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Mercoledì, 9 Luglio : 2008 La Stampa
Poco più di duecento i minori identificati, a Roma si procederà attraverso le foto e a Genova è iniziata la protesta
FLAVIA AMABILE
Essere contro la schedatura dei bambini rom attraverso le impronte è di destra o di sinistra? Lo chiedo perché a schierarsi contro sono stati anche il sindaco e il prefetto di Roma, Gianni Alemanno e Carlo Mosca, nessuno dei quali può essere spacciato come un comunista come si tenderebbe a fare.
E allora, lasciando perdere le solite etichette, vediamo che cosa ha raccolto il governo sulla proposta del ministro Maroni di rilevare le impronte dei minori rom. Ieri c’è stato un incontro tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno - che da giorni andava ribadendo di essere contrario - e il ministro dell’Interno Roberto Maroni che invece dell’iniziativa è l’ideatore oltre che il principale sostenitore.
Prima di entrare al Viminale, Alemanno aveva chiarito ancora una volta la sua posizione. «Sono contrario alle impronte prese ai bambini e sono convinto che Maroni non abbia voluto schedare nessuno ma tutelare i più piccoli. C’è stato un equivoco, una sorta di forzatura». All’uscita, invece, la posizione del sindaco di Roma era più morbida. Anche perché nella sua città il prefetto si è opposto alle impronte e si procederà al censimento a partire da domani usando le foto. Le operazioni di controllo dovrebbero riguardare circa 9 mila nomadi, il 50% dei quali sono minori di 18 anni. Si comincerà dai 50 insediamenti abusivi per poi passare ai 22 campi autorizzati.
A Napoli sono già una cinquantina i nomadi minorenni (ma tutti di più di 14 anni) identificati attraverso le impronte digitali su un totale di 615 censiti. A Milano, dove le prime ricognizioni risalgono a marzo-aprile, ne sono stati controllati 165. Ed anche qui il prefetto Gian Valerio Lombardi ha spiegato che «se non c’è bisogno di prendere le impronte non le prendiamo». Infatti, un gruppo di legali ha denunciato la «gravissima discriminazione» e ieri ha depositato un ricorso davanti al Tribunale civile di Milano a favore di due italiani sinti chiamando in causa il Ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio, la Prefettura e la Questura di Milano e il Comune del capoluogo, nelle persone di Roberto Maroni, Silvio Berlusconi, Gian Valerio Lombardi, Vincenzo Indolfi.
E anche ai deputati del Parlamento europeo la vicenda delle impronte non è piaciuta molto. Il neo eurodeputato Fabio Ciani (Pd-Alde) ha protato le «prove» delle accuse dell’Assemblea di Strasburgo contro il governo italiano per la «schedatura etnica» dei rom. Ciani, ha portato con sé un facsimile di una scheda che è stata usata per il censimento un campo nomadi Napoli, e l’ha letta in aula. Si chiedeva di indicare, oltre alle normali generalità (nome, cognome, sesso, data e luogo di nascita) e al grado d’istruzione, all’attività lavorativa e l’eventuale detenzione di un permesso di soggiorno (che però riguarda solo i cittadini extracomunitari), anche la religione e l’etnia. La scheda conteneva poi, oltre alla foto, le impronte digitali.
Lasciando perdere le tifoserie politiche, insomma, l'idea di Roberto Maroni per il momento non sembra aver incontrato grandi consensi. Nemmeno Berlusconi, per non parlare della Chiesa cattolica lo hanno appoggiato. A Genova e anche in molte altre parti d'Italia si preparano a dare battaglia. Ancora qualche mese di tempo, in autunno si saprà se la Lega incasserà qualcosa di più dei circa duecento minori identificati finora.
E allora, lasciando perdere le solite etichette, vediamo che cosa ha raccolto il governo sulla proposta del ministro Maroni di rilevare le impronte dei minori rom. Ieri c’è stato un incontro tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno - che da giorni andava ribadendo di essere contrario - e il ministro dell’Interno Roberto Maroni che invece dell’iniziativa è l’ideatore oltre che il principale sostenitore.
Prima di entrare al Viminale, Alemanno aveva chiarito ancora una volta la sua posizione. «Sono contrario alle impronte prese ai bambini e sono convinto che Maroni non abbia voluto schedare nessuno ma tutelare i più piccoli. C’è stato un equivoco, una sorta di forzatura». All’uscita, invece, la posizione del sindaco di Roma era più morbida. Anche perché nella sua città il prefetto si è opposto alle impronte e si procederà al censimento a partire da domani usando le foto. Le operazioni di controllo dovrebbero riguardare circa 9 mila nomadi, il 50% dei quali sono minori di 18 anni. Si comincerà dai 50 insediamenti abusivi per poi passare ai 22 campi autorizzati.
A Napoli sono già una cinquantina i nomadi minorenni (ma tutti di più di 14 anni) identificati attraverso le impronte digitali su un totale di 615 censiti. A Milano, dove le prime ricognizioni risalgono a marzo-aprile, ne sono stati controllati 165. Ed anche qui il prefetto Gian Valerio Lombardi ha spiegato che «se non c’è bisogno di prendere le impronte non le prendiamo». Infatti, un gruppo di legali ha denunciato la «gravissima discriminazione» e ieri ha depositato un ricorso davanti al Tribunale civile di Milano a favore di due italiani sinti chiamando in causa il Ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio, la Prefettura e la Questura di Milano e il Comune del capoluogo, nelle persone di Roberto Maroni, Silvio Berlusconi, Gian Valerio Lombardi, Vincenzo Indolfi.
E anche ai deputati del Parlamento europeo la vicenda delle impronte non è piaciuta molto. Il neo eurodeputato Fabio Ciani (Pd-Alde) ha protato le «prove» delle accuse dell’Assemblea di Strasburgo contro il governo italiano per la «schedatura etnica» dei rom. Ciani, ha portato con sé un facsimile di una scheda che è stata usata per il censimento un campo nomadi Napoli, e l’ha letta in aula. Si chiedeva di indicare, oltre alle normali generalità (nome, cognome, sesso, data e luogo di nascita) e al grado d’istruzione, all’attività lavorativa e l’eventuale detenzione di un permesso di soggiorno (che però riguarda solo i cittadini extracomunitari), anche la religione e l’etnia. La scheda conteneva poi, oltre alla foto, le impronte digitali.
Lasciando perdere le tifoserie politiche, insomma, l'idea di Roberto Maroni per il momento non sembra aver incontrato grandi consensi. Nemmeno Berlusconi, per non parlare della Chiesa cattolica lo hanno appoggiato. A Genova e anche in molte altre parti d'Italia si preparano a dare battaglia. Ancora qualche mese di tempo, in autunno si saprà se la Lega incasserà qualcosa di più dei circa duecento minori identificati finora.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












