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Giovedì, 31 Luglio : 2008 - GIUSEPPE DELFRATE - Chiari -
In ogni comunità, piccola o grande, soprattutto, oggi in cui ci troviamo in una società complessa e multietnica possono emergere alcuni problemi di rilevanza sociale.
- A coloro che hanno la responsabilità politica è richiesta la capacità e l’impegno per trovare ad ogni problematica le migliori soluzioni orientate verso il bene delle comunità, che significa il bene di tutti i suoi membri.
- La peggiore scelta che un responsabile politico può compiere è di fingere di ignorare il problema o di volerlo accantonare per la mancanza di coraggio nel guardare al futuro. - È quanto ha fatto la Giunta leghista di Chiari, guidata dall’avvocato Sandro Mazzatorta riguardo alla presenza degli immigrati che hanno raggiunto il 14% del totale della popolazione con residenza a Chiari, con un forte incremento negli ultimi anni.
- Oggi, a Chiari abbiamo circa 2.500 cittadini di origine straniera; dei quali 1.000 sono albanesi, quasi 700 romeni, 210 marocchini e via a scalare.
- Queste persone hanno trovato casa nel centro storico della Città attraverso contratti di affitto stipulati dai proprietari e/o da società immobiliari, mentre diversi clarensi hanno deciso di lasciare il Centro per occupare le nuove abitazioni periferiche.
- Si tratta di immigrati che lavorano, più o meno regolarmente, presso le nostre imprese edili, o che svolgono altri lavori quasi abbandonati dagli italiani. Circa l’80% abita con la rispettiva, giovane, famiglia. Infatti i bambini, figli di immigrati, aumentano.
- Di fronte a questa realtà nessuno può ancora, responsabilmente, parlare di chiusure o di «cacciata degli stranieri» che abitano nelle case di proprietà dei clarensi pagando dei consistenti affitti.
- L’unica strada da intraprendere, anche se scontiamo un notevole ritardo culturale rispetto a tanti altri comuni vicini è quella di favorire e di ricercare il confronto e il dialogo con le varie comunità di cittadini stranieri, con l’obbiettivo di arrivare ad una possibile integrazione sociale.
- In che modo? - Facendo tutto alla luce del sole.
- Come i clarensi hanno creato diverse associazioni con finalità culturali, socio assistenziali, sportive ed umanitarie in genere, con una loro sede e dei responsabili democraticamente eletti all’interno dei rispettivi organismi, così le comunità di immigrati possono farlo.
- Anzi, gli esempi che abbiamo attorno dimostrano che, là dove gli immigrati si ritrovano in piccole comunità diventa più facile per le Istituzioni avere dei punti e delle persone di riferimento. Se, poi, come è auspicabile, nominano e retribuiscono dei mediatori sociali si vengono a superare diffidenze reciproche.
- In questo impegno, alla ricerca di proficue collaborazioni delle Comunità con le Istituzioni locali sarebbe utile la pubblicazione annuale dell’andamento demografico, accompagnato dalla esposizione di tutti i dati utili e non sensibili, proprio perché ogni cittadino possa rispecchiarsi nella realtà nella quale è inserito.
- Credo che, a questo punto avremo fatto un percorso di grande utilità sociale e superato ogni tentativo di rimanere prigionieri delle nostre chiusure e paure, dovute alla mancanza di coraggio
- A coloro che hanno la responsabilità politica è richiesta la capacità e l’impegno per trovare ad ogni problematica le migliori soluzioni orientate verso il bene delle comunità, che significa il bene di tutti i suoi membri.
- La peggiore scelta che un responsabile politico può compiere è di fingere di ignorare il problema o di volerlo accantonare per la mancanza di coraggio nel guardare al futuro. - È quanto ha fatto la Giunta leghista di Chiari, guidata dall’avvocato Sandro Mazzatorta riguardo alla presenza degli immigrati che hanno raggiunto il 14% del totale della popolazione con residenza a Chiari, con un forte incremento negli ultimi anni.
- Oggi, a Chiari abbiamo circa 2.500 cittadini di origine straniera; dei quali 1.000 sono albanesi, quasi 700 romeni, 210 marocchini e via a scalare.
- Queste persone hanno trovato casa nel centro storico della Città attraverso contratti di affitto stipulati dai proprietari e/o da società immobiliari, mentre diversi clarensi hanno deciso di lasciare il Centro per occupare le nuove abitazioni periferiche.
- Si tratta di immigrati che lavorano, più o meno regolarmente, presso le nostre imprese edili, o che svolgono altri lavori quasi abbandonati dagli italiani. Circa l’80% abita con la rispettiva, giovane, famiglia. Infatti i bambini, figli di immigrati, aumentano.
- Di fronte a questa realtà nessuno può ancora, responsabilmente, parlare di chiusure o di «cacciata degli stranieri» che abitano nelle case di proprietà dei clarensi pagando dei consistenti affitti.
- L’unica strada da intraprendere, anche se scontiamo un notevole ritardo culturale rispetto a tanti altri comuni vicini è quella di favorire e di ricercare il confronto e il dialogo con le varie comunità di cittadini stranieri, con l’obbiettivo di arrivare ad una possibile integrazione sociale.
- In che modo? - Facendo tutto alla luce del sole.
- Come i clarensi hanno creato diverse associazioni con finalità culturali, socio assistenziali, sportive ed umanitarie in genere, con una loro sede e dei responsabili democraticamente eletti all’interno dei rispettivi organismi, così le comunità di immigrati possono farlo.
- Anzi, gli esempi che abbiamo attorno dimostrano che, là dove gli immigrati si ritrovano in piccole comunità diventa più facile per le Istituzioni avere dei punti e delle persone di riferimento. Se, poi, come è auspicabile, nominano e retribuiscono dei mediatori sociali si vengono a superare diffidenze reciproche.
- In questo impegno, alla ricerca di proficue collaborazioni delle Comunità con le Istituzioni locali sarebbe utile la pubblicazione annuale dell’andamento demografico, accompagnato dalla esposizione di tutti i dati utili e non sensibili, proprio perché ogni cittadino possa rispecchiarsi nella realtà nella quale è inserito.
- Credo che, a questo punto avremo fatto un percorso di grande utilità sociale e superato ogni tentativo di rimanere prigionieri delle nostre chiusure e paure, dovute alla mancanza di coraggio
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















