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KENYA: "CESSI LA VIOLENZA", KIBAKI PRONTO A DIALOG
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Messaggio KENYA: "CESSI LA VIOLENZA", KIBAKI PRONTO A DIALOG 
 
Giovedì, 3 Gennaio : 2008

KENYA: "CESSI LA VIOLENZA",
KIBAKI PRONTO A DIALOGO
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NAIROBI - Non c'é stata la temuta prova di forza dell'opposizione in Kenya: la grande manifestazione che si temeva potesse comportare derive molto sanguinose, forse irrimediabili, è stata sospesa dagli stessi organizzatori dopo scontri fra manifestanti e polizia, anche se potrebbe svolgersi già venerdi' 4. Il rinvio sembra legato, oltre a un incrociarsi di dialoghi più o meno diretti tra le parti, anche all'importante mediazione sul campo del premio Nobel per la Pace, l' arcivescovo Desmond Tutu. Manifestazione sospesa, dunque, ma c'e un giallo sulla data della riconvocazione. Era stata annunciata per martedì, cinque giorni, un periodo sufficiente per tentare di tessere le fila di un dialogo mai partito davvero.

Ma poi, nel pomeriggio l'opposizione ha parlato di venerdi', quindi in serata di sabato e poi è tornata ad annunciare il raduno per venerdi'. In parte, forse, tatticismi per accentuare la pressione; in parte perché l'apertura del presidente Mwai Kibaki in cui chiama a un dialogo aperto, appena sarà tornata la pace e la calma, pur essendo la prima di rilievo, è parsa forse insufficiente all'opposizione.

La situazione di Kibaki, peraltro, è delicata. La sua elezione è stata contestata anche dal procuratore generale che chiede un'indagine indipendente; lo stesso aveva fatto l'Ue due giorni fa, e dubbi sulla correttezza del conteggio erano stati espressi anche da quasi tutte le cancellerie mondiali. Inoltre, l'opposizione -che da sempre ed esplicitamente parlato di "inaccettabile truffa"- è largamente maggioritaria in Parlamento.

I tentativi di mediazione (l'Ue chiede un governo di coalizione, gli Usa quantomeno una stabile e forte riconciliazione nazionale) comunque, continuano; ma in molti ritengono che la chiave di volta è nel trovare la maniera perché i due contendenti facciano un passo indietro, ovvero un passo in avanti verso l'avversario: ovviamente concedendo qualcosa. Ed in tal senso, si è solo ai primi timidi tentativi. Anche se non si segnalano violenze particolari, la tragedia del Kenya continua totale, e la tensione resta straordinariamente alta. I morti accertati sono ormai oltre 350, migliaia i feriti, devastazioni e violenze senza fine. Che stanno facendo esplodere il dramma degli sfollati, di gente che ha perso tutto. La Croce Rossa segnala che se ne contano oltre 100.000: in larghissima parte, circa il 70 per cento, nell'ovest del Paese, dove le vittime sono stati centinaia, e le devastazioni spaventose; il resto quasi tutta a Nairobi, la seconda area più sconvolta dagli eventi del Kenya. La deriva tribale, peraltro, è tutt'altro che tramontata.

Da una parte i Kikuyo, principale etnia del Paese (ma non dominante: intorno al 22-25 per cento della popolazione), da sempre detentori dei gangli di potere principali del Paese, tutti unito dietro a Kibaki, che è pure Kikuyo. Dall'altra innanzitutto i Luo (terzo gruppo, ne fa parte Odinga), ed altri minori che vogliono bloccare lo strapotere storico dei kikuyo. E ci sono le accuse reciproche di genocidio, anche se in tal senso appare di rilievo l'intervento di Amnesty International, che chiede un'indagine sulle repressioni dei gruppi speciali della polizia che sembra siano state molto sanguinose.

Un contesto tragico, che sta avendo anche effetti domino sui Paesi regionali (soprattutto Burundi, Ruanda ed Uganda, ormai senza più benzina, visto che proveniva dal Kenya), sulla distribuzione degli aiuti d'emergenza, e ha suscitato fortissime preoccupazioni presso la Banca Mondiale che parla di ripercussioni economiche gravissime, che potrebbero vanificare i progressi degli ultimi anni.

  





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