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LA GIORNATA POLITICA di Martedì, 7 ottobre 2008
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Martedì, 07 Ottobre : 2008  PIERFRANCESCO FRERE'

LA GIORNATA POLITICA


Nel fronteggiare la grande crisi mondiale dell'economia l'Italia ha un problema in più rispetto ai partner europei: le divisioni interne tra maggioranza e opposizione che rischiano di rallentare l'efficacia di qualsiasi intervento. Se ne è ben reso conto Giorgio Napolitano, forse l'unico uomo - in questo momento - in grado di svelenire il clima politico. Così l'incontro al Quirinale con il premier Silvio Berlusconi ha assunto un'importanza che trascende lo stesso dibattito sulle regole: da tempo il capo dello Stato esercita una discreta e ferma moral suasion per gettare ponti tra Pdl e centrosinistra. Adesso, anche a giudizio dei presidenti delle Camere, è giunto il momento per tutti i protagonisti di fare un passo indietro nelle polemiche e il confronto sui regolamenti parlamentari potrebbe rappresentare il terreno iniziale del nuovo dialogo (Roberto Schifani). Il premier, incalzato dal Pd perché riferisca al più presto in Parlamento sulla crisi mondiale, ha relazionato innanzitutto il presidente della Repubblica (il quale aveva appena ribadito, in una lettera a 'La Stampa', che vigilerà con la massima attenzione per evitare abusi nella decretazione d'urgenza). E certamente il colloquio ha riguardato proprio il tema delle regole, ma non ha potuto ignorare la vera, grande questione: l'emergenza finanziaria mondiale.

L'impressione è che sia presto per trarre qualsiasi genere di conclusione a livello parlamentare; la palla è ancora in mano ai governi, e infatti George Bush ha chiesto un G8 straordinario per discutere delle misure con cui affrontare un cataclisma economico senza precedenti; l'Unione europea ha ripetuto il suo no al Fondo comune per il salvataggio delle banche in difficoltà, dando il via libera solo alla garanzia dei depositi bancari. Non ci si poteva aspettare di più dall'Europa attuale, ha spiegato Giulio Tremonti con una punta di rammarico per lo stop al Fondo comune per difendere il risparmio (che però potrebbe non essere definitivo). In altre parole il dibattito parlamentare ora non potrebbe produrre, con ogni probabilità, grandi proposte: ma potrebbe servire a riaprire il dialogo con l'opposizione, avviando quelle convergenze auspicate anche da Francesco Rutelli di fronte all'enorme gravità della crisi. Perciò l'Udc invita Berlusconi e Veltroni a deporre le armi per fare fronte comune nel momento in cui la nave rischia di affondare. Perfino Antonio Di Pietro riconosce che è troppo facile addossare tutte le colpe al Cavaliere e invita a discutere insieme le vie d'uscita. Si vedrà ben presto se questi segnali saranno raccolti dai duellanti. Certamente all'interno del Partito democratico c'é chi preme per dare spazio alla diplomazia (vedi le aperture di Massimo D'Alema), così come nella maggioranza non tutti sono d'accordo sull'impossibilità di ragionare con Veltroni e Di Pietro (decretata, per esempio, da Fabrizio Cicchitto): è come se entrambi gli schieramenti attendessero dall'altro il primo passo, ma in un momento in cui non c'é spazio per il surplace.

Il fatto è che la crisi potrebbe costare qualcosa come 1.400 miliardi di dollari (stima del Fondo monetario) e in casi di questo tipo le politiche di coordinamento servono a ben poco: occorrono strumenti eccezionali e infatti le Borse europee non hanno reagito bene al sostanziale nulla di fatto dell'Ecofin. Domani si vedrà il risultato, in apertura delle contrattazioni, ma intanto tutti i governi nazionali sono consapevoli di dover approntare nuovi paracadute. Per l'Italia l'interrogativo è se ciò significhi anche una revisione della Finanziaria 2009 (molti economisti dicono che i veri effetti della crisi non saranno visibili prima di un semestre): in questo caso, servirà certamente una reale compattezza nazionale, quello spirito bipartisan spesso invocato e mai realizzato. E' questa la nuova frontiera e le molte riforme in cantiere (da quelle istituzionali e quelle dei regolamenti) passano inevitabilmente in secondo piano, possono tutt'al più essere la base sulla quale verificare la volontà di dialogo contro la crisi.

  





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