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Mercoledì, 30 Aprile : 2008
Rassegna a cura di:
Castellammare di Stabia (NA) Il Giorno
I proprietari aspettano il risarcimento da dieci anni
L’esproprio non paga dazio
di ITALIA BRONTESI
— CARPENEDOLO — ASPETTANO DA OLTRE 10 anni di essere risarciti dall’Anas per i loro terreni espropriati per costruire una strada. Ancora non hanno visto neppure un euro. «Ho avuto incontri, rassicurazioni - dice il sindaco Gianni Desenzani, che segue costantemente il caso - ma finora niente di concreto. Adesso basta parole, vogliamo fatti. I miei concittadini chiedono semplicemente il riconoscimento di un loro diritto».
AD ASPETTARE dopo tanti anni che arrivi il risarcimento sono otto famiglie di Carpenedolo, proprietarie di aree espropriate per consentire i lavori della statale «Asolana», il tronco Asola-Carpenedolo, interessato a lavori di miglioramento e adeguamento delle sede stradale. Opere già completate da anni, di competenza dell’Anas, affidati all’impresa Dolomiti Rocce srl di Ponte nelle Alpi, provincia di Biella.
ERA IL 1996, ormai 12 anni fa, quando è scattata l’occupazione d’urgenza delle aree e due anni dopo l’offerta di indennità provvisoria ai proprietari. Racconta il sindaco Desenzani: «Il Comune ha cominciato a interessarsi della vicenda nel luglio del 2007, con pressanti richieste all’Anas, all’impresa concessionaria, al prefetto di Brescia e al ministero delle Infrastrutture. Nonostante i solleciti del prefetto di Brescia e della direzione generale del ministero delle Infrastrutture l’A.N.A.S. e la ditta concessionaria non hanno risposto. Un vero e proprio muro di gomma che ci fa indignare e non fa onore alle istituzioni».
ALL’INIZIO DI luglio 2007 il sindaco scrive al prefetto e per conoscenza all’Anas e alla Dolomiti rocce segnalando la vicenda. «L’arteria stradale in questione, l’Asolana - ricorda in quella circostanza - è aperta alla circolazione da un decennio, indipendentemente dalla lesione dei diritti dei proprietari delle aree, che ritengo vergognosa e ingiustificata dal punto di vista giuridico ed etico».
TORNA ALLA carica in dicembre, perché di risposte non ne sono arrivate. Si muove il ministero che a gennaio raccoglie la sollecitazione del sindaco e a sua volta sollecita l’Anas a fornire chiarimenti. Non succede niente. E arriva aprile, il 28 il sindaco informa la direzione generale del ministero, ringraziandola per essere intervenuta, che però l’Anas tace ancora e Desenzani si chiede se «è possibile che in uno stato democratico avvengano certe cose e che esistano ancora questi muri di gomma?». Uno solo dei proprietari ha ricevuto il risarcimento, perché si è mosso per vie legali. Gli altri sono esasperati. Al punto che un signore di 75 anni, il 14 aprile scorso, giorno di elezioni, ha minacciato per protesta di non uscire più dal seggio.
AD ASPETTARE dopo tanti anni che arrivi il risarcimento sono otto famiglie di Carpenedolo, proprietarie di aree espropriate per consentire i lavori della statale «Asolana», il tronco Asola-Carpenedolo, interessato a lavori di miglioramento e adeguamento delle sede stradale. Opere già completate da anni, di competenza dell’Anas, affidati all’impresa Dolomiti Rocce srl di Ponte nelle Alpi, provincia di Biella.
ERA IL 1996, ormai 12 anni fa, quando è scattata l’occupazione d’urgenza delle aree e due anni dopo l’offerta di indennità provvisoria ai proprietari. Racconta il sindaco Desenzani: «Il Comune ha cominciato a interessarsi della vicenda nel luglio del 2007, con pressanti richieste all’Anas, all’impresa concessionaria, al prefetto di Brescia e al ministero delle Infrastrutture. Nonostante i solleciti del prefetto di Brescia e della direzione generale del ministero delle Infrastrutture l’A.N.A.S. e la ditta concessionaria non hanno risposto. Un vero e proprio muro di gomma che ci fa indignare e non fa onore alle istituzioni».
ALL’INIZIO DI luglio 2007 il sindaco scrive al prefetto e per conoscenza all’Anas e alla Dolomiti rocce segnalando la vicenda. «L’arteria stradale in questione, l’Asolana - ricorda in quella circostanza - è aperta alla circolazione da un decennio, indipendentemente dalla lesione dei diritti dei proprietari delle aree, che ritengo vergognosa e ingiustificata dal punto di vista giuridico ed etico».
TORNA ALLA carica in dicembre, perché di risposte non ne sono arrivate. Si muove il ministero che a gennaio raccoglie la sollecitazione del sindaco e a sua volta sollecita l’Anas a fornire chiarimenti. Non succede niente. E arriva aprile, il 28 il sindaco informa la direzione generale del ministero, ringraziandola per essere intervenuta, che però l’Anas tace ancora e Desenzani si chiede se «è possibile che in uno stato democratico avvengano certe cose e che esistano ancora questi muri di gomma?». Uno solo dei proprietari ha ricevuto il risarcimento, perché si è mosso per vie legali. Gli altri sono esasperati. Al punto che un signore di 75 anni, il 14 aprile scorso, giorno di elezioni, ha minacciato per protesta di non uscire più dal seggio.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















