In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante" e comunque "serio".
Se poi questi stessi o altro, avranno "pretese" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scritto. |
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 L'orco confessa: «Sono sposato, ma mi piacciono le bambine»
Giovedì, 26 Giugno : 2008 CronacaQui
Il professionista, con tanto di famiglia alle spalle, è arrivato dalla Sicilia per incontrare la ragazzina
L'orco confessa: «Sono sposato,
ma mi piacciono le bambine»
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MILANO - L’appuntamento, concordato via sms, è per le 19 in un bar del centro storico, sotto la Galleria Vittorio Emanuele. Giuseppe, 50 anni, ingegnere siciliano, si presenta con largo anticipo. Crede che ad aspettarlo ci sia una ragazzina di 14 anni, Alexia, fresca di esame di terza media. Non sa che invece, seduta al tavolino di un bar, poco distante, ci sono io, una cronista. Giuseppe si guarda intorno. E’ nervoso. Gira e rigira il cellulare fra le mani. E’ vestito con una camicia color panna e un paio di jeans. Ha gli occhi chiari, i capelli brizzolati, il fisico corpulento.
Alla fine mi faccio avanti. Ma c’è il rischio che Giuseppe, sentendosi “scoperto” se la dia a gambe. E allora mi presento come la sorella maggiore di Alexia, gli dico di essere preoccupata perché ho scoperto che la mia “sorellina” incontra persone su internet. Ci sediamo al tavolino di un bar. Lui ordina un tè freddo, cerca di tranquillizzarmi. E inizia a mentire: «Pensavo che Alexia fosse più grande. Mi aveva detto di avere 18 anni. E poi io non volevo fare nulla di male, solo offrirle una bibita e un gelato.
(L'incontro al tavolino di un bar)
LE DECINE DI MAIL
Eppure, nelle decine di email che ci siamo scambiati, io ho detto di essere una ragazzina e che fra poco mi sarei iscritta al primo anno di liceo linguistico. Nell’annuncio c’era scritto che avevo 15 anni, perché il sito dove ho pubblicato l’inserzione richiedeva necessariamente un’età minima non inferiore ai 15.
Poi, però, nel nostro scambio di email, gli ho “confessato” di averne solo 14. Lui non si è tirato indietro. Anzi. Era ancora più deciso a incontrarmi. Per conquistarsi la mia fiducia mi ha parlato di vacanze, di viaggi, di cinema. Ha usato frasi dolci, quasi paterne. Per salutarmi usava sempre la stessa frase: «Dolcissimi baci».
Mi aveva persino mandato una sua foto, un primo piano, dove nello sfondo si intravedevano alcuni peluche appesi a un armadietto. Io, in cambio, gli ho mandato la foto di una “starlette” americana di 15 anni, idolatrata dai teen ager di qualche anno fa. Lui non se n’è neppure accorto.
(il cinquantenne capisce di essere ripreso)
Davanti al tavolino del bar, con me davanti, la “finta sorella maggiore” di Alexia, il pedofilo parla di sé, della sua famiglia. Abita in provincia di Messina, ha una moglie e due figli. Ragazzini che, orribile coincidenza, hanno la stessa età di Alexia. Ogni mese prende l’aereo e viene a Milano. Il suo chiodo fisso sono le ragazzine. Prova ad abbordarle su internet, oppure per strada. Ma non disdegna neppure il sesso mercenario con le prostitute.
DAVANTI ALLA CAMERA
Dopo un po’, svelo la mia vera identità, proprio mentre al tavolino del bar si avvicina un mio collega, provvisto di telecamera: «Giuseppe, sono una giornalista». Si sente scoperto: «E allora? Mi piacciono le ragazzine».
Poi impallidisce, inizia a farfugliare. Gli tremano le mani. Guarda dritto l’obbiettivo e poi si alza di scatto dalla sedia. «Non potete farmi questo, non è giusto, sono sposato», dice mentre si alza dalla sedia. Davanti alle domande che incalzano, il 50enne non risponde, abbassa lo sguardo, cerca di evitare la telecamere e gli sguardi dei passanti. In meno di cinque minuti Giuseppe è un fantasma che scompare tra la folla.
(Si alza dal tavolo e ammutolisce)
...(La telecamera lo segue)

ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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