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Giovedì, 21 Agosto : 2008 Brescia Oggi
IL CASO. In soli quattro mesi è stato visitato da 7.500 «navigatori» un video bresciano che fa un ritratto al vetriolo della città e trasuda intolleranza. Ed è polemica
Quattro mesi e oltre 7500 visite. Si trattasse di pubblicizzare un prodotto, i numeri sarebbero quantomeno interessanti. Invece «Brescia is burning» pubblicato su YouTube da Okkiproject sulla scorta di «Milano in burning», lanciato un paio d’anni fa da Radio DeeJay, è un video di 4 minuti e 25 secondi che propone un ritratto al vetriolo della città.
Nel mirino, con sottofondo una musica rap, tutto quel che riguarda Brescia. In primis le mode giovanili, spaziando dalle scarpe alle tradizioni della movida bresciana fino alle auto di tendenza. Punti di vista: in seconda battuta il rapper improvvisato se la prende con gli extracomunitari e i meridionali; accusati senza mezzi termini di essere diversi, catalogati addirittura tra le persone «odiate». Con tanto di sovrimpressione, «passaggio tecnologico» che allontana il rap al veleno da uno sfogo improvviso e frutto del dilettantismo.
Finito il ritratto sulla multietnicità della città, sullo schermo online compare l’immagine di Paolo Corsini. Contemporaneamente il «parlato» racconta di una città in cui ci sarebbe molto da cambiare. Nel mirino, inevitabilmente, la vecchia amministrazione comunale sostituita all’ultima tornata da quella guidata da Adriano Paroli.
Il seguito è dedicato al calcio, ma non a quello giocato: allo stadio, secondo il rapper, ci si va solo per fumare e per picchiare gli altri tifosi. Emerge una rivalità radicata con i bergamaschi. Il finale però è a sorpresa: dopo aver sparato a zero su locali, personaggi politici e varie case costruttrici di automobili, nei titoli di coda ecco la scritta «ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale», che sembra scagionare l’autore. Come dire che, parlando di Brescia, Paolo Corsini è stato chiamato in causa casualmente e un locale ben preciso, proprio di Brescia, è stato preso ad esempio solo per volere della sorte. Una escamotage evidente, per giustificare frasi che trasudano intolleranza razziale. «Espressioni estremizzare per sottolineare maggiormente alcuni aspetti» dice Okkiproject.
«Diversivi» che non hanno impedito al video di diventare uno dei più visti su YouTube riguardo a Brescia: non a caso è lui il primo della lista ad apparire dopo l’inserimento del nome della città nel motore di ricerca interno. Inevitabile che, come in tutti quei portali dove ognuno può fornire il suo contributo, il dibattito si sia scatenato nel volgere di pochi giorni.
Il fronte dei commenti è spaccato in due. Qualcuno condivide l’idea di Okkiproject, autore del video. «È proprio così purtroppo!», firmato Boglio84. Gli fa eco Suscia87 che sottolinea come «purtroppo è così, una città dove non c’è mai niente da fare, brutte facce ovunque». Tra espressioni non proprio ortodosse i commenti di approvazione non mancano e superano quelli contrari. Tra questi anche quelli di devilsweetdevil74 che osserva: «Sono stato due settimane a Brescia con la mia Fiesta vecchia targata Foggia ma nessuno mi ha trattato male. Non è che commentate alle spalle?». Il partito dei «contro», seppur in minoranza, esiste. Formato anche da bresciani.
Nel mirino, con sottofondo una musica rap, tutto quel che riguarda Brescia. In primis le mode giovanili, spaziando dalle scarpe alle tradizioni della movida bresciana fino alle auto di tendenza. Punti di vista: in seconda battuta il rapper improvvisato se la prende con gli extracomunitari e i meridionali; accusati senza mezzi termini di essere diversi, catalogati addirittura tra le persone «odiate». Con tanto di sovrimpressione, «passaggio tecnologico» che allontana il rap al veleno da uno sfogo improvviso e frutto del dilettantismo.
Finito il ritratto sulla multietnicità della città, sullo schermo online compare l’immagine di Paolo Corsini. Contemporaneamente il «parlato» racconta di una città in cui ci sarebbe molto da cambiare. Nel mirino, inevitabilmente, la vecchia amministrazione comunale sostituita all’ultima tornata da quella guidata da Adriano Paroli.
Il seguito è dedicato al calcio, ma non a quello giocato: allo stadio, secondo il rapper, ci si va solo per fumare e per picchiare gli altri tifosi. Emerge una rivalità radicata con i bergamaschi. Il finale però è a sorpresa: dopo aver sparato a zero su locali, personaggi politici e varie case costruttrici di automobili, nei titoli di coda ecco la scritta «ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale», che sembra scagionare l’autore. Come dire che, parlando di Brescia, Paolo Corsini è stato chiamato in causa casualmente e un locale ben preciso, proprio di Brescia, è stato preso ad esempio solo per volere della sorte. Una escamotage evidente, per giustificare frasi che trasudano intolleranza razziale. «Espressioni estremizzare per sottolineare maggiormente alcuni aspetti» dice Okkiproject.
«Diversivi» che non hanno impedito al video di diventare uno dei più visti su YouTube riguardo a Brescia: non a caso è lui il primo della lista ad apparire dopo l’inserimento del nome della città nel motore di ricerca interno. Inevitabile che, come in tutti quei portali dove ognuno può fornire il suo contributo, il dibattito si sia scatenato nel volgere di pochi giorni.
Il fronte dei commenti è spaccato in due. Qualcuno condivide l’idea di Okkiproject, autore del video. «È proprio così purtroppo!», firmato Boglio84. Gli fa eco Suscia87 che sottolinea come «purtroppo è così, una città dove non c’è mai niente da fare, brutte facce ovunque». Tra espressioni non proprio ortodosse i commenti di approvazione non mancano e superano quelli contrari. Tra questi anche quelli di devilsweetdevil74 che osserva: «Sono stato due settimane a Brescia con la mia Fiesta vecchia targata Foggia ma nessuno mi ha trattato male. Non è che commentate alle spalle?». Il partito dei «contro», seppur in minoranza, esiste. Formato anche da bresciani.
Ultima modifica di Redazione il 18 Ott 2008 19:31, modificato 2 volte in totale
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















