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INCHIESTA CAROVITA Vita in famiglia:"Zero lussi, tante
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Sabato, 04 Ottobre : 2008  di RAFFAELE SCHETTINO, Metropolis

INCHIESTA CAROVITA

Vita in famiglia:
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"Zero lussi, tante ansie"


“Ricordo che da ragazzino avevo un amico di banco ricco: il padre medico, la madre insegnante. Insieme guadagnavano almeno sei milioni al mese, e la loro era una bella vita. Viaggi, cene, abiti firmati, auto. I soldi non sono mai stati un chiodo fisso, però mi dicevo: mi basterebbe guadagnare così per stare tranquillo tutta la vita. Oggi, anche io guadagno più o meno quei soldi, convertiti in euro sono 2.700, eppure non mi sento ricco. Anzi, non mi bastano. E’ un paradosso se guardo dietro di me chi sta peggio, ma è la realtà: vivo di sacrifici”.
Alessandro, 35 anni, abita a Torre Annunziata, ha due figli piccoli, due maschietti con gli occhi da cerbiatto. Lui è un giovane architetto che opera in tutta la zona vesuviana, sua moglie, 33 anni, trasferitasi da Pompei, dopo decine di “part-time” ha trovato da qualche mese un impiego fisso in un’azienda alle porte di Napoli. Una famiglia come tante, “e, dico onestamente, già più fortunata di tante altre”. Eppure, nella loro casa si vivono mille problemi, tante ansie e un fiume di preoccupazioni quotidiane. Sulla scrivania dello studio c’è un’agendina rossa nella quale sono appuntati numeri, date, voci di spesa, bollette e rate da pagare. “Segno tutto, non sfugge nulla”.
Fino all’ingresso della moneta unica, Alessandro e Chiara potevano definirsi una coppia ricca, o più o meno tale. “Adesso non lo siamo per niente, perché non riusciamo a mettere da parte nulla e alla quarta settimana iniziano i salti mortali”. Odia lamentarsi il giovane architetto, ma guarda i giornali e scuote la testa: “Il petrolio cala, la benzina no, gli allevatori muoiono di fame, i produttori si ingrassano. E non parliamo dei prezzi delle case, qui sembrano diventati folli”. Poi commenta la crisi dei mutui, l’aumento esponenziale dei prezzi e tira le somme: “Non c’è soluzione, bisogna fare economia”.
Abbiamo trascorso un mese con lui, praticamente sentendoci tutti i giorni, condividendo ansie e preoccupazioni per raccontare come vive una famiglia media all’ombra del Vesuvio.

Il bilancio

“Settembre è andato peggio delle previsioni”, dice Alessandro mettendo una linea azzurra con la sua biro sotto la cifra «-370». Per fortuna poteva sforare, visto che tra luglio ed agosto ha risparmiato un bel po’. “Niente ferie, solo quale bagno in Costiera, ovviamente sfruttando i pochi spazi liberi che i signori delle sdraio e degli ombrelloni ancora ci concedono gratis”. Ma questa è un’altra storia.
Il bilancio di settembre doveva rimanere sotto i 2.700 euro. “Duecento euro in meno per la precisione, perché c’è stato un taglio sulla mensilità di mia moglie”.
Si partiva da 2.500 euro, dunque. E via con un mese di ansie e trepidazione in casa di una famiglia benestante solo sulla carta, ma con mille difficoltà e persa tra estratti conto, previsioni, ricevute sputate fuori dai bancomat dopo i prelevamenti e bollettini della Findomestic.
“Il quattro di ogni mese c’è la scadenza del computer portatile che ho dovuto prendere per lavoro. Mi serviva per la progettazione, e non potevo affidarmi ai prodotti da discount dell’informatica”. E allora, in fila allo sportello per pagare 50 euro e qualche centesimo. “C’è la lavatrice che fa i capricci”, dice Chiara, “ma non la cambieremo per almeno un altro anno e mezzo, quando scadranno le rate del Pc. “Magari”, sbotta Alessandro, che invece ricorda un finanziamento ben più “pesante” da saldare. Quindicimila euro per l’auto. Una Fiat senza grosse pretese, “magari in futuro compreremo la vettura dei nostri sogni, ma adesso ci accontentiamo”.

Leasing e scadenze
In famiglia ci sono due auto, non per lusso, ma per necessità. Quella nuova la usa Alessandro che gira tutto il giorno tra cantieri e studi professionali, quella più vecchia, comprata già prima delle nozze, Chiara, invece la utilizza per il tratto casa-lavoro, visto che non può utilizzare i mezzi pubblici perché i disservizi sono troppi e la zona dove lavora è malservita, soprattutto di sera, quando finisce il suo turno. E così, alla lista si aggiungono: 300 euro mensili per la rata-auto e ovviamente un budget per il carburante “che negli ultimi mesi è diventata una mazzata”.
Questa, però, “è una voce mobile”, dice Alessandro coniando un termine che però in economia non esiste. Fa niente. Rende uguale.
“All’inzio del mese avevo calcolato quattro pieni nelle nostre due vetture”, più o meno 250 euro. “Ma i conti finali dicono che abbiamo consumato almeno 50 euro in più”. Pazienza, sussurra Chiara.
La voce «auto» comporta una serie di note collegate sull’agenda dell’architetto. Un ragazzo «quadrato» che mette da parte ogni mese anche i soldi per le assicurazioni e il bollo. Il calcolo è scientifico, dice Alessandro: 2.300 euro all’anno per le Rc-auto, 400 euro per la tassa di possesso. In totale fanno 2.700, che diviso per dodici mesi sono 225 euro. Spese obbligatorie, “sulle quali pesa vergognosamente lo status di residenti nella provincia di Napoli”.
Si volta pagina, a metà mese ci sono segnate le scadenze delle bollette. Le voci sono alternate: un mese il consumo del telefono e quello dell’acqua, un altro l’elettricità e il gas. Alessandro fa una media e mette in conto 150 euro ogni trenta giorni. “E’ una previsione empirica, e quasi sempre ci azzecco”. A questo, si aggiungono le ricariche per i cellulari, che in media oscillano tra i 30 e i 50 euro al mese.

La casa
Restano le altre due cifre fisse: il fitto e il condominio. Alessandro e Chiara vivono in un appartamento di 68 metri quadrati, più o meno nel centro. Due vani più un salone e una cucina semiabitabile nella quale ci sta a stento il tavolo e quattro sedie. Il box per le auto non c’è, si parcheggia in strada senza grattini ma “con l’angoscia dei ladri”. Finora non è accaduto mai nulla, “speriamo bene”.
La casa costa 480 euro al mese “e ci va di lusso”, dice Chiara. “Perché mia sorella, a Pompei ne paga più di 600”. Lei però non ha l’onere del condominio “che a noi pesa 66 euro al mese”. Alessandro vorrebbe comprare un appartamentino “ma le ricerche di un anno e mezzo sono state praticamente inutile. A Torre Annunziata chiedono cifre assurde, si parte da 260mila euro in su per una sistemazione decente. Abbiamo cercato a Pompei, a Castellammare e a Torre del Greco, ma le pretese sono ancora troppo alte per le nostre tasche”. Eppoi, c’è da fare un altro conticino: “Adesso pago meno di 500 euro al mese, un mutuo per 180mila euro mi costerebbe più del doppio”. E allora, per il momento si resta in affitto.
Tornando ai conti sull’agenda, tolto affitto, condomio e tutto il resto già segnalato, siamo già a 1.621 euro, il che vuol dire che più di uno stipendio se n’è già andato senza nemmeno entrare in una boutique, senza andare dal parrucchiere e senza prevedere una pizza il sabato sera.

La scuola

Alessandro digita i tasti della sua calcolatrice e continua a segnare. Settembre è il mese in cui ripartono le scuole, il che significa raffica di spese “superflue” ma “necessarie”. Il figlio più grande ha sei anni, frequenta le elementari, in tivvù ha visto gli astucci e gli zaini dell’uomo ragno “e non ce la siamo sentiti di dirgli no”. E’ piccolo “e non è giusto che capisca già certi problemi, del resto non è un ragazzino che chiede la luna nel pozzo”. E allora, tutti insieme al supermarket per la spesa di inizio anno scolastico. Grembiule, zaino, quaderni, astucci, penne, colori ed altro. Alla cassa il conto del bancomat di martedì nove settembre è di 162 euro. A questi bisognerà aggiungere il costo dei libri e 50 euro per la mensa scolastica, ma quella scatterà solo ad ottobre. Spese rinviate, dunque, ma solo di qualche settimana. Quella che invece bisognava pagare entro il 22 settembre era la prima rata della scuola per l’infanzia alla quale Alessandro e Chiara hanno iscritto il figlio più piccolo (poco più di due anni) che fino ad agosto rimaneva otto ore al giorno in compagnia della baby-sitter. Servono 150 euro di retta mensile, 50 di iscrizione ed altri 20 per grembiule e magliettine fornite dalla scuola privata. Il totale diventa 220 euro.
Per fortuna settembre non ha avuto imprevisti: le auto non hanno fatto bizze e non c’è stato bisogno di alcuna spesa in farmacia. Sarebbero state altre voci pesanti, come qualche volta accade nell’arco dell’anno. Basta un cambio gomme per sborsare 350 euro, o la sostituzione di una batteria per sacrificare una cena tranquilla fuori porta. “Una volta mi è toccato anche cancellare una domenica all’Edenlandia”. E qui Alessandro aggrotta la fronte. “Se devo sacrificare qualcosa per me non ci penso su due volte, ma quando devo dire no ai miei figli mi prende la rabbia e inzio a maledire tutti: dal governo in giù”.

La spesa
Si va avanti nei conti, e man mano il budget si assottiglia. Restano 500 euro ed è tutto quello che rimane per le quattro spese settimanali e qualche svago. Ogni sabato, Alessandra e Chiara riforniscono frigo e congelatore. La spesa è rigorosamente vietata in quei supermarket dove si compra tutto e niente, dove le offerte “sono specchietti per le allodole” e da dove, puntualmente, “si torna a casa con una valanga di prodotti inutili”. In salumeria ci sono prezzi troppo alti, e nemmeno i famosi 3x2 sono più allettanti. Meglio il discount, allora. “Stando attenti a non scadere troppo nella qualità dei prodotti”. A volte si va in una salumeria a tre chilometri da casa, “perché è l’unica che accetta i ticket mensa che Chiara tenta di risparmiare a lavoro”, dice Alessandro. La moglie annuisce e ribatte: “Panini e toast quasi ogni giorno, così ogni mese mi restano almeno sette o otto ticket da 5 euro per spendere in salumeria”. In verità, finora, nei mesi in cui quei sette o otto biglietti sono stati a disposizione, Chiara ha dirottato i 40 euro “extra” sulla voce “pannolini”. Ma per fortuna anche quella spesa tra qualche mese sparirà. “Il piccolo sta diventando grandicello”, sorride Chiara mentre accarezza la testa del suo bambino.
In ogni caso, la media di una spesa settimanale è di 120 euro, ma poi bisogna aggiungere 20 o 30 euro tra pane, latte e frutta, che invece si comprano ogni giorno. In totale si spendono poco più di 600 euro al mese. Il minimo indispensabile, dice Chiara, che cancella praticamente il restante dei 2.500 euro messi in bilancio all’inizio di settembre.

Il superfluo

Non c’è più margine per fare nulla, anche se tecnicamente si potrebbe attingere dalle voci “annuali” e tentare poi di recuperare il mese successivo. Una manovra finanziaria che a fine mese diventa assolutamente necessaria. E allora si rileggono gli scontrini di settembre, e c’è la constatazione: “sì, anche stavolta abbiamo attinto dalla riserva”. Il sei settembre c’è un conto pagato in una trattoria di Castellammare di Stabia (38 euro), il 12 una fattura dell’ottico per una lente infranta (40 euro), il 19 invece sono serviti 70 euro per comprare scarpe, jeans e qualche magliettina ai piccoli (spesa rigorosamente al mercato settimanale), il 23 sono “usciti” 42 euro per il regalo ad un nipotino che compiva dieci anni e infine uno scontrino di YamamaY (72 euro) datato 26 settembre. “E’ stato il mio compleanno, e Alessandro mi ha regalato un completino intimo”. Chiara diventa rossa in viso, poi abbraccia il suo compagno. Un bacio sulla guancia, la testa sulla spalla, lui risponde con una battuta: “Per fortuna non fumo. Altrimenti sarebbe stato impossibile regalarle un piccolo sorriso”. Resta il solito cruccio per Chiara: “Anche questo mese abbiamo sforato, stavolta di oltre 300 euro. Questo significa che ad ottobre dovremo di nuovo stringere la cinghia. Quindi, ancora una volta niente cinema e soprattutto niente cenetta romantica a lume di candela”.

DECALOGO CONTRO IL CAROVITA: OPERATIVO IN 30 GIORNI

Un “Protocollo d’intesa per il contenimento dei prezzi e delle tariffe”. Il decalogo della Regione diventerà operativo fra 30 giorni. In calce al documento firmato ieri ci sono le sigle dell’Anci, dei sindacati e delle associazioni dei consumatori, dietro i 10 punti, invece, le speranze di migliaia di cittadini alle prese con i rincari. Si va dalla “moratoria dei prezzi e delle tariffe”, che si tradurrà nelle iniziative utili al blocco delle tariffe dei servizi pubblici locali per almeno un anno, al “paniere con prezzi bloccati o scontati”. Tradotto: Regione, commercianti e artigiani si impegnano a definire un elenco di beni di largo consumo a prezzi bloccati per 3 o 6 mesi. Beni che poi saranno proposti sugli scaffali a prezzi scontati nella quarta settimana del mese per favorire le fasce deboli. Saranno definite “aperture serali straordinarie”, e quindi i calendari delle vendite a saldo. Un ampliamento dell’orario di vendita sostenuto da borse lavoro della Regione. Nel decalogo sono previsti anche “accordi di filiera e farmer’s market”, mercati gestiti dai coltivatori, nei quali si risparmierà eliminando l’intermediazione delle piccole, medie e grandi distribuzioni. Stesso discorso per la “Vendita alla spina”, incentivata con finanziamenti per l’acquisto di erogatori di prodotti come i detersivi. Un’intuizione che punta al risparmio e alla tutela dell’ambiente. Dai beni di consumo ai carburanti. Le “pompe bianche” saranno distributori indipendenti e convenzionati che offriranno prezzi più convenienti. Tutto passa attraverso il “marchio regionale per la tutela delle produzioni campane”. Iniziativa che promuovere e tutela le produzioni doc. In campo anche un “Nucleo regionale anti-frode”, appoggiato da Finanza e Nas per il contrasto del commercio fraudolento. Versante assicurazioni, un “Tavolo Nazionale Rc-Auto” armonizzerà le tariffe nazionali, tutelando gli assicurati campani, sempre più penalizzati dal sistema tariffario. Infine il “Sostegno al credito per i beni di largo consumo e durevoli”, un’intesa con l’associazione bancaria per le politiche di sostegno alle famiglie e l’accesso al credito per l’acquisto dei beni di largo consumo.

RALLENTANO I RINCARI MA CALANO I CONSUMI
Dopo 7 mesi di rialzi, l’inflazione inverte rotta secondo l’Istat. A settembre, l’indice dei prezzi cala dello 0,3% rispetto ad agosto, anche se aumenta del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2007. La frenata dei rincari, comunque, non basta ad incentivare i consumi. Secondo Confcommercio, la domanda delle famiglie si è ridotta dell’1,5%, segnando il decimo segno negativo degli ultimi 12 mesi. Nei primi 8 mesi del 2008, l’indice mostra una riduzione del 2% a fronte del +1,3% dello stesso periodo del 2007. Segno meno anche per abbigliamento e calzature (-3,4%), servizi per la casa (-0,7%), alimentari e bevande e tabacchi (-2,5%).

  



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