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Intercettazione: Berlusconi, le Pene che vuole e gli altri
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Sabato, 7 Giugno : 2008

INTERCETTAZIONI, BERLUSCONI: [*]
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5 ANNI AI TRASGRESSORI


SANTA MARGHERITA LIGURE (GENOVA) - "Noi intendiamo introdurre il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche, escludendo quelle che riguardano la criminalità organizzata e il terrorismo e nel prossimo Consiglio dei ministri porteremo un nuovo provvedimento": lo dice il premier Silvio Berlusconi, intervenendo al convegno dei Giovani imprenditori. "Saranno previsti cinque anni di carcere per chi le eseguirà e chi le propagherà ", aggiunge il Cavaliere.

ALFANO: INTERCETTAZIONI INCIDONO PER 33% SPESA ED E' TROPPO
"Le intercettazioni oggi costano il 33% dell'ammontare complessivo delle spese per la giustizia. Questo è un eccesso e occorre porvi rimedio". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano a Catania, rispondendo ai cronisti sul progetto annunciato dal premier Berlusconi di predisporre una norma sulle intercettazioni telefoniche. Il ministro ha incontrato in giornalisti prima di entrare nel palazzo di Giustizia per incontrare i capi degli uffici giudiziari, giudicanti e requirenti. "Occorre porvi rimedio - ha aggiunto Alfano - tutelando la privacy dei cittadini, non debilitando la forza delle indagini".

UNCI: TORNA LA MINACCIA DEL CARCERE PER I CRONISTI
"Torna la minaccia del carcere per i cronisti che svolgono il loro lavoro correttamente riferendo le notizie di cui sono venuti in possesso. Addirittura la pena di 5 anni di reclusione, ha anticipato oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sarà prevista, per chi propagherà il contenuto di intercettazioni telefoniche, da un provvedimento che sarà presentato nel prossimo Consiglio dei Ministri". Lo sottolinea in una nota l'Unione Nazionale Cronisti Italiani, che "in attesa di conoscere nei dettagli il testo del provvedimento annunciato, sottolinea che non è possibile fare confusione tra intercettazioni realizzate in modo abusivo e quelle disposte dalla magistratura e che il contenuto di queste ultime, quando è allegato nei provvedimenti di richiesta di rinvio a giudizio, e quindi è stato portato a conoscenza dell'indagato, diventa pubblico". L'Unci sostiene pertanto che "iniziative proposte per tutelare la privacy, come ha detto l'altro ieri il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, non possono essere utilizzate per ridurre la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati in modo completo e tempestivo sull'andamento delle indagini giudiziarie". L'Unione Cronisti quindi, "invita Fnsi, Ordine dei giornalisti e l'intera categoria a vigilare per evitare che si ripeta il tentativo di eliminare il diritto-dovere di cronaca contenuto nel provvedimento proposto dall'ex ministro Mastella nella scorsa legislatura".

BONGIORNO: INTERCETTAZIONI NON SIANO USATE COME RETE PESCA
"Le investigazioni non possono essere usate come una rete da pesca. E una parte della magistratura ne ha fatto un uso eccessivo". Per questo Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, ritiene che vadano ristrette "a monte" e lo si può fare, affidando il vaglio sulle intercettazioni a un giudice collegiale. "Già oggi il codice richiede che siano disposte solo quando indispensabili. Il problema è nella prassi: oggi il pm le chiede e il giudice le dispone senza avere conoscenza del fascicolo". Un inconveniente che si potrebbe evitare se il vaglio fosse affidato a un giudice collegiale".

Magistratura: ''No stretta, cosi' si depenalizza''
ROMA - I magistrati bocciano la stretta annunciata dal premier sulle intercettazioni e in particolare l'idea di limitarle solo alle indagini su criminalità organizzata e terrorismo. E avvertono: così si rischia di fatto di depenalizzare alcuni reati. "Lo strumento delle intercettazioni è fondamentale per le investigazioni non solo sui reati più gravi, ma anche per quelli comuni come le estorsioni- dice il presidente dell'Anm Luca Palamara- Una selezione drastica rischia di restringere la possibilità di indagare". Certo, ammette il leader del sindacato delle toghe, "altra cosa è la pubblicazione delle intercettazioni: va trovato il giusto equilibrio tra il diritto alla riservatezza e quello all'informazione".

"Un maggior rigore nel rispetto della privacy è doveroso e molto si può fare per evitare divulgazioni indebite- riconosce Edmondo Bruti Liberati, procuratore aggiunto a Milano e presidente di Magistratura democratica- - ma per diversi tipi di reati le intercettazioni sono strumenti essenziali per raccogliere prove; escluderle per corruzione, concussione, insider trading, significa di fatto depenalizzare questi reati". Anche l'ex procuratore di Torino Marcello Maddalena sottolinea che le intercettazioni sono "uno strumento fondamentale per tutta una serie di reati". E restringendone il campo, "si diminuiscono le possibilità di scoprire gli attori di questi reati". E Antonino Ingroia, pm a Palermo avverte: "il nodo delle intercettazioni è fondamentale :il futuro di indagini sulla criminalità dei potenti dipende dalla tenuta degli strumenti investigativi".

LIEVE MALORE PER BERLUSCONI POI SI RIPRENDE
SANTA MARGHERITA LIGURE (GENOVA) - Leggero malore per il premier Silvio Berlusconi appena terminato il suo intervento al convegno dei giovani imprenditori a Santa Margherita Ligure. Appena sceso dal palco, il premier, secondo quanto riferito, ha chiesto un bicchier d'acqua e si è allargato il nodo della cravatta. Il presidente di Confindustria Marcegaglia ha chiesto se in sala c'era un medico; subito dopo il premier è stato accompagnato in una stanza attigua dove e' stato visitato.E' stato il sindaco di Santa Margherita Ligure, Claudio Marsano, cardiologo e iscritto nelle liste del Pd, il primo a soccorrere il premier Silvio Berlusconi dopo il leggero malore che lo ha colpito al termine del suo intervento al convegno di  Confindustria.   Berlusconi ha comunque goduto delle cure anche del suo medico personale che, come consuetudine, lo segue sempre nei suoi  spostamenti.   Secondo quanto riferito da chi era in sala e ha seguito passo passo l'evolversi della situazione, il presidente del Consiglio, appena terminato il suo discorso (durato circa mezz'ora) si è seduto al suo posto in prima fila nella sala accanto al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, sussurrandole nell'orecchio: "parla poco Emma che fa caldo".   Pochi minuti dopo aver preso la parola, Marcegaglia ha interrotto il suo discorso per assicurarsi delle condizioni del premier che nel frattempo si era slacciato il nodo della cravatta e aveva chiesto un bicchiere d'acqua. Quando Berlusconi si è alzato per lasciare la sala, ha avuto un mancamento e ha barcollato sorretto dalla scorta. A quel punto Marcegaglia,di nuovo interrompendo il discorso, ha chiesto se ci fosse un medico in sala.   Il premier è rientrato dopo 15-20 minuti, sorridente e  tranquillizzante, con una camicia aperta e senza cravatta.Scherzando ha elargito battute, rassicurato la platea e la Marcegaglia, prima di recarsi nella sua residenza di Portofino.

CARO PETROLIO PREOCCUPA - lI presidente del Consiglio Silvio Berlusconi arriva alla due giorni dei giovani imprenditori e viene accolto da molte strette di mano, saluti, applausi. A un giovane imprenditore che subito approfitta dell'occasione e chiede al premier come stia, il Cavaliere replica: "Sto come si può stare con una situazione di caro petrolio così", non nascondendo quindi una certa preoccupazione per l'aumento del prezzo dell'oro nero.

GIU' TASSE PER FAMIGLIE, LAVORO E IMPRESE - Il premier Silvio Berlusconi ribadisce, davanti alla platea dei giovani industriali, la propria linea in politica economica, ricordando la ormai celebre "equazione del benessere: meno tasse per le famiglie, il lavoro, le imprese vuol dire più consumi, più produzione, più posti di lavoro, più soldi nelle casse dell'erario. Il che consente di investire nelle infrastrutture e anche di ridare qualcosa a quella parte della società più emarginata"."Per pagare tutti meno tasse, bisogna che tutti le paghino e quindi dobbiamo continuare la lotta all'evasione fiscale": lo dice il premier Silvio Berlusconi nel corso del suo intervento al convegno dei giovani imprenditori. Il presidente del Consiglio cita alcuni dati: "Dobbiamo continuare la lotta all'evasione se è vero che ci sono 100 miliardi di euro in meno nelle casse dello Stato".

'SIAMO IN LUNA DI MIELE, GRADIMENTO AL 65%' - Il Popolo delle libertà è al 65% di gradimento tra i cittadini. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aprendo il suo intervento a Santa Margherita Ligure. Davanti al parterre di Confindustria, che lo ha accolto con un calorosissimo applauso, il premier ha ricordato le difficoltà che ha in questi giorni a camminare per le strade e ad entrare nei negozi per il grande abbraccio di folla che sempre lo attende. "Siamo in luna di miele, siamo al 65% di gradimento ma se vi deludiamo - ha chiosato con una battuta - cosa succede...?

"SERVONO NUOVE CENTRALI NUCLEARI - "Procedere con celerità alla messa in cantiere di centrali nucleari nuove è una necessità": lo dice il premier Silvio Berlusconi, nel corso del suo intervento al convegno dei giovani imprenditori.

ENTRO LUGLIO PROBLEMA RIFIUTI RISOLTO - "Ho la certezza che il problema rifiuti sarà risolto. Entro luglio sbarazzeremo le strade di Napoli dai rifiuti". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parlando ai Giovani imprenditori di Confindustria.

SACCONI: AIUTEREMO PESCATORI E AUTOTRASPORTATORI - "I pescatori sono tra color che in questo momento più pagano le conseguenze del caro petrolio insieme agli autotrasportatori e agli agricoltori. E credo che qualcosa di specifico per loro sarà fatto". Questa la promessa del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alla luce dell'ennesimo rialzo record del petrolio che sta penalizzando alcune categorie produttive.


Image[*] Sarebbe stato gradita anche l'ìndicazione di "quanti anni" sono previsti per chi, secondo evidenza dalle intercettazioni, delinque corrompendo, truffando, eludendo ecc.

Ma forse è omesso perché già si sà:

almeno 5 anni .... da scontare in parlamento.



Ultima modifica di Redazione il 08 Giu 2008 17:57, modificato 2 volte in totale 






ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio Pronto, l’ho ammazzata… 
 

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Domenica, 8 Giugno : 2008

Pronto,
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l’ho ammazzata…


di Gennaro Carotenuto,

“Pronto Silvio? Ti devo raccontare una bella cosa. Ti ricordi di X? Beh, sono entrato in casa, l’ho violentata e poi l’ho ammazzata. Mettiti comodo che ti racconto tutti i dettagli”.

Negli Stati Uniti l’autore di una telefonata del genere finirebbe sulla sedia elettrica. Nell’Italia di Silvio Berlusconi da domani un’intercettazione come questa non potrà essere realizzata e comunque non varrà come prova ai fini processuali. Ma qualcuno sarà comunque condannato a cinque anni per questa telefonata.

Non sarà l’omicida ma il giudice che avrà ordinato l’intercettazione. Ben più del falso in bilancio e di molti altri reati considerati gravissimi. E all’assassino andrà un risarcimento per la privacy violata.

  





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Messaggio Intercettazioni, il governo si divide Anm in rivolta: " 
 

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Domenica, 8 Giugno : 2008

GIUSTIZIA - NUOVO SCONTRO

Intercettazioni, il governo si divide
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Anm in rivolta: "Sono indispensabili"

    
La Lega si smarca da Berlusconi: «Bene la stretta ma no al divieto per i reati di corruzione e di concussione»
Di Pietro: «Un progetto criminogeno»


ROMA - Il giorno dopo l'annuncio del presidente del consiglio Silvio Berlusconi sul prossimo varo da parte del governo di un divieto delle intercettazioni telefoniche, scende in campo l'Associazione nazionale magistrati. E lo fa difendendo lo strumento definito «indispensabile» nella lotta al crimine.

Da Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm, arriva un apertura ad un intervento normativo: «Occorre prevedere una selezione del materiale necessario per il processo e l’eliminazione di quello che non serve». Tuttavia, secondo le toghe, le «intercettazioni restano uno strumento investigativo indispensabile e irrinunciabile per il contrasto alle forme più insidiose di criminalità». Gli fa eco il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara: «Grazie alle intercettazioni abbiamo scoperto gli autori dei più gravi reati». «È uno strumento indispensabile per le indagini -ha spiegato Palamara -. Importante è l’intercettazione, diversa è la sua pubblicazione o diffusione».

E la "stretta" annunciata da Berlusconi provoca anche qualche tensione nel governo. Il sottosegretario alla Infrastrutture ed ex ministro della Giustizia Roberto Castelli chiede che le intercettazioni vengano «mantenute anche per corruzione e concussione» affinchè il progetto del governo non si riveli una norma «salva-casta». Poi da Castelli è giunto un duro affondo contro la stampa: «Non è che la misura non abbia nè capo nè coda. Con 5 anni vai dentro, il capo e la coda ci sono e se penso a certi giornalisti - tuona il leghista - neanche loro devono essere una Casta. Quindi, se sbagliano devono pagare anche loro». Nel dibattito interviene anche il Garante della privacy, Francesco Pizzetti, secondo cui un «intervento legislativo in questa materia è opportuno».

Il Pd boccia però il progetto del governo. «Berlusconi perde il pelo ma non il vizio - accusa il ministro della Giustizia del governo ombra del Pd Lanfranco Tenaglia - . Ridurre la possibilità di effettuare intercettazioni solo a determinati reati impedirà alla polizia e alla magistratura di scoprirne e perseguirne altri non meno gravi come le rapine, le concussioni, le corruzioni, le truffe ai danni dello Stato». La replica della maggioranza arriva con Fabrizio Cicchitto, presidente dei Deputati del Pdl: «Sul terreno delle intercettazioni non si possono cambiare le carte in tavola. L’impostazione del governo - prosegue - è molto chiara: le intercettazioni vanno concentrate su alcuni crimini di grande rilevanza sociale a partire dalla criminalità organizzata e dal terrorismo. Bisogna evitare gli abusi ai quali abbiamo assistito in questi anni e che hanno dato luogo - conclude Cicchitto - ad una sorta di mercato nero tra uffici giudiziari e i giornali rappresentando un’autentica distorsione della vita civile del Paese»

Una netta presa di posizione contro la stretta sulle intercettazioni preannunciata dal premier arriva da Antonio Di Pietro. Il leader dell'Italia dei Valori definisce la proposta di Berlusconi come «un progetto criminogeno» e promette un’opposizione dura «dentro e fuori il Parlamento», se necessario anche facendo ricorso al referendum. Anche perchè, spiega Di pietro, «con quella legge lì Mani Pulite sarebbe nata e subito morta». Ma la maggioranza tira dritto. Secondo il vicepresidente vicario dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, la reazione di Antonio Di Pietro è sbagliata perchè «l’Italia ha il primato delle intercettazioni e quello del lassismo nei confronti dei criminali». Sulla stessa linea il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri che rimarca la necessità di «un taglio agli sprechi ed una stretta alle intercettazioni inutili, che finora hanno solo alimentato morbosa curiosità».

  





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Messaggio INTERCETTAZIONI, ALFANO: TESTO FORSE IN CDM VENERDI' 
 

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Lunedì, 9 Giugno : 2008

INTERCETTAZIONI, ALFANO:
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TESTO FORSE IN CDM VENERDI'


ROMA - "Siamo al lavoro sul testo non escludo che possa andare nella seduta del Consiglio dei ministri di venerdi", afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano, a margine di un'audizione in commissione Giustizia della Camera. "Che in Italia vi sia stato un abuso della pubblicazione delle intercettazioni - ha aggiunto - è un fatto acclarato e condiviso. E poi il numero delle intercettazioni fatto nel nostro paese, 100 mila all'anno, non è giustificato dal numero degli abitanti visto che negli Stati Uniti se ne fanno 1700 e in Svizzera ad esempio 1300". Alfano ha fatto notare, in ogni caso, la necessità di adottare nuove misure e ha aggiunto che si prenderanno le mosse dai due Ddl del governo Berlusconi del 2005 e del governo Prodi del 2007.

"Nessuno vuole comprimere l'azione della magistratura. Ma devo dire che sinora non è sanzionato nulla anche se il codice è stato violato...".
I due testi, infatti, "non divergono radicalmente", ha fatto notare il Guardasigilli.

Il leader del partito democratico Walter Veltroni le definisce "uno strumento fondamentale per contrastare ogni attività illegale" ma ritiene inaccettabile che finiscano sui giornali. "La pubblicazione sui giornali non deve essere consentita".

"Un Paese democratico deve garantire un doppio diritto - ha aggiunto Veltroni - e cioé il diritto dei magistrati di avere tutti gli strumenti necessari per contrastare la criminalità e il diritto dei cittadini di non vedere il loro nome e le loro conversazioni pubblicate sui giornali se non al momento del processo e nella parte di rilevanza processuale". "Il magistrato ha diritto di poter fare le intercettazioni ma poi ha il dovere di tenerle segrete", ha aggiunto.

Del tutto contrario alla proposta di Berlusconi e' il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. L'ex pm ritiene che si tratterebbe di una norma 'salva-casta', e annuncia l'intenzione di promuovere un referendum abrogativo.

Pier Ferdinando Casini invita all'equilibrio. "Non bisogna passare dalla padella alla brace", dice il leader dell'Udc. Casini ritiene che sia "giusto regolamentare, ma non imbavagliare".

La preoccupazione del Garante della Privacy Francesco Pizzetti, infine, e' rivolta ai cittadini. Pizzetti spiega al Messaggero quali sono i tre elementi che secondo lui dovrebbero essere contenuti nel provvedimento: 1) indicare modalità che consentano in modo chiaro al pm di tenere separati gli atti istruttori che sono utili al processo, da quelli ininfluenti. 2) individuare casi in cui l'intercettazione deve essere mantenuta così com'é a disposizione dell'autorità giudiziaria e casi in cui il ricorso può essere più limitato. 3) per quanto riguarda l'informazione, il garante invita i giornalisti al "rigoroso rispetto del codice deontologico".

FIEG, SI PUNISCA CHI LE LASCIA TRAPELARE - Più che punire i giornalisti che pubblicano le intercettazioni o gli editori, va punito in primo luogo chi viola il segreto istruttorio lasciandole trapelare all'esterno: è la posizione del presidente della Federazione degli editori, Boris Biancheri, a proposito dell'annunciata stretta sull'uso di questo strumento investigativo. "Limitare le intercettazioni alle indagini relative a reati di terrorismo e criminalità organizzata - afferma Biancheri in una nota - non mi sembra affatto una buona idea. Un sequestro di persona o la corruzione di un pubblico ufficiale che non hanno connessioni con mafia o camorra non sono meno gravi per questo". Per il presidente della Fieg, "quel che è necessario è che le intercettazioni siano disposte solo in caso di assoluta necessità e che venga tutelato rigorosamente il segreto istruttorio. Si parla di punire il giornalista che scrive una notizia o l'editore che la pubblica: ma va punito in primo luogo chi, violando il dovere di mantenere il segreto sul contenuto di una intercettazione, l'ha comunicata o lasciata trapelare all'esterno", conclude.

SIDDI, INACCETTABILE L'IPOTESI DI 5 ANNI DI CARCERE - Sulla questione delle intercettazioni "la Fnsi non vuole fare battaglie ideologiche, né battaglie contro un governo di un particolare colore politico. La censura non è mai un valore né una condizione liberale", e l'"ipotesi dei cinque anni di carcere è inaccettabile". Lo ha detto il segretario della Federazione nazionale della stampa, Franco Siddi, che oggi partecipa a Bari ad un convegno per celebrare il centenario della Fnsi. "Non propaliamo intercettazioni, come ha detto il presidente Berlusconi - ha detto ancora - ma diamo notizie. Sarebbe in qualche modo un reato non dare le notizie". "I bavagli - ha detto ancora - non sono la risposta, rispetto a una società che presenta molte ingiustizie". Secondo Siddi, inoltre, oggi il concetto di tutela della privacy viene richiamato a sproposito. "Certamente tutte le persone che finiscono sotto intercettazione - ha detto - hanno diritto alla tutela degli aspetti delicati della propria identità personale e della propria dignità umana. Su questo siamo pronti a discutere. C'é già una legge. Se non funziona la si corregga ma non si dica che bisogna fare nuove leggi per questo o addirittura immaginare cinque anni di galera per i giornalisti". Secondo Siddi, inoltre, la categoria dei "giornalisti è sotto tiro". "Non è una novità - ha aggiunto - Ma oggi la pressione è più forte perché i poteri accettano poco di essere disturbati e invece l'informazione ha anche il ruolo di disturbare il manovratore, se questo c'é".

  





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