Comune di Lumezzane – Stagione del Teatro Odeon 2007-2008
PALAFIERA DI LUMEZZANE
VENERDI’ 8 FEBBRAIO ore 20.45
TUTTO ESAURITO
PER MARCO PAOLINI in MISERABILI
Nell’ambito della Stagione del Teatro Odeon 2007-2008 promossa dal Comune di Lumezzane
Presso il PALAFIERA DI LUMEZZANE (via Cefalonia, Zona Industriale)
Venerdì 8 febbraio alle 20.45 è in programma
MARCO PAOLINI in
“MISERABILI Io e Margaret Thatcher “
Il Palafiera apre alle 20.
Tutti i posti disponibili sono stati esauriti in prevendita
Targato Jolefilm (la casa di produzione fondata da Paolini) Miserabili è un racconto in forma di ballata che raccoglie monologhi, canzoni e brevi narrazioni per raccontare la metamorfosi della società italiana a partire dagli anni ’80.
L’economia è l’argomento principale della ballata, l’intreccio di storie e microstorie di un passato prossimo che sconfina nel presente.
Dai Miserabili di Hugo ai sottoproletari di Marx, Paolini arriva ai “miserabili” di oggi, vittime in esponenziale aumento di un liberismo esasperato, che si arrabattano tra agenzie interinali e lavori precari e malpagati, che contraggono debiti per tirare avanti o per non sentirsi gli ultimi.
Margareth Thatcher, la lady di ferro simbolo della metamorfosi della nostra società non più ristretta da confini nazionali, è la protagonista di un dialogo immaginario con Nicola, il protagonista degli Album. Continua così, ininterrotta, la narrazione che da anni Paolini affida agli Album, autobiografia collettiva di certi italiani.
La presenza della musica è molto forte, i Mercanti di Liquore hanno composto ed eseguono dal vivo tutte le musiche.
Andrea Bajani, autore di libri sul mondo del lavoro come Cordiali saluti e Mi spezzo ma non m’impiego, ha collaborato alle ricerche e alla stesura dei testi.
Scheda spettacolo
Venerdì 8 febbraio 2008 ore 20.45
MARCO PAOLINI
MISERABILI Io e Margaret Thatcher
Testi di
Andrea Bajani, Lorenzo Monguzzi, Marco Paolini, Michela Signori
Musiche dei Mercanti di Liquore
(Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico)
Consulenza storica Giovanni De Martis
Consulenza musicale Carlo Rebeschini
Disegno luci Andrea Violato
Consolle luci Monia Giannobile
Consolle audio Lorenzo Caperchi
Direzione tecnica Marco Busetto
Fonica Mordente Music Service
Illuminotecnica Elis
Management Mercanti di Liquore Max Cantu'
Produzione Michela Signori, Jolefilm
Miserabili è un racconto in forma di ballata. Monologhi, canzoni e brevi narrazioni compongono dei quadri per raccontare la metamorfosi della società italiana a partire dagli anni ’80. In questo senso lo spettacolo è anche la prosecuzione del percorso degli Album di Marco Paolini, autobiografia collettiva di certi italiani. È l’economia l’argomento principale della ballata, l’intreccio di “macro” e “micro”, le ricette e le delusioni di questo passato prossimo che sconfina nel presente.
Miserabili è un work in progress per vocazione, perché è anche un modo di ragionare ad alta voce e senza pregiudizi sull’influenza, sempre crescente, delle regole (e dell’assenza di regole) di mercato, sul nostro modo di immaginare il futuro senza progettarlo, di vivere il presente, di rimuovere la memoria.
Margaret Thatcher è la protagonista di un dialogo immaginario con Nicola, il protagonista degli Album, è il simbolo vivente della metamorfosi della nostra società non più ristretta da confini nazionali.
La presenza della musica è molto forte, i Mercanti di Liquore hanno composto tutte le musiche e le eseguono dal vivo. Andrea Bajani, autore di libri sul mondo del lavoro come Cordiali saluti e Mi spezzo ma non m’impiego, ha collaborato alle ricerche e alla stesura dei testi. Lo spettacolo ha avuto una gestazione abbastanza lunga con sessioni di prove in varie regioni italiane. Il diario di questo percorso sta per diventare un Album scritto, le canzoni un cd musicale e lo spettacolo ballabile. (Novembre 2006)
La Repubblica - Paolini: " Schiavi di Borsa e oroscopi vi racconto i nuovi miserabili"
L'attore parla del suo ultimo lavoro,un mix di monologhi e canzoni nello stile dei vecchi Album
MILANO - Ci ha fatto provare emozioni antiche come l'indignazione e la rabbia ai tempi del Vajont, e poi con Storie di plastica, Il Milione... Ma anche per uno come Marco Paolini non c'è scampo. «Lo so anch'io cosa dicono in giro: Paolini fa sempre quello, Paolini racconta... Ma va bene cosi'. Il teatro narrazione non l'ho mica inventato io. lo ho solo guardato Fo e, continuando sulla sua strada, ho cercato di non fare Fo. Semmai la questione per me è un ' altra, come combattere la vecchiezza, ,non la vecchiaia che rispetto, ma la vecchiezza, l'inaridirsi; il diventare genere, etichetta».
Per questo, anzi contro questo, Paolini sta lavorando da mesi. Un racconto-ballata, una cosa nuova fatta di monologhi e canzoni che intreccia lo stile dei suoi vecchi Album, l'autobiografia collettiva attraverso le imprese di Nicola (alterego paoliniano, anche lui bellunese del '51) con il suo più recente teatro musicale insieme ai Mercanti di Liquore , il gruppo folk rocklombardo.II lavoro si chiama Miserabili, «spettacolo global», dice scherzando Paolini, perché parla dell'italia dagli anni 80 a oggi, dunque di mercati, liberismo, promesse mancate. L'attore lo porta in giro (debutto al Piccolo Teatro di Milano dal 27 febbraio, poi a Mestre dal 12 aprile e a Genova dal 17 aprile) alternandolo con ll Sergente (da domani a Roma al Teatro Argentina, dal 29 marzo allo Storchi di Modena) tratto dal "Sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern, «ll mio spettacolo più stroncato».
Ma anche felicemente ricompensato dal pubblico.
«Forse perché è molto cambiato. Ho imparato dalle critiche. Mi sono reso conto, per esempio, che la lingua di Rigoni Stem non funzionava a teatro; l'ho sostituita con l'oralità. Adesso sono contento: ll Sergente è un'altra cosa. Arriva di piu' la disumanita' della guerrra. Non è stato un lavoro facile; l'ho fatto mentre preparavo Miserabili con i Mercanti, con Michela Signori e Andrea Bajani l'autore di libri sul precariato che ha collaborato con noi ai testi».
Chi sono i Miserabili?
«Storicamente sono quelli di Victor Hugo, persone ai margini della società. I sottoproletari di Marx. Marx e Hugo parlavano di qualcosa che avevano entrambi sotto gli occhi, masse povere migranti verso la città col sogno di un riscatto».
E oggi?
«Quello che abbiamo davanti non è una cosa tanto diversa. Perfino il liberismo economico e' lo stesso. Solo che oggi e' peggio. Lo scompenso tra ricchi e poeri e' piu' accellerato ed e' molto piu' lontana la redistribuzione. Risulta peggiore perfino il clima sociale. Se allora c'era la Belle Epoque, oggi c'e' la borsa e l'oroscopo. Il destino. E un calcio in culo all'idea di realta' condivisa. C'e' l'individuo e nessuno parla piu' di opportunita' collettive, E' la profezia Thatcher. "
Che c'entra la Thatcher?
"Lei diceva non esiste la societa', esistono uomini, donne, famiglie. Per questo la Thatcher mi e' sembrata il miglior interlocutore a cui il mio Nicola in scena puo' porre delle domande per capire. La Thatcher ha imposto il mercato, l'individuo e il pensiero delle croccette".
Cos'e'?
"Una volta i gatti mangiavano carne, pane, riso. A un certo punto in America pubblicizzano le crocchette. Dopo qualche anno lo stesso fanno i gatti italiani, francesi, tedeschi...E il pensiero unico delle crocchette."
Dunque i miserabili siamo noi?
"Misero non e' il povero ma chi consegna la propria vita. La miseria di cui parlo e' quella antropologica, uomini rassegnati al destino, uomini - consumatori. Una societa' di consumatori e' miserabilie".
Ci sara' uno spiraglio d'aria prima o poi?
"Non vogli ofare anch'io crocchette. Posso solo dire che per documentarmi allo spettcolo ho visto l'Italia dove si praticano le alternative. Le cooperative della Locride, di Lecce...Esperienze che ci indicano la strada di come ci si possa sottrarre a un destino, forme per immaginare il futuro a cui la politica dovrebbe guardare. Se la politica fosse, come dice Cacciari, non far sentire il prossimo solo.".
Uno spettacolo tosto il suo.
"In scena i ragionamenti diventano canzoni. Il modello Gaber che citiamo con un omaggio: una delle sue canzoni La Liberta', perche' ci ricorda che la liberta' non e' star sopra un albero ma rimboccarsi le maniche. "
data: [05-02-2007] - fonte: [La Repubblica] - firma: [Anna Bandettini]
LA REPUBBLICA - Racconti del nostro tempo fra Thatcher e Komeini
Vent'anni fa Marco Paolini si e' inventato un teatro di testimonianza autobiografica, fondendo le esperienze dell'"orazione civile" di "Vajont" e della narrazione territoriale di "Libera nos a malo", lo spettacolo su testo di Meneghello che e' stato di recente ripreso da Natalino Balasso. L'idea degli "Allbum" di questo teatro era raccontare si' se stesso, appena travestito nel nome - Nicola - ma attraverso questa esperienza minuta di raccontare la grande trasformazione della vecchia Italia povera e agricola verso il mondo industriale e dei consumi. Ora Paolini torna su quel tema e prova ad aggiornarlo, per far vedere cos'è successo dopo quellingresso nella modernità e nell'eta' adulta. Dato il carattere molto peculiare della sua storia di attore di successo e soprattutto a causa del carattere molto frammentario, disordinato, labirintico del nostro tempo postmoderno, anche questo racconto diventa meno lineare, più disorienttato nello spazio e nel tempo. Si parla di fulminanti carriere nel mondo della finanza e di conti della spesa al supermercato, della vecchia sanità e delle carte di credito, di videogames e della disgregazione dei rapporti familiari. Soprattutto si parla della Thatcher, di Regan e di Komeini, di quel '79 in cui Paolini colloca la svolta che ci ha resi tutti - come suona il titolo dello spettacolo - "miserabili". La bravura di Paolini come cantastorie è ancora una volta straordinaria.Intenso ma senza retorica, lo spettacolo afferra e appassiona. Merito anche dei tre "Mercanti di liquore" cui è riservato il commento musicale.
data: [05-03-2007] - fonte: [LA REPUBBLICA] - firma: [Ugo Volli]
CORRIERE DELLA SERA - Paolini "processa" la Thatcher
I nuovi Miserabili
Se oggi in una societa' senza confini "frammentazione" sembra essere la parola chiave e "illeggibilita' del presente" la conseguenza, "Miserabili. Io e Margaret Thatcher" di Marco Paolini è specchio di questo "oggi". Lo spettacolo è dichiaratamente senza un filo narrativo, un accumulo di riflessioni che si srotolano in esempi per perdersi in rivoli di pensieri per, sempre dichiaratamente, non arrivare ad un finale, o meglio semplicisticamente appiccicando un finale-omaggio a Gaber in cui "liberta' e' partecipazione". Paolini dialoga con la Thatcher (di pessimo gusto la battuta l'alzheimer che ha colpito lei e Ronald Regan) e ironizza con un "si e' visto a che punto siamo!" sulla furia liberista della "lady di ferro", sula vittoria del privato sul pubblico, inizio di un "si salvi chi puo'". Del resto è dagli anni Ottanta che tutti ripetono ostinatamente come lei che in una societa' democratica e liberale le funzioni dello stato devono essere drasticamente ridotte: "non esiste la societa', ma gli individui e la famiglia." Paolini, in un riuscito intreccio con il trio musicale "I Mercanti di Liquore", in una sorta di lunga ballata raccontadi una società dove l' "io" e' sovrano e sempre ipertrofico, ma nn per genialità dell'individuo, ma per poter soravvivere alla competizione facendo prorio uno stilema televisivo da reality, racconta della "rata" come essenza di vita e senso di eternita', di lavoro precario, di microchip che ogni sei mesi raddoppiano la memoria " e io no!". Uno spettacolo fatto di lampi di osservazioni e di considerazioni sul nostro smarrimento e sui nuovi miserabili ai quali occorrerebbe un altro Hugo per essere raccontati.
data: [05-03-2007] - fonte: [Corriere della Sera] - firma: [Magda Poli]
SAT2000 - Vulcanico Paolini
Siamo noi i miserabili
Il capostipite degli affabulatori alle telecamere di Al Top Spettacoli parla della sua ultima opera “globale”, Miserabili – Io e Margaret Thatcher, portata in scena al Teatro Strehler di Milano (fino al 18 marzo) insieme con I Mercanti di Liquore, il gruppo folk acustico celebre per diverse rirpoposizioni di brani di Fabrizio De Andrè.
«Mi piacerebbe fare un teatro al buio come alla radio. Andare in un posto lontano e realizzare dei reportage, come un inviato speciale, per poi raccontare tutto con la penna e la voce», ci confessa quello che ormai è uno dei rappresentanti più significativi del teatro italiano. «Quando sei sul palcoscenico – spiega infatti Paolini – sei così visibile che è difficile fare un’inchiesta».
Paolini a ruota libera confessa la sua amarezza per “la grande abbuffata di illusioni degli anni ‘80”, manda un messaggio ironico e affettuoso a Moni Ovadia, si scaglia contro chi dice che “time is money” e contro l’istituzione della “Giornata della memoria”, ma anche contro l’8 marzo, il 14 febbraio e la festa del papà per compensare quella della mamma.
«È diventato bigotto il politically correct… Basta coi santini laici sul calendario; manca una memoria di sostanza e allora per convenzione fissiamo una giornata per liberare la coscienza il resto dell’anno e relegare un patrimonio che dovrebbe essere esercizio quotidiano in una icona temporale che perde efficacia e diventa sterile atto dovuto».
In seguito il capostipite degli affabulatori esprime la sua preoccupazione per l’attuale stato sociale: «Se è vera la profezia della signora Thatcher, che in uno slogan elettorale affermava che bisogna smetterla di costruire società ma uomini, donne e famiglie, allora noi siamo diventati soggetti, target, frazionati e vulnerabili, espressioni di una vita low cost. Nessun governo potrà mai sperare di affrontare alcuna questione se si continua a ragionare in termini di individui. Il fatto è che le società non sono disposte a ragionare come famiglie, ma come una somma di famiglie, sempre in guerra fra di loro».
Infine, Paolini, canta in esclusiva un poema originale a testimonianza del suo amore, disincantato ma autentico, per l’Italia. «Il problema del mio Paese è dargli una faccia tutti i giorni che è la tua. Le persone non devono restarne fuori, ma farne parte e prendersene cura in maniera meno plateale possibile».
data: [05-03-2007] - fonte: [Sat2000]












