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Domenica, 24 Agosto : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il ministero petrino, servizio nella carità per l'unità della Chiesa
Preoccupazioni del Papa per la crescente tensione internazionale
L’Arcivescovo di Kinshasa, nuovo Segretario speciale per il Sinodo
MEETING DI RIMINI
L'uomo e il suo destino di vita eterna al centro del Meeting di Rimini
Benedetto XVI lancia la sfida educativa ai partecipanti al Meeting
ANALISI
La nuova era dello Spirito Santo
ITALIA
A Lourdes tremila pellegrini della diocesi di Roma
Nasce il Centro Chiara Lubich
ANGELUS
Benedetto XVI: la missione del Papa, servire l'unità della Chiesa
DOCUMENTI
Il saluto di Benedetto XVI al popolo del Meeting di Rimini
Santa Sede
Il ministero petrino, servizio nella carità per l'unità della Chiesa
Afferma il Papa in occasione dell'Angelus domenicale
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- La missione del Papa è quello di lavorare per l'unità dell'unica Chiesa di Cristo, a partire dalla cattedra dell'amore, ha detto questa domenica Benedetto XVI da Castel Gandolfo.
Prima della preghiera dell'Angelus, il Papa ha infatti riflettuto sul ministero petrino traendo spunto dalla liturgia di questa domenica, che presenta un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli avvenuto durante una pausa di tranquillità nella regione di Cesarea di Filippo.
In quella occasione Gesù rivolse loro a bruciapelo una domanda: "La gente chi dice che sia il figlio dell'uomo?"
“Essi – ha detto il Pontefice – gli risposero che per alcuni del popolo Egli era Giovanni Battista redivivo, per altri Elia, Geremia o qualcuno dei profeti”.
“Allora il Signore interpellò direttamente i Dodici: 'Voi chi dite che io sia?'. A nome di tutti, con slancio e decisione fu Pietro a prendere la parola: 'Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente'”.
“A questa ispirata professione di fede da parte di Pietro – ha proseguito –, Gesù replica: 'Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli'”.
“È la prima volta che Gesù parla della Chiesa – ha poi commentato il Papa –, la cui missione è l’attuazione del disegno grandioso di Dio di riunire in Cristo l’umanità intera in un’unica famiglia”.
“La missione di Pietro, e dei suoi successori – ha spiegato –, è proprio quella di servire quest’unità dell’unica Chiesa di Dio formata da giudei e pagani; il suo ministero indispensabile è far sì che essa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura, ma che sia la Chiesa di tutti i popoli”.
Il ministero legato alla cattedra di Pietro è quello di presiedere nella carità, di “rendere presente fra gli uomini, segnati da innumerevoli divisioni e contrasti, la pace di Dio e la forza rinnovatrice del suo amore”.
“Servire dunque l’unità interiore che proviene dalla pace di Dio, l’unità di quanti in Gesù Cristo sono diventati fratelli e sorelle: ecco la peculiare missione del Papa, Vescovo di Roma e successore di Pietro”, ha poi concluso.
Preoccupazioni del Papa per la crescente tensione internazionale
Appello all'Angelus alla “forza morale del diritto” per la crisi nel Caucaso
di Mirko Testa
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Nel dopo Angelus di questa domenica, Benedetto XVI ha parlato delle ripercussioni a livello internazionale della crisi apertasi in Caucaso e dei crescenti contrasti tra Russia e Georgia.
“La situazione internazionale registra in queste settimane un crescendo di tensione che vivamente preoccupa”, ha detto il Papa rivolgendosi ai pellegrini presenti a Castel Gandolfo per il consueto appuntamento domenicale.
“Dobbiamo constatare, con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti”, ha avvertito.
La recrudescenza della crisi in Caucaso si è avuta con il conflitto armato iniziato il 7 agosto scorso, quando le truppe russe hanno respinto un attacco portato dell’armata georgiana contro l’enclave filorussa dell’Ossezia del Sud.
Successivamente, anche dietro le pressioni della comunità internazionale, le truppe russe hanno acconsentito a lasciare il territorio della Georgia entro il 22 agosto, dopo 10 giorni di occupazione.
Allo stesso tempo, però, il Vice capo di Stato Maggiore russo, Anatoly Nogovitsyn, ha annunciato che Mosca si è riservata il diritto di mantenere il controllo su alcuni punti chiave dell'autostrada che collega il Mar Nero a Tbilisi, e sul percorso tra il porto di Poti e l’aeroporto di Senaki, anche una volta ripiegate le truppe.
Il 19 agosto, poi, si è tenuto un consiglio straordinario che ha riunito i Ministri degli Esteri dei 26 Paesi della Nato, i cui risultati sono confluiti in un testo conclusivo, che ha condannato l’uso “spropositato della forza” da parte di Mosca nel Caucaso, minacciando ripercussioni, ed ha espresso la volontà dell'Alleanza atlantica di sostenere l'integrità territoriale della Georgia.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere a lungo e all'avvertimento ha fatto seguito la dichiarazione da parte della Russia del “congelamento provvisorio” di ogni forma di cooperazione militare con la Nato.
La dura presa di posizione da parte della Russia è stata anche innescata dalla firma di un accordo bilaterale tra Washington e Varsavia per la costruzione in Polonia della base antimissile americana che prevede l'installazione entro il 2012 di dieci missili capaci di intercettare e distruggere in volo eventuali missili balistici a lunga gittata.
Da parte sua, il Governo della Georgia ha affermato che il ritiro russo non è stato affatto completato, in violazione del documento firmato dalle parti, mentre il Parlamento di Tbilisi, su richiesta del Presidente Mikhail Saakashvili, ha prorogato lo stato di guerra fino all’8 settembre.
Lo stesso governo dell'Ossezia del Sud ha però accusato la Georgia di concentrare unità militari lungo il confine con la repubblica separatista e di aver sparato colpi d'arma da fuoco verso alcuni villaggi di frontiera intimando agli abitanti di andarsene. Tuttavia, Tbilsi ha negato perentoriamente e ha ribadito che le truppe georgiane si stanno ritirando come previsto dall'accordo per il cessate il fuoco.
Parlando questa domenica da Castel Gandolfo, il Papa ha inoltre ribadito la necessità di “approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente, per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche”.
“Non bisogna cedere al pessimismo!”, ha esclamato. “La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune”
“Trasformiamo questi pensieri e questi auspici in preghiera – ha detto con forza –, affinché tutti i membri della comunità internazionale e quanti, in particolare, sono rivestiti di maggiore responsabilità, vogliano operare con generosità per ripristinare le superiori ragioni della pace e della giustizia”.
Intanto, il Generale Anatoly Nogovitsyn ha affermato che il Governo della Georgia e la Nato stanno preparando un nuovo attacco contro l'Ossezia del Sud, accusando in particolare la Nato di intensificare la presenza di navi da guerra nel Mar Nero con la scusa della missione umanitaria di soccorso.
Nel replicare alle accuse, la Nato ha reso noto il 22 agosto che nel Mar Nero sono in corso esercitazioni di routine, previste da tempo e che non hanno alcun legame con la crisi tra Georgia e Russia.
L’Arcivescovo di Kinshasa, nuovo Segretario speciale per il Sinodo
Attenzione verso l'Africa da parte del Papa, afferma l'Arcivescovo Eterović
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato l’Arcivescovo di Kinshasa, monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, Segretario speciale per la XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.
Monsignor Pasinya sostituisce in tale incarico monsignor Wilhelm Emil Egger, religioso capuccino, Vescovo di Bolzano-Bressanone, scomparso improvvisamente il 16 agosto scorso a causa di un infarto.
“Senz’altro c’è un’attenzione verso l’Africa”, ha commentato l'Arcivescovo Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, in una intervista alla “Radio Vaticana”.
“Monsignor Laurent Monsengwo – ha aggiunto – è un grande esperto di attività sinodale, perché ha partecipato a vari Sinodi, ed è membro anche dei nostri Consigli speciali ed anche del Consiglio ordinario del Sinodo dei Vescovi”
“Egli stesso è biblista e penso che con la sua esperienza professionale, ma anche pastorale, darà un positivo contributo alla riflessione sinodale sulla Parola di Dio”.
“Poi, l’Africa è molto importante per la Chiesa cattolica, perché è un continente dinamico, dove il numero di credenti cresce”, ha sottolineato monsignor Eterović.
“Noi siamo molto grati al Signore – ha detto poi –, perché non si tratta solo di un dato quantitativo, ma anche qualitativo”.
Monsignor Monsengwo Pasinya è nato il 7 ottobre 1939 a Mongobele (Congo). E’ stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1963 e Vescovo il 4 maggio 1980 per la diocesi di Inongo.
Vescovo ausiliare di Kisangani dal 1981, è stato designato Arcivescovo del luogo nel 1988. Segretario generale della Conferenza Episcopale congolese dal 1976 al 1980, ne è poi stato Presidente dal 1980 al 1992.
Già Presidente del SECAM (Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa e del Madagascar) monsignor Monsengwo ha lavorato costantemente per la pace nel suo Paese e in tutta l'Africa. E' inoltre membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Membro dal 1999 del Comitato esecutivo di Pax Christi International – un movimento cattolico no profit e non governativo presente in 50 Stati dei cinque continenti, con più di 60.000 soci in tutto in mondo – ne è divenuto Copresidente il 3 novembre 2007.
Meeting di Rimini
L'uomo e il suo destino di vita eterna al centro del Meeting di Rimini
Messaggio del Cardinale Tarcisio Bertone a nome del Santo Padre
di Mirko Testa
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- A partire dal tema portante “O protagonisti o nessuno” si apre questa domenica a Rimini la 29a edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, organizzato da Comunione e Liberazione e che rifletterà sull’idea di protagonismo come umile adesione al progetto della salvezza.
Ispirato quest'anno da una frase di don Luigi Giussani, il Meeting – in corso fino al 30 agosto – con i suoi 150 incontri e tavole rotonde, i suoi 333 relatori, le sue 12 mostre, i suoi 24 eventi di spettacolo – oltre ai diversi appuntamenti sportivi – si conferma l'appuntamento estivo di sempre.
In un lungo messaggio recapitato agli organizzatori a nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, pone questo interrogativo: “Che cosa dà un volto all’uomo?”.
In un clima sociale e culturale in cui “sempre più spesso le nuove generazioni mirano a un ideale rappresentato dagli attori del cinema, dai personaggi e miti della televisione e dello spettacolo, dagli atleti, dai giocatori di calcio, eccetera”, si legge nel messaggio, “il vero interrogativo che si nasconde sotto la parola protagonismo è: in che cosa consiste la felicità?”.
Il porporato ha poi ricordato l'esempio di Paolo di Tarso, che da feroce persecutore dei cristiani si convertì all’irrompere della chiamata del Signore, incarnando più di ogni altro il paradosso della vita cristiana.
“Noi tutti, a duemila anni di distanza, possiamo ancora considerarci 'figli' della sua predicazione
e la nostra civiltà sa di essere debitrice a quest’uomo proprio per i valori che stanno alle sue fondamenta”, ha detto.
“Eppure – ha osservato – l'esistenza di san Paolo è ben lontana dalle luci della ribalta e dai pubblici riconoscimenti”.
“L'esistenza di Paolo, esaminata nella sua quotidianità, appare inoltre tribolata, afflitta da ostilità e
pericoli, piena di difficoltà da affrontare più ancora che di consolazioni e gioie di cui godere”, ha aggiunto poi.
“La vita di Paolo può essere considerata veramente “riuscita” - si è quindi domandato -? Che cosa significa infatti per il cristiano “riuscire”? Che cosa ci dicono le vite di tanti santi che hanno trascorso la loro esistenza ritirati nei conventi?”.
Rispondendo a questi seguiti il Cardinale Bertone ha richiamato le parole pronunciate di recente da Benedetto XVI il quale ha ricordato che “l'uomo è fatto per il compimento eterno della sua esistenza”.
“Il compimento dell’umano – ha proseguito il Segretario di Stato vaticano – è la conoscenza di Dio, da cui ogni persona è stata creata e a cui tende con ogni fibra del proprio essere. Per conseguire questo, non serve né fama né successo presso le folle”.
“Ecco dunque il protagonismo che il titolo della presente edizione del Meeting di Rimini punta
a proporre: protagonista della sua esistenza è chi dona la sua vita a Dio, che lo chiama a cooperare all'universale progetto della salvezza”, ha spiegato.
“Non importa se il disegno di Dio prevede per noi un ridotto raggio d'azione; non importa se viviamo tra le pareti di un monastero di clausura o se siamo immersi in molteplici e diverse attività del mondo; non importa se siamo padri e madri di famiglia o consacrati o sacerdoti”.
“Dio si serve di noi secondo il suo piano d'amore, secondo modalità che Lui stabilisce e ci chiede di assecondare l'azione del suo Spirito; ci vuole suoi collaboratori per la realizzazione del suo Regno”, ha quindi sottolineato.
Infine, il porporato ha riferito l'auspico del Santo Padre “che queste riflessioni aiutino i partecipanti al Meeting a incontrare Cristo, per meglio comprendere il valore della vita cristiana e realizzarne il senso nell'umile protagonismo del servizio alla missione della Chiesa, in Italia e nel mondo”.
A inugurare questa domenica sera il Meeting è “La Straniera” una originale rappresentazione tratta dai Cori de La Rocca (1934), ambientata nel periodo tra le due grandi guerre e scritta dal poeta e drammaturgo americano, nonché Premio Nobel per la letteratura T. S. Eliot.
Lo spettacolo multimediale fa una sintesi tra la recitazione di Maurizio Schmidt e Giovanni Battaglia e le immagini dei readings teatrali dei brani di Eliot, interpretati appositamente da quattro protagonisti del teatro italiano: Lucrezia Lante Della Rovere, Massimo Dapporto, Alessandro Preziosi e Giancarlo Giannini.
I momenti teatrali de “La Straniera” saranno inoltre accompagnati da musiche originali scritte da Marco Poeta e interpretate dal suo ensemble musicale, che spaziano dal jazz alla ballata folk.
Benedetto XVI lancia la sfida educativa ai partecipanti al Meeting
Il commento del Direttore de “L'Osservatore Romano” al messaggio papale
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il tema dell'educazione al servizio è la sfida che si coglie in filigrana nel lungo messaggio che il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inviato a nome del Santo Padre al Meeting di Rimini, apertosi questa domenica.
L'emergenza educativa e la trasmissione della fede ai giovani, tutti temi più volte ribaditi da Benedetto XVI e direttamente affrontati nella lettera consegnata alla dioesi di Roma il 21 gennaio scorso, stanno infatti al cuore della lettera papale al Vescovo di Rimini, spiega il Direttore de “L'Osservatore Romano”, Gian Maria Vian.
Tutti temi, ha spiegato inoltre Vian in un articolo apparso su Ilsussidiario.net, che interessano tanto i cattolici quanto i non cattolici, perché “riguardano l’uomo in quanto tale”.
Riguardo la ricerca di felicità che assilla l'uomo, il Direttore del quotidiano vaticano ricorda come nella sua prima Enciclica, “Deus caritas est”, il Papa abbia indicato nella felicità, non “un’ideologia”, non “una morale”, ma “una persona”.
Importante a suo avviso il richiamo alla figura di san Paolo: “Un personaggio storico che, come lo stesso Gesù, apparentemente ha fallito nella sua vita”.
“Eppure Paolo è stato fondamentale nel cambiamento introdotto dalla rivoluzione cristiana – ha aggiunto –: senza Paolo il cristianesimo non sarebbe quello che è”.
“Agli occhi del mondo Paolo sarebbe un 'nessuno', mentre invece è un 'protagonista', perché ha speso tutto se stesso”, ha commentato.
“Prima si era accanito contro i seguaci di Gesù, poi lo ha incontrato in quella maniera misteriosa e folgorante che gli ha cambiato la vita. E a quel punto ha speso tutto se stesso per annunciare Cristo e il suo Vangelo”.
“Da ultimo, nella lettera si parla di 'umile protagonismo' – ha continuato Vian – . Un ossimoro interessante: essere qualcuno, ma qualcuno al servizio”.
“Questo – ha spiegato – nasce da un’esperienza: 'venite e vedete' è l’invito di Gesù nel vangelo di Giovanni. E l’esperienza dice che proprio quando si serve si è qualcuno. Come la missione che il Papa affida a Comunione e Liberazione: essere al servizio della Chiesa”.
Analisi
La nuova era dello Spirito Santo
Il messaggio di Benedetto XVI in Australia
di padre John Flynn, LC
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- In un messaggio indirizzato ai partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù, pubblicato quando Benedetto XVI è arrivato a Sydney, in Australia, il Pontefice ha citato una frase attribuita a Sant'Agostino: “Se vuoi restare giovane, cerca Cristo”.
La citazione è adatta non solo ai giovani che attendevano l'arrivo del Papa, ma ad ogni persona, compresi coloro che vivono nelle società secolarizzate dell'Occidente, spesso ostili al messaggio di Cristo.
Il secolarismo è un problema, ha affermato Paul Kelly, editore di The Australian, un quotidiano di Sydney.
In un commento pubblicato poco prima dell'inizio della Giornata mondiale, Kelly ha osservato che il secolarismo non solo punta a fare della religione una questione puramente privata, ma tenta anche di “affermare l'ateismo come una religione di fatto estromettendo così la vera religione dalla sfera pubblica”.
Questo tema è emerso ripetutamente anche durante la Giornata mondiale.
Il Primo ministro australiano Kevin Rudd, nel suo discorso di accoglienza rivolto ai pellegrini durante la Messa di apertura della Giornata mondiale della gioventù, il 15 luglio, ha espresso un riconoscimento dell'importanza del Cristianesimo, cosa piuttosto insolita per un leader politico.
Rudd ha affermato: “Alcuni dicono che non vi è spazio per la fede nel XXI secolo. Io dico che sbagliano. Alcuni dicono che la fede è nemica della ragione; io dico che sbagliano”.
Il Primo ministro ha proseguito lodando il ruolo del Cristianesimo nell'educazione e nell'assistenza ai poveri: “E io dico che il Cristianesimo è stata una immensa forza di bene nel mondo”.
Per un mondo migliore
Un tema toccato da Benedetto XVI nell'omelia pronunciata durante la consacrazione del nuovo altare nella St. Mary's Cathedral, il 18 luglio, è stato quello della sfida lanciata da chi vuole negare il ruolo della religione nel mondo. “Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza”, ha osservato.
In un altro intervento il Papa ha ricordato il senso della partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù e non ha mancato di sottolineare il positivo contributo offerto dalla religione e dai credenti. Durante la cerimonia di benvenuto, che si è svolta presso la Government House il 17 luglio, egli ha osservato che i pellegrini affluiscono numerosi perché anelano di ascoltare la parola di Dio e di imparare di più sulla loro fede cristiana.
Inoltre essi sono “desiderosi di prendere parte ad un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano, e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore”.
Nel suo intervento, il Santo Padre ha anche ricordato il tema dello Spirito Santo, scelto per la Giornata mondiale della gioventù: “Sono desiderosi di prendere parte ad un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano, e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore” (Atti 1:9).
Lo Spirito Santo, ha osservato Benedetto XVI, darà loro la saggezza necessaria per discernere il cammino giusto ed il coraggio per percorrerlo.
Il Papa ha fatto riferimento continuamente al tema dello Spirito Santo durante i suoi discorsi che si sono succeduti nei giorni dell'evento e che sono culminati nell'omelia pronunciata durante la Messa di chiusura della domenica 20 luglio a Randwick Racecourse.
La potenza dello Spirito Santo che viene invocata è la potenza della vita di Dio, ha spiegato Benedetto XVI. È la potenza della creazione, la potenza che ha fatto risorgere Gesù da morte e la potenza che ci porta al Regno di Dio.
Il Papa ha anche evocato un concetto spesso usato negli anni passati per indicare forme alternative di religione: quello di una nuova era, la “new age”. “Nel Vangelo di oggi, Gesù annuncia che è iniziata una nuova era, nella quale lo Spirito Santo sarà effuso sull’umanità intera”, ha commentato il Santo Padre.
In questo senso, l'effusione dello Spirito Santo non è solo una forza che ci illumina e ci consola, ma anche una potenza creatrice di un nuovo mondo, ha spiegato il Papa.
“Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”, ha affermato.
Una nuova era – ha proseguito il Pontefice – in cui l'amore non sia avido ed egoista, ma sarà puro e libero; in cui le persone siano aperte agli altri e irradino gioia e bellezza; una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità e dall'apatia.
La sfida
Nella sua omelia il Papa ha anche precisato che la sua proposta ai giovani non è solo quella della speranza e del conforto, ma anche quella di una sfida a edificare questa nuova era: “Cari giovani amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era, messaggeri del suo amore, capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità”.
Benedetto XVI ha anche posto una serie di questioni ai giovani radunati per la Messa. Ha chiesto loro cosa pensano di lasciare alla prossima generazione e come pensano di usare i doni e la potenza dello Spirito Santo.
Ha chiesto: “State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà?”
Questa sfida ai giovani è stata anche oggetto dell'intervento del Pontefice della sera precedente, durante la veglia. Il Papa ha parlato del significato di essere testimoni in un mondo che ha descritto fragile e indebolito dalle ferite.
Molte di queste ferite – ha osservato Benedetto XVI – sono dovute al relativismo che “non riesce a vedere l’intero quadro,” perché ignora i principi “che ci rendono capaci di vivere e di crescere nell’unità, nell’ordine e nell’armonia.”
La chiave per poter avere l'intero quadro è quella di aprirsi all'azione dello Spirito Santo che ci mantiene in unione con Cristo e la Chiesa. Questa unità è propria dell'essenza stessa dello Spirito Santo, ha spiegato il Papa, posto che la caratteristica dello Spirito Santo è quella di essere vincolo di unità fra il Padre e il Figlio.
Lo Spirito Santo è anche amore e donazione di sé, ha proseguito Benedetto XVI. “fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!”
I frutti
In vista della Giornata mondiale della gioventù, la stampa australiana si era concentrata sugli aspetti negativi dell'evento, evidenziandone i costi economici e il disturbo recato alla vita quotidiana della città.
Ma una volta che l'evento ha avuto inizio e che si è potuto vedere di persona il Papa e assistere ai momenti toccanti come quello della Via Crucis, i media si sono dimostrati largamente favorevoli.
Numerosi articoli hanno osservato la buona organizzazione degli eventi, mentre altri hanno notato la scarsa necessità delle forze dell'ordine, a differenza delle altre occasioni in cui si sono radunati molti giovani.
“La Giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani” ha commentato il Papa al momento della sua partenza dall'aeroporto di Sydney il 21 luglio. La sfida ora, per la Chiesa in Australia e nel mondo, è di far diventare realtà questa speranza.
Italia
A Lourdes tremila pellegrini della diocesi di Roma
Guiderà il pellegrinaggio il Cardinale Vicario Agostino Vallini
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Saranno circa tremila i pellegrini della diocesi di Roma che si recheranno a Lourdes per il tradizionale appuntamento mariano, dal 26 al 30 agosto, della diocesi del Papa.
Il pellegrinaggio precede il viaggio di Benedetto XVI, dal 12 al 15 settembre, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous, nella cittadella dei Pirenei.
Il pellegrinaggio sarà guidato dal Cardinale vicario Agostino Vallini, Presidente dell Opera Romana Pellegrinaggi (ORP).
Oltre a cinque aerei, un treno e un pullman - precisa una nota dell’ORP - quest’anno i pellegrini potranno usufruire anche di una nave, una sorta di “cappella galleggiante”, per raggiungere il santuario mariano.
L’imbarcazione lascerà il porto di Civitavecchia il 24 agosto con destinazione Barcellona. Il giorno successivo il pellegrinaggio proseguirà in pullman verso il santuario di Lourdes, dove l’arrivo è previsto in serata.
L'appuntamento mariano sarà aperto ufficialmente il giorno 26, con la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Vallini. I pellegrini romani resteranno a Lourdes fino al giorno 30.
Durante questi giorni di permanenza, il programma prevede il cammino sacramentale e di preghiera che caratterizza gli incontri mariani di Lourdes.
Innanzitutto la Via Crucis, la celebrazione penitenziale, la visita ai “ricordi” di Santa Bernadette, quindi la fiaccolata, la celebrazione eucaristica internazionale nella Basilica di San Pio X, infine, la processione e l'adorazione eucaristica, con la benedizione dei malati e la Santa Messa nella grotta delle apparizioni.
Nasce il Centro Chiara Lubich
Per tramandare l'eredità spirituale della fondatrice dei Focolari
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- L'Assemblea generale del Movimento dei Focolari ha deciso creare un centro per raccogliere e tramandare il patrimonio carismatico lasciato dalla fondatrice, Chiara Lubich.
L'annuncio, è stato dato dalla neo-presidente dei Focolari, Maria Emmaus Voce, all'Assemblea generale - riunita dal 1° al 31 luglio a Castelgandolfo, con oltre 500 delegati del Movimento da tutto il mondo.
“Lo scopo del centro – ha spiegato – sarà conservare e mettere a disposizione dell'intero movimento e del pubblico, per il tempo presente e futuro il ricchissimo patrimonio che Chiara ci ha lasciato con la sua vita, con lettere, discorsi, documenti, registrazioni audio e video".
La presidente ha rivelato che la responsabile sarà Eli Folonari, che per oltre 50 anni è stata accanto a Chiara quale sua segretaria personale, e avrà come primi collaboratori le prime e i primi focolarini.
Sono 8000 i video, 22.000 le cassette audio che riproducono dal vivo gli avvenimenti principali del Movimento e gli interventi di Chiara nelle più diverse occasioni; centinaia i raccoglitori di discorsi, lettere e documenti in carta. Già da anni ne è stata avviata la catalogazione e conservazione.
"Chiara stessa, ben sapendo quanto il carisma fosse un dono di Dio per la Chiesa e l'umanità – ha detto Folonari – tante volte ha destinato le donazioni in denaro che le arrivavano personalmente per l'acquisto dei macchinari necessari per mantenere l'archivio nelle condizioni ottimali di umidità e temperatura e per la rigenerazione di video e registrazioni audio, sottoposti col tempo alla degenerazione".
"Un grande lavoro ancora da avviare è una ricostruzione storica della sua vita che testimonierà come nasce e si sviluppa un'opera di Dio. Insostituibile sarà il contributo dei testimoni oculari, specie delle prime e primi focolarini per garantirne l'autenticità", ha detto la responsabile del centro.
Secondo quanto spiegato a ZENIT da Carla Cotignoli, del Servizio di Informazione del Movimento dei Focolari, il centro avrà sede a Rocca di Papa, nei pressi di Roma. Alla ripresa dell'attività in settembre inizierà la fase di progettazione.
Il Movimento fondato da Chiara Lubich, nata a Trento il 22 gennaio 1920 e morta a Rocca di Papa il 14 marzo del 2008, conta su più di due milioni di aderenti con una irradiazione di milioni di persone e la presenza in 182 paesi.
Angelus
Benedetto XVI: la missione del Papa, servire l'unità della Chiesa
Discorso introduttivo all'Angelus
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI ad introduzione della preghiera dell'Angelus recitata insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel cortile interno del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
La liturgia di questa domenica rivolge a noi cristiani, ma al tempo stesso ad ogni uomo e ogni donna, la duplice domanda che Gesù pose un giorno ai suoi discepoli. Dapprima chiese loro: "La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?". Essi gli risposero che per alcuni del popolo Egli era Giovanni Battista redivivo, per altri Elia, Geremia o qualcuno dei profeti. Allora il Signore interpellò direttamente i Dodici: "Voi chi dite che io sia?". A nome di tutti, con slancio e decisione fu Pietro a prendere la parola: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Solenne professione di fede, che da allora la Chiesa continua a ripetere. Anche noi quest’oggi vogliamo proclamare con intima convinzione: Sì, Gesù, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! Lo facciamo con la consapevolezza che è Cristo il vero "tesoro" per il quale vale la pena di sacrificare tutto; Lui è l’amico che mai ci abbandona, perché conosce le attese più intime del nostro cuore. Gesù è il "Figlio del Dio vivente", il Messia promesso, venuto sulla terra per offrire all’umanità la salvezza e per soddisfare la sete di vita e di amore che abita in ogni essere umano. Quale vantaggio avrebbe l’umanità accogliendo quest’annuncio che porta con sé la gioia e la pace!
"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". A questa ispirata professione di fede da parte di Pietro, Gesù replica: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli". È la prima volta che Gesù parla della Chiesa, la cui missione è l’attuazione del disegno grandioso di Dio di riunire in Cristo l’umanità intera in un’unica famiglia. La missione di Pietro, e dei suoi successori, è proprio quella di servire quest’unità dell’unica Chiesa di Dio formata da giudei e pagani; il suo ministero indispensabile è far sì che essa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura, ma che sia la Chiesa di tutti i popoli, per rendere presente fra gli uomini, segnati da innumerevoli divisioni e contrasti, la pace di Dio e la forza rinnovatrice del suo amore. Servire dunque l’unità interiore che proviene dalla pace di Dio, l’unità di quanti in Gesù Cristo sono diventati fratelli e sorelle: ecco la peculiare missione del Papa, Vescovo di Roma e successore di Pietro.
Davanti all’enorme responsabilità di questo compito, avverto sempre di più l’impegno e l’importanza del servizio alla Chiesa e al mondo che il Signore mi ha affidato. Per questo chiedo a voi, cari fratelli e sorelle, di sostenermi con la vostra preghiera, affinché, fedeli a Cristo, possiamo insieme annunciarne e testimoniarne la presenza in questo nostro tempo. Ci ottenga questa grazia Maria, che invochiamo fiduciosi come Madre della Chiesa e Stella dell’Evangelizzazione.
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
La situazione internazionale registra in queste settimane un crescendo di tensione che vivamente preoccupa. Dobbiamo constatare, con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti. Come non misurare, nelle presenti circostanze, tutta la fatica dell’umanità a formare quella coscienza comune di essere "famiglia delle Nazioni" che il Papa Giovanni Paolo II aveva additato quale ideale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite? Occorre approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2006, n. 6), per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche. I recenti eventi hanno indebolito in molti la fiducia che simili esperienze restassero definitivamente consegnate al passato. Ma non bisogna cedere al pessimismo! Occorre piuttosto impegnarsi attivamente affinché venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi. La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune: ecco alcune delle principali strade da percorrere, con tenacia e creatività, per costruire relazioni feconde e sincere e per assicurare alle presenti e alle future generazioni tempi di concordia e di progresso morale e civile! Trasformiamo questi pensieri e questi auspici in preghiera, affinché tutti i membri della comunità internazionale e quanti, in particolare, sono rivestiti di maggiore responsabilità, vogliano operare con generosità per ripristinare le superiori ragioni della pace e della giustizia. Maria, Regina della pace, interceda per noi!
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi parrocchiali di Gemona del Friuli e di Miane. Saluto poi i fedeli di Agna, Massa di Toano, Poggiardo e Caltanissetta; come pure quelli venuti dalla Basilicata, da Ferentino e da San Cipriano d’Aversa, i giovani di Trepuzzi e gli anziani di Marino. A tutti auguro una buona domenica.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
Documenti
Il saluto di Benedetto XVI al popolo del Meeting di Rimini
29.ma edizione sul tema: “O protagonisti o nessuno”
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il messaggio recapitato a nome del Santo Padre dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, agli organizzatori del Meeting di Rimini, che si tiene dal 24 al 30 agosto.
* * *
A Sua Eccellenza Rev.ma
Mons. Francesco Lambiasi
Vescovo di Rimini
Eccellenza Reverendissima,
in occasione della XXIX edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, in programma a Rimini dal 24 al 30 agosto p.v., mi è gradito far pervenire a Lei, ai promotori e a quanti prendono parte a codesta significativa manifestazione il saluto cordiale di Sua Santità Benedetto XVI.
Il provocatorio titolo dell’incontro: “O protagonisti o nessuno” colpisce immediatamente l’attenzione. In verità, è questo il preciso intento degli organizzatori: far «riflettere sul concetto di persona». Che cosa significa infatti essere protagonisti della propria esistenza e di quella del mondo? La domanda si fa oggi urgente, perché l’alternativa al protagonismo sembra essere spesso una vita senza senso, il grigio anonimato dei tanti «nessuno» che si confondono tra le pieghe di una massa informe, incapaci purtroppo di emergere con un proprio volto degno di nota. L’interrogativo allora va meglio focalizzato e potrebbe essere così riformulato: che cosa dà un volto all’uomo, che cosa lo rende inconfondibile, assicurando piena dignità alla sua esistenza?
La società e la cultura, in cui siamo immersi e di cui i mezzi di comunicazione costituiscono una potente cassa di risonanza, sono largamente dominate dalla convinzione che la notorietà costituisca una componente essenziale della propria realizzazione personale. Emergere dall’anonimato, riuscire ad imporsi all’attenzione pubblica con ogni mezzo e pretesto, questo è lo scopo perseguito da molti. Il potere politico o economico, il prestigio raggiunto nella propria professione, la ricchezza messa in bella mostra, la notorietà delle proprie realizzazioni, l’ostentazione fin anche dai propri eccessi… tutto questo è considerato pacificamente come «successo», come riuscita della propria vita. Ecco perché sempre più spesso le nuove generazioni ambiscono a professioni e carriere idealizzate proprio perché offrono una ribalta che consente loro di apparire, di sentirsi “qualcuno”. L’ideale a cui mirano è rappresentato dagli attori del cinema, dai personaggi e miti della televisione e dello spettacolo, dagli atleti, dai giocatori di calcio, ecc..
Ma che ne è di chi non accede a un tale livello di visibilità sociale? Che ne è di chi è dimenticato, se non addirittura schiacciato dalle dinamiche della riuscita mondana su cui è impostata la società in cui vive? Che ne è di chi è povero, inerme, malato, anziano o disabile, di chi non ha talenti per farsi strada tra gli altri o è senza mezzi per coltivarli, di chi non ha voce per far sentire le proprie idee e convinzioni? Come considerare chi conduce una vita oscura, senza apparente rilevanza per giornali e televisioni? L’uomo di oggi, come quello di tutti i tempi, tende alla propria felicità e la insegue dovunque crede di poterla trovare. Ecco quindi il vero interrogativo che si nasconde sotto la parola «protagonismo», che il Meeting propone quest’anno alla nostra riflessione: in che cosa consiste la felicità? Che cosa può veramente condurre l’uomo a conseguirla?
Il Papa Benedetto XVI ha indetto quest’anno uno speciale anno giubilare dedicato a un «campione» della cristianità di tutti i tempi, il fariseo di Tarso di nome Saulo, che dopo aver perseguitato con furore la Chiesa delle origini, si convertì all’irrompere della chiamata del Signore. Da quel momento egli servì la causa del Vangelo con dedizione totale, percorrendo instancabilmente il mondo allora conosciuto e contribuendo a porre le basi di quella che sarebbe diventata la cultura europea, informata dal Cristianesimo.
Rari sono gli spiriti che hanno mostrato una vastità di conoscenze e un acume pari ai suoi. Le sue Lettere manifestano la forza esplosiva della sua personalità appassionata ed hanno attratto milioni di lettori, esercitando un’influenza unica su generazioni e generazioni di uomini, su interi popoli e nazioni. Attraverso i suoi scritti, Paolo non cessa di presentare Cristo come autentica fonte di rispetto tra gli uomini, di pace tra le nazioni, di giustizia nella convivenza. Noi tutti, a duemila anni di distanza, possiamo ancora considerarci “figli” della sua predicazione e la nostra civiltà sa di essere debitrice a quest’uomo proprio per i valori che stanno alle sue fondamenta.
Eppure l'esistenza di san Paolo è ben lontana dalle luci della ribalta e dai pubblici riconoscimenti. Quando egli mori, la Chiesa che aveva contribuito a diffondere era ancora un piccolo seme, un gruppo che le somme autorità dell'Impero Romano si potevano permettere di trascurare o di provare a schiacciare nel sangue. L'esistenza di Paolo, esaminata nella sua quotidianità, appare inoltre tribolata a, afflitta da ostilità e pericoli, piena di difficoltà da affrontare più ancora che di con consolazioni e gioie di cui godere. È lui stessa la darne testimonianza viva in moltissimi passi dei suoi scritti. Ecco cosa dice, per esempio, nella Seconda Lettera ai Corinti: «Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero farne e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?» (11,24-19). Questa corsa a ostacoli – così la potremmo definire –, compiuta con la forza e nel nome del suo Redentore, Paolo la concluse a Roma, dove condannato a morte venne decapitato. Assieme a lui, nell'infuriare della persecuzione dell'Imperatore Nerone, morirono molti altri cristiani e tra questi Pietro, il pescatore di Galilea e capo della Chiesa.
La vita di Paolo può essere considerata veramente «riuscita»? Siamo qui dinanzi al paradosso della vita cristiana come tale. Che cosa significa infatti per il cristiano «riuscire»? Che cosa ci dicono le vite di tanti santi che hanno trascorso la loro esistenza ritirati nei conventi? Che cosa ci dicono le vite e le morti di innumerevoli martiri cristiani, i cui nomi sono sconosciuti ai più, i quali hanno concluso l'esistenza, non tra le acclamazioni, ma circondati dal disprezzo, dall'odio e dall’indifferenza? Dove sta dunque la «grandezza» della loro vita, la luminosità della loro testimonianza, il loro «successo»?
Anche di recente il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato che l'uomo è fatto per il compimento eterno della sua esistenza. Ciò va ben oltre la semplice riuscita mondana e non è in contraddizione con l'umiltà delle condizioni in cui si svolge il suo pellegrinaggio sulla terra. Il compimento dell'umano è la conoscenza di Dio, da cui ogni persona è stata creata e a cui tende con ogni fibra del proprio essere. Per conseguire questo, non serve né fama né successo presso le folle. Ecco dunque il protagonismo che il titolo della presente edizione del Meeting di Rimini punta a proporre, Protagonista della sua esistenza è chi dona la sua vita a Dio, che lo chiama a cooperare all'universale progetto della salvezza.
Il Meeting vuole ribadire che solo Cristo può svelare all'uomo la sua vera dignità e comunicargli l'autentico senso della sua esistenza. Quando il credente lo segue docilmente è in grado di lasciare una traccia duratura nella storia. È la traccia dell'Amore di cui diviene testimone proprio perché afferrato dall'Amore.Ed allora ciò che fu possibile per san Paolo lo diventa anche per ciascuno di noi. Non importa se il disegno di Dio prevede per noi un ridotto raggio d'azione; non importa se viviamo tra le pareti di un monastero di clausura o se siamo immersi in molteplici e diverse attività del mondo; non importa se siamo padri e madri di famiglia o consacrati o sacerdoti. Dio si serve di noi secondo il suo piano d'amore, secondo modalità che Lui stabilisce e ci chiede di assecondare l'azione del suo Spirito; ci vuole suoi collaboratori per la realizzazione del suo Regno. A ciascuno dice: «Vieni e seguimi» (Le 18, 22), e soltanto seguendolo l'uomo conosce la vera esaltazione del suo io.
Questo ci insegna l'esperienza dei santi, uomini e donne che molto spesso hanno vissuto la loro fedeltà a Dio in maniera discreta e ordinaria. E tra di loro troviamo molti veri protagonisti della storia, persone pienamente realizzate, esempi viventi di speranza e testimoni di un amore che nulla teme, nemmeno la morte.
Il Santo Padre auspica che queste riflessioni aiutino i partecipanti al Meeting a incontrare Cristo, per meglio comprendere il valore della vita cristiana e realizzarne il senso nell'umile protagonismo del servizio alla missione della Chiesa, in Italia e nel mondo. A tale scopo Egli assicura la sua preghiera per la buona riuscita del Meeting ed invia a Lei, agli organizzatori e a tutti i presenti una speciale Benedizione.
Unisco ben volentieri i miei fervidi voti augurali per un proficuo successo della manifestazione, e profitto volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio
Dal Vaticano, 12 Agosto 2008
dev.mo nel Signore
Tarcisio Card. Bertone
Segretario di Stato
Il ministero petrino, servizio nella carità per l'unità della Chiesa
Preoccupazioni del Papa per la crescente tensione internazionale
L’Arcivescovo di Kinshasa, nuovo Segretario speciale per il Sinodo
MEETING DI RIMINI
L'uomo e il suo destino di vita eterna al centro del Meeting di Rimini
Benedetto XVI lancia la sfida educativa ai partecipanti al Meeting
ANALISI
La nuova era dello Spirito Santo
ITALIA
A Lourdes tremila pellegrini della diocesi di Roma
Nasce il Centro Chiara Lubich
ANGELUS
Benedetto XVI: la missione del Papa, servire l'unità della Chiesa
DOCUMENTI
Il saluto di Benedetto XVI al popolo del Meeting di Rimini
Santa Sede
Il ministero petrino, servizio nella carità per l'unità della Chiesa
Afferma il Papa in occasione dell'Angelus domenicale
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- La missione del Papa è quello di lavorare per l'unità dell'unica Chiesa di Cristo, a partire dalla cattedra dell'amore, ha detto questa domenica Benedetto XVI da Castel Gandolfo.
Prima della preghiera dell'Angelus, il Papa ha infatti riflettuto sul ministero petrino traendo spunto dalla liturgia di questa domenica, che presenta un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli avvenuto durante una pausa di tranquillità nella regione di Cesarea di Filippo.
In quella occasione Gesù rivolse loro a bruciapelo una domanda: "La gente chi dice che sia il figlio dell'uomo?"
“Essi – ha detto il Pontefice – gli risposero che per alcuni del popolo Egli era Giovanni Battista redivivo, per altri Elia, Geremia o qualcuno dei profeti”.
“Allora il Signore interpellò direttamente i Dodici: 'Voi chi dite che io sia?'. A nome di tutti, con slancio e decisione fu Pietro a prendere la parola: 'Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente'”.
“A questa ispirata professione di fede da parte di Pietro – ha proseguito –, Gesù replica: 'Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli'”.
“È la prima volta che Gesù parla della Chiesa – ha poi commentato il Papa –, la cui missione è l’attuazione del disegno grandioso di Dio di riunire in Cristo l’umanità intera in un’unica famiglia”.
“La missione di Pietro, e dei suoi successori – ha spiegato –, è proprio quella di servire quest’unità dell’unica Chiesa di Dio formata da giudei e pagani; il suo ministero indispensabile è far sì che essa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura, ma che sia la Chiesa di tutti i popoli”.
Il ministero legato alla cattedra di Pietro è quello di presiedere nella carità, di “rendere presente fra gli uomini, segnati da innumerevoli divisioni e contrasti, la pace di Dio e la forza rinnovatrice del suo amore”.
“Servire dunque l’unità interiore che proviene dalla pace di Dio, l’unità di quanti in Gesù Cristo sono diventati fratelli e sorelle: ecco la peculiare missione del Papa, Vescovo di Roma e successore di Pietro”, ha poi concluso.
Preoccupazioni del Papa per la crescente tensione internazionale
Appello all'Angelus alla “forza morale del diritto” per la crisi nel Caucaso
di Mirko Testa
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Nel dopo Angelus di questa domenica, Benedetto XVI ha parlato delle ripercussioni a livello internazionale della crisi apertasi in Caucaso e dei crescenti contrasti tra Russia e Georgia.
“La situazione internazionale registra in queste settimane un crescendo di tensione che vivamente preoccupa”, ha detto il Papa rivolgendosi ai pellegrini presenti a Castel Gandolfo per il consueto appuntamento domenicale.
“Dobbiamo constatare, con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti”, ha avvertito.
La recrudescenza della crisi in Caucaso si è avuta con il conflitto armato iniziato il 7 agosto scorso, quando le truppe russe hanno respinto un attacco portato dell’armata georgiana contro l’enclave filorussa dell’Ossezia del Sud.
Successivamente, anche dietro le pressioni della comunità internazionale, le truppe russe hanno acconsentito a lasciare il territorio della Georgia entro il 22 agosto, dopo 10 giorni di occupazione.
Allo stesso tempo, però, il Vice capo di Stato Maggiore russo, Anatoly Nogovitsyn, ha annunciato che Mosca si è riservata il diritto di mantenere il controllo su alcuni punti chiave dell'autostrada che collega il Mar Nero a Tbilisi, e sul percorso tra il porto di Poti e l’aeroporto di Senaki, anche una volta ripiegate le truppe.
Il 19 agosto, poi, si è tenuto un consiglio straordinario che ha riunito i Ministri degli Esteri dei 26 Paesi della Nato, i cui risultati sono confluiti in un testo conclusivo, che ha condannato l’uso “spropositato della forza” da parte di Mosca nel Caucaso, minacciando ripercussioni, ed ha espresso la volontà dell'Alleanza atlantica di sostenere l'integrità territoriale della Georgia.
La risposta di Mosca non si è fatta attendere a lungo e all'avvertimento ha fatto seguito la dichiarazione da parte della Russia del “congelamento provvisorio” di ogni forma di cooperazione militare con la Nato.
La dura presa di posizione da parte della Russia è stata anche innescata dalla firma di un accordo bilaterale tra Washington e Varsavia per la costruzione in Polonia della base antimissile americana che prevede l'installazione entro il 2012 di dieci missili capaci di intercettare e distruggere in volo eventuali missili balistici a lunga gittata.
Da parte sua, il Governo della Georgia ha affermato che il ritiro russo non è stato affatto completato, in violazione del documento firmato dalle parti, mentre il Parlamento di Tbilisi, su richiesta del Presidente Mikhail Saakashvili, ha prorogato lo stato di guerra fino all’8 settembre.
Lo stesso governo dell'Ossezia del Sud ha però accusato la Georgia di concentrare unità militari lungo il confine con la repubblica separatista e di aver sparato colpi d'arma da fuoco verso alcuni villaggi di frontiera intimando agli abitanti di andarsene. Tuttavia, Tbilsi ha negato perentoriamente e ha ribadito che le truppe georgiane si stanno ritirando come previsto dall'accordo per il cessate il fuoco.
Parlando questa domenica da Castel Gandolfo, il Papa ha inoltre ribadito la necessità di “approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente, per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche”.
“Non bisogna cedere al pessimismo!”, ha esclamato. “La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune”
“Trasformiamo questi pensieri e questi auspici in preghiera – ha detto con forza –, affinché tutti i membri della comunità internazionale e quanti, in particolare, sono rivestiti di maggiore responsabilità, vogliano operare con generosità per ripristinare le superiori ragioni della pace e della giustizia”.
Intanto, il Generale Anatoly Nogovitsyn ha affermato che il Governo della Georgia e la Nato stanno preparando un nuovo attacco contro l'Ossezia del Sud, accusando in particolare la Nato di intensificare la presenza di navi da guerra nel Mar Nero con la scusa della missione umanitaria di soccorso.
Nel replicare alle accuse, la Nato ha reso noto il 22 agosto che nel Mar Nero sono in corso esercitazioni di routine, previste da tempo e che non hanno alcun legame con la crisi tra Georgia e Russia.
L’Arcivescovo di Kinshasa, nuovo Segretario speciale per il Sinodo
Attenzione verso l'Africa da parte del Papa, afferma l'Arcivescovo Eterović
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato l’Arcivescovo di Kinshasa, monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, Segretario speciale per la XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.
Monsignor Pasinya sostituisce in tale incarico monsignor Wilhelm Emil Egger, religioso capuccino, Vescovo di Bolzano-Bressanone, scomparso improvvisamente il 16 agosto scorso a causa di un infarto.
“Senz’altro c’è un’attenzione verso l’Africa”, ha commentato l'Arcivescovo Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, in una intervista alla “Radio Vaticana”.
“Monsignor Laurent Monsengwo – ha aggiunto – è un grande esperto di attività sinodale, perché ha partecipato a vari Sinodi, ed è membro anche dei nostri Consigli speciali ed anche del Consiglio ordinario del Sinodo dei Vescovi”
“Egli stesso è biblista e penso che con la sua esperienza professionale, ma anche pastorale, darà un positivo contributo alla riflessione sinodale sulla Parola di Dio”.
“Poi, l’Africa è molto importante per la Chiesa cattolica, perché è un continente dinamico, dove il numero di credenti cresce”, ha sottolineato monsignor Eterović.
“Noi siamo molto grati al Signore – ha detto poi –, perché non si tratta solo di un dato quantitativo, ma anche qualitativo”.
Monsignor Monsengwo Pasinya è nato il 7 ottobre 1939 a Mongobele (Congo). E’ stato ordinato sacerdote il 21 dicembre 1963 e Vescovo il 4 maggio 1980 per la diocesi di Inongo.
Vescovo ausiliare di Kisangani dal 1981, è stato designato Arcivescovo del luogo nel 1988. Segretario generale della Conferenza Episcopale congolese dal 1976 al 1980, ne è poi stato Presidente dal 1980 al 1992.
Già Presidente del SECAM (Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa e del Madagascar) monsignor Monsengwo ha lavorato costantemente per la pace nel suo Paese e in tutta l'Africa. E' inoltre membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
Membro dal 1999 del Comitato esecutivo di Pax Christi International – un movimento cattolico no profit e non governativo presente in 50 Stati dei cinque continenti, con più di 60.000 soci in tutto in mondo – ne è divenuto Copresidente il 3 novembre 2007.
Meeting di Rimini
L'uomo e il suo destino di vita eterna al centro del Meeting di Rimini
Messaggio del Cardinale Tarcisio Bertone a nome del Santo Padre
di Mirko Testa
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- A partire dal tema portante “O protagonisti o nessuno” si apre questa domenica a Rimini la 29a edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, organizzato da Comunione e Liberazione e che rifletterà sull’idea di protagonismo come umile adesione al progetto della salvezza.
Ispirato quest'anno da una frase di don Luigi Giussani, il Meeting – in corso fino al 30 agosto – con i suoi 150 incontri e tavole rotonde, i suoi 333 relatori, le sue 12 mostre, i suoi 24 eventi di spettacolo – oltre ai diversi appuntamenti sportivi – si conferma l'appuntamento estivo di sempre.
In un lungo messaggio recapitato agli organizzatori a nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, pone questo interrogativo: “Che cosa dà un volto all’uomo?”.
In un clima sociale e culturale in cui “sempre più spesso le nuove generazioni mirano a un ideale rappresentato dagli attori del cinema, dai personaggi e miti della televisione e dello spettacolo, dagli atleti, dai giocatori di calcio, eccetera”, si legge nel messaggio, “il vero interrogativo che si nasconde sotto la parola protagonismo è: in che cosa consiste la felicità?”.
Il porporato ha poi ricordato l'esempio di Paolo di Tarso, che da feroce persecutore dei cristiani si convertì all’irrompere della chiamata del Signore, incarnando più di ogni altro il paradosso della vita cristiana.
“Noi tutti, a duemila anni di distanza, possiamo ancora considerarci 'figli' della sua predicazione
e la nostra civiltà sa di essere debitrice a quest’uomo proprio per i valori che stanno alle sue fondamenta”, ha detto.
“Eppure – ha osservato – l'esistenza di san Paolo è ben lontana dalle luci della ribalta e dai pubblici riconoscimenti”.
“L'esistenza di Paolo, esaminata nella sua quotidianità, appare inoltre tribolata, afflitta da ostilità e
pericoli, piena di difficoltà da affrontare più ancora che di consolazioni e gioie di cui godere”, ha aggiunto poi.
“La vita di Paolo può essere considerata veramente “riuscita” - si è quindi domandato -? Che cosa significa infatti per il cristiano “riuscire”? Che cosa ci dicono le vite di tanti santi che hanno trascorso la loro esistenza ritirati nei conventi?”.
Rispondendo a questi seguiti il Cardinale Bertone ha richiamato le parole pronunciate di recente da Benedetto XVI il quale ha ricordato che “l'uomo è fatto per il compimento eterno della sua esistenza”.
“Il compimento dell’umano – ha proseguito il Segretario di Stato vaticano – è la conoscenza di Dio, da cui ogni persona è stata creata e a cui tende con ogni fibra del proprio essere. Per conseguire questo, non serve né fama né successo presso le folle”.
“Ecco dunque il protagonismo che il titolo della presente edizione del Meeting di Rimini punta
a proporre: protagonista della sua esistenza è chi dona la sua vita a Dio, che lo chiama a cooperare all'universale progetto della salvezza”, ha spiegato.
“Non importa se il disegno di Dio prevede per noi un ridotto raggio d'azione; non importa se viviamo tra le pareti di un monastero di clausura o se siamo immersi in molteplici e diverse attività del mondo; non importa se siamo padri e madri di famiglia o consacrati o sacerdoti”.
“Dio si serve di noi secondo il suo piano d'amore, secondo modalità che Lui stabilisce e ci chiede di assecondare l'azione del suo Spirito; ci vuole suoi collaboratori per la realizzazione del suo Regno”, ha quindi sottolineato.
Infine, il porporato ha riferito l'auspico del Santo Padre “che queste riflessioni aiutino i partecipanti al Meeting a incontrare Cristo, per meglio comprendere il valore della vita cristiana e realizzarne il senso nell'umile protagonismo del servizio alla missione della Chiesa, in Italia e nel mondo”.
A inugurare questa domenica sera il Meeting è “La Straniera” una originale rappresentazione tratta dai Cori de La Rocca (1934), ambientata nel periodo tra le due grandi guerre e scritta dal poeta e drammaturgo americano, nonché Premio Nobel per la letteratura T. S. Eliot.
Lo spettacolo multimediale fa una sintesi tra la recitazione di Maurizio Schmidt e Giovanni Battaglia e le immagini dei readings teatrali dei brani di Eliot, interpretati appositamente da quattro protagonisti del teatro italiano: Lucrezia Lante Della Rovere, Massimo Dapporto, Alessandro Preziosi e Giancarlo Giannini.
I momenti teatrali de “La Straniera” saranno inoltre accompagnati da musiche originali scritte da Marco Poeta e interpretate dal suo ensemble musicale, che spaziano dal jazz alla ballata folk.
Benedetto XVI lancia la sfida educativa ai partecipanti al Meeting
Il commento del Direttore de “L'Osservatore Romano” al messaggio papale
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il tema dell'educazione al servizio è la sfida che si coglie in filigrana nel lungo messaggio che il Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inviato a nome del Santo Padre al Meeting di Rimini, apertosi questa domenica.
L'emergenza educativa e la trasmissione della fede ai giovani, tutti temi più volte ribaditi da Benedetto XVI e direttamente affrontati nella lettera consegnata alla dioesi di Roma il 21 gennaio scorso, stanno infatti al cuore della lettera papale al Vescovo di Rimini, spiega il Direttore de “L'Osservatore Romano”, Gian Maria Vian.
Tutti temi, ha spiegato inoltre Vian in un articolo apparso su Ilsussidiario.net, che interessano tanto i cattolici quanto i non cattolici, perché “riguardano l’uomo in quanto tale”.
Riguardo la ricerca di felicità che assilla l'uomo, il Direttore del quotidiano vaticano ricorda come nella sua prima Enciclica, “Deus caritas est”, il Papa abbia indicato nella felicità, non “un’ideologia”, non “una morale”, ma “una persona”.
Importante a suo avviso il richiamo alla figura di san Paolo: “Un personaggio storico che, come lo stesso Gesù, apparentemente ha fallito nella sua vita”.
“Eppure Paolo è stato fondamentale nel cambiamento introdotto dalla rivoluzione cristiana – ha aggiunto –: senza Paolo il cristianesimo non sarebbe quello che è”.
“Agli occhi del mondo Paolo sarebbe un 'nessuno', mentre invece è un 'protagonista', perché ha speso tutto se stesso”, ha commentato.
“Prima si era accanito contro i seguaci di Gesù, poi lo ha incontrato in quella maniera misteriosa e folgorante che gli ha cambiato la vita. E a quel punto ha speso tutto se stesso per annunciare Cristo e il suo Vangelo”.
“Da ultimo, nella lettera si parla di 'umile protagonismo' – ha continuato Vian – . Un ossimoro interessante: essere qualcuno, ma qualcuno al servizio”.
“Questo – ha spiegato – nasce da un’esperienza: 'venite e vedete' è l’invito di Gesù nel vangelo di Giovanni. E l’esperienza dice che proprio quando si serve si è qualcuno. Come la missione che il Papa affida a Comunione e Liberazione: essere al servizio della Chiesa”.
Analisi
La nuova era dello Spirito Santo
Il messaggio di Benedetto XVI in Australia
di padre John Flynn, LC
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- In un messaggio indirizzato ai partecipanti alla Giornata mondiale della gioventù, pubblicato quando Benedetto XVI è arrivato a Sydney, in Australia, il Pontefice ha citato una frase attribuita a Sant'Agostino: “Se vuoi restare giovane, cerca Cristo”.
La citazione è adatta non solo ai giovani che attendevano l'arrivo del Papa, ma ad ogni persona, compresi coloro che vivono nelle società secolarizzate dell'Occidente, spesso ostili al messaggio di Cristo.
Il secolarismo è un problema, ha affermato Paul Kelly, editore di The Australian, un quotidiano di Sydney.
In un commento pubblicato poco prima dell'inizio della Giornata mondiale, Kelly ha osservato che il secolarismo non solo punta a fare della religione una questione puramente privata, ma tenta anche di “affermare l'ateismo come una religione di fatto estromettendo così la vera religione dalla sfera pubblica”.
Questo tema è emerso ripetutamente anche durante la Giornata mondiale.
Il Primo ministro australiano Kevin Rudd, nel suo discorso di accoglienza rivolto ai pellegrini durante la Messa di apertura della Giornata mondiale della gioventù, il 15 luglio, ha espresso un riconoscimento dell'importanza del Cristianesimo, cosa piuttosto insolita per un leader politico.
Rudd ha affermato: “Alcuni dicono che non vi è spazio per la fede nel XXI secolo. Io dico che sbagliano. Alcuni dicono che la fede è nemica della ragione; io dico che sbagliano”.
Il Primo ministro ha proseguito lodando il ruolo del Cristianesimo nell'educazione e nell'assistenza ai poveri: “E io dico che il Cristianesimo è stata una immensa forza di bene nel mondo”.
Per un mondo migliore
Un tema toccato da Benedetto XVI nell'omelia pronunciata durante la consacrazione del nuovo altare nella St. Mary's Cathedral, il 18 luglio, è stato quello della sfida lanciata da chi vuole negare il ruolo della religione nel mondo. “Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza”, ha osservato.
In un altro intervento il Papa ha ricordato il senso della partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù e non ha mancato di sottolineare il positivo contributo offerto dalla religione e dai credenti. Durante la cerimonia di benvenuto, che si è svolta presso la Government House il 17 luglio, egli ha osservato che i pellegrini affluiscono numerosi perché anelano di ascoltare la parola di Dio e di imparare di più sulla loro fede cristiana.
Inoltre essi sono “desiderosi di prendere parte ad un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano, e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore”.
Nel suo intervento, il Santo Padre ha anche ricordato il tema dello Spirito Santo, scelto per la Giornata mondiale della gioventù: “Sono desiderosi di prendere parte ad un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano, e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore” (Atti 1:9).
Lo Spirito Santo, ha osservato Benedetto XVI, darà loro la saggezza necessaria per discernere il cammino giusto ed il coraggio per percorrerlo.
Il Papa ha fatto riferimento continuamente al tema dello Spirito Santo durante i suoi discorsi che si sono succeduti nei giorni dell'evento e che sono culminati nell'omelia pronunciata durante la Messa di chiusura della domenica 20 luglio a Randwick Racecourse.
La potenza dello Spirito Santo che viene invocata è la potenza della vita di Dio, ha spiegato Benedetto XVI. È la potenza della creazione, la potenza che ha fatto risorgere Gesù da morte e la potenza che ci porta al Regno di Dio.
Il Papa ha anche evocato un concetto spesso usato negli anni passati per indicare forme alternative di religione: quello di una nuova era, la “new age”. “Nel Vangelo di oggi, Gesù annuncia che è iniziata una nuova era, nella quale lo Spirito Santo sarà effuso sull’umanità intera”, ha commentato il Santo Padre.
In questo senso, l'effusione dello Spirito Santo non è solo una forza che ci illumina e ci consola, ma anche una potenza creatrice di un nuovo mondo, ha spiegato il Papa.
“Rafforzata dallo Spirito e attingendo ad una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta”, ha affermato.
Una nuova era – ha proseguito il Pontefice – in cui l'amore non sia avido ed egoista, ma sarà puro e libero; in cui le persone siano aperte agli altri e irradino gioia e bellezza; una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità e dall'apatia.
La sfida
Nella sua omelia il Papa ha anche precisato che la sua proposta ai giovani non è solo quella della speranza e del conforto, ma anche quella di una sfida a edificare questa nuova era: “Cari giovani amici, il Signore vi sta chiedendo di essere profeti di questa nuova era, messaggeri del suo amore, capaci di attrarre la gente verso il Padre e di costruire un futuro di speranza per tutta l’umanità”.
Benedetto XVI ha anche posto una serie di questioni ai giovani radunati per la Messa. Ha chiesto loro cosa pensano di lasciare alla prossima generazione e come pensano di usare i doni e la potenza dello Spirito Santo.
Ha chiesto: “State vivendo le vostre vite in modo da fare spazio allo Spirito in mezzo ad un mondo che vuole dimenticare Dio, o addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà?”
Questa sfida ai giovani è stata anche oggetto dell'intervento del Pontefice della sera precedente, durante la veglia. Il Papa ha parlato del significato di essere testimoni in un mondo che ha descritto fragile e indebolito dalle ferite.
Molte di queste ferite – ha osservato Benedetto XVI – sono dovute al relativismo che “non riesce a vedere l’intero quadro,” perché ignora i principi “che ci rendono capaci di vivere e di crescere nell’unità, nell’ordine e nell’armonia.”
La chiave per poter avere l'intero quadro è quella di aprirsi all'azione dello Spirito Santo che ci mantiene in unione con Cristo e la Chiesa. Questa unità è propria dell'essenza stessa dello Spirito Santo, ha spiegato il Papa, posto che la caratteristica dello Spirito Santo è quella di essere vincolo di unità fra il Padre e il Figlio.
Lo Spirito Santo è anche amore e donazione di sé, ha proseguito Benedetto XVI. “fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!”
I frutti
In vista della Giornata mondiale della gioventù, la stampa australiana si era concentrata sugli aspetti negativi dell'evento, evidenziandone i costi economici e il disturbo recato alla vita quotidiana della città.
Ma una volta che l'evento ha avuto inizio e che si è potuto vedere di persona il Papa e assistere ai momenti toccanti come quello della Via Crucis, i media si sono dimostrati largamente favorevoli.
Numerosi articoli hanno osservato la buona organizzazione degli eventi, mentre altri hanno notato la scarsa necessità delle forze dell'ordine, a differenza delle altre occasioni in cui si sono radunati molti giovani.
“La Giornata mondiale della gioventù ci ha mostrato che la Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi ed essere colma di speranza per il mondo di domani” ha commentato il Papa al momento della sua partenza dall'aeroporto di Sydney il 21 luglio. La sfida ora, per la Chiesa in Australia e nel mondo, è di far diventare realtà questa speranza.
Italia
A Lourdes tremila pellegrini della diocesi di Roma
Guiderà il pellegrinaggio il Cardinale Vicario Agostino Vallini
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Saranno circa tremila i pellegrini della diocesi di Roma che si recheranno a Lourdes per il tradizionale appuntamento mariano, dal 26 al 30 agosto, della diocesi del Papa.
Il pellegrinaggio precede il viaggio di Benedetto XVI, dal 12 al 15 settembre, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous, nella cittadella dei Pirenei.
Il pellegrinaggio sarà guidato dal Cardinale vicario Agostino Vallini, Presidente dell Opera Romana Pellegrinaggi (ORP).
Oltre a cinque aerei, un treno e un pullman - precisa una nota dell’ORP - quest’anno i pellegrini potranno usufruire anche di una nave, una sorta di “cappella galleggiante”, per raggiungere il santuario mariano.
L’imbarcazione lascerà il porto di Civitavecchia il 24 agosto con destinazione Barcellona. Il giorno successivo il pellegrinaggio proseguirà in pullman verso il santuario di Lourdes, dove l’arrivo è previsto in serata.
L'appuntamento mariano sarà aperto ufficialmente il giorno 26, con la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Vallini. I pellegrini romani resteranno a Lourdes fino al giorno 30.
Durante questi giorni di permanenza, il programma prevede il cammino sacramentale e di preghiera che caratterizza gli incontri mariani di Lourdes.
Innanzitutto la Via Crucis, la celebrazione penitenziale, la visita ai “ricordi” di Santa Bernadette, quindi la fiaccolata, la celebrazione eucaristica internazionale nella Basilica di San Pio X, infine, la processione e l'adorazione eucaristica, con la benedizione dei malati e la Santa Messa nella grotta delle apparizioni.
Nasce il Centro Chiara Lubich
Per tramandare l'eredità spirituale della fondatrice dei Focolari
ROMA, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- L'Assemblea generale del Movimento dei Focolari ha deciso creare un centro per raccogliere e tramandare il patrimonio carismatico lasciato dalla fondatrice, Chiara Lubich.
L'annuncio, è stato dato dalla neo-presidente dei Focolari, Maria Emmaus Voce, all'Assemblea generale - riunita dal 1° al 31 luglio a Castelgandolfo, con oltre 500 delegati del Movimento da tutto il mondo.
“Lo scopo del centro – ha spiegato – sarà conservare e mettere a disposizione dell'intero movimento e del pubblico, per il tempo presente e futuro il ricchissimo patrimonio che Chiara ci ha lasciato con la sua vita, con lettere, discorsi, documenti, registrazioni audio e video".
La presidente ha rivelato che la responsabile sarà Eli Folonari, che per oltre 50 anni è stata accanto a Chiara quale sua segretaria personale, e avrà come primi collaboratori le prime e i primi focolarini.
Sono 8000 i video, 22.000 le cassette audio che riproducono dal vivo gli avvenimenti principali del Movimento e gli interventi di Chiara nelle più diverse occasioni; centinaia i raccoglitori di discorsi, lettere e documenti in carta. Già da anni ne è stata avviata la catalogazione e conservazione.
"Chiara stessa, ben sapendo quanto il carisma fosse un dono di Dio per la Chiesa e l'umanità – ha detto Folonari – tante volte ha destinato le donazioni in denaro che le arrivavano personalmente per l'acquisto dei macchinari necessari per mantenere l'archivio nelle condizioni ottimali di umidità e temperatura e per la rigenerazione di video e registrazioni audio, sottoposti col tempo alla degenerazione".
"Un grande lavoro ancora da avviare è una ricostruzione storica della sua vita che testimonierà come nasce e si sviluppa un'opera di Dio. Insostituibile sarà il contributo dei testimoni oculari, specie delle prime e primi focolarini per garantirne l'autenticità", ha detto la responsabile del centro.
Secondo quanto spiegato a ZENIT da Carla Cotignoli, del Servizio di Informazione del Movimento dei Focolari, il centro avrà sede a Rocca di Papa, nei pressi di Roma. Alla ripresa dell'attività in settembre inizierà la fase di progettazione.
Il Movimento fondato da Chiara Lubich, nata a Trento il 22 gennaio 1920 e morta a Rocca di Papa il 14 marzo del 2008, conta su più di due milioni di aderenti con una irradiazione di milioni di persone e la presenza in 182 paesi.
Angelus
Benedetto XVI: la missione del Papa, servire l'unità della Chiesa
Discorso introduttivo all'Angelus
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI ad introduzione della preghiera dell'Angelus recitata insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel cortile interno del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo.
* * *
Cari fratelli e sorelle!
La liturgia di questa domenica rivolge a noi cristiani, ma al tempo stesso ad ogni uomo e ogni donna, la duplice domanda che Gesù pose un giorno ai suoi discepoli. Dapprima chiese loro: "La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?". Essi gli risposero che per alcuni del popolo Egli era Giovanni Battista redivivo, per altri Elia, Geremia o qualcuno dei profeti. Allora il Signore interpellò direttamente i Dodici: "Voi chi dite che io sia?". A nome di tutti, con slancio e decisione fu Pietro a prendere la parola: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Solenne professione di fede, che da allora la Chiesa continua a ripetere. Anche noi quest’oggi vogliamo proclamare con intima convinzione: Sì, Gesù, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente! Lo facciamo con la consapevolezza che è Cristo il vero "tesoro" per il quale vale la pena di sacrificare tutto; Lui è l’amico che mai ci abbandona, perché conosce le attese più intime del nostro cuore. Gesù è il "Figlio del Dio vivente", il Messia promesso, venuto sulla terra per offrire all’umanità la salvezza e per soddisfare la sete di vita e di amore che abita in ogni essere umano. Quale vantaggio avrebbe l’umanità accogliendo quest’annuncio che porta con sé la gioia e la pace!
"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". A questa ispirata professione di fede da parte di Pietro, Gesù replica: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli". È la prima volta che Gesù parla della Chiesa, la cui missione è l’attuazione del disegno grandioso di Dio di riunire in Cristo l’umanità intera in un’unica famiglia. La missione di Pietro, e dei suoi successori, è proprio quella di servire quest’unità dell’unica Chiesa di Dio formata da giudei e pagani; il suo ministero indispensabile è far sì che essa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura, ma che sia la Chiesa di tutti i popoli, per rendere presente fra gli uomini, segnati da innumerevoli divisioni e contrasti, la pace di Dio e la forza rinnovatrice del suo amore. Servire dunque l’unità interiore che proviene dalla pace di Dio, l’unità di quanti in Gesù Cristo sono diventati fratelli e sorelle: ecco la peculiare missione del Papa, Vescovo di Roma e successore di Pietro.
Davanti all’enorme responsabilità di questo compito, avverto sempre di più l’impegno e l’importanza del servizio alla Chiesa e al mondo che il Signore mi ha affidato. Per questo chiedo a voi, cari fratelli e sorelle, di sostenermi con la vostra preghiera, affinché, fedeli a Cristo, possiamo insieme annunciarne e testimoniarne la presenza in questo nostro tempo. Ci ottenga questa grazia Maria, che invochiamo fiduciosi come Madre della Chiesa e Stella dell’Evangelizzazione.
[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]
La situazione internazionale registra in queste settimane un crescendo di tensione che vivamente preoccupa. Dobbiamo constatare, con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti. Come non misurare, nelle presenti circostanze, tutta la fatica dell’umanità a formare quella coscienza comune di essere "famiglia delle Nazioni" che il Papa Giovanni Paolo II aveva additato quale ideale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite? Occorre approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2006, n. 6), per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche. I recenti eventi hanno indebolito in molti la fiducia che simili esperienze restassero definitivamente consegnate al passato. Ma non bisogna cedere al pessimismo! Occorre piuttosto impegnarsi attivamente affinché venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi. La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune: ecco alcune delle principali strade da percorrere, con tenacia e creatività, per costruire relazioni feconde e sincere e per assicurare alle presenti e alle future generazioni tempi di concordia e di progresso morale e civile! Trasformiamo questi pensieri e questi auspici in preghiera, affinché tutti i membri della comunità internazionale e quanti, in particolare, sono rivestiti di maggiore responsabilità, vogliano operare con generosità per ripristinare le superiori ragioni della pace e della giustizia. Maria, Regina della pace, interceda per noi!
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi parrocchiali di Gemona del Friuli e di Miane. Saluto poi i fedeli di Agna, Massa di Toano, Poggiardo e Caltanissetta; come pure quelli venuti dalla Basilicata, da Ferentino e da San Cipriano d’Aversa, i giovani di Trepuzzi e gli anziani di Marino. A tutti auguro una buona domenica.
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
Documenti
Il saluto di Benedetto XVI al popolo del Meeting di Rimini
29.ma edizione sul tema: “O protagonisti o nessuno”
CASTEL GANDOLFO, domenica, 24 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il messaggio recapitato a nome del Santo Padre dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, agli organizzatori del Meeting di Rimini, che si tiene dal 24 al 30 agosto.
* * *
A Sua Eccellenza Rev.ma
Mons. Francesco Lambiasi
Vescovo di Rimini
Eccellenza Reverendissima,
in occasione della XXIX edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, in programma a Rimini dal 24 al 30 agosto p.v., mi è gradito far pervenire a Lei, ai promotori e a quanti prendono parte a codesta significativa manifestazione il saluto cordiale di Sua Santità Benedetto XVI.
Il provocatorio titolo dell’incontro: “O protagonisti o nessuno” colpisce immediatamente l’attenzione. In verità, è questo il preciso intento degli organizzatori: far «riflettere sul concetto di persona». Che cosa significa infatti essere protagonisti della propria esistenza e di quella del mondo? La domanda si fa oggi urgente, perché l’alternativa al protagonismo sembra essere spesso una vita senza senso, il grigio anonimato dei tanti «nessuno» che si confondono tra le pieghe di una massa informe, incapaci purtroppo di emergere con un proprio volto degno di nota. L’interrogativo allora va meglio focalizzato e potrebbe essere così riformulato: che cosa dà un volto all’uomo, che cosa lo rende inconfondibile, assicurando piena dignità alla sua esistenza?
La società e la cultura, in cui siamo immersi e di cui i mezzi di comunicazione costituiscono una potente cassa di risonanza, sono largamente dominate dalla convinzione che la notorietà costituisca una componente essenziale della propria realizzazione personale. Emergere dall’anonimato, riuscire ad imporsi all’attenzione pubblica con ogni mezzo e pretesto, questo è lo scopo perseguito da molti. Il potere politico o economico, il prestigio raggiunto nella propria professione, la ricchezza messa in bella mostra, la notorietà delle proprie realizzazioni, l’ostentazione fin anche dai propri eccessi… tutto questo è considerato pacificamente come «successo», come riuscita della propria vita. Ecco perché sempre più spesso le nuove generazioni ambiscono a professioni e carriere idealizzate proprio perché offrono una ribalta che consente loro di apparire, di sentirsi “qualcuno”. L’ideale a cui mirano è rappresentato dagli attori del cinema, dai personaggi e miti della televisione e dello spettacolo, dagli atleti, dai giocatori di calcio, ecc..
Ma che ne è di chi non accede a un tale livello di visibilità sociale? Che ne è di chi è dimenticato, se non addirittura schiacciato dalle dinamiche della riuscita mondana su cui è impostata la società in cui vive? Che ne è di chi è povero, inerme, malato, anziano o disabile, di chi non ha talenti per farsi strada tra gli altri o è senza mezzi per coltivarli, di chi non ha voce per far sentire le proprie idee e convinzioni? Come considerare chi conduce una vita oscura, senza apparente rilevanza per giornali e televisioni? L’uomo di oggi, come quello di tutti i tempi, tende alla propria felicità e la insegue dovunque crede di poterla trovare. Ecco quindi il vero interrogativo che si nasconde sotto la parola «protagonismo», che il Meeting propone quest’anno alla nostra riflessione: in che cosa consiste la felicità? Che cosa può veramente condurre l’uomo a conseguirla?
Il Papa Benedetto XVI ha indetto quest’anno uno speciale anno giubilare dedicato a un «campione» della cristianità di tutti i tempi, il fariseo di Tarso di nome Saulo, che dopo aver perseguitato con furore la Chiesa delle origini, si convertì all’irrompere della chiamata del Signore. Da quel momento egli servì la causa del Vangelo con dedizione totale, percorrendo instancabilmente il mondo allora conosciuto e contribuendo a porre le basi di quella che sarebbe diventata la cultura europea, informata dal Cristianesimo.
Rari sono gli spiriti che hanno mostrato una vastità di conoscenze e un acume pari ai suoi. Le sue Lettere manifestano la forza esplosiva della sua personalità appassionata ed hanno attratto milioni di lettori, esercitando un’influenza unica su generazioni e generazioni di uomini, su interi popoli e nazioni. Attraverso i suoi scritti, Paolo non cessa di presentare Cristo come autentica fonte di rispetto tra gli uomini, di pace tra le nazioni, di giustizia nella convivenza. Noi tutti, a duemila anni di distanza, possiamo ancora considerarci “figli” della sua predicazione e la nostra civiltà sa di essere debitrice a quest’uomo proprio per i valori che stanno alle sue fondamenta.
Eppure l'esistenza di san Paolo è ben lontana dalle luci della ribalta e dai pubblici riconoscimenti. Quando egli mori, la Chiesa che aveva contribuito a diffondere era ancora un piccolo seme, un gruppo che le somme autorità dell'Impero Romano si potevano permettere di trascurare o di provare a schiacciare nel sangue. L'esistenza di Paolo, esaminata nella sua quotidianità, appare inoltre tribolata a, afflitta da ostilità e pericoli, piena di difficoltà da affrontare più ancora che di con consolazioni e gioie di cui godere. È lui stessa la darne testimonianza viva in moltissimi passi dei suoi scritti. Ecco cosa dice, per esempio, nella Seconda Lettera ai Corinti: «Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero farne e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch'io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?» (11,24-19). Questa corsa a ostacoli – così la potremmo definire –, compiuta con la forza e nel nome del suo Redentore, Paolo la concluse a Roma, dove condannato a morte venne decapitato. Assieme a lui, nell'infuriare della persecuzione dell'Imperatore Nerone, morirono molti altri cristiani e tra questi Pietro, il pescatore di Galilea e capo della Chiesa.
La vita di Paolo può essere considerata veramente «riuscita»? Siamo qui dinanzi al paradosso della vita cristiana come tale. Che cosa significa infatti per il cristiano «riuscire»? Che cosa ci dicono le vite di tanti santi che hanno trascorso la loro esistenza ritirati nei conventi? Che cosa ci dicono le vite e le morti di innumerevoli martiri cristiani, i cui nomi sono sconosciuti ai più, i quali hanno concluso l'esistenza, non tra le acclamazioni, ma circondati dal disprezzo, dall'odio e dall’indifferenza? Dove sta dunque la «grandezza» della loro vita, la luminosità della loro testimonianza, il loro «successo»?
Anche di recente il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato che l'uomo è fatto per il compimento eterno della sua esistenza. Ciò va ben oltre la semplice riuscita mondana e non è in contraddizione con l'umiltà delle condizioni in cui si svolge il suo pellegrinaggio sulla terra. Il compimento dell'umano è la conoscenza di Dio, da cui ogni persona è stata creata e a cui tende con ogni fibra del proprio essere. Per conseguire questo, non serve né fama né successo presso le folle. Ecco dunque il protagonismo che il titolo della presente edizione del Meeting di Rimini punta a proporre, Protagonista della sua esistenza è chi dona la sua vita a Dio, che lo chiama a cooperare all'universale progetto della salvezza.
Il Meeting vuole ribadire che solo Cristo può svelare all'uomo la sua vera dignità e comunicargli l'autentico senso della sua esistenza. Quando il credente lo segue docilmente è in grado di lasciare una traccia duratura nella storia. È la traccia dell'Amore di cui diviene testimone proprio perché afferrato dall'Amore.Ed allora ciò che fu possibile per san Paolo lo diventa anche per ciascuno di noi. Non importa se il disegno di Dio prevede per noi un ridotto raggio d'azione; non importa se viviamo tra le pareti di un monastero di clausura o se siamo immersi in molteplici e diverse attività del mondo; non importa se siamo padri e madri di famiglia o consacrati o sacerdoti. Dio si serve di noi secondo il suo piano d'amore, secondo modalità che Lui stabilisce e ci chiede di assecondare l'azione del suo Spirito; ci vuole suoi collaboratori per la realizzazione del suo Regno. A ciascuno dice: «Vieni e seguimi» (Le 18, 22), e soltanto seguendolo l'uomo conosce la vera esaltazione del suo io.
Questo ci insegna l'esperienza dei santi, uomini e donne che molto spesso hanno vissuto la loro fedeltà a Dio in maniera discreta e ordinaria. E tra di loro troviamo molti veri protagonisti della storia, persone pienamente realizzate, esempi viventi di speranza e testimoni di un amore che nulla teme, nemmeno la morte.
Il Santo Padre auspica che queste riflessioni aiutino i partecipanti al Meeting a incontrare Cristo, per meglio comprendere il valore della vita cristiana e realizzarne il senso nell'umile protagonismo del servizio alla missione della Chiesa, in Italia e nel mondo. A tale scopo Egli assicura la sua preghiera per la buona riuscita del Meeting ed invia a Lei, agli organizzatori e a tutti i presenti una speciale Benedizione.
Unisco ben volentieri i miei fervidi voti augurali per un proficuo successo della manifestazione, e profitto volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio
Dal Vaticano, 12 Agosto 2008
dev.mo nel Signore
Tarcisio Card. Bertone
Segretario di Stato
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















