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LA GIORNATA POLITICA di: Venerd́ 30 Novembre 2007
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Messaggio LA GIORNATA POLITICA di: Venerd́ 30 Novembre 2007 
 
Venerd́ 30 Novembre 2007 - 21:05

LA GIORNATA POLITICA


di Pierfrancesco Frere'



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ROMA - Le convergenze con Silvio Berlusconi sono tanto ''rilevanti'' da indurre Walter Veltroni a dire che le riforme non sono mai state cosi' a portata di mano. Lo stesso Cavaliere ha spiegato che sul 'vassallum' le poche difficolta' riscontrate sono risolvibili. Insomma, il vertice e' stato un successo e questo di per se' e' gia' una novita'. Ma il modo in cui e' maturato fa supporre che - come minimo - l'incontro sia stato accuratamente preparato dai rispettivi staff e, forse, condito da qualche colloquio preventivo ed informale dei protagonisti (Veltroni era accompagnato da Dario Franceschini, Berlusconi da Gianni Letta).

Ciascuno ha concesso qualcosa: il sindaco di Roma ha detto che il processo di riforma comincera' dalla legge elettorale, il leader dell'opposizione ha rinunciato alla pregiudiziale delle elezioni dopo l'eventuale accordo (del resto si tratta di una prerogativa del capo dello Stato). L'intesa e' che i due piani, quello delle riforme e quello del governo, restino distinti e per un motivo che Veltroni ha spiegato a chiare lettere: se si incrociassero, si rischierebbe un corto circuito capace di ''schiantare'' le possibili convergenze. Il sottinteso veltroniano e' chiaro: ci sara' chi soffiera' sul fuoco delle contrapposizioni ideologiche, timoroso di un accordo sulla testa dei partiti minori. Su questo punto il segretario del Pd, tuttavia, non fara' marcia indietro: il nuovo soggetto politico, spiega, e' nato proprio per inaugurare una fase politica che chiuda con le risse del passato, perche' crede nel rispetto reciproco anche all'interno di un conflitto politico aspro. In questo senso il buon rapporto personale dei protagonisti e' una garanzia quantomeno di impegno: i sospetti sembrano essere stati accantonati, tanto e' vero che nessuno ha parlato di referendum se non per evocare il problema dei tempi parlamentari stretti.

E analogamente non si e' sfiorato nemmeno il tema della Grande coalizione, un passaggio che Pier Ferdinando Casini ritiene comunque ineluttabile per lo scenario politico italiano, prima o dopo eventuali elezioni. Nel complesso, l'intesa prevede che si cominci subito un negoziato parlamentare sul 'vassallum' e sulla riforma dei regolamenti. Quanto alle riforme istituzionali, in realta' le distanze sono minori di quanto possa sembrare: una volta cancellata la devolution, il pacchetto che fu della Cdl nella scorsa legislatura e' assai simile a quello che adesso avanza l'Unione, come sottolineano sia Veltroni, sia Berlusconi. La differenza e' che il Cavaliere pensa che il governo cadra' ben presto e percio' sia inutile discuterne adesso (le riforme costituzionali richiedono la doppia lettura in entrambi i rami del Parlamento), Veltroni si rimette invece al dibattito parlamentare. Ma e' interessante notare come oggi il segretario democratico non abbia accennato minimamente all'offerta di aiuto avanzata ieri dal premier. Il segnale e' che i due partiti ''a vocazione maggioritaria'', Pd e Pdl, non ne hanno bisogno; quanto all'ombra del Mattarellum, evocata ieri dal presidente del Consiglio, Veltroni l'ha implicitamente respinta, osservando che Prodi ha sempre detto di volere un ''bipolarismo nuovo''. Proprio quello che Pd e Pdl vorrebbero inaugurare, non prevedendo - tanto per cominciare - l'indicazione preventiva delle alleanze alle elezioni.

Potrebbe sembrare un paradosso e un rischio di ritorno al passato, ma in realta' non e' cosi': Berlusconi e Veltroni infatti puntano al bersaglio grosso e il Cavaliere ha spiegato di non ritenerla necessaria nel momento in cui lancia un partito-contenitore che si candida ad essere la forza di gran lunga dominante del centrodestra. L'intendenza seguira', e non potrebbe fare diversamente per l'oggettiva inagibilita' degli spazi. Cio' spiega perche' Gianfranco Fini parli di ipotesi negativa: An rischia di essere sospinta ed isolata a destra. Lo stesso Casini comincia a dubitare che il sistema tedesco in salsa spagnola possa servire alla nascita della Cosa bianca (una ''baggianata''). E la Lega guarda con interesse alle mosse berlusconiane, sia pure attraverso le lenti del pessimismo di Roberto Maroni. Sul fronte opposto i sospetti sono speculari: i prodiani sono nervosi, Clemente Mastella parla del rischio bipartitismo, il Pdci vorrebbe un accordo di maggioranza prima di avviare le trattative. Tutti temono di finire nel ruolo dei satelliti. Ma le via alternative non sono molte: se il dialogo dovesse fallire, il referendum diverrebbe inevitabile e non per colpa di Pd e Pdl ma degli alleati. Le elezioni sarebbero piu' vicine. Come dice Roberto Calderoli, ''la strada e' breve, ma tutta in salita''.


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