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Il mondo visto da Roma, 26 Agosto 2008
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Martedì, 26 Agosto : 2008


Il mondo visto da Roma


SANTA SEDE
La Santa Sede chiede la fine del massacro di cristiani in India
Il Papa ripercorre il viaggio interiore di Franz Schubert

NOTIZIE DAL MONDO
Ucrania: una tv cattolica destinata ai bambini

ITALIA
L'Arcivescovo di Milano guida un pellegrinaggio a Mosca

INTERVISTE
Il Papa sulla crisi in Caucaso: una interpretazione giuridica
Romania: informazione ed ecumenismo via web


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Santa Sede

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La Santa Sede chiede la fine del massacro di cristiani in India

Scoppiato il 23 agosto ad opera di gruppi di fondamentali hindù

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 26 agosto 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha levato la propria voce in maniera pubblica e ufficiale per chiedere la cessazione di qualsiasi forma di violenza da parte di fondamentalisti hindù contro le comunità cristiane in India, in seguito ai fatti del 23 agosto scorso.
In una nota diffusa dalla Sala Stampa vaticana, “la Santa Sede, mentre esprime solidarietà alle Chiese locali e alle Congregazioni religiose coinvolte, riprova queste azioni che ledono la dignità e la libertà delle persone e compromettono la pacifica convivenza civile".

"Nello stesso tempo – si legge di seguito –, fa appello a tutti affinché, con senso di responsabilità, si ponga fine ad ogni sopraffazione e si ricostituisca un clima di dialogo e rispetto vicendevole".

Dal canto suo, “L'Osservatore Romano”, il quotidiano della Santa Sede, ha qualificato le notizie che giungono dal Paese asiatico come “estremamente preoccupanti”.

Nella mattina di martedì è salito a cinque il numero totale dei morti a seguito delle violenze anticristiane nello Stato dell'Orissa.

Tra i morti figurano: una ventenne missionaria laica che operava nell'orfanotrofio di un villaggio del distretto di Bargarh, dato alle fiamme; un cristiano ucciso nella sua abitazione a Kandhamal; e tre persone vittime degli incendi appiccati da estremisti hindù.

C'è preoccupazione per la sorte dei bambini dell'orfanotrofio, che attualmente risultano ancora rifugiati nella foresta.

Un'altra religiosa del Centro Sociale di Bubaneshwar, suor Meena, è stata invece violentata da un gruppo di estremisti hindù prima di incendiare l'edificio, ha informato l'agenzia Asianews.it.

Inoltre, sono state attaccate anche le suore di Madre Teresa di Calcutta; alcune di loro sono state prese a sassate. Un ospedale per anziani, tenuto dai Missionari della Carità è stato distrutto (per la seconda volta), aggiunge l'agenzia del Pontificio Instituto per le Missioni Estere.

Questo martedì, il quotidiano vaticano ha poi riportato alcune notizie circa il presunto rapimento di due sacerdoti gesuiti, sempre nello Stato dell'Orissa.

Le violenze sono scoppiate all'indomani dell'uccisione, nel distretto di Kandhamal, di Swami Laxmanananda Saraswati, leader degli estremisti del Visha Hindu Parishad, gruppo legato al  Bharatiya Janata Party, il più grande partito politico indiano, di impronta nazionalista-induista.

Saraswati da tempo conduceva una violenta campagna contro le conversioni al cristianesimo e di “rinascita dell’orgoglio nazionalista” per conquistare la presidenza dei singoli Stati, dopo la sonora sconfitta subita alle elezioni nazionali del 2004 dal Bharatiya Janata Party.

Dopo la sua morte, tra domenica e lunedì, sono state assaltate chiese, centri sociali e pastorali, conventi e orfanotrofi al grido: “Uccidete i cristiani e distruggete le loro istituzioni”.

Il Vescovo Thomas Thiruthalil, Presidente della Confrenza dei Vescovi Cattolici dell'Orissa, in un comunicato, ha condannato fermamente il delitto verificatosi il 23 agosto, a Jalaspotta Ashram, nella zona di Tumudi Bandh.

"Noi, la comunità cattolica nell'Orissa condanniamo duramente il barbaro incidente e siamo vicini profondamente agli amici e ai parenti della persona deceduta”, afferma il Vescovo.

“E' tempo che noi, gente dell'Orissa lavoriamo insieme al di là delle differenze di casta, credo e culture per la pace, l'armonia, la tolleranza e la solidarietà tra di noi”.

Già lo scorso anno era stato caratterizzato da un aumento consistente degli attacchi alle comunità cristiane. Nel novembre del 2007, infatti, il Consiglio Globale dei Cristiani Indiani aveva fatto pervenire un rapporto al Comitato Nazionale dei Diritti Umani dell’India, nel quale venivano documentati 464 attacchi anticristiani registrati in India nei 20 mesi precedenti.


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Il Papa ripercorre il viaggio interiore di Franz Schubert

Nel commentare un concerto tenutosi in suo onore a Castel Gandolfo

CASTEL GANDOLFO, martedì, 26 agosto 2008 (ZENIT.org).- Una delle grandi passioni di Benedetto XVI è indubbiamente la musica sacra, e tra i suoi compositori preferiti un posto d'onore è riservato a Franz Schubert.
Per questa ragione, la città di Castel Gandolfo, dove il Pontefice si trova a trascorre l'estate, gli ha reso omaggio questa domenica con un concerto nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico.

La rumena Yvonne Timoianu al violoncello e l'ex Ambasciatore dell'Austria presso la Santa Sede, Christoph Cornaro al piano, hanno interpretato il “Viaggio d'inverno”, l'opera che il compositore austriaco scrisse sulla base di 24 liriche dello scrittore tedesco Wilhelm Müller.

Dopo il concerto, ha fatto sapere la Radio Vaticana, Benedetto XVI ha espresso parole di gratitudine e apprezzamento per la magistrale interpretazione dei brani musicali che hanno suscitato emozioni e suggestioni spirituali profonde.

Il Papa ha quindi descritto l'universo sonoro del “Viaggio d'inverno” di Schubert che evoca “un affresco che parla di schietta quotidianità, di nostalgia, di introspezione, di futuro. Tutto riaffiora lungo il percorso: la neve, il paesaggio, gli oggetti, le persone, gli eventi, in un fluire struggente di ricordi”.


“Non sentivamo le parole della poesia, ma il loro riflesso ed i sentimenti in esse contenuti espressi con la ‘voce’ quasi umana del violoncello”, ha aggiunto il Papa.


Il celebre musicista austriaco scrisse “Viaggio d'inverno” nel 1827, un anno prima della prematura morte, che lo colse a 31 anni. A questo proposito, ha osservato il Papa, l’opera porta chi l’ascolta ad avvertire il “richiamo di quelle verità del cuore che vanno al di là di ogni raziocinio”.

“Il giovane Schubert, spontaneo ed esuberante, è riuscito a comunicare anche a noi questa sera ciò che egli ha vissuto e sperimentato”, ha detto.

“Meritato è pertanto il riconoscimento che universalmente viene tributato a questo illustre genio della musica, che onora la civiltà europea e la grande cultura e spiritualità dell’Austria cristiana e cattolica”, ha commentato infine.


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Notizie dal mondo

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Ucrania: una tv cattolica destinata ai bambini

Si chiama Clara Studio ed è curata dai padri cappuccini

VINNITSA, martedì, 26 agosto 2008 (ZENIT.org).- Una comunità di frati cappuccini ha dato vita in Ucraina a una serie di produzioni televisive dedicate ai bambini, trasmesse anche della televisione pubblica.
Il programma, Mistetzko Nadija (Citta della Speranza), combina l'intrattenimento con la formazione civile e religiosa dei bambini. A presentarlo è fra Justin Rustin.

Si trattava, spiegano i promotori, di offrire una alternativa ai bambini dell'Ucraina che in alcuni periodi hanno attraversato molte difficoltà, come per i fatti di Chernobyl, di cui sono state le vittime più esposte, ma anche per la disgregazione delle famiglie e la povertà.

L'iniziava, fa sapere “L'Osservatore Romano”, è nata quando alla casa editrice Clara Studio, gestita da una comunità di frati cappuccini provenienti da Cracovia e con sede a Vinnitsa, giunse la proposta di realizzare un programma dedicato ai bambini.

La Clara Studio era stata affidata ai frati dal Vescovo di Kamyanets-Podilskyi, monsignor Jan Olszanski. Erano gli anni successivi alla caduta del regime comunista, e i cappuccini cominciarono a stampare una rivista che oggi non esiste più.

"La chiesa usciva dalle catacombe - dice padre Justin Rusin - e c'era anche un po' di timore a esporsi. Tuttavia cominciammo; i greco-cattolici erano d'accordo con noi e fu realizzato qualcosa di veramente utile".

L'attività continuò con la stampa di un libro di preghiere, un giornalino e vari opuscoli sui sacramenti Da poco più di un anno pubblica una versione ucraina de "La Voce di Padre Pio", un santo quello del Gargano molto aprezzato in questo Paese sia dai cattolici che dagli ortodossi.

In particolare, la figura di padre Pio è legata a un aneddoto alle orgini dello studio televisivo di Clara Studio: nella primavera del 1993, infatti, mentre il parroco del tempo, padre Stanislaw Padewski, oggi Vescovo di Kharkiv-Zaporizhia, stava preparando alcune immagini di padre Pio da lasciare nelle case dei malati che stava visitando, gli sfuggì di mano una sua stampa che cadde in uno scantinato in disuso del convento.

Il parroco disse che lì sarebbe sorto un centro di audiovisivi per far conoscere padre Pio in Ucraina. "A dir la verità – rivelò il Vescovo – non mi resi conto di quello che avevo detto; ma oggi, visto come sono andate le cose, penso che qualcuno mi abbia suggerito parole che non avrei mai immaginato di dire".

Nell'autunno dello stesso anno arrivò all'editrice, da parte della tv locale, la proposta di preparare un filmato per bambini. Dal 2004 Clara Studio, che ha prodotto anche documentari (famoso quello sulla visita di Giovanni Paolo II al Paese) e cortometraggi sulla storia dell'Ucraina, propone settimanalmente alla tv nazionale brevi filmati destinati ai più piccoli.


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Italia

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L'Arcivescovo di Milano guida un pellegrinaggio a Mosca

MILANO, martedì, 26 agosto 2008 (ZENIT.org).- Una delegazione di 80 sacerdoti dell'arcidiocesi di Milano, guidata dal suo Arcivescovo, il Cardinale Dionigi Tettamanzi, e dai Vescovi ausiliari, monsignor Carlo Redaelli e monsignor Giulio Brambilla, sarà in Russia da questo lunedì fino al 30 agosto.
Nel corso di questa settimana, i sacerdoti milanesi realizzeranno un pellegrinaggio ecumenico e spirituale visitando cattedrali e monasteri, partecipanto a celebrazioni eucaristiche di rito cattolico e a divine liturgie ortodosse, ha fatto sapere il quotidiano vaticano “L'Osservatore Romano”.

Sarannno poi ricevuti dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Alessio II, e da monsignor Paolo Pezzi, Arcivescovo di Mosca.

L'idea del pellegrinaggio, secondo quanto spiegato dallo stesso Cardinale Tettamanzi in una lettera indirizzata ai sacerdoti della diocesi, è nata in occasione della sua precedente visita a Mosca su invito del Patriarca ortodosso, dal 28 settembre al 3 ottobre 2006.

Di quella occasione il porporato conserva in maniera particolare “le emozioni spirituali vissute” durante le divine liturgie ortodosse.

“È quasi esperienza di estasi quella che può nascere, ad esempio, dal prolungato ascolto del canto liturgico russo – spiega il Cardinale Tettamanzi –. Questi momenti sono stati come un pregustare la gioia della visione beatifica e della comunione dei santi”.

Il porporato ha manifestato il desiderio che questa esperienza “possa contribuire a far crescere la reciproca conoscenza e il desiderio dell'unità”.

Nella lettera, il Cardinale spiega ai sacerdoti della sua diocesi che “farsi pellegrini significa cercare di entrare nello spirito dell'Oriente cristiano e di iniziare a respirare, come sognava Giovanni Paolo II, anche con questo polmone della cristianità”.

In special modo, il porporato si dice felice al pensiero di poter nuovamente incontrare il Patriarca ortodosso russo, il 28 agosto, dopo aver preso parte alla Divina Liturgia della Dormizione della Beata Vergine Maria, presieduta dallo stesso Alessio II presso la Cattedrale della Dormizione al Cremlino.

Il Cardinale Tettamnazi fa quindi riferimento a Sant'Ambrogio, “Padre della Chiesa indivisa”, cui si unisce la gioia per aver mantenuta la promessa di concedere per le liturgie ortodosse l'uso di un edificio di culto in Milano.

L'Arcivescovo di Milano ha quindi espresso anche l'auspicio “che si avvicini presto il giorno in cui il Patriarca di Mosca possa abbracciare il Successore di Pietro!”.

Per il porporato grande è pure il desiderio “che possa venire in Italia per venerare le reliquie di san Nicola” e prendere parte alla celebrazione del 1700° anniversario della promulgazione del cosiddetto “editto di Milano”, emanato da Costantino nel 313.

“Durante la visita del 2006 e in una successiva lettera – aggiunge ancora –, il Patriarca Alessio II ha espresso il suo interesse e sostegno per promuovere a Milano, nel 2013, un incontro dei leader cristiani che sia una comune testimonianza e un forte appello all'Europa e a tutte le confessioni circa l'insopprimibile valore della libertà religiosa”.

Tra gli altri appuntamenti, i partecipanti al pellegrinaggio potranno visitare la Galleria Tretjakov, per vedere alcune prezione icone quali Trinità di sant'Andrej Rublëv e Madonna della Tenerezza di Vladimir.


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Interviste

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Il Papa sulla crisi in Caucaso: una interpretazione giuridica

Il prof. Dimitris Liakopoulos analizza l'appello all'Angelus di domenica


di Mirko Testa

ROMA, martedì, 26 agosto, 2008 (ZENIT.org).- Nell'appello lanciato domenica scorsa al termine della tradizionale preghiera mariana, Benedetto XVI ha dimostrato, in merito alla crescente tensione in Caucaso, non solo di rimanere fedele alle regole di diritto internazionale ma anche di suggerire una soluzione ispirata al modello dell'autonomia.
A sostenerlo in una intervista a ZENIT è il prof. Dimitris Liakopoulos, docente a contratto di Diritto internazionale e dell'Unione europea presso l'Università della Tuscia, secondo cui per il Papa l'autonomia per un Paese è un “regime da godere all'interno dei confini statuali, garantendo una tutela essenziale dei diritti civili e politici, dei gruppi d'identità”.

Tutto questo, ha aggiunto, “nell'ipotesi che il processo di emersione dell'entità che cerca l'autodeterminazione sia progredito a tal punto da poter dare vita a strutture confederali, a unioni di Stati eguali e con pari diritti, senza subire pressioni da altri 'poli' statali”.


Innanzitutto, ci può descrivere brevemente lo scenario che fa da sfondo alla crisi in Caucaso?

Liakopoulos: L'angoscia e gli attriti che viviamo nella zona dell'Ossezia sono i risultati e le speranze create dalla perestrojka ed il nazionalismo intollerante del regime georgiano guidato da vari presidenti che hanno coltivato lo spirito separatista degli abitanti della regione dagli inizi degli anni '90. Nell'estate del 1990 il Parlamento di Tiblisi approvò una legge che interdiceva la partecipazione alle elezioni dei partiti non rispettosi del principio di integrità territoriale dello Stato georgiano. L'Ossezia dichiarò la propria sovranità annullando le elezioni e ritirando lo statuto di autonomia di cui la regione godeva. Il Parlamento proclamò l'indipendenza scelta che venne confermata dal referendum svoltosi il 19 gennaio 1992.

Il cessate-il-fuoco non è stato fermato quasi mai durante gli anni. Due missioni di pace sono state inviate: una organizzata dalle Nazioni Unite e l'altra dall'OSCE. In realtà si trattava di missioni di peace-making, che offrivano servizi di buoni uffici e mediazione e avevano come obiettivo, inter alia, quello di elaborare termini di regolamento del conflitto accettabili da ambedue le parti sulla base del rispetto dell'integrità territoriale della Georgia.

Uno status di autonomia politica non è stato possibile neanche nell'epoca attuale, come abbiamo visto dopo l'intervento delle truppe russe in zona. Non dobbiamo dimenticare che la dirigenza georgiana ha più volte ribadito la propria disponibilità a concedere un regime di autonomia non solo culturale ma anche politica, mentre le autorità ossete hanno mantenuto una posizione rigida, chiedendo il riconoscimento della loro piena indipendenza e il diritto di unirsi all'Ossezia del nord.

All'angelus di domenica scorsa Benedetto XVI ha richiamato i diversi Paesi coinvolti nella crisi in Caucaso alla “forza morale del diritto”, accennando alle controversie legate al “rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli”. Cosa ne pensa?

Liakopoulos: E' la prima volta che il Papa fa riferimento al riconoscimento del diritto di autodeterminazione in questa zona, rendendo anche, secondo la nostra opinione, necessaria l'elaborazione di nuovi schemi teorici attraverso cui ricondurre alcuni elementi a una coerente sistemazione. E' stato richiamato il diritto per disciplinare, qualificare o semplicemente prendere atto del verificarsi di un quid pluris, vale a dire per valutare le massicce violazioni dei diritti umani. La vexata questio relativa all'ampliamento del contenuto normativo dell'unico principio internazionale spontaneamente State-creating ha costituito solo un altro modo per emanare il principio di autodeterminazione e per svolgere la medesima funzione costitutiva in ambiti diversi da quello della decolonizzazione, in situazioni estreme che vedessero violati i diritti umani e politici essenziali di minoranze o di altri gruppi.

Il Papa ha detto: "Occorre piuttosto impegnarsi attivamente affinchè venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi". Ossia in un'ampia interpretazione dobbiamo evitare quello che in realtà i russi non vogliono accettare ma dimostrano profondamente nella storia della Comunità Internazionale (CI): ossia l'indebolito ruolo che hanno mostrato durante la crisi nel Kosovo e lo strapotere dell'America che giustifica, nel nome del diritto internazionale odierno, la nascita di nuovi soggetti statuali, soprattutto attraverso l'uso del riconoscimento prematuro, atto al quale peraltro non si è ricorsi nel caso del Kosovo.

Un riconoscimento della situazione da parte della CI è ovvio ma allo stesso tempo difficile. Infatti, pur non essendo di per sè dotata di soggettività internazionale, può esercitare, in via di fatto, un certo grado di influenza nelle ipotesi di effettività incerta, qualora una determinata entità che aspiri a porsi sul piano della statualità e della piena soggettività internazionale non sia ancora riuscita ad affermarsi in maniera completa o stabile, per cui tale propria aspirazione resta non sufficientemente sostenuta dal requisito dell'effettivo controllo. Ma nel nostro caso, controllo da quale parte? Da parte dei russi? Da un'organizzazione internazionale come le Nazioni Unite? Dalla Comunità europea che sicuramente si troverà davanti agli enormi afflussi del popolo locale che vive atrocità senza fine? In realtà, la vera effettività consisterebbe nella rinuncia operata dal diritto a dettare condizioni ante rem, cui il fatto dovrebbe obbedire per essere riconosciuto giuridicamente. Il diritto pur non ponendo proprie condizioni constaterebbe che il fatto esiste solo sul presupposto che siamo in presenza effettivamente di nuovo ordinamento statuale.

Il nostro Pontefice equipara la nozione di autodeterminazione dei popoli a "un bene comune", spingendosi oltre e parlando non solo di un bene comune ma di un obiettivo comune che è la sovranità che non sarebbe più assoluta, ma sottoposta ad una condizione di sostenibilità umanitaria o democratica. L'autodeterminazione avrebbe nel nostro caso come propri beneficiari solo i popoli, mentre ogni gruppo infrastatuale potrebbe tentare a secedere e qualora vi riuscisse a dare così vita ad un nuovo ente statuale.

Si tratta di uno schema già noto in Europa, che ha visto il suo primo momento di applicazione negli anni '90 e quando si è avviata la formazione di una sorta di un nuovo ordine pubblico, non più fondato sui tradizionali principi orizzontali dell'ordinamento internazionale, della sovranità, dell'integrità territoriale, della non ingerenza, bensì sulla prevalente tutela di valori trasversali rispetto ai singoli ordinamenti statuali, indifferentemente oggetto di una protezione che rimonta direttamente al diritto internazionale e che "taglia" verticalmente il tessuto di sovranità.

"(...) Ecco alcune delle principali strade da percorrere, con tenacia e creatività, per costruire relazioni feconde e sincere e per assicurare alle presenti e alle future generazioni tempi di concordia e di progresso morale e civile". Parole sante del nostro Pontefice che ci rimandano ad un nuovo Wertordnung, nel senso che a contare, prima di tutto, nelle relazioni internazionali e "nella famiglia delle Nazioni" non devono essere gli interessi personali e statali, ma la tutela dei diritti umani e politici di ogni uomo, della dignità umana, dei valori della democrazia liberale, dell'autodeterminazione dei popoli.

"La violenza va ripudiata". Parole che si trovano in qualsiasi documento di ispirazione internazionalistica, dal momento in cui il nostro continente è da sempre stato attraversato da eccidi, crimini contro l'umanità, instabilità e continue minacce alla pace. Questa semplice espressione in realtà induce a riflettere sulla portata e sul reale contenuto delle modificazioni che oggi investono la costituzione materiale della CI, cioè quell'assetto di valori che è diretta espressione dei rapporti di sotto o sovraordinazione che vengono a prodursi nel quadro del corpo sociale. Da ciò discenderebbe la diffusione in tutta Europa, anche nell'ex spazio sovietico, di un modello istituzionale di tipo democratico liberale e con esso di un sistema economico di stampo liberista diminuendo il confronto tra blocchi, che in realtà esistono ancora nonostante le volontà dei popoli.

Come definirebbe a questo punto il principio di autodeterminazione?

Liakopoulos: L'autodeterminazione è un sistema di garanzia che presiede all'imposizione delle nuove regole e finisce col divenire oggetto di un vero e proprio diritto. Si ritiene che tutelare determinati valori sia solo un modo attraverso cui l'ordinamento ha messo in moto la sua dinamica normativa per fronteggiare nuove minacce alla tenuta dei suoi obiettivi-base. Bisognerà giocoforza porre mano ad uno schema interpretativo che armonizzi i nuovi valori a quegli obiettivi che è esattamente quanto risulta avvenuto in tutti i più significativi momenti di evoluzione vissuti dall'ordinamento internazionale nel corso del secolo scorso.

Tra questi momenti rientra l'elaborazione di un nuovo sistema di tutela dei diritti delle minoranze, l'affermarsi dell'autodeterminazione come norma positiva e il fatto che qualsiasi soggetto agente in difesa dell'interesse pubblico tocca il problema del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Dall'approccio individualista alla tutela delle minoranze, all'applicazione dell'autodeterminazione nel rispetto dell'uti possidetis, la volontà della CI è stata sempre non la responsabilità per il bene comune ma quella di guidare il processo di formazione di queste categorie, influenzandone destinatari e contenuto, in modo che il loro affermarsi rimanesse omogeneo rispetto ai reali obiettivi che l'ordinamento si proponeva e non svolgesse invece una funzione eversiva nel suo contesto.

L'ispirazione dei nuovi valori rimane sempre quella di consentire la costruzione di sistemi di convivenza infrastatuali, soprattutto laddove vi siano Stati a base multietnica, fondati su garanzie così forti e diffuse dei diritti fondamentali di ogni uomo da prevenire l'insorgere di possibili minacce alla tenuta della sovranità. La domanda è: esiste un sistema cautelativo, di protezione internazionale cui possiamo fare ricorso riconoscendo garanzie che accompagnano l'esercizio sia di regole internazionalistiche che la volontà dei popoli?

Sembra che nella CI vi sia un certo favore, quantomeno politico, per il ricorso alla soluzione autonomistica nell'ambito dei conflitti di qualsiasi genere. Rimane, comunque, inalienabile il diritto di ogni Stato di difendere la propria sovranità adottando misure implicanti l'uso della forza, perchè in realtà autodeterminazione significa anche uso della forza, che rimane però sempre nei limiti di un uso selettivo della forza, diretto a colpire in modo proporzionale e come reazione al fine di tutelare i propri diritti.

"(...) La mancanza della fiducia (...)" sottolineata dal Papa richiama all'obbligo di diligenza nella ricerca di una soluzione politica o meglio pacifica di ogni conflitto. Tale obbligo si concretizza nella necessità di aprire momenti di negoziato politico con la parte avversa, di aderire alle proposte di mediazione avanzate dalla CI. L'obbligo di cooperazione al fine di giungere a una soluzione politica dei conflitti è da mettersi in collegamento col fatto che tali conflitti pur rimanendo in origine una questione interna o limitrofa, in realtà facilmente propongono minacce per la difesa dei valori che sono invece di interesse collettivo.

Si collega poi a questo anche un obbligo di risultato, nel senso che non solo ogni Stato deve prestarsi diligentemente alla ricerca del negoziato pacifico ma che la soluzione politica, che lo stesso propone, deve mostrarsi rispettosa delle prerogative cui i gruppi d'identità infrastatuali hanno internazionalmente diritto. Si tratta di una partecipazione ad un decision making process, a forme di auto-organizzazione e gestione diretta riconosciute e legislativamente sancite in cui vale una sorta di intangibilità dei diritti acquisiti o se vogliamo di divieto di reformatio in peius della condizione già goduta da gruppi e Stati, al punto che la violazione o la revoca di tale status potrebbero far scattare una reazione ex novo della CI.

Va senz'altro detto che ogni discorso ricostruttivo teso ad affermare la sottoponibilità dell'integrità territoriale di uno Stato a una condizione di sostenibilità umanitaria può essere condotto solo con riferimento al sistema regionale europeo basandosi sempre su un obiettivo solido e finale, ossia la tenuta di confini, il rispetto dell'integrità territoriale degli Stati, l'ordine pubblico, il rispetto della vita e dignità umana. Tutti valori e sentimenti che la fede cattolica e il cristianesimo non hanno abbandonato mai.


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Romania: informazione ed ecumenismo via web

Intervista a Radu Marcel Capan, Direttore di Catholica.ro

di Sebastian Benchea

CLUJ-NAPOCA (Romania), martedì, 26 agosto 2008 (ZENIT.org).- Un sito in Romania unisce attraverso l'informazione cattolici e ortodossi. Frutto della visita di Giovanni Paolo II nel paese, nel 1999, si chiama www.catholica.ro e gode dell'apoggio della Conferenza episcopale.
Per saperne di più abbiamo intervistato il suo Direttore, Radu Marcel Capan.

Quando e perché è stato creato il sito, e quali sono state le motivazioni all’inizio?

Capan: Abbiamo iniziato quest’attività on-line nel 1999, dopo la storia visita del Papa Giovanni Paolo II in Romania e poi per seguire quello che accade nella Chiesa universale, tradurre e offrire notizie provenienti dall'estero.

Inoltre, stava per iniziare anche il Grande Giubileo dell’anno 2000, ed è stato quindi un momento perfetto: tanti avvenimenti importanti e un grande interesse.

Nell’anno 2001 abbiamo deciso di fare il grande passo di pubblicare notizie giornaliere, mentre il 24 gennaio 2002 abbiamo lanciato Catholica.ro, dedicato esclusivamente all’informazione.

Abbiamo continuato a pubblicare e inviare le notizie via e-mail, giornalmente (8-10 notizie), e il numero dei visitatori e degli abbonati è aumentato giorno dopo giorno.

Oltre alle notizie all’inizio abbiamo avuto delle edizioni speciali, dedicate ai discorsi e alle prediche del Papa, ma anche ai documenti del magistero (messaggi per le Giornate mondiali, encicliche, esortazioni, lettere apostoliche, lettere pastorali…). Così che pochi mesi dopo l’inizio di questo servizio, Catholica.ro è stato analizzato dalla Conferenza Episcopale Romena che ha dichiarato il suo supporto, raccomandandolo ai fedeli come fonte d’informazione.

Vi occupate solo del sito Catholica.ro oppure avete altre attività che sono strettamente legate a questo?

Capan: Prima di iniziare con Catholica.ro, mi occupavo di un sito greco-cattolico. Perciò adesso continuo con due siti dedicati alla Chiesa greco-cattolica, ma anche con altri siti, a contenuto cattolico oppure dedicati a tematiche specificatamente cristiane.

Innanzitutto dalla Catholica.ro è nato il sito ProFamiglia.ro. Abbiamo constatato l'interesse dei lettori per il contenuto formativo, oltre quello dell'informazione. Nell'autunno del 2003 abbiamo deciso di lanciare ProFamilia.ro, un sito che contiene molto materiale su una vasta gamma di tematiche (catechesi, riflessioni, omelie, preghiere, materiale per genitori e per bambini, recensioni di film e altro). Catholica.ro pone quindi l'accento sull'informazione mentre ProFamilia.ro sulla formazione.

Dal desiderio di incoraggiare la presenza della Chiesa cattolica, nel dicembre 2002 è stato “lanciato” CNet.ro (Catholica NETwork), che è arrivato fino ad oggi ad avere oltre 100 siti cattolici, la maggior parte curati dalle parrocchie. Cnet.ro ha un blog dedicato alle recensioni di programmi, siti, giochi, dove i temi laici vengono letti attraverso il filtro cristiano. Per molti è una sorpresa vedere un sito dedicato alla tecnologia, ma noi sappiamo che essere cattolici non si limita al modo di comportarsi all'interno delle mura della Chiesa.

Qual è il numero degli accessi e il numero di coloro che sono inscritti?

Capan: Quando abbiamo iniziato nel gennaio del 2002 guardavo le statistiche ed ero contento di avere 10 visitatori al giorno. Bisogna ricordare che la Romania è un paese dove la maggioranza è formata da cristiani ortodossi e nel 2002 stavamo con una connessione internet dial-up. Nel frattempo il nome Catholica.ro è diventato più conosciuto e sempre più romeni si sono dotati di un accesso a internet. Infatti, se all'inizio il 70% dei visitatori era all'estero (diaspora), oggi l'80% è costituito solo utenti che vivono in Romania. In particolare, abbiamo ogni giorno, nelle giornate “tranquille”, all'incirca duemila visitatori.

Agli eventi maggiori (come la morte del Papa Giovanni Paolo II) abbiamo avuto anche dai 5 ai 10.000 visitatori unici al giorno, cosa che ha creato qualche problema al nostro modesto server. In più abbiamo duemila abbonati che ricevono attraverso l'e-mail le notizie e le edizioni speciali.

Quali difficoltà avete incontrato nell'organizzare, giorno dopo giorno, le notizie affinché il sito offrisse un ottimo servizio d'informazione religiosa?

Capan: All'inizio il problema è stato la mancanza delle notizie interne. Era molto più facile scrivere su quello che il Papa fa o su quello che succede in una Chiesa cattolica locale, traducendo le notizie riportate dalle agenzie cattoliche internazionali, piuttosto che scrivere sugli avvenimenti del nostro paese.

Era il periodo in cui una notizia si risolveva per telefono e le foto si dovevano scannerizzare. Per fortuna quei tempi sono passati. Oggi il numero delle notizie interne supera quelle esterne. Col tempo si è creato un riflesso da parte di alcune diocesi ed eparchie, che ci trasmettono automaticamente più notizie e più foto digitali riguardanti gli avvenimenti più di rilievo.

Purtroppo non tutte le diocesi e le eparchie hanno un sito o forniscono notizie, infatti non tutte hanno un ufficio stampa; c'è inoltre uno squilibrio tra alcune zone che sono più presenti rispetto ad altre. Siamo, però, fiduciosi che nel tempo potremo raggiungere questo equilibrio.

Secondo la vostra esperienza nell'informazione religiosa, quali sono le difficoltà legate alla minoranza greco-cattolica in un Paese a maggioranza ortodossa?

Capan: Credo che ogni minoranza si confronti con i problemi nel far sentire la propria voce. Purtroppo la voce della Chiesa greco-cattolica riesce con grande difficoltà a farsi strada nella società romena. Chiaramente è stato anche un periodo in cui si parlava deli contrasti tra la Chiesa greco-cattolica e la Chiesa ortodossa sulla questione delle proprietà. L'apertura degli uffici stampa in tante eparchie, come anche il nostro lavoro on-line, ha fatto sì che tutti scoprissero che i greco-cattolici non hanno solo interessi patrimoniali ma anche momenti di gioia come: bendizione di chiese, ordinazioni sacerdotali, incontri per i giovani, conferenze, pellegrinaggi etc. Oggi la presenza nei media della Chiesa greco-cattolica e della Chiesa cattolica romana è buona, ma potrebbe migliorare.

Offrite informazioni che riguardano solo i greco-cattolici e i romano-cattolici oppure anche gli ortodossi?

Capan: Da quando abbiamo iniziato il servizio di notizie abbiamo avuto una rubrica dedicata alla Chiesa ortodossa e una dedicata ad altre Chiese (della famiglia protestante, per esempio). Abbiamo molti abbonati ortodossi, inclusi pubblicazioni e chierici di questa Chiesa. Abbiamo cercato di includere nel nostro flusso di notizie tutti gli avvenimenti di maggior importanza – o di cui siamo venuti a conoscenza – della Chiesa ortodossa.

Possiamo parlare di una buona collaborazione tra il servizio d'informazione cattolico e quello ortodosso – anche se non è mai esistito un'incomprensione esplicita – ognuno prendeva dall'altro le notizie che considerava importanti per il proprio pubblico. Conoscere meglio la vita dell'altra Chiesa è sempre difficile a causa della mancanza delle fonti. Però quando riceviamo i comunicati importanti, per esempio l'elezione di un rappresentante, li pubblichiamo sempre.

Quindi si può dire che il vostro sito è impegnato nell'ecumenismo?

Capan: Oltre alla rubrica dedicata alla Chiesa ortodossa dalla Romania e alle altre chiese, abbiamo una rubrica sull'ecumenismo, dove presentiamo notizie sulla vita delle Chiesa di altri paesi e le iniziative della Chiesa cattolica. I nostri lettori sono così informati sulla Chiesa ortodossa russa, sul Patriarcato di Costantinopoli, sulla Comunione Anglicana, e sul confronto ufficiale a livello teologico. Credo che l'impegno ecumenico più importante portato avanti da Catholica.ro sia quello di presentare in modo equilibrato la Chiesa cattolica.

Quali sogni vi hanno guidato all'inizio, qual è stato l'evoluzione fino ad oggi e quali sono le vostre prospettive per il futuro?

Capan: All'inizio ci siamo proposti di usare internet per l'informazione e la formazione. Ed è quello che facciamo. Catholica.ro ha appenna compiuto sei anni e già parliamo di abitudine e non di un inizio. Il problema è che la nostra attività è troppo estesa per il personale impegnato: due persone, mia moglie Oana Felicia ed io. Abbiamo tanti sogni e progetti per il futuro, ma non vogliamo che ne risenta la qualità dei servizi attuali.

Come riuscite a tenere in piedi questo servizio informativo e che difficoltà incontrate dal punto di vista economico?

Capan: Come progetto riconosciuto dalla Conferenza episcopale romena, godiamo del sostegno finanziario da parte di alcune diocesi ed eparchie. Il sostegno finaziario copre soltanto il 30-40% del necessario.

Poi c'è anche l'aiuto che riceviamo dai nostri abbonati e visitatori, attraverso donazioni che coprono tutte le spese tecniche. Il resto è coperto dalla eparchia Cluj-Gherla nella quale facciamo e svolgiamo la nostra attività, attraverso la persona di monsignor Florentin Crihalmeanu. Praticamente però, dal punto di vista economico, siamo in continua perdita, specialmente, da più di un anno a questa parte, da quando cioè abbiamo comprato altri due server. Sono momenti in cui temiamo che dovremmo mettere fine alla nostra attività su Internet, ma fino ad adesso il Signore ci ha aiutato e così possiamo continuare.

Viviamo nella speranza che un giorno potremo avere un sostentamento finanziario più solido e forse anche un'équipe più grande, della quale ci sarebbe tanto bisogno.

  





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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