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Venerdì, 25 Luglio : 2008
(di Anna Laura Bussa)
ROMA - Dalla giustizia all'immigrazione. Lo scontro tra i poli non si placa: cambia solo fronte. E stavolta ad accendere la miccia è la decisione presa dal Consiglio dei ministri di estendere l'emergenza clandestini all'intero territorio nazionale "al fine di potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno". "E' una semplice decisione burocratica" butta acqua sul fuoco il ministro della Difesa Ignazio La Russa. "Serve solo ad accelerare le procedure per la costruzione dei nuovi Centri di espulsione", aggiunge. Ma la polemica divampa lo stesso in un batter d'occhio. Complici, forse, anche dichiarazioni come quella del capogruppo della Lega alla Camera Roberto Cota, secondo il quale si tratta di un "segnale forte per far capire che l'immigrazione clandestina non è più tollerata".
Il centrosinistra lancia l'offensiva con il ministro dell'Interno del governo ombra Marco Minniti, che esprime preoccupazione per la misura presa e chiede spiegazioni al governo. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, subissato di richieste della minoranza, invita il governo a riferire in Aula entro martedì. L'intervento del numero uno di Montecitorio testimonia le preoccupazioni, anche istituzionali, che ha suscitato la decisione del governo. Anche dal Quirinale trapela un certo stupore e rammarico per le modalità di adozione di un provvedimento che tocca temi così sensibili. Alla fine, l'appuntamento con il ministro dell'Interno è fissato alla Camera per martedì pomeriggio. Intanto, però, Roberto Maroni convoca una conferenza stampa per tentare di rasserenare il clima.
Nonostante ci sia già stata una nota del Viminale che definiva la misura del Cdm "un provvedimento tecnico, già adottato nel passato, utile per ricorrere a procedure accelerate per la gestione" e la ristrutturazione "dei nuovi centri di accoglienza". E spiega che si tratta solo "della proroga di una proroga": nulla di allarmante. Anzi, attacca, si è scatenata "una polemica degna della peggior politica". Ma l'opposizione resta un fiume in piena. "E' una decisione abominevole - tuona il vice capogruppo del Pd alla Camera Gianclaudio Bressa - non essendo capaci di governare su cose vere e importanti puntano alla paura della gente.
Sono dei mascalzoni". "E' un clima da stato di polizia", gli fa eco il vicepresidente della Camera Rosy Bindi. "Impugneremo la decisione del Cdm davanti alla Consulta", dice il governatore della Puglia Nichi Vendola, "questo è un pezzo di fascismo". Ma anche dalla maggioranza si rincara la dose: "Negare che il problema dell'immigrazione clandestina sia emergenza nazionale - afferma il vice capogruppo Pdl alla Camera Italo Bocchino - significa ignorare i dati sulla criminalità. Se il 2% di coloro che dimorano in Italia diventano il 5% e il 40% della popolazione carceraria significa che c'é un'emergenza documentata alla quale vogliamo dare risposte chiare, immediate e intransigenti".
Anche l'Udc è sul piede di guerra. Il segretario Lorenzo Cesa teme "l'ennesimo spot" e chiede al governo di riferire in Parlamento. Il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione ricorda che esistono leggi ordinarie efficacissime e che "l'Italia non ha bisogno di provvedimenti disumani e straordinari". Il Pdci poi non ha dubbi: "Dopo l'aggravante della clandestinità e le impronte ai bimbi rom - dice Pino Sgobio - siamo giunti alla dichiarazione di guerra nei confronti degli extracomunitari". E mentre l'ulivista del Pd Franco Monaco bolla l'intera vicenda come una "pubblicità-regresso", Bobo Craxi parla di "provvedimento razzista" e dà a Maroni della "faccia di bronzo" per non "rendersi conto dell'enormità dichiarata". Difende l'operato del governo, invece, Isabella Bertolini (Pdl) che accusa il centrosinistra di "buonismo terzomondista" e di "peloso multiculturalismo". "Chi fa queste polemiche - taglia corto il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri - è ignorante, in malafede e un bugiardo fenomenale". Lo stato di emergenza, spiega, "serve per permettere alle strutture di accoglienza di organizzarsi per l'accoglimento e l'identificazione degli immigrati".
Il centrosinistra lancia l'offensiva con il ministro dell'Interno del governo ombra Marco Minniti, che esprime preoccupazione per la misura presa e chiede spiegazioni al governo. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, subissato di richieste della minoranza, invita il governo a riferire in Aula entro martedì. L'intervento del numero uno di Montecitorio testimonia le preoccupazioni, anche istituzionali, che ha suscitato la decisione del governo. Anche dal Quirinale trapela un certo stupore e rammarico per le modalità di adozione di un provvedimento che tocca temi così sensibili. Alla fine, l'appuntamento con il ministro dell'Interno è fissato alla Camera per martedì pomeriggio. Intanto, però, Roberto Maroni convoca una conferenza stampa per tentare di rasserenare il clima.
Nonostante ci sia già stata una nota del Viminale che definiva la misura del Cdm "un provvedimento tecnico, già adottato nel passato, utile per ricorrere a procedure accelerate per la gestione" e la ristrutturazione "dei nuovi centri di accoglienza". E spiega che si tratta solo "della proroga di una proroga": nulla di allarmante. Anzi, attacca, si è scatenata "una polemica degna della peggior politica". Ma l'opposizione resta un fiume in piena. "E' una decisione abominevole - tuona il vice capogruppo del Pd alla Camera Gianclaudio Bressa - non essendo capaci di governare su cose vere e importanti puntano alla paura della gente.
Sono dei mascalzoni". "E' un clima da stato di polizia", gli fa eco il vicepresidente della Camera Rosy Bindi. "Impugneremo la decisione del Cdm davanti alla Consulta", dice il governatore della Puglia Nichi Vendola, "questo è un pezzo di fascismo". Ma anche dalla maggioranza si rincara la dose: "Negare che il problema dell'immigrazione clandestina sia emergenza nazionale - afferma il vice capogruppo Pdl alla Camera Italo Bocchino - significa ignorare i dati sulla criminalità. Se il 2% di coloro che dimorano in Italia diventano il 5% e il 40% della popolazione carceraria significa che c'é un'emergenza documentata alla quale vogliamo dare risposte chiare, immediate e intransigenti".
Anche l'Udc è sul piede di guerra. Il segretario Lorenzo Cesa teme "l'ennesimo spot" e chiede al governo di riferire in Parlamento. Il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione ricorda che esistono leggi ordinarie efficacissime e che "l'Italia non ha bisogno di provvedimenti disumani e straordinari". Il Pdci poi non ha dubbi: "Dopo l'aggravante della clandestinità e le impronte ai bimbi rom - dice Pino Sgobio - siamo giunti alla dichiarazione di guerra nei confronti degli extracomunitari". E mentre l'ulivista del Pd Franco Monaco bolla l'intera vicenda come una "pubblicità-regresso", Bobo Craxi parla di "provvedimento razzista" e dà a Maroni della "faccia di bronzo" per non "rendersi conto dell'enormità dichiarata". Difende l'operato del governo, invece, Isabella Bertolini (Pdl) che accusa il centrosinistra di "buonismo terzomondista" e di "peloso multiculturalismo". "Chi fa queste polemiche - taglia corto il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri - è ignorante, in malafede e un bugiardo fenomenale". Lo stato di emergenza, spiega, "serve per permettere alle strutture di accoglienza di organizzarsi per l'accoglimento e l'identificazione degli immigrati".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).



















