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Venerdì, 29 Agosto : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Progetti per installare pannelli fotovoltaici in Vaticano
NOTIZIE DAL MONDO
India: scuole cattoliche chiuse per protesta
MEETING DI RIMINI
L'intolleranza verso i cristiani non è seconda all'antisemitismo
Il Meeting si scalda sul cambiamento climatico
Torniamo ai classici, sarà un progresso
ITALIA
"In Oriente il cristianesimo è in pericolo"
Appello di politici italiani per fermare la furia anticristiana
TUTTO LIBRI
Fra i cristiani perseguitati in Medio Oriente
SPIRITUALITÀ
Predicatore del Papa: rinnegare se stessi per salvarsi la vita
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Santa Sede
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Progetti per installare pannelli fotovoltaici in Vaticano
L'obiettivo, coprire il 20% del consumo di energia per il 2010
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Tra i mesi di settembre e ottobre si procederà all'installazione, in territorio vaticano, di un enorme pannello solare, che dovrebbe entrare in funzione alla fine dell'anno.
Secondo quanto rivelato a “L'Osservatore Romano” dall'ingegnere Mauro Villarini, responsabile dei progetti sulle fonti di energia rinnovabile,l'iniziativa intende venire incontro alla ricerca di energie rinnovabili.
L'obiettivo è quello di riuscire a produrre almeno il 20% dell'energia che si consuma nella Stato della Città del Vaticano prima dell'anno 2020.
Già in precedenza il Vaticano aveva preso misure concrete nel rispetto dell'ambiente lavorando per diventare virtualmente il primo Stato del mondo ad emissione zero di anidride carbonica (Co2), grazie ad una foresta che verrà piantata da un'azienda americana, la Planktos Inc., in Ungheria e che servirà a compensare la quantità di gas tossici che la città pontificia immette ogni anno nell'atmosfera terrestre.
I pannelli fotovoltaici verranno sistemati sulla copertura dell'aula Paolo VI. Un aspetto fondamentale, spiega l'ingegnere, è “quello di non voler modificare la struttura, quantunque un minimo di alterazione cromatica dalla visuale esterna ci sarà”.
“È stata scelta l'Aula Nervi perché è uno degli edifici più moderni e quindi più compatibili con tecnologie di questo tipo – aggiunge –. Inoltre, vi era anche l'esigenza di rinnovare e di ristrutturare comunque la copertura del tetto”.
Dei quasi 5000 metri quadrati della copertura complessiva dell'aula Paolo VI, circa 2000 metri quadrati saranno utilizzati da schermi, per aumentare la quantità di energia captata.
Il progetto è stato sviluppato con la collaborazione dell'università di Roma “La Sapienza”, in risposta a un discorso di Benedetto XVI a difesa dell'ambiente.
“Fondamentali – ha detto Villarini – furono per noi le parole del Papa pronunciate il 1° gennaio 2007 in occasione della Giornata mondiale della Pace: 'Di fronte al diffuso degrado ambientale [...] sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete'”.
Oltre a questa iniziativa, esiste un altro progetto per utilizzare l'energia solare, questa volta non per produrre energia ma acqua calda che alimentando una macchina frigorifera produrrà anche freddo, attraverso un tipo di impianto noto come “solar cooling”, e che riguarda la copertura della mensa di servizio in Vaticano.
“Questo impianto – spiega – contribuirebbe al 60-70% del fabbisogno energetico annuo della mensa di servizio, necessario alla refrigerazione e al riscaldamento, abbattendo così i consumi. [...] I lavori inizieranno entro ottobre e l'impianto potrà entrare in funzione entro l'anno”.
Esistono poi altri progetti, sempre con energie alternative, per il prossimo futuro, attualmente in fase di maturazione, secondo Villarini.
“L'obiettivo di tutti i nostri progetti – spiega l'ingegnere – è in sintesi quello di creare una filiera energetica, in cui da una produzione di energia pulita e da una sua gestione intelligente sia possibile alimentare innanzitutto le utenze stazionarie e poi anche i mezzi di trasporto rendendo sostenibile dal punto di vista ambientale la stessa mobilità”.
“La nostra sfida è che lo Stato della Città del Vaticano raggiunga gli obiettivi europei prima dell'Europa”, afferma.
Il traguardo che si sono fissati gli Stati europei è di avere entro il 2020 almeno il 20% di contributo energetico da fonti rinnovabili.
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Notizie dal mondo
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India: scuole cattoliche chiuse per protesta
Salito a 26 il bilancio delle vittime della violenza anticristiana
NUOVA DELHI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Le scuole e i centri educativi cattolici di tutta l'India sono rimasti chiusi in segno di protesta per “le atrocità commesse contro la comunità cristiana e le altre persone innocenti”, fa sapere la Conferenza Episcopale di questo Paese.
Promotore dell'iniziativa, il Presidente dell'episcopato, il Cardinale Varkey Vithayathil, Arcivescovo di Ernakulam-Ankamaly, il quale ha chiesto ai cristiani di dare vita ad altri gesti pacifici di protesta in tutto il paese.
Inoltre, è prevista la convocazione di una giornata di preghiera “per la promozione della pace e la comune armonia in India”, domenica prossima, 7 settembre.
Giovedì, invece, intorno alle 18:30 (ora locale), una delegazione composta da Vescovi cattolici e di altre confessioni cristiane si è incontrata con il Primo Ministro, Manmohan Singh, per presentargli un dossier sui danni subiti dalle comunità cristiane durante questa persecuzione.
Secondo il dossier, 26 cristiani sono stati assassinati, 12 dei quali solamente nel distretto di Kandhamal; mentre sono state distrutte 41 chiese e luoghi di culto, 17 case, 4 conventi, 3 alberghi, 7 sedi istituzionali e innumerevoli veicoli.
Durante l'incontro, i leader religiosi hanno ripetuto che gli attacchi non sono stati provocati in alcun modo dai cristiani, e che da parte loro è stata espressa da subito una chiara condanna dell'assassinio del leader induista, Swami Laxmanananda Saraswati, della cui morte vengono incolpati.
“Le morti e le atrocità contro i cristiani seguono i malvagi disegni dei fanatici fondamentalisti che proseguono nei loro atti di violenza mentre il Governo della nazione non è stato capace di proteggere i cristiani e le altre persone innocenti”, si afferma nel documento”.
Inoltre, si osserva che il panico suscitato dall'ondata di violenza ha spinto molti cristiani ad abbondonare le loro case, a rifugirasi nella foresta oppure a emigrare. I rifugiati, affermano, sono già quasi 60.000.
“Il proposito dei fondamentalisti è quello di cacciare i cristiani dalla regione, come risulta evidente dagli slogan da loro ripetuti – spiegano –. Sappiamo poi che la maggior parte dei sacerdoti, pastori, religiosi e religose di Kandhamal si sono rifugiati nella foresta per mettersi in salvo, e che i fondamentalisti li stanno cercando”.
I Vscovi cristiani affermano che i fatti degli ultimi giorni rappresentano il “più grande disastro nella storia della comunità cristiana in India, e ancora di più nell'Orissa”.
Per questo, chiedono l'immediato dispiegamento di forze armate nella zona al fine di ristabilire l'ordine, giacché “la polizia finora non è stata in grado di controllare la situazione”, ma anche al fine di catturare e giudicare i responsabili e risarcire le vittime.
“I cristiani dell'Orissa – si legge infine – vivono in una continua tensione e con grande timore. La legge e le forze dell'ordine non li proteggono, e stanno vivendo in condizioni drammatiche da quattro giorni. Devono ricostruirsi le chiese, la casa e i luoghi di culto, mentre nei loro cuori deve essere ristabilita la sensazione di sicurezza”.
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Meeting di Rimini
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L'intolleranza verso i cristiani non è seconda all'antisemitismo
Intervento al Meeting di Rimini del Ministro degli esteri vaticano
di Mirko Testa
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- “La discriminazione e l'intolleranza verso i cristiani [...] vanno affrontate con la stessa determinazione con cui si combattono l'antisemitismo e l'islamofobia”, ha detto questo venerdì al Meeting di Rimini monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede.
Quest'oggi, in occasione della conferenza sul tema “Protezione e diritto di libertà religiosa”, il presule ha fatto riferimento all'ondata di violenza da parte di gruppi di estremisti hindù, che si è abbattuta nello Stato dell'Orissa, in India, portando all'uccisione di 26 persone, al ferimento di molte altre e alla distruzione di centri di culto, prorpietà della Chiesa e abitazioni private.
A questo proposito, monsignor Mamberti ha detto che “la Santa Sede non si stanca di sottolineare che il fondamento del diritto alla libertà religiosa si trova nella pari dignità di tutte le persone umane”.
Subito dopo, ha parlato di quel fenomeno che va sotto il nome di “cristianofobia” - espressione introdotta per la prima volta nel 2003 in una risoluzione del Terzo Comitato della 58° Assemblea Generale dell'ONU – e che comprende atti violenza e persecuzione, intolleranza e discriminazione ai danni dei cristiano oppure l'erronea educazione e la disinformazione sul cristianesimo.
In parecchi Paesi, ha infatti spiegato, “i crisiani sono vittime di pregiudizi, di stereotipi e d'intolleranze, magari di carattere cuturale”.
“A fronte di tal situazione – ha proseguito Mamberti –, ben si comprende che l'efficacia dell'azione internazionale dipenda, in buona misura, dalla sua credibilità e, pertanto, anche dal suo carattere 'inclusivo'”.
“In altre parole – ha aggiunto –, sarebbe paradossale omettere di adottare misure concrete per garantire ai cristiani di godere della libertà religiosa senza alcuna forma di discriminazione, oppure creare una sorta di gerarchia fra le intolleranze, proprio mentre si cerca di eliminare la discriminazione e l'intolleranza”.
“D'altro canto – ha poi precisato –, sarebbe pure sbagliato che le comunità religiose strumentalizzassero qualsiasi misura legale o amministrativa nei loro confronti, tacciando di discriminazione ogni legittimo rilievo mosso in merito alle loro attività”.
La dignità dell'uomo, da cui discende l'imperativo a salvagardare la libertà religiosa, “si fonda sulla sua capacità di verità”, ha quindi affermato.
“Assolutizzare la tolleranza è, invece, ritirarsi davanti a tale dignità. Assolutizzare la tolleranza, infatti, significa trasformarla in valore supremo, ma ciò inevitabilmente mette la verità in secondo piano e la relativizza”.
“La rinuncia alla verità, a sua volta, consegna l'uomo al calcolo del più forte, dell'utile o dell'immediato, privando la persona della sua grandezza”, ha quindi sottolineato.
Alla luce di tale convinzione, il presule ha affermato che “la Santa Sede ha inoltre ottenuto che, nell'ambito del cosiddetto 'programma sulla tolleranza' dell'OSCE, non ci si occupi esclusivamente dei pur gravi fenomeni di antisemitismo e di discriminazione contro i musulmani, ma anche dei parimenti inaccettabili episodi di intolleranza contro i cristiani”.
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Il Meeting si scalda sul cambiamento climatico
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Con una Mostra frequentatissima, “Atmosphera”, un filmato prodotta da scienziati (www.euresis.org), un convegno internazionale, la presentazione di un libro e una pubblicazione anche per bambini (le guide di Piccole Tracce-Atmosfera), il tema dei cambiamenti climatici è stato al centro di un animato dibattito al Meeting di Rimini.
Ha cominciato il 26 agosto il docente di Geografia Fisica e Climatologia all’Università di Milano-Bicocca, Valter Maggi.
Nel presentare la mostra “Atmosphera, realtà e miti dei cambiamenti climatici”, il prof. Maggi ha illustrato il lavoro svolto in Antartide, dove ha prelevato carote di ghiaccio per raccogliere le informazioni sul clima di migliaia di anni fa.
“I ghiacci – ha spiegato il docente di climatologia – sono solo uno degli archivi naturali da cui è possibile trarre informazioni sul clima passato. Altri archivi sono le cavità oceaniche, le piante, i pollini…”
In base ai suoi studi e alla conoscenza del fenomeno climatico, il prof. Maggi ha precisato che “nel corso dei millenni il clima non è mai sato stabile, con variazioni anche notevoli nelle varie epoche. C’è stato ad esempio un ‘caldo medievale’ seguito da una piccola era glaciale...”
Secondo il docente di Geografia Fisica, ci sono fenomeni più rilevati di quello umano che influenzano il clima, tra cui le radiazioni solari, la circolazione delle correnti oceaniche, le eruzioni vulcaniche.
Il professor Carlo Sozzi, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha sottolineato che “la temperatura media degli ultimi anni non è in aumento”.
Ed ha aggiunto: “ci sono compensazioni tra fenomeni diversi: ad esempio, è vero che i ghiacciai si stanno sciogliendo nell’emisfero nord, ma contemporaneamente crescono nell’emisfero sud”.
Secondo il ricercatore del CNR non ci sono prove certe di un fenomeno di “riscaldamento globale”, perché “l’aumento delle temperature degli oceani è di 0,1 gradi centigradi, ma la temperatura media globale è scesa”.
“Vi è un aumento della salinità oceanica - ha osservato -, ci sono variazioni nelle precipitazioni, ma sono statisticamente irrilevanti: anche sulla frequenza degli uragani non ci sono indicazioni statistiche chiare”.
In merito all’influenza della attività umane sulla produzione di gas-serra, Sozzi ha spiegato che “la maggior parte del vapore acqueo così come dell’anidride carbonica è prodotto dalla natura, quindi per valutare i cambiamenti bisogna tener conto di tanti altri fattori”.
Ad alimentare il dibattito anche la presentazione, il 27 agosto, del libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari dal titolo “Che tempo farà. Falsi allarmismi e menzogne sul clima” (Piemme, 223 pagine, Euro 12,50).
Il giornalista di “Avvenire”, Riccardo Cascioli, autore insieme a Gaspari di due volumi sulle “Bugie degli ambientalisti”, ha denunciato “il clima di isteria che è stato creato sui cambiamenti climatici”, ed ha denunciato l’ideologia pagana che “crede in Gaia e che accusa l’umanità di essere cancro del pianeta”.
Antonio Gaspari, coordinatore del master in Scienze Ambientale dell’Università Europea di Roma, ha spiegato quanto irrazionale e inumana sia l’ideologia che in nome della difesa ambientale mira a far accettare la riduzione e selezione delle nascite e le politiche di aumento dei costi.
A questo proposito, Gaspari ha denunciato l’ipocrisia della carbon-tax, che gli italiani pagano dal 1998 e che non ha avuto nessuna efficacia visto che l’Italia è fuori dai limiti del protocollo di Kyoto del 13%.
Il coordinatore del Master della UER, ha denunciato anche la politica di speculazione che invece di ridurre le emissioni con l’utilizzo di tecnologia più efficienti, alimenta il mercato dei “carbon credits”.
“Il protocollo di Kyoto – ha detto Gaspari – è riuscito a indebitare tutte le persone dei paesi che lo hanno ratificato, ed ha permesso l’emissioni di titoli di credito sull’aria calda”.
Una sintesi del dibattito che si sta svolgendo a livello internazionale si è avuto il 28 agosto, quando nel corso del convegno “Cambiamenti climatici: catastrofismo o reali pericoli?”, il prof. Richard Lindzen, docente di Meteorologia al Massachusetts Institue of Technology (MIT) di Boston, ha affermato che le previsioni catastrofiche “si basano più su ricerche di mercato che su dati scientifici”.
Lindzen è uno dei maggiori esperti mondiali sul clima. Autore di oltre 200 opere tra libri e articoli scientifici, il docente del MIT è anche autore del secondo rapporto dell’IPCC, la Commissione dell’ONU da cui ha poi preso le distanze perché troppo influenzata dalla politica e dagli interessi speculativi.
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Torniamo ai classici, sarà un progresso
Parla il Direttore delle Edizioni Studio Domenicano
di Antonio Gaspari
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- C’è una crisi di lettori, sono sempre meno i soldi destinati ai libri, viviamo in tempi di decadenza, eppure secondo padre Giorgio Carbone O.P., Direttore delle Edizioni Studio Domenicano (EDS), è proprio in periodi di crisi che rinasce il desiderio e la necessità della lettura dei classici.
Intervistato da ZENIT, al Meeting di Rimini, padre Carbone ha spiegato che in un momento in cui i lettori sembrano una categoria in via di estinzione, la ESD intende promuovere la lettura attraverso una serie di piccoli testi in formato tascabile che non superino le 200 pagine e che possano così incuriosire qualsiasi persona.
I temi scelti riguardano l'attualità, come nel caso delle questioni di Bioetica, oppure sono tratti dalla filosofia, dallo studio e dalla storia. L’altro obiettivo è quello di divulgare la letteratura dei padri della Chiesa.
“In un periodo di crisi credo che sia urgente tornare ai classici – ha sottolineato padre Carbone –. I classici non deludono mai. Infatti l’edizione italiana della prestigiosissima collana ‘Sources Chrétiennes’ e l’altra collana ‘i Talenti’ che si propone di introdurre in Italia i classici di varie culture finora non hanno deluso”.
Il Direttore della ESD ha aggiunto che “in momenti di crisi bisogna andare all’essenziale, e proporre ai lettori cose che possono dare senso come gli autori classici, pensiamo a Tertulliano, San Giovanni Cristostomo, Sant’Agostino, San Tommaso D’Aquino”.
Secondo il padre domenicano, “le nuove generazioni conoscono poco questi autori, in alcuni casi solo qualche citazione, ma non ne conoscono le opere, il nostro obiettivo è quello di rendere fruibili queste opere classiche ad un costo accessibile”.
Padre Carbone ha raccontato che un titolo che è andato molto bene è quello di Tertulliano, “Difesa del Cristianesimo”, il cui titolo originale in latino è “Apologeticum”. Si tratta della prima apologia del cristianesimo scritta in lingua latina. Prima di Tertulliano esistevano altre opere apologetiche ma erano in greco.
Tertulliano, vissuto nel terzo secolo dopo Cristo, è il primo teologo che ha scritto in lingua latina, e ha spiegato il confronto tra le religioni pagane e le verità cristiane. Rimane un autore di grande attualità perché fa vedere i fondamenti ragionevoli e razionali della fede cristiana.
Il Direttore delle ESD ha segnalato a ZENIT un altro titolo molto valido per la sua qualità, che riscosse un grande successo nella sua epoca, ed è decisivo perché costituisce il primo esempio di una formula editoriale conosciuta come ‘confessioni’.
Si tratta di una lettera che Cipriano di Cartagine scrive al suo amico Demetriano. In questa lettera, che non è poi molto lunga, 80 pagine scarse, Cipriano rivela se stesso e racconta la sua conversione a Cristo.
Con questa lettera Cipriano di Cartagine rivela un genere letterario che Sant’Agostino porterà in auge.
Padre Carbone ci tiene a sottolineare che “è proprio nei tempi di crisi come furono quelli del Tardo Impero o Alto Medioevo che si ritorna ai classici”.
In merito al domenicano San Tommaso D’Aquino, il Direttore delle ESD ha ricordato che “è stato per la sua epoca colui che ha conosciuto maggiormente i padri della Chiesa di lingua greca”.
“Se si prendono le opere di san Tommaso, egli continuamente cita i padri di lingua greca, ed è un fenomeno singolare per i suoi tempi”, ha notato.
Circa i titoli per i giovani, padre Carbone ha suggerito “La geografia dell’anima” che si troverà in libreria nel mese di settembre: un libro che il padre domenicano ha definito “affascinante perché fa comprendere la ricchezza delle facoltà della nostra anima”.
In questo volume si spiega la ricchezza e le capacità della nostra intelligenza di contemplare il bello e di ricercare il vero. Le capacità della nostra volontà di amare, di desiderare, di gioire.
Il religioso ha sostenuto che ‘La geografia dell’anima’ “descrive e fa apprezzare con un linguaggio molto semplice e affascinante la nostra persona. Una sorta di abc dell’umanesimo cristiano”.
L’autore è padre Giuseppe Barzaghi, O.P., che insegna Teologia alla Facoltà di Teologia di Bologna, e che ogni domenica, per la messa delle 22:00, attira più di 800 giovani nella basilica di San Domenico del capoluogo emiliano.
“E’ un fenomeno lodato anche dal Cardinale Giacomo Biffi”, ha rilevato padre Carbone.
“Una celebrazione che ebbe inizio come una Messa di ripiego, in realtà per molti studenti universitari è diventata di riferimento proprio per la bellezza della celebrazione”, ha concluso il padre domenicano.
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Italia
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"In Oriente il cristianesimo è in pericolo"
L'allarme dell'Arcivescovo ortodosso di Aleppo
L'AQUILA venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- “Il cristianesimo in Oriente è in pericolo”, a lanciare l’allarme questo giovedì è stato Gregorios Yohanna Ibrahim, Arcivescovo ortodosso di Aleppo, in Siria, al “Forum internazionale sul dialogo interculturale nel Mediterraneo” svoltosi a L'Aquila.
Per il presule, riferisce “L’Osservatore Romano”, sono i numeri a parlare: “Quei quindici milioni di cristiani, contro i trecento milioni di musulmani, possono restare lì, continuando a professare il Vangelo e promuovere l’immagine dell’uomo buono. Ma se le guerre continueranno, essi saranno costretti a emigrare e, una volta andati via, non torneranno”.
L’Arcivescovo di Aleppo ha precisato che in Siria il governo incoraggia il dialogo tra le due principali religioni, cristiana e musulmana, e che i cristiani presenti partecipano ai riti musulmani, condividono le stesse scuole, gli stessi luoghi di lavoro e di svago, “ma il crescere del fanatismo islamico deve far riflettere sul futuro del cristianesimo”.
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Appello di politici italiani per fermare la furia anticristiana
Dal Meeting di Rimini sostegno ai cristiani indiani
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- In rappresentanza di più di 300 tra deputati e senatori, i parlamentari Vannino Chiti, Maurizio Lupi, Ermete Realacci, Maurizio Gasparri e Ugo Sposetti hanno lanciato un “appello per la fine della furia anticristiana in India”.
L’annuncio dell’iniziativa è stata data dall’onorevole Lupi nel corso di una conferenza stampa che si è svolta al Meeting di Rimini giovedì 28 agosto.
L’appello firmato dall’Intergruppo parlamentare per la sussidarietà si rivolge a “qualunque uomo che ami la pace e la libertà” al fine di “unirsi all’appello del Papa per la fine della furia anticristiana che sta attraversando la regione di Orissa in India”.
L’intergruppo denuncia un vero e proprio “pogrom” che “colpisce gente inerme, suore, sacerdoti e semplici fedeli”.
“Questi fatti impongono una mobilitazione ad ogni livello – sostiene l’appello dei parlamentari –, perché le autorità politiche indiane proteggano le comunità cristiane e perché i responsabili religiosi delle varie confessioni condannino senza riserve questa vera e propria caccia ai battezzati”.
Secondo l’Intergruppo, “non ci possono essere alibi per chi sobilla o tollera manifestazioni di fanatismo con omicidi e devastazioni di chiese”.
I parlamentari esprimono “la condanna più ferma” dell’omicidio “del leader religioso indù, usato come alibi per una vera e propria pulizia etnica a base religiosa”.
L’appello si rivolge al premier Monmohan Sing perché “il suo grande paese possa adoperare tutte le sue risorse per bloccare questa inaudita violenza”, che “se non adeguatamente combattuta, non potrà che minare l’immagine positiva dell’India e le sue relazioni con il nostro Paese”.
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Tutto Libri
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Fra i cristiani perseguitati in Medio Oriente
Parla l'autore del reportage, il giornalista Rodolfo Casadei
di Antonio Gaspari
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Mercoledì 27 agosto è stato presentato al Meeting di Rimini il volume “Il sangue dell'agnello. Reportage fra i cristiani perseguitati in Medio Oriente” (Guerini e Associati, 206 pagine, 17,50 Euro).
Si tratta di un libro inchiesta che dà voce ai cristiani perseguitati in Iraq e in Turchia.
Nel volume si trova l'ultima intervista dell'Arcivescovo caldeo di Mosul, monsignorFaraj Rahho, prima del rapimento che gli costò la vita; le dolenti testimonianze dei cristiani iracheni che fuggono da rapimenti, stupri e uccisioni riparando nei paesi della regione e nel Kurdistan; l'eccidio dei protestanti in Turchia e il delitto eccellente contro Hrant Dink, giornalista turco armeno.
L’autore, Rodolfo Casadei è inviato speciale del settimanale “Tempi”, autore di tanti libri inchiesta nelle zone di confine dell’Africa e dell’Asia. Nel 2005, l’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) gli ha assegnato il premio nella sezione “Il genio della donna”.
Nell’introduzione al libro, Magdi Cristiano Allam ha scritto: “Rodolfo Casadei è un testimone appassionato. È andato personalmente a vedere e a sentire i cristiani in difficoltà e che subiscono ogni forma di vessazione in Turchia, Giordania, Siria, Libano e soprattutto in Iraq, la terra più martoriata dal terrorismo islamico che ha individuato nei cristiani la minoranza da sottomettere con la forza all'arbitrio dell'islam”.
Cristiano Allam è preoccupato in particolare della condizione secondo cui se “un occidentale si converte all'islam, nessuno si sognerebbe mai di rimproverarlo e meno che mai di minacciarlo, se all'opposto un musulmano residente in Occidente si converte al cristianesimo, contro di lui si scatena una guerra”.
Una guerra, “fatta di condanne a morte per apostasia da parte dei musulmani – spiega – , ma anche di critiche da parte dei non musulmani che arrivano a immaginare che quella conversione sia di per sé una provocazione e la condannano per paura delle conseguenze che potrebbero ritorcersi contro se stessi”.
In una intervista a ZENIT, Rodolfo Casadei ha ricordato che prima dell’ultima guerra in Irak i cristiani erano 800.000, mentre oggi 400.000 di loro sono profughi all’estero o sfollati nel nord del paese.
Casadei spiega nel libro che c’è un vero e proprio “paradigma della persecuzione” che inizia con lettere di minacce, o addirittura videocassette o cd contenenti minacce, nelle quali si dice ai cristiani “o pagate la tassa di sottomissione o cambiate religione oppure ve ne andate dal paese, se non fate queste cose, vi rapiamo membri della famiglia e se insistete vi uccidiamo”.
Nel secondo passaggio della persecuzione a chi resiste viene distrutta l’attività economica. Molti vengono rapiti e chiedono riscatti fino a 50.000 dollari, altri si vedono distruggere il negozio. Nei casi di resistenza ad oltranza viene ucciso un membro della famiglia.
Casadei ha raccontato di aver incontrato famiglie dove il padre era stato ucciso, un figlio era stato ucciso, una figlia violentata e uccisa dentro casa, aggredendoli di notte da fondamentalisti travestiti da poliziotti.
Un altro elemento di persecuzione avviene tramite conversioni forzate e il tentativo di imporre l’uso del velo in pubblico alle donne cristiane. Minacce in questo senso vengono praticate a Bassora, a Bagdad e a Mosul.
L’inviato di Tempi ha poi raccontato di attacchi alle chiese: “Ho potuto raccogliere diverse testimonianze di casi di profanazione deliberata del Santissimo. Cioè gente armata entrata in chiesa durante la messa, che sotto gli occhi dei fedeli, ha buttato a terra l’Eucaristia in segno di sfregio”.
Gli attacchi ai cristiani vengono giustificati dicendo che sarebbero alleati degli angloamericani, e questo è secondo Casadei “il grande pretesto con cui viene fatta la persecuzione, mentre in realtà la totalità dei cristiani iracheni non ha avuto nulla a che fare con l’invasione”.
“Non erano a favore dell’invasione – ha aggiunto – proprio perché temevano le reazioni che si sarebbero innescate”.
“E’ comunque evidente che la presenza di truppe USA è il pretesto che i Jihadisti utilizzano per fare piazza pulita dei cristiani in Iraq”, ha sottolineato Casadei.
L’inviato di Tempi racconta nel libro il suo incontro con l’Arcivescovo di Mosul, 50 giorni prima del suo rapimento, avvenuto il 29 febbraio scorso.
“Sono stato l’ultimo giornalista straniero che l’ha incontrato e che ha raccolto una sua intervista – ha ricordato Casadei –. Lui mi ha spiegato come funzionava lo schema della persecuzione e il pretesto che viene utilizzato”.
Monsignor Paulos Faraj Rahho era malato di cuore, e per questo, dopo due settimane senza cure né medicinali, è morto. Quando l’hanno rapito hanno ucciso tre cristiani che stavano con lui.
In questo quadro tragico, Casadei ha precisato che “l’unico elemento di speranza è il governo regionale curdo. Un governo musulmano moderato che pone un'estrema attenzione alle minoranze religiose”.
In quest'ottica, sta attirando minoranze religiose da tutte le zone dell’Iraq per metterle sotto la sua protezione. Si tratta principalmente di cristiani, ma anche ebrei e altri gruppi marginali. Anche i gruppi protestanti sono ammessi.
Questo genere di azione fa sì che i cristiani fuggano in Kurdistan e nella piana di Ninive che pur non essendo Kurdistan è sotto il controllo turco.
La seconda parte del libro riguarda la Turchia e racconta le storie di tre cristiani protestanti massacrati e l’assassinio di un giornalista armeno della Turchia.
Casadei ha spiegato che la Turchia si presenta come un paese laico, la costituzione permette la libertà di religione, ma nei fatti c’è una persecuzione delle minoranze religiose che non hanno gli stessi diritti della minoranza sunnita musulmana.
Non hanno gli stessi diritti per quanto riguarda la proprietà, l’acquisizione e la cessione di terreni e immobili e la costruzione di luoghi di culto. C’è un trattamento assolutamente penalizzante per chi appartiene alle minoranze religiose.
Esiste la libertà di cambiare religione e di conversione a livello delle leggi, ma la pratica sociale la punisce perché chi fugge dall’islam viene emarginato. Purtroppo in questo contesto di intolleranza religiosa ci sono esempi di omicidi eccellenti, come quello di don Andrea Santoro a Trebisonda, l’uccisione dei protestanti e l’assassinio di Hrant Dink.
Colpisce la figura del giornalista armeno. L’inviato di Tempi lo aveva incontrato due mesi prima del suo assassinio. Di lui racconta la battaglia per il riconoscimento del genocidio armeno, durante gli anni 1915 -1916.
Diceva, per esempio, “vengo minacciato e processato perché parlo della realtà del genocidio armeno. Qui non vogliono che si parli di questo perché dicono che è un'offesa all’identità turca”.
Dink sosteneva che “i turchi sono ignoranti del genocidio, a loro è stato insegnato fin da piccoli che non c’è stato nessun genocidio e che i cattivi erano gli armeni” per questo chiedeva la libertà di poter parlare, “ragionare con loro per cambiare le loro idee”.
“Per far questo – affermava il giornalista armeno – devo essere libero di parlare. Invece ricevo centinaia di lettere di minacce di morte, sono stato processato e condannato solo perché chiedo la libertà di raccontare la realtà di un fatto di storia”.
“Questa richiesta di libertà è stata soppressa con l’omicidio. Questo è il dramma della Turchia”, ha sottolineato Casadei, il quale ha aggiunto che “storicamente in Turchia i gruppi islamici sono stati contrapposti agli ultranazionalisti, ma adesso si stanno avvicinando, ci sono gruppi che combinano queste due ideologie e sono più pericolosi di prima, sono quelli che compiono i delitti e che godono di coperture all’interno degli organi dello Stato”.
Parlando di un'altra persecuzione Casadei ha sostenuto che “anche la situazione dell’India riflette questa collusione tra il nazionalismo e l’estremismo indù”.
In conclusione, l’autore ha affermato che il suo “è un libro di testimonianza, che nasce dallo scandalo del silenzio nei confronti della persecuzione dei cristiani e dall’ammirazione della testimonianza eroica di questi martiri”.
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Spiritualità
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Predicatore del Papa: rinnegare se stessi per salvarsi la vita
Il commento di padre Cantalamessa al Vangelo della XXII domenica
ROMA, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. - predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima, XXII del tempo ordinario.
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XXII Domenica del tempo ordinario
Geremia 20, 7-9; Romani 12, 1-2; Matteo 16, 21-27
Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso
Nel Vangelo di questa Domenica ascoltiamo Gesù che dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà".
Che significa "rinnegare se stessi"? Prima ancora, perché rinnegare se stessi? Conosciamo l'indignazione che suscitava nel filosofo Nietzsche questa richiesta del vangelo. Comincio a rispondere con un esempio. Durante la persecuzione nazista molti treni carichi di ebrei partivano da ogni parte dell'Europa verso i campi di sterminio. Erano indotti a salire con false promesse di essere portati in luoghi migliori per il loro bene, mentre erano condotti alla loro rovina. Succedeva a volte che a una fermata del convoglio qualcuno che sapeva la verità, gridasse di nascosto ai passeggeri: scendete, fuggite, e qualcuno ci riusciva.
L'esempio è un po' forte, ma esprime qualcosa della nostra situazione. Il treno della vita su cui viaggiamo va verso la morte. Su questo almeno non ci sono dubbi. Il nostro io naturale, essendo mortale, è destinato a finire. Quello che il vangelo ci propone quando ci esorta a rinnegare noi stessi, è di scendere da questo treno e salire su un altro che conduce alla vita. Il treno che conduce alla vita è la fede in lui che ha detto: "Chi crede in me, anche se morto, vivrà".
Paolo aveva realizzato questo "trasbordo" e lo descrive così: "Non sono più che vivo, Cristo vive in me". Se assumiamo l'io di Cristo diventiamo immortali perché lui, risorto da morte, non muore più. Ecco cosa vogliono dire le parole che abbiamo ascoltato: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". Allora è chiaro che rinnegare se stessi non è un'operazione autolesionistica e rinunciataria, ma il colpo di audacia più intelligente che possiamo realizzare nella vita.
Dobbiamo però fare subito una precisazione. Gesù non chiede di rinnegare "ciò che siamo", ma ciò che "siamo diventati". Noi siamo immagine di Dio, siamo perciò qualcosa di "molto buono", come ebbe a dire Dio stesso, subito dopo aver creato l'uomo e la donna. Quello che dobbiamo rinnegare non è quello che ha fatto Dio, ma quello che abbiamo fatto noi, usando male della nostra libertà. In altre parole, le tendenze cattive, il peccato, tutte cose che sono come incrostazioni posteriori sovrapposte all'originale.
Anni fa vennero scoperti nel fondo del mare, al largo delle coste ioniche, due masse informi che avevano una vaga somiglianza con corpi umani, ricoperte, come erano, di incrostazioni marine. Furono riportate a galla e pazientemente ripulite e liberate. Oggi sono i famosi "Bronzi di Riace", nel museo di Reggio Calabria, tra le sculture più ammirate dell'antichità.
Sono esempi che ci aiutano a capire l'aspetto positivo che c'è nella proposta evangelica. Noi somigliamo, nello spirito, a quelle statue prima del restauro. La bella immagine di Dio che dovremmo essere, è stata ricoperta da sette strati che sono i sette vizi capitali. Forse non è male richiamarceli alla memoria se li avessimo dimenticati. Sono: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia. san Paolo chiama questa immagine deturpata "l'immagine terrestre", in opposizione alla "immagine celeste" che è la somiglianza con Cristo.
"Rinnegare se stessi" non è dunque un'operazione per la morte, ma per la vita, per la bellezza e per la gioia. È anche un imparare il linguaggio del vero amore. Immagina, diceva un grande filosofo del secolo scorso, Kierkegaard, una situazione puramente umana. Due giovani si amano. Però appartengono a due popoli diversi e parlano due lingue completamente diverse. Se il loro amore vuole sopravvivere e crescere, è necessario che uno dei due impari la lingua dell'altro. Altrimenti non potranno comunicare e il loro amore non durerà.
Così, commentava, avviene tra noi e Dio. Noi parliamo il linguaggio della carne, lui quello dello spirito; noi quello dell'egoismo, lui quello dell'amore. Rinnegarsi è imparare la lingua di Dio per poter comunicare con lui, ma ed è anche imparare la lingua che ci permette di comunicare tra di noi. Non si è capaci di dire dei "sì" all'altro, a partire dal proprio coniuge, se non si è capaci di dire dei "no" a se stessi. Per rimanere nell'ambito del matrimonio, tanti problemi e fallimenti nella coppia dipendono dal fatto che l'uomo non si è mai preoccupato veramente di imparare il modo di esprimere l'amore della donna, e la donna quello dell'uomo. Anche quando parla di rinnegamento di sé, il Vangelo, come si vede, è assai meno remoto dalla vita di quanto si crede.
Progetti per installare pannelli fotovoltaici in Vaticano
NOTIZIE DAL MONDO
India: scuole cattoliche chiuse per protesta
MEETING DI RIMINI
L'intolleranza verso i cristiani non è seconda all'antisemitismo
Il Meeting si scalda sul cambiamento climatico
Torniamo ai classici, sarà un progresso
ITALIA
"In Oriente il cristianesimo è in pericolo"
Appello di politici italiani per fermare la furia anticristiana
TUTTO LIBRI
Fra i cristiani perseguitati in Medio Oriente
SPIRITUALITÀ
Predicatore del Papa: rinnegare se stessi per salvarsi la vita
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Santa Sede
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Progetti per installare pannelli fotovoltaici in Vaticano
L'obiettivo, coprire il 20% del consumo di energia per il 2010
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Tra i mesi di settembre e ottobre si procederà all'installazione, in territorio vaticano, di un enorme pannello solare, che dovrebbe entrare in funzione alla fine dell'anno.
Secondo quanto rivelato a “L'Osservatore Romano” dall'ingegnere Mauro Villarini, responsabile dei progetti sulle fonti di energia rinnovabile,l'iniziativa intende venire incontro alla ricerca di energie rinnovabili.
L'obiettivo è quello di riuscire a produrre almeno il 20% dell'energia che si consuma nella Stato della Città del Vaticano prima dell'anno 2020.
Già in precedenza il Vaticano aveva preso misure concrete nel rispetto dell'ambiente lavorando per diventare virtualmente il primo Stato del mondo ad emissione zero di anidride carbonica (Co2), grazie ad una foresta che verrà piantata da un'azienda americana, la Planktos Inc., in Ungheria e che servirà a compensare la quantità di gas tossici che la città pontificia immette ogni anno nell'atmosfera terrestre.
I pannelli fotovoltaici verranno sistemati sulla copertura dell'aula Paolo VI. Un aspetto fondamentale, spiega l'ingegnere, è “quello di non voler modificare la struttura, quantunque un minimo di alterazione cromatica dalla visuale esterna ci sarà”.
“È stata scelta l'Aula Nervi perché è uno degli edifici più moderni e quindi più compatibili con tecnologie di questo tipo – aggiunge –. Inoltre, vi era anche l'esigenza di rinnovare e di ristrutturare comunque la copertura del tetto”.
Dei quasi 5000 metri quadrati della copertura complessiva dell'aula Paolo VI, circa 2000 metri quadrati saranno utilizzati da schermi, per aumentare la quantità di energia captata.
Il progetto è stato sviluppato con la collaborazione dell'università di Roma “La Sapienza”, in risposta a un discorso di Benedetto XVI a difesa dell'ambiente.
“Fondamentali – ha detto Villarini – furono per noi le parole del Papa pronunciate il 1° gennaio 2007 in occasione della Giornata mondiale della Pace: 'Di fronte al diffuso degrado ambientale [...] sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete'”.
Oltre a questa iniziativa, esiste un altro progetto per utilizzare l'energia solare, questa volta non per produrre energia ma acqua calda che alimentando una macchina frigorifera produrrà anche freddo, attraverso un tipo di impianto noto come “solar cooling”, e che riguarda la copertura della mensa di servizio in Vaticano.
“Questo impianto – spiega – contribuirebbe al 60-70% del fabbisogno energetico annuo della mensa di servizio, necessario alla refrigerazione e al riscaldamento, abbattendo così i consumi. [...] I lavori inizieranno entro ottobre e l'impianto potrà entrare in funzione entro l'anno”.
Esistono poi altri progetti, sempre con energie alternative, per il prossimo futuro, attualmente in fase di maturazione, secondo Villarini.
“L'obiettivo di tutti i nostri progetti – spiega l'ingegnere – è in sintesi quello di creare una filiera energetica, in cui da una produzione di energia pulita e da una sua gestione intelligente sia possibile alimentare innanzitutto le utenze stazionarie e poi anche i mezzi di trasporto rendendo sostenibile dal punto di vista ambientale la stessa mobilità”.
“La nostra sfida è che lo Stato della Città del Vaticano raggiunga gli obiettivi europei prima dell'Europa”, afferma.
Il traguardo che si sono fissati gli Stati europei è di avere entro il 2020 almeno il 20% di contributo energetico da fonti rinnovabili.
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Notizie dal mondo
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India: scuole cattoliche chiuse per protesta
Salito a 26 il bilancio delle vittime della violenza anticristiana
NUOVA DELHI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Le scuole e i centri educativi cattolici di tutta l'India sono rimasti chiusi in segno di protesta per “le atrocità commesse contro la comunità cristiana e le altre persone innocenti”, fa sapere la Conferenza Episcopale di questo Paese.
Promotore dell'iniziativa, il Presidente dell'episcopato, il Cardinale Varkey Vithayathil, Arcivescovo di Ernakulam-Ankamaly, il quale ha chiesto ai cristiani di dare vita ad altri gesti pacifici di protesta in tutto il paese.
Inoltre, è prevista la convocazione di una giornata di preghiera “per la promozione della pace e la comune armonia in India”, domenica prossima, 7 settembre.
Giovedì, invece, intorno alle 18:30 (ora locale), una delegazione composta da Vescovi cattolici e di altre confessioni cristiane si è incontrata con il Primo Ministro, Manmohan Singh, per presentargli un dossier sui danni subiti dalle comunità cristiane durante questa persecuzione.
Secondo il dossier, 26 cristiani sono stati assassinati, 12 dei quali solamente nel distretto di Kandhamal; mentre sono state distrutte 41 chiese e luoghi di culto, 17 case, 4 conventi, 3 alberghi, 7 sedi istituzionali e innumerevoli veicoli.
Durante l'incontro, i leader religiosi hanno ripetuto che gli attacchi non sono stati provocati in alcun modo dai cristiani, e che da parte loro è stata espressa da subito una chiara condanna dell'assassinio del leader induista, Swami Laxmanananda Saraswati, della cui morte vengono incolpati.
“Le morti e le atrocità contro i cristiani seguono i malvagi disegni dei fanatici fondamentalisti che proseguono nei loro atti di violenza mentre il Governo della nazione non è stato capace di proteggere i cristiani e le altre persone innocenti”, si afferma nel documento”.
Inoltre, si osserva che il panico suscitato dall'ondata di violenza ha spinto molti cristiani ad abbondonare le loro case, a rifugirasi nella foresta oppure a emigrare. I rifugiati, affermano, sono già quasi 60.000.
“Il proposito dei fondamentalisti è quello di cacciare i cristiani dalla regione, come risulta evidente dagli slogan da loro ripetuti – spiegano –. Sappiamo poi che la maggior parte dei sacerdoti, pastori, religiosi e religose di Kandhamal si sono rifugiati nella foresta per mettersi in salvo, e che i fondamentalisti li stanno cercando”.
I Vscovi cristiani affermano che i fatti degli ultimi giorni rappresentano il “più grande disastro nella storia della comunità cristiana in India, e ancora di più nell'Orissa”.
Per questo, chiedono l'immediato dispiegamento di forze armate nella zona al fine di ristabilire l'ordine, giacché “la polizia finora non è stata in grado di controllare la situazione”, ma anche al fine di catturare e giudicare i responsabili e risarcire le vittime.
“I cristiani dell'Orissa – si legge infine – vivono in una continua tensione e con grande timore. La legge e le forze dell'ordine non li proteggono, e stanno vivendo in condizioni drammatiche da quattro giorni. Devono ricostruirsi le chiese, la casa e i luoghi di culto, mentre nei loro cuori deve essere ristabilita la sensazione di sicurezza”.
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Meeting di Rimini
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L'intolleranza verso i cristiani non è seconda all'antisemitismo
Intervento al Meeting di Rimini del Ministro degli esteri vaticano
di Mirko Testa
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- “La discriminazione e l'intolleranza verso i cristiani [...] vanno affrontate con la stessa determinazione con cui si combattono l'antisemitismo e l'islamofobia”, ha detto questo venerdì al Meeting di Rimini monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede.
Quest'oggi, in occasione della conferenza sul tema “Protezione e diritto di libertà religiosa”, il presule ha fatto riferimento all'ondata di violenza da parte di gruppi di estremisti hindù, che si è abbattuta nello Stato dell'Orissa, in India, portando all'uccisione di 26 persone, al ferimento di molte altre e alla distruzione di centri di culto, prorpietà della Chiesa e abitazioni private.
A questo proposito, monsignor Mamberti ha detto che “la Santa Sede non si stanca di sottolineare che il fondamento del diritto alla libertà religiosa si trova nella pari dignità di tutte le persone umane”.
Subito dopo, ha parlato di quel fenomeno che va sotto il nome di “cristianofobia” - espressione introdotta per la prima volta nel 2003 in una risoluzione del Terzo Comitato della 58° Assemblea Generale dell'ONU – e che comprende atti violenza e persecuzione, intolleranza e discriminazione ai danni dei cristiano oppure l'erronea educazione e la disinformazione sul cristianesimo.
In parecchi Paesi, ha infatti spiegato, “i crisiani sono vittime di pregiudizi, di stereotipi e d'intolleranze, magari di carattere cuturale”.
“A fronte di tal situazione – ha proseguito Mamberti –, ben si comprende che l'efficacia dell'azione internazionale dipenda, in buona misura, dalla sua credibilità e, pertanto, anche dal suo carattere 'inclusivo'”.
“In altre parole – ha aggiunto –, sarebbe paradossale omettere di adottare misure concrete per garantire ai cristiani di godere della libertà religiosa senza alcuna forma di discriminazione, oppure creare una sorta di gerarchia fra le intolleranze, proprio mentre si cerca di eliminare la discriminazione e l'intolleranza”.
“D'altro canto – ha poi precisato –, sarebbe pure sbagliato che le comunità religiose strumentalizzassero qualsiasi misura legale o amministrativa nei loro confronti, tacciando di discriminazione ogni legittimo rilievo mosso in merito alle loro attività”.
La dignità dell'uomo, da cui discende l'imperativo a salvagardare la libertà religiosa, “si fonda sulla sua capacità di verità”, ha quindi affermato.
“Assolutizzare la tolleranza è, invece, ritirarsi davanti a tale dignità. Assolutizzare la tolleranza, infatti, significa trasformarla in valore supremo, ma ciò inevitabilmente mette la verità in secondo piano e la relativizza”.
“La rinuncia alla verità, a sua volta, consegna l'uomo al calcolo del più forte, dell'utile o dell'immediato, privando la persona della sua grandezza”, ha quindi sottolineato.
Alla luce di tale convinzione, il presule ha affermato che “la Santa Sede ha inoltre ottenuto che, nell'ambito del cosiddetto 'programma sulla tolleranza' dell'OSCE, non ci si occupi esclusivamente dei pur gravi fenomeni di antisemitismo e di discriminazione contro i musulmani, ma anche dei parimenti inaccettabili episodi di intolleranza contro i cristiani”.
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Il Meeting si scalda sul cambiamento climatico
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Con una Mostra frequentatissima, “Atmosphera”, un filmato prodotta da scienziati (www.euresis.org), un convegno internazionale, la presentazione di un libro e una pubblicazione anche per bambini (le guide di Piccole Tracce-Atmosfera), il tema dei cambiamenti climatici è stato al centro di un animato dibattito al Meeting di Rimini.
Ha cominciato il 26 agosto il docente di Geografia Fisica e Climatologia all’Università di Milano-Bicocca, Valter Maggi.
Nel presentare la mostra “Atmosphera, realtà e miti dei cambiamenti climatici”, il prof. Maggi ha illustrato il lavoro svolto in Antartide, dove ha prelevato carote di ghiaccio per raccogliere le informazioni sul clima di migliaia di anni fa.
“I ghiacci – ha spiegato il docente di climatologia – sono solo uno degli archivi naturali da cui è possibile trarre informazioni sul clima passato. Altri archivi sono le cavità oceaniche, le piante, i pollini…”
In base ai suoi studi e alla conoscenza del fenomeno climatico, il prof. Maggi ha precisato che “nel corso dei millenni il clima non è mai sato stabile, con variazioni anche notevoli nelle varie epoche. C’è stato ad esempio un ‘caldo medievale’ seguito da una piccola era glaciale...”
Secondo il docente di Geografia Fisica, ci sono fenomeni più rilevati di quello umano che influenzano il clima, tra cui le radiazioni solari, la circolazione delle correnti oceaniche, le eruzioni vulcaniche.
Il professor Carlo Sozzi, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha sottolineato che “la temperatura media degli ultimi anni non è in aumento”.
Ed ha aggiunto: “ci sono compensazioni tra fenomeni diversi: ad esempio, è vero che i ghiacciai si stanno sciogliendo nell’emisfero nord, ma contemporaneamente crescono nell’emisfero sud”.
Secondo il ricercatore del CNR non ci sono prove certe di un fenomeno di “riscaldamento globale”, perché “l’aumento delle temperature degli oceani è di 0,1 gradi centigradi, ma la temperatura media globale è scesa”.
“Vi è un aumento della salinità oceanica - ha osservato -, ci sono variazioni nelle precipitazioni, ma sono statisticamente irrilevanti: anche sulla frequenza degli uragani non ci sono indicazioni statistiche chiare”.
In merito all’influenza della attività umane sulla produzione di gas-serra, Sozzi ha spiegato che “la maggior parte del vapore acqueo così come dell’anidride carbonica è prodotto dalla natura, quindi per valutare i cambiamenti bisogna tener conto di tanti altri fattori”.
Ad alimentare il dibattito anche la presentazione, il 27 agosto, del libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari dal titolo “Che tempo farà. Falsi allarmismi e menzogne sul clima” (Piemme, 223 pagine, Euro 12,50).
Il giornalista di “Avvenire”, Riccardo Cascioli, autore insieme a Gaspari di due volumi sulle “Bugie degli ambientalisti”, ha denunciato “il clima di isteria che è stato creato sui cambiamenti climatici”, ed ha denunciato l’ideologia pagana che “crede in Gaia e che accusa l’umanità di essere cancro del pianeta”.
Antonio Gaspari, coordinatore del master in Scienze Ambientale dell’Università Europea di Roma, ha spiegato quanto irrazionale e inumana sia l’ideologia che in nome della difesa ambientale mira a far accettare la riduzione e selezione delle nascite e le politiche di aumento dei costi.
A questo proposito, Gaspari ha denunciato l’ipocrisia della carbon-tax, che gli italiani pagano dal 1998 e che non ha avuto nessuna efficacia visto che l’Italia è fuori dai limiti del protocollo di Kyoto del 13%.
Il coordinatore del Master della UER, ha denunciato anche la politica di speculazione che invece di ridurre le emissioni con l’utilizzo di tecnologia più efficienti, alimenta il mercato dei “carbon credits”.
“Il protocollo di Kyoto – ha detto Gaspari – è riuscito a indebitare tutte le persone dei paesi che lo hanno ratificato, ed ha permesso l’emissioni di titoli di credito sull’aria calda”.
Una sintesi del dibattito che si sta svolgendo a livello internazionale si è avuto il 28 agosto, quando nel corso del convegno “Cambiamenti climatici: catastrofismo o reali pericoli?”, il prof. Richard Lindzen, docente di Meteorologia al Massachusetts Institue of Technology (MIT) di Boston, ha affermato che le previsioni catastrofiche “si basano più su ricerche di mercato che su dati scientifici”.
Lindzen è uno dei maggiori esperti mondiali sul clima. Autore di oltre 200 opere tra libri e articoli scientifici, il docente del MIT è anche autore del secondo rapporto dell’IPCC, la Commissione dell’ONU da cui ha poi preso le distanze perché troppo influenzata dalla politica e dagli interessi speculativi.
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Torniamo ai classici, sarà un progresso
Parla il Direttore delle Edizioni Studio Domenicano
di Antonio Gaspari
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- C’è una crisi di lettori, sono sempre meno i soldi destinati ai libri, viviamo in tempi di decadenza, eppure secondo padre Giorgio Carbone O.P., Direttore delle Edizioni Studio Domenicano (EDS), è proprio in periodi di crisi che rinasce il desiderio e la necessità della lettura dei classici.
Intervistato da ZENIT, al Meeting di Rimini, padre Carbone ha spiegato che in un momento in cui i lettori sembrano una categoria in via di estinzione, la ESD intende promuovere la lettura attraverso una serie di piccoli testi in formato tascabile che non superino le 200 pagine e che possano così incuriosire qualsiasi persona.
I temi scelti riguardano l'attualità, come nel caso delle questioni di Bioetica, oppure sono tratti dalla filosofia, dallo studio e dalla storia. L’altro obiettivo è quello di divulgare la letteratura dei padri della Chiesa.
“In un periodo di crisi credo che sia urgente tornare ai classici – ha sottolineato padre Carbone –. I classici non deludono mai. Infatti l’edizione italiana della prestigiosissima collana ‘Sources Chrétiennes’ e l’altra collana ‘i Talenti’ che si propone di introdurre in Italia i classici di varie culture finora non hanno deluso”.
Il Direttore della ESD ha aggiunto che “in momenti di crisi bisogna andare all’essenziale, e proporre ai lettori cose che possono dare senso come gli autori classici, pensiamo a Tertulliano, San Giovanni Cristostomo, Sant’Agostino, San Tommaso D’Aquino”.
Secondo il padre domenicano, “le nuove generazioni conoscono poco questi autori, in alcuni casi solo qualche citazione, ma non ne conoscono le opere, il nostro obiettivo è quello di rendere fruibili queste opere classiche ad un costo accessibile”.
Padre Carbone ha raccontato che un titolo che è andato molto bene è quello di Tertulliano, “Difesa del Cristianesimo”, il cui titolo originale in latino è “Apologeticum”. Si tratta della prima apologia del cristianesimo scritta in lingua latina. Prima di Tertulliano esistevano altre opere apologetiche ma erano in greco.
Tertulliano, vissuto nel terzo secolo dopo Cristo, è il primo teologo che ha scritto in lingua latina, e ha spiegato il confronto tra le religioni pagane e le verità cristiane. Rimane un autore di grande attualità perché fa vedere i fondamenti ragionevoli e razionali della fede cristiana.
Il Direttore delle ESD ha segnalato a ZENIT un altro titolo molto valido per la sua qualità, che riscosse un grande successo nella sua epoca, ed è decisivo perché costituisce il primo esempio di una formula editoriale conosciuta come ‘confessioni’.
Si tratta di una lettera che Cipriano di Cartagine scrive al suo amico Demetriano. In questa lettera, che non è poi molto lunga, 80 pagine scarse, Cipriano rivela se stesso e racconta la sua conversione a Cristo.
Con questa lettera Cipriano di Cartagine rivela un genere letterario che Sant’Agostino porterà in auge.
Padre Carbone ci tiene a sottolineare che “è proprio nei tempi di crisi come furono quelli del Tardo Impero o Alto Medioevo che si ritorna ai classici”.
In merito al domenicano San Tommaso D’Aquino, il Direttore delle ESD ha ricordato che “è stato per la sua epoca colui che ha conosciuto maggiormente i padri della Chiesa di lingua greca”.
“Se si prendono le opere di san Tommaso, egli continuamente cita i padri di lingua greca, ed è un fenomeno singolare per i suoi tempi”, ha notato.
Circa i titoli per i giovani, padre Carbone ha suggerito “La geografia dell’anima” che si troverà in libreria nel mese di settembre: un libro che il padre domenicano ha definito “affascinante perché fa comprendere la ricchezza delle facoltà della nostra anima”.
In questo volume si spiega la ricchezza e le capacità della nostra intelligenza di contemplare il bello e di ricercare il vero. Le capacità della nostra volontà di amare, di desiderare, di gioire.
Il religioso ha sostenuto che ‘La geografia dell’anima’ “descrive e fa apprezzare con un linguaggio molto semplice e affascinante la nostra persona. Una sorta di abc dell’umanesimo cristiano”.
L’autore è padre Giuseppe Barzaghi, O.P., che insegna Teologia alla Facoltà di Teologia di Bologna, e che ogni domenica, per la messa delle 22:00, attira più di 800 giovani nella basilica di San Domenico del capoluogo emiliano.
“E’ un fenomeno lodato anche dal Cardinale Giacomo Biffi”, ha rilevato padre Carbone.
“Una celebrazione che ebbe inizio come una Messa di ripiego, in realtà per molti studenti universitari è diventata di riferimento proprio per la bellezza della celebrazione”, ha concluso il padre domenicano.
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Italia
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"In Oriente il cristianesimo è in pericolo"
L'allarme dell'Arcivescovo ortodosso di Aleppo
L'AQUILA venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- “Il cristianesimo in Oriente è in pericolo”, a lanciare l’allarme questo giovedì è stato Gregorios Yohanna Ibrahim, Arcivescovo ortodosso di Aleppo, in Siria, al “Forum internazionale sul dialogo interculturale nel Mediterraneo” svoltosi a L'Aquila.
Per il presule, riferisce “L’Osservatore Romano”, sono i numeri a parlare: “Quei quindici milioni di cristiani, contro i trecento milioni di musulmani, possono restare lì, continuando a professare il Vangelo e promuovere l’immagine dell’uomo buono. Ma se le guerre continueranno, essi saranno costretti a emigrare e, una volta andati via, non torneranno”.
L’Arcivescovo di Aleppo ha precisato che in Siria il governo incoraggia il dialogo tra le due principali religioni, cristiana e musulmana, e che i cristiani presenti partecipano ai riti musulmani, condividono le stesse scuole, gli stessi luoghi di lavoro e di svago, “ma il crescere del fanatismo islamico deve far riflettere sul futuro del cristianesimo”.
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Appello di politici italiani per fermare la furia anticristiana
Dal Meeting di Rimini sostegno ai cristiani indiani
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- In rappresentanza di più di 300 tra deputati e senatori, i parlamentari Vannino Chiti, Maurizio Lupi, Ermete Realacci, Maurizio Gasparri e Ugo Sposetti hanno lanciato un “appello per la fine della furia anticristiana in India”.
L’annuncio dell’iniziativa è stata data dall’onorevole Lupi nel corso di una conferenza stampa che si è svolta al Meeting di Rimini giovedì 28 agosto.
L’appello firmato dall’Intergruppo parlamentare per la sussidarietà si rivolge a “qualunque uomo che ami la pace e la libertà” al fine di “unirsi all’appello del Papa per la fine della furia anticristiana che sta attraversando la regione di Orissa in India”.
L’intergruppo denuncia un vero e proprio “pogrom” che “colpisce gente inerme, suore, sacerdoti e semplici fedeli”.
“Questi fatti impongono una mobilitazione ad ogni livello – sostiene l’appello dei parlamentari –, perché le autorità politiche indiane proteggano le comunità cristiane e perché i responsabili religiosi delle varie confessioni condannino senza riserve questa vera e propria caccia ai battezzati”.
Secondo l’Intergruppo, “non ci possono essere alibi per chi sobilla o tollera manifestazioni di fanatismo con omicidi e devastazioni di chiese”.
I parlamentari esprimono “la condanna più ferma” dell’omicidio “del leader religioso indù, usato come alibi per una vera e propria pulizia etnica a base religiosa”.
L’appello si rivolge al premier Monmohan Sing perché “il suo grande paese possa adoperare tutte le sue risorse per bloccare questa inaudita violenza”, che “se non adeguatamente combattuta, non potrà che minare l’immagine positiva dell’India e le sue relazioni con il nostro Paese”.
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Tutto Libri
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Fra i cristiani perseguitati in Medio Oriente
Parla l'autore del reportage, il giornalista Rodolfo Casadei
di Antonio Gaspari
RIMINI, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Mercoledì 27 agosto è stato presentato al Meeting di Rimini il volume “Il sangue dell'agnello. Reportage fra i cristiani perseguitati in Medio Oriente” (Guerini e Associati, 206 pagine, 17,50 Euro).
Si tratta di un libro inchiesta che dà voce ai cristiani perseguitati in Iraq e in Turchia.
Nel volume si trova l'ultima intervista dell'Arcivescovo caldeo di Mosul, monsignorFaraj Rahho, prima del rapimento che gli costò la vita; le dolenti testimonianze dei cristiani iracheni che fuggono da rapimenti, stupri e uccisioni riparando nei paesi della regione e nel Kurdistan; l'eccidio dei protestanti in Turchia e il delitto eccellente contro Hrant Dink, giornalista turco armeno.
L’autore, Rodolfo Casadei è inviato speciale del settimanale “Tempi”, autore di tanti libri inchiesta nelle zone di confine dell’Africa e dell’Asia. Nel 2005, l’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana) gli ha assegnato il premio nella sezione “Il genio della donna”.
Nell’introduzione al libro, Magdi Cristiano Allam ha scritto: “Rodolfo Casadei è un testimone appassionato. È andato personalmente a vedere e a sentire i cristiani in difficoltà e che subiscono ogni forma di vessazione in Turchia, Giordania, Siria, Libano e soprattutto in Iraq, la terra più martoriata dal terrorismo islamico che ha individuato nei cristiani la minoranza da sottomettere con la forza all'arbitrio dell'islam”.
Cristiano Allam è preoccupato in particolare della condizione secondo cui se “un occidentale si converte all'islam, nessuno si sognerebbe mai di rimproverarlo e meno che mai di minacciarlo, se all'opposto un musulmano residente in Occidente si converte al cristianesimo, contro di lui si scatena una guerra”.
Una guerra, “fatta di condanne a morte per apostasia da parte dei musulmani – spiega – , ma anche di critiche da parte dei non musulmani che arrivano a immaginare che quella conversione sia di per sé una provocazione e la condannano per paura delle conseguenze che potrebbero ritorcersi contro se stessi”.
In una intervista a ZENIT, Rodolfo Casadei ha ricordato che prima dell’ultima guerra in Irak i cristiani erano 800.000, mentre oggi 400.000 di loro sono profughi all’estero o sfollati nel nord del paese.
Casadei spiega nel libro che c’è un vero e proprio “paradigma della persecuzione” che inizia con lettere di minacce, o addirittura videocassette o cd contenenti minacce, nelle quali si dice ai cristiani “o pagate la tassa di sottomissione o cambiate religione oppure ve ne andate dal paese, se non fate queste cose, vi rapiamo membri della famiglia e se insistete vi uccidiamo”.
Nel secondo passaggio della persecuzione a chi resiste viene distrutta l’attività economica. Molti vengono rapiti e chiedono riscatti fino a 50.000 dollari, altri si vedono distruggere il negozio. Nei casi di resistenza ad oltranza viene ucciso un membro della famiglia.
Casadei ha raccontato di aver incontrato famiglie dove il padre era stato ucciso, un figlio era stato ucciso, una figlia violentata e uccisa dentro casa, aggredendoli di notte da fondamentalisti travestiti da poliziotti.
Un altro elemento di persecuzione avviene tramite conversioni forzate e il tentativo di imporre l’uso del velo in pubblico alle donne cristiane. Minacce in questo senso vengono praticate a Bassora, a Bagdad e a Mosul.
L’inviato di Tempi ha poi raccontato di attacchi alle chiese: “Ho potuto raccogliere diverse testimonianze di casi di profanazione deliberata del Santissimo. Cioè gente armata entrata in chiesa durante la messa, che sotto gli occhi dei fedeli, ha buttato a terra l’Eucaristia in segno di sfregio”.
Gli attacchi ai cristiani vengono giustificati dicendo che sarebbero alleati degli angloamericani, e questo è secondo Casadei “il grande pretesto con cui viene fatta la persecuzione, mentre in realtà la totalità dei cristiani iracheni non ha avuto nulla a che fare con l’invasione”.
“Non erano a favore dell’invasione – ha aggiunto – proprio perché temevano le reazioni che si sarebbero innescate”.
“E’ comunque evidente che la presenza di truppe USA è il pretesto che i Jihadisti utilizzano per fare piazza pulita dei cristiani in Iraq”, ha sottolineato Casadei.
L’inviato di Tempi racconta nel libro il suo incontro con l’Arcivescovo di Mosul, 50 giorni prima del suo rapimento, avvenuto il 29 febbraio scorso.
“Sono stato l’ultimo giornalista straniero che l’ha incontrato e che ha raccolto una sua intervista – ha ricordato Casadei –. Lui mi ha spiegato come funzionava lo schema della persecuzione e il pretesto che viene utilizzato”.
Monsignor Paulos Faraj Rahho era malato di cuore, e per questo, dopo due settimane senza cure né medicinali, è morto. Quando l’hanno rapito hanno ucciso tre cristiani che stavano con lui.
In questo quadro tragico, Casadei ha precisato che “l’unico elemento di speranza è il governo regionale curdo. Un governo musulmano moderato che pone un'estrema attenzione alle minoranze religiose”.
In quest'ottica, sta attirando minoranze religiose da tutte le zone dell’Iraq per metterle sotto la sua protezione. Si tratta principalmente di cristiani, ma anche ebrei e altri gruppi marginali. Anche i gruppi protestanti sono ammessi.
Questo genere di azione fa sì che i cristiani fuggano in Kurdistan e nella piana di Ninive che pur non essendo Kurdistan è sotto il controllo turco.
La seconda parte del libro riguarda la Turchia e racconta le storie di tre cristiani protestanti massacrati e l’assassinio di un giornalista armeno della Turchia.
Casadei ha spiegato che la Turchia si presenta come un paese laico, la costituzione permette la libertà di religione, ma nei fatti c’è una persecuzione delle minoranze religiose che non hanno gli stessi diritti della minoranza sunnita musulmana.
Non hanno gli stessi diritti per quanto riguarda la proprietà, l’acquisizione e la cessione di terreni e immobili e la costruzione di luoghi di culto. C’è un trattamento assolutamente penalizzante per chi appartiene alle minoranze religiose.
Esiste la libertà di cambiare religione e di conversione a livello delle leggi, ma la pratica sociale la punisce perché chi fugge dall’islam viene emarginato. Purtroppo in questo contesto di intolleranza religiosa ci sono esempi di omicidi eccellenti, come quello di don Andrea Santoro a Trebisonda, l’uccisione dei protestanti e l’assassinio di Hrant Dink.
Colpisce la figura del giornalista armeno. L’inviato di Tempi lo aveva incontrato due mesi prima del suo assassinio. Di lui racconta la battaglia per il riconoscimento del genocidio armeno, durante gli anni 1915 -1916.
Diceva, per esempio, “vengo minacciato e processato perché parlo della realtà del genocidio armeno. Qui non vogliono che si parli di questo perché dicono che è un'offesa all’identità turca”.
Dink sosteneva che “i turchi sono ignoranti del genocidio, a loro è stato insegnato fin da piccoli che non c’è stato nessun genocidio e che i cattivi erano gli armeni” per questo chiedeva la libertà di poter parlare, “ragionare con loro per cambiare le loro idee”.
“Per far questo – affermava il giornalista armeno – devo essere libero di parlare. Invece ricevo centinaia di lettere di minacce di morte, sono stato processato e condannato solo perché chiedo la libertà di raccontare la realtà di un fatto di storia”.
“Questa richiesta di libertà è stata soppressa con l’omicidio. Questo è il dramma della Turchia”, ha sottolineato Casadei, il quale ha aggiunto che “storicamente in Turchia i gruppi islamici sono stati contrapposti agli ultranazionalisti, ma adesso si stanno avvicinando, ci sono gruppi che combinano queste due ideologie e sono più pericolosi di prima, sono quelli che compiono i delitti e che godono di coperture all’interno degli organi dello Stato”.
Parlando di un'altra persecuzione Casadei ha sostenuto che “anche la situazione dell’India riflette questa collusione tra il nazionalismo e l’estremismo indù”.
In conclusione, l’autore ha affermato che il suo “è un libro di testimonianza, che nasce dallo scandalo del silenzio nei confronti della persecuzione dei cristiani e dall’ammirazione della testimonianza eroica di questi martiri”.
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Spiritualità
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Predicatore del Papa: rinnegare se stessi per salvarsi la vita
Il commento di padre Cantalamessa al Vangelo della XXII domenica
ROMA, venerdì, 29 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. - predicatore della Casa Pontificia -, alla liturgia di domenica prossima, XXII del tempo ordinario.
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XXII Domenica del tempo ordinario
Geremia 20, 7-9; Romani 12, 1-2; Matteo 16, 21-27
Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso
Nel Vangelo di questa Domenica ascoltiamo Gesù che dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà".
Che significa "rinnegare se stessi"? Prima ancora, perché rinnegare se stessi? Conosciamo l'indignazione che suscitava nel filosofo Nietzsche questa richiesta del vangelo. Comincio a rispondere con un esempio. Durante la persecuzione nazista molti treni carichi di ebrei partivano da ogni parte dell'Europa verso i campi di sterminio. Erano indotti a salire con false promesse di essere portati in luoghi migliori per il loro bene, mentre erano condotti alla loro rovina. Succedeva a volte che a una fermata del convoglio qualcuno che sapeva la verità, gridasse di nascosto ai passeggeri: scendete, fuggite, e qualcuno ci riusciva.
L'esempio è un po' forte, ma esprime qualcosa della nostra situazione. Il treno della vita su cui viaggiamo va verso la morte. Su questo almeno non ci sono dubbi. Il nostro io naturale, essendo mortale, è destinato a finire. Quello che il vangelo ci propone quando ci esorta a rinnegare noi stessi, è di scendere da questo treno e salire su un altro che conduce alla vita. Il treno che conduce alla vita è la fede in lui che ha detto: "Chi crede in me, anche se morto, vivrà".
Paolo aveva realizzato questo "trasbordo" e lo descrive così: "Non sono più che vivo, Cristo vive in me". Se assumiamo l'io di Cristo diventiamo immortali perché lui, risorto da morte, non muore più. Ecco cosa vogliono dire le parole che abbiamo ascoltato: "Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà". Allora è chiaro che rinnegare se stessi non è un'operazione autolesionistica e rinunciataria, ma il colpo di audacia più intelligente che possiamo realizzare nella vita.
Dobbiamo però fare subito una precisazione. Gesù non chiede di rinnegare "ciò che siamo", ma ciò che "siamo diventati". Noi siamo immagine di Dio, siamo perciò qualcosa di "molto buono", come ebbe a dire Dio stesso, subito dopo aver creato l'uomo e la donna. Quello che dobbiamo rinnegare non è quello che ha fatto Dio, ma quello che abbiamo fatto noi, usando male della nostra libertà. In altre parole, le tendenze cattive, il peccato, tutte cose che sono come incrostazioni posteriori sovrapposte all'originale.
Anni fa vennero scoperti nel fondo del mare, al largo delle coste ioniche, due masse informi che avevano una vaga somiglianza con corpi umani, ricoperte, come erano, di incrostazioni marine. Furono riportate a galla e pazientemente ripulite e liberate. Oggi sono i famosi "Bronzi di Riace", nel museo di Reggio Calabria, tra le sculture più ammirate dell'antichità.
Sono esempi che ci aiutano a capire l'aspetto positivo che c'è nella proposta evangelica. Noi somigliamo, nello spirito, a quelle statue prima del restauro. La bella immagine di Dio che dovremmo essere, è stata ricoperta da sette strati che sono i sette vizi capitali. Forse non è male richiamarceli alla memoria se li avessimo dimenticati. Sono: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia. san Paolo chiama questa immagine deturpata "l'immagine terrestre", in opposizione alla "immagine celeste" che è la somiglianza con Cristo.
"Rinnegare se stessi" non è dunque un'operazione per la morte, ma per la vita, per la bellezza e per la gioia. È anche un imparare il linguaggio del vero amore. Immagina, diceva un grande filosofo del secolo scorso, Kierkegaard, una situazione puramente umana. Due giovani si amano. Però appartengono a due popoli diversi e parlano due lingue completamente diverse. Se il loro amore vuole sopravvivere e crescere, è necessario che uno dei due impari la lingua dell'altro. Altrimenti non potranno comunicare e il loro amore non durerà.
Così, commentava, avviene tra noi e Dio. Noi parliamo il linguaggio della carne, lui quello dello spirito; noi quello dell'egoismo, lui quello dell'amore. Rinnegarsi è imparare la lingua di Dio per poter comunicare con lui, ma ed è anche imparare la lingua che ci permette di comunicare tra di noi. Non si è capaci di dire dei "sì" all'altro, a partire dal proprio coniuge, se non si è capaci di dire dei "no" a se stessi. Per rimanere nell'ambito del matrimonio, tanti problemi e fallimenti nella coppia dipendono dal fatto che l'uomo non si è mai preoccupato veramente di imparare il modo di esprimere l'amore della donna, e la donna quello dell'uomo. Anche quando parla di rinnegamento di sé, il Vangelo, come si vede, è assai meno remoto dalla vita di quanto si crede.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















