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Giovedì, 4 Settembre : 2008
LA GIORNATA POLITICA
La secca bocciatura delle aperture di Gianfranco Fini al voto agli immigrati da parte di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, offre per la prima volta al Partito democratico l'occasione di aprire una falla nel vascello del Pdl. Piero Fassino e Dario Franceschini parlano di un centrodestra diviso sul terreno dell'immigrazione e l'Udc fa presente che non può esistere una politica della sicurezza scollata da quella dell'integrazione. Ma è proprio così? In realtà il presidente della Camera, come sottolinea il ministro Ignazio La Russa, si è limitato a dire che parlare di voto agli immigrati non è scandaloso, ma si é ben guardato dal sostenere che il tema costituisca una priorità; del resto non avrebbe potuto fare diversamente, dopo aver suscitato nel suo stesso partito, qualche anno fa, una vera tempesta politica abbracciando per primo questa causa. Fini inoltre dà voce a una sensibilità minoritaria, ma non inesistente, nella maggioranza: DcA e Nuovo Psi, con Gianfranco Rotondi e Stefano Caldoro, sono favorevoli a discutere il problema e anche in Forza Italia c'é una componente laica non ostile. Come dice Margherita Boniver, si potrebbe per esempio rispolverare la proposta di Giuliano Amato di ridurre i termini per la richiesta della cittadinanza da parte degli stranieri (attualmente sono necessari 10 anni di residenza).
E' troppo presto, comunque, per dire se Veltroni sia riuscito ad aprire un nuovo fronte: molto dipenderà dalla reazione di Fini alle parole dei leader alleati che hanno pur sempre il sapore della sconfessione. I margini di autonomia di cui gode la terza carica dello Stato gli consentono infatti ampi spazi di replica, senza che ciò debba necessariamente aprire una frattura nella maggioranza. Sui temi civili, Fini è apparso assai più vicino a Pier Ferdinando Casini che non rinuncia a stuzzicare il Pdl: il no, commenta il leader centrista, appare venato di una demagogia "sottilmente colorata di razzismo". La polemica ha così finito per oscurare il via libera dell' Unione europea alle norme disposte dal governo per il censimento dei campi nomadi, sui quali l'opposizione aveva montato una campagna che, attacca la maggioranza, si è risolta in un boomerang. Il che dimostra comunque che quello dell'immigrazione resta un terreno scivoloso sul quale in prospettiva è necessario trovare un'intesa bipartisan se si vuole essere credibili nel chiedere all'Europa una politica comune delle frontiere. E intanto, mentre il Cavaliere celebra la "Campania pulita" con la sua ottava missione a Napoli e il governo tira dritto sulla trattativa Alitalia (qui si registra la spaccatura tra Cgil e Cisl), Pdl e Pd fanno i conti con i temi delle alleanze.Tra An ed Udc volano parole grosse dopo la chiusura della destra alla confluenza in prospettiva dei centristi: Lorenzo Cesa dice che il centro parla solo con Berlusconi e non con i suoi replicanti, La Russa risponde di non aver interesse a discutere con i ventriloqui di Casini.
E' una lite seguita con interesse da Franco Marini il quale ritiene che se Casini rinunciasse alla politica delle mani libere, un'alleanza Pd-Udc potrebbe avere buone prospettive a livello amministrativo. Solo un'ipotesi, perché al momento i democratici appaiono condizionati soprattutto dal problema della leadership veltroniana. Secondo i prodiani, Marini e D'Alema gli hanno mosso severe critiche che impongono ormai un congresso; Parisi ritiene che il segretario abbia commesso troppi errori, a cominciare dall'aver anteposto la corsa al governo al progetto del nuovo partito. Risultato, secondo l'ex ministro della Difesa: un centrosinistra in pezzi, un centrodestra unito. Sebbene gli uomini del segretario neghino che esista un problema interno, le contestazioni al "centralismo burocratico" dell'ex sindaco di Roma crescono: lo stesso Marini insiste perché si superi il "partito fru-fru".
E' troppo presto, comunque, per dire se Veltroni sia riuscito ad aprire un nuovo fronte: molto dipenderà dalla reazione di Fini alle parole dei leader alleati che hanno pur sempre il sapore della sconfessione. I margini di autonomia di cui gode la terza carica dello Stato gli consentono infatti ampi spazi di replica, senza che ciò debba necessariamente aprire una frattura nella maggioranza. Sui temi civili, Fini è apparso assai più vicino a Pier Ferdinando Casini che non rinuncia a stuzzicare il Pdl: il no, commenta il leader centrista, appare venato di una demagogia "sottilmente colorata di razzismo". La polemica ha così finito per oscurare il via libera dell' Unione europea alle norme disposte dal governo per il censimento dei campi nomadi, sui quali l'opposizione aveva montato una campagna che, attacca la maggioranza, si è risolta in un boomerang. Il che dimostra comunque che quello dell'immigrazione resta un terreno scivoloso sul quale in prospettiva è necessario trovare un'intesa bipartisan se si vuole essere credibili nel chiedere all'Europa una politica comune delle frontiere. E intanto, mentre il Cavaliere celebra la "Campania pulita" con la sua ottava missione a Napoli e il governo tira dritto sulla trattativa Alitalia (qui si registra la spaccatura tra Cgil e Cisl), Pdl e Pd fanno i conti con i temi delle alleanze.Tra An ed Udc volano parole grosse dopo la chiusura della destra alla confluenza in prospettiva dei centristi: Lorenzo Cesa dice che il centro parla solo con Berlusconi e non con i suoi replicanti, La Russa risponde di non aver interesse a discutere con i ventriloqui di Casini.
E' una lite seguita con interesse da Franco Marini il quale ritiene che se Casini rinunciasse alla politica delle mani libere, un'alleanza Pd-Udc potrebbe avere buone prospettive a livello amministrativo. Solo un'ipotesi, perché al momento i democratici appaiono condizionati soprattutto dal problema della leadership veltroniana. Secondo i prodiani, Marini e D'Alema gli hanno mosso severe critiche che impongono ormai un congresso; Parisi ritiene che il segretario abbia commesso troppi errori, a cominciare dall'aver anteposto la corsa al governo al progetto del nuovo partito. Risultato, secondo l'ex ministro della Difesa: un centrosinistra in pezzi, un centrodestra unito. Sebbene gli uomini del segretario neghino che esista un problema interno, le contestazioni al "centralismo burocratico" dell'ex sindaco di Roma crescono: lo stesso Marini insiste perché si superi il "partito fru-fru".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















