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Venerdì, 16 Maggio : 2008
LA GIORNATA POLITICA
DI GIOVANNI GRAZIANI
Il governo Berlusconi sembra incontrare un'opposizione più dura in Europa che in Italia. Nei giorni di dibattito sulla fiducia al governo non si erano sentite accuse pesanti come "violenza", "razzismo" e "xenofobia", quali quelle lanciate dalla numero due del governo spagnolo (anche se poi smentite a livello diplomatico). Anche nel faccia a faccia Berlusconi-Veltroni, che ha registrato convergenze (dialogo sulle riforme), e divergenze (Veltroni ha fatto l'esempio dell'Alitalia), le diverse posizioni sulla sicurezza non sembrano aver avuto molto peso; il governo si avvia a preparare il pacchetto sotto la propria responsabilità e contando sulla sua maggioranza, mentre il Pd si tiene libero di giocare la propria partita d'opposizione. Un esempio di quel confronto aperto nella "netta separazione dei ruoli" di cui ha parlato Berlusconi nella nota sull'incontro.
Ma proprio per questo, l'attacco della "vice presidenta" Maria Teresa Fernandez de la Vega (che si somma alla estrema prudenza che le istituzioni europee mostrano verso ipotesi come la revisione del Trattato di Schengen), assume un significato politico che il successivo "chiarimento" di cui parla la Farnesina ridimensiona solo in parte. Se in Italia la sinistra tradizionale è sparita dal Parlamento, una sinistra europea esiste ancora, anche nel governo di alcuni paesi; e potrebbe non essere orientata, almeno in alcune delle sue componenti, ad assecondare la strategia dell'appeasement verso Berlusconi scelto dal Pd di Walter Veltroni.
E come sottolineano i popolari spagnoli, alleati di Berlusconi nel Ppe, da Zapatero non è arrivata una vera rettifica alle affermazioni della sua vice. Inoltre, sulla materia della sicurezza, il governo potrebbe essere indebolito in sede europea per la decisione (avallata per tempo dallo stesso Berlusconi), di cambiare la competenza al commissario italiano. Se Franco Frattini, avendo competenza su giustizia e sicurezza, avrebbe potuto fare da sponda al pacchetto sicurezza, Antonio Tajani, competente sui trasporti, può avere un peso maggiore sulla vicenda Alitalia che su circolazione e immigrazione.
E' chiaro che all'estero non ha fatto buona impressione la coincidenza temporale fra la linea dura del governo verso l'immigrazione e le immagini degli assalti ai campi nomadi di Napoli. E non è un caso che il ministro Roberto Maroni, che ieri ha incontrato il capo dello Stato e sa che il Quirinale segue con attenzione questo capitolo, abbia fatto un richiamo a non confondere la linea della fermezza con forme di violenza. In Italia, Berlusconi ha messo subito a frutto quanto seminato nei primi giorni al governo, sancendo con Veltroni il corso del dialogo e del reciproco riconoscimento; un nuovo corso che ha trovato nelle riforme il terreno naturale, a partire dal 'testo Violante', elaborato nella scorsa legislatura dalla commissione affari costituzionali della Camera. Anche se è presto per sapere se i pasticcini consumati da Berlusconi con Veltroni faranno la fine della crostata mangiata a suo tempo con D'Alema; se cioé si arriverà all'approvazione di un nuovo testo per la Costituzione, o se tutto finirà in nulla. Il primo banco di prova del nuovo corso sarà la legge elettorale per le elezioni europee, perché l'assetto (semi) bipartitico uscito dalle urne rischia di essere rimesso in gioco in una tornata elettorale imperniata su un autentico sistema proporzionale, senza poter contare sulla spinta al voto utile. Senza premio di maggioranza, la semplificazione forzata dello schieramento politico ha bisogno di una significativa soglia di sbarramento.
E' quindi interesse comune di Pd e Pdl alzare l'asticella per entrare a Strasburgo. Su questo, Veltroni ha lanciato un segnale distensivo a sinistra, dichiarandosi contrario alla soglia del 5% che il segretario uscente del Prc, Franco Giordano, aveva definito un attacco alla democrazia. Una soglia al 3%, indicata da Casini e che sarebbe stata superata dalla sinistra arcobaleno in base al risultato delle elezioni politiche, potrebbe essere allora una base di partenza su cui lavorare. Sennonché nel Pdl sembra esserci un cuore molto meno tenero verso queste richieste; per questo la soglia del 4%, la stessa che vale alle elezioni politiche per i partiti non coalizzati, si trova ad essere un possibile punto di equilibrio.
Ma proprio per questo, l'attacco della "vice presidenta" Maria Teresa Fernandez de la Vega (che si somma alla estrema prudenza che le istituzioni europee mostrano verso ipotesi come la revisione del Trattato di Schengen), assume un significato politico che il successivo "chiarimento" di cui parla la Farnesina ridimensiona solo in parte. Se in Italia la sinistra tradizionale è sparita dal Parlamento, una sinistra europea esiste ancora, anche nel governo di alcuni paesi; e potrebbe non essere orientata, almeno in alcune delle sue componenti, ad assecondare la strategia dell'appeasement verso Berlusconi scelto dal Pd di Walter Veltroni.
E come sottolineano i popolari spagnoli, alleati di Berlusconi nel Ppe, da Zapatero non è arrivata una vera rettifica alle affermazioni della sua vice. Inoltre, sulla materia della sicurezza, il governo potrebbe essere indebolito in sede europea per la decisione (avallata per tempo dallo stesso Berlusconi), di cambiare la competenza al commissario italiano. Se Franco Frattini, avendo competenza su giustizia e sicurezza, avrebbe potuto fare da sponda al pacchetto sicurezza, Antonio Tajani, competente sui trasporti, può avere un peso maggiore sulla vicenda Alitalia che su circolazione e immigrazione.
E' chiaro che all'estero non ha fatto buona impressione la coincidenza temporale fra la linea dura del governo verso l'immigrazione e le immagini degli assalti ai campi nomadi di Napoli. E non è un caso che il ministro Roberto Maroni, che ieri ha incontrato il capo dello Stato e sa che il Quirinale segue con attenzione questo capitolo, abbia fatto un richiamo a non confondere la linea della fermezza con forme di violenza. In Italia, Berlusconi ha messo subito a frutto quanto seminato nei primi giorni al governo, sancendo con Veltroni il corso del dialogo e del reciproco riconoscimento; un nuovo corso che ha trovato nelle riforme il terreno naturale, a partire dal 'testo Violante', elaborato nella scorsa legislatura dalla commissione affari costituzionali della Camera. Anche se è presto per sapere se i pasticcini consumati da Berlusconi con Veltroni faranno la fine della crostata mangiata a suo tempo con D'Alema; se cioé si arriverà all'approvazione di un nuovo testo per la Costituzione, o se tutto finirà in nulla. Il primo banco di prova del nuovo corso sarà la legge elettorale per le elezioni europee, perché l'assetto (semi) bipartitico uscito dalle urne rischia di essere rimesso in gioco in una tornata elettorale imperniata su un autentico sistema proporzionale, senza poter contare sulla spinta al voto utile. Senza premio di maggioranza, la semplificazione forzata dello schieramento politico ha bisogno di una significativa soglia di sbarramento.
E' quindi interesse comune di Pd e Pdl alzare l'asticella per entrare a Strasburgo. Su questo, Veltroni ha lanciato un segnale distensivo a sinistra, dichiarandosi contrario alla soglia del 5% che il segretario uscente del Prc, Franco Giordano, aveva definito un attacco alla democrazia. Una soglia al 3%, indicata da Casini e che sarebbe stata superata dalla sinistra arcobaleno in base al risultato delle elezioni politiche, potrebbe essere allora una base di partenza su cui lavorare. Sennonché nel Pdl sembra esserci un cuore molto meno tenero verso queste richieste; per questo la soglia del 4%, la stessa che vale alle elezioni politiche per i partiti non coalizzati, si trova ad essere un possibile punto di equilibrio.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












