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LA LEGGE DELLA VIOLENZA
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Messaggio LA LEGGE DELLA VIOLENZA 
 
Mercoledì, 28 Novembre 2007

 
LA LEGGE DELLA VIOLENZA
  
  
 "La morale comincia quando la libertà, invece di autogiustificarsi, si sente arbitraria e violenta". E. LEVINAS  
  
    
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Gli esistenzialisti, anni addietro, parlarono di mercificazione dell’ esistenza e cercarono di soccombere teoricamente allo stato di degrado del nostro tempo. Ma non è andata bene. La teoria non ha nulla a che spartire con la pratica. La riduzione del corpo ad oggetto procede, la compravendita del sesso, anzi, rallegra i cuori di molti amanti e di molti pervertiti.

L’eros regna sovrano sui nostri schermi, nelle pubblicità di merendine stimola l’appetito, sui giornali stimola la notizia, e nell’ immaginario stimola la violenza. E così, si continua a calpestare la vita (della donna) come lo sterco.
Nell’istituto del patriarcato e dell’ assenza di rispetto per la donna, l’ uomo, ideatore dello sviluppo culturale e morale, guardasigilli e garante di diritti e doveri, induce per amor di mercato e scambio globale, le donne albanesi ed irachene (costrette dalla povertà) alla prostituzione.
 
Oppure, incentivano l’ economia, in altro modo: in viaggio in Thailandia o in altre città (Sandiski) soddisfano i loro bassi istinti. (L’Italia, è, infatti, al primo posto tra i paesi europei nel praticare il “turismo sessuale).
Nel frattempo, dentro le mura di casa o nel quartiere, aumentano i casi di violenza sessuale: secondo i dati Istat 2002 sono 520 mila le donne tra i 14 e i 59 anni che hanno subito almeno una violenza tentata o consumata e su 634 omicidi commessi in Italia nello stesso anno, 223 sono avvenuti in famiglia, in 114 casi la vittima è donna.
Il desiderio, nella nostra barbarica civiltà, si elimina solo nel momento i cui anche l’ oggetto del desiderio viene eliminato. E il mondo “legale” non ha alcuna importanza, come non importa che l’oggetto sia un soggetto con il diritto alla libertà di scegliere della sua vita.
 
La violenza è una strategia di affermazione dell’ uomo: e la violenza sulla donna è una delle modalità di supremazia del super -uomo sul mondo e sulla cultura, che egli stesso ha costruito in ascolto alle sue ragioni.
E sembra che anche la legge italiana soffra di maschilismo. Solo dopo una gestazione di 20 anni la violenza sessuale viene riconosciuta come “reato contro la persona e contro la libertà individuale” (66/19996), ma, sfortuna di essere donna, negli anni successivi vengono addotte una serie di attenuanti che troppo concedono alla bestialità dell’ uomo. Per fare alcuni casi, nel feb. del 1999 si ritiene che è impossibile commettere violenza carnale su una ragazza che indossa i jeans; mentre nel XXI secolo si dice che una 14enne è in grado di dominare una violenza. Uno stupro, inoltre, in un’ambiente di degrado è meno grave e una violenza subita dal marito ha meno reato.
 
La libertà incondizionata dell’uomo è sottolineata da una giustizia debole che, anche, in questo caso, niente ha di femminile, essendo crudele. Lo spirito malvagio della libertà assoluta si presenta attraverso l’eliminazione di altri corpi. Nell’epoca dell’ individualismo, l’egoismo è il re sovrano e la moralità il giullare pazzo.
 
Queste, le leggi che regolano reati e stupri e per le quali la morale è uno splendido accessorio: da togliere, in alcuni casi.

 
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