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Lettera di protesta contro la nuova riforma scolastica.
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Martedì, 8 Luglio : 2008

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Castellammare di Stabia (NA)  


Al Ministro della Pubblica Istruzione Dott.ssa Mariastella Gelmini

Protesta contro la nuova riforma scolastica.


E’ mai possibile che ogni Governo – chiunque esso sia – pensi a una Riforma del sistema scolastico e che poi la Riforma non è altro che una restaurazione di vecchi schemi a totale sfavore degli insegnanti stessi? non solo. E’ mai possibile che ogni nuovo Governo senta questa esigenza di riformare la Scuola e ogni volta apre a una speranza tutti quei “precari” che aspettano proprio che qualcuno pensi a loro?... per poi deluderli?
Ma... Tagliare altri posti nel prossimo triennio significherebbe smantellare la scuola statale e non riformarla. Se, infatti, fossero confermate le cifre previste dalla nuova Finanziaria si tratterebbe di un ulteriore e grave colpo al nostro sistema dell’istruzione già messo in ginocchio dai quarantasettemila posti cancellati dal precedente Governo.
Così se parliamo di “riforma” e “restaurazione” vengono in mente le ghigliottine francesi ante e post Napoleone. Anche lì, pur con i dovuti distinguo, al grido di uguaglianza, libertà e fraternità, il sangue è scorso in abbondanza. Ed io, precario da anni, ora mi sento “ghigliottinato” nel nome di una “libertà” che vale per i delinquenti messi fuori dal carcere; nel nome di una “uguaglianza” che premia i soliti, compresi le varie “caste” e i mille consulenti; nel nome di una “fraternità” che, ancora la storia lo insegna, è sempre stata arroganza. Lo fece anche la regina di Francia, Maria Antonietta: alla richiesta del popolo che denunciava la fame, rispose: “Ma cosa vogliono: il pane? Non c’è! Distribuite brioche”. Sappiamo poi che fine ha fatto. Ed ecco le “riforme”. Ma cosa volete?, sembrano però dire: “Volete un lavoro fisso, sicuro, per organizzare il vostro futuro? Volete troppo, accontentatevi del pane, in altre parole dello stipendio per alcuni mesi. Il resto, il companatico? … ma, adesso esagerate!”. Ed è questa la fine che noi precari faremo, dopo esserci sollazzati con il partecipare ai “corsi-concorsi”, organizzati solo ed esclusivamente per noi. Udite, udite: per tirarci fuori dal precariato! Sembra di essere ritornati al tempo dei Romani, quando si organizzavano giochi per distrarre il popolo dai problemi veri!
Ci avevano dato l’ennesima speranza nell’introdurre nuovi criteri che premiassero chi partecipava a specifici corsi di qualificazione (SISS, Perfezionamenti, Master e altri), tutti a nostro carico - a pagamento per intenderci - ma dal fronte politico arrivano da tempo segnali contrastanti viziati da uno spettro di speculazioni in odor di discriminazione a nostro danno. Secondo i tecnici dello staff di Tremonti, infatti, si potrebbe arrivare ad una diminuzione di cattedre in misura variabile fra le 63 e le 70mila unità. Non sappiamo, quindi, se avremo uno stipendio il prossimo anno … non sappiamo se le graduatorie ad esaurimento resteranno oppure saranno cancellate e con loro i nostri diritti acquisiti con anni e anni di sacrifici? Allora? Ma una brioche in ogni caso non si nega a nessuno. E se per tre mesi all’anno da anni non abbiamo stipendio, forse non ce l’avremo più nemmeno per i dieci mesi dell’anno scolastico? Perbacco, mangeremo un’altra brioche! Così oggi non esiste più una sola categoria di precari. Ce ne sono due: quella dei precari e quella dei precari-corsisti. Ovvero, quelli che hanno deciso di non spendere tempo e denaro nel partecipare ai corsi e quelli che, invece, hanno speso soldi e tempo in una qualificazione che oggi sembra valere quanto i punti-premio di un supermercato. Ecco un’altra bella “Riforma” varata anni addietro per la nostra Scuola italiana.
Sono giorni decisivi per il nostro futuro e si dimentica, o si fa finta di non accorgersene, che i tanto decantati “giovani”, quelli “precari” nel cuore di molti politici ormai - nella scuola - sono nel frattempo diventati adulti, con moglie e figli.
Noi precari-corsisti abbiamo tutte le carte per condurci al sospirato “posto”, abbiamo rispettato tutte le regole che ci sono state “imposte” e ora vogliamo che siano mantenute le promesse. Vogliamo presentare i nostri curriculum costruiti con il sudore della nostra fronte e delle nostre tasche, vogliamo che sia eliminato il precariato. Riteniamo di non avere vita facile perché un negozio si sceglie per la convenienza, un medico per la fiducia, noi avevamo scelto lo Stato e quella che si annuncia è una guerra di trincea, che intendiamo vincere, anche perché il confronto con il resto del mondo è desolante.

Un saluto da un docente precario-corsista.



QUESTA LETTERA LA POSSONO INVIARE TUTTI I DOCENTI, PRECARI E NON, INDIRIZZANDOLA AL MINISTRO AL SEGUENTE INDIRIZZO: Viale Trastevere, 76/A - 00153 - ROMA

FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE E NON ARRENDIAMOCI!!! SGRUNT!!!  Evil or Very Mad

  



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