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Giovedì, 17 Luglio : 2008
LA GIORNATA POLITICA
DI
La terza fiducia in tre mesi, quella che sarà chiesta domani dal governo sul maxi-emendamento alla manovra, è la più pesante perché arriva sul provvedimento finora più qualificante per il Berlusconi IV: una manovra che é come il biglietto da visita di quelle che sono le intenzioni di politica economica del governo per i prossimi anni. Queste intenzioni sono state sintetizzate alla Camera da Giulio Tremonti, che ha parlato della volontà di ridurre il deficit senza aumentare le tasse. Quindi una linea rigorosa, resa necessaria da una situazione negativa ereditata dal governo precedente, ma senza togliere altro ossigeno ad una economia già asfittica, dove la crisi si fa sentire con forza soprattutto sui ceti più deboli. A fronte di questa prospettazione dei fatti da parte del governo, ci sono le opposizioni (quella centrista dell'Udc, quella radicale dell'Idv, ed in mezzo quella del Pd, che ne è la parte più cospicua) che marciano divise ma colpiscono unite (o almeno contemporaneamente) su due punti: lo svuotamento delle prerogative di discussione del Parlamento (la discussione sulla manovra cominciata alla Camera si svolgeva oggi su di un testo diverso da quello su cui si voterà la fiducia) e le responsabilità di un governo che ha fatto campagna elettorale promettendo sicurezza e che, alla prima manovra, taglia i fondi per le forze di polizia. Su questa linea è così accaduto che Veltroni, Casini e Di Pietro si siano trovati assieme, o per meglio dire contemporaneamente presenti, alla manifestazione organizzata dai sindacati di polizia. Ma per il governo i veri problemi non vengono dal confronto con opposizioni che fanno il loro mestiere a reclamare più spazio per il dibattito in Parlamento ed a mettere il dito nella piaga delle possibili contraddizioni del governo. Con i rapporti di forza netti di questa legislatura, l'unico vero problema del governo è quello di tenere compatta la maggioranza; problema che poi quasi si riduce a quello dei rapporti fra il Pdl e la Lega. In questi rapporti l'elemento di preoccupazione, soprattutto per la Lega, è stato introdotto dall'annuncio di ieri di Berlusconi di voler impegnare il Parlamento in autunno ad una grande riforma della giustizia; riforma che, è facile prevedere, sarà accompagnata da una forte conflittualità con i soggetti di rappresentanza della magistratura (quella istituzionale del Csm e quella associativa dell'Anm) e con le opposizioni. Con il risultato di rendere più difficile l'approvazione del federalismo fiscale sia per il minor tempo a disposizione per i lavori parlamentari, sia per il rischio di rompere i ponti con il Pd, che invece in un clima diverso potrebbe facilmente collaborare. Dietro all'annuncio di oggi di Berlusconi secondo cui con la Lega non c'é alcun problema, ed anche al di là dell'infortunio sulla declinazione dei verbi latini (l'errore di dire 'simul stabunt, simul cadunt' invece che 'cadent' ha peraltro precedenti illustri), c'é un pronunciamento politico preciso: il presidente del Consiglio ha legato assieme in un unico destino l'approvazione del federalismo fiscale e quello della grande riforma della giustizia. Il messaggio per Bossi e per i suoi è chiaro: se volete il nuovo fisco, il provvedimento relativamente più facile da approvare, dovete garantire l'approvazione anche della nuova giustizia, che invece è molto più difficile (anche se Berlusconi sembra voler alleggerire la situazione quando precisa di non aver parlato di reintrodurre l'immunità parlamentare). Che la Lega non sia contenta di questa situazione è naturale: invece di lasciare il traguardo del federalismo fiscale in fondo ad un lungo rettilineo pianeggiante, Berlusconi lo ha spostato in cima ad un ripido passo alpino. Una situazione in cui, inoltre, il Pd si è subito inserito parlando di un autentico "ricatto" (così il vice segretario, Dario Franceschini) imposto da Berlusconi alla Lega. Che da parte sua, comunque, dichiara fin d'ora di essere pronta a lavorare a pieno ritmo, se sarà necessario, pur di arrivare al federalismo fiscale in autunno. Intanto, le dimissioni di Ottaviano Del Turco da presidente della giunta abruzzese aprono la strada alle elezioni regionali anticipate. Un voto quasi disperato per il Pd dopo la bufera giudiziaria, ma che si presenta anche come il primo test sugli indici di popolarità del governo, al centro di una controversia fra chi, come il sondaggista Renato Mannheimer, parla di un netto calo negli ultimi giorni, e Berlusconi ha negato questa circostanza, parlando di un livello di consenso superiore al 60%.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).














