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Incartamento su caso di: don Marco Baresi
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Messaggio Don Marco Baresi verrà processato 
 

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Venerdì, 11 Luglio : 2008

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Processi

Don Marco Baresi verrà processato


(red) Si è conclusa con il rinvio a giudizio di don Marco Baresi, ex vicedirettore del seminario vescovile di via Bollani a Brescia, l’udienza preliminare svoltasi davanti al gup del tribunale Carlo Bianchetti.
Il religioso dovrà rispondere di abusi sessuali nei confronti di un ex seminarista, all’epoca dei fatti minorenne. Il ragazzo aveva raccontato la storia al suo analista che l’aveva in cura da qualche tempo e che l’aveva convinto a denunciare i fatti alla magistratura.
Il prelato, originario di Chiari e molto conosciuto negli ambienti della Curia cittadina, era stato arrestato a sorpresa su richiesta del pm Simone Marcon il 30 novembre scorso , con una decisione che aveva destato scalpore nel mondo cattolico di Brescia e provincia.
Il processo avrà inizio il prossimo 4 novembre.

  



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Messaggio Pedofilia, don Marco a giudizio Imbarazzo della Curia vecovi 
 

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Sabato, 12 Luglio : 2008 Il Brescia

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In tribunale. Ieri il gip Bianchetti ha accolto le richieste del pm Marcon: il processo il 4 novembre.

Pedofilia, don Marco a giudizio
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Imbarazzo della Curia vecovile


Il vicario è accusato di aver abusato di un 14enne e di detenzione di file pedopornografici



Le richeste della procura sono state accolte in pieno.
: Don Marco Baresi, il vicario del Seminario Vescovile accusato di aver abusato di un ex seminarista e di detenzione di materiale pedopornografico, sarà processato. La data, il 4 Novembre davanti alla 1° Sezione del tribunale di Brescia.

ALTRA GIORNATA di imbarazzo per la Curia. Il rinvio a giudizio è stato disposto ieri dal gip Carlo Bianchetti, al termine di un’udienza preliminare svoltasi in due giornate, mercoledì e ieri, e che è durata complessivamente un’ora e mezzo, Mercoledì ha parlato il pm Simone Marcon che ha ricostruito la sua accusa e chiesto il processo, seguito dal difensore del sacerdote, l’avvocato Luigi Frattini; ieri invece, la parola è passata al legale della parte civile, Pieranna Maria Civera. In pochi minuti poi il giudice ha sciolto la prognosi. All’uscita dall’udienza bocche cucite. <<E’ un caso delicato>>.

Per spuntare il rinvio a giudizio il pm ha tirato fuori quelli che riteneva i tre assi dell’inchiesta:

la perizia psicologica sulla preunta vittima, un ex seminarista all’epoca dei fatti (il 2006) 14enne;
la ricostruzione dell’eccessivo attaccamento del sacerdote al ragazzo  (avrebbe dormito anche una notte nella sua stanza);
i riultati di un consulente che ha scandagliato il pc di don Marco, dal quale avrebbe fatto riemergere circa 600 file a fondo pedopornografico cancellati poche settimane prima, quando l’inchiesta era già in corso.

L’incubo vero e proprio, però, per don Marco si è aperto il 27 novembre scorso, quando gli uomini della Squadra Mobile, diretti dal vicequestore Carmine Grasi, con un’ordinanza di cutodia cautelare in mano, erano andati a prelevarlo nel Seminario Vescovile di Mompiano, dove alloggiava. Lui era rimasto zitto. Le uniche parole: [i]<<La verità emergerà presto. Mi dà forza la fede>>. Gli agenti gli usano l’accortezza di evitare le manette e lo trasferiscono direttamente nel carcere di Canton Mombello in isolamento. Trentasei ore dopo la scarcerazione. L’avvocato aveva chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari. La lontananza dal <<Maria Immacolata>> fa decadere il pericolo di inquinamento delle prove e della reiterazione è la sua tesi, accolta.

Don Marco, 38 anni, originario di Chiari, così, torna in famiglia: finché la vicenda giudiziaria non sarà chiarita, viene deciso, non potrà tornare nel suo alloggio presso l’istituto di Mompiano, dove da anni insegna ai seminaristi del triennio. E’ là che sarebbero stati commessi gli abusi contestati. E’ là che gli invetigatori, su mandato del pm, gli hanno sequetrato il pc dove sarebbero emerse immagini pedopornografiche.

Per la Curia, dal momento dell’arresto in subbuglio, la carcerazione era sembrato un primo passo vero la liberazione. Il vescovo si era spinto a compattare i fedeli e a difendere il vicario con una lettera. Ma poi sono seguiti due appuntamenti giudiziari difficili: la bocciatura della revoca degli arresti domiciliari e ieri il rinvio a giudizio.

L’avvocato Frattini, tra i più stimati e riservati della città, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. La sua convinzione però è nota. Don Marco è un uomo irreprensibile e al Seminario vescovile nessuno ha mai avuto sospetti.

Una carriera intrerrotta ma la Chiesa resta con lui

Una carriera interrotta, quella di don Marco. Il acerdote è finito nell’occhio del ciclone della giutizia quando nell’etate del 2007 i genitori di un ex seminarista lo denunciano per presunti abusi sessuali nei confronti del figlio 14enne. Don Marco, nel periodo scolastico lo avrebbe cercato con insitenza coinvolgendolo in effusioni sessuali. La Procura apre un’inchiesta. Il vicario viene formalmente indagato, ma la Curia sceglie di non sospenderlo, anche a livelllo cautelativo, dall’incarico.
Nell’ufficio del sacerdote viene sequestrato un pc. Il pm lo affida a un conulente per scoprirne i segreti. Ne salta fuori uno, imbarazzante. Dal portatile erano stati cancellati circa 600 file pedopornografici scaricati da internet.
<<Non usavo solo io quel pc>>, si difende il sacerdote, senza riucire a spiegare chi e come avesse potuto utilizzarlo.
Il giorno dell’arresto, però, la Curia si compatta: <<Un brutto equivoco. Don Marco è un sacerdote conociuto e timato da tutti>>.

  





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Messaggio «Abusi» in Seminario: a processo il vicerettore 
 

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Sabato, 12 Luglio : 2008 Brescia Oggi

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IN TRIBUNALE. L’arresto risale al novembre del 2007. Ieri si è tenuta l’udienza preliminare

«Abusi» in Seminario:
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a processo il vicerettore


di Eugenio Barboglio

Don Marco Baresi sarà processato. Lo ha deciso il tribunale di Brescia nell’udienza preliminare che si è svolta ieri poco dopo mezzogiorno nel palazzo di via Moretto.

Il vicerettore del seminario diocesano, arrestato il 27 novembre scorso in seguito all’accusa mossagli da un ragazzino che avrebbe subito atti sessuali al tempo della permanenza nella scuola per sacerdoti di via Bollani, verrà giudicato per «detenzione di materiale pedopornografico e abusi sessuali su minore».

Ieri si trattava, per il gup Bianchetti, di vagliare gli elementi di prova fino ad ora raccolti dagli investigatori - un’indagine partita alcuni mesi prima dell’arresto del sacerdote - e di decidere se dichiarare il non luogo a procedere giudicandoli insufficienti, o viceversa rinviare a giudizio l’imputato, valutandoli sufficienti. Ed è quest’ultima la decisione che il gup ha preso ieri attorno all’ora di pranzo, fissando la data della prima udienza del dibattimento al 4 novembre prossimo.

Il caso del vicerettore - un caso che ha scosso profondamente la città e in particolare la sua componente cattolica, a partire dai vertici della curia - giuridicamente si incammina dunque lungo la strada maestra del dibattimento. Niente riti alternativi, insomma, nessun rito abbreviato per definire le responsabilità in ordine alle accuse dell’ex seminarista e al materiale pedopornografico che il sacerdote nativo di Chiari avrebbe scaricato da Internet.

LA DECISIONE del gup trova don Baresi agli arresti domiciliari, dopo che la misura, disposta dal gip Silvia Milesi il giorno seguente l’arresto, era stata confermata dal tribunale del riesame, presieduto da Francesco Maddalo. In entrambi i casi i giudici avevano confermato la misura, ritenendo sussiestesse il pericolo di inquinamento delle prove. Secondo gli inquirenti il sacerdote aveva già provveduto a cancellare dalla memoria del suo pc numerosissimi «files» dal contenuto inequivocabile. Un fatto che il tribunale temeva potesse riperesi, al punto da disporre la misura cautelare, meno afflittiva del carcere, ma comunque tale da dare garanzie sul versante della conservazione degli elementi di prova.

La vicenda che ha condotto in cella una personalità chiave dell’attività di formazione del futuro clero bresciano è nata dalla denuncia sporta da un giovane, ex studente del seminario di via Bollani. I fatti ai quali il ragazzo si è riferito risalgono a 4 anni prima della denuncia: si tratta - ha raccontato ai genitori e poi agli inquirenti - di atti sessuali subiti da don Baresi, allora suo insegnante. La vittima dei presunti abusi abbandonò via Bollani dopo la terza media e ha raccontato quegli eventi a distanza di qualche anno grazie al lavoro svolto con una psicologa. Così sono emersi i ricordi. è scattata la denuncia dei genitori, la polizia ha avviato delicate indagini, fino all’arresto scattato il 27 novembre del 2007.

LA SORPRESA in città è stata fortissima, anche perchè il 38enne sacerdote, vicerettore dal 1999 e già vicario parrocchiale a San Zeno, è molto stimato. Il vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari e il vicario generale monsignor Francesco Beschi hanno fatto immediatamente sapere di assere addolorati e increduli, ricordando che «il dramma di chi è vittima dei pedofili non può essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti», ma anche che «il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato». Compito che dal 4 novembre passerà alla prima sezione penale del Tribunale.

  





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Messaggio Re: Incartamento su caso di: don Marco Baresi 
 

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Mercoledì, 3 Settembre : 2008 di Wildgreta



“Semplicemente innocente”: è questo lo slogan che sembra la pubblicità di un profumo e che, invece, campeggia nella homepage del sito internet nato in difesa di don Marco Baresi, l’ex vicerettore del seminario di Brescia arrestato nel novembre 2007 per pedofilia e del quale troverete tutta la vicenda su questo sito (mi pare fossero 600 i file pedofili trovati nel suo computer). La cosa mi colpisce perchè, finora, solo il maestro di teatro Pino La Monica e il critico d’arte Alessandro Riva avevano avuto un deciso sostegno via web, attraverso appelli, raccolte firme e testimonianze di amicizia. Anche Gianfranco Scancarello, l’autore televisivo indagato per la scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, ha avuto qualche testimonianza via internet e, ultimamente, don Ruggero Conti proprio su questo sito, ha visto alcuni parrocchiani e conoscenti battersi in sua difesa. Altri indagati o condannati per pedofilia, hanno ricevuto testimonianze di stima su vari siti internet, ma niente di eclatante. Tra questi cito don Gelmini, don Mauro Stefanoni e don Giorgio Carli. Nessuno di loro, però, a quanto mi risulta, ha visto nascere un sito web intitolato alla propria persona. Il sito donmarcobaresi.net è, infatti, nato da un gruppo di persone che si definisce ”amici di don Marco”. Forse è la città di Brescia ad unire le persone e ad ispirare la nascita di comitati in onore dei più sfortunati. Come non ricordare il comitato “Liberi nella verità” fondato da don Mario Neva, in occasione della terribile vicenda dei presunti abusi negli asili Abba e Sorelli? Il processo di appello del Sorelli comincerà il prossimo ottobre, (anche se nessuno ne parla) mentre gli imputati dell’asilo Abba sono stati assolti. Don Neva diede il via alla consuetudine delle fiaccolate a sostegno degli indagati per pedofilia, alle raccolte firme, alle lettere ai giornali e al supporto via internet agli indagati. Peccato che a Brescia non siano state fatte fiaccolate per i bambini tuttora in cura. Vi lascio alla lettera che gli “amici di don Marco” scrivono ai visitatori del sito, facendo un’ultima considerazione: le parole che i sostenitori di don Marco usano per descriversi alla voce “chi siamo” somigliano molto a quelle di altri due siti nati per difendere alcuni indagati per pedofilia che ho dimenticato di citare all’inizio. Ma sicuramente sarà una pura casualità.

Lettera degli amici di don Marco
Gent.mo Lettore,
le chiediamo spazio affinché la nostra testimonianza possa avere voce.

Siamo amici di don Marco Baresi, il vicerettore del Seminario di Brescia arrestato per pedofilia il 26 novembre 2007 e ancora in attesa di giudizio. Siamo famiglie e persone che nella vita hanno avuto la fortuna di incontrarlo e conoscerlo. Le chiediamo spazio perché don Marco è una di quelle persone che non rimane confusa nella folla dei conoscenti. Don Marco Baresi è un uomo che, trovato al proprio fianco, lascia la traccia incancellabile della profondità, della trasparenza, della dolcezza, della saggezza, della bontà, della semplicità d’animo, dell’intelligenza e della modestia che non tutte le persone hanno il dono di possedere. Non solo: assurdamente, anche i gesti e i modi che caratterizzano la personalità di don Marco sono letteralmente ad anni luce di distanza da qualunque tipo di sospetto o di semplice pensiero che abbiano qualcosa a che fare con le accuse che gli sono state mosse contro.

Le chiediamo spazio perché, dopo la prima angosciante e buia incredulità, suscitata dalla risolutezza con cui è avvenuto il suo arresto e dalla consistenza di prove così inequivocabili, gli oggetti hanno lentamente iniziato a prendere forma, dando luce a profili più credibili. Cosicché lo smarrimento che ora ci domina è dovuto fortunatamente anche alla certezza riconfermata che lui non c’entri nulla.

Le voci volano e lasciano trasparire una collezione di prove che, mentre agli occhi di un magistrato possono sembrare schiaccianti e vergognose, a noi appaiono del tutto relative e discutibili. A noi risultano potenzialmente coerenti con la convinzione che don Marco è assolutamente e completamente innocente. Speriamo con forza che anche il lavoro dei giudici possa giungere alle stesse conclusioni.

La vicenda è calata in un silenzio spaventoso, soprattutto da parte della Diocesi di Brescia, la quale, evidentemente, non ha altra via, vista la pesantezza delle accuse.

Questo silenzio, però ha il potere perverso di far crescere su don Marco l’ombra oltraggiosa della sua colpevolezza prima che possa essere dimostrata, di lasciarlo da solo, a sopportare una quotidianità assurda e un futuro che, in ogni caso, non potrà mai più essere uguale a prima. Noi vorremmo rompere questo silenzio, cercando per lo meno di sollevare qualche consentito dubbio.

Non sta certo a noi scrivere la verità dei fatti, la nostra resta ovviamente una convinzione senza prove concrete, accompagnata dal pensiero che la responsabilità maggiore stia alla persona presunta vittima, che lo ha denunciato.

In questa vicenda a noi pare che siano in atto poteri senza nome, incontrollabili, eppure dotati di forza distruttiva: il potere del quale si sentirà in possesso chi lo accusa, avendo innescato una catena di eventi di non poco conto; il potere di una seduta di psicologia, capace di scoperchiare presunte inimmaginabili verità; il potere delle infinite facce di un computer e del suo utilizzo; e, ancora, il potere di un arresto avvenuto in compagnia dei giornalisti; il potere che certe notizie scritte su un quotidiano esercitano inevitabilmente sull’opinione pubblica.

In questo intrallazzo di poteri noi diamo forza al nostro, fatto di semplici ma innumerevoli riscontri umani.

Non le chiediamo spazio per convincere lei o altri a mettersi dalla nostra parte, ma per dare la possibilità anche a chi ha conosciuto don Marco, di dire chi sia questo prete.

Abbiamo istituito un forum pubblico e aperto a tutti, nel quale ci daremo da fare per raccogliere innumerevoli testimonianze sulla vita pulita e bella di don Marco Baresi. Lì, chi vorrà, potrà trovare anche un po’ della nostra verità: http://donmarcobaresi.net

Grazie per l’attenzione,
gli Amici di don Marco

  



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Giovedì, 4 Settembre : 2008


Un articolo pubblicato ieri da Brescia Oggi in cui il vescovo di Brescia Monari si sofferma sulla pretesa innocenza di don Marco Baresi e sulle crisi di vocazioni, anche del seminario minore di Brescia, di cui don Marco Baresi (e il suo predecessore don Luigi Facchi, condannato per pedofilia) era vicerettore.

IL CONVEGNO IN SEMINARIO. Il vescovo s’è rivolto al clero diocesano affrontando temi scottanti: calo delle vocazioni, caso-pedofilia, fede individuale, rapporti fra preti

ABUSI SESSUALI. Senza giri di parole il vescovo affronta anche «la vicenda degli abusi sessuali attribuita a don Marco Baresi, ex vicedirettore del seminario. Ho piena fiducia che il processo dimostri l’innocenza di don Marco. Le testimonianze che ho raccolto su di lui sono concordi, l’accusa difficilmente credibile. Indipendentemente dall’esito del processo però il nostro presbiterio ha sofferto per questa vicenda. La ferita non è sanabile del tutto». Da questa vicenda i sacerdoti devono comprendere «come siamo oggettivamente legati gli uni agli altri. Con i nostri gesti impegniamo tutti».

IL SEMINARIO SI SVUOTA. Il direttore don Flavio Saleri segnala che il seminario è passato da 35 a 31 iscritti, quello maggiore da 44 a 35. Il vescovo sottolinea le «molte uscite» e non nasconde «sofferenze per le scelte degli educatori». Tuttavia, assicura, «è meglio dimettere un seminarista che poteva diventare presbitero, piuttosto che ammettere al prebiterio uno che non era adatto». Meglio un eccesso di rigore che un eccesso di indulgenza: «Al prete vengono richieste prestazioni umanamente "alte". Dio solo sa quante rinunce, offese personali, sacrifici sopportati comporti una scelta di vita simile». Monari dichiara «piena fiducia» nell’opera degli educatori del seminario: «Le loro decisioni non sono mai prese a cuor leggero».

CALO DI VOCAZIONI. Il vescovo poi tocca il calo delle vocazioni, frutto del calo demografico, dello «status poco appetibile» del sacerdote. «Brescia - dice mons. Monari - ha un vantaggio: la straordinaria rete degli oratori, il lavoro fatto con i giovani». Anche qui, però, niente illusioni: «Dobbiamo ammettere realisticamente che il vissuto dei giovani bresciani non è profondamente diverso dagli altri, dominato dal consumismo più che dalla progettualità, senza regole sulla sessualità, con difficoltà di fronte alle rinunce. Un vissuto egocentrico, a volte anarchico. È difficile che i giovani oggi prendano una decisione che impegna tutta la loro vita».

Come indirizzare alla scoperta di possibili vocazioni sacerdotali? Non certo con scorciatoie. Semmai con «esercizi spirituali, adorazione eucaristica, accompagnamento spirituale, servizio impegnativo ai poveri».

L’INIZIAZIONE DEI FANCIULLI. Mons. Monari avverte resistenze attorno al progetto di Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, ma è netto: «Il uovo modello è una scelta perfetta? Non lo so. So che è una proposta motivata, organica, che io abbraccio senza riserve. Ora impegniamoci in questo progetto, se no non sapremo mai se è valido o se va corretto». Lo stesso discorso vale per le unità pastorali: il vescovo le definisce «utili», non solo perchè «fanno risparmiare forze», ma perchè disegnano una «pastorale integrale».

A proposito di carenza di forze, il vescovo ammonisce: «Le nostre strutture sono pensate per una diocesi di mille preti. Quando ne avremo 500, o 300, ogni prete dovrà farsi carico di un certo numero di strutture. Il rischio sarà di finire soffocati, e che tutte le energie siano votate a tenere in piedi le strutture pastorali. Intanto andiamo a piano a fare strutture nuove: mantenerle è complicato».

  



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Mercoledì, 5 Novembre : 2008 ITALIA BRONTESI, Il Giorno/Brescia

L’ex vicerettore del seminario a processo per pedofilia

Suore in preghiera per don Baresi


Brescia — DON MARCO BARESI, ex vicerettore del Seminario di Brescia, da un anno agli arresti domiciliari con l’accusa di abusi sessuali su minore e detenzione di materiale pedopornografico, era in aula. Fuori, nella piazzetta davanti al Tribunale, una ventina di persone, gli «amici di don Marco», tra cui quattro suore, ma anche «un ateo» per autodefinizione, con indosso magliette e giubbini con la scritta «free don», si sono messe in cerchio e hanno pregato. Hanno anche aperto un sito e raccolto firme per «una campagna di testimonianza sull’innocenza di don Marco».

PRIMA UDIENZA ieri del processo al sacerdote, 39 anni, parroco di San Zeno e dal ’99 vicerettore del seminario, arrestato il 27 novembre del 2007 per pedofilia. Le indagini della squadra Mobile, ricostruite ieri in aula dall’ispettore Gianni Bellagente, hanno preso il via dalla denuncia di un ex allievo di don Baresi. Il ragazzo, che lasciò il seminario alla fine della terza media, ha raccontato di aver subito abusi sessuali da don Baresi. Nel computer del sacerdote la polizia trovò molte immagini di contenuto inequivocabile, scaricate da internet. Don Marco Baresi ha sempre respinto le accuse, sostenendo anche che non era il solo ad aver accesso a quel computer. In aula, davanti alla prima sezione penale del Tribunale presieduto da Enrico Fischetti, per l’accusa i pm Simone Marcon e Francesca Stilla, per la difesa l’avvocato Luigi Frattini. Tra i testimoni citati al processo anche monsignor Francesco Beschi, vescovo ausiliare di Brescia. Prossima udienza il 19, altre sette sono in calendario fino al 23 marzo, per un caso che ha scosso il mondo cattolico bresciano e non solo.


ndr: ad integrazione di quanto sopra.

Le prossime udienze sono già state fissate per il:

- 19 Novembre;
- 1° e 17 Dicembre;
- 18 e 21 Gennaio 2009;
- 2, 16  e 23 Marzo.

  





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Messaggio Caso di don Marco Baresi: Abusi, ascoltato mons. Beschi 
 
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Giovedì, 20 Novembre : 2008 W.P.

IL PROCESSO. Davanti ai giudici della prima sezione il procedimento contro don Baresi, ex vicerettore del Seminario

Abusi, ascoltato mons. Beschi


Image C’è anche monsignor Francesco Beschi tra i testi chiamati dall’accusa nel processo a don Marco Baresi, il vicerettore del seminario diocesano accusato di «detenzione di materiale pedopornografico e di abusi sessuali su minore».

Il vescovo ausiliare è stato sentito ieri mattina dai giudici della prima sezione penale (presidente Enrico Fischetti, nel collegio Giovanni Pagliuca e Lucilla Raffaelli). Mons. Beschi è stato sentito a lungo. Pare - il processo a causa del reato contestato è rigorosamente a porte chiuse - che abbia risposto con precisione e dovizia di particolari alle domande poste dai pubblici ministeri che sostengono l’accusa, i pm Simone Marcon e Francesca Stilla, e dell’avvocato difensore Luigi Frattini, oltre che dell’avvocato di parte civile.

Oltre a monsignor Beschi sono stati sentiti altri testi dell’accusa, in attesa di sentire la parte offesa, il ragazzino che con le sue accuse ha fatto finire nei guai l’ex vicerettore del seminario diocesano. La testimonianza del ragazzino era in calendario per l’udienza di ieri, ma poi c’è stato un cambiamento di programma e il ragazzo verrà sentito nelle prossime udienze. La testimonianza del ragazzino è chiave nel processo, anche perchè sarebbe la prima volta che accusato e accusatore si trovano nuovamente faccia a faccia.

Le indagini hanno preso il via dopo la denuncia del ragazzino, ex studente del seminario di via Bollani, che ha raccontato di abusi sessuali subiti da don Marco qualche anno prima mentre frequentava la scuola. Le prime confessioni del ragazzino sono state fatte a una psicologa che lo seguiva per un altro problema. Le dichiarazioni, le ammissioni sono quindi state allargate al nucleo familiare che ha subito sporto denuncia. Delle indagini si è occupata la polizia.

Le indagini avevano portato all’arresto del sacerdote. Per don Marco il 27 novembre dello scorso anno erano scattate le manette, ma già il giorno successivo il gip Silvia Milesi aveva concesso gli arresti domiciliari.

Il sacerdote si trova ancora ai domiciliari da allora, anche se ha l’autorizzazione per vedere oltre ai familiari anche una trentina di persone. Nel computer dell’ex rettore del seminario gli investigatori hanno trovato centinaia di files scaricati da internet dal contenuto inequivocabile.

  





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