Messa in napoletano
di Francesco Canessa
Sì, la monnezza ci opprime! Ma facciamoci la croce e parliamo anche d’altro, per piacere! Della Santa Messa della domenica, ad esempio, che ora può essere celebrata anche in latino, come si faceva un tempo: “Introibo ad altare Dei!”, cominciava il sacerdote, e il chierichetto proseguiva: “ Qui laetificat juventutem meam!” Era un bel pregare, e se n’è reso conto il Santo Padre che ha ripristinato il rito con un “Motu proprio”, documento che somiglia a un decreto legge, Con la differenza che non scade e non si discute.
Ma se permette di dir messa in latino, il documento vieta qualcosa che ha mandato a monte la replica di una singolare consuetudine della città di Genova, quella di celebrare il 6 di gennaio nella Chiesa del Boschetto, una messa in “xeneize” cioè in dialetto genovese. Anzi, le messe erano più d’una ogni anno e se ne prendeva cura una associazione denominata “A Compagna” che tutela linguaggio e tradizioni della Liguria. Si praticava una commistione estrema, nel senso che i testi liturgici venivano letti in latino e le parti “mobili”, letture, vangeli, salmi, intenzioni di preghiera ed omelia, in dialetto genovese. Di italiano, la lingua “volgare” prevista dagli Atti del Concilio Vaticano II°, manco una parola.
Una corrispondenza pubblicata sul “Corriere della sera” ci informa che l’episodio aveva creato un conflitto tra porporati, in quanto il cardinale Tarcisio Bertone, che è piemontese, aveva concesso il permesso, mentre l’ha negato il cardinale Angelo Bagnasco, che pure è genovese. Nel “Motu proprio” di Papa Benedetto – ha specificato la Curia – è stabilito che nella liturgia non sono ammessi i “vernacoli” ma soltanto le lingue. In dialetto è possibile esclusivamente pronunciare i “canti di consolazione” e i genovesi canteranno almeno quelli, lasciando chiusi i messalini in “xeneize” che gli organizzatori avevano fatto stampare.
Attenzione, però: se il genovese è un “vernacolo”, il napoletano è una “lingua” con tanto di corredo letterario e storico, di universale forza espressiva, dalla commedia antica all’opera buffa, alle stesse canzoni. Quindi una messa in napoletano si potrebbe fare e non sarebbe male, sa’ quanta gente si aggiungerebbe alle “parenti di San Gennaro” che già pregano così, quando aspettano del miracolo. Chi sa se il nostro Cardinale, che ama tanto l’espressione “ ‘A Madonna v’accumpagna!” al punto di averla adoperata anche per salutare il Papa in visita a Napoli, non se ne faccia addirittura promotore.
Ma se permette di dir messa in latino, il documento vieta qualcosa che ha mandato a monte la replica di una singolare consuetudine della città di Genova, quella di celebrare il 6 di gennaio nella Chiesa del Boschetto, una messa in “xeneize” cioè in dialetto genovese. Anzi, le messe erano più d’una ogni anno e se ne prendeva cura una associazione denominata “A Compagna” che tutela linguaggio e tradizioni della Liguria. Si praticava una commistione estrema, nel senso che i testi liturgici venivano letti in latino e le parti “mobili”, letture, vangeli, salmi, intenzioni di preghiera ed omelia, in dialetto genovese. Di italiano, la lingua “volgare” prevista dagli Atti del Concilio Vaticano II°, manco una parola.
Una corrispondenza pubblicata sul “Corriere della sera” ci informa che l’episodio aveva creato un conflitto tra porporati, in quanto il cardinale Tarcisio Bertone, che è piemontese, aveva concesso il permesso, mentre l’ha negato il cardinale Angelo Bagnasco, che pure è genovese. Nel “Motu proprio” di Papa Benedetto – ha specificato la Curia – è stabilito che nella liturgia non sono ammessi i “vernacoli” ma soltanto le lingue. In dialetto è possibile esclusivamente pronunciare i “canti di consolazione” e i genovesi canteranno almeno quelli, lasciando chiusi i messalini in “xeneize” che gli organizzatori avevano fatto stampare.
Attenzione, però: se il genovese è un “vernacolo”, il napoletano è una “lingua” con tanto di corredo letterario e storico, di universale forza espressiva, dalla commedia antica all’opera buffa, alle stesse canzoni. Quindi una messa in napoletano si potrebbe fare e non sarebbe male, sa’ quanta gente si aggiungerebbe alle “parenti di San Gennaro” che già pregano così, quando aspettano del miracolo. Chi sa se il nostro Cardinale, che ama tanto l’espressione “ ‘A Madonna v’accumpagna!” al punto di averla adoperata anche per salutare il Papa in visita a Napoli, non se ne faccia addirittura promotore.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















