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Sabato, 19 Luglio : 2008
Il mondo visto da Roma
GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
Il Papa invita 235.000 giovani ad aprirsi alla forza dell'amore di Dio
Il Papa: condanna e vergogna per i preti pedofili
Emarginare Dio non è un “progresso”, ma un “passo indietro”
La GMG offre ai consacrati un'esperienza di vita comunitaria
I detenuti condividono l'esperienza della GMG
Presente a Sydney anche il Movimento Giovanile Salesiano
Cardinale Maradiaga: “La GMG non è una Woodstock cattolica”
DOCUMENTI
Discorso del Papa durante la Veglia all’Ippodromo di Randwick
Omelia di Benedetto XVI nella Messa con il clero australiano
Giornata Mondiale della Gioventù
Il Papa invita 235.000 giovani ad aprirsi alla forza dell'amore di Dio
Nella Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nel corso della Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI ha invitato 235.000 giovani ad aprirsi “alla forza dell'amore di Dio” per trasformare il mondo.
L'incontro di testimonianze, musica e preghiera – l'adorazione dell'Eucaristia è stata il momento culminante – è durato più di due ore all'ippodromo di Randwick, il più importante dell'Australia.
Il freddo dell'inverno australe non ha impedito ai giovani di seguire e applaudire l'elaborato discorso del Pontefice, definito da Giovanni Maria Vian, direttore del quotidiano della Santa Sede “L'Osservatore Romano”, “un testo che è tra i più belli del pontificato”.
Il Papa è rimasto emozionato dall'oceano di giovani e lo ha confessato: “Sono ricolmo di profonda gioia nell'essere con voi”.
Le sue parole si sono trasformate in una catechesi di presentazione della forza trasformatrice dello Spirito Santo, la terza persona della Santissima Trinità e il protagonista di questa GMG, per vivere una nuova Pentecoste.
Il motto scelto dal Papa per questo evento, iniziato il 15 luglio e che si concluderà questa domenica, è una frase tratta dagli Atti degli Apostoli (1, 8): “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.
Prima che il Papa parlasse, sette pellegrini di vari angoli del pianeta (dalla Thailandia alla Serbia, dallo Sri Lanka al Cile) hanno offerto la propria testimonianza personale su come hanno scoperto i sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio.
“Invochiamo lo Spirito Santo”, ha poi proposto il Papa nel suo discorso ai giovani. “Lasciate che i suoi doni vi plasmino!”.
“Fate sì che la vostra fede maturi attraverso i vostri studi, il lavoro, lo sport, la musica, l'arte. Fate in modo che sia sostenuta mediante la preghiera e nutrita mediante i Sacramenti, per essere così sorgente di ispirazione e di aiuto per quanti sono intorno a voi”.
“Alla fine, la vita non è semplicemente accumulare, ed è ben più che avere successo”, ha riconosciuto.
“Essere veramente vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell'amore di Dio. Accogliendo la potenza dello Spirito Santo, anche voi potete trasformare le vostre famiglie, le comunità, le nazioni”.
“Liberate questi doni! Fate sì che sapienza, intelletto, fortezza, scienza e pietà siano i segni della vostra grandezza”, ha detto ai giovani.
Il Pontefice ha terminato la sua omelia lasciando ai ragazzi un consiglio preso da Mary MacKillop, beatificata proprio nell'ippodromo di Randwick da Giovanni Paolo II nel 1995, che potrebbe diventare la prima santa australiana: “Credi a ciò che Dio sussurra al tuo cuore!”.
“Credete in lui! Credete alla potenza dello Spirito dell'amore!”, ha concluso.
Il Papa aveva dato inizio all'atto culminante della Veglia quando una ragazza aborigena si è avvicinata per accendere una candela dal fuoco del cero pasquale, simbolo di Cristo e dello Spirito Santo.
Dodici giovani hanno poi portato il fuoco ai presenti. All'improvviso, la grande spianata si è trasformata in una specie di cielo stellato, simboleggiando anche la trasformazione che possono trasmettere questi giovani al mondo.
L'atto è stato trasmesso nei cinque continenti da tutte le televisioni cattoliche, così come dai canali televisivi locali.
La Veglia è continuata tutta la notte, in un'atmosfera di gioia e preghiera, in attesa della Messa culminante della GMG, che avrà luogo alle 10.00 ora locale di questa domenica.
Nel corso dell'Eucaristia – alla quale sono attese circa 500.000 persone –, il Papa conferirà la Confermazione a 24 giovani di vari Paesi.
Durante la notte, le tende dell'adorazione sono state sempre piene. Intorno a Randwick ne sono state montate quattro, gestite dai Missionari della Carità, dalla Comunità dell'Emmanuele, dal movimento di Schoenstatt e dal movimento apostolico Gioventù 2000.
Quanti non stavano pregando o ricevendo il sacramento della riconciliazione si sono avvolti nelle coperte o si sono ritirati nelle loro tende per riposare prima dell'evento finale della Giornata Mondiale della Gioventù.
Il Papa: condanna e vergogna per i preti pedofili
Ricorda che i giovani sono il tesoro della Chiesa
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI prega che questo periodo di purificazione dopo gli scandali degli abusi sessuali che hanno coinvolto i sacerdoti porti alla riconciliazione e a una maggiore fedeltà al Vangelo.
Lo ha affermato questo sabato mattina – ora australiana – riferendosi a questo tipo di misfatti durante l'omelia della Messa che ha celebrato con il clero australiano.
“Cari amici, possa questa celebrazione, alla presenza del Successore di Pietro, essere un momento di ridedicazione e di rinnovamento dell’intera Chiesa in Australia”, ha auspicato. “Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione”.
Il Pontefice ha affermato che “questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile”.
“Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”, ha lamentato, chiedendo ai presenti di sostenere i Vescovi e di collaborare con loro per “combattere questo male”.
“Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia”, ha continuato.
“E’ una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani”.
Benedetto XVI ha osservato che la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù –l'occasione che lo ha portato in Australia – chiama “a riflettere su quale prezioso tesoro ci sia stato affidato nei nostri giovani, e quale grande parte della missione della Chiesa in questo Paese sia stata dedicata alla loro educazione e alla loro cura”.
“Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo”, ha aggiunto.
Dopo l'omelia ufficiale, il Santo Padre ha affermato: "Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e le assicuro che, come loro Pastore, io pure condivido la loro sofferenza".
Emarginare Dio non è un “progresso”, ma un “passo indietro”
Spiega il Papa nella Messa con il clero e i consacrati a Sydney
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha spiegato che emarginare Dio dalla vita non rappresenta un “progresso”, ma un “passo indietro”.
Nell'omelia della Messa che ha presieduto questo sabato mattina nella Cattedrale di St. Mary di Sydney, il Papa ha affermato che la fede permette di mostrare alla società la grandezza dell'essere umano e della sua inviolabile dignità.
Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato giovani sacerdoti, seminaristi, religiose, religiosi e novizi, che prendono parte alla Giornata Mondiale della Gioventù.
Il Papa si è rivolto a loro spiegando che sono stati “consacrati, messi 'a parte' per il servizio di Dio e l’edificazione del suo Regno”.
“Troppo spesso, tuttavia, ci ritroviamo immersi in un mondo che vorrebbe mettere Dio 'da parte' – ha constatato –. Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza”.
“Talvolta una simile mentalità, così totalmente opposta all’essenza del Vangelo, può persino offuscare la nostra stessa comprensione della Chiesa e della sua missione”.
“Anche noi possiamo essere tentati di ridurre la vita di fede ad una questione di semplice sentimento, indebolendo così il suo potere di ispirare una visione coerente del mondo ed un dialogo rigoroso con le molte altre visioni che gareggiano per conquistarsi le menti e i cuori dei nostri contemporanei”, ha avvertito i presenti, tra i quali 65 Vescovi dell'Australia.
“E tuttavia la storia, inclusa quella del nostro tempo, ci dimostra che la questione di Dio non può mai essere messa a tacere, come pure che l’indifferenza alla dimensione religiosa dell’esistenza umana in ultima analisi diminuisce e tradisce l’uomo stesso”, ha aggiunto.
“La fede ci insegna che in Cristo Gesù, Parola incarnata, giungiamo a comprendere la grandezza della nostra stessa umanità, il mistero della nostra vita sulla terra ed il sublime destino che ci attende in cielo”.
La fede, inoltre, “ci insegna che noi siamo creature di Dio, fatte a sua immagine e somiglianza, dotate di una dignità inviolabile e chiamate alla vita eterna”.
“Laddove l’uomo viene sminuito, è il mondo che ci attornia ad essere sminuito; perde il proprio significato ultimo e manca il suo obiettivo”, ha considerato.
“Ciò che ne emerge è una cultura non della vita, ma della morte. Come si può considerare questo un 'progresso'?”, si è chiesto. “Al contrario, è un passo indietro, una forma di regressione, che in ultima analisi inaridisce le sorgenti stesse della vita sia degli individui che dell’intera società”.
Nella sua omelia, il Papa ha rivolto un'accorata richiesta di perdono a nome della Chiesa alle persone che hanno subito abusi sessuali da parte di sacerdoti.
Dopo la Messa, ha pranzato con i Vescovi australiani e con il suo seguito nella casa della Cattedrale.
In seguito, poco prima delle 19.00 ora locale, è giunto all'ippodromo di Randwick per celebrare la veglia della Giornata Mondiale della Gioventù con 235.000 participanti.
La GMG offre ai consacrati un'esperienza di vita comunitaria
Una suora australiana sottolinea la gioia di incontrare giovani religiosi
di Anthony Barich
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Anche se suor Maria Mori è dell'Australia e svolge il suo ministero in patria, afferma che è un evento come la Giornata Mondiale della Gioventù a farla sentire davvero a casa.
Le strade di Sydney sono piene di sacerdoti, religiosi e religiose, il che trasforma l'evento in un'occasione per sperimentare un tipo di vita comunitaria davvero speciale. Nei loro abiti religiosi, i consacrati e le consacrate spiccano nel mare di giovani.
Suor Maria, Orsolina Missionaria del Sacro Cuore, è religiosa da quattro anni ed è l'unica australiana della sua congregazione a operare nel Paese d'origine.
E' anche una delle uniche tre che hanno preso i voti in Australia. 38enne, è un'insegnante di scuola superiore all'Emmanuel Catholic College di Success, Perth.
La suora ha affermato che partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù è come trovarsi al centro del cattolicesimo, a Roma. Le giovani vocazioni alla vita religiosa non sono molte in Australia, e ha riconosciuto di sentire la mancanza di compagne della sua età.
“E' davvero incredibile”, ha confessato. “Mi sento di nuovo a Roma. La gente viene da me per le strade di Sydney e mi dice 'E' australiana ed è religiosa?'. Non pensavano che esistessero religiosi in Australia perché 'non se ne vedono in giro'”.
“Essere insieme ad altri religiosi e dire 'Sono una religiosa' è splendido”, ha aggiunto. “La gente è davvero molto gentile. Incontro ogni giorno religiosi di altri Paesi e sono molto felici che io sia una consacrata dell'Australia; promettiamo sempre di pregare gli uni per gli altri. E' meraviglioso”.
Suor Maria ha riflettuto sulla sua chiamata alla vita consacrata, affermando che le storie che la nonna le raccontava da bambina sulle testimonianze dei santi le facevano pensare “Voglio essere santa”. “Come bambina non era facile. E' un chiamata ad essere vicina a Dio e a servire gli altri”.
“Volevo davvero fare la missionaria”, ha continuato. “Il mio sogno è andare in missione oltreoceano, ma sembra che Dio voglia che svolga questa missione nel mio Paese, il che è molto, molto importante”.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
I detenuti condividono l'esperienza della GMG
di Anthony Barich
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Un monaco benedettino britannico, padre Laurence Freeman, ha portato la Giornata Mondiale della Gioventù in una prigione femminile di Sydney, guidando le detenute in un'antica forma di meditazione cristiana, la lectio divina.
La Croce della GMG ha visitato in precedenza il Silverwater Women's Correctional Center, dove le donne usano questo stile di preghiera da sei anni.
“Le guardie e le autorità carcerarie, dice il cappellano che insegna la meditazione, sottolineano che le donne che meditano mostrano un reale miglioramento nel loro comportamento e nello stato generale”, ha detto padre Freeman.
“Spesso ci vuole un po' di incoraggiamento, perché molte detenute sono traumatizzate o hanno subito abusi, ma dopo qualche sessione di meditazione si producono quelli che San Paolo chiama i frutti dello Spirito – amore, pace, pazienza, autocontrollo. Diventano tutte esperienze interiori, più che qualcosa che si può vedere solo esternamente”.
Padre Freeman ha affermato che le detenute stanno “ricevendo vera assistenza e attenzione, così come guida spirituale, ed è in quel contesto che la meditazione acquista un significato per loro”.
Il benedettino ha suggerito che, visto che la Giornata Mondiale della Gioventù ha avvolto tutta Sydney, anche le detenute dovrebbero avere la possibilità di sperimentare la stessa opera dello Spirito.
“Volevamo essere sicuri che fossero in contatto con la Giornata”, ha detto. “Mentre sedevamo qui in meditazione con loro, abbiamo sentito di essere nel cuore della Chiesa, che non è per forza dove sono il Papa e i Cardinali – è anche dove sono i poveri, i sofferenti, le persone dimenticate”.
Momenti di grazia
Le sessioni di lectio divina sulla base della spiritualità benedettina sono disponibili anche per i giovani pellegrini.
“La comprensione cristiana della meditazione è che lo Spirito Santo è vivo al centro del nostro essere, del nostro cuore, ed essere rafforzati da questo non è qualcosa che avviene solo al di fuori, ma risveglia la nostra parte interiore”, ha detto padre Freeman. “Spero che sia i pellegrini [della Giornata Mondiale della Gioventù] che le detenute possano sperimentarlo”.
La comunità di meditazione cristiana ha ospitato sessioni alla Paddington Uniting Church a Oxford Street.
Seguendo l'invito di Benedetto XVI a trovare del tempo per la riflessione nell'euforia dell'evento dei giovani, il Cardinale George Pell di Sydney ha affermato che il centro di meditazione cristiano potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno i pellegrini.
“Molte grazie toccheranno la vostra vita in questi giorni”, ha detto il porporato ai pellegrini in una dichiarazione al gruppo di meditazione. “Prego che le grazie della preghiera contemplativa tocchino anche il vostro cuore e vi arricchiscano per il resto della vostra vita”.
“Il tempo trascorso nel silenzio nel centro di meditazione cristiana può essere il momento in cui farvi raggiungere da questa grazia”.
Padre Freeman ha affermato che la meditazione cristiana sta vivendo un revival e si sta reclamando questa pratica contro la percezione comune che si tratti di una tradizione buddista.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Presente a Sydney anche il Movimento Giovanile Salesiano
Più di 1.000 giovani hanno incontrato a Sydney il Rettor Maggiore
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez, ha incontrato a Sydney più di 1.000 giovani del Movimento Giovanile Salesiano che assistono alla Giornata Mondiale della Gioventù. I ragazzi hanno ricevuto la catechesi di tre Vescovi.
L'incontro si è svolto il 16 luglio nella palestra della scuola Don Bosco a Negandine, un sobborgo di Sydney. Erano presenti gruppi di giovani provenienti dalle realtà salesiane di tutto il mondo, soprattutto dall'area del Pacifico; “prevalenza che caratterizza questo grande raduno che offre una prospettiva della Chiesa cattolica nuova e, forse, futura”, informa l'agenzia di notizie salesiana ANS.
Dopo la catechesi di tre presuli – monsignor Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino (Irlanda), monsignor Daniel Flores, Vescovo ausiliare di Detroit (Stati Uniti), e monsignor Patrick Dunn, Vescovo di Auckland (Nuova Zelanda) –, ha avuto luogo la celebrazione eucaristica.
Significativi sono stati il canto e le danze al termine della celebrazione: i suoni e i gesti offerti dal gruppo della Nuova Zelanda hanno comunicato l'emozione della preghiera.
La festa si è trasferita nei cortili dove, intorno a un grande barbecue, i giovani hanno avuto la possibilità di conoscersi e di condividere esperienze con quanti provenivano da altri Paesi.
Erano presenti più di 1.000 giovani, ai quali si è aggiunto un centinaio di adulti per il servizio di accoglienza. Nel pomeriggio ci sono stati tempo libero ed esibizioni di gruppi musicali in attesa dell'incontro con il Rettor Maggiore.
Il centro dell'intervento di don Pascual Chávez si riassume nell'invito, o piuttosto nella raccomandazione, a non lasciarsi sottrarre la fede, l'amore e la speranza.
Facendo molti riferimenti alle figure dei giovani che hanno maturato la propria fede cristiana nel mondo salesiano, tra cui Domenico Savio e la beata Laura Vicuña, disposti a spendersi fino alla fine per la proclamazione della Buona Novella, don Chávez ha sottolineato che la Chiesa si affida alle nuove generazioni, chiamate ad assumersi la propria responsabilità.
“Nessun altro può prendere il vostro posto – ha affermato –. Non pensiate che la Chiesa siano i Vescovi, i preti, le suore. Anzitutto la Chiesa è Cristo, e noi siamo tenuti a fare qualcosa per Lui”.
Molti giovani ritengono che questo mondo non si possa migliorare, ma con lo stesso atteggiamento di Papa Benedetto XVI è necessario lanciare l'appello affinché ciascuno faccia qualcosa per il proprio popolo, come si è proposto il beato Zeffirino Namuncurá.
Nel suo saluto al termine dell'incontro don Frank Moloney, ispettore salesiano per l'Australia e il Pacifico, ha sottolineato che la presenza di don Chávez alla GMG dev'essere considerata un segno della sua volontà di essere vicino ai giovani in questa esperienza significativa.
Cardinale Maradiaga: “La GMG non è una Woodstock cattolica”
Catechesi di questo venerdì dell'Arcivescovo dell'Honduras
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- In un ambiente festoso e disteso, l'Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, si è rivolto questo venerdì mattina ai giovani di lingua spagnola che partecipano alla Giornata Mondiale della Gioventù nella terza e ultima delle catechesi preparatorie organizzate per i giorni prima degli atti culminanti dell'evento, concentrati nel fine settimana.
Il porporato ha approfondito l'idea di sapersi inviati dallo Spirito Santo a testimoniare il Vangelo nel mondo. Anche nei giorni precedenti sono stati trattati temi collegati allo Spirito, asse e leitmotiv della XXIII GMG.
Con lo stile di San Giovanni Bosco, tra canti e scherzi, il Cardinale – che è anche presidente di Caritas Internationalis – ha parlato ai giovani della necessità di dare ragione e testimonianza della fede nel mondo. “Il Signore ci chiama urgentemente a essere testimoni del suo Vangelo”, ha affermato, ripetendo le parole di San Paolo “L'amore di Cristo ci spinge”.
Tra i presenti alla catechesi c'erano giovani della Diocesi di Monterrey (Messico), incaricati dell'animazione liturgica e pastorale, e di altri Paesi latinoamericani come Porto Rico, Repubblica Dominicana e Venezuela. Sono accorsi anche giovani delle Diocesi di Madrid, Alcalá e Getafe, così come di altre zone della Spagna.
Il Cardinale ha ricordato a tutti loro che la Giornata Mondiale della Gioventù “non è una Woodstock cattolica senza droghe né alcool, come dicono alcuni, ma una testimonianza dello Spirito Santo”.
Per questo, ha esortato i giovani a far sì che questi giorni di incontro non siano per loro se non il punto di partenza della fase realmente importante della GMG: quella di testimoniare la loro fede al ritorno a casa, nei loro ambienti e soprattutto nelle situazioni difficili della vita quotidiana.
In questo senso, il Cardinale honduregno ha ricordato ai ragazzi che per affrontare la paura c'è bisogno della forza dello Spirito Santo, come recita il motto di questa GMG, tratto dagli Atti degli Apostoli.
Il porporato ha insistito sul fatto che per essere testimoni della fede non è necessario fare grandi cose, ma fare ciò che dobbiamo fare in ogni momento, essendo fedeli alla nostra fede in Cristo. A questo proposito, ha presentato ai ragazzi presenti le figure dei giovani santi salesiani Zeffirino Namuncurá, Domenico Savio e Laura Vicuña, che hanno saputo vivere la vita cristiana in profondità.
“Non mettiamo ostacoli allo Spirito – ha aggiunto –, perché possa fare di noi delle vere opere d'arte”.
In un altro momento della sua allocuzione, il Cardinale ha ricordato le parole di Don Bosco “Tristezza e malinconia fuori da casa mia”, e ha spiegato ai giovani presenti che l'idea di Don Bosco era che chi vive nella grazia di Dio vive la gioia autentica, quella che sboccia dal cuore, mentre chi vive nel peccato è triste.
“Avete notato quanto è triste il mondo?”, ha chiesto. “Questa è la nostra missione, irradiare gioia, perché il mondo è triste e ha bisogno di allegria”.
Prima di prepararsi a presiedere l'Eucaristia, concelebrata con gli altri 3 Vescovi e quasi una ventina di sacerdoti presenti, il porporato ha lanciato un ultimo messaggio ai giovani: “San Paolo diceva: 'Guai a me se non evangelizzassi!'. Beh, guai a voi se la GMG di Sydney finirà a Sydney! In questo caso, riposate in pace”.
Documenti
Discorso del Papa durante la Veglia all’Ippodromo di Randwick
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI in occasione della Veglia di preghiera con i giovani tenutasi sabato all’Ippodromo di Randwick.
* * *
[In inglese]
Carissimi giovani,
ancora una volta, questa sera, abbiamo udito la grande promessa di Cristo – "avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi" – ed abbiamo ascoltato il suo comando – "mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). Furono proprio queste le ultime parole che Gesù pronunciò prima della sua ascensione al cielo. Cosa abbiano provato gli Apostoli nell’udirle possiamo soltanto immaginarlo. Ma sappiamo che il loro profondo amore per Gesù e la loro fiducia nella sua parola li spinse a radunarsi e ad attendere; non ad attendere senza scopo, ma insieme, uniti nella preghiera, con le donne e con Maria nella sala superiore (cfr At 1,14). Questa sera noi facciamo lo stesso. Radunati davanti alla nostra Croce che ha tanto viaggiato e all’icona di Maria, sotto lo splendore celeste della costellazione della Croce del Sud, noi preghiamo. Questa sera, io prego per voi e per i giovani di ogni parte del mondo. Lasciatevi ispirare dall’esempio dei vostri Patroni! Accogliete nel vostro cuore e nella vostra mente i sette doni dello Spirito Santo! Riconoscete e credete nella potenza dello Spirito Santo nella vostra vita!
L’altro giorno abbiamo parlato dell’unità e dell’armonia della creazione di Dio e del nostro posto in essa. Abbiamo ricordato come, mediante il grande dono del Battesimo, noi, che siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo rinati, siamo divenuti figli adottivi di Dio, nuove creature. Ed è perciò come figli della luce di Cristo – simboleggiata dalle candele accese che ora tenete in mano – che diamo testimonianza nel nostro mondo allo splendore che nessuna tenebra può vincere (cfr Gv 1,5).
Questa sera fissiamo la nostra attenzione sul "come" diventare testimoni. Abbiamo bisogno di conoscere la persona dello Spirito Santo e la sua presenza vivificante nella nostra vita. Non è cosa facile! In effetti, la varietà di immagini che troviamo nella Scrittura a riguardo dello Spirito – vento, fuoco, soffio – sono un segno della nostra difficoltà ad esprimere su di lui una nostra comprensione articolata. E tuttavia sappiamo che è lo Spirito Santo che, benché silenzioso e invisibile, offre direzione e definizione alla nostra testimonianza su Gesù Cristo.
Voi già sapete che la nostra testimonianza cristiana è offerta ad un mondo che per molti aspetti è fragile. L’unità della creazione di Dio è indebolita da ferite che vanno in profondità, quando le relazioni sociali si rompono o quando lo spirito umano è quasi completamente schiacciato mediante lo sfruttamento e l’abuso delle persone. Di fatto, la società contemporanea subisce un processo di frammentazione a causa di un modo di pensare che è per natura sua di corta visione, perché trascura l’intero orizzonte della verità – della verità riguardo a Dio e riguardo a noi. Per sua natura il relativismo non riesce a vedere l’intero quadro. Ignora quegli stessi principi che ci rendono capaci di vivere e di crescere nell’unità, nell’ordine e nell’armonia.
Qual è la nostra risposta, come testimoni cristiani, a un mondo diviso e frammentato? Come possiamo offrire la speranza di pace, di guarigione e di armonia a quelle "stazioni" di conflitto, di sofferenza e di tensione attraverso le quali voi avete scelto di passare con questa Croce della Giornata Mondiale della Gioventù? L’unità e la riconciliazione non possono essere raggiunte mediante i nostri sforzi soltanto. Dio ci ha fatto l’uno per l’altro (cfr Gn 2,24) e soltanto in Dio e nella sua Chiesa possiamo trovare quell’unità che cerchiamo. Eppure, a fronte delle imperfezioni e delle delusioni sia individuali che istituzionali, noi siamo tentati a volte di costruire artificialmente una comunità "perfetta". Non si tratta di una tentazione nuova. La storia della Chiesa contiene molti esempi di tentativi di aggirare o scavalcare le debolezze ed i fallimenti umani per creare un’unità perfetta, un’utopia spirituale.
Tali tentativi di costruire l’unità in realtà la minano! Separare lo Spirito Santo dal Cristo presente nella struttura istituzionale della Chiesa comprometterebbe l’unità della comunità cristiana, che è precisamente il dono dello Spirito! Ciò tradirebbe la natura della Chiesa quale Tempio vivo dello Spirito Santo (cfr 1 Cor 3,16). E’ lo Spirito infatti che guida la Chiesa sulla via della piena verità e la unifica nella comunione e nelle opere del ministero (cfr Lumen gentium, 4). Purtroppo la tentazione di "andare avanti da soli" persiste. Alcuni parlano della loro comunità locale come di un qualcosa di separato dalla cosiddetta Chiesa istituzionale, descrivendo la prima come flessibile ed aperta allo Spirito, e la seconda come rigida e priva dello Spirito.
L’unità appartiene all’essenza della Chiesa (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 813); è un dono che dobbiamo riconoscere e aver caro. Questa sera preghiamo per il nostro proposito di coltivare l’unità: di contribuire ad essa! di resistere ad ogni tentazione di andarcene via! Poiché è esattamente l’ampiezza, la vasta visione della nostra fede – solida ed insieme aperta, consistente e insieme dinamica, vera e tuttavia sempre protesa ad una conoscenza più profonda – che possiamo offrire al nostro mondo. Cari giovani, non è forse a causa della vostra fede che amici in difficoltà o alla ricerca di senso nella loro vita si sono rivolti a voi? Siate vigilanti! Sappiate ascoltare! Attraverso le dissonanze e le divisioni del mondo, potete voi udire la voce concorde dell’umanità? Dal bimbo derelitto di un campo nel Darfur ad un adolescente turbato, ad un genitore in ansia in una qualsiasi periferia, o forse proprio ora dalle profondità del vostro cuore, emerge il medesimo grido umano che anela ad un riconoscimento, ad un’appartenenza, all’unità. Chi soddisfa questo desiderio umano essenziale ad essere uno, ad essere immerso nella comunione, ad essere edificato, ad essere guidato alla verità? Lo Spirito Santo! Questo è il suo ruolo: portare a compimento l’opera di Cristo. Arricchiti dei doni dello Spirito, voi avrete la forza di andare oltre le visioni parziali, la vuota utopia, la precarietà fugace, per offrire la coerenza e la certezza della testimonianza cristiana!
Amici, quando recitiamo il Credo affermiamo: "Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita". Lo "Spirito creatore" è la potenza di Dio che dà la vita a tutta la creazione ed è la fonte di vita nuova e abbondante in Cristo. Lo Spirito mantiene la Chiesa unita al suo Signore e fedele alla Tradizione apostolica. Egli è l’ispiratore delle Sacre Scritture e guida il Popolo di Dio alla pienezza della verità (cfr Gv 16,13). In tutti questi modi lo Spirito è il "datore di vita", che ci conduce al cuore stesso di Dio. Così, quanto più consentiamo allo Spirito di dirigerci, tanto maggiore sarà la nostra configurazione a Cristo e tanto più profonda la nostra immersione nella vita del Dio uno e trino.
Questa partecipazione alla natura stessa di Dio (cfr 2 Pt,1,4) avviene, nello svolgersi dei quotidiani eventi della vita, in cui Egli è sempre presente (cfr Bar 3,38). Vi sono momenti, tuttavia, nei quali possiamo essere tentati di ricercare un certo appagamento fuori di Dio. Gesù stesso chiese ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?" (Gv 6,67). Un tale allontanamento magari offre l’illusione della libertà. Ma dove ci porta? Da chi possiamo noi andare? Nei nostri cuori, infatti, sappiamo che solo il Signore ha "parole di vita eterna" (Gv 6,67-69). L’allontanamento da lui è solo un futile tentativo di fuggire da noi stessi (cfr S. Agostino, Confessioni VIII,7). Dio è con noi nella realtà della vita e non nella fantasia! Affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatezza, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole, a ciò che è vero. E’ lo Spirito che ci riporta alla comunione con la Trinità Santissima!
Lo Spirito Santo è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità. Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata. E tuttavia quando ero ancora ragazzino, i miei genitori, come i vostri, mi insegnarono il segno della Croce e così giunsi presto a capire che c’è un Dio in tre Persone, e che la Trinità è al centro della fede e della vita cristiana. Quando crebbi in modo da avere una certa comprensione di Dio Padre e di Dio Figlio - i nomi significavano già parecchio - la mia comprensione della terza Persona della Trinità rimaneva molto carente. Perciò, da giovane sacerdote incaricato di insegnare teologia, decisi di studiare i testimoni eminenti dello Spirito nella storia della Chiesa. Fu in questo itinerario che mi ritrovai a leggere, tra gli altri, il grande sant’Agostino.
La sua comprensione dello Spirito Santo si sviluppò in modo graduale; fu una lotta. Da giovane aveva seguito il Manicheismo – uno di quei tentativi che ho menzionato prima, di creare un’utopia spirituale separando le cose dello spirito da quelle della carne. Di conseguenza, all’inizio egli era sospettoso di fronte all’insegnamento cristiano sull’incarnazione di Dio. E tuttavia la sua esperienza dell’amore di Dio presente nella Chiesa lo portò a cercarne la fonte nella vita del Dio uno e trino. Questo lo portò a tre particolari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono. Queste tre intuizioni non sono soltanto teoriche. Esse aiutano a spiegare come opera lo Spirito. In un mondo in cui sia gli individui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione, tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estendere e chiarire l’ambito della nostra testimonianza.
Perciò con l’aiuto di sant’Agostino, cerchiamo di illustrare qualcosa dell’opera dello Spirito Santo. Egli annota che le due parole "Spirito" e "Santo" si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina; in altre parole, a ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro comunione. Per cui, se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l’unità. Un’unità di comunione vissuta: un’unità di persone in relazione vicendevole di costante dono; il Padre e il Figlio che si donano l’uno all’altro. Cominciamo così ad intravedere, penso, quanto illuminante sia tale comprensione dello Spirito Santo come unità, come comunione. Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignità delle altre persone. E neppure l’unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di "definire" noi stessi. Di fatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana si realizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo all’unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nel servizio degli uni agli altri.
La seconda intuizione di Agostino – cioè, lo Spirito Santo come amore che permane – discende dallo studio che egli fece della Prima Lettera di san Giovanni, là dove l’autore ci dice che "Dio è amore" (1 Gv 4,16). Agostino suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insieme, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica particolare dello Spirito Santo. Riflettendo sulla natura permanente dell’amore – "chi resta nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui" (ibid.) – Agostino si chiede: è l’amore o lo Spirito che garantisce il dono durevole? E questa è la conclusione alla quale egli arriva: "Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!" (De Trinitate 15,17,31). È una magnifica spiegazione: Dio condivide se stesso come amore nello Spirito Santo. Che cosa d’altro possiamo sapere sulla base di questa intuizione? L’amore è il segno della presenza dello Spirito Santo! Le idee o le parole che mancano di amore – anche se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere "dello Spirito". Di più: l’amore ha un tratto particolare; lungi dall’essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere. Per sua natura l’amore è durevole. Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulteriore colpo d’occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore che dissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!
La terza intuizione – lo Spirito Santo come dono - Agostino la deduce dalla riflessione su un passo evangelico che tutti conosciamo ed amiamo: il colloquio di Cristo con la samaritana presso il pozzo. Qui Gesù si rivela come il datore dell’acqua viva (cfr Gv 4,10), che viene poi qualificata come lo Spirito (cfr Gv 7,39; 1 Cor 12,13). Lo Spirito è "il dono di Dio" (Gv 4,10) – la sorgente interiore (cfr Gv 4,14) – che soddisfa davvero la nostra sete più profonda e ci conduce al Padre. Da tale osservazione Agostino conclude che il Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo (cfr De Trinitate, 15,18,32). Amici, ancora una volta gettiamo uno sguardo sulla Trinità all’opera: lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona; al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso. Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro. Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così che non abbia più sete (cfr Gv 4,15)!
Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!
Domani quello stesso dono dello Spirito verrà solennemente conferito ai nostri candidati alla Cresima. Io pregherò: "Dona loro lo spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà e riempili dello spirito del tuo santo timore". Questi doni dello Spirito – ciascuno dei quali, come ci ricorda san Francesco di Sales, è un modo per partecipare all’unico amore di Dio – non sono né un premio né un riconoscimento. Sono semplicemente donati (cfr 1 Cor 12,11). Ed essi esigono da parte del ricevente soltanto una risposta: "Accetto"! Percepiamo qui qualcosa del mistero profondo che è l’essere cristiani. Ciò che costituisce la nostra fede non è in primo luogo ciò che facciamo, ma ciò che riceviamo. Dopo tutto, molte persone generose che non sono cristiane possono realizzare ben di più di ciò che facciamo noi. Amici, accettate di essere introdotti nella vita trinitaria di Dio? Accettate di essere introdotti nella sua comunione d’amore?
I doni dello Spirito che operano in noi imprimono la direzione e danno la definizione della nostra testimonianza. Orientati per loro natura all’unità, i doni dello Spirito ci vincolano ancor più strettamente all’insieme del Corpo di Cristo (cfr Lumen gentium, 11), mettendoci meglio in grado di edificare la Chiesa, per servire così il mondo (cfr Ef 4,13). Ci chiamano ad un’attiva e gioiosa partecipazione alla vita della Chiesa: nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali, nelle lezioni di religione a scuola, nelle cappellanie universitarie e nelle altre organizzazioni cattoliche. Sì, la Chiesa deve crescere nell’unità, deve rafforzarsi nella santità, ringiovanirsi, e costantemente rinnovarsi (cfr Lumen gentium, 4). Ma secondo quali criteri? Quelli dello Spirito Santo! Volgetevi a lui, cari giovani, e scoprirete il vero senso del rinnovamento.
Questa sera, radunati sotto la bellezza di questo cielo notturno, i nostri cuori e le nostre menti sono ripiene di gratitudine verso Dio per il grande dono della nostra fede nella Trinità. Ricordiamo i nostri genitori e nonni, che hanno camminato al nostro fianco quando, mentre eravamo bambini, hanno sostenuto i primi passi del nostro cammino di fede. Ora, dopo molti anni, vi siete raccolti come giovani adulti intorno al Successore di Pietro. Sono ricolmo di profonda gioia nell’essere con voi. Invochiamo lo Spirito Santo: è lui l’artefice delle opere di Dio (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 741). Lasciate che i suoi doni vi plasmino! Come la Chiesa compie lo stesso viaggio con l’intera umanità, così anche voi siete chiamati ad esercitare i doni dello Spirito tra gli alti e i bassi della vita quotidiana. Fate sì che la vostra fede maturi attraverso i vostri studi, il lavoro, lo sport, la musica, l’arte. Fate in modo che sia sostenuta mediante la preghiera e nutrita mediante i Sacramenti, per essere così sorgente di ispirazione e di aiuto per quanti sono intorno a voi. Alla fine, la vita non è semplicemente accumulare, ed è ben più che avere successo. Essere veramente vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell’amore di Dio. Accogliendo la potenza dello Spirito Santo, anche voi potete trasformare le vostre famiglie, le comunità, le nazioni. Liberate questi doni! Fate sì che sapienza, intelletto, fortezza, scienza e pietà siano i segni della vostra grandezza!
* * *
[In italiano]
Cari giovani italiani! Un saluto speciale a tutti voi! Custodite la fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nei vostri cuori, perché non abbia a spegnersi, ma anzi arda sempre più e diffonda luce e calore a chi incontrerete sulla vostra strada, specialmente a quanti hanno smarrito la fede e la speranza. La Vergine Maria vegli su di voi in questa notte ed ogni giorno della vostra vita.
[In francese]
Cari giovani di lingua francese, siete venuti a pregare questa sera lo Spirito Santo. La sua presenza silenziosa nel vostro cuore vi farà comprendere poco a poco il disegno di Dio per voi. Possa Egli accompagnarvi nella vostra vita quotidiana e condurvi verso una migliore conoscenza di Dio e del vostro prossimo! È Lui che dal più profondo del vostro essere vi spinge verso l'unica Verità divina e vi fa vivere autenticamente come fratelli].
[In tedesco]
Vi rivolgo un cordiale saluto cari giovani cristiani dei Paesi di lingua tedesca. Lo Spirito Santo, ambasciatore dell'amore di Dio, vuole dimorare nei vostri cuori. Concedetegli spazio in voi nell'ascolto della Parola di Dio, nella preghiera e nella vostra solidarietà verso i poveri e i sofferenti. Portate alle persone lo spirito della pace e della riconciliazione. Dio, dal quale proviene tutto il bene, realizzi ogni buona opera che realizzate in suo onore].
[In spagnolo]
Cari amici, lo Spirito Santo guida i nostri passi per seguire Gesù Cristo nel mondo di oggi, che si aspetta dai cristiani una parola di incoraggiamento e una testimonianza di vita che invitino a guardare con fiducia verso il futuro. Vi ricordo nelle mie preghiere, affinché rispondiate generosamente a quello che il Signore vi chiede e a quello a cui tutti gli uomini anelano. Che Dio vi benedica!
[In portoghese]
Miei cari amici, ricevete lo Spirito Santo, per essere Chiesa! Chiesa vuol dire tutti noi uniti come un corpo che riceve il suo influsso vitale da Gesù Cristo risorto. Questo dono è più grande dei nostri cuori, poiché nasce dal centro stesso della Santissima Trinità. Frutto e condizione: sentirsi parte gli uni degli altri, vivere in comunione. Per questo, giovani carissimi, accogliete dentro di voi la forza di vita che vi è in Gesù. Lasciatelo entrare nel vostro cuore. Lasciatevi plasmare dallo Spirito Santo.
[In inglese]
Ed ora, mentre ci disponiamo all’adorazione del Santissimo Sacramento, nel silenzio e nell’attesa ripeto a voi le parole pronunciate dalla beata Mary MacKillop quando aveva giusto ventisei anni: "Credi a ciò che Dio sussurra al tuo cuore!". Credete in lui! Credete alla potenza dello Spirito dell’amore!
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
Omelia di Benedetto XVI nella Messa con il clero australiano
Nella St. Mary’s Cathedral di Sydney
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata questo sabato da Benedetto XVI durante la Santa Messa nella St. Mary’s Cathedral di Sydney, alla presenza di sacerdoti, diaconi, persone consacrate e in particolare dei seminaristi, dei novizi e delle novizie dell’arcidiocesi.
* * *
Cari Fratelli e Sorelle,
in questa nobile cattedrale ho la gioia di salutare i miei fratelli Vescovi e sacerdoti, e i diaconi, le persone consacrate e i laici dell’Arcidiocesi di Sydney. In modo del tutto speciale il mio saluto va ai seminaristi e ai giovani religiosi presenti in mezzo a noi. Come i giovani israeliti della prima lettura odierna, essi sono un segno di speranza e di rinnovamento per il popolo di Dio; e, come quei giovani israeliti, anch’essi avranno il compito di edificare la casa di Dio per la prossima generazione. Mentre ammiriamo questo magnifico edificio, come non pensare alle schiere di sacerdoti, religiosi e fedeli laici che, ciascuno secondo il proprio ruolo, hanno contribuito a costruire la Chiesa in Australia? Il pensiero va in particolare a quelle famiglie di coloni alle quali Padre Jeremiah O’Flynn affidò il Santissimo Sacramento al momento di partire, un “piccolo gregge” che ebbe caro e preservò quel tesoro prezioso, consegnandolo alle successive generazioni che edificarono questo grande tabernacolo alla gloria di Dio. Rallegriamoci per la loro fedeltà e perseveranza, e dedichiamoci a portare avanti le loro fatiche per la diffusione del Vangelo, per la conversione dei cuori e la crescita della Chiesa nella santità, nell’unità e nella carità!
Ci apprestiamo a celebrare la dedicazione del nuovo altare di questa veneranda cattedrale. Come il frontale scolpito ci ricorda in maniera potente, ogni altare è simbolo di Gesù Cristo, presente nel mezzo della sua Chiesa come sacerdote, altare e vittima (cfr Prefazio pasquale V). Crocifisso, sepolto e risorto dai morti, restituito alla vita nello Spirito e seduto alla destra del Padre, Cristo è divenuto il nostro Sommo Sacerdote, che intercede eternamente per noi. Nella liturgia della Chiesa, e soprattutto nel sacrificio della Messa consumato sugli altari del mondo, egli invita noi, membra del suo mistico Corpo, a condividere la sua auto-oblazione. Egli chiama noi, quale popolo sacerdotale della nuova ed eterna Alleanza, ad offrire, in unione con lui, i nostri quotidiani sacrifici per la salvezza del mondo.
Nell’odierna liturgia la Chiesa ci rammenta che, come questo altare, anche noi siamo stati consacrati, messi “a parte” per il servizio di Dio e l’edificazione del suo Regno. Troppo spesso, tuttavia, ci ritroviamo immersi in un mondo che vorrebbe mettere Dio “da parte”. Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza. Talvolta una simile mentalità, così totalmente opposta all’essenza del Vangelo, può persino offuscare la nostra stessa comprensione della Chiesa e della sua missione. Anche noi possiamo essere tentati di ridurre la vita di fede ad una questione di semplice sentimento, indebolendo così il suo potere di ispirare una visione coerente del mondo ed un dialogo rigoroso con le molte altre visioni che gareggiano per conquistarsi le menti e i cuori dei nostri contemporanei.
E tuttavia la storia, inclusa quella del nostro tempo, ci dimostra che la questione di Dio non può mai essere messa a tacere, come pure che l’indifferenza alla dimensione religiosa dell’esistenza umana in ultima analisi diminuisce e tradisce l’uomo stesso. Non è forse questo il messaggio proclamato dalla stupenda architettura di questa cattedrale? Non è forse questo il mistero della fede che viene annunciato da questo altare in ogni celebrazione dell’Eucaristia? La fede ci insegna che in Cristo Gesù, Parola incarnata, giungiamo a comprendere la grandezza della nostra stessa umanità, il mistero della nostra vita sulla terra ed il sublime destino che ci attende in cielo (cfr Gaudium et spes, 24).
La fede inoltre ci insegna che noi siamo creature di Dio, fatte a sua immagine e somiglianza, dotate di una dignità inviolabile e chiamate alla vita eterna. Laddove l’uomo viene sminuito, è il mondo che ci attornia ad essere sminuito; perde il proprio significato ultimo e manca il suo obiettivo. Ciò che ne emerge è una cultura non della vita, ma della morte. Come si può considerare questo un “progresso”? Al contrario, è un passo indietro, una forma di regressione, che in ultima analisi inaridisce le sorgenti stesse della vita sia degli individui che dell’intera società.
Sappiamo che alla fine – come sant’Ignazio di Loyola vide in modo così chiaro – l’unico vero “standard” su cui ogni realtà umana può essere misurata è la Croce ed il suo messaggio di amore non meritato che trionfa sul male, sul peccato e sulla morte, che crea vita nuova e perenne gioia. La Croce rivela che ritroviamo noi stessi solo donando le nostre vite, accogliendo l’amore di Dio come dono immeritato ed operando per condurre ogni uomo e ogni donna verso la bellezza di quell’amore e verso la luce della verità che sola reca salvezza al mondo.
È in questa verità – il mistero della fede – che siamo stati consacrati (cfr Gv 17,17-19), ed è in questa verità che siamo chiamati a crescere, con l’aiuto della grazia di Dio, nella quotidiana fedeltà alla sua parola, entro la comunione vivificante della Chiesa. E tuttavia come è difficile questo cammino di consacrazione! Esige una continua “conversione”, un morire sacrificale a se stessi che è la condizione per appartenere pienamente a Dio, un mutamento della mente e del cuore che porta vera libertà ed una nuova ampiezza di visione. La liturgia odierna ci offre un simbolo eloquente di quella trasformazione spirituale progressiva alla quale ciascuno di noi è chiamato. Dall’aspersione dell’acqua, dalla proclamazione della parola di Dio, dall’invocazione di tutti i Santi, fino alla preghiera di consacrazione, all’unzione e al lavacro dell’altare, al suo essere rivestito di bianco e addobbato di luce – tutti questi riti ci invitano a ri-vivere la nostra propria consacrazione nel Battesimo. Ci invitano a respingere il peccato e le sue false attrattive, e a bere sempre più profondamente alla sorgente vivificante della grazia di Dio.
Cari amici, possa questa celebrazione, alla presenza del Successore di Pietro, essere un momento di ridedicazione e di rinnovamento dell’intera Chiesa in Australia! Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione. Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia. E’ una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani. In questi giorni, contrassegnati dalla celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù, siamo richiamati a riflettere su quale prezioso tesoro ci sia stato affidato nei nostri giovani, e quale grande parte della missione della Chiesa in questo Paese sia stata dedicata alla loro educazione e alla loro cura. Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo.
Desidero ora rivolgermi ai seminaristi ed ai giovani religiosi che stanno fra noi con un speciale parola di affetto e di incoraggiamento. Cari amici: con grande generosità vi siete incamminati su una particolare via di consacrazione, radicata nel vostro Battesimo e intrapresa in risposta alla chiamata personale del Signore. Vi siete impegnati, in modi diversi, ad accettare l’invito di Cristo a seguirlo, a lasciare dietro di voi ogni cosa e a dedicare la vostra vita al perseguimento della santità e al servizio del suo popolo.
Nel Vangelo di oggi il Signore ci chiama a “credere nella luce”(cfr Gv 12,36). Queste parole hanno un significato speciale per voi, cari giovani seminaristi e religiosi. Esse sono un appello a confidare nella verità della parola di Dio e a sperare fermamente nelle sue promesse. Esse ci invitano a vedere, con gli occhi della fede, l’opera infallibile della sua grazia tutt’intorno a noi, anche in quei tempi tenebrosi in cui tutti i nostri sforzi sembrano essere vani. Lasciate che questo altare, con l’immagine potente del Cristo Servo Sofferente, sia un’ispirazione costante per voi. Vi sono certamente dei momenti in cui ogni fedele discepolo sente la calura e il peso del giorno (cfr Mt 20,12), e la lotta per dare profetica testimonianza ad un mondo che può apparire sordo alle esigenze della parola di Dio. Ma non abbiate paura! Credete nella luce! Prendete a cuore la verità che abbiamo udito oggi nella seconda lettura: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8). La luce di Pasqua continua a scacciare le tenebre!
Il Signore ci chiama a camminare nella luce (cfr Gv 12,35). Ciascuno di voi ha intrapreso la più grande e la più gloriosa delle battaglie, quella di essere consacrati nella verità, di crescere nella virtù, di raggiungere l’armonia fra pensieri e ideali, da una parte, e parole ed azioni, dall’altra. Entrate con sincerità e in maniera profonda nella disciplina e nello spirito dei vostri programmi di formazione. Camminate ogni giorno nella luce di Cristo mediante la fedeltà alla preghiera personale e liturgica, nutriti dalla meditazione della parola ispirata di Dio. I Padri della Chiesa amavano vedere le Scritture come un paradiso spirituale, un giardino dove possiamo camminare liberamente con Dio, ammirando la bellezza e l’armonia del suo piano salvifico mentre porta frutto nella nostra stessa vita, nella vita della Chiesa e lungo tutta la storia. La preghiera, dunque, e la meditazione della parola di Dio siano la lampada che illumina, purifica e guida i vostri passi lungo la via che il Signore ha segnato per voi. Fate della celebrazione quotidiana dell’Eucaristia il centro della vostra vita. In ogni messa, quando il Corpo e il Sangue del Signore vengono elevati al termine della Preghiera eucaristica, sollevate il vostro cuore e la vostra vita in Cristo, con Lui e per Lui, nell’unità dello Spirito Santo, quale amorevole sacrificio a Dio nostro Padre.
Così, cari giovani seminaristi e religiosi, voi stessi diverrete altari viventi, sui quali l’amore sacrificale di Cristo viene reso presente quale ispirazione e sorgente di nutrimento spirituale per quanti incontrerete. Abbracciando la chiamata del Signore a seguirlo in castità, povertà e obbedienza, avete intrapreso il viaggio di un discepolato radicale che vi renderà “segni di contraddizione” (cfr Lc 2,34) per molti dei vostri contemporanei. Modellate quotidianamente la vostra vita sull’amorevole auto-oblazione del Signore stesso in obbedienza alla volontà del Padre. In tal modo scoprirete la libertà e la gioia che possono attrarre altri a quell’Amore che è oltre ogni altro amore come sua fonte e suo compimento ultimo. Non dimenticate mai che la castità per il Regno significa abbracciare una vita dedicat completamente all’amore, un amore che vi rende
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Il Papa invita 235.000 giovani ad aprirsi alla forza dell'amore di Dio
Il Papa: condanna e vergogna per i preti pedofili
Emarginare Dio non è un “progresso”, ma un “passo indietro”
La GMG offre ai consacrati un'esperienza di vita comunitaria
I detenuti condividono l'esperienza della GMG
Presente a Sydney anche il Movimento Giovanile Salesiano
Cardinale Maradiaga: “La GMG non è una Woodstock cattolica”
DOCUMENTI
Discorso del Papa durante la Veglia all’Ippodromo di Randwick
Omelia di Benedetto XVI nella Messa con il clero australiano
Giornata Mondiale della Gioventù
Il Papa invita 235.000 giovani ad aprirsi alla forza dell'amore di Dio
Nella Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nel corso della Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI ha invitato 235.000 giovani ad aprirsi “alla forza dell'amore di Dio” per trasformare il mondo.
L'incontro di testimonianze, musica e preghiera – l'adorazione dell'Eucaristia è stata il momento culminante – è durato più di due ore all'ippodromo di Randwick, il più importante dell'Australia.
Il freddo dell'inverno australe non ha impedito ai giovani di seguire e applaudire l'elaborato discorso del Pontefice, definito da Giovanni Maria Vian, direttore del quotidiano della Santa Sede “L'Osservatore Romano”, “un testo che è tra i più belli del pontificato”.
Il Papa è rimasto emozionato dall'oceano di giovani e lo ha confessato: “Sono ricolmo di profonda gioia nell'essere con voi”.
Le sue parole si sono trasformate in una catechesi di presentazione della forza trasformatrice dello Spirito Santo, la terza persona della Santissima Trinità e il protagonista di questa GMG, per vivere una nuova Pentecoste.
Il motto scelto dal Papa per questo evento, iniziato il 15 luglio e che si concluderà questa domenica, è una frase tratta dagli Atti degli Apostoli (1, 8): “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.
Prima che il Papa parlasse, sette pellegrini di vari angoli del pianeta (dalla Thailandia alla Serbia, dallo Sri Lanka al Cile) hanno offerto la propria testimonianza personale su come hanno scoperto i sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio.
“Invochiamo lo Spirito Santo”, ha poi proposto il Papa nel suo discorso ai giovani. “Lasciate che i suoi doni vi plasmino!”.
“Fate sì che la vostra fede maturi attraverso i vostri studi, il lavoro, lo sport, la musica, l'arte. Fate in modo che sia sostenuta mediante la preghiera e nutrita mediante i Sacramenti, per essere così sorgente di ispirazione e di aiuto per quanti sono intorno a voi”.
“Alla fine, la vita non è semplicemente accumulare, ed è ben più che avere successo”, ha riconosciuto.
“Essere veramente vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell'amore di Dio. Accogliendo la potenza dello Spirito Santo, anche voi potete trasformare le vostre famiglie, le comunità, le nazioni”.
“Liberate questi doni! Fate sì che sapienza, intelletto, fortezza, scienza e pietà siano i segni della vostra grandezza”, ha detto ai giovani.
Il Pontefice ha terminato la sua omelia lasciando ai ragazzi un consiglio preso da Mary MacKillop, beatificata proprio nell'ippodromo di Randwick da Giovanni Paolo II nel 1995, che potrebbe diventare la prima santa australiana: “Credi a ciò che Dio sussurra al tuo cuore!”.
“Credete in lui! Credete alla potenza dello Spirito dell'amore!”, ha concluso.
Il Papa aveva dato inizio all'atto culminante della Veglia quando una ragazza aborigena si è avvicinata per accendere una candela dal fuoco del cero pasquale, simbolo di Cristo e dello Spirito Santo.
Dodici giovani hanno poi portato il fuoco ai presenti. All'improvviso, la grande spianata si è trasformata in una specie di cielo stellato, simboleggiando anche la trasformazione che possono trasmettere questi giovani al mondo.
L'atto è stato trasmesso nei cinque continenti da tutte le televisioni cattoliche, così come dai canali televisivi locali.
La Veglia è continuata tutta la notte, in un'atmosfera di gioia e preghiera, in attesa della Messa culminante della GMG, che avrà luogo alle 10.00 ora locale di questa domenica.
Nel corso dell'Eucaristia – alla quale sono attese circa 500.000 persone –, il Papa conferirà la Confermazione a 24 giovani di vari Paesi.
Durante la notte, le tende dell'adorazione sono state sempre piene. Intorno a Randwick ne sono state montate quattro, gestite dai Missionari della Carità, dalla Comunità dell'Emmanuele, dal movimento di Schoenstatt e dal movimento apostolico Gioventù 2000.
Quanti non stavano pregando o ricevendo il sacramento della riconciliazione si sono avvolti nelle coperte o si sono ritirati nelle loro tende per riposare prima dell'evento finale della Giornata Mondiale della Gioventù.
Il Papa: condanna e vergogna per i preti pedofili
Ricorda che i giovani sono il tesoro della Chiesa
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI prega che questo periodo di purificazione dopo gli scandali degli abusi sessuali che hanno coinvolto i sacerdoti porti alla riconciliazione e a una maggiore fedeltà al Vangelo.
Lo ha affermato questo sabato mattina – ora australiana – riferendosi a questo tipo di misfatti durante l'omelia della Messa che ha celebrato con il clero australiano.
“Cari amici, possa questa celebrazione, alla presenza del Successore di Pietro, essere un momento di ridedicazione e di rinnovamento dell’intera Chiesa in Australia”, ha auspicato. “Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione”.
Il Pontefice ha affermato che “questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile”.
“Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa”, ha lamentato, chiedendo ai presenti di sostenere i Vescovi e di collaborare con loro per “combattere questo male”.
“Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia”, ha continuato.
“E’ una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani”.
Benedetto XVI ha osservato che la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù –l'occasione che lo ha portato in Australia – chiama “a riflettere su quale prezioso tesoro ci sia stato affidato nei nostri giovani, e quale grande parte della missione della Chiesa in questo Paese sia stata dedicata alla loro educazione e alla loro cura”.
“Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo”, ha aggiunto.
Dopo l'omelia ufficiale, il Santo Padre ha affermato: "Sono profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e le assicuro che, come loro Pastore, io pure condivido la loro sofferenza".
Emarginare Dio non è un “progresso”, ma un “passo indietro”
Spiega il Papa nella Messa con il clero e i consacrati a Sydney
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha spiegato che emarginare Dio dalla vita non rappresenta un “progresso”, ma un “passo indietro”.
Nell'omelia della Messa che ha presieduto questo sabato mattina nella Cattedrale di St. Mary di Sydney, il Papa ha affermato che la fede permette di mostrare alla società la grandezza dell'essere umano e della sua inviolabile dignità.
Alla celebrazione eucaristica hanno partecipato giovani sacerdoti, seminaristi, religiose, religiosi e novizi, che prendono parte alla Giornata Mondiale della Gioventù.
Il Papa si è rivolto a loro spiegando che sono stati “consacrati, messi 'a parte' per il servizio di Dio e l’edificazione del suo Regno”.
“Troppo spesso, tuttavia, ci ritroviamo immersi in un mondo che vorrebbe mettere Dio 'da parte' – ha constatato –. Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza”.
“Talvolta una simile mentalità, così totalmente opposta all’essenza del Vangelo, può persino offuscare la nostra stessa comprensione della Chiesa e della sua missione”.
“Anche noi possiamo essere tentati di ridurre la vita di fede ad una questione di semplice sentimento, indebolendo così il suo potere di ispirare una visione coerente del mondo ed un dialogo rigoroso con le molte altre visioni che gareggiano per conquistarsi le menti e i cuori dei nostri contemporanei”, ha avvertito i presenti, tra i quali 65 Vescovi dell'Australia.
“E tuttavia la storia, inclusa quella del nostro tempo, ci dimostra che la questione di Dio non può mai essere messa a tacere, come pure che l’indifferenza alla dimensione religiosa dell’esistenza umana in ultima analisi diminuisce e tradisce l’uomo stesso”, ha aggiunto.
“La fede ci insegna che in Cristo Gesù, Parola incarnata, giungiamo a comprendere la grandezza della nostra stessa umanità, il mistero della nostra vita sulla terra ed il sublime destino che ci attende in cielo”.
La fede, inoltre, “ci insegna che noi siamo creature di Dio, fatte a sua immagine e somiglianza, dotate di una dignità inviolabile e chiamate alla vita eterna”.
“Laddove l’uomo viene sminuito, è il mondo che ci attornia ad essere sminuito; perde il proprio significato ultimo e manca il suo obiettivo”, ha considerato.
“Ciò che ne emerge è una cultura non della vita, ma della morte. Come si può considerare questo un 'progresso'?”, si è chiesto. “Al contrario, è un passo indietro, una forma di regressione, che in ultima analisi inaridisce le sorgenti stesse della vita sia degli individui che dell’intera società”.
Nella sua omelia, il Papa ha rivolto un'accorata richiesta di perdono a nome della Chiesa alle persone che hanno subito abusi sessuali da parte di sacerdoti.
Dopo la Messa, ha pranzato con i Vescovi australiani e con il suo seguito nella casa della Cattedrale.
In seguito, poco prima delle 19.00 ora locale, è giunto all'ippodromo di Randwick per celebrare la veglia della Giornata Mondiale della Gioventù con 235.000 participanti.
La GMG offre ai consacrati un'esperienza di vita comunitaria
Una suora australiana sottolinea la gioia di incontrare giovani religiosi
di Anthony Barich
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Anche se suor Maria Mori è dell'Australia e svolge il suo ministero in patria, afferma che è un evento come la Giornata Mondiale della Gioventù a farla sentire davvero a casa.
Le strade di Sydney sono piene di sacerdoti, religiosi e religiose, il che trasforma l'evento in un'occasione per sperimentare un tipo di vita comunitaria davvero speciale. Nei loro abiti religiosi, i consacrati e le consacrate spiccano nel mare di giovani.
Suor Maria, Orsolina Missionaria del Sacro Cuore, è religiosa da quattro anni ed è l'unica australiana della sua congregazione a operare nel Paese d'origine.
E' anche una delle uniche tre che hanno preso i voti in Australia. 38enne, è un'insegnante di scuola superiore all'Emmanuel Catholic College di Success, Perth.
La suora ha affermato che partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù è come trovarsi al centro del cattolicesimo, a Roma. Le giovani vocazioni alla vita religiosa non sono molte in Australia, e ha riconosciuto di sentire la mancanza di compagne della sua età.
“E' davvero incredibile”, ha confessato. “Mi sento di nuovo a Roma. La gente viene da me per le strade di Sydney e mi dice 'E' australiana ed è religiosa?'. Non pensavano che esistessero religiosi in Australia perché 'non se ne vedono in giro'”.
“Essere insieme ad altri religiosi e dire 'Sono una religiosa' è splendido”, ha aggiunto. “La gente è davvero molto gentile. Incontro ogni giorno religiosi di altri Paesi e sono molto felici che io sia una consacrata dell'Australia; promettiamo sempre di pregare gli uni per gli altri. E' meraviglioso”.
Suor Maria ha riflettuto sulla sua chiamata alla vita consacrata, affermando che le storie che la nonna le raccontava da bambina sulle testimonianze dei santi le facevano pensare “Voglio essere santa”. “Come bambina non era facile. E' un chiamata ad essere vicina a Dio e a servire gli altri”.
“Volevo davvero fare la missionaria”, ha continuato. “Il mio sogno è andare in missione oltreoceano, ma sembra che Dio voglia che svolga questa missione nel mio Paese, il che è molto, molto importante”.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
I detenuti condividono l'esperienza della GMG
di Anthony Barich
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Un monaco benedettino britannico, padre Laurence Freeman, ha portato la Giornata Mondiale della Gioventù in una prigione femminile di Sydney, guidando le detenute in un'antica forma di meditazione cristiana, la lectio divina.
La Croce della GMG ha visitato in precedenza il Silverwater Women's Correctional Center, dove le donne usano questo stile di preghiera da sei anni.
“Le guardie e le autorità carcerarie, dice il cappellano che insegna la meditazione, sottolineano che le donne che meditano mostrano un reale miglioramento nel loro comportamento e nello stato generale”, ha detto padre Freeman.
“Spesso ci vuole un po' di incoraggiamento, perché molte detenute sono traumatizzate o hanno subito abusi, ma dopo qualche sessione di meditazione si producono quelli che San Paolo chiama i frutti dello Spirito – amore, pace, pazienza, autocontrollo. Diventano tutte esperienze interiori, più che qualcosa che si può vedere solo esternamente”.
Padre Freeman ha affermato che le detenute stanno “ricevendo vera assistenza e attenzione, così come guida spirituale, ed è in quel contesto che la meditazione acquista un significato per loro”.
Il benedettino ha suggerito che, visto che la Giornata Mondiale della Gioventù ha avvolto tutta Sydney, anche le detenute dovrebbero avere la possibilità di sperimentare la stessa opera dello Spirito.
“Volevamo essere sicuri che fossero in contatto con la Giornata”, ha detto. “Mentre sedevamo qui in meditazione con loro, abbiamo sentito di essere nel cuore della Chiesa, che non è per forza dove sono il Papa e i Cardinali – è anche dove sono i poveri, i sofferenti, le persone dimenticate”.
Momenti di grazia
Le sessioni di lectio divina sulla base della spiritualità benedettina sono disponibili anche per i giovani pellegrini.
“La comprensione cristiana della meditazione è che lo Spirito Santo è vivo al centro del nostro essere, del nostro cuore, ed essere rafforzati da questo non è qualcosa che avviene solo al di fuori, ma risveglia la nostra parte interiore”, ha detto padre Freeman. “Spero che sia i pellegrini [della Giornata Mondiale della Gioventù] che le detenute possano sperimentarlo”.
La comunità di meditazione cristiana ha ospitato sessioni alla Paddington Uniting Church a Oxford Street.
Seguendo l'invito di Benedetto XVI a trovare del tempo per la riflessione nell'euforia dell'evento dei giovani, il Cardinale George Pell di Sydney ha affermato che il centro di meditazione cristiano potrebbe essere proprio ciò di cui hanno bisogno i pellegrini.
“Molte grazie toccheranno la vostra vita in questi giorni”, ha detto il porporato ai pellegrini in una dichiarazione al gruppo di meditazione. “Prego che le grazie della preghiera contemplativa tocchino anche il vostro cuore e vi arricchiscano per il resto della vostra vita”.
“Il tempo trascorso nel silenzio nel centro di meditazione cristiana può essere il momento in cui farvi raggiungere da questa grazia”.
Padre Freeman ha affermato che la meditazione cristiana sta vivendo un revival e si sta reclamando questa pratica contro la percezione comune che si tratti di una tradizione buddista.
[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]
Presente a Sydney anche il Movimento Giovanile Salesiano
Più di 1.000 giovani hanno incontrato a Sydney il Rettor Maggiore
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez, ha incontrato a Sydney più di 1.000 giovani del Movimento Giovanile Salesiano che assistono alla Giornata Mondiale della Gioventù. I ragazzi hanno ricevuto la catechesi di tre Vescovi.
L'incontro si è svolto il 16 luglio nella palestra della scuola Don Bosco a Negandine, un sobborgo di Sydney. Erano presenti gruppi di giovani provenienti dalle realtà salesiane di tutto il mondo, soprattutto dall'area del Pacifico; “prevalenza che caratterizza questo grande raduno che offre una prospettiva della Chiesa cattolica nuova e, forse, futura”, informa l'agenzia di notizie salesiana ANS.
Dopo la catechesi di tre presuli – monsignor Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino (Irlanda), monsignor Daniel Flores, Vescovo ausiliare di Detroit (Stati Uniti), e monsignor Patrick Dunn, Vescovo di Auckland (Nuova Zelanda) –, ha avuto luogo la celebrazione eucaristica.
Significativi sono stati il canto e le danze al termine della celebrazione: i suoni e i gesti offerti dal gruppo della Nuova Zelanda hanno comunicato l'emozione della preghiera.
La festa si è trasferita nei cortili dove, intorno a un grande barbecue, i giovani hanno avuto la possibilità di conoscersi e di condividere esperienze con quanti provenivano da altri Paesi.
Erano presenti più di 1.000 giovani, ai quali si è aggiunto un centinaio di adulti per il servizio di accoglienza. Nel pomeriggio ci sono stati tempo libero ed esibizioni di gruppi musicali in attesa dell'incontro con il Rettor Maggiore.
Il centro dell'intervento di don Pascual Chávez si riassume nell'invito, o piuttosto nella raccomandazione, a non lasciarsi sottrarre la fede, l'amore e la speranza.
Facendo molti riferimenti alle figure dei giovani che hanno maturato la propria fede cristiana nel mondo salesiano, tra cui Domenico Savio e la beata Laura Vicuña, disposti a spendersi fino alla fine per la proclamazione della Buona Novella, don Chávez ha sottolineato che la Chiesa si affida alle nuove generazioni, chiamate ad assumersi la propria responsabilità.
“Nessun altro può prendere il vostro posto – ha affermato –. Non pensiate che la Chiesa siano i Vescovi, i preti, le suore. Anzitutto la Chiesa è Cristo, e noi siamo tenuti a fare qualcosa per Lui”.
Molti giovani ritengono che questo mondo non si possa migliorare, ma con lo stesso atteggiamento di Papa Benedetto XVI è necessario lanciare l'appello affinché ciascuno faccia qualcosa per il proprio popolo, come si è proposto il beato Zeffirino Namuncurá.
Nel suo saluto al termine dell'incontro don Frank Moloney, ispettore salesiano per l'Australia e il Pacifico, ha sottolineato che la presenza di don Chávez alla GMG dev'essere considerata un segno della sua volontà di essere vicino ai giovani in questa esperienza significativa.
Cardinale Maradiaga: “La GMG non è una Woodstock cattolica”
Catechesi di questo venerdì dell'Arcivescovo dell'Honduras
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- In un ambiente festoso e disteso, l'Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, si è rivolto questo venerdì mattina ai giovani di lingua spagnola che partecipano alla Giornata Mondiale della Gioventù nella terza e ultima delle catechesi preparatorie organizzate per i giorni prima degli atti culminanti dell'evento, concentrati nel fine settimana.
Il porporato ha approfondito l'idea di sapersi inviati dallo Spirito Santo a testimoniare il Vangelo nel mondo. Anche nei giorni precedenti sono stati trattati temi collegati allo Spirito, asse e leitmotiv della XXIII GMG.
Con lo stile di San Giovanni Bosco, tra canti e scherzi, il Cardinale – che è anche presidente di Caritas Internationalis – ha parlato ai giovani della necessità di dare ragione e testimonianza della fede nel mondo. “Il Signore ci chiama urgentemente a essere testimoni del suo Vangelo”, ha affermato, ripetendo le parole di San Paolo “L'amore di Cristo ci spinge”.
Tra i presenti alla catechesi c'erano giovani della Diocesi di Monterrey (Messico), incaricati dell'animazione liturgica e pastorale, e di altri Paesi latinoamericani come Porto Rico, Repubblica Dominicana e Venezuela. Sono accorsi anche giovani delle Diocesi di Madrid, Alcalá e Getafe, così come di altre zone della Spagna.
Il Cardinale ha ricordato a tutti loro che la Giornata Mondiale della Gioventù “non è una Woodstock cattolica senza droghe né alcool, come dicono alcuni, ma una testimonianza dello Spirito Santo”.
Per questo, ha esortato i giovani a far sì che questi giorni di incontro non siano per loro se non il punto di partenza della fase realmente importante della GMG: quella di testimoniare la loro fede al ritorno a casa, nei loro ambienti e soprattutto nelle situazioni difficili della vita quotidiana.
In questo senso, il Cardinale honduregno ha ricordato ai ragazzi che per affrontare la paura c'è bisogno della forza dello Spirito Santo, come recita il motto di questa GMG, tratto dagli Atti degli Apostoli.
Il porporato ha insistito sul fatto che per essere testimoni della fede non è necessario fare grandi cose, ma fare ciò che dobbiamo fare in ogni momento, essendo fedeli alla nostra fede in Cristo. A questo proposito, ha presentato ai ragazzi presenti le figure dei giovani santi salesiani Zeffirino Namuncurá, Domenico Savio e Laura Vicuña, che hanno saputo vivere la vita cristiana in profondità.
“Non mettiamo ostacoli allo Spirito – ha aggiunto –, perché possa fare di noi delle vere opere d'arte”.
In un altro momento della sua allocuzione, il Cardinale ha ricordato le parole di Don Bosco “Tristezza e malinconia fuori da casa mia”, e ha spiegato ai giovani presenti che l'idea di Don Bosco era che chi vive nella grazia di Dio vive la gioia autentica, quella che sboccia dal cuore, mentre chi vive nel peccato è triste.
“Avete notato quanto è triste il mondo?”, ha chiesto. “Questa è la nostra missione, irradiare gioia, perché il mondo è triste e ha bisogno di allegria”.
Prima di prepararsi a presiedere l'Eucaristia, concelebrata con gli altri 3 Vescovi e quasi una ventina di sacerdoti presenti, il porporato ha lanciato un ultimo messaggio ai giovani: “San Paolo diceva: 'Guai a me se non evangelizzassi!'. Beh, guai a voi se la GMG di Sydney finirà a Sydney! In questo caso, riposate in pace”.
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Discorso del Papa durante la Veglia all’Ippodromo di Randwick
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato da Benedetto XVI in occasione della Veglia di preghiera con i giovani tenutasi sabato all’Ippodromo di Randwick.
* * *
[In inglese]
Carissimi giovani,
ancora una volta, questa sera, abbiamo udito la grande promessa di Cristo – "avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi" – ed abbiamo ascoltato il suo comando – "mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). Furono proprio queste le ultime parole che Gesù pronunciò prima della sua ascensione al cielo. Cosa abbiano provato gli Apostoli nell’udirle possiamo soltanto immaginarlo. Ma sappiamo che il loro profondo amore per Gesù e la loro fiducia nella sua parola li spinse a radunarsi e ad attendere; non ad attendere senza scopo, ma insieme, uniti nella preghiera, con le donne e con Maria nella sala superiore (cfr At 1,14). Questa sera noi facciamo lo stesso. Radunati davanti alla nostra Croce che ha tanto viaggiato e all’icona di Maria, sotto lo splendore celeste della costellazione della Croce del Sud, noi preghiamo. Questa sera, io prego per voi e per i giovani di ogni parte del mondo. Lasciatevi ispirare dall’esempio dei vostri Patroni! Accogliete nel vostro cuore e nella vostra mente i sette doni dello Spirito Santo! Riconoscete e credete nella potenza dello Spirito Santo nella vostra vita!
L’altro giorno abbiamo parlato dell’unità e dell’armonia della creazione di Dio e del nostro posto in essa. Abbiamo ricordato come, mediante il grande dono del Battesimo, noi, che siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo rinati, siamo divenuti figli adottivi di Dio, nuove creature. Ed è perciò come figli della luce di Cristo – simboleggiata dalle candele accese che ora tenete in mano – che diamo testimonianza nel nostro mondo allo splendore che nessuna tenebra può vincere (cfr Gv 1,5).
Questa sera fissiamo la nostra attenzione sul "come" diventare testimoni. Abbiamo bisogno di conoscere la persona dello Spirito Santo e la sua presenza vivificante nella nostra vita. Non è cosa facile! In effetti, la varietà di immagini che troviamo nella Scrittura a riguardo dello Spirito – vento, fuoco, soffio – sono un segno della nostra difficoltà ad esprimere su di lui una nostra comprensione articolata. E tuttavia sappiamo che è lo Spirito Santo che, benché silenzioso e invisibile, offre direzione e definizione alla nostra testimonianza su Gesù Cristo.
Voi già sapete che la nostra testimonianza cristiana è offerta ad un mondo che per molti aspetti è fragile. L’unità della creazione di Dio è indebolita da ferite che vanno in profondità, quando le relazioni sociali si rompono o quando lo spirito umano è quasi completamente schiacciato mediante lo sfruttamento e l’abuso delle persone. Di fatto, la società contemporanea subisce un processo di frammentazione a causa di un modo di pensare che è per natura sua di corta visione, perché trascura l’intero orizzonte della verità – della verità riguardo a Dio e riguardo a noi. Per sua natura il relativismo non riesce a vedere l’intero quadro. Ignora quegli stessi principi che ci rendono capaci di vivere e di crescere nell’unità, nell’ordine e nell’armonia.
Qual è la nostra risposta, come testimoni cristiani, a un mondo diviso e frammentato? Come possiamo offrire la speranza di pace, di guarigione e di armonia a quelle "stazioni" di conflitto, di sofferenza e di tensione attraverso le quali voi avete scelto di passare con questa Croce della Giornata Mondiale della Gioventù? L’unità e la riconciliazione non possono essere raggiunte mediante i nostri sforzi soltanto. Dio ci ha fatto l’uno per l’altro (cfr Gn 2,24) e soltanto in Dio e nella sua Chiesa possiamo trovare quell’unità che cerchiamo. Eppure, a fronte delle imperfezioni e delle delusioni sia individuali che istituzionali, noi siamo tentati a volte di costruire artificialmente una comunità "perfetta". Non si tratta di una tentazione nuova. La storia della Chiesa contiene molti esempi di tentativi di aggirare o scavalcare le debolezze ed i fallimenti umani per creare un’unità perfetta, un’utopia spirituale.
Tali tentativi di costruire l’unità in realtà la minano! Separare lo Spirito Santo dal Cristo presente nella struttura istituzionale della Chiesa comprometterebbe l’unità della comunità cristiana, che è precisamente il dono dello Spirito! Ciò tradirebbe la natura della Chiesa quale Tempio vivo dello Spirito Santo (cfr 1 Cor 3,16). E’ lo Spirito infatti che guida la Chiesa sulla via della piena verità e la unifica nella comunione e nelle opere del ministero (cfr Lumen gentium, 4). Purtroppo la tentazione di "andare avanti da soli" persiste. Alcuni parlano della loro comunità locale come di un qualcosa di separato dalla cosiddetta Chiesa istituzionale, descrivendo la prima come flessibile ed aperta allo Spirito, e la seconda come rigida e priva dello Spirito.
L’unità appartiene all’essenza della Chiesa (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 813); è un dono che dobbiamo riconoscere e aver caro. Questa sera preghiamo per il nostro proposito di coltivare l’unità: di contribuire ad essa! di resistere ad ogni tentazione di andarcene via! Poiché è esattamente l’ampiezza, la vasta visione della nostra fede – solida ed insieme aperta, consistente e insieme dinamica, vera e tuttavia sempre protesa ad una conoscenza più profonda – che possiamo offrire al nostro mondo. Cari giovani, non è forse a causa della vostra fede che amici in difficoltà o alla ricerca di senso nella loro vita si sono rivolti a voi? Siate vigilanti! Sappiate ascoltare! Attraverso le dissonanze e le divisioni del mondo, potete voi udire la voce concorde dell’umanità? Dal bimbo derelitto di un campo nel Darfur ad un adolescente turbato, ad un genitore in ansia in una qualsiasi periferia, o forse proprio ora dalle profondità del vostro cuore, emerge il medesimo grido umano che anela ad un riconoscimento, ad un’appartenenza, all’unità. Chi soddisfa questo desiderio umano essenziale ad essere uno, ad essere immerso nella comunione, ad essere edificato, ad essere guidato alla verità? Lo Spirito Santo! Questo è il suo ruolo: portare a compimento l’opera di Cristo. Arricchiti dei doni dello Spirito, voi avrete la forza di andare oltre le visioni parziali, la vuota utopia, la precarietà fugace, per offrire la coerenza e la certezza della testimonianza cristiana!
Amici, quando recitiamo il Credo affermiamo: "Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita". Lo "Spirito creatore" è la potenza di Dio che dà la vita a tutta la creazione ed è la fonte di vita nuova e abbondante in Cristo. Lo Spirito mantiene la Chiesa unita al suo Signore e fedele alla Tradizione apostolica. Egli è l’ispiratore delle Sacre Scritture e guida il Popolo di Dio alla pienezza della verità (cfr Gv 16,13). In tutti questi modi lo Spirito è il "datore di vita", che ci conduce al cuore stesso di Dio. Così, quanto più consentiamo allo Spirito di dirigerci, tanto maggiore sarà la nostra configurazione a Cristo e tanto più profonda la nostra immersione nella vita del Dio uno e trino.
Questa partecipazione alla natura stessa di Dio (cfr 2 Pt,1,4) avviene, nello svolgersi dei quotidiani eventi della vita, in cui Egli è sempre presente (cfr Bar 3,38). Vi sono momenti, tuttavia, nei quali possiamo essere tentati di ricercare un certo appagamento fuori di Dio. Gesù stesso chiese ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?" (Gv 6,67). Un tale allontanamento magari offre l’illusione della libertà. Ma dove ci porta? Da chi possiamo noi andare? Nei nostri cuori, infatti, sappiamo che solo il Signore ha "parole di vita eterna" (Gv 6,67-69). L’allontanamento da lui è solo un futile tentativo di fuggire da noi stessi (cfr S. Agostino, Confessioni VIII,7). Dio è con noi nella realtà della vita e non nella fantasia! Affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo ciò che noi cerchiamo! Perciò lo Spirito Santo con delicatezza, ma anche con risolutezza ci attira a ciò che è reale, a ciò che è durevole, a ciò che è vero. E’ lo Spirito che ci riporta alla comunione con la Trinità Santissima!
Lo Spirito Santo è stato in vari modi la Persona dimenticata della Santissima Trinità. Una chiara comprensione di lui sembra quasi fuori della nostra portata. E tuttavia quando ero ancora ragazzino, i miei genitori, come i vostri, mi insegnarono il segno della Croce e così giunsi presto a capire che c’è un Dio in tre Persone, e che la Trinità è al centro della fede e della vita cristiana. Quando crebbi in modo da avere una certa comprensione di Dio Padre e di Dio Figlio - i nomi significavano già parecchio - la mia comprensione della terza Persona della Trinità rimaneva molto carente. Perciò, da giovane sacerdote incaricato di insegnare teologia, decisi di studiare i testimoni eminenti dello Spirito nella storia della Chiesa. Fu in questo itinerario che mi ritrovai a leggere, tra gli altri, il grande sant’Agostino.
La sua comprensione dello Spirito Santo si sviluppò in modo graduale; fu una lotta. Da giovane aveva seguito il Manicheismo – uno di quei tentativi che ho menzionato prima, di creare un’utopia spirituale separando le cose dello spirito da quelle della carne. Di conseguenza, all’inizio egli era sospettoso di fronte all’insegnamento cristiano sull’incarnazione di Dio. E tuttavia la sua esperienza dell’amore di Dio presente nella Chiesa lo portò a cercarne la fonte nella vita del Dio uno e trino. Questo lo portò a tre particolari intuizioni sullo Spirito Santo come vincolo di unità all’interno della Santissima Trinità: unità come comunione, unità come amore durevole, unità come donante e dono. Queste tre intuizioni non sono soltanto teoriche. Esse aiutano a spiegare come opera lo Spirito. In un mondo in cui sia gli individui sia le comunità spesso soffrono dell’assenza di unità e di coesione, tali intuizioni ci aiutano a rimanere sintonizzati con lo Spirito e ad estendere e chiarire l’ambito della nostra testimonianza.
Perciò con l’aiuto di sant’Agostino, cerchiamo di illustrare qualcosa dell’opera dello Spirito Santo. Egli annota che le due parole "Spirito" e "Santo" si riferiscono a ciò che appartiene alla natura divina; in altre parole, a ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, alla loro comunione. Per cui, se la caratteristica propria dello Spirito è di essere ciò che è condiviso dal Padre e dal Figlio, Agostino ne conclude che la qualità peculiare dello Spirito è l’unità. Un’unità di comunione vissuta: un’unità di persone in relazione vicendevole di costante dono; il Padre e il Figlio che si donano l’uno all’altro. Cominciamo così ad intravedere, penso, quanto illuminante sia tale comprensione dello Spirito Santo come unità, come comunione. Una vera unità non può mai essere fondata su relazioni che neghino l’uguale dignità delle altre persone. E neppure l’unità è semplicemente la somma totale dei gruppi mediante i quali noi a volte cerchiamo di "definire" noi stessi. Di fatto, solo nella vita di comunione l’unità si sostiene e l’identità umana si realizza appieno: riconosciamo il comune bisogno di Dio, rispondiamo all’unificante presenza dello Spirito Santo e ci doniamo vicendevolmente nel servizio degli uni agli altri.
La seconda intuizione di Agostino – cioè, lo Spirito Santo come amore che permane – discende dallo studio che egli fece della Prima Lettera di san Giovanni, là dove l’autore ci dice che "Dio è amore" (1 Gv 4,16). Agostino suggerisce che queste parole, pur riferendosi alla Trinità nel suo insieme, debbono intendersi anche come espressive di una caratteristica particolare dello Spirito Santo. Riflettendo sulla natura permanente dell’amore – "chi resta nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui" (ibid.) – Agostino si chiede: è l’amore o lo Spirito che garantisce il dono durevole? E questa è la conclusione alla quale egli arriva: "Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l’amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!" (De Trinitate 15,17,31). È una magnifica spiegazione: Dio condivide se stesso come amore nello Spirito Santo. Che cosa d’altro possiamo sapere sulla base di questa intuizione? L’amore è il segno della presenza dello Spirito Santo! Le idee o le parole che mancano di amore – anche se appaiono sofisticate o sagaci – non possono essere "dello Spirito". Di più: l’amore ha un tratto particolare; lungi dall’essere indulgente o volubile, ha un compito o un fine da adempiere: quello di permanere. Per sua natura l’amore è durevole. Ancora una volta, cari amici, possiamo gettare un ulteriore colpo d’occhio su quanto lo Spirito Santo offre al mondo: amore che dissolve l’incertezza; amore che supera la paura del tradimento; amore che porta in sé l’eternità; il vero amore che ci introduce in una unità che permane!
La terza intuizione – lo Spirito Santo come dono - Agostino la deduce dalla riflessione su un passo evangelico che tutti conosciamo ed amiamo: il colloquio di Cristo con la samaritana presso il pozzo. Qui Gesù si rivela come il datore dell’acqua viva (cfr Gv 4,10), che viene poi qualificata come lo Spirito (cfr Gv 7,39; 1 Cor 12,13). Lo Spirito è "il dono di Dio" (Gv 4,10) – la sorgente interiore (cfr Gv 4,14) – che soddisfa davvero la nostra sete più profonda e ci conduce al Padre. Da tale osservazione Agostino conclude che il Dio che si concede a noi come dono è lo Spirito Santo (cfr De Trinitate, 15,18,32). Amici, ancora una volta gettiamo uno sguardo sulla Trinità all’opera: lo Spirito Santo è Dio che eternamente si dona; al pari di una sorgente perenne, egli offre niente di meno che se stesso. Osservando questo dono incessante, giungiamo a vedere i limiti di tutto ciò che perisce, la follia di una mentalità consumistica. In particolare, cominciamo a comprendere perché la ricerca di novità ci lascia insoddisfatti e desiderosi di qualcos’altro. Non stiamo noi forse ricercando un dono eterno? La sorgente che mai si esaurirà? Con la samaritana esclamiamo: Dammi di quest’acqua, così che non abbia più sete (cfr Gv 4,15)!
Carissimi giovani, abbiamo visto che è lo Spirito Santo a realizzare la meravigliosa comunione dei credenti in Cristo Gesù. Fedele alla sua natura di datore e insieme di dono, egli è ora all’opera mediante voi. Ispirati dalle intuizioni di sant’Agostino, fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!
Domani quello stesso dono dello Spirito verrà solennemente conferito ai nostri candidati alla Cresima. Io pregherò: "Dona loro lo spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà e riempili dello spirito del tuo santo timore". Questi doni dello Spirito – ciascuno dei quali, come ci ricorda san Francesco di Sales, è un modo per partecipare all’unico amore di Dio – non sono né un premio né un riconoscimento. Sono semplicemente donati (cfr 1 Cor 12,11). Ed essi esigono da parte del ricevente soltanto una risposta: "Accetto"! Percepiamo qui qualcosa del mistero profondo che è l’essere cristiani. Ciò che costituisce la nostra fede non è in primo luogo ciò che facciamo, ma ciò che riceviamo. Dopo tutto, molte persone generose che non sono cristiane possono realizzare ben di più di ciò che facciamo noi. Amici, accettate di essere introdotti nella vita trinitaria di Dio? Accettate di essere introdotti nella sua comunione d’amore?
I doni dello Spirito che operano in noi imprimono la direzione e danno la definizione della nostra testimonianza. Orientati per loro natura all’unità, i doni dello Spirito ci vincolano ancor più strettamente all’insieme del Corpo di Cristo (cfr Lumen gentium, 11), mettendoci meglio in grado di edificare la Chiesa, per servire così il mondo (cfr Ef 4,13). Ci chiamano ad un’attiva e gioiosa partecipazione alla vita della Chiesa: nelle parrocchie e nei movimenti ecclesiali, nelle lezioni di religione a scuola, nelle cappellanie universitarie e nelle altre organizzazioni cattoliche. Sì, la Chiesa deve crescere nell’unità, deve rafforzarsi nella santità, ringiovanirsi, e costantemente rinnovarsi (cfr Lumen gentium, 4). Ma secondo quali criteri? Quelli dello Spirito Santo! Volgetevi a lui, cari giovani, e scoprirete il vero senso del rinnovamento.
Questa sera, radunati sotto la bellezza di questo cielo notturno, i nostri cuori e le nostre menti sono ripiene di gratitudine verso Dio per il grande dono della nostra fede nella Trinità. Ricordiamo i nostri genitori e nonni, che hanno camminato al nostro fianco quando, mentre eravamo bambini, hanno sostenuto i primi passi del nostro cammino di fede. Ora, dopo molti anni, vi siete raccolti come giovani adulti intorno al Successore di Pietro. Sono ricolmo di profonda gioia nell’essere con voi. Invochiamo lo Spirito Santo: è lui l’artefice delle opere di Dio (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 741). Lasciate che i suoi doni vi plasmino! Come la Chiesa compie lo stesso viaggio con l’intera umanità, così anche voi siete chiamati ad esercitare i doni dello Spirito tra gli alti e i bassi della vita quotidiana. Fate sì che la vostra fede maturi attraverso i vostri studi, il lavoro, lo sport, la musica, l’arte. Fate in modo che sia sostenuta mediante la preghiera e nutrita mediante i Sacramenti, per essere così sorgente di ispirazione e di aiuto per quanti sono intorno a voi. Alla fine, la vita non è semplicemente accumulare, ed è ben più che avere successo. Essere veramente vivi è essere trasformati dal di dentro, essere aperti alla forza dell’amore di Dio. Accogliendo la potenza dello Spirito Santo, anche voi potete trasformare le vostre famiglie, le comunità, le nazioni. Liberate questi doni! Fate sì che sapienza, intelletto, fortezza, scienza e pietà siano i segni della vostra grandezza!
* * *
[In italiano]
Cari giovani italiani! Un saluto speciale a tutti voi! Custodite la fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nei vostri cuori, perché non abbia a spegnersi, ma anzi arda sempre più e diffonda luce e calore a chi incontrerete sulla vostra strada, specialmente a quanti hanno smarrito la fede e la speranza. La Vergine Maria vegli su di voi in questa notte ed ogni giorno della vostra vita.
[In francese]
Cari giovani di lingua francese, siete venuti a pregare questa sera lo Spirito Santo. La sua presenza silenziosa nel vostro cuore vi farà comprendere poco a poco il disegno di Dio per voi. Possa Egli accompagnarvi nella vostra vita quotidiana e condurvi verso una migliore conoscenza di Dio e del vostro prossimo! È Lui che dal più profondo del vostro essere vi spinge verso l'unica Verità divina e vi fa vivere autenticamente come fratelli].
[In tedesco]
Vi rivolgo un cordiale saluto cari giovani cristiani dei Paesi di lingua tedesca. Lo Spirito Santo, ambasciatore dell'amore di Dio, vuole dimorare nei vostri cuori. Concedetegli spazio in voi nell'ascolto della Parola di Dio, nella preghiera e nella vostra solidarietà verso i poveri e i sofferenti. Portate alle persone lo spirito della pace e della riconciliazione. Dio, dal quale proviene tutto il bene, realizzi ogni buona opera che realizzate in suo onore].
[In spagnolo]
Cari amici, lo Spirito Santo guida i nostri passi per seguire Gesù Cristo nel mondo di oggi, che si aspetta dai cristiani una parola di incoraggiamento e una testimonianza di vita che invitino a guardare con fiducia verso il futuro. Vi ricordo nelle mie preghiere, affinché rispondiate generosamente a quello che il Signore vi chiede e a quello a cui tutti gli uomini anelano. Che Dio vi benedica!
[In portoghese]
Miei cari amici, ricevete lo Spirito Santo, per essere Chiesa! Chiesa vuol dire tutti noi uniti come un corpo che riceve il suo influsso vitale da Gesù Cristo risorto. Questo dono è più grande dei nostri cuori, poiché nasce dal centro stesso della Santissima Trinità. Frutto e condizione: sentirsi parte gli uni degli altri, vivere in comunione. Per questo, giovani carissimi, accogliete dentro di voi la forza di vita che vi è in Gesù. Lasciatelo entrare nel vostro cuore. Lasciatevi plasmare dallo Spirito Santo.
[In inglese]
Ed ora, mentre ci disponiamo all’adorazione del Santissimo Sacramento, nel silenzio e nell’attesa ripeto a voi le parole pronunciate dalla beata Mary MacKillop quando aveva giusto ventisei anni: "Credi a ciò che Dio sussurra al tuo cuore!". Credete in lui! Credete alla potenza dello Spirito dell’amore!
[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]
Omelia di Benedetto XVI nella Messa con il clero australiano
Nella St. Mary’s Cathedral di Sydney
SYDNEY, sabato, 19 luglio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata questo sabato da Benedetto XVI durante la Santa Messa nella St. Mary’s Cathedral di Sydney, alla presenza di sacerdoti, diaconi, persone consacrate e in particolare dei seminaristi, dei novizi e delle novizie dell’arcidiocesi.
* * *
Cari Fratelli e Sorelle,
in questa nobile cattedrale ho la gioia di salutare i miei fratelli Vescovi e sacerdoti, e i diaconi, le persone consacrate e i laici dell’Arcidiocesi di Sydney. In modo del tutto speciale il mio saluto va ai seminaristi e ai giovani religiosi presenti in mezzo a noi. Come i giovani israeliti della prima lettura odierna, essi sono un segno di speranza e di rinnovamento per il popolo di Dio; e, come quei giovani israeliti, anch’essi avranno il compito di edificare la casa di Dio per la prossima generazione. Mentre ammiriamo questo magnifico edificio, come non pensare alle schiere di sacerdoti, religiosi e fedeli laici che, ciascuno secondo il proprio ruolo, hanno contribuito a costruire la Chiesa in Australia? Il pensiero va in particolare a quelle famiglie di coloni alle quali Padre Jeremiah O’Flynn affidò il Santissimo Sacramento al momento di partire, un “piccolo gregge” che ebbe caro e preservò quel tesoro prezioso, consegnandolo alle successive generazioni che edificarono questo grande tabernacolo alla gloria di Dio. Rallegriamoci per la loro fedeltà e perseveranza, e dedichiamoci a portare avanti le loro fatiche per la diffusione del Vangelo, per la conversione dei cuori e la crescita della Chiesa nella santità, nell’unità e nella carità!
Ci apprestiamo a celebrare la dedicazione del nuovo altare di questa veneranda cattedrale. Come il frontale scolpito ci ricorda in maniera potente, ogni altare è simbolo di Gesù Cristo, presente nel mezzo della sua Chiesa come sacerdote, altare e vittima (cfr Prefazio pasquale V). Crocifisso, sepolto e risorto dai morti, restituito alla vita nello Spirito e seduto alla destra del Padre, Cristo è divenuto il nostro Sommo Sacerdote, che intercede eternamente per noi. Nella liturgia della Chiesa, e soprattutto nel sacrificio della Messa consumato sugli altari del mondo, egli invita noi, membra del suo mistico Corpo, a condividere la sua auto-oblazione. Egli chiama noi, quale popolo sacerdotale della nuova ed eterna Alleanza, ad offrire, in unione con lui, i nostri quotidiani sacrifici per la salvezza del mondo.
Nell’odierna liturgia la Chiesa ci rammenta che, come questo altare, anche noi siamo stati consacrati, messi “a parte” per il servizio di Dio e l’edificazione del suo Regno. Troppo spesso, tuttavia, ci ritroviamo immersi in un mondo che vorrebbe mettere Dio “da parte”. Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza. Talvolta una simile mentalità, così totalmente opposta all’essenza del Vangelo, può persino offuscare la nostra stessa comprensione della Chiesa e della sua missione. Anche noi possiamo essere tentati di ridurre la vita di fede ad una questione di semplice sentimento, indebolendo così il suo potere di ispirare una visione coerente del mondo ed un dialogo rigoroso con le molte altre visioni che gareggiano per conquistarsi le menti e i cuori dei nostri contemporanei.
E tuttavia la storia, inclusa quella del nostro tempo, ci dimostra che la questione di Dio non può mai essere messa a tacere, come pure che l’indifferenza alla dimensione religiosa dell’esistenza umana in ultima analisi diminuisce e tradisce l’uomo stesso. Non è forse questo il messaggio proclamato dalla stupenda architettura di questa cattedrale? Non è forse questo il mistero della fede che viene annunciato da questo altare in ogni celebrazione dell’Eucaristia? La fede ci insegna che in Cristo Gesù, Parola incarnata, giungiamo a comprendere la grandezza della nostra stessa umanità, il mistero della nostra vita sulla terra ed il sublime destino che ci attende in cielo (cfr Gaudium et spes, 24).
La fede inoltre ci insegna che noi siamo creature di Dio, fatte a sua immagine e somiglianza, dotate di una dignità inviolabile e chiamate alla vita eterna. Laddove l’uomo viene sminuito, è il mondo che ci attornia ad essere sminuito; perde il proprio significato ultimo e manca il suo obiettivo. Ciò che ne emerge è una cultura non della vita, ma della morte. Come si può considerare questo un “progresso”? Al contrario, è un passo indietro, una forma di regressione, che in ultima analisi inaridisce le sorgenti stesse della vita sia degli individui che dell’intera società.
Sappiamo che alla fine – come sant’Ignazio di Loyola vide in modo così chiaro – l’unico vero “standard” su cui ogni realtà umana può essere misurata è la Croce ed il suo messaggio di amore non meritato che trionfa sul male, sul peccato e sulla morte, che crea vita nuova e perenne gioia. La Croce rivela che ritroviamo noi stessi solo donando le nostre vite, accogliendo l’amore di Dio come dono immeritato ed operando per condurre ogni uomo e ogni donna verso la bellezza di quell’amore e verso la luce della verità che sola reca salvezza al mondo.
È in questa verità – il mistero della fede – che siamo stati consacrati (cfr Gv 17,17-19), ed è in questa verità che siamo chiamati a crescere, con l’aiuto della grazia di Dio, nella quotidiana fedeltà alla sua parola, entro la comunione vivificante della Chiesa. E tuttavia come è difficile questo cammino di consacrazione! Esige una continua “conversione”, un morire sacrificale a se stessi che è la condizione per appartenere pienamente a Dio, un mutamento della mente e del cuore che porta vera libertà ed una nuova ampiezza di visione. La liturgia odierna ci offre un simbolo eloquente di quella trasformazione spirituale progressiva alla quale ciascuno di noi è chiamato. Dall’aspersione dell’acqua, dalla proclamazione della parola di Dio, dall’invocazione di tutti i Santi, fino alla preghiera di consacrazione, all’unzione e al lavacro dell’altare, al suo essere rivestito di bianco e addobbato di luce – tutti questi riti ci invitano a ri-vivere la nostra propria consacrazione nel Battesimo. Ci invitano a respingere il peccato e le sue false attrattive, e a bere sempre più profondamente alla sorgente vivificante della grazia di Dio.
Cari amici, possa questa celebrazione, alla presenza del Successore di Pietro, essere un momento di ridedicazione e di rinnovamento dell’intera Chiesa in Australia! Desidero qui fare una pausa per riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti o religiosi in questa Nazione. Questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore ed hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di sostenere e assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia. E’ una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani. In questi giorni, contrassegnati dalla celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù, siamo richiamati a riflettere su quale prezioso tesoro ci sia stato affidato nei nostri giovani, e quale grande parte della missione della Chiesa in questo Paese sia stata dedicata alla loro educazione e alla loro cura. Mentre la Chiesa in Australia continua, nello spirito del Vangelo, ad affrontare con efficacia questa seria sfida pastorale, mi unisco a voi nel pregare affinché questo tempo di purificazione porti con sé guarigione, riconciliazione e una fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo.
Desidero ora rivolgermi ai seminaristi ed ai giovani religiosi che stanno fra noi con un speciale parola di affetto e di incoraggiamento. Cari amici: con grande generosità vi siete incamminati su una particolare via di consacrazione, radicata nel vostro Battesimo e intrapresa in risposta alla chiamata personale del Signore. Vi siete impegnati, in modi diversi, ad accettare l’invito di Cristo a seguirlo, a lasciare dietro di voi ogni cosa e a dedicare la vostra vita al perseguimento della santità e al servizio del suo popolo.
Nel Vangelo di oggi il Signore ci chiama a “credere nella luce”(cfr Gv 12,36). Queste parole hanno un significato speciale per voi, cari giovani seminaristi e religiosi. Esse sono un appello a confidare nella verità della parola di Dio e a sperare fermamente nelle sue promesse. Esse ci invitano a vedere, con gli occhi della fede, l’opera infallibile della sua grazia tutt’intorno a noi, anche in quei tempi tenebrosi in cui tutti i nostri sforzi sembrano essere vani. Lasciate che questo altare, con l’immagine potente del Cristo Servo Sofferente, sia un’ispirazione costante per voi. Vi sono certamente dei momenti in cui ogni fedele discepolo sente la calura e il peso del giorno (cfr Mt 20,12), e la lotta per dare profetica testimonianza ad un mondo che può apparire sordo alle esigenze della parola di Dio. Ma non abbiate paura! Credete nella luce! Prendete a cuore la verità che abbiamo udito oggi nella seconda lettura: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8). La luce di Pasqua continua a scacciare le tenebre!
Il Signore ci chiama a camminare nella luce (cfr Gv 12,35). Ciascuno di voi ha intrapreso la più grande e la più gloriosa delle battaglie, quella di essere consacrati nella verità, di crescere nella virtù, di raggiungere l’armonia fra pensieri e ideali, da una parte, e parole ed azioni, dall’altra. Entrate con sincerità e in maniera profonda nella disciplina e nello spirito dei vostri programmi di formazione. Camminate ogni giorno nella luce di Cristo mediante la fedeltà alla preghiera personale e liturgica, nutriti dalla meditazione della parola ispirata di Dio. I Padri della Chiesa amavano vedere le Scritture come un paradiso spirituale, un giardino dove possiamo camminare liberamente con Dio, ammirando la bellezza e l’armonia del suo piano salvifico mentre porta frutto nella nostra stessa vita, nella vita della Chiesa e lungo tutta la storia. La preghiera, dunque, e la meditazione della parola di Dio siano la lampada che illumina, purifica e guida i vostri passi lungo la via che il Signore ha segnato per voi. Fate della celebrazione quotidiana dell’Eucaristia il centro della vostra vita. In ogni messa, quando il Corpo e il Sangue del Signore vengono elevati al termine della Preghiera eucaristica, sollevate il vostro cuore e la vostra vita in Cristo, con Lui e per Lui, nell’unità dello Spirito Santo, quale amorevole sacrificio a Dio nostro Padre.
Così, cari giovani seminaristi e religiosi, voi stessi diverrete altari viventi, sui quali l’amore sacrificale di Cristo viene reso presente quale ispirazione e sorgente di nutrimento spirituale per quanti incontrerete. Abbracciando la chiamata del Signore a seguirlo in castità, povertà e obbedienza, avete intrapreso il viaggio di un discepolato radicale che vi renderà “segni di contraddizione” (cfr Lc 2,34) per molti dei vostri contemporanei. Modellate quotidianamente la vostra vita sull’amorevole auto-oblazione del Signore stesso in obbedienza alla volontà del Padre. In tal modo scoprirete la libertà e la gioia che possono attrarre altri a quell’Amore che è oltre ogni altro amore come sua fonte e suo compimento ultimo. Non dimenticate mai che la castità per il Regno significa abbracciare una vita dedicat completamente all’amore, un amore che vi rende
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















