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Manovra, battaglia sui precari: sviluppi
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Messaggio Manovra, battaglia sui precari: sviluppi 
 

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Sabato, 26 Luglio : 2008

Manovra, battaglia sui precari
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Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, 61 anni

    
Nel testo di legge un emendamento che preclude la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione. Cigl attacca: colpo di mano delle imprese

TORINO - Brutte notizie per i precari: la manovra appena approdata in Senato contiene una misura che, una volta diventata legge, renderà «permanente» la loro condizione. Secondo quanto apprende l’Agi, un emendamento del governo, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera e recepito dal maxiemendamento, preclude in sostanza ai lavoratori precari la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del loro rapporto di lavoro. Finora il giudice, che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Ma non sarà più così.

«Si aumenta la disparità tra lavoratori e imprese», dando a queste ultime «mano libera» sull’utilizzo dei contratti a termine, attacca Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil con delega al mercato del lavoro. La norma prevede, in caso di irregolarità nella causale di utilizzo del contatto a termine, l’obbligo per le imprese di indennizzare il lavoratore precario, ma non di riammetterlo al posto di lavoro. È una misura «molto negativa - aggiunge Fammoni - che lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull’uso del contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura».

La norma anti-precari è «sbagliata» e presenta «gravi incongruenze». È netto il giudizio del segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini. Sotto accusa non solo «il problema dell’indennizzo», ma soprattutto il fatto che «un contratto non corretto viene considerato nullo». In questo modo, spiega Santini, «il lavoratore, non solo non può essere riammesso sul posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a tempo indeterminato, ma rimane anche senza il contratto a termine». Insomma «l’eventuale errore dell’azienda non viene sanzionato a vantaggio del lavoratore»

Plaude alla norma, invece, Confindustria: «Un pò di semplificazione - spiega il direttore generale Beretta - e di minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla reale situazione».

«La presenza di questa vergognosa norma anti precari è l’ennesima riprova che il lavoro ed i giovani sono universi completamente sconosciuti al ministro del lavoro Sacconi» attacca il Pd. «Non è questo il futuro che vogliamo consegnare ai nostri ragazzi» dice Passoni.



Ultima modifica di Redazione il 27 Lug 2008 16:09, modificato 1 volta in totale 






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Messaggio Manovra, stop al reintegro dei precari Proteste di Cgil e Ci 
 

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Sabato, 26 Luglio : 2008 Corriere della Sera

Manovra, stop al reintegro dei precari
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Proteste di Cgil e Cisl: «Norma iniqua»


La misura, una volta diventata legge, impedirà di ottenere la stabilizzazione del rapporto lavorativo

ROMA - Le imprese, in caso di irregolarità, non saranno più obbligate a trasformare in tempo indeterminato il contratto dei lavoratori precari. Lo prevede un emendamento del governo, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera e recepito dal maxiemendamento, che preclude ai lavoratori precari la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto. Se il Senato non modificherà il testo, la condizione di precario potrebbe così diventare permanente.

STOP AL REINTEGRO - Con la nuova norma il giudice dovrà limitarsi ad applicare all'azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Finora, invece, il giudice che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Non sarà più così.

CONTRATTI A TERMINE DIVENTANO INFINITI - La nuova norma si dovrà applicare anche ai giudizi in corso all'entrata in vigore della legge. Stando così le cose, il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressochè infinita di contratti a termine, rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità.

CGIL: «NORMA INIQUA» - La norma anti-precari ha scatenato le reazioni della Cgil. «Si aumenta la disparità tra lavoratori e imprese», dando a queste ultime «mano libera» sull'utilizzo dei contratti a termine - spiega Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil con delega al mercato del lavoro. È una misura «molto negativa - aggiunge Fammoni - che lascia aperta ogni possibilità per le aziende sull'uso del contratto a termine, senza che, in caso di irregolarità, queste abbiano alcuna ripercussione futura».

CISL: «GRAVI LE INCONGRUENZE» - Anche la Cisl tuona contro la norma, giudicata «sbagliata». Il giudizio del segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, sulla misura è negativo. Sotto accusa non solo «il problema dell'indennizzo», ma soprattutto il fatto che «un contratto non corretto viene considerato nullo». In questo modo, spiega Santini, «il lavoratore, non solo non può essere riammesso sul posto di lavoro, per decisione del giudice, con un contratto a tempo indeterminato, ma rimane anche senza il contratto a termine». Insomma «l'eventuale errore dell'azienda non viene sanzionato a vantaggio del lavoratore» che resta senza lavoro. Il segretario confederale della Cisl invita pertanto il Governo a «porre rimedio ad una evidente e grave incongruenza».

UIL: «INCOSTITUZIONALE» - Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil con delega al mercato del lavoro, attacca: «Oltre che sbagliata è incostituzionale». «Uno Stato di diritto - spiega Loy - non prevede il cambio delle sanzioni in corso d'opera». La misura è invece «retroattiva» poichè interviene anche nelle cause in corso al momento della sua entrata in vigore.

CONFINDUSTRIA: «LA DIREZIONE È GIUSTA» - Il giudizio del direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, è invece positivo. Secondo gli industriali la norma «va nella giusta direzione». «Un poco di semplificazione - spiega Beretta - e minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro. In questo, come in altri casi, non è di sanzioni che abbiamo bisogno ma di norme praticabili, che abbiano un senso logico rispetto alla reale situazione».

AZZOLLINI, «MODIFICARE NORMA ANTI-PRECARI? DIFFICILE» - Secondo il presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, Antonio Azzollini, è difficile che il Senato possa modificare il decreto con la manovra. Neppure nella parte sui precari come chiedono oggi i sindacati. «Al momento l'orientamento del governo, che io sappia, è soltanto di tenere in grande considerazione ciò che il Quirinale ha richiesto - sottolinea Azzolini -. Immagino che lunedì ci siano decine e decine di richieste di cambiare, ma non credo proprio che sia possibile accoglierle».

GOVERNO, «NORMA ANTI-PRECARI NON È COLPA NOSTRA» - Intanto il Governo disconosce la paternità della norma anti-precari. Fonti del ministero del Lavoro sottolineano che «si tratta di una misura nata in ambito parlamentare: non l'ha voluta il Governo e tanto meno il ministro Sacconi». «Inizialmente le misure contenute nell'emendamento - spiega una fonte qualificata - dovevano valere sia per il presente che per il futuro, mentre nell'attuale formulazione, riguardano solo le cause ancora aperte». Si tratterebbe quindi di una «sanatoria» per salvare alcune imprese che hanno utilizzato in modo irregolare un numero enorme di precari. Senza la nuova norma rischierebbero un duro colpo economico dalle cause in atto

  





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Messaggio MANOVRA: ICHINO, DUBBI COSTITUZIONALITA' SU NORMA PRECARI 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008

MANOVRA: ICHINO, DUBBI COSTITUZIONALITA'
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SU NORMA PRECARI


ROMA - La norma riguardante l'indennizzo nel caso di apposizione illegittima del termine per i lavoratori precari, nella formulazione che è giunta al Senato dalla Camera, presenta dubbi profili di costituzionalità. Lo ha sostenuto Pietro Ichino a Sky Tg24. "In realtà - spiega il senatore del Pd - avrebbe un'applicazione limitata ai soli rapporti su cui c'é una controversia attualmente aperta. Dubito che una norma di questo genere possa superare il vaglio di costituzionalità perché non si può stabilire una regola che vale solamente per chi è in causa in quel momento. Invece - aggiunge Ichino - c'é l'altra parte della norma che è quella in cui l'emendamento allarga drasticamente i limiti tra i quali è consentito assumere un lavoratore a termine. Per offrire maggiore flessibilità alle imprese si torna ad allargare le maglie della protezione nel settore del lavoro precario".

BOCCHINO, MACCHE' ANTIPRECARI, GARANZIA PER LE PARTI
"Quella che l'opposizione, utilizzando un lessico demagogico, chiama anti-precari è, in realtà, una misura equa per entrambe le parti perché avere giustizia dopo decenni non agevola né il lavoratore né l'azienda ma comporta solamente un iniquo dispendio di spese": lo dichiara Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl. E aggiunge: "Da stigmatizzare la strumentalizzazione di certo sindacato che col centrosinistra è propenso ad avvallare qualsiasi cosa, mentre col centrodestra al governo cede volentieri alla tentazione di far politica anziché ad esercitare il proprio ruolo che dovrebbe essere quello di tutelare i lavoratori".

E.LETTA: MANCATA QUALSIASI CONCERTAZIONE
"E' una norma che cambia fondamentalmente la regolamentazione di tutto il sistema e soprattutto è stata approvata senza nessun tipo di concertazione con le parti sociali". Così Enrico Letta commenta a Sky Tg24 l'emendamento sul reintegro dei precari. "Questa norma - spiega il responsabile del Welfare del governo ombra del Pd - non ha la paternità nemmeno del Governo, non si sa chi l'abbia infilata nel maxiemendamento, non se ne è accorto nessuno".

MURA (IDV), NORMA ANTIPRECARI E' SCANDALOSA
"Con la norma antiprecari il governo compie una scelta molto chiara, si schiera dalla parte dei forti che hanno commesso irregolarità, le aziende, e getta a mare i deboli che di queste ingiustizie sono stati vittime": lo dichiara l'on. Silvana Mura (Idv) che chiede la modifica del testo di legge al Senato. "Il balletto che ora inscena il governo - prosegue - addossando la paternità della norma all'iniziativa parlamentare é scandaloso e serve solo a mettere in luce la cattiva coscienza di chi viene scoperto con le che la manovra dovrà tornare comunque alla Camera per l'approvazione definitiva, altrimenti si astenga dal recitare pantomime deprecabili. Spero che maggioranza e governo non vogliano anteporre la fretta di andare in ferie ai diritti dei lavoratori precari".

FIORE (FN), BARRICATE CONTRO NORMA ANTIPRECARI
"Il lavoratore, in caso di irregolarità, potrà non essere riammesso nel suo impiego. L'emendamento va a tutto favore del datore di lavoro, favorendo così lo sviluppo di una vera e propria riserva di schiavi, che mai saranno regolarizzati, che mai avranno un futuro, che mai potranno permettersi nemmeno di sognare una vita ai limiti della decenza". Il leader di Forza Nuova Roberto Fiore protesta, in una nota. contro l'inserimento nella manovra economica al vaglio del Senato di un emendamento che blocca il reintegro dei precari. "Il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressoché infinita di contratti a termine rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità" osserva Fiore che annuncia: "siamo pronti alle barricate se rimane questo emendamento. Tale porcheria deve essere modificata".

STORACE, DILAGA L'INGIUSTIZIA SOCIALE
"La decisione parlamentare sui precari è vergognosa. In questo paese dilaga l'ingiustizia sociale". E' quanto dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.


CRITICO IL SINDACATO, CONFINDUSTRIA APPROVA
Salgono le critiche dell'opposizione e del sindacato contro una serie di norme "anti-sociali" inserite nella manovra con il maxi-emendamento del governo approvato alla Camera. Il Pd ha infatti chiesto di modificare la norma che di fatto esclude le casalinghe dall'assegno sociale e quella che preclude ai precari la possibilità di reintegro da parte del giudice.

 Norma su cui si scaglia anche il sindacato e che invece viene difesa da Confindustria. Ma il governo, con il sottosegretario Giuseppe Vegas, annuncia l'intenzione di non modificare il decreto. La prima bordata alla maggioranza arriva da Margherita Miotto, dopo che Giuliano Cazzola (Pdl), vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, sulle pagine del "Sole 24 ore" aveva definito un "errore da correggere" la modifica dei requisiti per ottenere l'assegno sociale. Nel maxi-emendamento alla manovra, su richiesta della Lega Nord, è stato deciso che l'assegno sociale spetterà solo a chi avrà dimostrato di aver lavorato per 10 anni continuativamente con un reddito superiore all'importo dell'assegno, che ammonta a circa 400 euro mensili. In pratica ciò escluderebbe tutte le casalinghe, che sono tra le principali beneficiarie dell'assegno sociale. Ancora più proteste ha sollevato la cosiddetta norma anti-precario anch'essa introdotta col maxi-emendamento e finora passata inosservata. Essa cancella la possibilità per il precario, una volta fatto ricorso al giudice e constatata la irregolarità del rapporto di lavoro, che il suo contratto a tempo determinato possa essere trasformato in uno a tempo indeterminato. In cambio avrà solo un'indennità, di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità. Per Cesare Damiano, ministro del Lavoro del governo Prodi e padre dell'accordo sul welfare del 23 luglio 2007 tra le parti sociali, questa norma è una "deregulation" che va a colpire proprio quell'accordo. "Questo dimostra - ha aggiunto - la doppiezza dell'azione del governo che a parole vorrebbe aiutare i più deboli ma nei fatti li danneggia".

Il sindacato riprende gli argomenti di Damiano: la norma, ha detto Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, "peggiora i diritti dei lavoratori precari e modifica unilateralmente il protocollo sul welfare del 23 luglio". Su di essa "non si è voluto consultare le parti sociali che hanno il dovere di difendere un accordo firmato". Giorgio Santini, segretario confederale Cisl, chiede al Senato di "correggere la lacuna". "In realtà - spiega - è una norma che riguarda solo i contenziosi in corso, prevedendo un indennizzo dalle 2 alle 6 mensilità. La norma è rimasta monca e presenta una novità inspiegabile per il futuro. Per i giudizi successivi in caso di violazioni o irregolarità il contratto a termine viene dichiarato nullo, ma non si capisce cosa succede per il lavoratore e soprattutto non si capisce perché il lavoratore debba essere penalizzato due volte. E' bene che il Senato chiarisca questo punto". Invece il giudizio di COnfindustria è "positivo". "Riguarda solo giudizi in corso, alcuni molto indietro nel tempo - commenta il direttore generale Maurizio Beretta - ma il punto centrale, sul quale siamo d'accordo, è che si evita un allungamento esagerato dei tempi e si fissano i calcoli degli indennizzi su base forfettaria". E un ulteriore passaggio ha vissuto la polemica sull'articolo 60 della manovra, che attribuisce ai ministri una flessibilità nella gestione dei loro bilanci per compensare i tagli ai loro dicasteri. Norma che nei giorni scorsi il Quirinale avrebbe chiesto di modificare.

"La notizia della richiesta del Quirinale è una bufala di voi giornalisti", ha ironizzato il sottosegretario Vegas, che ha anche affermato che la norma inserita sarebbe più blanda della flessibilità di bilancio introdotta dalla Finanziaria 2007 del governo Prodi. Vegas ha detto che il governo è orientato a non modificare alcunché nella manovra, anche gli errori tecnici ammessi venerdì, per "privilegiare" l'approvazione definitiva del decreto. Ma il ministro Roberto Calderoli, conferma l'esistenza di rilievi del Quirinale, e perora la causa della correzione: "Non vedo dove sia il problema - ha affermato - se non che la Camera debba stare aperta un paio di giorni in più ".

  





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Messaggio Re: Manovra, battaglia sui precari: sviluppi 
 
MA DICO IO A QUANDO UNA RIVOLTA COME NEL '68?!?!  Evil or Very Mad

  



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Messaggio Da giugno abrogate dimissioni on-line 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008

Da giugno abrogate dimissioni on-line


ROMA  - La norma che annulla la possibilità per i lavoratori, una volta fatto ricorso al giudice e constatata la irregolarità del rapporto di lavoro, che il contratto a tempo determinato possa essere trasformato a tempo indeterminato, contenuta nel maxi-emendamento del Governo dalla prossima settimana all'esame del Senato, ha riaperto il dibattito sulle garanzie a tutela dei precari.

Nello scorso mese di giugno il Governo aveva abrogato con Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2008, la legge n. 188/2007, vale a dire la disciplina delle dimissioni on line. Quest'ultima norma era stata varata dal precedente Governo per far fronte al fenomeno delle cosiddette "dimissioni in bianco", ovvero alla pratica illegale utilizzata in alcuni casi per obbligare i neo-assunti a firmare una lettera di dimissioni priva di data, contestualmente alla sottoscrizione del contratto di lavoro. Scopo della lettera é quello di allontanare il dipendente senza corrispondere alcuna indennità e per qualsiasi motivo.

Per porre fine a questa pratica, il Parlamento aveva approvato la Legge del 17 ottobre 2007, n. 188, recante Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonché del prestatore d'opera e della prestatrice d'opera, su disegno di legge del Governo Prodi, che imponeva l'obbligo di redigere le dimissioni su un apposito modello informatico, predisposto e reso disponibile da uffici autorizzati.

al 5 marzo 2008 secondo quanto disposto dalla legge la procedura per le dimissioni andava eseguita obbligatoriamente on line sul sito del Ministero del Lavoro, pena la nullità delle dimissioni. I moduli erano gratuiti, contrassegnati da un codice di identificazione progressiva, ed avevano una durata limitata di quindici giorni. Dovevano essere compilati con gli identificativi del datore di lavoro, del dipendente e del contratto di assunzione. Il mancato rispetto della forma prescritta o l'uso di un modello "scaduto" comportava la nullità delle dimissioni. Il codice progressivo, la data validata telematicamente, limitata a soli 15 giorni, assicuravano che non si trattasse di atti sottoscritti tempo prima e utilizzati a discrezione del datore di lavoro. Dal 25 giugno 2008, con l'entrata in vigore del decreto, che dovrà essere convertito entro 60 giorni, le dimissioni volontarie possono essere presentate al proprio datore di lavoro senza più alcuna procedura informatizzata.

  





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Messaggio PRECARI, PDL DIFENDE NORMA. SACCONI PRENDE DISTANZE 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008

PRECARI, PDL DIFENDE NORMA.
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SACCONI PRENDE DISTANZE


(di Giovanni Innamorati)

Il governo si divide sulla cosiddetta norma anti-precari inserita nella manovra alla Camera e ora all'esame del Senato: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha preso le distanze, mentre il Tesoro è intenzionato a non modificarla, preferendo approvare subito la manovra che verrebbe eventualmente modificata in un secondo momento in un altro decreto. Le opposizioni e i sindacati stigmatizzano la posizione ambigua dell'esecutivo e chiedono che la norma sia cambiata al Senato.

E le organizzazioni del lavoratori lanciano anche un allarme: la norma farebbe saltare l'accordo sui precari siglato con le Poste, l'azienda per la quale nasce la norma stessa. Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, ha ironizzato sul fatto che sia esplosa una polemica solo oggi: "é curioso - ha detto - la norma è stata presentata e votata 20 giorni fa in commissione Bilancio alla Camera; poi è stata discussa in aula prima e dopo la fiducia". Sta di fatto che mentre il Pdl ha difeso la norma, con Italo Bocchino, Osvaldo Napoli e Daniele Capezzone, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha fatto sapere di essere "distinto e distante" dalla contestata norma. Anche i ministri Gianfranco Rotondi e Roberto Calderoli hanno disconosciuto la paternità dell'esecutivo: "la colpa è del Parlamento" ha detto Calderoli. L'arcano sull'origine della norma è stato svelato da Gianfranco Conte (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera, e presentatore con la Lega dell'emendamento durante l'esame in Commissione alla Camera. Il loro intento era quello di aiutare le Poste, alle prese con il contenzioso di numerosi precari con cui sono stati siglati contratti irregolari. Racconto confermato da Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione, che si era battuto contro la norma. "Il governo - contesta l'ex sindacalista Cisl - non può fare Ponzio Pilato e lavarsene le mani. L'emendamento lo ha accolto e lo ha inserito nel maxi-emendamento su cui ha chiesto la fiducia".

La richiesta al governo di cancellare al Senato la norma arriva unanime da tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari: da Enrico Letta a Pierferdinando Casini, da Pierluigi Bersani a Silvana Mura di Idv, da Oliviero Diliberto a Roberto Fiore del Fronte nazionale. Anche il sindacato fa sentire la sua voce con il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, che invita il governo "a non nascondere dietro un dito le proprie contraddizioni". E il segretario generale di Slc-Cgil, Emilio Miceli, lancia un allarme paradossale: la norma potrebbe far saltare l'accordo sottoscritto dalle Poste con i sindacati per la stabilizzazione dei precari. "La situazione nelle Poste era già preordinata e risolta - ha detto Miceli - e la sollecitudine del governo è quanto mai sospetta". Il ragionamento comune, esplicitato da Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, è semplice: "Dal momento che il governo nega la paternità del grave emendamento, c'é una sola via d'uscita, semplice e lineare: il Senato elimini l'emendamento".

Il punto è che il silenzio del Tesoro è assai eloquente. E lo spiega il presidente della commissione Bilancio del Senato, Azzollini: "al momento il governo non ha modificato la propria posizione, e cioé quella di portare a termine la manovra prima possibile". Il motivo è semplice: "se dice sì al cambiamento di uno dei contenuti della manovra, si aprono le cataratte" degli emendamenti. La soluzione riferita da Azzollini è quella di un successivo decreto alla manovra che la modifichi "di intesa con le parti sociali". Diverso il caso sull'articolo 60 della manovra, sulla flessibilità del Bilancio, che anche il Quirinale ha chiesto di ritoccare: "quella è una cosa diversa - osserva Azzollini - è un problema di natura tecnica, di procedura. Se il governo decide di modificarla, poi la manovra viene approvata in due giorni alla Camera in terza lettura". Domani alle 15 scade il termine per presentare gli emendamenti in commissione al Senato e il sottosegretario Giuseppe Vegas è atteso per la replica del governo.

CREMASCHI, ROMPERE CON CONFINDUSTRIA - "Il sindacato ha una sola risposta seria visto che il mandante" della norma sui precari contenuta nel maxi-emendamento del Governo "é la Confindustria. La risposta è rompere le trattative con la Marcegaglia e preparare un autunno di lotte per il salario e contro la precarietà". E' quanto sostiene il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Giorgio Cremaschi. "Qualsiasi altra reazione - aggiunge - rientra nel regno delle chiacchiere. Lo scandalo improvviso sulla norma anti-precari è alquanto ipocrita in quanto questa norma era conosciuta da diverse settimane e alcuni di noi l'avevano con forza denunciata".

  





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Messaggio PRECARI, VELTRONI: GOVERNO RITIRI QUELLA NORMA 
 

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Lunedì, 28 Luglio : 2008

PRECARI, VELTRONI:
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GOVERNO RITIRI QUELLA NORMA


ROMA  - "Questa norma va ritirata. E' da vagliare costituzionalmente, ma sicuramente politicamente e socialmente è inaccettabile e la contrasteremo con tutta la nostra forza al Senato".

Così il segretario del Pd Walter Veltroni si è espresso, durante una conferenza stampa, sulla norma del decreto manovra che l'opposizione ha ribattezzato 'anti-precari'.


PDL DIFENDE NORMA. SACCONI PRENDE LE DISTANZE


(di Giovanni Innamorati)


Il governo si divide sulla cosiddetta norma anti-precari inserita nella manovra alla Camera e ora all'esame del Senato: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha preso le distanze dalla norma che il Tesoro inserì nel suo maxi-emendamento e su cui chiese la fiducia a Montecitorio. Le opposizioni e i sindacati stigmatizzano la posizione ambigua dell'esecutivo e chiedono che la norma sia cambiata al Senato.

E le organizzazioni del lavoratori lanciano anche un allarme: la norma farebbe saltare l'accordo sui precari siglato con le Poste, l'azienda per la quale nasce la norma stessa. Ma il percorso più probabile, e condiviso tra i ministri, è quello che la manovra non venga modificata al Senato, ma intervenga un successivo decreto di correzione. Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, ha ironizzato sul fatto che sia esplosa una polemica solo oggi: "é curioso - ha detto - la norma è stata presentata e votata 20 giorni fa in commissione Bilancio alla Camera; poi è stata discussa in aula prima e dopo la fiducia". Sta di fatto che mentre il Pdl ha difeso la norma, con Italo Bocchino, Osvaldo Napoli e Daniele Capezzone, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha fatto sapere di essere "distinto e distante" dalla contestata norma. Il ministro Renato Brunetta gli dà ragione, mentre i ministri Gianfranco Rotondi e Roberto Calderoli hanno disconosciuto la paternità dell'esecutivo: "la colpa è del Parlamento" ha detto Calderoli.

L'arcano sull'origine della norma è stato svelato da Gianfranco Conte (Pdl), presidente della commissione Finanze della Camera, e presentatore con la Lega dell'emendamento durante l'esame in Commissione alla Camera. Il loro intento era quello di aiutare le Poste, alle prese con il contenzioso di numerosi precari con cui sono stati siglati contratti irregolari. Racconto confermato da Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd in commissione, che si era battuto contro la norma. "Il governo - contesta l'ex sindacalista Cisl - non può fare Ponzio Pilato e lavarsene le mani. L'emendamento lo ha accolto e lo ha inserito nel maxi-emendamento su cui ha chiesto la fiducia". La richiesta al governo di cancellare al Senato la norma arriva unanime da tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari: da Enrico Letta a Pierferdinando Casini, da Pierluigi Bersani a Silvana Mura di Idv, da Oliviero Diliberto a Roberto Fiore del Fronte nazionale.

Anche il sindacato fa sentire la sua voce con il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, che invita il governo "a non nascondere dietro un dito le proprie contraddizioni". E il segretario generale di Slc-Cgil, Emilio Miceli, lancia un allarme paradossale: la norma potrebbe far saltare l'accordo sottoscritto dalle Poste con i sindacati per la stabilizzazione dei precari. "La situazione nelle Poste era già preordinata e risolta - ha detto Miceli - e la sollecitudine del governo è quanto mai sospetta". Il ragionamento comune, esplicitato da Enrico Letta, ministro ombra del Welfare, è semplice: "Dal momento che il governo nega la paternità del grave emendamento, c'é una sola via d'uscita, semplice e lineare: il Senato elimini l'emendamento". Il punto è che il silenzio del Tesoro è assai eloquente. E lo spiega il presidente della commissione Bilancio del Senato, Azzollini: "al momento il governo non ha modificato la propria posizione, e cioé quella di portare a termine la manovra prima possibile". Il motivo è semplice: "se dice sì al cambiamento di uno dei contenuti della manovra, si aprono le cataratte" degli emendamenti. La soluzione riferita da Azzollini è quella di un successivo decreto alla manovra che la modifichi "di intesa con le parti sociali".

Soluzione che andrebbe bene anche a Sacconi. "L'intera materia andrà rivista - ha commentato Brunetta - e credo che il ministro Sacconi abbia la capacità e la sensibilità per farlo". Diverso il caso sull'articolo 60 della manovra, sulla flessibilità del Bilancio, che anche il Quirinale ha chiesto di ritoccare: "quella è una cosa diversa - osserva Azzollini - è un problema di natura tecnica, di procedura. Se il governo decide di modificarla, poi la manovra viene approvata in due giorni alla Camera in terza lettura".

Domani alle 15 scade il termine per presentare gli emendamenti in commissione al Senato e il sottosegretario Giuseppe Vegas è atteso per la replica del governo.

CREMASCHI, ROMPERE CON CONFINDUSTRIA - "Il sindacato ha una sola risposta seria visto che il mandante" della norma sui precari contenuta nel maxi-emendamento del Governo "é la Confindustria. La risposta è rompere le trattative con la Marcegaglia e preparare un autunno di lotte per il salario e contro la precarietà". E' quanto sostiene il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Giorgio Cremaschi. "Qualsiasi altra reazione - aggiunge - rientra nel regno delle chiacchiere. Lo scandalo improvviso sulla norma anti-precari è alquanto ipocrita in quanto questa norma era conosciuta da diverse settimane e alcuni di noi l'avevano con forza denunciata".

  





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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