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Venerdì, 5 Settembre : 2008
LA GIORNATA POLITICA
La stagione delle feste di partito, quest'anno più asciutta del solito, prelude tradizionalmente a quella congressuale e si profila più incerta del solito non solo perché la festa del Pdl terrà a battesimo i primi passi del nuovo partito unitario del centrodestra, ma anche perché Pdl e Pd dovranno chiarire le rispettive strategie nei confronti del centro cattolico. In questo senso, Silvio Berlusconi ha già fatto capire che la road map del centrodestra esclude la corte a Pier Ferdinando Casini la cui politica dei due forni è giudicata inaccettabile. Tuttavia i rapporti con l'ex alleato restano controversi e per alcuni esponenti di An che escludono che si possa parlare di accordi prima delle future politiche (Andrea Ronchi), ce ne sono altri assai più cauti nel non compromettere i rapporti ancora stretti tra Pdl ed Udc in molti governi locali (Ignazio La Russa). In realtà le violente sciabolate scambiate tra destra e centro sono giustificate, secondo alcuni osservatori, dalla necessità di posizionarsi all'interno di uno scenario politico assi più complesso che guarda anche all'Europa: tanto che in giornata una nota di palazzo Chigi ha dovuto smentire l'indiscrezione di un premier innervosito dal presunto tentativo di Gianfranco Fini di intestarsi il dialogo con il Pd (con la sua apertura sul voto agli immigrati) e di candidarsi così alla futura successione al Cavaliere. Berlusconi ha escluso che con Fini ci sia stato un incidente, anche perché il presidente della Camera non ha fatto altro che ripetere la sua già conosciuta posizione: eppure, come spiega il ministro Gianfranco Rotondi, per una maggioranza sarebbe sempre meglio non smentire la terza carica dello Stato, soprattutto se chi la riveste ne è una sua espressione. Si capisce così come la presa di distanza di Berlusconi da Fini sul voto degli immigrati possa tradire l'avvio di una nuova fase del Pdl, già segnata dallo scontro interno tra Lega ed An sulle violenze dei tifosi e sulla stessa politica dell'immigrazione.
C'é una componente laica del Pdl (Dca, nuovo Psi, parti di Forza Italia) che non vuole rinunciare a priori al confronto con i centristi: secondo il portavoce azzurro Daniele Capezzone, la sede naturale del dialogo sarà il Parlamento. E Fabrizio Cicchitto sottolinea come l'Udc farebbe bene a compiere scelte coerenti con la sua collocazione europea nel Ppe. Difficile negare che questa partita sia legata ai futuri rapporti di forza interni al Pdl: An tenta di conquistare il massimo dello spazio, consapevole che l'attuale divisione di quote (70 per cento a Fi, 30 alla destra) costituisce un limite per le ambizioni di Fini. Non a caso Casini ha criticato aspramente il fatto che An la abbia accettata all'atto della fondazione del Pdl. Il centro potrebbe diventare terreno di caccia del Pd? Sebbene gli ex popolari se lo augurino (Franco Marini auspica che l'Udc rinunci alla politica dell'equidistanza), al momento non ci sono segnali di questo tipo. Tra i democratici serpeggia malumore per la gestione centralistica del partito e Arturo Parisi ha sfruttato questo stato d'animo latente per attaccare Walter Veltroni (invitato a tenere un filo politico unico nel tempo) e il governo ombra (un esperimento "fallimentare").
Gli ulivisti sperano che Marini e Massimo D'Alema prendano prima o poi le distanze dalla segreteria, ma per ora non hanno avuto risposta: Pierluigi Bersani ha spiegato che il problema del partito non è politico, ma solo di organizzazione. Ma soprattutto Veltroni ha ribattuto secco che non si deve restare vittime dell'ansia da prestazione: invocando un ritorno allo "spirito del Lingotto", il segretario ha spiegato che non si può pensare di risolvere tutti i problemi legati alla nascita di un nuovo, grande partito nel giro di qualche mese. Ci vuole un grande sforzo culturale e uno spirito di squadra per vedere i primi risultati.
C'é una componente laica del Pdl (Dca, nuovo Psi, parti di Forza Italia) che non vuole rinunciare a priori al confronto con i centristi: secondo il portavoce azzurro Daniele Capezzone, la sede naturale del dialogo sarà il Parlamento. E Fabrizio Cicchitto sottolinea come l'Udc farebbe bene a compiere scelte coerenti con la sua collocazione europea nel Ppe. Difficile negare che questa partita sia legata ai futuri rapporti di forza interni al Pdl: An tenta di conquistare il massimo dello spazio, consapevole che l'attuale divisione di quote (70 per cento a Fi, 30 alla destra) costituisce un limite per le ambizioni di Fini. Non a caso Casini ha criticato aspramente il fatto che An la abbia accettata all'atto della fondazione del Pdl. Il centro potrebbe diventare terreno di caccia del Pd? Sebbene gli ex popolari se lo augurino (Franco Marini auspica che l'Udc rinunci alla politica dell'equidistanza), al momento non ci sono segnali di questo tipo. Tra i democratici serpeggia malumore per la gestione centralistica del partito e Arturo Parisi ha sfruttato questo stato d'animo latente per attaccare Walter Veltroni (invitato a tenere un filo politico unico nel tempo) e il governo ombra (un esperimento "fallimentare").
Gli ulivisti sperano che Marini e Massimo D'Alema prendano prima o poi le distanze dalla segreteria, ma per ora non hanno avuto risposta: Pierluigi Bersani ha spiegato che il problema del partito non è politico, ma solo di organizzazione. Ma soprattutto Veltroni ha ribattuto secco che non si deve restare vittime dell'ansia da prestazione: invocando un ritorno allo "spirito del Lingotto", il segretario ha spiegato che non si può pensare di risolvere tutti i problemi legati alla nascita di un nuovo, grande partito nel giro di qualche mese. Ci vuole un grande sforzo culturale e uno spirito di squadra per vedere i primi risultati.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















