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LA GIORNATA POLITICA di Martedì, 22 Luglio 2008
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Martedì, 22 Luglio : 2008

LA GIORNATA POLITICA


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Il Guardasigilli Angelino Alfano è stato chiarissimo: secondo il Pdl oggi la linea di confine tra riformisti e conservatori passa per il tema giustizia. E questo é il motivo per cui in autunno la riforma del processo civile e penale, i cui tempi "irragionevoli" sono pagati dal cittadino comune, costituirà una priorità dell'agenda di governo. Il sottinteso del ministro, che invita al dialogo i settori più moderati dell'opposizione, è che la maggioranza oggi rappresenta la spinta al cambiamento, i giustizialisti e la sinistra radicale il vero conservatorismo. Tesi non nuova e che tuttavia il Pd contesta vivacemente nel momento in cui il Parlamento approva definitivamente lo "scudo" per le maggiori cariche dello Stato: gli ex magistrati Gerardo D'Ambrosio e Felice Casson parlano di un "lodo Berlusconi" che dà vita a un puro privilegio, Anna Finocchiaro vi individua i germi di un "presidenzialismo di fatto" che rende quasi impossibile il confronto sulle riforme. Il dibattito al Senato sul lodo Alfano, in sostanza, ha portato a galla i nodi del problema: da una parte c'é un centrodestra deciso a sfruttare la prima parte della legislatura per sistemare definitivamente il tema all'origine di molti fallimenti (a cominciare da quello della Bicamerale di Massimo D'Alema), e tuttavia ancora incerto sulla strada da percorrere; dall'altra un'opposizione divisa in tre tronconi (democratici, centristi, dipietristi ed extraparlamentari) ma pronta a dare battaglia. E' chiaro che nella discussione un ruolo fondamentale lo gioca il federalismo (non solo fiscale) che la Lega pretende sia discusso in contemporanea con la riforma della giustizia. Bossi non ha esitato a rischiare la scomunica politica degli alleati pur di chiarire che si tratta di un terreno sul quale non è disposto a cedere nemmeno un millimetro: il gestaccio all'Inno di Mameli riassume questo sentimento eterodosso ma certo diffuso tra la gente del Carroccio. Pur invitandolo a moderare i toni, Silvio Berlusconi ha ribadito la solidità dell'alleanza che lo vincola al Senatur. I democratici non si fidano del "Bossi bifronte" e Vannino Chiti si è chiesto esplicitamente se la trattativa offerta dalla maggioranza sulle riforme costituzionali non sia destinata a sfociare in provvedimenti unilaterali come il lodo Alfano, soprattutto nel momento in cui si parlerà di giustizia. L'udc Francesco Pionati aggiunge che "l'allarme è serio" perché le parole di Bossi hanno dimostrato su quali binari la Lega voglia impostare il federalismo. Ecco perché Gianfranco Fini è sceso in campo con una proposta che in parte scompagina le carte: premesso che questa deve essere una legislatura costituente e che la riforma delle regole non può che essere fatta insieme da maggioranza e opposizione, il presidente della Camera suggerisce di bilanciare il federalismo con l'elezione diretta del capo dello Stato prevista nella bozza della Bicamerale di D'Alema. Il ministro Roberto Calderoli obietta che la bozza Violante, da cui si ripartirà in autunno, non prevede il semipresidenzialismo, ma non chiude tutti gli spiragli e ritiene utile che il Pd presenti una sua proposta unitaria sul federalismo; il presidente dei deputati lumbard Roberto Cota taglia corto e invita ad andare al sodo evitando le polemiche. Il clima surriscaldato dalle sferzate di Bossi, insomma, non sembra destinato a migliorare a breve, ma lascia comunque ampi spazi di manovra ai "pontieri" di entrambi gli schieramenti. E' in questo scenario che Francesco Rutelli ha lanciato l'offensiva dei "coraggiosi" sul recupero del voto cattolico: un segmento in cui, secondo un sondaggio Ipsos, il Pd sarebbe in crescita dopo la batosta elettorale e che la leadership democratica farebbe bene a considerare una vitale risorsa per la rivincita sul centrodestra. In questa analisi Rutelli sembra vicino a Pier Ferdinando Casini, ma deve vincere l'ostilità degli ulivisti (che guardano a sinistra) e degli ex Ds, soprattutto dei dalemiani, che vorrebbero fare del Pd il partito egemone di tutta la sinistra. Tema dirimente, avverte Rutelli, sarà in autunno la decisione del Pd di aderire o meno al Pse.

  





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