LA GIORNATA POLITICA
di Pierfrancesco Frere'
Lo psicodramma del centrodestra, al di là delle apparenze, coinvolge ormai anche la maggioranza di governo. Lo dimostra la rapidità con la quale i piccoli partiti dell'Unione si sono schierati al fianco di Gianfranco Fini nel denunciare il tentativo dell'asse Pd-Pdl di imporre una legge funzionale ai suoi interessi. Apparentemente il leader di An ha tentato di colpire soprattutto il progetto egemonico di Silvio Berlusconi. Ma a ben vedere il suo attacco al 'Vassallum', novella "legge-truffa" ideata per lanciare il bipartitismo, è anche una feroce critica a Walter Veltroni. Pier Ferdinando Casini lo affianca nella denuncia dell' "imbroglio" che sarebbe nato dalle "furbizie" convergenti del sindaco di Roma e del Cavaliere. Dal momento che Veltroni e Berlusconi si sono visti ufficialmente una volta sola, ma il dialogo è già decollato e appare a buon punto, le parole dei due ex alleati di Berlusconi sembrano ipotizzare implicitamente che in realtà tra i due partiti maggiori sia intercorso un lavoro di diplomazia parallela degli "sherpa", all'insaputa di tutti: Fini, per esempio, non si spiega come mai Berlusconi ritenesse fino a poco tempo fa Veltroni un comunista non pentito e adesso lo accetti come garante di una democrazia matura. Ciò spiegherebbe la virulenza dei toni che - dice per esempio un allarmato Sandro Bondi - dividono e avvelenano i rapporti personali. Un fatto tutt'altro che secondario, soprattutto se si pensa in prospettiva alla possibilità di una ricomposizione. In altri termini, tutti sospettano che Veltroni e Berlusconi abbiano sottoscritto un patto di ferro per indirizzare il quadro politico verso una semplificazione fin troppo brutale, mettendo nel conto le reazioni dei "cespugli" e anche di qualche alleato più ingombrante (come An).
La destra poi teme il piglio peronista del Cavaliere e non tollera che gli si ricordi di essere stata "sdoganata" proprio da lui: semmai, osserva Ignazio La Russa, ci siamo sdoganati a vicenda... Come dire che anche Forza Italia e il suo leader non hanno finito tutti gli esami (basti pensare al conflitto d'interessi e al capitolo della giustizia). Nel complesso dunque l'opposizione appare atomizzata ancora più della maggioranza: si tratta di capire quanto i due protagonisti della vicenda avessero previsto le reazioni furiose degli alleati. Si può comunque osservare che Lamberto Dini continua a ripetere olimpicamente che in gennaio lavorerà per un cambiamento del quadro politico: sembra un'allusione soprattutto al governo istituzionale. Francesco Rutelli oggi ha avvertito che si tratta di un'ipotesi che non può maturare solo sulla base di un'intesa a due Pd-Pdl: eppure è anche vero che i due partiti da soli (più qualche movimento minore, come quello liberaldemocratico) rappresentano quasi il 70% dell'elettorato. Non si può dire, in altri termini, che la Grande Coalizione d'emergenza, sull'esempio tedesco, sia stata esorcizzata, anche perché per Veltroni e Berlusconi questo è un banco di prova decisivo: su di esso si misurerà la reale capacità dei partiti "a vocazione maggioritaria" di non rimanere ostaggi dei "nanetti". Il tandem ha come uscita d'emergenza il referendum: se non ci sarà nessun accordo, la consultazione, con la sua spinta bipartitica, diverrà ineludibile a meno di non precipitare verso le elezioni anticipate, due ipotesi entrambe nefaste per i piccoli partiti.
E' vero tuttavia che la grande confusione dello scenario rende impossibile qualsiasi pronostico: un centrodestra in grande vantaggio nei sondaggi, sembra aver vanificato il suo potenziale e potrebbe uscire sconfitto dalle urne. Ciò spiega perché i costituzionalisti democratici Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti ritengano contraddittorio l'atteggiamento di Fini che, pur di svincolarsi dall'abbraccio berlusconiano, ha reso più difficile la ricerca di un accordo su un nuovo sistema elettorale (le alternative proposte da An sono assai distanti tra di loro): ciò a loro avviso non è nell'interesse di un grande partito che supera di molto il 10%. Eppure la partita è assai più ampia e Fini sembra aver deciso di giocarla accanto a Casini, impedendo a Berlusconi di occupare da solo il centro dello schieramento.
La destra poi teme il piglio peronista del Cavaliere e non tollera che gli si ricordi di essere stata "sdoganata" proprio da lui: semmai, osserva Ignazio La Russa, ci siamo sdoganati a vicenda... Come dire che anche Forza Italia e il suo leader non hanno finito tutti gli esami (basti pensare al conflitto d'interessi e al capitolo della giustizia). Nel complesso dunque l'opposizione appare atomizzata ancora più della maggioranza: si tratta di capire quanto i due protagonisti della vicenda avessero previsto le reazioni furiose degli alleati. Si può comunque osservare che Lamberto Dini continua a ripetere olimpicamente che in gennaio lavorerà per un cambiamento del quadro politico: sembra un'allusione soprattutto al governo istituzionale. Francesco Rutelli oggi ha avvertito che si tratta di un'ipotesi che non può maturare solo sulla base di un'intesa a due Pd-Pdl: eppure è anche vero che i due partiti da soli (più qualche movimento minore, come quello liberaldemocratico) rappresentano quasi il 70% dell'elettorato. Non si può dire, in altri termini, che la Grande Coalizione d'emergenza, sull'esempio tedesco, sia stata esorcizzata, anche perché per Veltroni e Berlusconi questo è un banco di prova decisivo: su di esso si misurerà la reale capacità dei partiti "a vocazione maggioritaria" di non rimanere ostaggi dei "nanetti". Il tandem ha come uscita d'emergenza il referendum: se non ci sarà nessun accordo, la consultazione, con la sua spinta bipartitica, diverrà ineludibile a meno di non precipitare verso le elezioni anticipate, due ipotesi entrambe nefaste per i piccoli partiti.
E' vero tuttavia che la grande confusione dello scenario rende impossibile qualsiasi pronostico: un centrodestra in grande vantaggio nei sondaggi, sembra aver vanificato il suo potenziale e potrebbe uscire sconfitto dalle urne. Ciò spiega perché i costituzionalisti democratici Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti ritengano contraddittorio l'atteggiamento di Fini che, pur di svincolarsi dall'abbraccio berlusconiano, ha reso più difficile la ricerca di un accordo su un nuovo sistema elettorale (le alternative proposte da An sono assai distanti tra di loro): ciò a loro avviso non è nell'interesse di un grande partito che supera di molto il 10%. Eppure la partita è assai più ampia e Fini sembra aver deciso di giocarla accanto a Casini, impedendo a Berlusconi di occupare da solo il centro dello schieramento.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















