LA GIORNATA POLITICA
di Pierfrancesco Frere'
La rivolta dei "cespugli" dell' Unione, per di più 'guidati' da Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, contro la bozza Bianco di riforma elettorale non poteva essere sottovalutata da Walter Veltroni. L'accusa di truffa e di imbroglio, infatti, è di quelle capaci di far saltare un'alleanza, e non a caso Anna Finocchiaro ha invitato Clemente Mastella a non tirare troppo la corda (il Guardasigilli oggi ha disertato per protesta il Consiglio dei ministri). Il segretario del Pd ha preannunciato a gennaio una verifica "globale", a partire dal sostegno al governo. Infatti le proteste contro il testo presentato oggi al Senato da Enzo Bianco hanno fatto capire che in realtà i piccoli partiti non intendono rinunciare alla propria rendita di posizione: i loro attacchi si sono concentrati in particolare contro le soglie di sbarramento troppo alte il cui scopo sarebbe proprio quello di semplificare lo scenario politico. Ma anche An ed Udc hanno bocciato uno schema che a loro avviso non corrisponde al modello tedesco.
La violenza dello scontro ha una radice politica precisa: il sospetto che l'accordo Pd-Fi sia ormai chiuso e allargato anche al Prc. Come dice il coordinatore del Pd Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, sul tedesco corretto c'é l'ok dei tre partiti e il segretario di Rifondazione ha ammesso che su questo testo si sta trattando. Ora, sembra difficile che un'area che da sola rappresenta circa il settanta per cento dell' elettorato possa accettare il veto della minoranza, secondo una prassi che negli ultimi anni ha mandato in tilt entrambi i poli. E' vero che la discussione è solo agli inizi: ma l'impressione è che il problema dei "nanetti" sia quello di scardinare l'asse Veltroni-Berlusconi prima che sia troppo tardi. I due anche oggi si sono ribaditi reciproca stima e l'intenzione di andare avanti nel tentativo di modernizzazione: magari il sindaco di Roma si sarebbe aspettato maggiore collaborazione da Casini, un "moderato a giorni alterni", ma il fatto è - ha spiegato il Cavaliere - che l'Udc ha in mente un progetto centrista insieme a Montezemolo e Pezzotta che per riuscire richiede un sistema proporzionale puro. Fini per ora sostiene Casini, però potrebbe cambiare posizione se si scivolasse verso il referendum.
E poi c'é l'incognita Lega: Berlusconi assicura di avere ancora piena sintonia con Umberto Bossi, e del resto la bozza presentata oggi assicurerebbe al Carroccio la difesa del suo bacino elettorale. Nel complesso bisogna riconoscere che il testo di Bianco è assai vicino al "Vassallum": aumenta il numero delle circoscrizioni, pone due solide soglie di sbarramento e garantisce le realtà regionali (tipo Lega o Udeur). Difficile pensare che possa essere tanto annacquato da ricreare lo spazio per i partitini: anzi, Forza Italia ha già fatto sapere di voler rafforzare la dichiarazione preventiva delle alleanze a tutela del bipolarismo. Un maggioritario mascherato, lo definisce Bobo Craxi, mentre gli altri parlano di vittoria delle oligarchie. Si tratta di vedere se Veltroni e Berlusconi saranno in grado di resistere alle pressioni delle altre forze politiche. Si tratta di una scommessa sulla quale giocano il proprio futuro. Entrambi però ammoniscono che un nuovo naufragio del dialogo, stile Bicamerale, condurrebbe inevitabilmente al referendum: il Cavaliere non nasconde che la consultazione referendaria otterrebbe per via coatta gli obiettivi a cui egli punta per via democratica, Veltroni avverte che dire "o così o niente" rischia di portare al niente, cioé al referendum.
Questa è la vera, grande incognita dell'attuale situazione politica: ci sarà chi, di fronte a una prospettiva di questo tipo, preferirà far cadere il governo e andare alle urne? In realtà sembrerebbe una via poco favorevole per l'attuale maggioranza e ciò spiega perché in fondo nel Pd sia giudicata un'arma scarica. Come dice Pierluigi Bersani, le riforme si fanno solo con il governo Prodi in sella. Anche perché il Cavaliere esclude di poter contribuire a un esecutivo di larghe intese o istituzionale.
La violenza dello scontro ha una radice politica precisa: il sospetto che l'accordo Pd-Fi sia ormai chiuso e allargato anche al Prc. Come dice il coordinatore del Pd Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, sul tedesco corretto c'é l'ok dei tre partiti e il segretario di Rifondazione ha ammesso che su questo testo si sta trattando. Ora, sembra difficile che un'area che da sola rappresenta circa il settanta per cento dell' elettorato possa accettare il veto della minoranza, secondo una prassi che negli ultimi anni ha mandato in tilt entrambi i poli. E' vero che la discussione è solo agli inizi: ma l'impressione è che il problema dei "nanetti" sia quello di scardinare l'asse Veltroni-Berlusconi prima che sia troppo tardi. I due anche oggi si sono ribaditi reciproca stima e l'intenzione di andare avanti nel tentativo di modernizzazione: magari il sindaco di Roma si sarebbe aspettato maggiore collaborazione da Casini, un "moderato a giorni alterni", ma il fatto è - ha spiegato il Cavaliere - che l'Udc ha in mente un progetto centrista insieme a Montezemolo e Pezzotta che per riuscire richiede un sistema proporzionale puro. Fini per ora sostiene Casini, però potrebbe cambiare posizione se si scivolasse verso il referendum.
E poi c'é l'incognita Lega: Berlusconi assicura di avere ancora piena sintonia con Umberto Bossi, e del resto la bozza presentata oggi assicurerebbe al Carroccio la difesa del suo bacino elettorale. Nel complesso bisogna riconoscere che il testo di Bianco è assai vicino al "Vassallum": aumenta il numero delle circoscrizioni, pone due solide soglie di sbarramento e garantisce le realtà regionali (tipo Lega o Udeur). Difficile pensare che possa essere tanto annacquato da ricreare lo spazio per i partitini: anzi, Forza Italia ha già fatto sapere di voler rafforzare la dichiarazione preventiva delle alleanze a tutela del bipolarismo. Un maggioritario mascherato, lo definisce Bobo Craxi, mentre gli altri parlano di vittoria delle oligarchie. Si tratta di vedere se Veltroni e Berlusconi saranno in grado di resistere alle pressioni delle altre forze politiche. Si tratta di una scommessa sulla quale giocano il proprio futuro. Entrambi però ammoniscono che un nuovo naufragio del dialogo, stile Bicamerale, condurrebbe inevitabilmente al referendum: il Cavaliere non nasconde che la consultazione referendaria otterrebbe per via coatta gli obiettivi a cui egli punta per via democratica, Veltroni avverte che dire "o così o niente" rischia di portare al niente, cioé al referendum.
Questa è la vera, grande incognita dell'attuale situazione politica: ci sarà chi, di fronte a una prospettiva di questo tipo, preferirà far cadere il governo e andare alle urne? In realtà sembrerebbe una via poco favorevole per l'attuale maggioranza e ciò spiega perché in fondo nel Pd sia giudicata un'arma scarica. Come dice Pierluigi Bersani, le riforme si fanno solo con il governo Prodi in sella. Anche perché il Cavaliere esclude di poter contribuire a un esecutivo di larghe intese o istituzionale.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















