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MAFIA: DON CIOTTI, TUTTO UGUALE SE NON CAMBIA POLITICA
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Sabato, 26 Luglio : 2008 La Repubblica

MAFIA: DON CIOTTI,
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TUTTO UGUALE SE NON CAMBIA POLITICA


Partinico, "Le mafie non moriranno mai se non cambia una certa politica e se non cambiamo noi. Non dobbiamo piu' parlare di societa' civile ma di societa' responsabile". Questo il messaggio di Don Luigi Ciotti di Libera dai microfoni di Telejato, la piccola televisione di Partinico in provincia di Palermo minacciata dalla mafia, per la quale oggi ha condotto il telegiornale. Lo storico fondatore del Gruppo Abele e dell'associazione Libera ha ammonito: "Se le istituzioni alzano il tono della voce per dichiarare la propria innocenza, noi siamo i primi a garantirli, ma devono prima dare l'esempio e farsi giudicare serenamente, e non chiedere l'immunita' parlamentare, perche' questo e' un esempio terribile. Basta con gli attacchi indiscriminati alla magistratura". E anche il decreto sicurezza e la dichiarazione di stato di emergenza su tutto il territorio nazionale annunciato ieri dal governo ha suscitato dure critiche da parte di Ciotti: "Provo inquietudine e disgusto, perche' si sta creando un codice penale parallelo per i migranti - ha dichiarato. - Non c'e' uguaglianza nel nostro Paese. Non si puo' creare un reato criminalizzando la poverta'. La legalita' deve essere rispettata da tutti quanti, cominciando dal sottoscritto, che se sbaglia deve pagare, e cosi' tutti devono farsi giudicare, tutti pero' allo stesso modo devono avere la garanzia della sicurezza, rom e migranti compresi. E' assurdo che si facciano leggi piu' dure per i poveri cristi e che poi se ne facciano altre che servono ad agevolare 'alcuni'. Ciascuno di noi deve spendersi perche' ci sia uguaglianza e dignita' per tutti".


Don Luigi Ciotti di Libera
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ha condotto il telegiornale di Telejato


[Pino Maniaci e Don Luigi Ciotti a Telejato]

PARTINICO - La piccola televisione minacciata dalla mafia oggi ha avuto un protagonista eccezionale:  Don Luigi Ciotti. Non sono mancati gli attacchi che Ciotti ha lanciato direttamente all'attuale Governo di centro destra dalle telecamere di Telejato  sulla questione della giustizia e sullo stato di emergenza che colpisce i migranti.
«Le mafie non moriranno mai se non cambia una certa politica e se non cambiamo noi - ha dichiarato Luigi Ciotti - Non dobbiamo più parlare di società civile ma di società responsabile». Questo il messaggio di Don Luigi Ciotti di Libera dai microfoni di Telejato, la piccola televisione di Partinico in provincia di Palermo minacciata dalla mafia, dove oggi ha condotto il telegiornale dell'emittente all'interno dell'iniziativa di solidarietà "Siamo tutti Pino Maniaci". Un messaggio chiaro verso chi vuole tappare la bocca alla stampa e alla società civile non solo in Sicilia ma in tutto il Paese.
Lo storico fondatore del Gruppo Abele e dell'associazione Libera, ha poi alzato il tiro nei confronti del governo: «Se le istituzioni alzano il tono della voce per dichiarare la propria innocenza, noi siamo i primi a garantirli, ma devono prima dare l'esempio e farsi giudicare serenamente e non chiedere l'immunità parlamentare, perché questo è un esempio terribile. Basta con gli attacchi alla magistratura indiscriminati».

E anche il decreto sicurezza e la dichiarazione di "stato di emergenza" su tutto il territorio nazionale annunciato ieri dal governo ha scatenato dure critiche da parte di Ciotti: «Provo inquietudine e disgusto perché si sta creando un codice penale parallelo per i migranti - ha infatti dichiarato - Non c'è uguaglianza nel nostro Paese. Non si può creare reato criminalizzando la povertà. La legalità deve essere rispettata da tutti quanti, cominciando dal sottoscritto che se sbaglia deve pagare e così tutti devono farsi giudicare, tutti però allo stesso modo devono avere la garanzia della sicurezza, rom e migranti compresi. E' assurdo che si facciano leggi  più dure per i poveri cristi e che poi se ne facciano altre che servono ad agevolare "alcuni". Ciascuno di noi deve spendersi perché ci sia uguaglianza e dignità per tutti. Dobbiamo darci da fare e dare risalto a quella parte di società responsabile che lotta per il cambiamento».

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

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