In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante" e comunque "serio".
Se poi questi stessi o altro, avranno "pretese" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scritto. |
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 Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle d
Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne
Corteo a Roma sabato 24 novembre ore 14. Partenza da piazza della Repubblica arrivo previsto a Piazza Navona
Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si svolgono ovunque iniziative di mobilitazione e denuncia. Anche in Italia questa data ha assunto negli ultimi anni un crescente rilievo, di fronte al moltiplicarsi di intimidazioni, percosse, stupri, omicidi nei confronti delle donne.
L' ISTAT, nell'indagine nazionale dello scorso febbraio, calcola che 6.743.000 donne italiane tra i 16 e i 60 anni sono state oggetto di violenza fisica o sessuale nella loro vita, mentre altri 7.000.000 hanno subito una violenza psicologica. In Europa la prima causa di morte e invalidità delle donne tra i 15 e i 60 anni è la violenza per mano maschile, che viene esercitata per più del 90% all'interno della famiglia da mariti, padri, fratelli, partners. I dati statistici ci dicono che il rischio di subire uno stupro è tanto più elevato quanto è più stretta la relazione tra autore e vittima.
Anche se avviene soprattutto all'interno della famiglia, da tutti osannata come luogo di protezione e nido di affetti, la violenza non è tuttavia un problema della sfera privata. Al contrario, è il simbolo più brutale dell'ineguaglianza che esiste nella società. E' una violenza che viene esercitata sulle donne solo perché sono donne, perché sono considerate dai loro aggressori prive dei diritti elementari di libertà, rispetto e capacità di decidere. Per questo si configura come una violenza di genere.br> _La violenza é compiuta da singoli uomini, le cui individuali responsabilità vanno accertate, perseguite e condannate, ma non è circoscritta ad una specifica cultura, religione o paese, o a particolari classi sociali.
Poiché la violenza sulle donne è lo specchio delle relazioni di potere tra i sessi, contrastarla significa in primo luogo intervenire sulla cultura che la produce, iscritta nelle istituzioni, nelle morali, nelle religioni, nelle tradizioni, nelle usanze familiari e comunitarie, ma anche soprattutto nelle strutture mentali sedimentate dal millenario dominio patriarcale.
Se la violenza sta dentro il rapporto tra gli uomini e le donne, tanto nella loro relazione intima quanto sulla scena pubblica, richiede la parola di entrambi. Ma la parola maschile che noi sollecitiamo non può essere quella distorta che proviene dai media e da ampi settori della politica che usano la violenza di genere per colpire indiscriminatamente gli stranieri, facendone il capro espiatorio, e per invocare, in nome della sicurezza, interventi repressivi che collocano il fenomeno entro l'unico orizzonte dell'ordine pubblico. In questo modo il mondo maschile allontana da sé ogni necessità di analisi e rimuove la ricerca e il riconoscimento delle proprie responsabilità.
Aderendo alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma il 24 novembre, assumiamo pubblicamente la parola per affermare, non come vittime, ma come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite e la forza delle nostre pratiche politiche. Vogliamo rompere la solitudine delle donne che subiscono violenza - fisica, psicologica, economica - e che devono trovare sostegno e condivisione nell'uscirne. Crediamo che la questione della violenza debba trovare nell'agenda politica, come in altri paesi è successo, la stessa centralità che ha nella vita delle donne. Vogliamo una legge che investa le istituzioni della responsabilità di prevenirla, individuarla e contrastarla, in sinergia con la rete dei centri antiviolenza e con il movimento delle donne.
Ci sentiamo anche particolarmente vicine a tutte le donne che vivono in situazioni di guerra, di emarginazione e sfruttamento.
Comunicato stampa di controviolenzadonne.org
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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