Nel 2007 il 42,6 percento delle offerte di lavoro sono rimaste inevase
Brescia al secondo posto della classifica, dopo Milano e prima di Bergamo. Non si trovano muratori, addetti ai metalli, estetisti, idraulici, falegnami. Molto critica anche la situazione per chi necessita di fornai e pastai.
di Massimiliano Del Barba (Il Brescia)
Emergenza manodopera nell’artigianato.
Lo denuncia la Confartigianato di Brescia, che segnala come le imprese sia in città che in provincia siano alla disperata e spesso infruttuosa ricerca di lavoratori.
La classifica, elaborata dall’Ufficio studi dell’associazione sulla base dei dati Excelsior e Unioncamere, evidenzia infatti per il 20077 come il 46,2 percento delle offerte di lavoro siano rimaste inevase:
10.615 le figure professionali cercate e non trovate in Lombardia (il 44,6 percento), 2.249 a Brescia, al secondo posto dopo il capoluogo milanese e davanti a Bergamo nella classifica regionale.
Ai primi posti per numero di professionalità richieste ma non reperite dagli imprenditori vi sono i mestieri legati alla tradizione lavorativa bresciana, e cioè addetti alla manifattura dei metalli e operatori dell’edilizia: «Il dato nazionale - spiega il presidente di Confartigianato Brescia, Giovan Maria Rizzi - viene confermato anche dalla nostra città.
Diventa sempre più difficile trovare giovani disposti a impegnarsi in questi settori. Si rischia di perdere per sempre alcuni preziosi saperi che si sono tramandati fino ad oggi di generazione in generazione».
Seguono, nella classifica stilata da Unioncamere, parrucchieri ed estetisti, idraulici, falegnami e addetti alla robotica.
Molto critica anche la situazione per chi necessita di fornai e pastai, sarti, modellisti e cappellai, per i quali oltre la metà delle offerte di lavoro è rimasta inevasa.
Alla disperata ricerca di personale, i piccoli imprenditori giocano così la carta dei corsi di formazione del personale (1,5 miliardi di euro investiti
a livello nazionale).
Il contratto di apprendistato si conferma la corsia preferenziale in vista dell’assunzione a tempo indeterminato: «Concluso il periodo di formazione - spiega la Confartigianato - ben il 71,4 percento degli apprendisti ha ricevuto una proposta di lavoro stabile, poi accettata nel 54,5 percento dei casi».
Sempre in tema di contratti, continua lo studio, l’impiego a tempo indeterminato viene utilizzato in modo intensivo dalle piccole imprese.
«Infatti, mentre tale forma contrattuale interessa l'86,4 percento del totale
dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole aziende con meno di 20 addetti sale al 90,7 percento».
Ma a cosa si deve questa situazione?
Secondo il segretario generale della Confartigianato di Milano, Guido Cesati, «è colpa della bassa opinione che studenti e famiglie hanno del lavoro artigianale, per cui si sogna un lavoro nel terziario, magari in ufficio o in banca, spesso però senza ottenerlo».
Sostanzialmente identica la lettura di Rizzi: «Le famiglie tendono a indirizzare i figli al lavoro intellettuale, molte volte sottovalutando le occasioni di guadagno e di sicurezza che provengono dall’impiego nell’artigianato.
Si rischia insomma di raggiungere una formazione culturale alta ma senza riuscire a trovare poi un impiego soddisfacente, anche da un punto di vista economico».
La contraddizione è evidente: l’artigianato assicura guadagno e stabilità contrattuale ma attira sempre meno: «Difficilissimo - continua Rizzi - trovare profili adeguati alle esigenze delle molte aziende edili della provincia».
Manca la manodopera
le imprese bresciane sono nei guai
le imprese bresciane sono nei guai
Brescia al secondo posto della classifica, dopo Milano e prima di Bergamo. Non si trovano muratori, addetti ai metalli, estetisti, idraulici, falegnami. Molto critica anche la situazione per chi necessita di fornai e pastai.
di Massimiliano Del Barba (Il Brescia)
Emergenza manodopera nell’artigianato.
Lo denuncia la Confartigianato di Brescia, che segnala come le imprese sia in città che in provincia siano alla disperata e spesso infruttuosa ricerca di lavoratori.
La classifica, elaborata dall’Ufficio studi dell’associazione sulla base dei dati Excelsior e Unioncamere, evidenzia infatti per il 20077 come il 46,2 percento delle offerte di lavoro siano rimaste inevase:
10.615 le figure professionali cercate e non trovate in Lombardia (il 44,6 percento), 2.249 a Brescia, al secondo posto dopo il capoluogo milanese e davanti a Bergamo nella classifica regionale.
Ai primi posti per numero di professionalità richieste ma non reperite dagli imprenditori vi sono i mestieri legati alla tradizione lavorativa bresciana, e cioè addetti alla manifattura dei metalli e operatori dell’edilizia: «Il dato nazionale - spiega il presidente di Confartigianato Brescia, Giovan Maria Rizzi - viene confermato anche dalla nostra città.
Diventa sempre più difficile trovare giovani disposti a impegnarsi in questi settori. Si rischia di perdere per sempre alcuni preziosi saperi che si sono tramandati fino ad oggi di generazione in generazione».
Seguono, nella classifica stilata da Unioncamere, parrucchieri ed estetisti, idraulici, falegnami e addetti alla robotica.
Molto critica anche la situazione per chi necessita di fornai e pastai, sarti, modellisti e cappellai, per i quali oltre la metà delle offerte di lavoro è rimasta inevasa.
Alla disperata ricerca di personale, i piccoli imprenditori giocano così la carta dei corsi di formazione del personale (1,5 miliardi di euro investiti
a livello nazionale).
Il contratto di apprendistato si conferma la corsia preferenziale in vista dell’assunzione a tempo indeterminato: «Concluso il periodo di formazione - spiega la Confartigianato - ben il 71,4 percento degli apprendisti ha ricevuto una proposta di lavoro stabile, poi accettata nel 54,5 percento dei casi».
Sempre in tema di contratti, continua lo studio, l’impiego a tempo indeterminato viene utilizzato in modo intensivo dalle piccole imprese.
«Infatti, mentre tale forma contrattuale interessa l'86,4 percento del totale
dei 16.961.000 dipendenti italiani, questa quota nelle piccole aziende con meno di 20 addetti sale al 90,7 percento».
Ma a cosa si deve questa situazione?
Secondo il segretario generale della Confartigianato di Milano, Guido Cesati, «è colpa della bassa opinione che studenti e famiglie hanno del lavoro artigianale, per cui si sogna un lavoro nel terziario, magari in ufficio o in banca, spesso però senza ottenerlo».
Sostanzialmente identica la lettura di Rizzi: «Le famiglie tendono a indirizzare i figli al lavoro intellettuale, molte volte sottovalutando le occasioni di guadagno e di sicurezza che provengono dall’impiego nell’artigianato.
Si rischia insomma di raggiungere una formazione culturale alta ma senza riuscire a trovare poi un impiego soddisfacente, anche da un punto di vista economico».
La contraddizione è evidente: l’artigianato assicura guadagno e stabilità contrattuale ma attira sempre meno: «Difficilissimo - continua Rizzi - trovare profili adeguati alle esigenze delle molte aziende edili della provincia».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















