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Il mondo visto da Roma- 23 giugno 2008
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Lunedì, 23 Giugno : 2008

Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Appello della Santa Sede a un turismo ecoresponsabile
La Chiesa non "fa" politica, ma educa all'impegno politico
Il teologo della Casa Pontificia presenta l'identità della radio cattolica
“Il lavoro di una radio cattolica non è propaganda, ma è testimonianza”
Ratificato l'Accordo tra Santa Sede e Repubblica delle Filippine

NOTIZIE DAL MONDO
La Chiesa turca apre ufficialmente l'Anno Paolino
Cardinale Arinze: l'Eucaristia deve cambiare la vita quotidiana
La libertà religiosa come bene sociale in un incontro ad Amman
La Chiesa in India prepara un film su San Tommaso

ITALIA
Presentato il programma del Meeting di Rimini 2008
“Donna e post-aborto: il dramma, l’accoglienza, il perdono”

DOCUMENTI
Omelia del Papa per la messa conclusiva del Congresso in Québec
Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2008


Santa Sede

Appello della Santa Sede a un turismo ecoresponsabile
Nel Messaggio per la Giornata mondiale del Turismo 2008

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Di fronte al problema dei cambiamenti climatici che investe il nostro pianeta i turisti devono coltivare un' “etica della responsabilità".

E' quanto si legge nel Messaggio del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, reso noto questo lunedì e pubblicato in vista della Giornata Mondiale del Turismo 2008, che verrà celebrata il 27 settembre sul tema “Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico”.

La Chiesa appoggia questa iniziativa indetta dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT), invitando tutte le Chiese particolari a far conoscere la visione cristiana del turismo e ricordare la responsabilità pastorale di ciascuno anche nel tempo del riposo e dello svago, della cultura e conoscenza, della distensione fisica.

Nel Messaggio, firmato dal Presidente e dal Segretario del Dicastero vaticano, rispettivamente il Cardinale Renato Raffaele Martino e l'Arcivescovo Agostino Marchetto, si legge che la salvezza del pianeta è posta di fronte “ad un bivio”.

Da qui l'appello al “contributo di tutti, perciò anche dei turisti, nel ciclo della terra in cui viviamo, affinchè si presti attenzione ai comportamenti e alle azioni concertate, che portino meno ingiuria possibile al pianeta”.

Oggi, afferma il Messaggio, sono oltre 900 milioni le persone che si recano in viaggio turistico all’estero - e si prevede che nel 2020 saranno 1 milardo e mezzo - senza contare le centinaia di milioni che si spostano all’interno del proprio Paese.

Per i loro spostamenti in aereo, per mare e via terra, si utilizzano carburanti inquinanti, mentre gli hotel e le case che li accolgono, con impianti di aria condizionata, immettono nell’atmosfera dosi massicce di gas nocivi.

Di fronte a questo, “il turista [...] con il suo atteggiamento può [...] contribuire a mantenere in vita il pianeta e a frenare la scalata ad un cambiamento climatico che ci allarma”.

In questo senso, si può decidere “di essere un turista contro la terra o a suo favore, magari andando a piedi, preferendo alberghi e luoghi di accoglienza più a contatto con la natura, portando meno bagaglio, affinché i mezzi di trasporto emettano minori quantità di anidride carbonica, smaltendo in modo adeguato i rifiuti, consumando pasti più ‘ecologici’”.

Oppure, “piantando alberi per neutralizzare gli effetti inquinanti dei nostri viaggi, preferendo prodotti dell’artigianato locale ad altri dispendiosi e velenosi, servendosi di materiali riciclabili o biodegradabili, rispettando la legislazione locale e valorizzando la cultura del luogo che stiamo visitando”.

L’importante, si afferma, è ritornare “al senso del limite contro il progresso folle e ad ogni costo, fuggendo l’ossessione di possedere e di consumare”.

“In questo modo - conclude il Messaggio - si svilupperà una cultura del turismo responsabile anche nei confronti dei cambiamenti climatici”.


La Chiesa non "fa" politica, ma educa all'impegno politico
Afferma il Cardinal Martino

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- "La Chiesa non fa politica; la Chiesa non forma alla politica", ma "deve formare ed educare all'impegno sociale e politico, facendo tesoro della sua dottrina sociale".

E' quanto ha affermato il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, al termine del Seminario internazionale sul tema "La politica, forma esigente di carità", svoltosi il 20 e il 21 giugno in Vaticano alla presenza di circa 60 esperti tra politologi, studiosi e personalità impegnate nel sociale.

"Il cristiano è chiamato a dare alla politica uno statuto autenticamente umano, liberandola costantemente da illusioni messianiche e recuperandone il ruolo fondamentale dalle delusioni che la circondano", ha affermato il Cardinale secondo quanto riporta "L'Osservatore Romano".

La politica, infatti, "resta una questione seria per un cristiano: a essa egli guarda per arricchirne il ruolo con quel formidabile complesso di principi e di valori proposti dalla dottrina sociale della Chiesa".

Tra gli oratori del Seminario, l'Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione vaticana per l'Educazione Cattolica, che è intervenuto su politica, politici, virtù e santità; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, che ha proposto una lettura storica del passaggio dalle ideologie forti alla politica debole; il parlamentare statunitense Christopher Smith, che ha affrontato le tematiche della tutela della vita e della famiglia; la biogenetista Carmen Romero Paredes, che ha illustrato la questione delle biotecnologie nel contesto della politica e dell'ecologia umana e naturale.

Sintetizzando quanto detto durante il Seminario, il Cardinal Martino ha sottolineato come la dottrina sociale sia uno strumento strategico fondamentale nell'impegno politico dei cristiani e nell'approccio cristiano alla politica.

L'incontro ha anche fornito l'occasione per una presa di coscienza e un esame delle sfide che la politica deve affrontare nel mondo globalizzato, che il porporato ha ricondotto alle questioni della verità e dell'autorità, "ignorate, purtroppo da molto tempo, dalla riflessione teorica sulla comunità politica, non senza danno".

Nel corso del Seminario è infatti emersa la convinzione che la questione della verità sarà sempre più importante in futuro, "a causa della domanda drammatica di senso che la tecnica sta ponendo a tutti noi".

Ciò si pone su una dimensione triplice, ricorda "L'Osservatore Romano": "nell'ambito politico, ove incombe il rischio della tecnocrazia, nell'ambito della manipolazione della vita, là dove ci si affida ciecamente alle biotecnologie, nell'ambito della comunicazione, rimodellato e sconvolto dalla tecnologia informatica".

In questi ambiti, ha affermato il Cardinal Martino, "si pone con forza il problema della verità, in quanto senza riferimento a essa la democrazia si trasforma in tecnica procedurale, la biotecnologia in 'fabbricazione' della vita e dell'uomo, e le tecnologie dell'informazione in produzione di mondi virtuali", con il rischio di arrivare a "forme inedite di asservimento dell'uomo all'uomo".

Quanto alla questione dell'autorità, anch'essa sarà decisiva in futuro e "dovrà essere pensata e articolata in modo nuovo, più orizzontale e flessibile, con una maggiore coerenza al principio di sussidiarietà".

Solo così, infatti, sarà possibile "vincere le dinamiche centrifughe della società di oggi e sviluppare invece dinamiche aggregative e solidali".


Il teologo della Casa Pontificia presenta l'identità della radio cattolica
Esorta le comunità monastiche a pregare per le emittenti

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il teologo della Casa Pontificia, padre Woyciech Giertych, OP, ha esortato le comunità contemplative a pregare per le radio cattoliche.

E' una delle proposte che ha presentato al Primo Congresso Mondiale delle Radio Cattoliche, terminato sabato a Roma dopo tre giorni di dibattito sull'identità e la missione della radio cattolica.

“Un buon modo di assicurare i frutti spirituali di una radio può essere collegare la sua missione con una comunità contemplativa monastica che in modo 'nascosto' sostenga spiritualmente la missione dell'emittente radiofonica”, ha affermato.

“Mentre la radio offre i suoi programmi, la comunità religiosa che non si vede la può sostenere con la sua ardente preghiera”, ha indicato.

Il teologo polacco ha spiegato di non parlare come canonista ma come frate, membro dell'Ordine dei Predicatori, l'ordine religioso di San Domenico nato proprio per predicare al mondo per la salvezza delle anime.

Padre Giertych ha anche manifestato la propria convinzione che esista un'“intrinseca connessione tra la Parola e il segno sacramentale”.

Quali sono le condizioni necessarie per una feconda e sana predicazione attraverso la radio e la televisione?, si è chiesto. In primo luogo, è imprescindibile essere consapevoli “non solo delle possibilità, ma anche dei limiti del mezzo radiofonico”, ha confessato.

“Non dobbiamo aspettarci troppo dai media: concentrarsi eccessivamente su di loro è una forma di pelagianesimo”, ha osservato per avvertire che troppa fiducia nei media potrebbe indurre a dubitare del dono della grazia.

“Nella Chiesa, media poveri significano più frutti spirituali dei grandi media”.

“I media elettronici possono far sì che la Parola arrivi in modo più esteso, raggiungendo grandi folle, ma rendono la sua ricezione più intensa?”, ha chiesto.

A suo avviso, al giorno d'oggi la Chiesa “deve cercare di essere presente in televisione e su Internet, ma è chiaro che non può più tornare ad essere la forza dominante nella cultura popolare”.

“Lo Spirito Santo ha oggi un nuovo stile”, ha sottolineato. “La presenza della grazia di Dio nel mondo dev'essere più umile, attraverso la preghiera personale, la qualità della carità e l'umile trasparenza del potere di Dio”.

“Gli editori che lavorano nei programmi, i tecnici, coloro la cui voce non si ascolta mai, le persone che parlano, i musicisti... tutti devono sostenere la missione della radio con la preghiera personale e la qualità della loro vita spirituale”, ha rimarcato il teologo del Papa.

“Solo così l'emittente radiofonica sarà davvero ecclesiale e contribuirà alla crescita della Chiesa”, ha concluso.


“Il lavoro di una radio cattolica non è propaganda, ma è testimonianza”
Monsignor Celli sulle conclusioni del Congresso delle Radio Cattoliche

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Le emittenti radiofoniche cattoliche partecipano alla missione evangelizzatrice della Chiesa con il proprio modo di lavorare, ha affermato monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, al termine del I Congresso Mondiale delle Radio Cattoliche.

L'iniziativa ha avuto luogo la settimana scorsa presso l'Università Urbaniana di Roma, è stata promossa dal suddetto dicastero della Santa Sede e ha riunito rappresentanti delle emittenti cattoliche dei cinque continenti.

In un'intervista rilasciata alla “Radio Vaticana”, monsignor Celli ha sottolineato la consapevolezza delle emittenti cattoliche del ruolo evangelizzatore come uno degli aspetti principali del Congresso, la “consapevolezza che una radio cattolica deve nascere da un'esperienza profonda di incontro con Gesù Cristo”.

“Una delle ricchezze di questo Congresso ci ha portati a riscoprire ancora una volta che siamo, sì, legati alla tecnologia, legati al professionalismo ma poi, riscoprire come c'è un dono di Dio nell'annuncio della Parola; c'è una grazia della predicazione”; “è la grazia di Dio che interviene nel cuore dell'uomo, per accogliere la Parola”.

“Il che vuol dire quindi che quando io mi accingo ad annunciare la Parola anche attraverso la radio, io devo avere questa consapevolezza e questa profonda umiltà di sapere di essere portatore di qualche cosa che è più grande di me”.

Per questo, ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio, il lavoro di una radio cattolica “non è propaganda, ma è testimonianza e essere consapevoli che quello che noi annunciamo è la Parola di Vita – ha osservato –. E questo va sottolineato con tutta forza”.

La partecipazione alla missione evangelizzatrice della Chiesa deve situarsi nel contesto culturale in cui si lavora. “Come è emerso qui, durante gli incontri, c'è il settore africano, il settore latinaoamericano, l'asiatico, l'europeo, per citarne alcuni, ciascuno con le proprie caratteristiche; però, il grande discorso è: come vedere, come annunciare il Vangelo in questa contestualità particolare? Quindi, un dialogo interculturale, a tutto tondo”.

La voce di chi non ha voce

Un altro dei temi importanti del Congresso, secondo monsignor Celli, è stata la consapevolezza del ruolo che una radio cattolica deve giocare nella promozione dell'uomo.

Dall'iniziativa, ha affermato, “è emersa con grande forza questa testimonianza, questo diritto di dire una parola vera all'uomo. Perché? Perché è ancora emerso ugualmente con grande forza che una radio cattolica deve essere voce di chi non ha voce”.

Ciò presuppone la capacità di reagire “a problematiche, a situazioni in cui all'uomo è negata la possibilità di essere uomo, dove non gli è riconosciuta la dignità dalla sua umanità”.

Il presule ha ritenuto interessanti “certi riferimenti ad esempio a ciò che soffrono determinate radio con il proprio personale in settori di questo mondo dove certe parole non sono gradite, o dove certe parole causano difficoltà con gli ambienti socio-politici locali”.

A tale proposito, ha apprezzato le parole che Benedetto XVI ha rivolto ieri ai partecipanti al Congresso sulla necessità di una comunicazione al servizio dello sviluppo della persona umana.

“Credo che il Papa ci abbia proprio invitato a questo, abbia ancora nuovamente puntato l'indice su questo grande punto di riferimento – ha commentato –. Infatti, ieri 'L'Osservatore Romano' aveva titolato proprio: 'Una rete di amicizia tra Cristo ed i popoli di tutti i continenti'. Ecco, credo che questa sia la grande ricchezza di questo Congresso”.


Ratificato l'Accordo tra Santa Sede e Repubblica delle Filippine
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Il 29 maggio scorso ha avuto luogo lo scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica delle Filippine circa i Beni Culturali della Chiesa cattolica, che era stato firmato il 17 aprile 2007.

A renderlo noto è stata la Sala Stampa della Santa Sede con una nota nella quale si legge che la cerimonia ha avuto luogo nella sede del Ministero degli Affari esteri a Manila, alla presenza del Nunzio apostolico nelle Filippine, monsignor Edward J. Adams, e del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica delle Filippine, l’on. Alberto G. Romulo.

Per parte ecclesiastica, erano presenti anche: il Cardinale Gaudencio B. Rosales, Arcivescovo di Manila; monsignor Julito B. Cortez, Vescovo Ausiliare di Cebu e Presidente della Commissione per i Beni Culturali della Chiesa della Conferenza dei vescovi cattolici delle Filippine (CBCP); monsignor Juanito S. Figura, Segretario generale della CBCP, e monsignor Giorgio Chezza, primo Segretario della Nunziatura apostolica; e altri ecclesiastici, responsabili di chiese storiche e di musei, biblioteche e archivi di enti religiosi.

Per parte statale erano presenti: la signora Carmen Padilla, responsabile della Commissione nazionale per l’UNESCO; la signora Emelita V. Almosara, consigliere dell’Istituto storico nazionale; il sig. Angel Bautista, primo curatore della Divisione per la Proprietà culturale del Museo nazionale, e altri funzionari del Ministero degli Affari esteri.

L’Accordo è entrato in vigore il giorno dello scambio degli strumenti di ratifica, a norma dell’Articolo VI dell’Accordo medesimo.


Notizie dal mondo

La Chiesa turca apre ufficialmente l'Anno Paolino
“Paolo è l'Apostolo di tutti i cristiani”

TARSO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- L'Anno Paolino ha un importante significato ecumenico, visto che San Paolo è una figura riconosciuta da tutte le confessioni cristiane. Lo ha affermato questa domenica monsignor Luigi Padovese, presidente della Conferenza Episcopale della Turchia, in un'intervista rilasciata alla “Radio Vaticana”.

Monsignor Padovese ha accompagnato il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, alla solenne celebrazione ecumenica svoltasi nella basilica di San Paolo di Tarso, che ha dato ufficialmente inizio all'Anno Paolino in Turchia.

Alla celebrazione erano presenti i Vescovi della Turchia e i rappresentanti di altre confessioni cristiane. Per l'Anno Paolino, il Governo turco ha permesso la riapertura al culto della basilica di Tarso, attualmente un museo.

A questo proposito, monsignor Padovese è tornato a insistere sulla necessità dei cristiani della Turchia di avere un luogo di culto a Tarso “per i molti pellegrini che verranno non soltanto per l'Anno Paolino ma anche in seguito”.

Sia la Conferenza Episcopale Turca che la Santa Sede, così come il Governo e la Conferenza Episcopale della Germania, hanno provato a intercedere in questo senso presso il Governo della Turchia.

La situazione dei cristiani turchi è difficile, ha spiegato monsignor Padovese, a causa del mancato riconoscimento ufficiale da parte del Governo.

“In Turchia 'non esiste' la Chiesa cattolica, 'non esistono' le parrocchie, 'non esiste' una Conferenza Episcopale, con tutta una sorta di conseguenze che derivano da una mancanza di riconoscimento giuridico”, ha osservato.

Il presule afferma che i pellegrinaggi in occasione dell'Anno Paolino possono aiutare molto i cattolici turchi, sempre che si arrivi “come pellegrino e non come turista”.

Allo stesso modo, ha esortato a testimoniare che “anche all'interno del mondo cristiano c'è chi ha fede, c'è chi sostiene valori religiosi, in questo anche contrastando l'opinione che talvolta esiste che cristianesimo e Occidente siano la stessa cosa: un Occidente corrotto e il cristianesimo una religione corrotta. Si deve mostrare che non è proprio così”.

Per monsignor Padovese, l'arrivo dei pellegrini da altre parti del mondo può promuovere nei cattolici turchi “una presa di coscienza della propria identità cristiana” e dare “un po' di forza all'interno delle difficoltà che ancora stiamo sperimentando”.


Cardinale Arinze: l'Eucaristia deve cambiare la vita quotidiana
Sottolinea la dimensione sociale del mistero

QUÉBEC, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- L'Eucaristia è una chiamata all'amore nelle situazioni concrete della vita quotidiana, ha affermato il Cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione vaticana per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, nell'omelia che ha pronunciato sabato durante il 49° Congresso Eucaristico Internazionale, svoltosi a Québec (Canada) dal 15 al 22 giugno.

“L'Eucaristia non è solo un mistero in cui credere e da celebrare, ma anche un mistero da vivere”, ha spiegato. “Al termine della Messa, il diacono, o il sacerdote, ci dice che siamo inviati a vivere il mistero che abbiamo celebrato, meditato e ricevuto”.

“La Santa Eucaristia ci invia a mostrare amore e solidarietà ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno. [...] Siamo anche inviati a consolare quanti soffrono, ad aiutare a liberare le vittime della schiavitù, incluse quelle delle forme di oppressione sessuale, razziale o di altro tipo, a dare speranza ai bambini di strada e ad aiutare i popoli sottosviluppati a raggiungere un livello accettabile di vita umana”.

Il Cardinale Arinze ha aggiunto che l'amore per il prossimo non si limita a questo, ma si estende a quanti soffrono la fame e i bisogni spirituali.

“La gente è affamata della Parola di Dio, del Vangelo liberatore di Gesù Cristo”, ha affermato. “Per questo, l'opera missionaria, la catechesi nelle sue molteplici forme e che porta la gente alla Chiesa e ai sacramenti sono manifestazioni necessarie dell'amore per il prossimo”.

Secondo il porporato, la vita dei santi riflette l'amore per l'Eucaristia trasformato in servizio. Sottolineando che il Congresso di Québec ha celebrato la Giornata per l'Africa, ha portato l'esempio di molti eroi africani, tra cui i beati Cyprian Michael Tansi della Nigeria, Isidore Bakanja del Congo e David Okelo e Gilde Irwa dell'Uganda.

“Questi grandi seguaci di Gesù hanno ottenuto la vita dalla Santa Eucaristia”, ha osservato. “Nella forza della Santa Eucaristia, questi testimoni di Cristo nel mondo hanno camminato per i 40 giorni e le 40 notti del loro pellegrinaggio terreno fino all'incontro con il Signore nella vita eterna”.


La libertà religiosa come bene sociale in un incontro ad Amman
Riunione del Comitato scientifico del Centro “Oasis”

di Mirko Testa

ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Si apre questo lunedì ad Amman, in Giordania, la riunione del Comitato scientifico del Centro Internazionale Studi e Ricerche “Oasis”, fondato 5 anni fa dal Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, con sede nella città lagunare, ma aperto a una rete di contatti e relazioni in tutto il mondo.

In questa nuova edizione, l’incontro – che si ripete ogni anno, nel mese di giugno, dal 2004 – sarà incentrato su “la libertà religiosa: un bene per ogni società” e indagherà, in particolar modo, a partire da testimonianze di vita ed esperienze concrete, come armonizzare insieme i valori della libertà religiosa con quelli dell'identità tradizionale di un popolo.

Ad inaugurare la due giorni di lavori del Comitato, sarà monsignor Gabriel Richi Alberti, direttore del Centro “Oasis”; si alterneranno poi negli interventi: il Cardinale Angelo Scola; il prof. Nikolaus Lobkowicz, direttore dell’Istituto Zimos per gli Studi sull’Europa Centrale e Orientale presso l’Università Cattolica di Eichstätt; il prof. Khaled al-Jaber, docente associato dell’Università di Petra e autore di diverse monografie sulla letteratura araba moderna e di edizioni critiche di testi classici; e il dr. Hanna Michael Salameh Numan, membro del Forum per la trasparenza in Giordania, della Fondazione per l’Archivio arabo e del Centro Amman per la Pace e la Crescita.

In serata, dopo il dibattito tra i presenti, si avrà la presentazione del Centro Our Lady of Peace, diretto dal dr. Majdi Dayyat e con sede ad Amman. Si tratta di una delle più importanti opere sociali del Patriarcato latino in Giordania, che offre corsi di varia natura e sostegno medico gratuito ai disabili, oltre a collaborare con diverse istituzioni musulmane.
Nel secondo giorno, monsignor Selim Sayegh, dal 1981 Vicario patriarcale dei latini per la Giordania, terrà una relazione dal titolo “La Chiesa latina in Giordania”, mentre nella sessione pomeridiana Hasan Abu Ni’mah, già ambasciatore del regno hashemita di Giordania in Belgio, in Italia e alle Nazioni Unite, presenterà il Royal Institute for Inter-faith Studies di Amman, da lui diretto.

Intervistato da ZENIT sul tema al centro dei lavori monsignor Gabriel Richi Alberti ha detto: “Vogliamo, attraverso il racconto reciproco e la riflessione comune, approfondire il bene della libertà religiosa per l’edificazione di una vita buona personale e comunitaria”.

“E lo faremo seguendo il metodo che Oasis ha scelto dall’inizio del suo lavoro – ha aggiunto –: conoscere l’esperienza concreta delle comunità cristiane nei paesi a maggioranza musulmana per imparare e individuare insieme a loro nuove strade”.

Su come riuscire a conciliare la libertà religiosa con il rispetto per la tradizione religiosa di un popolo, il Direttore del Centro Oasis ha dichiarato che “innanzitutto sarebbe importante riflettere su questo delicato problema a partire delle condizioni concrete di ogni popolo”.

“In Occidente assistiamo ad una sorta di paradosso. Da una parte affermiamo con forza la libertà di coscienza e la libertà religiosa – ha osservato –. Dall’altra, però, l’esperienza religiosa rischia di essere considerata come qualcosa di appartenente alla sfera del privato-personale senza alcuna rilevanza pubblica”.

“In questo modo il dovere di cercare la verità che caratterizza la coscienza rischia di essere qualcosa di non incidente per l’edificazione della vita pubblica”, ha spiegato.

“In altre società, invece, viene ampiamente riconosciuta la dimensione pubblica dell’esperienza religiosa – ha precisato monsignor Gabriel Richi Alberti –, ma si rischia di dimenticare che la verità si propone e non si impone: la libertà è chiamata ad aderire liberamente all’annuncio, non può essere assolutamente costretta”.

“Ci sono alternative? Una strada possibile mi sembra mettere in luce il bene pratico del vivere insieme e, quindi, del racconto testimoniale – ha proseguito –. La società civile è l’ambito della reciproca testimonianza e questa è una 'pratica di libertà' che occorre innanzitutto attuare”.

In questo senso, ha aggiunto, “da quando il Centro Oasis è nato nel 2004, presso lo Studium Generale Marcianum di Venezia, il nostro tentativo è stato quello di favorire la creazione di una rete di rapporti con ecclesiastici e accademici di tutto il mondo”.

“Una rete di rapporti – ha concluso – che ha come contenuto l’elaborazione culturale intorno al tema del meticciato di culture e di civiltà, del racconto reciproco, della vita buona…”.

Il Centro Oasis costituisce una rete che riunisce insieme Oriente e Occidente nel comune lavoro di testimonianza, portato avanti attraverso: la rivista in quattro edizioni (inglese-arabo, inglese-urdu, francese-arabo, italiano-arabo), distribuita in Europa e nella maggior parte dei Paesi dell’Africa e dell’Asia (www.cisro.org); la pagina web (www.oasiscenter.eu); la newsletter mensile in tre lingue che si può ricevere gratuitamente; e infine la collana “I libri di Oasis”.


La Chiesa in India prepara un film su San Tommaso
MADRAS/ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa in India sta preparando un film sulla vita di San Tommaso Apostolo, che per primo portò il Vangelo nel subcontinente indiano.

Il film, spiega l'agenzia Fides, sarà prodotto grazie alla fiorente industria cinematografica indiana e racconta la storia di colui che nel I secolo d.C. evangelizzò i popoli dell'Oriente, al punto che i cristiani della regione che va dall'Iraq fino all'India si definiscono “figli di san Tommaso”.

Dopo aver annunciato il cristianesimo alle popolazioni mediorientali, “San Tommaso si diresse in India e predicò la fede di Cristo (negli anni 53-60 d.C.) lungo le coste sud-occidentali dell'India (zona del Malabar, l'odierno Kerala) a popolazioni che accolsero con entusiasmo e gioia il Vangelo”.

Venne ucciso a colpi di lancia a Calamina (oggi Mylapore, un sobborgo di Madras) tra il 68 e il 72 d.C. Dalla sua predicazione è nata la Chiesa siro-malabar.

Convinta che l'evangelizzazione nel terzo millennio passi attraverso l'uso dei mass media, tra cui il cinema, l'Arcidiocesi di Madras-Mylapore ha annunciato il suo impegno per ideare, produrre e realizzare un film sulla vita del Santo.

L'Arcivescovo locale, il salesiano monsignor A. Malayappan Chinappa, ha presentato il progetto ai Vescovi del Kerala e a quelli del Tamil Nadu, le terre dove Tommaso predicò e venne martirizzato.

Il progetto del film – che ha un budget di circa 10 milioni di dollari – sarà lanciato ufficialmente il 3 luglio, in occasione della festa di San Tommaso, nella Basilica a lui dedicata a Chennai.

La pellicola verrà girata in lingua tamil e dovrebbe arrivare sugli schermi nel 2009.

L'Arcivescovo Malayappan Chinappa ha detto di sperare che “un film sulla vita di San Tommaso possa portare consolazione a gente di tutti gli stati di vita”.

La pellicola, ha aggiunto, “sarà un messaggio di pace e di armonia e farà riflettere sul tema dell'uguaglianza e della pari dignità degli uomini di fronte a Dio”.


Italia

Presentato il programma del Meeting di Rimini 2008
Dal 24 al 30 agosto sul tema “O protagonisti o nessuno”

di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Protagonisti della propria vita significa “offrire un’ esperienza umana generata dalla fede cristiana che induce speranza”. Così Emilia Guarnieri ha presentato a Roma, mercoledì 19 giugno, la 29° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata: “O protagonisti o nessuno”.

Con le sue oltre 700mila presenze medie, 400 mostre, 3000 incontri, 5000 personaggi, e i circa 850 giornalisti accreditati durante l’ultima edizione, il Meeting è il festival estivo di incontri, mostre, musica e spettacolo più frequentato del mondo.

Organizzato da 11 persone a tempo pieno e oltre 3.000 volontari, il Meeting è secondo gli animatori di Comunione e Liberazione “un grande evento sociale, una festa, un luogo dove si celebra la gloria terrena di un Dio creatore e amico”.

“Ma è soprattutto - sottolineano gli organizzatori - un gesto di gratuità: migliaia di persone, di ogni età e condizione sociale, che donano tempo ed energie per realizzare la manifestazione”.

In merito al tema di quest'anno, la Presidente del Meeting ha spiegato che “se il protagonista di oggi è colui che cerca solo il successo” allora si rischia solo “l'illusione di esserci” in un “triste e vuoto formalismo” alimentato da “scetticismo e cinismo”.

La Guarnieri ha denunciato questo tipo di “cultura che non educa, che non comunica più il senso della vita”. E se la vita è così fatta, “si diventa passivi, si vive di rimessa”.

Di qui la provocazione lanciata dal Meeting, che ha l’obiettivo di porre a tema “una sfida positiva”, ovvero, ha precisato la Guarnieri “chiediamoci se oggi esistano uomini capaci di paragonarsi con il reale, scoprendo, rischiando. Persone che attraverso la loro esperienza e il loro lavoro sono in grado di offrire un’ esperienza umana generata dalla fede cristiana che induce speranza”.

A questo proposito la Presidente del Meeting ha ricordato le parole di don Giussani secondo cui “protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”.

Alla presentazione del Meeting è intervenuto Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività culturali, il quale ha riconosciuto che “la politica ha oggi bisogno di autentici protagonisti, di testimonianze che siano un esempio perchè capaci di dimostrare coerenza tra ciò che enunciamo e ciò che poi facciamo realmente”.

Il Ministro ha quindi indicato un “protagonismo che dia un senso alla nostra vita, che abbia un nesso con la radice dell'esperienza umana”.

Enrico Letta, parlamentare del Partito Democratico, ha parlato del Meeting di Rimini come di una “free zone”, un “luogo di dialogo” dove poter davvero discutere.

Bernhard Scholz, Presidente della Compagnia delle Opere (Cdo), ha invece toccato il tema dell’emergenza educativa.

"La questione educativa - ha sostenuto - per noi non è ai margini ma centrale: per questo che faremo alcuni incontri se volete dal punto di vista imprenditoriale, ma che avranno sempre come tema l’educazione”.

“Sono personalmente convinto – ha aggiunto Scholz - che l’impresa oggi, qualunque essa sia, piccola o grande che sia, sta diventando sempre di più un momento dove il lavoro contribuisce non solo alla formazione, ma anche all’educazione della persona."

Tra i tanti incontri del Meeting, il Presidente della Cdo ha sottolineato l'importanza delle mostre tra le quali c'è quella sul tema della detenzione e della libertà, alla cui presentazione ci saranno anche il Ministro della Giustizia Angelino Alfano e il capo del DAP, Ettore Ferrara, oltre alle testimonianze di due detenuti e dell’imprenditore cattolico Giuseppe Tovini.

Tantissimi i testimoni che interverranno, tra cui: il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza episcopale italiana; Cleuza Ramos, responsabile del movimento dei Senza Terra di San Paolo, in Brasile; Marcos Zerbini, deputato al Parlamento dello Stato di San Paolo; il monaco buddhista Shodo Habukawa; Marguerite Barankitse, fondatrice della Maison Shalom, in Burundi, dove vengono accolti gli orfani di etnia tutsi e hutu; l'infermiera ugandese Rose Busingye, che lavora in un centro di accoglienza per ammalati di Aids; e monsignor Paolo Pezzi, Arcivescovo cattolico di Mosca.

Tra i temi di riflessione sulla storia, si parlerà del '68 e della primavera di Praga, un ricordo di Giovannino Guareschi, un dibattito sui 60 anni della Costituzione, con il sen. Giulio Andreotti e il Ministro Roberto Maroni.

Un altro incontro ha per tema “Alle radici della diversità. Oltre il multiculturalismo” e vedrà la partecipazione del professore protestante John Milbank e del docente di Teologia Javier Prades López; su “Giustizia e diritti umani” si confronteranno invece l'ambasciatrice USA presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon, e il professore ebreo Joseph H. H. Weiler.

In tema di economia, società e bene comune, ci sarà il confronto “Liberiamo il lavoro”, con il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni; il dibattito sulla sussidarietà per il cambiamento del Paese, con il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni; il dibattito “Le condizioni della pace”, con il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e Amre Moussa, Segretario generale della Lega per gli Stati arabi.

Si parlerà anche di informazione, con i direttori de Il Giornale, del Tg1, de Il Riformista e del Quotidiano Nazionale; di redditi, con lo stesso Enrico Letta e l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo.

In merito alle politiche scolastiche per superare la crisi educativa, il dibattito “Spazio alla scuola”, con il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e la senatrice Mariapia Garavaglia; sul rapporto tra economia finanziaria ed economia reale, interverrà Corrado Passera, di Intesa-Sanpaolo.

La presentazione del libro “Uomini senza patria” di Luigi Giussani, con scritti sugli anni Ottanta, verrà svolta da Eugenia Roccella, Sottosegretario di Stato al Lavoro, Salute e Politiche Sociali e Bernhard Scholz, Presidente della Compagnia delle Opere.

E poi tanta scienza e cultura: dai libri alla musica, dalla poesia allo spettacolo, dall’universo al Sole, al clima. In palcoscenico lo spettacolo “La straniera”, tratto da “La Rocca” di T.S.Eliot. Mentre undici mostre saranno altrettanti focus su storia, scienza e letteratura.


“Donna e post-aborto: il dramma, l’accoglienza, il perdono”
Un convegno per aiutare le tante donne vittime dell’interruzione di gravidanza

di Elisabetta Pittino

ROMA, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- La sindrome del post-aborto è un male subdolo, diffuso e nascosto. Per capire e contrastare questo disagio il 22 maggio scorso si è svolta a Brescia, organizzata dai Centri di Aiuto alla Vita di Brescia e Capriolo, una conferenza sul tema “Donna e post-aborto: il dramma, l’accoglienza, il perdono”.

Con il patrocinio dell’Assessorato ai Servizi alla Persona, alla Famiglia e alla Comunità del Comune di Brescia, l’incontro ha preso spunto dal trentesimo anniversario della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Gli organizzatori hanno rilevato che, considerando “il dolore sotterraneo delle madri che hanno abortito che influisce drammaticamente sulla vita quotidiana della donna, della sua famiglia e sulla società” è giusto osservare la 194 da una prospettiva diversa: “quella delle conseguenze”.

In questa occasione i volontari per la vita, che sono stati quasi gli unici ad ascoltare e ad aiutare, con amore e professionalità, la madre e il suo bambino, chiedono che anche le istituzioni prendano coscienza di questo problema, che si facciano carico della madre che ha abortito, che l’accoglienza alla vita ricominci dalla donna che non l’ha potuta accogliere.

Dopo la presentazione del prof. Massimo Gandolfini, primario Neurochirurgo presso la Poliambulanza in Brescia, Presidente AMCI regionale e Presidente dell'Associazione “Scienza e Vita” di Brescia, è stata la prof. ssa Elena Vergani, neuropsichiatra, tra le massime esperte in Italia del post-aborto, ad aprire la serata spiegando la natura e le implicazioni della sindrome post-abortiva.

Il prof. Gandolfini ha spiegato che l'aborto è come una “mina innescata gettata nel mare”, “come una bomba che distrugge tutto ciò che gli sta intorno: il bambino, la donna, la famiglia, la società”; è qualcosa che “non può non lasciare una conseguenza sulla madre perché va a toccare il suo corpo, la sua intelligenza, il suo essere”.

Il Neurochirurgo ha rilevato che le conseguenze del post-aborto nella donna sono ormai parte della letteratura scientifica e riguardano “la psicosi post-aborto, che, può perdurare per oltre sei mesi ed è un disturbo di natura prevalentemente psichiatrica; lo stress post-aborto, che insorge tra i tre e i sei mesi e rappresenta il disturbo più breve sinora osservato; e la sindrome post-abortiva: un insieme di disturbi che possono insorgere subito dopo l'interruzione come dopo svariati anni in quanto possono rimanere a lungo latenti anche per oltre 30 anni” (in Agnoli F., “Storia dell'aborto” ed. Fede e Cultura, Verona, p. 75, 2008).

La prof. ssa Elena Vergani ha spiegato che nell'aborto c'è sempre una madre e c'è sempre un figlio. Sono loro i protagonisti. C'è anche il padre, ma spesso non ha neppure il ruolo di comparsa.

Madre e figlio sono entrambi silenziosi: il bambino perché è nella pancia della mamma e non può parlare anche se comunica in modo diverso, la madre perché resa muta dal suo dolore, dalla solitudine, dal giudizio degli altri, dalle difficoltà, dalla non accoglienza.

“La legge – ha sottolineato la neuropsichiatria –, per assurdo, prevede la possibilità di abortire quando vi sia un serio o grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna, ma nulla prevede quando il danno serio e grave sia causato proprio dall’aborto”.

“Trent’anni fa non si sapeva dei pesanti effetti causati dall’interruzione volontaria di gravidanza – ha constatato con amarezza la Vergani –. Con superficialità e leggerezza non ci si è occupati della donna-madre come persona, ma solo come problema”.

La neuropsichiatria ha sostenuto che per “curare” la donna “bisogna abbracciare la dimensione antropologica” della gravidanza e dell'aborto: “Non è sufficiente prendersi cura della psiche della donna, ma di tutta la persona nella sua interezza”.

Il fondamento della relazione interpersonale è l'amore, inteso come l'interiorità della persona dove si cerca, si riconosce, si vuole autenticamente il bene. L'amore è volontà di vivere e di far vivere, perché la vita è il primo dei beni. E nella misura in cui ama la persona umana si realizza.

La relazione materna è il prototipo di questo amore: la madre ama la vita del figlio perché gli dà tutta la vita. In questo amare la vita del figlio, la madre si realizza come persona, cresce nella sua vita. E' anche il figlio allora che dà la sua vita alla madre.

“Questa è la realtà che fonda l'essere umano e viene stravolta dall'aborto”, ha sottolineato la Vergani.

“Le conseguenze dell'aborto sono un impoverimento della realtà – ha sintetizzato la relatrice –. Per questo la lettura psicologica e quella biologica, seppur necessarie, sono riduttive e non sufficienti ad affrontare la sindrome post-abortiva. La relazione madre-figlio non è altro che l'immagine della nostra umanità: la vita è unione di soggetti, questo è esistere”.

L’incontro è stato concluso dall’avvocato Arturo Buongiovanni, penalista e specializzato in bioetica, il quale ha sostenuto: “Se il diritto smette di essere per l’uomo non ha più senso di esistere”.

“Se il diritto non difende il debole, l’indifeso allora si torna alla barbarie della legge del più forte”.

“Se è possibile che qualcuno di noi decida che un altro non ha diritto alla vita diciamo sì alla dittatura, allo schiavismo, alla discriminazione, alla guerra”, ha aggiunto.

“Abbiamo di fronte una battaglia socio-culturale molto importante – ha ribadito l’avvocato Buongiovanni –. Non abbiamo paura di combatterla”.



Ultima modifica di Redazione il 24 Giu 2008 00:17, modificato 2 volte in totale 






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Lunedì, 23 Giugno : 2008

Documenti

Omelia del Papa per la messa conclusiva del Congresso in Québec

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo dell'omelia pronunciata da Benedetto XVI in collegamento diretto televisivo via satellite con la spianata di Abraham, a Québec (Canada), dove domenica si è celebrata la messa conclusiva del 49° Congresso eucaristico internazionale presieduta dal Cardinale Jozef Tomko.


* * *

Signori cardinali,
Eccellenze,
Cari fratelli e sorelle,

Mentre siete riuniti per il quarantanovesimo Congresso eucaristico internazionale, sono lieto di raggiungervi attraverso la televisione e di unirmi così alla vostra preghiera. Desidero prima di tutto salutare il signor cardinale Marc Ouellet, arcivescovo di Québec, e il signor cardinale Josef Tomko, inviato speciale per il Congresso, e tutti i cardinali e i vescovi presenti. Rivolgo altresì i miei saluti cordiali alle personalità della società civile che hanno tenuto a prendere parte alla liturgia. Il mio pensiero affettuoso va ai sacerdoti, ai diacono e a tutti i fedeli presenti, come pure a tutti i cattolici del Québec, dell'intero Canada e degli altri continenti. Non dimentico che il vostro Paese celebra quest'anno il quattrocentesimo anniversario della sua fondazione. È un'occasione perché ognuno ricordi i valori che hanno animato i pionieri e i missionari nel vostro Paese.

"L'Eucaristia, dono di Dio per la vita del mondo", questo è il tema scelto per questo nuovo Congresso eucaristico internazionale. L'Eucaristia è il nostro tesoro più bello. È il sacramento per eccellenza; essa ci introduce maggiormente nella vita eterna, contiene tutti i misteri della nostra salvezza, è la fonte e il culmine dell'azione e della vita della Chiesa, come ricorda il Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 8). È dunque particolarmente importante che i pastori e i fedeli s'impegnino costantemente ad approfondire questo grande sacramento. Ognuno potrà così consolidare la propria fede e compiere sempre meglio la propria missione nella Chiesa e nel mondo, ricordandosi che vi è una fecondità dell'Eucaristia nella sua vita personale, nella vita della Chiesa e del mondo. Lo Spirito di verità testimonia nei vostri cuori; testimoniate, anche voi, Cristo dinanzi agli uomini, come dice l'antifona dell'alleluia di questa messa. La partecipazione all'Eucaristia non allontana dunque dai nostri contemporanei, al contrario, poiché essa è l'espressione per eccellenza dell'amore di Dio, ci invita a impegnarci con tutti i nostri fratelli per affrontare le sfide presenti e per fare della terra un luogo in cui si vive bene. Per questo dobbiamo lottare incessantemente affinché ogni persona sia rispettata dal suo concepimento fino alla sua morte naturale, le nostre società ricche accolgano i più poveri e riconferiscano loro tutta la loro dignità, ogni persona possa alimentarsi e far vivere la propria famiglia e la pace e la giustizia risplendano in tutti i continenti. Queste sono le sfide che devono mobilitare tutti i nostri contemporanei e per le quali i cristiani devono attingere  la  loro  forza dal mistero eucaristico.

"Il mistero della fede":  è questo che proclamiamo in ogni messa. Desidero che tutti si impegnino a studiare questo grande mistero, specialmente rivisitando ed esplorando, individualmente e in gruppo, il testo del Concilio sulla Liturgia, la Sacrosanctum Concilium, al fine di testimoniare con coraggio il mistero. In questo modo, ciascuna persona giungerà a capire meglio il significato di ogni aspetto dell'Eucaristia, comprendendone la profondità e vivendola con maggiore intensità. Ogni frase, ogni gesto ha un proprio significato e nasconde un mistero. Auspico sinceramente che questo Congresso serva da appello a tutti i fedeli affinché si impegnino allo stesso modo per un rinnovamento della catechesi eucaristica, di modo che acquisiscano essi stessi un'autentica consapevolezza eucaristica e a loro volta insegnino ai bambini e ai giovani a riconoscere il mistero centrale della fede e costruiscano la loro vita intorno a esso. Esorto specialmente i sacerdoti a rendere il dovuto onore al rito eucaristico e chiedo a tutti i fedeli di rispettare il ruolo di ogni individuo, sia sacerdote sia laico, nell'azione eucaristica. La liturgia non appartiene a noi:  è il tesoro della Chiesa.

La ricezione dell'Eucaristia, l'adorazione del Santissimo Sacramento - con ciò intendiamo approfondire la nostra comunione, prepararci a essa e prolungarla - significa consentire a noi stessi di entrare in comunione con Cristo, e attraverso di lui con tutta la Trinità, per diventare ciò che riceviamo e per vivere in comunione con la Chiesa. È ricevendo il Corpo di Cristo che riceviamo la forza "dell'unità con Dio e con gli altri" (cfr san Cirillo d'Alessandria, In Ioannis Evangelium, 11, 11; cfr. sant'Agostino, Sermo 577). Non dobbiamo mai dimenticare che la Chiesa è costruita intorno a Cristo e che, come hanno detto sant'Agostino, san Tommaso d'Aquino e sant'Alberto Magno, seguendo san Paolo (cfr 1 Cor, 10, 17), l'Eucaristia è il sacramento dell'unità della Chiesa perché tutti noi formiamo un solo corpo di cui il Signore è il capo. Dobbiamo ritornare continuamente indietro all'ultima cena del giovedì santo, dove abbiamo ricevuto un pegno del mistero della nostra redenzione sulla croce. L'ultima cena è il luogo della Chiesa nascente, il grembo che contiene la Chiesa di ogni tempo. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo viene costantemente rinnovato, la Pentecoste viene costantemente rinnovata. Possiate tutti voi diventare sempre più consapevoli dell'importanza dell'Eucaristia domenicale, perché la domenica, il primo giorno della settimana, è il giorno in cui onoriamo Cristo, il giorno in cui riceviamo la forza per vivere quotidianamente il dono di Dio!

Desidero anche invitare i pastori e i fedeli a un'attenzione rinnovata per la loro preparazione alla ricezione dell'Eucaristia. Nonostante la nostra debolezza e il nostro peccato, Cristo vuole dimorare in noi. Per questo, dobbiamo fare tutto il possibile per riceverlo in un cuore puro, ritrovando costantemente, mediante il sacramento del perdono, quella purezza che il peccato ha macchiato, "armonizzando la nostra anima con la nostra voce", secondo l'invito del Concilio (cfr Sacrosanctum Concilium, n. 11). Di fatto, il peccato, soprattutto quello grave, si oppone all'azione della grazia eucaristica in noi. D'altro canto, coloro che non possono comunicarsi per la loro situazione troveranno comunque in una comunione di desiderio e nella partecipazione all'Eucaristia una forza e un'efficacia salvatrice.

L'Eucaristia ha un posto molto speciale nella vita dei santi. Rendiamo grazie a Dio per la storia di santità del Québec e del Canada, che ha contribuito alla vita missionaria della Chiesa. Il vostro paese onora in modo particolare i suoi martiri canadesi, Jean de Brébeuf, Isaac Jogues e i loro compagni, che hanno saputo donare la propria vita per Cristo, unendosi così al suo sacrificio sulla Croce. Appartengono alla generazione degli uomini e delle donne che hanno fondato e sviluppato la Chiesa in Canada, con Marguerite Bourgeoys, Marguerite d'Younville, Marie de l'Incarnation, Marie-Catherine de Saint-Augustin, monsignor François de Laval, fondatore della prima diocesi in America del Nord, Dina Bélanger e Kateri Tekakwitha. Imparate da loro, e come loro, siate senza paura; Dio vi accompagna e vi protegge; fate di ogni giorno un'offerta alla gloria di Dio Padre e prendete parte alla costruzione del mondo, ricordandovi con orgoglio della vostra eredità religiosa e del suo irradiamento sociale e culturale, e preoccupandovi di diffondere attorno a voi i valori morali e spirituali che giungono a noi dal Signore.

L'Eucaristia non è solo un pasto fra amici. È mistero di alleanza. "Le preghiere e i riti del sacrificio eucaristico fanno continuamente rivivere davanti agli occhi della nostra anima, nel corso del ciclo liturgico, tutta la storia della salvezza, e ci fanno penetrare sempre più il suo significato" (Santa Thérèse-Bénédicte de la Croix, [Edith Stein], Wege zur inneren Stille, Aschaffenburg, 1987, p. 67). Siamo chiamati a entrare in questo mistero di alleanza conformando ogni giorno di più la nostra vita al dono ricevuto nell'Eucaristia. Questa ha un carattere sacro, come ricorda il Concilio Vaticano ii:  "ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado" (Sacrosanctum Concilium, n. 7). In un certo senso, essa è "liturgia celeste", anticipazione del banchetto nel Regno eterno, annunciando la morte e la resurrezione di Cristo, "finché Egli venga" (1 Cor, 11, 26).

Affinché il popolo di Dio non manchi mai di ministri per donargli il Corpo di Cristo, dobbiamo chiedere al Signore di fare alla sua Chiesa il dono di nuovi sacerdoti. Vi invito anche a trasmettere la chiamata al sacerdozio ai giovani, affinché accettino con gioia e senza paura di rispondere a Cristo. Non saranno delusi. Che le famiglie siano il luogo primordiale e la culla delle vocazioni!
Prima di terminare, è con gioia che vi annuncio il prossimo Congresso eucaristico internazionale. Si terrà a Dublino, in Irlanda, nel 2012. Chiedo al Signore di fare scoprire a ognuno di voi la profondità e la grandezza del mistero della fede. Che Cristo, presente nell'Eucaristia, e lo Spirito Santo, invocato sul pane e sul vino, vi accompagnino nel vostro cammino quotidiano e nella vostra missione! Che, sull'esempio della Vergine Maria, siate disponibili all'opera di Dio in voi! Affidandovi all'intercessione di Nostra Signora, di sant'Anna, patrona del Québec, e di tutti i santi della vostra terra, imparto a tutti voi un'affettuosa Benedizione Apostolica, e anche a tutte le persone presenti, venute da diversi Paesi del mondo.

Cari amici, mentre questo importante evento nella vita della Chiesa sta giungendo al termine, invito tutti voi a unirvi a me nel pregare per il buon esito del prossimo Congresso eucaristico internazionale, che si terrà nel 2012 nella città di Dublino! Colgo l'opportunità per salutare cordialmente il popolo d'Irlanda mentre si prepara a ospitare questo incontro ecclesiale. Sono fiducioso che, insieme a tutti i partecipanti al prossimo Congresso, vi troverà una fonte di rinnovamento spirituale duraturo.

   © Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana  


Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo 2008
“Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico”

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in vista della XVIX Giornata Mondiale del Turismo, che si celebrerà il 27 settembre sul tema “Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico”.

 * * *

La Città del Vaticano è diventata il primo Stato sovrano “a emissioni zero” di anidride carbonica (Co2) con la creazione, nel 2007, di una zona boschiva in territorio ungherese, di sua proprietà. Tale piano, orientato a rigenerare la vegetazione, costituisce un significativo impegno ecologico nei confronti del nostro pianeta da parte della Chiesa Cattolica nella sua espressione apicale. Un’ulteriore testimonianza di quanto il problema stia a cuore alla Santa Sede, è data dal progetto di un impianto fotovoltaico a pannelli solari che fornirà alla Città del Vaticano una quantità di energia quotidiana pari a una quota importante del suo consumo totale. Sono due esempi concreti, che debbono far riflettere sul difficile futuro ecologico, riguardo ai cambiamenti climatici del pianeta, al flagello della deforestazione e al fenomeno del riscaldamento del globo.

1. A questo riguardo, per venire al nostro tema specifico, proprio il turismo è uno dei vettori degli attuali cambiamenti climatici, in quanto contribuisce al processo di riscaldamento della terra (cfr. discorso del Segretario Generale dell’OMT, marzo 2007). In effetti, considerando che, attualmente, le persone che si recano in viaggio turistico all’estero sono oltre 900 milioni (e si prevede che nel 2020 supereranno il miliardo e mezzo), i loro spostamenti, per aereo, mare e terra, utilizzano carburanti inquinanti, e gli alberghi che li accolgono, con impianti di aria condizionata, causano emissione di gas nocivi.

Certamente, non è questione solo di turismo, poiché vi sono tante altre attività che producono inquinamento, riscaldamento globale e successivo impoverimento dell’atmosfera, con conseguenze negative su clima e ambiente. Si può dire infatti che ci troviamo di fronte a una fase precaria e delicata della storia dell’umanità, cioè a un bivio. Davanti a noi stanno le proverbiali due strade del bene e del male, come ci insegna la Bibbia (cfr. Dt 30,15; 1Gv 3,14).

Così il testo della Genesi relativo alla creazione è stato forse ispiratore di trattati che governano il mondo, ma praticamente dimenticato. Lo dimostrano le decisioni tardive perfino dei popoli più avanzati in campo di ecologia globale, così come la ritrosia di quanti esitano a ratificare protocolli internazionali, mirati alla conservazione dell’ambiente e alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Se ascoltassimo invece la Parola di Dio nella sua verità, bellezza e poesia (Gn 1, 1-31), l’universo ci apparirebbe come un’offerta da conservare, un dono, un “Eden”, in cui tutto si coniuga nell’armonia e nella gioia di vivere. La terra è un giardino, un luogo in cui le creature lodano l’amore di Colui che le ha create e dove l’equilibrio è la norma, nell’estasi appunto di un giardino rigoglioso e colmo di frutti, di alberi e di vita.

Ma là dove regnava la bellezza, contemplata dall’Autore sacro ispirato, la porta, in regime di libertà senza verità e amore, rimane aperta all’orrore e al peccato: l’equilibrio ha lasciato il posto al disordine, la pace è assalita da violenza, tortura e guerra, dopo la vegetazione lussureggiante viene siccità e catastrofe, dove c’era la luce, che si alternava alle tenebre per scandire i tempi del lavoro e del riposo, ci sono eccesso, confusione ritmata e caos, là dove regnava il dialogo dell’amore fra uomo e donna nella pace dei sensi, hanno trovato posto il peccato, l’accusa di Adamo nei confronti di Eva, sua sposa, l’inimicizia, il fratricidio, il diluvio.

Il giardino è diventato dunque un deserto, i fiori sono appassiti, l’acqua ha inghiottito e distrutto ciò che ha trovato sul suo crescente cammino diluviale, mentre si sono costruiti altri ostacoli, le bombe hanno formato crateri, la contemplazione si è trasformata in usurpazione, il dialogo è diventato monologo di onnipotenza, i fratelli hanno schiavizzato i fratelli e i popoli non hanno più trovato l’albero della vita nel Giardino, perché hanno gustato il frutto di quello del bene e del male.

2. Ma qual è per noi il cammino del bene ecologico per opporci al nefasto cambiamento climatico, tema quest’anno della nostra Giornata? La grande sfida pare consistere nel superamento di un certo narcisismo insano, nel combattere l’egoismo e nel guardare con lucidità e onestà la terra, che rischia di essere distrutta. Con ciò, certamente non si vuol dire che l’uomo debba lasciarsi sopraffare dalla delusione, anzi, al contrario, significa assumere le proprie responsabilità a livello individuale e collettivo, per ricreare l’armonia possibile dopo il peccato originale e lasciare che il pianeta segua il proprio ciclo vitale, aiutandolo in questo. In concreto, significa non contribuire ancor più all’aumento del riscaldamento globale, con azioni umane concertate o incoscienti, foriere di prematura rovina. Il male sta nelle strutture o cose che accelerano l’inquinamento, senza che si presti ascolto alla voce interiore dell’uomo che lo ammonisce a rendersi conto dei limiti, senza valutare le decisioni da prendere in un orizzonte di fraternità e benevolenza misericordiosa verso le generazioni che verranno e il bene comune universale, in prospettiva del futuro. Non è giusto che gli esseri umani provochino la fine della terra e dello scorrere delle generazioni per negligenza, o a causa di decisioni egoistiche e di consumismo esasperato, come se gli altri e quelli che verranno dopo di noi non contassero nulla. C’è insomma un egoismo di fronte al futuro che si rivela nella mancanza di ponderazione e di prospettiva, in indolenza e abbandono.

3. Qual è allora l’appello che sboccia qui, per noi, per la pastorale del turismo, ispirati dal tema che ci è proposto dall’Organizzazione Mondiale del Turismo e che vogliamo accogliere? È quello di coltivare l’etica della responsabilità, da parte di tutti – e per noi in particolare da parte dei turisti. Questo tipo di etica implica anche il rispetto del futuro e delle condizioni ecologiche e climatiche atte a renderlo possibile.

Ancora, concretamente, auspichiamo il contributo di tutti, perciò anche dei turisti, nel ciclo della terra in cui viviamo, affinché si presti attenzione ai comportamenti e alle azioni concertate, che portino meno ingiuria possibile al pianeta, oltre ogni lamento, pur legittimo, circa lo squilibrio, i danni e il possibile naufragio.

Il turista – al cui servizio noi offriamo una pastorale specifica – con il suo atteggiamento può infatti contribuire a mantenere in vita il pianeta e a frenare la scalata ad un cambiamento climatico che ci allarma. Si può scegliere cioè, – due sono ancora le vie davanti a noi – di essere un turista contro la terra o a suo favore, magari andando a piedi, preferendo alberghi e luoghi di accoglienza più a contatto con la natura, portando meno bagaglio, affinché i mezzi di trasporto emettano minori quantità di anidride carbonica, smaltendo in modo adeguato i rifiuti, consumando pasti più “ecologici”, piantando alberi per neutralizzare gli effetti inquinanti dei nostri viaggi, preferendo prodotti dell’artigianato locale ad altri dispendiosi e velenosi, servendosi di materiali riciclabili o biodegradabili, rispettando la legislazione locale e valorizzando la cultura del luogo che stiamo visitando.

Siamo andati al concreto, osando presentare proposte ideali, e forse non da tutti condivisibili, e soluzioni atte a portare meno danno alla natura, ascoltando la voce di Colui che bussa alla porta, per incoraggiarci a realizzare modi nuovi di fare turismo, quello sostenibile.

4. In questa logica “ecologica” è estremamente importante che si ritorni al senso del limite, contro il progresso folle e ad ogni costo, fuggendo l’ossessione di possedere e di consumare. Il senso del limite si coltiva anche quando si riconosce l’alterità tra simili e la trascendenza del Creatore rispetto alle sue creature. Esso si ha quando non si prende il posto di chi mi sta accanto e si concedono agli altri i diritti che si reclamano per sé. Ciò significa che ci si apre alla coscienza della fraternità in una terra di tutti e per tutti, oggi e domani.

Ogni essere umano, e ancor più il cristiano, deve rispondere del pianeta sostenibile, della qualità della nostra terra, che per le prossime generazioni sarà la loro. Tutti i turisti, così come l’intera comunità internazionale, dovrebbero perciò rispettare e incoraggiare una cultura ‘verde’ rispettosa dell’ambiente, caratterizzata, per noi cristiani specialmente, dai valori etici, oltre che morali. Il libro della Genesi parla di un inizio in cui Dio pone l’uomo come guardiano della terra, per farla fruttificare. I nostri fratelli musulmani vedono in lui il “maggiordomo” di Dio.

Quando l’uomo, poi, dimentica di essere un fedele servitore di Dio e della terra, essa si ribella e diventa un deserto che minaccia la sopravvivenza. Bisogna perciò costruire forti legami tra le varie generazioni affinché il futuro sia possibile; occorre sviluppare una austerità gioiosa, scegliendo ciò che non è transitorio né deperibile. È necessario coltivare la carità anche verso la terra, disarmando la logica della morte e incoraggiando l’amore per questo caro spazio che appartiene a tutti noi, nella memoria del dono, nella responsabilità di ogni istante e nel servizio costante della fraternità, anche in vista di chi verrà dopo di noi. In questo modo, si svilupperà una cultura del turismo responsabile anche nei confronti dei cambiamenti climatici.

È il nostro augurio, è il nostro auspicio e per esso va la nostra preghiera in quest’anno di grazia 2008.

Renato Raffaele Cardinale Martino

Presidente


+ Arcivescovo Agostino Marchetto

Segretario

Dal Vaticano, 18 giugno 2008


Citazione:
La campagna di raccolta fondi 2008 è terminata.

Continuano ad arrivarci donazioni per posta e pertanto per il momento non possiamo ancora comunicare il risultato finale della campagna. Lo faremo non appena sarà possibile. Intanto possiamo già anticipare che questa campagna di donazioni per l'edizione in Italiano è stata un grande successo!

Desideriamo trasmettere la nostra più profonda gratitudine a tutti i lettori che hanno inviato la donazione, così come a tutti coloro che ci hanno inviato messaggi di solidarietà assicurando le loro preghiere per l'esito della campagna.
Tutto questo sostegno ci anima fortemente nel proseguire nel nostro lavoro.

E' sempre possibile inviare donazioni attraverso: http://www.zenit.org/italian/donazioni.html

Grazie di cuore da parte di tutta l'équipe di ZENIT !

  





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