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MAFIA: FALCONE; GRASSO, PAOLO E GIOVANNI SEMPRE CON NOI
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Messaggio MAFIA: FALCONE; GRASSO, PAOLO E GIOVANNI SEMPRE CON NOI 
 
(Ansa) Mercoledì, 23 Maggio 2007- 10:30

MAFIA: FALCONE; GRASSO, PAOLO E GIOVANNI SEMPRE CON NOI


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PALERMO - "Paolo e Giovanni ci hanno lasciato un testamento morale di rigore ed equilibrio che non dobbiamo disperdere: vivranno per sempre nei nostri cuori e saranno ricordati ogni anno da chiunque entri in questa aula". Così il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso ha concluso il suo discorso per la commemorazione del XV anniversario dell'uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino parlando nell'aula-bunker dell'Ucciardone davanti ai ragazzi di 172 scuole provenienti da tutte le regioni d'Italia. Grasso ha sottolineato la "straordinaria capacità di Paolo e Giovanni di soffrire e sopportare più degli altri: erano allenati alla lotta, avevano paura dei passi falsi e si difendevano a vicenda".

''Palermo ha sicuramente una maggiore consapevolezza ma sarebbe stupido dire che i problemi sono stati risolti. Bisogna sforzarsi di continuare perche' l'esperienza ci insegna che non bisogna mai abbassare la guardia'', ha detto Piero Grasso.  Il magistrato ha accompagnato i ragazzi giunti a Palermo da tutta Italia con la nave della legalita' arrivata questa mattina a Palermo da Civitavecchia


A PALERMO DIBATTITO CON MIGLIAIA DI STUDENTI
Migliaia di studenti di tutta Italia sono arrivati nell'aula bunker dell'Ucciardone, a Palermo, per partecipare alle iniziative organizzate per il 15/o anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e i tre agenti della scorta. I ragazzi aspettano l'arrivo del presidente del Senato e dei ministri della Pubblica istruzione e dell'Interno con cui discuteranno di lotta alla mafia e legalita'. Le iniziative sono organizzate dalla fondazione Falcone e dal ministero della Pubblica istruzione.


RITA BORSELLINO, LA MEMORIA E' GIA' FUTURO
''Per questi ragazzi, accorsi a Palermo per ricordare le vittime delle stragi del '92, la memoria e' gia' futuro''. Lo ha detto Rita Borsellino, sorella del magistrato assassinato nel '92, intervenuta alla manifestazione. ''L'esercizio della memoria - ha aggiunto - per questi giovani e' un impegno quotidiano. Quella di oggi e' solo una delle tappe di un percorso di legalita' che le scuole, ormai in tutta Italia, seguono tutto l'anno''.


AYALA, CERCARE VERITA' COMPLETA SU STRAGI
''Sulla stagione stragista del '92 siamo ancora alla ricerca della verita' completa. Molte cose fanno pensare che debba essere fatta luce su molti aspetti'', ha detto il giudice Giuseppe Ayala, che lavoro' con Giovanni Falcone. ''Non ho mai creduto al terzo livello - ha aggiunto - ma molte cose fanno pensare che nelle stragi ci siano stati altri livelli di responsabilita' oltre a quelli mafiosi''.


PROCURATORE MESSINEO, EROI E NON VITTIME
''Voglio ricordare Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte morti nelle stragi del '92 come degli eroi e non solo come vittime'', ha commentato il procuratore di Palermo Francesco Messineo. ''Sono stati cittadini esemplari che si sono sacrificati per la comunita' secondo le piu' alte tradizioni civili''. ''Se la mafia - ha proseguito - come nel '92, trattasse alla pari con uno Stato debole e confuso il nostro dolore sarebbe senza limiti. E invece dalle stragi molto e' cambiato. La societa' civile e lo Stato hanno affrontato l'emergenza con mezzi adeguati nel rispetto dei diritti individuali e senza tentazioni autoritarie''. ''per questo - ha concluso - si sono potuti raggiungere grandi successi anche se la mafia non e' ancora vinta''.


2007-05-23 10:21
A Palermo 5 mila gerbere gialle


CATANZARO - Cinquemila gerbere gialle saranno distribuite oggi a Palermo dal Coordinamento nazionale antimafia Riferimenti tra i ragazzi delle scuole di tutta Italia che sono giunti nel capoluogo siciliano in occasione del quindicesimo anniversario della strage di Capaci in cui furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre poliziotti della scorta. "Riferimenti - è detto in un comunicato - dedica oggi le proprie Gerbere Gialle alla memoria degli uomini della Polizia di Stato periti nella strage, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, vittime troppo spesso dimenticate nella generalizzazione della comune definizione di 'agenti di scorta'".

  





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Venerdì, 23 Maggio : 2008 La Stampa


IL SEDICESIMO ANNIVERSARIO

Palermo ricorda la strage di Capaci
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Manifesto in memoria di Falcone e Borsellino

    
Napolitano: «Immagini incancellabili»
Alfano: «Inzia il tempo della speranza»


Ogni azione di contrasto alla mafia da parte dello Stato va valorizzata. Lo scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del 16 anniversario della strage di Capaci, in un messaggio alla prof.ssa Maria Falcone, Presidente della Fondazione «Giovanni e Francesca Falcone», in cui ha rivolto il suo solidale saluto a tutti i partecipanti alle iniziative organizzate per ricordare il barbaro agguato di Capaci che, il 23 maggio di sedici anni fa, causò la morte di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani dedicatisi alla loro sicurezza: «Le immagini della strage - ha scritto il Presidente della Repubblica - restano incancellabili nella memoria degli italiani e rinnovano l’angoscia e l’allarme di quel giorno, in cui la mafia colpì un magistrato di eccezionale talento e coraggio, che aveva saputo contrastarla anche individuando nuovi e più efficaci strumenti in grado di combatterla».

«Oggi è iniziato il quinto tempo per la Sicilia: quello della speranza e della battaglia». Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano, commosso, rivolgendosi a Mark Filip, del dipartimento Giustizia degli Stati Uniti, prima di parteciparead un incontro nell’aula bunker del carcere Ucciardone . «C’è stato un tempo - ha spiegato Alfano - in cui si negava l’esistenza della mafia, poi il tempo in cui si negavano i rapporti tra mafia e politica, è seguito il tempo del silenzio e poi quello delle stragi e della paura. Ma oggi - ha continuato Alfano rivolgendosi a Filip - la Sicilia è molto diversa rispetto a quella dei suoi nonni». «Quando il 23 maggio del ’92 fui informato dell’attentato a Capaci, in quello stesso istante - ricorda il ministro - ho vissuto l’imbarazzo e la vergogna di essere siciliano. Ho provato rabbia e indignazione verso il mio stesso popolo. Il 9 maggio scorso - ha proseguito Alfano - quando sono entrato al ministero, mi hanno chiesto di prendere l’ascensore per salire nella mia stanza».

  





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