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LA GIORNATA POLITICA
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Martedì, 15 Luglio : 2008

LA GIORNATA POLITICA


DI GIOVANNI GRAZIANI

La sfida rivolta dal ministro Angelino Alfano perché il Pd voti in modo diverso sulla giustizia dai "manettari" dell'Idv, è arrivato nel giorno in cui il governo ha incassato la (scontata) fiducia della Camera sul decreto sicurezza, la maggioranza ha accelerato al Senato sull'esame del disegno di legge (noto con il soprannome di 'lodo') per l'immunità delle alte cariche dello stato, e lo stesso ministro ha annunciato per l'autunno una riforma organica e radicale della giustizia. Letti contestualmente, questi dati possono significare che la maggioranza è interessata ad avere la collaborazione del Pd, per quelle riforme che porterebbero facilmente in contrasto con la magistratura, ma è comunque decisa ad andare avanti anche da sola, come ha fatto ponendo la fiducia sul decreto sicurezza e, ancor più, rompendo gli indugi sul lodo Alfano (fino ad essere accusata di protervia da Anna Finocchiaro).

Per ora, l'invito di Alfano non ha avuto effetto, se non si vuol considerare tale l'astensione dei radicali nel voto sulla fiducia (una scelta che per un verso conferma la sensibilità di questo partito per i temi della giustizia, e per un altro segna uno strappo con il Pd, nelle cui liste sono stati eletti). Ma è chiaro che le parole del ministro, un fedelissimo di Berlusconi, vanno lette in prospettiva, e alla luce del confronto che è in atto nel Pd. L'offerta è la stessa dall'inizio della legislatura, cioé quella di un reciproco riconoscimento perché, tenendo distinti i ruoli di maggioranza e opposizione nelle scelte del governo del paese, il terreno delle riforme veda la collaborazione dei partiti maggiori. E l'interlocutore naturale di questa strategia resta lo stesso, cioé Walter Veltroni. Contestato da parte degli ulivisti che non hanno mai digerito la scelta elettorale di correre da soli (una rottura troppo netta con l'esperienza prodiana) ed incalzato dalle iniziative culturali e organizzative che fanno capo a Massimo D'Alema (che guarda al centro ed a sinistra facendo leva sulla proposta di riforma elettorale alla tedesca), il segretario del Pd deve cercare di tenere dritta la barra della propria linea.

Anche la direzione di oggi, che ha dato via libera al tesseramento ed alla strutturazione di un partito un po' meno leggero di quanto non sia stato finora, è stata conclusa da Veltroni con segnali che lasciano intende la volontà di continuare a seguire la propria rotta. L'indicazione data al partito da Veltroni è di "uscire dall'arroccamento" e di andare "fra la gente" a parlare non di riforme, ma di temi di interesse immediato come i salari o l'Alitalia; una posizione che di per sé non è incompatibile con un'eventuale ripresa del dialogo sulle riforme, perché rispetterebbe comunque la distinzione dei piani fra azione del governo (dove si fa l'opposizione) e interventi di interesse generale (su cui si può collaborare). D'altra parte, la scelta di preparare una mobilitazione sui temi ai quali l'opinione pubblica è più sensibile, a cominciare da quelli legati ai bilanci familiari, indica la volontà di Veltroni di attaccare Berlusconi su un terreno che lo mette al riparo dalle critiche sull'eventuale eccessivo buonismo dell'opposizione (per non lasciare il terreno all'opposizione radicale di Di Pietro e per non dare argomenti ai critici interni). Attaccare Berlusconi sulla questione salariale significa poi anche mettere in discussione l'argomento, sul quale il governo ha giocato molto nei primi mesi, secondo cui il centro destra avrebbe non solo una forte maggioranza in parlamento ma anche un consolidato consenso popolare.

Ed è significativo che sia stata una nota ufficiale di Palazzo Chigi a contestare quei sondaggi che parlano di fiducia in calo (per il governo, l'unico sondaggio affidabile è quello Euromedia, che parla di fiducia sempre alta). Ma è soprattutto sulla giustizia, ed in particolare sull'arresto di Ottaviano Del Turco, che Veltroni continua a tenere le distanze da Berlusconi e dagli inviti, talora bruschi, alla collaborazione. Anche alla direzione del partito, Veltroni ha ribadito che, fermo restando lo stupore per l'arresto del presidente abruzzese, il Pd considera centrale la "questione morale". Un atteggiamento che esclude qualsiasi convergenza con chi parla di "teoremi" dei magistrati, come Berlusconi, e che da dire al portavoce Paolo Bonaiuti che non ci può essere dialogo con un Pd che intenda inseguire Di Pietro. Poste queste premesse, ed in attesa che la i lavori parlamentari definiscano le questioni in sospeso prima della pausa estiva, per l'autunno si prepara uno scenario di possibile conflittualità, con il Pd che prepara una manifestazione contro il governo (ma con uno stile diverso da quello di Di Pietro), e Berlusconi che intende proseguire e intensificare l'azione di governo, procedendo anche alla nomina di altri ministri e sottosegretari.

  





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