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Il mondo visto da Roma - 24 giugno 2008
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Martedì, 24 Giugno : 2008

Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
Il Papa: la Parola di Dio, "parola di vita" in un mondo in frantumi
Il Vaticano denuncia: "accuse infamanti" nel caso di Emanuela Orlandi
La Francia si mobilita per dare il benvenuto a Benedetto XVI
Il Patriarca di Costantinopoli pronuncerà l'omelia con il Papa
Il Papa incoraggia l'Ordine di Malta nell'impegno verso i giovani
Cardinale Maradiaga: senza solidarietà e giustizia sociale non c'è pace
Il Cardinal Bertone ai giovani bielorussi: testimoniate la vostra fede
Un volume sui Padri della Chiesa nelle catechesi del Papa
Tre Presidenti delegati per il Sinodo sulla Parola

NOTIZIE DAL MONDO
Quasi 200.000 iscritti alla Giornata Mondiale della Gioventù
La Chiesa ricorda ai Paesi ricchi gli impegni su povertà e clima
Arcivescovo Ravasi: la Bibbia, riferimento per la civiltà

ITALIA
Nasce “Paulus”, un mensile incentrato sull'Apostolo delle Genti

INTERVISTE
Spagna: migliaia i repubblicani salvati dalla Chiesa nella guerra civile
Studiare e riscoprire il Medioevo francescano

DOCUMENTI
Il Papa all'Assemblea della Federazione Biblica Cattolica in Tanzania


Santa Sede

Il Papa: la Parola di Dio, "parola di vita" in un mondo in frantumi
In una lettera all'Assemblea della Federazione Biblica Cattolica in Tanzania

di Mirko Testa

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Parola di Dio è “la parola di vita che la Chiesa deve offrire a un mondo in frantumi”, ha affermato Benedetto XVI in una lettera inviata ai partecipanti alla VII Assemblea generale della Federazione Biblica Cattolica in corso in questi giorni in Tanzania.

Nella missiva il Papa ha preso spunto dal tema “La Parola di Dio. Fonte di riconciliazione, giustizia e pace” al centro dei lavori dell'incontro, che si celebra a Dar-es-Salaam, dal 24 giugno al 3 luglio, e che riunisce 230 esperti in pastorale biblica provenienti da oltre 80 paesi.

A questo proposito, ripetendo quanto già affermato nella solennità di Pentecoste di quest'anno, ha detto che “la comunità dei credenti può essere il lievito della riconciliazione, ma solo se 'resta docile allo Spirito e rende testimonianza al Vangelo, solo se porta la Croce come e con Gesù'”.

Il Papa ha poi espresso il proprio apprezzamento per il gesto di solidarietà e amicizia racchiuso nella scelta della Tanzania come luogo per lo svolgimento della Plenaria, anche in vista del Sinodo africano del prossimo anno.

Infatti, l'Assemblea generale risponde alla doppia urgenza di offrire un contributo al prossimo Sinodo sulla Parola di Dio, che si celebrerà il prossimo ottobre, ma anche di approfondire il dibattito in vista della II Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre del 2009 sul tema: “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. 'Voi siete il sale della terra...Voi siete la luce del mondo'" (Mt 5,13.14).

E' inoltre la prima volta, nella sua quasi quarantennale storia, che l'organizzazione celebra in Africa una Assemblea plenaria, normalmente convocata ogni sei anni.

“Il cristianesimo – ha quindi sottolineato il Papa nella sua lettera – è la religione della Parola di Dio, 'non una parola scritta e muta, bensì incarnata e vivente'”.

Da qui ha poi rivolto un incoraggiamento “a continuare a far conoscere la profonda rilevanza delle Scritture per l'esperienza contemporanea dei cattolici e specialmente delle generazioni più giovani, ma anche a guidarli a interpretarle dalla prospettiva centrale di Cristo e del suo mistero pasquale”.

Ricordando la chiamata irrinunciabile alla “riconciliazione dei cristiani”, contenuta nell'Enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II, il Papa ha infine spronato i partecipanti all'incontro ad esser “sempre guidati dallo Spirito Santo nella forza unificatrice della Parola di Dio!”.

“Possano i popoli dell'Africa ricevere questo Verbo come la sorgente di riconciliazione e di giustizia dispensatrice di vita, e specialmente della pace autentica che viene solo dal Signore Risorto”, ha concluso.

La Federazione Biblica Cattolica, che oggi conta 328 membri ed è rappresentata in 133 Paesi, è stata istituita da Paolo VI nel 1969, per promuovere, sull'onda del Concilio Vaticano II, una maggiore coscienza sull’importanza della Sacra Scrittura a tutti i livelli della vita ecclesiale.

La Federazione aderisce al dialogo ecumenico e interconfessionale, promuove la tolleranza e il rispetto per le diverse culture e religioni ed è attivamente impegnata a favore della pace e della giustizia.

I suo impegni vanno dal campo della pastorale biblica, agli studi biblici, fino alla traduzione della Bibbia nelle lingue locali, ma anche del messaggio biblico nei contesti personali e comunitari della vita delle persone.


Il Vaticano denuncia: "accuse infamanti" nel caso di Emanuela Orlandi
Lamenta l'uso informativo fatto dai media italiani

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha risposto energicamente alle "accuse infamanti senza fondamento" contro il defunto Arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, accusato di essere il mandante del sequestro della giovane Emanuela Orlandi, rapita nel 1983.

Un comunicato stampa emesso questo martedì dalla Sala Stampa della Santa Sede critica il modo in cui sono state diffuse le accuse, "con l'amplissima divulgazione giornalistica di informazioni riservate, non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio".

"Si ravviva così il profondissimo dolore della famiglia Orlandi, senza dimostrare rispetto e umanità nei confronti di persone che già tanto hanno sofferto", afferma la nota.

"Si divulgano accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi".

Monsignor Marcinkus è stato direttore dell'Istituto per le Opere Religiose (IOR), erroneamente definito la banca del Vaticano.

La Santa Sede chiarisce che non "vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica rigorosa di fatti e responsabilità".

"Ma allo stesso tempo - aggiunge - non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell'etica professionale".

Le accuse si basano sulla testimonianza di Sabrina Minardi, ex amante di Enrico de Pedis, alias "Renatino", capo della Banda della Magliana, uno dei gruppi più criminali degli anni Ottanta, al quale alcune fonti hanno attribuito il sequestro della Orlandi.

La ragazza, figlia di un impiegato del Vaticano, aveva 15 anni quando scomparve, il pomeriggio del 22 giugno 1983, mentre si recava alla scuola di musica di Sant'Apollinare.

La famiglia Orlandi mette in discussione le dichiarazioni della Minardi, che vive in una comunità di tossicodipendenti, sostenendo che non apporta alcuna prova.

La scomparsa di Emanuela Orlandi ha scosso l'opinione pubblica italiana perché era figlia di un dipendente vaticano e perché il presunto sequestro venne rivendicato dal Fronte di Liberazione Turco, che chiese la liberazione di Alì Agca, autore dell'attentato contro Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro in Vaticano il 13 maggio 1981.


La Francia si mobilita per dare il benvenuto a Benedetto XVI
Visiterà Parigi (12-13 settembre) e Lourdes (13-15 settembre)

di Anita S. Bourdin

ROMA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa di Francia si sta mobilitando per accogliere Papa Benedetto XVI a Parigi e Lourdes dal 12 al 15 settembre, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous nella grotta di Massabielle.

Il programma del viaggio è stato presentato a Parigi il 18 giugno dal Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza Episcopale di Francia (CEF), nella sede della Conferenza. Sarà il primo viaggio apostolico del Papa in Francia dopo la sua elezione alla sede di Pietro nel 2005 e il nono viaggio apostolico fuori dall'Italia.

Tutte le informazioni sono disponibili sul portale Internet della visita apostolica di Benedetto XVI in Francia: www.pape-france.org.

"Perfetto francofono", "abituato alle sottigliezze della nostra lingua", Joseph Ratzinger è legato alla Francia da vincoli speciali, ha ricordato il Cardinale Vingt-Trois, che ha sottolineato "la vicinanza" del Santo Padre a "ciò che accade in Francia".

Il Cardinale Ratzinger ha pronunciato apprezzati interventi all'Accademia di Scienze Morali e Politiche, dov'era associato straniero, e ha esposto conferenze importanti a Lione e a Notre-Dame a Parigi, e anche alla Sorbona; di recente, ha rappresentato Giovanni Paolo II nelle celebrazioni di Caen per l'anniversario dello sbarco in Normandia. Tutto questo, ha detto l'Arcivescovo, "ha alimentato il suo sguardo", la sua "simpatia" e anche "il suo affetto" per la Francia.

L'Arcivescovo di Parigi ha affermato che dall'annuncio della visita del Papa molti fedeli, "interessati e motivati", chiedono come partecipare all'evento, che "tocca molta gente".

Un appuntamento con i giovani francesi

Gli organizzatori aspettano circa 200.000 persone per la Messa a Parigi (con accesso libero), alle 10.00 di sabato 13 settembre. A Lourdes potrebbero essere anche 300.000 per le Messa della Croce Gloriosa, domenica 14 settembre, rivolta particolarmente ai giovani.

Il Cardinale Vingt-Trois ha sottolineato che la Chiesa cattolica in Francia è sicuramente una delle organizzazioni che riunisce più giovani in modo regolare, il che implica una "responsabilità" nei loro confronti e una "forza", perché nonostante ciò che si dice le chiesa di Francia non sono vuote.

Rappresentanti di altre confessioni cristiane daranno con la loro presenza una dimensione ecumenica alla celebrazione dei Vespri a Notre-Dame con i Vescovi, i diaconi, i seminaristi e i consacrati. Del resto, Benedetto XVI non ha indicato fin dalle prime ore del suo pontificato l'unità dei cristiani come una priorità?

I giovani saranno presenti a Parigi da venerdì 12 settembre. Il Papa rivolgerà loro alcune parole dall'atrio della cattedrale: si aprirà così la veglia di preghiera che si protrarrà a Nore-Dame e in varie chiese della capitale.

Al termine della veglia, a mezzanotte, i giovani formeranno un "Cammino della luce" fin alla spianata des Invalides, portando in processione la statua della Madonna.

Al "Collège des Bernardins", fede e cultura

Dal pomeriggio, nell'incontro nel prestigioso Collège des Bernardins, saranno presenti le personalità del mondo della cultura - a livello nazionale e internazionale, visto che sono invitati il direttore dell'UNESCO e gli accademici dell'Istituto di Francia -, e tra queste rappresentanti delle varie fedi. Il Papa, per la sua esperienza e il suo ministero, rappresenta anche la cultura e non solo la fede, ha osservato il Cardinale Vingt-Trois.

Al termine dell'incontro, alcuni rappresentanti islamici saluteranno il Pontefice. I rappresentanti della comunità ebraica incontreranno invece il Santo Padre nella Nunziatura un po' prima, per rispetto all'inizio dello shabbat il venerdì sera.

La prima visita di Benedetto XVI a Parigi sarà, a metà giornata, per il Presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, e le autorità statali che lo riceveranno al palazzo dell'Eliseo.

Comunione dei Vescovi

Da sabato 13 settembre, Benedetto XVI sarà accolto a Lourdes e inizierà le tappe del Cammino del Giubileo proposto a tutti i pellegrini. Compirà le prime tre: la chiesa del Sacro Cuore, dove si conserva il fonte battesimale dove venne battezzata Bernadette Soubirous, poi la "cella", un'antica prigione dove i Soubirous, rovinati, abitavano al momento delle apparizioni, e la grotta di Massabielle, dove la Vergine si manifestò a Bernadette tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858.

Verso le 20.30, Benedetto XVI si unirà alla tradizionale processione delle fiaccole e si rivolgerà ai pellegrini dalla terrazza sulla basilica del Rosario.

Il giorno dopo, l'appuntamento è sulla spianata per la Messa. Nel pomeriggio il Papa parteciperà alla processione eucaristica, incontrando in seguito i Vescovi di Francia nell'emiciclo della chiesa di Sainte-Bernadette.

Il Cardinale Vingt-Trois ha sottolineato che si tratterà di un'"occasione importante" per ascoltare Benedetto XVI e parlare con lui, per "manifestare insieme la nostra comunione nella fede e ricevere un messaggio confortante e incoraggiante".

Evocando le sue visite ad Limina a Roma quando il Cardinale Ratzinger era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'Arcivescovo di Parigi ha menzionato la capacità del teologo di sviluppare in modo improvvisato un tema per 20 o 30 minuti, in una sorta di meditazione articolata e "in francese", e di dialogare poi con i Vescovi.

Il Papa amministrerà l'unzione dei malati

Come pellegrino, il Papa parteciperà alla parte finale della processione eucaristica e pregherà con i pellegrini prima di pronunciare un discorso e dare la benedizione. Il giorno dopo terminerà il Cammino del Giubileo con la quarta tappa, "eucaristica": una visita all'oratorio dell'ospedale, dove Santa Bernadette fece la Prima Comunione.

Benedetto XVI presiederà poi la Messa nella basilica del Rosario nella festa di Nostra Signora Addolorata e amministrerà il sacramento dell'unzione degli infermi, particolarmente significativo visto che Lourdes accoglie ogni anno numerosi malati.

Il Papa dovrebbe partire da Lourdes per Roma dall'aeroporto di Tarbes-Lourdes verso le 12.30, dopo un intenso pellegrinaggio sotto il segno del messaggio di Lourdes: non ha forse invitato i fedeli a entrare alla scuola di Maria?


[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Il Patriarca di Costantinopoli pronuncerà l'omelia con il Papa
Il 29 giugno, nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Domenica prossima, 29 giugno, Solennità dei Santi apostoli Pietro e Paolo, Benedetto XVI celebrerà l'Eucaristia, nella Basilica di San Pietro, con la partecipazione del Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Sua Beatitudine Bartolomeo I.

In questa occasione, il Papa e il “primus inter pares” del mondo ortodosso terranno l’omelia, reciteranno insieme la professione di fede e impartiranno la benedizione.

Il Patriarca ecumenico verrà accolto dal Santo Padre al suo ingresso in Basilica.

Come da tradizione, il Papa imporrà ai nuovi Arcivescovi metropoliti – in tutto 43 – il sacro Pallio, una insegna liturgica d’onore e di giurisdizione, segno di speciale vicinanza alla Sede Apostolica, e che simboleggia la pecorella smarrita e ritrovata, portata sulle spalle dal Buon Pastore, e l’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità.


Il Papa incoraggia l'Ordine di Malta nell'impegno verso i giovani
Nell'Udienza al Gran Maestro dell’Ordine, fra’ Matthew Festing

di Mirko Testa


CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Un incoraggiamento a proseguire nelle iniziative in favore delle giovani generazioni è quanto ha rivolto questo lunedì Benedetto XVI al Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, fra’ Matthew Festing, nel riceverlo in Vaticano.

All'incontro che avviene, come ormai da tradizione, in occasione della festa del patrono dell’Ordine di Malta, San Giovanni Battista, che cade il 24 giugno, erano presenti anche l'Ambasciatore dell'Ordine oltre a dieci membri del Sovrano Consiglio, che detiene il potere esecutivo.

Le parole del Papa sono servite a rimarcare gli sforzi compiuti nell'ambito dell'educazione dei giovani da parte dell'Ordine, che quest'anno per la prima volta nella sua storia ha acquisito in Germania un liceo che ospita 1.300 studenti e 75 insegnanti, rilevato dagli Oblati di Maria Vergine a Willich-Schiefbahn, nei pressi di Düsseldorf.

Un impegno questo che va nella direzione di una crescita basata sui principi e la morale cattolica, poiché il liceo punterà a sviluppare l’attenzione e l’impegno dei giovani verso il prossimo, stimolando la partecipazione alle attività di volontariato del “Malteser International”, il Corpo di soccorso internazionale per l’aiuto medico ed umanitario dell’Ordine, nato nel giugno del 2005.

Inoltre, secondo quanto appreso da ZENIT, l'Ordine sta organizzando la 25a edizione del Campo estivo internazionale per giovani disabili che avrà luogo a Stift Stams, in Austria, dal 26 luglio al 2 agosto, e a cui prenderanno parte più di 500 persone provenienti da oltre 20 Paesi diversi.

Un'occasione questa per i giovani disabili ed i volontari di trascorrere una settimana insieme, di conoscere giovani provenienti da Nazioni diverse, e di approfondire la propria spiritualità assistiti dai cappellani dell’Ordine.

In cima alla lista dei temi affrontati nel lungo colloquio privato tra il Papa e fra’ Matthew Festing, figurano l'attenzione e la cura particolari rivolte dall’Ordine di Malta ai problemi della minoranza cristiana in Medio Oriente.

Forte anche l'impegno verso la popolazione in generale in questa terra martoriata, grazie ai dieci Centri medico-sociali che hanno realizzato 250mila prestazioni mediche all’anno e innumerevoli visite in villaggi e borgate.

A Betlemme, in particolare, sono 42.000 i bambini – prevalentemente musulmani – nati nell’Ospedale dell’Ordine dal 1990 ad oggi, che vanta anche un nuovo reparto di neonatologia donato dal governo belga e da quello statunitense.

Durante l'udienza sono stati presentati anche i risultati delle attività mediche ed umanitarie in alcune delle zone più drammatiche del pianeta, tra cui il Myanmar, dove il Corpo di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta è stato tra i primi all’inizio di maggio, a prestare aiuti alla popolazione duramente colpita dal ciclone “Nargis”, riuscendo ad assumere il ruolo di punto di riferimento e a canalizzare gli aiuti cattolici internazionali.

Ma anche in Messico, dove questa organizzazione ha provveduto alla raccolta e alla distribuzione di tonnellate di medicine, attrezzature mediche, viveri e acqua per un milione di persone colpite dalle violente inondazioni che nell’ottobre del 2007 hanno sommerso quasi per intero lo Stato messicano di Tabasco.

E infine in Perù, dove l’Ordine di Malta è intervenuto con uomini e mezzi distribuendo cibo, medicine, prestando assistenza medica e psicologica alla popolazione colpita ad agosto del 2007 dal più violento sisma in oltre venti anni di storia di questo Pasese.

Tra i temi al centro dell'udienza anche la lotta dell’Ordine alle grandi pandemie nei continenti africano, asiatico ed americano.

In Kenya, l’Ordine opera nelle baraccopoli di Nairobi, in cui vive il 50% della popolazione della capitale, per la diagnosi e la cura delle vittime dell’HIV e dei malati di tubercolosi. Attualmente ci sono otto centri medici che servono un bacino di utenza di 600.000 persone; mentre da qui a cinque anni i centri diventeranno 36, con una capacità di assistere 1.4 milione di persone.

In India nel distretto del Kanyakumari, la seconda zona nel Paese per diffusione del virus dell'HIV, ha da un anno preso il via un progetto di prevenzione dell’AIDS che ha lo scopo di sensibilizzare la comunità sull’importanza della prevenzione e di curare e recare aiuto alle sue vittime.

In Brasile, invece, nella regione di Picos, che conta oltre 400.000 abitanti, l'Ordine di Malta ha sviluppato nel 2007 un programma di controllo della lebbra con attività mediche ed educative.

Infine, il 24 giugno, è stata firmata la convenzione che prevede il riconoscimento da parte dello Stato della Città del Vaticano della piena validità dei francobolli emessi dall’Ordine di Malta.

Un momento storico per i servizi postali delle due parti, la cui attività congiunta permetterà di raccogliere fondi per interventi umanitari concordemente individuati.

Per ulteriori informazioni sull’Ordine di Malta: www.orderofmalta.org


Cardinale Maradiaga: senza solidarietà e giustizia sociale non c'è pace
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- "Senza solidarietà e giustizia sociale è difficile che ci sia la pace", ha affermato il Cardinale Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga, Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras) e presidente di Caritas Internationalis.

Il porporato è stato ricevuto questo martedì mattina in udienza da Benedetto XVI insieme ad altri presuli honduregni in occasione della loro visita ad Limina Apostolorum al Papa e alla Curia romana, iniziata questo lunedì e che si protrarrà fino a sabato.

"La soluzione non sta certo nell'alzare muri, ma piuttosto nell'aiutare i Paesi poveri", ha affermato in un'intervista alla "Radio Vaticana".

"Nessuno emigra per piacere, ma per necessità. Quando i giovani non trovano lavoro devono necessariamente cercare altrove, se non vogliono entrare nel circuito nella droga".

"Siamo convinti che la comunità internazionale debba riconoscere che lo sviluppo non può escludere nessuno e che debba prevalere la solidarietà e la giustizia. Senza solidarietà e giustizia sociale, infatti, è difficile che ci sia la pace".

Il porporato ha ricordato come il documento di Aparecida, emerso dalla V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe (maggio 2007), ponga "in una prospettiva positiva", perché "è rinato il senso dell'essere cristiano, il senso dell'amore per la parola di Dio e per il Vangelo".

Nonostante questi "elementi positivi e segni di speranza", non si possono dimenticare "i problemi e le questioni più spinose" dell'Honduras, come "l'aumento dei poveri, dovuto soprattutto all'incremento del prezzo del petrolio e dei generi di prima necessità".

"Neanche la cancellazione del debito estero ha creato i presupposti per un rilancio del Paese. Anche perché il denaro viene impiegato per l'acquisto di combustibile, indispensabile per la produzione energetica", ha denunciato.

"A ciò si aggiungono anche le difficoltà delle famiglie che rimangono per noi la priorità".

Di fronte a questa difficile situazione, secondo il Cardinale "c'è bisogno di un sforzo di evangelizzazione affinché la Dottrina Sociale della Chiesa possa arrivare ovunque, anche nell'ambito politico-istituzionale".

"Quando si raggiungono posti di potere, sembra che ci si dimentichi del bene comune. Là dove c'è povertà, poi, c'è la tentazione al denaro facile e lì subentra il narcotraffico".

Quanto alle sette, problema che interessa vari Paesi dell'America Latina, il Cardinale ha spiegato che "una delle cause della loro proliferazione sta nel fatto che in passato c'era una carenza di sacerdoti".

"Alcune comunità non potevano contare su presbiteri anche se nel nostro Paese è cresciuto il movimento di 'delegati della parola di Dio', laici e laiche preventivamente preparati che hanno fatto sì che la fede fosse preservata. Ne abbiamo 30 mila e arrivano ad operare fin nei comuni più piccoli".

"Le sette fanno molto rumore, godono di profitti, percepiscono denaro e, soprattutto, non hanno strutture da mantenere", ha sottolineato.

L'Honduras ha 7 milioni di abitanti, per il 70% al di sotto della soglia di povertà. I cattolici sono l'80% della popolazione e sono retti da 8 Diocesi e 12 Vescovi.

Paese prevalentemente agricolo, l'Honduras sopravvive soprattutto grazie agli aiuti internazionali e alle rimesse degli emigranti, anche se nel 2005 i Paesi creditori hanno cancellato il suo debito estero, che superava i 4.200 milioni di dollari.


Il Cardinal Bertone ai giovani bielorussi: testimoniate la vostra fede
MINSK, martedì, 24 giugno 2008 (ZENT.org).- Il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha concluso domenica la sua visita ufficiale in Bielorussia visitando la comunità cattolica dell'Arcidiocesi di Minsk-Mohilev.

Uno dei momenti più importanti è stato l'incontro con i giovani cattolici nella parrocchia salesiana della città.

Durante la veglia, come riporta "L'Osservatore Romano", il Cardinale ha chiesto ai giovani di "andare contro corrente" per testimoniare la propria fede.

E' necessario annunciare il Vangelo con "un stile di vita umile ma deciso, attento agli altri e pronto al servizio, sincero e rispettoso, non violento, costruttivo, capace di rinunciare al proprio interesse per far vincere il bene, coraggioso nel testimoniare il nome di Dio, il suo volto autentico, difendendolo da false immagini e strumentalizzazioni", ha affermato.

"Gesù non parlava come un funzionario, come uno che predica per tradizione o per mestiere. Predicava con autorità, nelle sue parole si sentiva la presenza di Dio, la forza della verità", ha aggiunto.

Il porporato ha invitato i giovani a non accontentarsi di una fede fatta solo di parole, formalistica, ma ad andare alla sostanza, a un amore creduto e praticato, esortandoli a considerare la propria vocazione, al matrimonio o alla vita consacrata.

Il Segretario di Stato ha anche incontrato i Vescovi cattolici locali, dopo un'Eucaristia che ha presieduto nella cattedrale di Minsk e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l'Arcivescovo e il Vescovo ausiliare della Diocesi, monsignor Tadeusz Kondrusiewicz e monsignor Antoni Dziemianko, così come il Cardinale Kazimierz Swiatek e il Nunzio Apostolico Martin Vidovic.

Durante l'omelia, il Cardinal Bertone ha rinnovato il saluto della Santa Sede alla Chiesa ortodossa e alle autorità civili e ha invitato i cattolici a mettere da parte sconforto e paura, perché è il momento di incrementare la predicazione, la catechesi, la formazione di giovani e adulti e la presenza nei mass media.

Dialogo ecumenico

Con questi incontri si è conclusa la visita ufficiale di cinque giorni in Bielorussia, nella quale l'inviato del Papa ha voluto dare un nuovo impulso alla Chiesa cattolica del Paese nel dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa.

Dopo la caduta del regime comunista e l'approvazione della Legge sulle Religioni (2002), il dialogo è stato a volte difficile, come ha riconosciuto durante l'incontro con i Vescovi cattolici, il 18 giugno.

Il Cardinale ha incontrato anche la comunità greco-cattolica del Paese, che celebra la liturgia orientale come gli ortodossi ma mantiene la fedeltà a Roma.

Il Cardinal Bertone ha quindi invitato i cattolici a mettere da parte i pregiudizi e a considerare il dialogo ecumenico come lo strumento più idoneo a intavolare uno scambio fraterno per risolvere il contenzioso con spirito di giustizia, carità e perdono.


Un volume sui Padri della Chiesa nelle catechesi del Papa
CITTÀ DEL VATICANO, martedì, 24 giugno2008 (ZENIT.org).- "I Padri della Chiesa. Da Clemente Romano a Sant'Agostino" è titolo dell'ultimo volume della collana che raccoglie le catechesi del mercoledì di Benedetto XVI.

Nel testo, uscito in questi giorni, il Santo Padre offre un'affascinante galleria di ventisei affreschi, ciascuno dedicato a un autore delle origini cristiane.

Secondo una nota della Libreria Editrice Vaticana, l'opera ha riscosso notevole interesse nel mondo editoriale: ventidue editori di undici Paesi hanno già chiesto la traduzione e la pubblicazione di questo volume "in cui i Padri consegnano a noi, cristiani del terzo millennio, il Vangelo della salvezza, che ha plasmato il loro cuore e la loro vita, perché la fede, la speranza e l'amore possano vincere le resistenze del mondo".


Tre Presidenti delegati per il Sinodo sulla Parola

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato tre Presidenti delegati per la XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, sul tema: "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".

Si tratta di tre Cardinali:

-- William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede;

-- Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay (India);

-- Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

Il 12 giugno scorso, la Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi ha pubblicato l'Instrumentum Laboris per questa Assemblea sinodale.


Notizie dal mondo

Quasi 200.000 iscritti alla Giornata Mondiale della Gioventù
Si svolgerà dal 15 al 20 luglio a Sydney (Australia)

SYDNEY, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Sono già quasi 200.000 gli iscritti alla Giornata Mondiale della Gioventù, che la città australiana di Sydney ospiterà dal 15 al 20 luglio prossimi.

"Le nostre stime per l'evento si sono sempre basate su 125.000 pellegrini internazionali e 100.000 interni", ha affermato il responsabile organizzativo della GMG08, Danny Casey.

"Quelli internazionali si sono registrati presto per essere certi di prepararsi bene per il viaggio a Sydney", ha aggiunto. "Abbiamo sempre saputo che gli Australiani sarebbero arrivati in ritardo, ma stiamo vedendo una crescita anche da parte loro".

"E' fantastico vedere così tanti Australiani entusiasti per questo evento", ha confessato.

Finora, 132.671 pellegrini hanno completato la propria registrazione, fornendo agli organizzatori della GMG08 tutte le informazioni necessarie. Altri 64.181 hanno dato la propria disponibilità e stanno portando avanti l'iter di registrazione.

"Ciò significa che finora si sono registrate quasi 197.000 persone", ha sintetizzato Casey.

Visto che mancano ancora tre settimane all'appuntamento, Casey sostiene che potrebbero partecipare alla GMG almeno 225.000 persone.

"Con quasi 40 voli extra per l'aeroporto di Sydney per l'evento, non c'è dubbio che la città verrà invasa da centinaia di migliaia di giovani in festa", ha commentato.

Le registrazioni delle presenze non includono quanti vogliono assistere ad alcuni dei principali eventi della GMG. Per la Messa finale, si pensa che più di 500.000 persone affolleranno l'ippodromo di Randwick e il Centennial Park.

La Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney rappresenterà l'occasione per la prima visita di Papa Benedetto XVI in Australia.


La Chiesa ricorda ai Paesi ricchi gli impegni su povertà e clima
Lettera delle Conferenze Episcopali dei Paesi del G8

di Nieves San Martín

OTTAWA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Le Conferenze Episcopali dei Paesi del G8 (quelli più sviluppati del mondo più la Russia) hanno indirizzato una lettera ai governanti di questi Stati in cui ricordano le responsabilità che hanno nei confronti degli aiuti allo sviluppo e chiedono di mantenere la promessa fatta nel 2005 di destinare, ogni anno fino al 2010, 50.000 milioni di dollari a questo scopo.

In una lettera datata 19 giugno e firmata da monsignor V. James Weisgerber, presidente della Conferenza Episcopale del Canada, le Conferenze Episcopali dei Paesi del G8 lanciano un appello a impegnarsi “ancora più intensamente per ridurre la povertà nel mondo e i problemi legati ai cambiamenti climatici”.

Il messaggio (pubblicato sul sito web della Conferenza Episcopale del Canada, http://www.cccb.ca), è stato diffuso in vista del vertice del G8 organizzato dal 7 al 9 luglio a Toyako (Giappone) tra i Capi di Stato e di Governo di Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia.

“Siamo particolarmente preoccupati per i membri più poveri della famiglia umana, che richiedono più protezione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”, spiegano i Vescovi, chiedendo al G8 di “riaffermare e mantenere gli impegni assunti a Gleneagles nel 2005 e a Heiligendamm nel 2007”.

“Nel 2005, i Paesi più ricchi del mondo hanno promesso un aiuto supplementare allo sviluppo di 50.000 milioni di dollari all'anno, di cui la metà per l'Africa, fino al 2010. Oltre a mantenere questi impegni, si devono intraprendere altre iniziative nei settori della salute, dell'istruzione e degli aiuti umanitari”, affermano i Vescovi dei Paesi del G8.

Il loro messaggio affronta anche “la crisi alimentare internazionale, che colpisce in modo sproporzionato i più poveri, flagelli come l'Hiv e l'Aids, la malaria e altre malattie”, che “ci spingono ad agire in modo urgente”.

Per questo, chiedono al G8 di tener conto delle “conseguenze della crisi alimentare sui più poveri” e di aumentare “l'aiuto nei settori della salute e dell'istruzione”.

La Chiesa cattolica insiste anche su uno dei punti più importanti del vertice in Giappone: i cambiamenti climatici.

“Si tratta di una questione seria per i credenti, desiderosi di difendere il mondo creato da Dio. Come Vescovi cattolici, siamo particolarmente preoccupati per le ripercussioni dei cambiamenti climatici sui poveri – si legge nella lettera –. Nonostante questi abbiano contribuito meno alle attività che hanno provocato tali cambiamenti, subiscono moltissimo i loro effetti nocivi”.

I Vescovi chiedono quindi al G8 di apportare “gli aiuti necessari alle comunità e ai Paesi poveri, perché possano trovare i mezzi per adattarsi ai cambiamenti climatici e utilizzare le tecnologie più utili per l'ambiente”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


Arcivescovo Ravasi: la Bibbia, riferimento per la civiltà
Conferenza in Portogallo del presidente del Pontificio Consiglio della Cultura

di Alexandre Ribeiro

LISBONA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Bibbia “è uno dei punti di riferimento fondamentali non solo per la fede, ma anche per la nostra civiltà”, ha affermato monsignor Gianfranco Ravasi.

Il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura era venerdì scorso in Portogallo, dove ha presentato all'Università Cattolica Portoghese una conferenza dal titolo “La Bibbia, 'Grande Codice' della cultura occidentale”.

Secondo il presule, la Bibbia è presente nella cultura occidentale “come componente strutturale del dominio artistico, etico e sociale”.

“'Le Sacre Scritture sono l'universo su cui la letteratura e l'arte occidentali hanno operato fino al XVIII secolo e, in buona misura, ancora operano'”, ha detto citando il critico letterario Northrop Frye.

Monsignor Ravasi ha sottolineato che per secoli “la Bibbia è stata un'immensa grammatica o un repertorio iconografico, ideologico e letterario al quale ci si è attenuti costantemente a livello sia della cultura elevata che di quella popolare”.

L'Arcivescovo ha indicato tre modelli che rappresentano “questa enorme influenza”, il primo dei quali sarebbe quello “reinterpretativo o attualizzante: si assume il testo o il simbolo biblico che viene riletto all'interno di coordinate storico-culturali nuove e diverse”.

Un altro modello è “quello che elabora i dati biblici in modo sconcertante e che possiamo definire degenerativo. Nella stessa storia della teologia e dell'esegesi si sono verificati frequentemente fraintendimenti e deformazioni ermeneutiche”.

In questo caso, il testo biblico corre “il rischio della riduzione a una tenue base su cui si tessono nuove trame e nuovi significati, fenomeno che avviene con molte altre figure bibliche”, ha affermato.

Un terzo modello, “quello trasfigurativo”, appare quando “l'arte riesce a rendere visibili dissonanze segrete del testo sacro, trascrivendolo in tutta la sua purezza, facendo nascere potenzialità che l'esegesi scientifica conquista solo con molta fatica o ignora del tutto”.

Su questa linea, secondo l'Arcivescovo, emerge “la grande musica che, nel periodo storico che va dal '600 all'inizio dell''800, ha superato spesso le arti figurative come interprete della Bibbia (Carissimi, Monteverdi, Schütz, Pachelbel, Bach, Vivaldi, Buxtehude, Telemann, Couperin, Charpentier, Haendel, Haydn, Mozart, Bruckner ecc.)”.

“Immaginate cosa può significare un oratorio come Jefte di Carissimi o il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, o la Passione secondo Matteo di Bach o ancora, guardando ai nostri giorni, la Passione secondo San Luca di Penderecki o i Chichester Psalms di Bernstein”, ha affermato.

Secondo monsignor Ravasi, per studiare un caso “specifico ed esistenziale”, “basterebbe seguire la suprema rilettura che Mozart fa di un salmo letterariamente modesto, il brevissimo 117 (116), caro a Israele perché proclama le due virtù fondamentali dell'alleanza che lega Dio al suo popolo, cioè veritas et misericordia, come dice la versione latina della Vulgata utilizzata dal musicista, o 'amore e fedeltà', in una traduzione più vicina all'originale ebraico”.

“E' chiaro, il Laudate Dominum in Fa minore dei Vespri solenni di un Confessore (K 339) di Mozart riesce a ricreare tutta la carica teologica e spirituale ebraica e cristiana del salmo come non saprebbe fare nessuna esegesi testuale diretta”, ha sottolineato.

Ricordando che la Bibbia è uno dei punti di riferimento per la fede e la civiltà, monsignor Ravasi ha concluso il suo intervento citando le parole di Goethe, che “diceva che il cristianesimo è 'la lingua materna dell'Europa'”.

[Traduzione dal portoghese di Roberta Sciamplicotti]


Italia

Nasce “Paulus”, un mensile incentrato sull'Apostolo delle Genti
Edito dalla Società San Paolo, in occasione dell'Anno Paolino

ROMA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Lunedì ha avuto luogo a Roma il lancio ufficiale di “Paulus”, la prima rivista interamente dedicata all’Apostolo delle Genti, con cadenza mensile, edita dalla Società San Paolo, il cui proposito è quello di approfondire uno degli esempi più fulgidi della cristianità.

L'iniziativa editoriale si inserisce nel contesto delle celebrazioni per l’Anno Paolino, indetto da Papa Benedetto XVI per il bimillenario dalla nascita dell’Apostolo, e che lui stesso inaugurerà il 28 giugno nella Basilica di San Paolo fuori le Mura con la celebrazione dei Primi vespri.

Si tratta di un mensile a colori, di 64 pagine, studiato per rispondere all’invito del Pontefice ad approfondire la conoscenza di Paolo di Tarso e a sviluppare, promuovendola, la dimensione ecumenica del suo messaggio per tendere all’unità in Cristo.

“Paulus” è suddiviso in articoli e rubriche, che permettono di mettere in relazione Paolo con gli avvenimenti religiosi e culturali del nostro tempo; in un dossier in cui si sviluppano i contenuti delle Lettere di Paolo, la memoria dei luoghi che hanno visto il passaggio dell’Apostolo; interviste a personalità del mondo contemporaneo.

Ebreo orgoglioso delle proprie radici, greco per cultura, latino per cittadinanza, viaggiatore instancabile per missione, Paolo incarna l’universalità di un cristianesimo sempre dinamico e sempre attuale.

Come scrive nel primo numero di “Paulus” don Ampelio Crema, ssp, Superiore Provinciale della Società di San Paolo, lo scopo dell'iniziativa è quello di “vivere e far vivere con maggiore intensità il messaggio sempre attuale dell’Apostolo delle Genti: 'Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo'” (1Cor 11,1).

Contemporaneamente alla nascita della rivista, ha visto la luce anche il progetto www.paulusweb.net, un portale ancora in fase di costruzione concepito come un luogo di conoscenza e di interazione a partire da tre macroaree.

Vi sono infatti: una community virtuale dove centinaia di comunità paoline, sparse per i cinque continenti, offriranno materiali multimediali su Paolo, tesi, studi e articoli costantemente aggiornati, oltre a una sezione iconografica; un blog per la discussione su argomenti di spiritualità, esegesi, teologia, legati alle problematiche della vita quotidiana; e una webzine, che oltre alle copertine e ai sommari della rivista cartacea, presenterà i contenuti inediti e news multimediali aggiornate, in collaborazione con l'agenzia h2onews.org, che seguirà in particolare gli eventi dell'Anno Paolino nel mondo.

“Oggi Paolo - scrive don Angelo Colacrai, Direttore della Società di San Paolo, nell’editoriale del primo numero - creerebbe un portale ecclesiale più comprensivo di Google o di Wikipedia. Parlerebbe a tutte le assemblee nazionali. Non sarebbe solo pastore di pecore e agnelli già recintati e protetti, ma prenderebbe il largo come un pescatore di uomini e donne di ogni specie”.

Per abbonarsi alla rivista, basta scrivere a ; contattare il num. 06/59786401; oppure inviare un fax allo 06/59786402



Ultima modifica di Redazione il 25 Giu 2008 05:54, modificato 2 volte in totale 






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Martedì, 24 Giugno : 2008

Interviste

Spagna: migliaia i repubblicani salvati dalla Chiesa nella guerra civile
Intervista al sacerdote e storico Vicente Cárcel Ortí

di Inmaculada Álvarez


ROMA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Papa Pio XI e i Vescovi spagnoli convinsero Franco a risparmiare la vita di migliaia di repubblicani condannati a morte, secondo il sacerdote e storico di Valencia Vicente Cárcel Ortí, autore di due recenti libri sulla posizione della Chiesa nella guerra civile spagnola.

Entrambe le opere (“Caídos, víctimas y mártires”, edito da Espasa-Calpe, e “Pío XI entre la República y Franco”, ed. BAC, di prossima pubblicazione) sono il risultato di una vasta ricerca nell’Archivio segreto del Vaticano e riportano documenti inediti che, secondo l’autore, “smentiscono molti luoghi comuni e miti del decennio più drammatico della storia spagnola del XX secolo”.

In una recente intervista all’agenzia Avan, lei ha parlato del caso di monsignor Olaechea, Arcivescovo di Valencia, che è intervenuto in favore di migliaia di prigionieri nel Forte di San Cristóbal (Navarra). Si è trattato di un caso isolato?

Vicente Cárcel: No. La notizia era incentrata sull’Arcivescovo Olaechea perché era diretta al pubblico valenciano, ma la ricerca non si è limitata a quel caso. Ho approfondito le figure di Pio XI, del Cardinale Pacelli, dei Nunzi e di diversi Vescovi tra i quali appunto Olaechea. Tutto questo appare nel libro che ho appena pubblicato e che dedica a questo Vescovo un intero capitolo, ma ci sono molti altri capitoli. È un libro molto voluminoso in cui affronto molti temi.

Ciò che ha fatto Olaechea, tutto il lavoro diretto a salvare i condannati e gente che sarebbe stata giustiziata per motivi politici non è soltanto opera sua ma di molte persone come lui. Di tutti i casi concreti che ho studiato, di persone concrete, con nome e cognome, non è possibile riferire perché sono migliaia. Peraltro, molti altri casi concreti non possono essere studiati perché si riferiscono al pontificato di Pio XII, la cui documentazione ancora non è consultabile in Vaticano. I casi concreti di cui parlo nel mio libro si riferiscono al periodo della guerra tra il 1936 e il 1939, e si riferiscono a persone semplici, lavoratori, padri di famiglia, ecc., per i quali il Papa e i Vescovi si fecero intercessori presso Franco, perché non venissero giustiziati.

Dalla ricerca risulta con chiarezza che la Santa Sede interveniva per mitigare le pene derivanti dalla guerra e per impedire che questa proseguisse. Don Marcelino Olaechea è intervenuto in favore di più di 2.000 persone; io ho l’elenco con nome e cognome di tutti.

Lei che ha studiato questo periodo in modo approfondito, tra la persecuzione religiosa e la vittoria di Franco, qual è stata la posizione della Chiesa spagnola? È fondata l’accusa comune secondo cui la Chiesa sarebbe stata allineata con “el Alzamiento”?

Vicente Cárcel: Questa accusa è del tutto infondata. La Santa Sede ha riconosciuto il regime di Franco solo dopo due anni dall’inizio della guerra nel 1936 ed ha intrattenuto rapporti diplomatici con la Repubblica fino al 1938. Pertanto, l’accusa che la Chiesa fosse con Franco sin dall’inizio è storicamente falsa. Per quanto riguarda i Vescovi spagnoli, questi hanno riconosciuto la rivolta militare solo dopo un anno, ma non vi è stato un riconoscimento ufficiale e completo da parte della Santa Sede se non praticamente alla fine della guerra.

D’altra parte bisogna tener conto che in quei momenti nessuno sapeva come sarebbe stato questo regime, né quanti anni sarebbe durato. Ora sappiamo che è durato quarant’anni, ma questo lo sappiamo adesso. Secondo i documenti che ho studiato in Vaticano, nel ’36 nessuno sapeva come sarebbero andate le cose. Per questo la Santa Sede ha tardato molto a riconoscere Franco ed ha continuato a riconoscere la Repubblica quasi fino alla fine della guerra. Quando si vide che la guerra era persa e che tutte le nazioni iniziavano a riconoscere il regime di Franco, allora anche la Santa Sede l’ha fatto.

In mezzo a tutto questo vi furono una serie di azioni particolari, personali, molto discrete, in molti casi quasi segrete, nei confronti di Franco e dei militari, volte ad impedire l’esecuzione di molte persone condannate per motivi politici e ad ottenere la scarcerazione o la riduzione della pena; perché allora i processi militari si facevano e tutto ciò risulta dalla documentazione che riporto nel mio libro.

In particolare, l’elemento di novità della mia ricerca è proprio la dimostrazione documentata, grazie all’Archivio vaticano, che la Santa Sede è stata sempre contraria alla guerra; che il Papa ha fatto tutto il possibile per evitare la guerra, per limitare i danni della guerra e che quando non si dava retta alle sue petizioni di tregua, di amnistia, ecc., fece l’unica cosa che poteva fare: chiedere clemenza per i condannati a morte. Questa è la tesi di fondo del libro.

In alcuni casi concreti, il Papa chiedeva clemenza, ma quando la sua richiesta arrivava a destinazione, il condannato era già stato giustiziato. Vi è stato il caso, per esempio, di un politico catalano, del partito “Unió Democrática de Catalunya” (il partito che oggi forma parte di “Convergencia i Unió”). Questo politico era cattolico e padre di cinque figli. Il Papa si adoperò per lui, ma quando la sua petizione arrivò, l’uomo era già stato ucciso. Sono casi che documento nel libro. Gli interventi del Papa erano diretti soprattutto a favore di persone umili e non di grandi personalità del mondo repubblicano.

Lei dice che il Papa Pio XI ha fatto ciò che ha potuto per porre fine alla guerra. Che tipo di azioni intraprese?

Vicente Cárcel: Si adoperò molto per impedire lo scoppio della guerra, per mediare i rapporti tra Franco e i repubblicani, per la cessazione delle ostilità, ma gli appelli del Papa rimasero del tutto inascoltati. Ancora nel Natale del 1938 (la guerra è finita nel marzo del ’39) il Papa lanciò personalmente a Franco un appello per la pace. Franco gli rispose che la guerra era guerra e che poteva concludersi solo con la vittoria di uno e la sconfitta dell’altro e che di conseguenza qualunque tregua o interruzione avrebbe solo prolungato la sofferenza. Tutto questo, a cui accenno qui brevemente, è documentato nel libro con molti testi e dati.

La persecuzione religiosa ebbe luogo solo nella Repubblica o vi fu anche qualche caso nell’altra parte, come alcuni sostengono?

Vicente Cárcel: No, la persecuzione religiosa si verificò esclusivamente nella parte repubblicana. Nella parte franchista vi fu la repressione politica, ma questo non ha nulla a che vedere con aspetti religiosi. La persecuzione religiosa ha le sue caratteristiche ben definite: distruzione dei templi e delle immagini sacre, uccisione di sacerdoti, di suore e laici per il solo fatto di essere cattolici, per odio alla fede. La repressione politica, che è altra cosa, si è verificata in entrambe le parti.

La Santa Sede sapeva ciò che stava accadendo in Spagna con la persecuzione religiosa, nonostante continuasse a riconoscere il Governo repubblicano?

Vicente Cárcel: La Santa Sede era perfettamente a conoscenza di ciò che stava accadendo sia da una parte che dall’altra e il Papa provava orrore per queste cose. In quel momento, di fronte ai due mali, il Papa scelse quello minore, che in quel momento era Franco, perché salvò la Chiesa dalla persecuzione, anche se come politico combatteva gli appartenenti alla fazione opposta (esattamente come facevano i repubblicani, d’altra parte).

Nel mio libro documento proprio l’angoscia del Papa che non sa che fare, perché vede che da entrambe le parti vi sono rappresaglie politiche. Il Papa, per un verso, voleva continuare a riconoscere la legittimità repubblicana (sebbene fosse una legittimità discutibile in quanto produceva la rivoluzione comunista al suo interno) e per questo tardò molto a riconoscere Franco.

Nel libro (quello di prossima pubblicazione) si raccontano quei momenti giorno per giorno: le preoccupazioni del Papa, le sue petizioni a Franco perché cessino le rappresaglie, i suoi dubbi nel vedere che era appoggiato da Hitler e Mussolini, le cui dottrine erano considerate dalla Chiesa come pagane, ecc. Alla fine il Papa dovette scegliere l’uno o l’altro ed è chiaro che non poteva schierarsi con coloro che perseguitavano la Chiesa. Poi, un’altra cosa che non si dice è che in quei giorni il nuovo regime veniva riconosciuto da tutti: Stati Uniti, Francia, Inghilterra... Quasi tutti appoggiavano Franco in quei momenti.

A parte monsignor Olaechea, quale fu la posizione del resto della curia spagnola alla fine della guerra?

Vicente Cárcel: I Vescovi spagnoli, sia prima, sia durante, sia dopo la guerra (come dimostrano tutti i documenti in Vaticano e in Spagna), con i loro interventi cercavano due cose: la riconciliazione e la pace. La riconciliazione era molto difficile da ottenere perché la Spagna era divisa in due e la pace fu ottenuta con le armi.

Dopo la guerra i Vescovi lavorarono intensamente per la riconciliazione, a partire dal Cardinale Gomá, e il frutto di questo lavoro arriva fino ai giorni nostri. Le lettere pastorali di quegli anni sono lì. Ma vi è stata anche una serie di interventi concreti in favore di migliaia di persone detenute, che il lavoro di ricerca sta riportando alla luce solo adesso.

Se questo è ciò che si sa sul pontificato di Pio XI, cosa avverrà quando si aprirà l’archivio del pontificato di Pio XII?

Vicente Cárcel: Questa è la questione. Io ho potuto consultare gli indici degli arcivi di questo pontificato ed ho trovato molti interventi della Santa Sede sul regime di Franco in favore dei detenuti politici, ma ancora non possiamo accedere al contenuto di quei documenti. La ricerca è lenta, ma poco a poco i fatti vengono ricostruiti. Non volevamo la memoria storia? Eccola; questa è la memoria storica, i fatti.

Perché, secondo lei, non viene riconosciuto alla Chiesa il merito di questo lavoro?

Vicente Cárcel: Semplicemente per una manipolazione politica e ideologica. La Chiesa deve essere sempre attaccata e criticata in tutto ciò che fa. Se fa cose positive, vanno nascoste, se fa cose negative, bisogna metterle in evidenza. Si sottolinea che la Chiesa appoggiò Franco (ma insisto, chi avrebbe dovuto appoggiare in quel momento?) e si dimentica di quell’opera in favore della riconciliazione. Negli anni ’30 nessuno, né la Chiesa, né altri, sapevano come sarebbe stato il regime militare! Solo oggi si sa che è durato 40 anni. Pertanto, giudicare le azioni di allora con le conoscenze di oggi è assurdo.


Studiare e riscoprire il Medioevo francescano
Intervista al Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani

ROMA, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- La Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia  della LUMSA ha organizzato un Master di secondo livello in Medioevo francescano.

Si tratta di un progetto formativo aperto a quanti, professori, ricercatori e laureati, vogliono approfondire e far progredire la conoscenza della cultura medievale.
Ma quale rilevanza ha oggi la conoscenza del Medioevo? Che senso ha studiare gli antichi? E’ possibile conoscere le fonti e le ragioni che fecero uscire il mondo occidentale dalla decadenza e diedero vita poi al Rinascimento? Queste ed altre domande, ZENIT le ha rivolte a padre Pietro Messa Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum.

Quale attualità possono avere oggi gli studi sul Medioevo?

Messa: Studiare significa conoscere qualcosa che è altro da me, per questo potremmo dire che è l’avventura dell’alterità, dell’incontro con l’altro. Se non c’è questa disposizione si finisce, anche con fini nobili come quello di vederne l’attualità, per avere un approccio ideologico con ciò che si crede di conoscere, compreso il Medioevo.

Dal punto di vista culturale esiste una certa ideologia che indica il Medioevo come secolo buio, dominato da fondamentalismi e dall’ignoranza. Cosa può dirci a proposito?

Messa: Anche per ciò che è accaduto nel Medioevo c’è da distinguere ciò che è stato e ciò che è diventato. Come ogni altro periodo storico è una realtà complessa, con le sue ombre e luci. Poi nella narrazione della storia, anche da parte degli stessi protagonisti, c’è chi ha assolutizzato un aspetto presentandolo come un periodo idilliaco – ad esempio certi romantici – oppure quale sintesi di tutti i mali della storia. Ciò avviene anche per molti personaggi e vicende della storia: sono tutte delle semplificazioni, veri e propri slogan che fuggono la complessità, a volte anche contraddittoria tanto da sembrare persino assurda, della storia.

Nei libri scolastici e nell’opinione pubblica in generale è poco conosciuta l’età in cui sono state costruite le grandi cattedrali europee, si sono rinnovate e sviluppate in forma nuova la cultura e tutte le arti sacre e profane. Nel programma di specializzazione si approfondiranno alcuni di questi temi?

Messa: Come detto sopra scopo dei corsi proposti è quello di introdurre alla conoscenza del Medioevo, cogliendone la complessità. Successivamente è richiesta la specializzazione su un tema specifico non ancora studiato, senza però dimenticare che per molti nel Medioevo il cristianesimo era la possibilità di cogliere la realtà in modo unitario, non frammentato, proprio come indicavano le cattedrali poste in mezzo ai centri abitati.

In un mondo che sembra schiacciato dal materialismo e dall’utilitarismo, lo studio della storia sembra suscitare meno interesse.  Quali sono le ragioni e gli argomenti che utilizzerebbe per spiegare la rilevanza dello studio della storia, ed in particolare della storia medievale?

Messa: Innanzitutto studiare la storia è entrare in quell’avventura fondamentale di aprirsi all’incontro. Proprio come l’Innominato dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni che dopo una notte disperata decide di aprire la finestra della sua stanza e alla fine incontra il cardinale Federico Borromeo, e non solo lui.

Inoltre c’è un passo biblico che invita a osservare l’esito della vita di coloro che ci hanno preceduto. Non tutte le scelte sono state uguali e soprattutto non hanno prodotto gli stessi risultati; vedere come è “andata a finire” non è certo mera erudizione!

Quali sono le caratteristiche e le originalità del master in Medioevo francescano. Storia, teologia, filosofia?

Messa: Il master proposto dalla Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani assieme alla Facoltà di Lettere e Filosofia della LUMSA dà molta importanza allo studio diretto delle fonti. Infatti le materie principali – quali ad esempio paleografia, codicologia, critica testuale, diplomatica, filologia, ecc. – permettono di lavorare sui documenti; e qui si scopre che spesso non solo le traduzioni travisano i testi originali, ma che a volte le edizioni solitamente utilizzate non sono affidabili. Tale studio preliminare – con un linguaggio medievale diremmo “della lettera” – dà la possibilità di cogliere il significato storico, teologico e filosofico di quanto viene narrato. Ciò permette di uscire da quel gioco di specchi per cui pensando di narrare la storia, compresa quella medievale, in realtà si sta soltanto mettendo in mostra se stessi.

Per maggiori informazioni: http://www.antonianum.eu/masterinmedioevofrancescano.pdf


Documenti

Il Papa all'Assemblea della Federazione Biblica Cattolica in Tanzania
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 24 giugno 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la lettera inviata da Benedetto XVI ai partecipanti alla VII Assemblea generale della Federazione Biblica Cattolica, che si svolge in Tanzania dal 24 giugno al 3 luglio sul tema “La Parola di Dio. Fonte di riconciliazione, giustizia e pace”.

* * *

Al Reverendissimo

Vincenzo Paglia

Presidente della Federazione Biblica Cattolica

«State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace» (Ef 6, 14-15). Con queste parole dell'apostolo Paolo, sono lieto di salutare i delegati e tutti i partecipanti alla settima Assemblea Generale della Federazione Biblica Cattolica, che si celebra a Dar-es-Salaam dal 24 giugno al 3 luglio 2008, dedicata al tema: La Parola di Dio, fonte di riconciliazione, di giustizia e di pace. L'Assemblea Generale è sempre un'opportunità privilegiata per i membri della Federazione Biblica Cattolica per ascoltare insieme la Parola di Dio e rinnovare il loro servizio alla Chiesa, chiamata a proclamare il Vangelo della pace.

Il fatto che il vostro incontro si tenga a Dar-es-Salaam è un importante gesto di solidarietà con la Chiesa in Africa, ancor più in vista del Sinodo speciale per l'Africa del prossimo anno. È «dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo» (Gaudium et spes, n. 4). Il messaggio che portate a Dar-es-Salaam è chiaramente un messaggio di amore per la Bibbia e di amore per l'Africa. Il tema della vostra Assemblea generale attira l'attenzione su come la Parola di Dio può ripristinare l'umanità nella riconciliazione, nella giustizia e nella pace. È questa la parola di vita che la Chiesa deve offrire a un mondo in frantumi. «Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5, 20). Possa il continente africano stabilire il contesto per la lectio divina che vi assisterà in questi giorni e possano i vostri sforzi aiutare la Chiesa in Africa a «proseguire la sua missione evangelizzatrice, per attrarre i popoli del continente al Signore, insegnando loro ad osservare quanto Egli ha comandato (cfr Mt 28, 20)» (Ecclesia in Africa, n. 6)!

Il cristianesimo è la religione della Parola di Dio, «non una parola scritta e muta, bensì incarnata e vivente» (cfr San Bernardo, S. Missus est 4, 11 PL 183, 86). Solo Cristo, Verbo eterno del Dio vivente, attraverso lo Spirito Santo può aprire la nostra mente per comprendere le Scritture (cfr Lc 24, 15; Catechismo, n. 108). Vi incoraggio cordialmente non soltanto a continuare a far conoscere la profonda rilevanza delle Scritture per l'esperienza contemporanea dei cattolici e specialmente delle generazioni più giovani, ma anche a guidarli a interpretarle dalla prospettiva centrale di Cristo e del suo mistero pasquale.

La comunità dei credenti può essere il lievito della riconciliazione, ma solo se «resta docile allo Spirito e rende testimonianza al Vangelo, solo se porta la Croce come e con Gesù» (Omelia nella solennità di Pentecoste, 11 maggio 2008). A questo riguardo, desidero fare mia una riflessione del servo di Dio Papa Giovanni Paolo ii, il quale ha osservato: «Come, infatti, annunciare il Vangelo della riconciliazione, senza al contempo impegnarsi ad operare per la riconciliazione dei cristiani?» (Ut unum sint, n. 98). Lasciate che questa osservazione trovi la sua strada anche nelle vostre attività in questi giorni. Possano i vostri cuori essere sempre guidati dallo Spirito Santo nella forza unificatrice della Parola di Dio!

Tutti i cristiani sono chiamati a imitare l'apertura di Maria, che «accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo» (Lumen gentium, n. 53). Possano i popoli dell'Africa ricevere questo Verbo come la sorgente di riconciliazione e di giustizia dispensatrice di vita, e specialmente della pace autentica che viene solo dal Signore Risorto. Affidando alla stessa Vergine Maria, Sede della Sapienza, tutti coloro che sono riuniti per questa Assemblea Generale, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 12 giugno 2008

Benedetto PP. XVI


[Traduzione a cura de “L'Osservatore Romano”][/size][/align]
Citazione:

La campagna di raccolta fondi 2008 è terminata.

Continuano ad arrivarci donazioni per posta e pertanto per il momento non possiamo ancora comunicare il risultato finale della campagna. Lo faremo non appena sarà possibile. Intanto possiamo già anticipare che questa campagna di donazioni per l'edizione in Italiano è stata un grande successo!

Desideriamo trasmettere la nostra più profonda gratitudine a tutti i lettori che hanno inviato la donazione, così come a tutti coloro che ci hanno inviato messaggi di solidarietà assicurando le loro preghiere per l'esito della campagna.
Tutto questo sostegno ci anima fortemente nel proseguire nel nostro lavoro.

E' sempre possibile inviare donazioni attraverso: http://www.zenit.org/italian/donazioni.html

Grazie di cuore da parte di tutta l'équipe di ZENIT !

  





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