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Lunedì, 28 Gennaio : 2008
di Luca De Bei
ispirato all’omonimo racconto di Gustave Flaubert
scene Francesco Ghisu
costumi Sandra Cardini
disegno luci Marcello Montarsi
regia Luca De Bei
produzione Teatro Eliseo
Un cuore semplice, di Luca De Bei, ispirato all’omonimo racconto di Gustave Flaubert, ha debuttato con grande successo di critica e di pubblico al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma nella scorsa primavera.
Una partitura “per voce sola” scritta da Luca De Bei, anche “responsabile” di una regia sobria e pulita e di una trasposizione teatrale rispettosa del racconto flaubertiano, per Maria Paiato, fra le più brave attrici italiane e interprete di grande sensibilità. Vincitrice di numerosi premi come migliore attrice, fra gli ultimi: gli Olimpici del Teatro per Cara professoressa di Ljudmila Razumovskaja nel 2004, e due Premio Ubu, nel 2005 per La Maria Zanella di Sergio Pierattini, nel 2006 per Il silenzio dei comunisti di Vittorio Foa, Miriam Mafai e AlfresoReichlin diretto da Luca Ronconi.
Aveva lavorato da sempre, sin da bambina, quando morti i suoi genitori era stata presa da un fattore che l’aveva messa a badare alle mucche in campagna. Una breve e infelice storia d’amore era stata la sua unica parentesi romantica. Una volta assunta come domestica dalla signora Aubain, lì era rimasta per cinquant’anni. La sua intera vita è dedicata agli altri (la sua padrona, i figli di lei, un nipote) alla Chiesa (la cui dottrina Félicité segue con la passione, l’innocenza e l’ingenuità di una bimba), alla casa, al suo adorato pappagallo Loulou. Vive le gioie e i lutti con la stessa intensità, la stessa muta adesione alle leggi della Natura. Apre il suo cuore a chiunque e, seppur spesso ferita o ingannata, in questa dedizione a ogni essere vivente, Félicité trova la sua ragione di esistere.
Poi, così come ha sempre vissuto sola, termina la sua vita da sola. Si spegne nel suo letto, dopo una malattia dolorosa, molti stenti, un po’ di follia, regalandoci però la fulgida e rara intuizione di un’anima pura, buona, semplice, e infine necessaria.
Luca De Bei ha scritto:Un cuore semplice, vero e proprio piccolo capolavoro, è stato uno dei primi racconti che ho letto da ragazzino e, in un modo o nell’altro, il suo ricordo struggente mi ha accompagnato per anni. Fino a quando, ricapitatomi tra le mani, è nata in me l’esigenza di raccontare anch’io la vita di Félicitè, facendola parlare con la propria voce e restituendola in carne e ossa ad una rappresentazione teatrale. C’è stata la voglia di indagare a fondo nella sua vita, di scoprire lati del suo carattere che erano appena accennati, di divertirmi a vedere cosa sarebbe successo se si fosse trovata in situazioni diverse da quelle del racconto, anche se sempre inerenti alla storia e al personaggio. Ho isolato la figura di Félicitè adombrando necessariamente un po’ le altre, ma anche, in certi casi, creandone di nuove (il parroco del villaggio, per esempio), o sviluppando temi che erano solo sullo sfondo. Ho cercato la modernità del suo personaggio, nel senso più psicologico del termine, cercando di capire il perché di certe sue scelte o certi suoi comportamenti. Ho adorato da sempre, e quindi ho voluto sottolineare, l’aspetto di Félicitè “animalista” (il rapporto col pappagallo Loulou) che testimonia una volta di più la sua grande sensibilità e che, d’altronde, è forse la trovata più grandiosa del racconto. Per realizzare tutto ciò ovviamente ho dovuto fare delle scelte a volte drastiche, cercando però di non tradire mai lo spirito del personaggio di Flaubert. Se in alcuni casi mi sono sentito libero di inventare e creare, in altri però ho voluto restituire fedelmente ciò che il grande scrittore francese ci ha donato. Nel dover affrontare il delicato aspetto del linguaggio usato dalla protagonista ho scelto di attribuirle un modo di parlare semplice, istintivo, privo di costrutti grammaticali elaborati, per certi tratti quasi infantile e di farla esprimere quasi sempre nella seconda persona per aiutare il senso del ricordo, dello stupore di fronte al mistero dell’esistenza e della propria vita. Insomma, ho infine ridisegnato la “mia” Félicitè, che mi sembra ormai di conoscere intimamente, e che assomiglia tanto a una mia amatissima pro-zia dell’infanzia con cui avevo un rapporto speciale (un po’ quello di Felicitè con il nipote Victor). Insomma, mi sono divertito e appassionato a mettere in risalto in questa figura di donna tutti gli aspetti che più mi intrigano, mi affascinano, mi commuovono, mi divertono. Ne è venuto fuori, spero, un ritratto di donna antico ma capace di parlare e colpire noi tutti con la sua grande umanità, con il suo anelito all’amore, al soprannaturale, alla comprensione profonda dell’esistenza. Ed è proprio in questo desiderio a volte frustrato di penetrare caparbiamente i misteri della vita, una vita che a Félicitè appare così grandiosa pur nelle sue manifestazioni più semplici e quotidiane, e allo stesso tempo nell’accettazione empatica, quasi religiosa che Félicitè ha degli eventi della vita stessa, che il personaggio di questa serva analfabeta assurge a modello di un essere in reale sintonia con le Leggi della natura. In definitiva un cuore, una donna, semplice eppure davvero straordinaria.
Non c'è dubbio che Maria Paiato sia una delle presenze femminili più forti e incisive del teatro italiano di questi ultimi anni. Ogni sua apparizione scenica è sempre un’avventura emozionante per lo spettatore, al quale propone un continuo attraversamento di tonalità umane, mostrandoci però in controluce un percorso interpretativo acutissimo, fatto non solo di sensibilità la di grande intelligenza creativa.
Antonio Audino, Il Sole 24ore
Se ci fosse Visconti un'attrice come Maria Paiato sarebbe ininterrottamente valorizzata in un repertorio classico e moderno, e lei sarebbe, come già lo è per gli intenditori, compreso Ronconi, un mostro sacro popolare […] È ovvio che le calzi come un guanto il ruolo dell'istintiva, docile, fantasiosa, spirituale e ingenua domestica Félicité, donna lasciata nubile da un unico uomo, infaticabilmente al servizio d'una padrona e dei figli di lei per mezzo secolo, tutrice amorosa d'un nipote che le muore lontano, accuditrice d'un pappagallo che altrettanto le viene a mancare, e devota a un Dio che infine la chiama a sé immergendola in una trance delirante. […].
Rodolfo di Giammarco, La Repubblica
Informazioni
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Libreria Punto Einaudi Via Pace, 16/a – 25122 Brescia tel 030.3757409
Comune di Lumezzane www.comune.lumezzane.bs.it
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Vendita nelle sere di spettacolo presso la biglietteria del Teatro Odeon dalle ore 20
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