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Il Presidente della CEI:i laici devono“spendersi in politica
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Il Presidente della CEI: i laici devono “spendersi in prima persona” in politica

Intervento di monsignor Bagnasco alla Settimana Sociale apertasi a Pistoia


PISTOIA, giovedì, 18 ottobre 2007 (ZENIT.org).- I laici “sono chiamati a spendersi in prima persona” nell'ambito politico, ha spiegato monsignor Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Nel suo saluto ai partecipanti alla 45ª Settimana Sociale (Pistoia, Pisa, 18-21 ottobre), il presule ha ricordato l’impegno dei laici ad essere protagonisti in politica “attraverso l’esercizio delle loro competenze e contestualmente in ascolto del Magistero della Chiesa”.

La Settimana Sociale, ha ricordato il Presidente della CEI, rappresenta un’occasione per “mettere in evidenza il filo che lega le diverse Settimane, per continuare a tessere con esso una trama di amore e responsabilità civile”.

Riprendendo il tema della 45ª Settimana Sociale, “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”, monsignor Bagnasco ha osservato che si tratta del “bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti (Sollicitudo rei socialis, 38)”.

“Sappiamo bene che, misurandoci con questo tema, siamo proiettati non solo al centro della Dottrina sociale della Chiesa, ma anche nel vivo del suo dinamismo”, ha commentato.

Secondo il presule, è necessario ridare al concetto di bene comune – inteso come “la dimensione sociale e comunitaria del bene morale” – un’attualizzata efficacia operativa.

Per raggiungere questo obiettivo serve “una forte proposta educativa in grado di introdurre alla vita e alla realtà intera, capace di giudizio, di proposte alte, di impegno concreto e continuo, cordialmente aperta al bene di tutti e di ciascuno a prezzo di interessi individuali o particolari, a prezzo del proprio personale sacrificio”.

“La dimensione religiosa – come la storia umana attesta – costituisce un fattore imprescindibile del bene comune, è principio e fondamento di molti altri beni e diritti – ha osservato Bagnasco –. Per questo la società non perseguirebbe il proprio fine senza l’esplicito riconoscimento e la concreta promozione di questa sorgiva e fondativa istanza”.

Secondo il presule, i cristiani sono chiamati ad applicare il magistero conciliare “sulle nuove frontiere di questi anni, partendo dalla persona e ritornando alla persona, secondo una precisa concezione della persona e dei ‘valori’ che ad essa sono collegati”, che in quanto tali “appaiono ‘non negoziabili’, cioè non riconducibili al processo di secolarizzazione e di relativizzazione”.

“Sono qui i capisaldi della storia e della tradizione del nostro popolo, insieme alla garanzia per un futuro all’altezza dei nostri grandi fondamenti”, ha aggiunto.

Tra questi valori, ha ricordato “l’intangibilità della persona e della vita umana, dal concepimento fino al naturale tramonto”, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e di una donna, e “aperta a quei figli di cui l’Italia e l’Europa che invecchiano hanno così tanto bisogno”, il “valore incommensurabile della libertà che – lungi dall’essere mero arbitrio – è impegnativa adesione al bene e alla verità”.

“In questo senso continueremo a mettere al centro quella che abbiamo definito la ‘questione antropologica’, nella concretezza delle sue molteplici dimensioni, grazie all’apporto insostituibile del Progetto Culturale della Chiesa italiana, così da offrire a tutti un contributo di proposta, di chiarezza, di serenità”, ha annunciato.

“Il discernimento, come ascolto e proposta, elaborazione e comunicazione, come servizio comunitario e atteggiamento ecclesiale, è il metodo della nostra Settimana sociale”, ha concluso.

Nel corso dei quattro giorni di incontri della Settimana Sociale interverranno 32 relatori, 1000 delegati e 65 Vescovi in rappresentanza di 160 diocesi.


da: News dal Vaticano (rubrica in vivicentro)
  





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