino, ne sono felici, sebbene vivano in un mondo freddo e inospitale. Ma già dopo pochi minuti dalla nascita, l’inesperto padre si accorge che il bimbo non ha denti. Si dispera, perché i denti, in quella situazione, sono strumento di sopravvivenza: servono per mangiare, ma anche per lavorare le pelli, per costruire attrezzi, per condurre una vita “normale”.
E con grande tristezza comunica alla moglie che dovranno abbandonarlo, quel piccolo, perché è destinato ad una morte lenta e dolorosa. Ma la mamma si dispera, non ci sta. E dice una frase che non si è mai cancellata dalla mia memoria: «Masticherò io per lui, lascia che sua madre lo nutra, lo vesta: i miei denti saranno i suoi denti!». Felicemente, scopriranno da soli che dopo qualche mese il problema sarà naturalmente risolto!
Per Eluana la scienza medica non dà prospettive di recupero, solo incertezze. Dice che probabilmente non tornerà mai ad essere autosufficiente, non promette guarigione. Anzi, ammette che ci vorrebbe un “miracolo”, laicamente inteso per indicarne la improbabilità. Allo stesso tempo dice che non sta per morire, che le sue condizioni cliniche generali sono buone, che il suo fisico lotterà per la sopravvivenza.
Terry Schiavo ha terribilmente mostrato che cosa sarà necessario somministrarle per non farla soffrire “troppo”: calmanti, antidolorifici, anticonvulsivi e molto altro ancora. Ad Eluana, come a Terry, non si stanno applicando cure inadeguate alla condizione clinica: si dà ciò che si dà ad ogni essere che viene al mondo, quando ancora non è in grado di fare da sé.
Neppure un’aspirina, dicono le suore che ne hanno cura. Ecco, mi pare, il punto decisivo: prendersi cura. E farsi carico di una sofferenza. E riconoscere non un barlume, ma tutta l’umanità connaturata ad ogni persona. Riconoscerla nonostante non salti agli occhi con fragore, ma vada cercata con amore.
Non vediamo mai foto recenti di Eluana: non me ne rammarico, perché il riserbo è segno di rispetto e perché il nostro mondo è talmente ammalato di sensazionalismo da dimenticare spesso il pudore.
Eppure, anche senza vederla, sono intimamente convinta che il suo papà e la sua mamma la trovano sempre bella, perché è davvero così: di nessuno che si ama si può dire che è brutto.
Mi chiedo perché uno o più giudici non abbiano riconosciuto, nella richiesta dell’ingegner Englaro, la valenza comune ad ogni grido di dolore: ditemi quanto vale, per voi, la vita di mia figlia. Datemi strumenti per capire, per sopportare, per essere aiutato a portare il peso; non scappatoie per liberarsi di un problema.
C’è un pericolo concreto di perdita del senso del reale, in una società in cui i deboli possono essere cancellati dalle sentenze; né si invochi il testamento biologico, pretesto fin troppo manovrabile, addirittura beffardo, per imporre scelte ben poco consapevoli.
Perché non è il diritto di scelta sulla vita la misura alta di una civiltà: è, piuttosto, il coraggio di farsi carico di ogni dolore, di assumersi la responsabilità degli altri. Se poi la fede cristiana illumina meglio il cammino, non si dica che è ingerenza: si ammetta che è una ragione in più, non una menomazione del giudizio.
[I lettori sono invitati a porre domande sui differenti temi di bioetica scrivendo all’indirizzo: . I diversi esperti che collaborano con ZENIT provvederanno a rispondere ai temi che verranno sollevati. Si prega di indicare il nome, le iniziali del cognome e la città di provenienza]
Angelus
Benedetto XVI: giovani, rimanete fedeli all'amicizia con Dio
Discorso introduttivo alla preghiera dell'Angelus
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso introduttivo di Benedetto XVI alla preghiera mariana dell'Angelus, recitata insieme ai fedeli e pellegrini riuniti all’Ippodromo di Randwick a Sydney.
* * *
Cari giovani amici,
ci apprestiamo ora a recitare insieme la bella preghiera dell’Angelus. In essa rifletteremo su Maria, giovane donna in colloquio con l’angelo che la invita a nome di Dio ad una particolare donazione di se stessa, della propria vita, del proprio futuro di donna e di madre. Possiamo immaginare come dovette sentirsi in quel momento: piena di trepidazione, completamente sopraffatta dalla prospettiva che le era posta dinanzi.
L’angelo comprese la sua ansia e immediatamente cercò di rassicurarla: “Non temere, Maria... Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1, 30, 35). Fu lo Spirito a darle la forza e il coraggio di rispondere alla chiamata del Signore. Fu lo Spirito ad aiutarla a comprendere il grande mistero che stava per compiersi per mezzo di lei. Fu lo Spirito che la avvolse con il suo amore e la rese capace di concepire il Figlio di Dio nel suo grembo. Questa scena costituisce forse il momento cardine nella storia del rapporto di Dio con il suo popolo. Nell’Antico Testamento, Dio si era rivelato in modo parziale, in modo graduale, come tutti noi facciamo nei nostri rapporti personali.
Ci volle tempo perché il popolo eletto approfondisse il suo rapporto con Dio. L’Alleanza con Israele fu come un periodo di corteggiamento, un lungo fidanzamento. Venne quindi il momento definitivo, il momento del matrimonio, la realizzazione di una nuova ed eterna alleanza. In quel momento Maria, davanti al Signore, rappresentava tutta l’umanità. Nel messaggio dell’angelo, era Dio ad avanzare una proposta di matrimonio con l’umanità. E a nome nostro, Maria disse di sì.
Nelle fiabe, i racconti terminano qui, e tutti “da quel momento vivono contenti e felici”. Nella vita reale non è così facile. Molte furono le difficoltà con cui Maria dovette cimentarsi nell’affrontare le conseguenze di quel “sì” detto al Signore. Simeone profetizzò che una spada le avrebbe trafitto il cuore. Quando Gesù ebbe dodici anni, ella sperimentò i peggiori incubi che ogni genitore può provare, quando, per tre giorni, suo figlio si era smarrito. E dopo la sua attività pubblica, ella soffrì l’agonia di essere presente alla sua crocifissione e morte. Attraverso le varie prove ella rimase sempre fedele alla sua promessa, sostenuta dallo Spirito di fortezza. E ne fu ricompensata con la gloria.
Cari giovani, anche noi dobbiamo rimanere fedeli al “sì” con cui abbiamo accolto l’offerta di amicizia da parte del Signore. Sappiamo che egli non ci abbandonerà mai. Sappiamo che Egli ci sosterrà sempre con i doni dello Spirito. Maria ha accolto la “proposta” del Signore a nome nostro. Ed allora, volgiamoci a lei e chiediamole di guidarci nelle difficoltà per rimanere fedeli a quella relazione vitale che Dio ha stabilito con ciascuno di noi. Maria è il nostro esempio e la nostra ispirazione; Ella intercede per noi presso il suo Figlio, e con amore materno ci protegge dai pericoli.
[DOPO L'ANGELUS:]
È ora giunto il momento di dirvi addio, o piuttosto, arrivederci! Vi ringrazio tutti per aver partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008, qui a Sydney, e spero di rivedervi fra tre anni. La Giornata Mondiale della Gioventù 2011 si svolgerà a Madrid, in Spagna. Fino a quel momento, preghiamo gli uni per gli altri, e rendiamo davanti al mondo la nostra gioiosa testimonianza a Cristo. Dio vi benedica tutti.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
Benedetto XVI prega perché la GMG sia una nuova Pentecoste
Il Papa trae spunto da Sant'Agostino per spiegare lo Spirito Santo
In 400.000 all'ippodromo di Randwick per la Messa di chiusura
Il Papa: la proposta a Maria, offerta di matrimonio da parte di Dio
Il Papa: "quanti buoni semi" dopo le giornate australiane
Il portavoce vaticano: la GMG di Sydney è stata “unica”
Confermate le voci: Madrid ospiterà la GMG 2011
GMG di Madrid: il Cardinale Rouco spera nell'appoggio del Governo
ITALIA
Pioniere nella lotta contro la pedofilia ringrazia il Papa
INTERVISTE
Perché non ci siano più abusi sessuali sui minori
BIOETICA
Il caso Eluana e la dimensione della dipendenza
ANGELUS
Benedetto XVI: giovani, rimanete fedeli all'amicizia con Dio
DOCUMENTI
Omelia di Benedetto XVI per la Messa di chiusura della GMG di Sydney
Il Papa all'incontro con gli organizzatori della GMG di Sydney
Giornata Mondiale della Gioventù
Benedetto XVI prega perché la GMG sia una nuova Pentecoste
Esorta i giovani ad aprire il cuore al potere dello Spirito
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI prega che la Messa finale della Giornata Mondiale della Gioventù sia come l'esperienza dell'Ultima Cena, e che i giovani escano da questa desiderosi di proclamare il Cristo Risorto.
Con questa preghiera, il Pontefice ha concluso la sua omelia questa domenica mattina – ora di Sydney – alla Messa di chiusura della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù.
Il Santo Padre ha parlato alla folla del potere dello Spirito Santo. La sua omelia è seguita all'elenco dei nomi di 24 candidati alla Confermazione, provenienti due da ogni Stato australiano e altri 12 dal resto del mondo.
Il Papa ha avuto una percezione della quantità di persone radunate per la Messa quando ha sorvolato l'ippodromo di Randwick in elicottero e ha visto circa 225.000 persone che dormivano sotto le stelle sabato sera dopo la Veglia.
Questa domenica mattina, sotto un sole brillante, Benedetto XVI ha detto ai giovani: “Possa il fuoco dell’amore di Dio scendere a riempire i vostri cuori, per unirvi sempre di più al Signore e alla sua Chiesa e inviarvi, come nuova generazione di apostoli, a portare il mondo a Cristo!”.
Il Santo Padre ha spiegato ai giovani cosa sia il potere dello Spirito Santo: “E’ il potere della vita di Dio! E’ il potere dello stesso Spirito che si librò sulle acque all’alba della creazione e che, nella pienezza dei tempi, rialzò Gesù dalla morte. E’ il potere che conduce noi e il nostro mondo verso l’avvento del Regno di Dio”.
Una nuova era
Benedetto XVI ha citato il Vangelo di Luca letto durante la Messa, in cui Gesù proclama che è iniziata una nuova era, in cui lo Spirito Santo verrà effuso su tutta l'umanità.
“Qui in Australia, [...] noi tutti abbiamo avuto una magnifica esperienza della presenza e della potenza dello Spirito nella bellezza della natura”, ha detto il Papa. “Anche qui, in questa grande assemblea di giovani cristiani provenienti da tutto il mondo, abbiamo avuto una vivida esperienza della presenza e della forza dello Spirito nella vita della Chiesa”.
“Abbiamo visto la Chiesa per quello che veramente è: Corpo di Cristo, vivente comunità d’amore, comprendente gente di ogni razza, nazione e lingua, di ogni tempo e luogo, nell’unità nata dalla nostra fede nel Signore risorto. La forza dello Spirito non cessa mai di riempire di vita la Chiesa”.
“Questa forza, la grazia dello Spirito, non è qualcosa che possiamo meritare o conquistare; possiamo solamente riceverla come puro dono. L’amore di Dio può effondere la sua forza solo quando gli permettiamo di cambiarci dal di dentro. Noi dobbiamo permettergli di penetrare nella dura crosta della nostra indifferenza, della nostra stanchezza spirituale, del nostro cieco conformismo allo spirito di questo nostro tempo”.
“Solo allora possiamo permettergli di accendere la nostra immaginazione e plasmare i nostri desideri più profondi – ha osservato –. Ecco perché la preghiera è così importante: la preghiera quotidiana, quella privata nella quiete dei nostri cuori e davanti al Santissimo Sacramento e la preghiera liturgica nel cuore della Chiesa. Essa è pura ricettività della grazia di Dio, amore in azione, comunione con lo Spirito che dimora in noi e ci conduce, attraverso Gesù, nella Chiesa, al suo Padre celeste”.
Una differenza?
“Permettetemi di farvi ora una domanda”, ha detto il Papa ai giovani.
“Che cosa lascerete voi alla prossima generazione? State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà? State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà? Come state usando i doni che vi sono stati dati, la 'forza' che lo Spirito Santo è anche ora pronto a effondere su di voi? Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?”.
“Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”, ha affermato il Vescovo di Roma.
“Una nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dalla chiusura che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani”.
“Cari giovani amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era, messaggeri del suo amore, capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità”, ha aggiunto.
Il mondo e la Chiesa, sostiene, hanno bisogno di questo rinnovamento.
“La Chiesa ha specialmente bisogno del dono dei giovani, di tutti i giovani. Essa ha bisogno di crescere nella forza dello Spirito che anche adesso dona gioia a voi giovani e vi ispira a servire il Signore con allegrezza".
"Aprite il vostro cuore a questa forza! Rivolgo questa appello in modo speciale a coloro che sono chiamati alla vita sacerdotale e consacrata. Non abbiate paura di dire il vostro “sì” a Gesù, di trovare la vostra gioia nel fare la sua volontà, donandovi completamente per arrivare alla santità e facendo uso dei vostri talenti a servizio degli altri!”.
Il Papa ha concluso la sua omelia chiedendo l'aiuto della Madonna: “Attraverso l’amorevole intercessione di Maria, Madre della Chiesa, possa questa ventitreesima Giornata Mondiale della Gioventù essere vissuta come un nuovo Cenacolo, così che tutti noi, ardenti del fuoco dell’amore dello Spirito Santo, possiamo continuare a proclamare il Signore risorto e attrarre ogni cuore a lui! Amen”.
Il Papa trae spunto da Sant'Agostino per spiegare lo Spirito Santo
Fornisce una spiegazione teologica della Trinità
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Con l'aiuto di Sant'Agostino, Benedetto XVI ha offerto una breve lezione di teologia sulla terza persona della Trinità nel corso della Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi questo sabato all'ippodromo di Randwick di Sydney.
Lo Spirito Santo “è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità”, ha detto ai giovani. “Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata”.
Il Pontefice ha ricordato che da ragazzo ha appreso dell'esistenza dello Spirito Santo, ma non ha compreso pienamente la terza persona della Trinità finché non ha iniziato a studiare gli scritti di Sant'Agostino dopo essere diventato sacerdote.
Anche la comprensione dello Spirito Santo da parte di Agostino, ha osservato, “si sviluppò in modo graduale” e “fu una lotta”.
Il teologo, ha ricordato il Santo Padre, ha “tre particolari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono”.
“Queste tre intuizioni non sono soltanto teoriche – ha osservato –. Esse aiutano a spiegare come opera lo Spirito”.
“In un mondo in cui sia gli individui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione, tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estendere e chiarire l’ambito della nostra testimonianza”.
Unità
Benedetto XVI ha affermato che la prima intuizione di Agostino deriva dalla riflessione sulle parole “Spirito” e “Santo”, che “si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina”.
“In altre parole – ha aggiunto –, a ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro comunione”.
“Per cui, se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l’unità”, ha spiegato. “Un’unità di comunione vissuta: un’unità di persone in relazione vicendevole di costante dono; il Padre e il Figlio che si donano l’uno all’altro”.
“Cominciamo così ad intravedere, penso, quanto illuminante sia tale comprensione dello Spirito Santo come unità, come comunione. Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignità delle altre persone”.
“E neppure l’unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di 'definire' noi stessi”.
“Di fatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana si realizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo all’unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nel servizio degli uni agli altri”.
Amore
Benedetto XVI ha affermato che la seconda intuizione di Agostino è stata “lo Spirito Santo come amore che permane”.
In 1 Gv 4,16 si dice che “Dio è amore”, ha sottolineato. “Agostino suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insieme, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica particolare dello Spirito Santo”.
“Riflettendo sulla natura permanente dell’amore – 'chi resta nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui' (ibid.) – Agostino si chiede: è l’amore o lo Spirito che garantisce il dono durevole?”.
Citando il De Trinitate agostiniano, il Pontefice dice che questa è la conclusione alla quale arriva il santo: “Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!”.
“È una magnifica spiegazione – ha confessato –: Dio condivide se stesso come amore nello Spirito Santo”.
“L’amore è il segno della presenza dello Spirito Santo! Le idee o le parole che mancano di amore – anche se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere 'dello Spirito'”.
“Di più: l’amore ha un tratto particolare; lungi dall’essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere”.
“Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulteriore colpo d’occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore che dissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!”.
Dono
La terza intuizione di Agostino – lo Spirito Santo come dono – , ha proseguito Benedetto XVI, deriva dalla riflessione sul brano evangelico del colloquio di Cristo con la samaritana al pozzo.
“Qui Gesù si rivela come il datore dell’acqua viva, che viene poi qualificata come lo Spirito”, ha spiegato.
Citando il Vangelo di Giovanni, il Papa ha affermato che “lo Spirito è 'il dono di Dio' – la sorgente interiore – che soddisfa davvero la nostra sete più profonda e ci conduce al Padre”.
Riprendendo il De Trinitate, il Papa osserva che “Agostino conclude che il Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo”.
“Amici – ha aggiunto –, ancora una volta gettiamo uno sguardo sulla Trinità all’opera: lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona; al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso”.
“Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro”.
“Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così che non abbia più sete!”, ha esclamato.
“Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!”.
Realtà
Benedetto XVI ha detto ai ragazzi che “vi sono momenti [...] nei quali possiamo essere tentati di ricercare un certo appagamento fuori di Dio”, e ha posto la stessa domanda che Cristo fece agli Apostoli: “Forse anche voi volete andarvene?”.
“Un tale allontanamento magari offre l’illusione della libertà. Ma dove ci porta? Da chi possiamo noi andare? Nei nostri cuori, infatti, sappiamo che solo il Signore ha 'parole di vita eterna'”.
Citando Sant'Agostino, ha affermato che “l’allontanamento da lui è solo un futile tentativo di fuggire da noi stessi”.
“Dio è con noi nella realtà della vita e non nella fantasia! Affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatezza, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole, a ciò che è vero. E’ lo Spirito che ci riporta alla comunione con la Trinità Santissima!”.
In 400.000 all'ippodromo di Randwick per la Messa di chiusura
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Dopo una settimana di celebrazioni in tutta Sydney, gli organizzatori della Giornata Mondiale della Gioventù si dicono entusiasti per la partecipazione di più di 400.000 persone alla Messa finale, svoltasi questa domenica all'ippodromo di Randwick.
Il direttore operativo Danny Casey ha detto che la GMG di Sydney è stata un successo per la città e per la Chiesa cattolica in Australia.
“E' stato splendido vedere più di 400.000 persone riunite per la Messa in una domenica nuvolosa”, ha rivelato.
“E' stata sicuramente la più affollata Messa cattolica mai celebrata nel nostro Paese”.
Agli oltre 200.000 pellegrini che hanno dormito nell'ippodromo dopo la Veglia notturna se ne sono aggiunti molti altri arrivati questa mattina per l'atto finale del programma della GMG.
Riferendosi all'Australia come alla “Grande Terra del Sud dello Spirito Santo”, Benedetto XVI ha salutato con gioia i pellegrini mentre si faceva largo tra l'enorme folla prima dell'inizio della Messa.
Il Santo Padre ha anche ringraziato la città di Sydney per aver ospitato l'evento, prima di annunciare che Madrid (Spagna) ospiterà la Giornata Mondiale della Gioventù del 2011.
“E' stata una settimana indimenticabile”, ha detto padre Mark Podesta, portavoce della GMG08, che ha anche concelebrato la Messa finale con il Papa.
“Le celebrazioni formali e la presenza del Santo Padre hanno permesso che la gioia di così tanti giovani cattolici penetrasse nella nostra città”.
Benedetto XVI lascerà l'aeroporto di Sydney domani, quando alle 10.00 ora locale si imbarcherà su un volo della Qantas diretto a Roma.
Il Papa: la proposta a Maria, offerta di matrimonio da parte di Dio
Esorta i giovani ad essere fedeli come lo è stata la Madonna
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha affermato che la scena dell'Annunciazione è come una proposta di matrimonio di Dio alla quale Maria, a nome del genere umano, ha risposto di sì.
Il Papa lo ha osservato questa domenica nella cerimonia di chiusura della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, prima di recitare l'Angelus con 400.000 persone riunite nell'ippodromo di Randwick a Sydney.
Nella “bella preghiera dell’Angelus”, ha commentato, “rifletteremo su Maria, giovane donna in colloquio con l’angelo che la invita a nome di Dio ad una particolare donazione di se stessa, della propria vita, del proprio futuro di donna e di madre”.
“Possiamo immaginare come dovette sentirsi in quel momento: piena di trepidazione, completamente sopraffatta dalla prospettiva che le era posta dinanzi”.
Il Santo Padre ha ricordato che l'angelo Gabriele comprese il timore di Maria e cercò di rassicurarla, dicendo “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo”.
“Fu lo Spirito a darle la forza e il coraggio di rispondere alla chiamata del Signore. Fu lo Spirito ad aiutarla a comprendere il grande mistero che stava per compiersi per mezzo di lei. Fu lo Spirito che la avvolse con il suo amore e la rese capace di concepire il Figlio di Dio nel suo grembo”.
“Questa scena costituisce forse il momento cardine nella storia del rapporto di Dio con il suo popolo. Nell’Antico Testamento, Dio si era rivelato in modo parziale, in modo graduale, come tutti noi facciamo nei nostri rapporti personali. Ci volle tempo perché il popolo eletto approfondisse il suo rapporto con Dio”.
Corteggiamento
Benedetto XVI ha paragonato la relazione di Dio con l'umanità a un rapporto di coppia.
“L’Alleanza con Israele fu come un periodo di corteggiamento, un lungo fidanzamento”, ha constatato. “Venne quindi il momento definitivo, il momento del matrimonio, la realizzazione di una nuova ed eterna alleanza. In quel momento Maria, davanti al Signore, rappresentava tutta l’umanità. Nel messaggio dell’angelo, era Dio ad avanzare una proposta di matrimonio con l’umanità. E a nome nostro, Maria disse di sì”.
“Nelle fiabe, i racconti terminano qui, e tutti 'da quel momento vivono contenti e felici'. Nella vita reale non è così facile”, ha continuato. “Molte furono le difficoltà con cui Maria dovette cimentarsi nell’affrontare le conseguenze di quel 'sì' detto al Signore. [...] Attraverso le varie prove ella rimase sempre fedele alla sua promessa, sostenuta dallo Spirito di fortezza. E ne fu ricompensata con la gloria”.
“Cari giovani, anche noi dobbiamo rimanere fedeli al 'sì' con cui abbiamo accolto l’offerta di amicizia da parte del Signore – ha riconosciuto –. Sappiamo che egli non ci abbandonerà mai. Sappiamo che Egli ci sosterrà sempre con i doni dello Spirito”.
“Maria ha accolto la 'proposta' del Signore a nome nostro. Ed allora, volgiamoci a lei e chiediamole di guidarci nelle difficoltà per rimanere fedeli a quella relazione vitale che Dio ha stabilito con ciascuno di noi. Maria è il nostro esempio e la nostra ispirazione; Ella intercede per noi presso il suo Figlio, e con amore materno ci protegge dai pericoli”.
Il Papa: "quanti buoni semi" dopo le giornate australiane
Lo confessa agli organizzatori e ai benefattori della Giornata Mondiale della Gioventù
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è convinto che la Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney porterà frutti insperati all'evangelizzazione.
"Quanti buoni semi sono stati seminati in questi pochi giorni!", ha confessato questa domenica pomeriggio incontrando i benefattori e gli organizzatori dell'evento nella Reception Hall e nella Sala del Capitolo della Cattedrale di Sydney.
Palesemente soddisfatto per questi giorni di evangelizzazione, il Pontefice ha voluto salutarli prima di tornare a Roma per esprimere loro la propria gratitudine.
"Intendo ringraziarvi uno ad uno, non solo per quei sacrifici, ma ancor più per la fiducia che avete dimostrato verso i nostri giovani e per la vostra confidenza nella grazia di Dio che opera nei loro cuori", ha affermato.
"Preghiamo affinché l'investimento che molti di voi hanno posto in loro porti frutto nelle loro esistenze, per la vita della Chiesa di Cristo e per il futuro di questo nostro mondo!", ha aggiunto.
"La vostra generosità e il vostro sacrificio sono stati un apporto essenziale, anche se spesso nascosto, al successo di questa Giornata Mondiale della Gioventù".
"Possano la gioia spirituale, la soddisfazione e l'appagamento, che tutti abbiamo sperimentato in questi giorni, costituire una sorgente inesauribile di benedizioni per le vostre vite - ha concluso -. Non dubitate mai della verità della promessa di nostro Signore, secondo cui ogni volta che noi offriamo la nostra creatività, la nostra energia, le nostre risorse, le nostre stesse persone, noi le riceviamo poi in cambio con abbondanza".
Il Santo Padre si congederà dall'Australia questo lunedì all'aeroporto di Sydney prima di imbarcarsi su un volo della Qantas che partirà alle 10.00 per Roma.
Il portavoce vaticano: la GMG di Sydney è stata “unica”
Padre Federico Lombardi commenta la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- La XXIII Giornata Mondiale della Gioventù che Sydney ha accolto dal 15 luglio a questa domenica è stata “unica”, ha affermato padre Federico Lombardi, S.I., portavoce della Sala Stampa della Santa Sede e direttore della “Radio Vaticana”.
In un'intervista rilasciata all'emittente pontificia, il sacerdote gesuita ha osservato che l'unicità di questa GMG deriva dal fatto di essersi svolta “in un ambiente molto particolare, quello dell’Australia”.
“Sono ammirato dell’impegno che gli australiani e la Chiesa australiana hanno messo nell’organizzazione, raggiungendo dei risultati veramente notevoli, sia per il numero di giovani che sono venuti, sia per il modo in cui le manifestazioni si sono svolte, sia anche per il modo in cui si è riuscita a coinvolgere la città, la società circostante”, ha confessato.
Un momento “molto speciale”, rileva il portavoce vaticano, è stato quello della Via Crucis: “svoltasi in mezzo alla vie e nei luoghi più significativi della grande città, è stata naturalmente una proposta di riflessione che ha colpito molto, al di là dei partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, tutta la città e la società circostante”.
“Si è, quindi, anche mostrata la validità dell’antica tradizione della Via Crucis e delle sacre rappresentazioni per proporre con efficacia un momento fondamentale del mistero cristiano”.
Padre Lombardi ha quindi sottolineato l'atto “coraggioso” inserito nella Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia del 2005 e portato avanti in quella di Sydney: l'adorazione eucaristica nella Veglia del sabato sera.
“Non era così chiaro che si riuscisse a fare una veglia con una buona partecipazione, con una forma di preghiera così impegnativa – ha sottolineato –. Invece qui si è continuato e con una formula molto ben riuscita: un’adorazione non certo di durata eccessiva, ma vissuta con grandissima intensità ed accompagnata anche da canti e da brevissime riflessioni”.
“Credo che questo significhi un messaggio di importanza della preghiera al centro della vita cristiana e anche di questa forma specifica di preghiera che è l’adorazione, ed anche il silenzio di fronte a Dio”, ha osservato.
“Penso che sia molto coerente anche con l’impostazione che Benedetto XVI dà a queste Giornate della Gioventù, in cui cerca di portare contenuti profondi con una sua catechesi impegnativa e non sempre facile, ma certamente solida e su cui ritornare a meditare, ed anche con momenti importantissimi della spiritualità e della preghiera esplicita”.
Nel corso dell'incontro australiano, ha proseguito, il Papa ha esposto “una catechesi molto ampia sulla vita cristiana: centrata sul tema dello Spirito Santo, ma che è anche partita dal Battesimo ed è arrivata alla Cresima, che è stato un po’ il Sacramento caratteristico di questa Giornata Mondiale della Gioventù”.
“Il Papa ha parlato, ha parlato a lungo, ha parlato con chiarezza, ma dando dei contenuti molto ricchi, dando dei contenuti profondi”: se “non sempre facili da assimilare immediatamente, perché a volte sono articolati, anche concettualmente”, “sono sempre accompagnati da una grande intensità spirituale ed anche emotiva, se non in mondo profondo, certo non in modo superficiale”.
“Questa intensità emotiva, in questo viaggio, l’abbiamo sperimentata in particolare quando il Papa ha parlato ai giovani in difficoltà”, “a cui ha proposto la vita cristiana come cammino di risanamento interiore, di pace e di abilitazione ad un amore che diventa positivo nei confronti degli altri, anche da parte di chi ha vissuto difficoltà e può essere quindi particolarmente capace di capire le difficoltà degli altri”.
Confermate le voci: Madrid ospiterà la GMG 2011
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Al termine della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI ha dato appuntamento ai giovani a Madrid nel 2011.
Dopo la recita dell'Angelus a mezzogiorno ora locale, i Cardinali George Pell di Sydney e Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, hanno pronunciato i discorsi di congedo. Il Papa ha quindi annunciato la sede della XXIV GMG.
“È ora giunto il momento di dirvi addio, o piuttosto, arrivederci!”, ha detto. “Vi ringrazio tutti per aver partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008, qui a Sydney, e spero di rivedervi fra tre anni. La Giornata Mondiale della Gioventù 2011 si svolgerà a Madrid, in Spagna”.
Il gran numero di giovani spagnoli è esploso in grida di gioia e ha sventolato la bandiera nazionale.
“Fino a quel momento...”, ha iniziato a dire il Santo Padre, interrotto dalle grida di esultanza. “Fin a quel momento – ha ripreso –, preghiamo gli uni per gli altri, e rendiamo davanti al mondo la nostra gioiosa testimonianza a Cristo. Dio vi benedica tutti”.
La Spagna ha già accolto la Giornata Mondiale della Gioventù nel 1989 a Santiago de Compostela. In quell'occasione ha partecipato alla GMG, presieduta da Giovanni Paolo II, mezzo milione di giovani.
GMG di Madrid: il Cardinale Rouco spera nell'appoggio del Governo
La Giornata della Gioventù potrebbe aver luogo nella terza settimana di agosto
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Antonio María Rouco, Arcivescovo di Madrid, spera che il Governo spagnolo assicuri collaborazione nella preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà nel 2011.
In alcune dichiarazioni dopo l'annuncio di questa mattina da parte di Benedetto XVI circa la sede della prossima GMG, il porporato, che è anche presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, ha affermato che le relazioni tra la Chiesa e lo Stato nel Paese sono in questo momento “normali”.
I rapporti tra il Governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero e la Chiesa sono stati tesi in passato.
L'Arcivescovo spera che il Governo assicuri in questo atto mondiale “libertà d'azione e cooperazione”.
Il Cardinale sostiene che ci sarà “un minimo di un milione di partecipanti, forse due”, e ha spiegato che l'evento potrebbe svolgersi la terza settimana di agosto.
Quanto allo scenario dell'incontro, il Cardinale ha osservato che “il precedente di Cuatro Vientos nel 2003 è favorevole”. Il 3 maggio 2003, Giovanni Paolo II incontrò più di 700.000 giovani (secondo alcune fonti un milione) in questa base militare.
Italia
Pioniere nella lotta contro la pedofilia ringrazia il Papa
Don Fortunato Di Noto, dell'Associazione Meter
ROMA, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Don Fortunato Di Noto, sacerdote e pioniere nella lotta alla pedofilia in Europa con l'Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org), ha ringraziato Benedetto XVI per la condanna che ha pronunciato in Australia contro questo crimine e per il suo impegno nel volerlo sradicare.
Il sacerdote, che in 15 anni ha aiutato 600 vittime della pedofilia e si è distinto nella lotta contro la pedopornografia online (175.000 i siti denunciati in tutto il mondo), ha pubblicato un energico comunicato in cui si rivolge anche ai suoi fratelli nel sacerdozio.
"I sacerdoti che in questo momento sono direttamente coinvolti in abusi sessuali su bambini lascino immediatamente il ministero", esorta.
"Mi appello alla loro coscienza e alla luce della Parola di Dio che invita a metterci nella verità. Un sacerdote non può rimanere sacerdote se abusa di un bambino, se lede la dignità e l'innocenza dei prediletti del Signore".
"Ringrazio, a nome dei tanti bambini violati e delle loro famiglie, il Santo Padre Benedetto XVI per aver ancora una volta con chiarezza e paternità ribadito la condanna ai preti che si sono macchiati di un peccato grave e di un reato contro l'umanità".
"Sono certo - continua don Di Noto - che con una partecipazione condivisa si possa operare sempre di più contro questa piaga. Ma non diventi solo un pretesto strumentale contro la Chiesa che può raccontare come, attraverso le opere di carità, aiuta le vittime di sfruttamento sessuale, i bambini di strada, le vittime di pedofilia".
Interviste
Perché non ci siano più abusi sessuali sui minori
Intervista al presidente della Conferenza Episcopale Australiana
di Catherine Smibert
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Questo sabato Benedetto XVI ha chiesto perdono alle vittime degli abusi sessuali da parte di membri del clero in Australia, e ha rinnovato l'impegno della Chiesa verso misure preventive volte a combattere questi fatti.
Monsignor Philip Wilson, Arcivescovo di Adelaide e Presidente della Conferenza Episcopale Austaliana, si è detto d'accordo sul fatto che la Chiesa abbia bisogno di un programma non solo per rispondere agli abusi, ma anche per prevenire il loro ripetersi in futuro.
In questa intervista a ZENIT, l'Arcivescovo indica delle misure concrete per contrastare la crisi dovuta agli scandali sessuali e traccia un breve bilancio degli effetti della Giornata Mondiale della Gioventù.
Cosa pensa di quanto detto da Benedetto XVI sulla questione degli abusi sessuali nel discorso rivolto al clero australiano?
Arcivescovo Wilson: Il Santo Padre ha parlato meravigliosamente come Pastore della Chiesa circa gli abusi sessuali perpetrati in Australia da parte di sacerdoti e religiosi.
Ha parlato anche di quanto questo abbia causato sofferenza e angoscia e delle misure che devono essere prese per rispondere in modo compassionevole, in particolare nei confronti delle vittime degli abusi. Ha accennato anche a ciò che è necessario fare per assicurare che questo non accada nuovamente, e al fatto che abbiamo bisogno di trovare modi affinché i bambini possano essere protetti e sorvegliati all'interno delle nostre comunità senza che corrano pericoli.
Potrebbe dirci in breve cosa è stato fatto e cosa secondo lei la Chiesa in Australia potrebbe ancora fare riguardo a questo problema?
Arcivescovo Wilson: Credo che tutti stiano lavorando duramente per trovare i modi più adeguati per rispondere, e nella maniera migliore, sforzandosi di aiutare le vittime e di far ammettere le colpe.
Noi ammettiamo che alcune persone appartenenti alla Chiesa abbiano commesso cose terribili e siano responsabili, perciò dobbiamo rispondere a questi fatti in maniera appropriata, ma allo stesso tempo realistica e autentica.
Non serve limitarci a porgere le nostre scuse senza agire. Devono essere compiuti passi concreti per fronteggiare questo problema, e in Australia siamo stati molto fermi su questo punto. Dal 1996, infatti, abbiamo dato vita a un programma chiamato "Towards Healing" ("Verso la guarigione") volto a questo scopo e che sta funzionando molto bene.
Le vittime hanno molto da suggerirci in proposito, e il programma è stato riadattato nelle sue procedure un paio di volte per rispondere a quanto da loro osservato.
Come ha già detto in precedenza, questo è solo uno dei settori in cui la Chiesa sta facendo del suo meglio, non è vero?
Arcivescovo Wilson: E' da parecchio tempo che mi occupo dei diversi punti che il programma della Chiesa dovrebbe affrontare per far fronte alle questioni di questo tipo.
In primo luogo, dobbiamo avere un programma riguardante gli autori degli abusi, che devono essere fermati con tutto il potere che la Chiesa ha a sua disposizione.
In secondo luogo, in presenza di qualsiasi attività criminale è necessario fare rapporto direttamente alle autorità.
In terzo luogo, dobbiamo essere veramente attenti nel processo di selezione delle persone che intendo abbracciare la vita sacerdotale o religiosa, ed essere certi che siano il più sane possibile dal punto di vista psicologico e fisico e pronte per il cammino a cui si sentono chiamate.
Infine, come ha detto il Santo Padre - e a lui va tutto il mio plauso -, dobbiamo fare tutto il possibile come comunità per sviluppare un migliore sistema di protezione per i bambini. Ciò vuol dire che dobbiamo cercare tutti i modi per dare ai bambini il più alto livello di protezione possibile.
Dopo tanto scetticismo da parte dei media nei confronti della Chiesa, in che misura la Giornata Mondiale della Gioventù è riuscita a intaccare questo pregiudizio?
Arcivescovo Wilson: Non sono certo di quale sarà l'effetto complessivo, ma credo che l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù, non solo a Sydney ma anche in altre zone dell'Australia, abbia fornito alla gente una nuova prospettiva sulla Chiesa.
Spesso le persone comuni ritengono che la Chiesa cattolica non abbia alcuna relazione viva con i giovani, e questo crea delle difficoltà, perché viviamo in una cultura che non incoraggia la gente ad avere fede o a rispondere alla Chiesa.
I fatti dicono però che ci sono quasi 500.000 giovani di tutto il mondo giunti qui per manifestare esplicitamente la loro fede; giunti qui per essere guidati, non solo dal Papa, ma anche dai loro Vescovi.
Da quando sono arrivati hanno preso parte a programmi di formazione basati non solo sul divertimento, ma anche su un fondamento spirituale. Mi sembra che questo dia attualmente una visuale diversa della vita della Chiesa.
Che cosa deve fare la Chiesa in Australia dopo la Giornata Mondiale della Gioventù?
Arcivescovo Wilson: Non credo che il nostro lavoro possa mai considerarsi concluso. Dobbiamo spiegare chi siamo, non solo con le parole, ma anche attraverso il nostro stile di vita.
Potrei tenere delle lunghe conferenze sulla teologia della Chiesa e parlare della realtà della "communio", che è comunque qualcosa di buono e potente, ma non ha alcun valore rispetto alla reale esperienza della "communio" stessa.
E' questo che dobbiamo fare. Dobbiamo dare ai giovani questa esperienza della comunità. E la Giornata Mondiale della Gioventù c'è riuscita, come ho potuto osservare da vicino quando ho visitato una parrocchia di Sydney in occasione di una catechesi.
Quando sono arrivato, di mattina presto, la comunità parrocchiale stava generosamente dando da mangiare e si stava prendendo cura dei pellegrini, il che influenza anche il modo in cui essi si relazionavano tra loro. In seguito si sono riuniti per pregare, e poi hanno avuto un colloquio con me, seguito dalla Messa e dal pranzo. I giovani era quasi imbarazzati dalla generosità e dalle tante attenzioni.
A volte accade, quando vai in qualche luogo e la gente ti dona generosamente del cibo.
Questa è la reale espressione della nostra "communio" e ospitalità, che consiste nel presentare al mondo la nostra missione.
San Francesco aveva ragione quando invitava a predicare costantemente, ma a usare raramente le parole. Questo perché possiamo usare anche delle parole meravigliose per spiegare il nostro operato, ma non avranno mai l'impatto di un'esperienza diretta di questo amore in modo fisico e interattivo.
Bioetica
Il caso Eluana e la dimensione della dipendenza
ROMA, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento di Chiara Mantovani, Presidente dell'Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) di Ferrara e Presidente di Scienza & Vita di Ferrara.
* * *
Ci sono tanti fraintendimenti nella vicenda che vede coinvolta Eluana Englaro, alcuni di ordine tecnico-medico, altri di natura squisitamente bioetica. Quello che mi sembra decisivo è provare a fare chiarezza per avere elementi oggettivi e razionali sui quali poi provare ad esprimere un giudizio sui fatti, astenendosi dal giudicare le persone.
I fatti sono che ad una persona, che vive in condizioni che non richiedono particolari terapie ma per le quali non sono conosciuti rimedi risolutivi, si reputa opportuno togliere i supporti naturalmente vitali. Non è la sua malattia a richiedere idratazione e nutrimento: acqua e cibo sono elementi indispensabili alla vita di ogni vivente.
È solo la modalità di assunzione che per lei è differente da quella ordinaria. Ma un sondino direttamente nello stomaco non può essere considerato un presidio eccezionale, sproporzionato all’effetto desiderato o gestibile solo da competenze specialistiche. Non è straordinario né per costo, né per impegno strumentale, né per disagio del soggetto cui si somministra.
Non si può ignorare la valenza esemplare di avvenimenti che vengono portati alla ribalta della cronaca: Eluana è icona di una sofferenza molto più comune della sua stessa patologia, quella sofferenza che è banco di prova della condizione umana: la dimensione della dipendenza, la frustrazione di dipendere dagli altri. Se da piccoli questa dipendenza non è pesante da sopportare, anzi, è la condizione naturale, da adulti, dopo aver faticosamente raggiunto il traguardo della maturità, sembra disumano esservi ancora costretti.
Modernamente, invece, si è fatto della rivendicazione della propria autosufficienza la misura del senso della propria vita: se “dipendo” dagli altri, non sono più io che vivo, vivono loro al posto mio. È molto comune che il giovane rivendichi la libertà intesa come possibilità di fare e vivere come si reputa opportuno: nell’età in cui un orario imposto di rientro a casa appare come una limitazione insopportabile, una sedia a rotelle può facilmente apparire come intollerabile: figurarsi la dipendenza assoluta di uno stato vegetativo, la impossibilità di progettare il futuro, l’impotenza di comunicare e interagire con il mondo.
Non mi nascondo l’angoscia di una tale condizione, non sostengo che sia facile. Ma mi pare che essa interpelli la capacità del “mondo” di sopportare il dolore e la sofferenza e di capire che nulla diminuisce il valore della persona umana, men che meno la debolezza.
Per Eluana, e per altri che come lei da soli non ce la fanno, qualcuno pensa che la morte sia meglio della vita. Questo è proprio la caratteristica della eutanasia: la morte più “bella” della vita.
In che modo si pensa di procurare questa morte? Qualcuno ha detto: lasciando che la natura faccia il suo corso. Ma la natura presuppone che per mantenere la vita si mangi e si beva e non è andare contro natura provvedere ai bisogni elementari.
In questi giorni mi è tornata alla mente una scena di un vecchio film, sulla vita degli eschimesi. Ad una giovane coppia nasce un bel bambino, ne sono felici, sebbene vivano in un mondo freddo e inospitale. Ma già dopo pochi minuti dalla nascita, l’inesperto padre si accorge che il bimbo non ha denti. Si dispera, perché i denti, in quella situazione, sono strumento di sopravvivenza: servono per mangiare, ma anche per lavorare le pelli, per costruire attrezzi, per condurre una vita “normale”.
E con grande tristezza comunica alla moglie che dovranno abbandonarlo, quel piccolo, perché è destinato ad una morte lenta e dolorosa. Ma la mamma si dispera, non ci sta. E dice una frase che non si è mai cancellata dalla mia memoria: «Masticherò io per lui, lascia che sua madre lo nutra, lo vesta: i miei denti saranno i suoi denti!». Felicemente, scopriranno da soli che dopo qualche mese il problema sarà naturalmente risolto!
Per Eluana la scienza medica non dà prospettive di recupero, solo incertezze. Dice che probabilmente non tornerà mai ad essere autosufficiente, non promette guarigione. Anzi, ammette che ci vorrebbe un “miracolo”, laicamente inteso per indicarne la improbabilità. Allo stesso tempo dice che non sta per morire, che le sue condizioni cliniche generali sono buone, che il suo fisico lotterà per la sopravvivenza.
Terry Schiavo ha terribilmente mostrato che cosa sarà necessario somministrarle per non farla soffrire “troppo”: calmanti, antidolorifici, anticonvulsivi e molto altro ancora. Ad Eluana, come a Terry, non si stanno applicando cure inadeguate alla condizione clinica: si dà ciò che si dà ad ogni essere che viene al mondo, quando ancora non è in grado di fare da sé.
Neppure un’aspirina, dicono le suore che ne hanno cura. Ecco, mi pare, il punto decisivo: prendersi cura. E farsi carico di una sofferenza. E riconoscere non un barlume, ma tutta l’umanità connaturata ad ogni persona. Riconoscerla nonostante non salti agli occhi con fragore, ma vada cercata con amore.
Non vediamo mai foto recenti di Eluana: non me ne rammarico, perché il riserbo è segno di rispetto e perché il nostro mondo è talmente ammalato di sensazionalismo da dimenticare spesso il pudore.
Eppure, anche senza vederla, sono intimamente convinta che il suo papà e la sua mamma la trovano sempre bella, perché è davvero così: di nessuno che si ama si può dire che è brutto.
Mi chiedo perché uno o più giudici non abbiano riconosciuto, nella richiesta dell’ingegner Englaro, la valenza comune ad ogni grido di dolore: ditemi quanto vale, per voi, la vita di mia figlia. Datemi strumenti per capire, per sopportare, per essere aiutato a portare il peso; non scappatoie per liberarsi di un problema.
C’è un pericolo concreto di perdita del senso del reale, in una società in cui i deboli possono essere cancellati dalle sentenze; né si invochi il testamento biologico, pretesto fin troppo manovrabile, addirittura beffardo, per imporre scelte ben poco consapevoli.
Perché non è il diritto di scelta sulla vita la misura alta di una civiltà: è, piuttosto, il coraggio di farsi carico di ogni dolore, di assumersi la responsabilità degli altri. Se poi la fede cristiana illumina meglio il cammino, non si dica che è ingerenza: si ammetta che è una ragione in più, non una menomazione del giudizio.
[I lettori sono invitati a porre domande sui differenti temi di bioetica scrivendo all’indirizzo: . I diversi esperti che collaborano con ZENIT provvederanno a rispondere ai temi che verranno sollevati. Si prega di indicare il nome, le iniziali del cognome e la città di provenienza]
Angelus
Benedetto XVI: giovani, rimanete fedeli all'amicizia con Dio
Discorso introduttivo alla preghiera dell'Angelus
SYDNEY, domenica, 20 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso introduttivo di Benedetto XVI alla preghiera mariana dell'Angelus, recitata insieme ai fedeli e pellegrini riuniti all’Ippodromo di Randwick a Sydney.
* * *
Cari giovani amici,
ci apprestiamo ora a recitare insieme la bella preghiera dell’Angelus. In essa rifletteremo su Maria, giovane donna in colloquio con l’angelo che la invita a nome di Dio ad una particolare donazione di se stessa, della propria vita, del proprio futuro di donna e di madre. Possiamo immaginare come dovette sentirsi in quel momento: piena di trepidazione, completamente sopraffatta dalla prospettiva che le era posta dinanzi.
L’angelo comprese la sua ansia e immediatamente cercò di rassicurarla: “Non temere, Maria... Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1, 30, 35). Fu lo Spirito a darle la forza e il coraggio di rispondere alla chiamata del Signore. Fu lo Spirito ad aiutarla a comprendere il grande mistero che stava per compiersi per mezzo di lei. Fu lo Spirito che la avvolse con il suo amore e la rese capace di concepire il Figlio di Dio nel suo grembo. Questa scena costituisce forse il momento cardine nella storia del rapporto di Dio con il suo popolo. Nell’Antico Testamento, Dio si era rivelato in modo parziale, in modo graduale, come tutti noi facciamo nei nostri rapporti personali.
Ci volle tempo perché il popolo eletto approfondisse il suo rapporto con Dio. L’Alleanza con Israele fu come un periodo di corteggiamento, un lungo fidanzamento. Venne quindi il momento definitivo, il momento del matrimonio, la realizzazione di una nuova ed eterna alleanza. In quel momento Maria, davanti al Signore, rappresentava tutta l’umanità. Nel messaggio dell’angelo, era Dio ad avanzare una proposta di matrimonio con l’umanità. E a nome nostro, Maria disse di sì.
Nelle fiabe, i racconti terminano qui, e tutti “da quel momento vivono contenti e felici”. Nella vita reale non è così facile. Molte furono le difficoltà con cui Maria dovette cimentarsi nell’affrontare le conseguenze di quel “sì” detto al Signore. Simeone profetizzò che una spada le avrebbe trafitto il cuore. Quando Gesù ebbe dodici anni, ella sperimentò i peggiori incubi che ogni genitore può provare, quando, per tre giorni, suo figlio si era smarrito. E dopo la sua attività pubblica, ella soffrì l’agonia di essere presente alla sua crocifissione e morte. Attraverso le varie prove ella rimase sempre fedele alla sua promessa, sostenuta dallo Spirito di fortezza. E ne fu ricompensata con la gloria.
Cari giovani, anche noi dobbiamo rimanere fedeli al “sì” con cui abbiamo accolto l’offerta di amicizia da parte del Signore. Sappiamo che egli non ci abbandonerà mai. Sappiamo che Egli ci sosterrà sempre con i doni dello Spirito. Maria ha accolto la “proposta” del Signore a nome nostro. Ed allora, volgiamoci a lei e chiediamole di guidarci nelle difficoltà per rimanere fedeli a quella relazione vitale che Dio ha stabilito con ciascuno di noi. Maria è il nostro esempio e la nostra ispirazione; Ella intercede per noi presso il suo Figlio, e con amore materno ci protegge dai pericoli.
[DOPO L'ANGELUS:]
È ora giunto il momento di dirvi addio, o piuttosto, arrivederci! Vi ringrazio tutti per aver partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2008, qui a Sydney, e spero di rivedervi fra tre anni. La Giornata Mondiale della Gioventù 2011 si svolgerà a Madrid, in Spagna. Fino a quel momento, preghiamo gli uni per gli altri, e rendiamo davanti al mondo la nostra gioiosa testimonianza a Cristo. Dio vi benedica tutti.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).















