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MOSTRE: TUTTI A MANTOVA PER CAPIRE LA FORZA DEL BELLO
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Giovedì, 27 Marzo : 2008

MOSTRE: TUTTI A MANTOVA
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PER CAPIRE LA FORZA DEL BELLO


Il bello nell'arte è greco. E bella fu quella parte d'Italia (Puglia, Sicilia, Calabria) dove le navi elleniche sbarcarono stuoli di artisti e di artigiani che cambiarono una civiltà. Testimonianze dell'arte greca che contaminò etruschi e romani dando poi base solida alla cultura europea di oggi, sono ora raccolte nella mostra "La forza del bello, l'arte greca conquista l'Italia", che dal 29 marzo apre i battenti a Palazzo Te di Mantova (fino al 6 luglio).

In mostra, nella parte nobile della reggia gonzaghesca e nelle fruttiere, tra le pareti affrescate di Giulio Romano e le quinte trasparenti ricavate con veli verdi messi per l'occasione, vi sono 120 opere provenienti dai musei di tutto il mondo, per la prima volta esposte contemporaneamente per raccontare la storia dell'arte greca sul territorio italiano.

"Ecco la nostra mostra impossibile'' l'ha definita Salvatore Settis, archeologo di fama, curatore dell'esposizione insieme a Maria Luisa Catoni, riferendosi alla difficoltà di avere i prestiti dai vari musei. "E a noi piacciono le imprese culturali complicate, le sfide che contribuiscono, attraverso la bellezza , ad esaltare le vocazioni più autentiche di un territorio" ha fatto eco il sindaco di Mantova Fiorenza Brioni.

Settis ha parlato dei tanti no ricevuti in un primo momento al prestito di varie opere, diventati sì "quando i direttori dei musei hanno capito il progetto della nostra mostra e il contesto in cui si sarebbero inserite le loro opere. La nostra mostra racconta come l'arte greca sia diventata una delle componenti essenziali, imprescindibili della cultura europea, con l'Italia che ha svolto un'importante ruolo di mediazione".

Avere tutti i pezzi è stato molto complicato. "Noi non abbiamo scippato nessuno " ha tenuto a precisare Enrico Voceri, presidente del centro internazionale di arte e cultura di Palazzo Te rispondendo alle accuse piovutegli da molte parti - , nessuna opera è arrivata se non c'era condivisione. Per l'ultima , la più importante, la statua di Mozia, confidiamo di chiudere la trattativa la settimana prossima". Settis, nel presentare la mostra, ha insistito sulla sua "singolarita":"Innanzitutto per la qualità dei prestiti e poi per il contesto in cui si svolge, che ci ha permesso di assemblare come in origine il torso di kouros dell'Apollino Milani con la testa di kouros da Osimo, oppure il gruppo di vasi appena restituiti dal Getty museum di Los Angeles e dal Metropolitan di New York".

La mostra si articola in tre sezioni: l'Italia greca, dove si possono ammirare opere provenienti da molti musei dell'Italia meridionale; la Grecia alla conquista di Roma dal punto di vista culturale scatenando la passione per le statue in marmo e in bronzo da esibire nei giardini delle ville patrizie; la nostalgia della Grecia con la riscoperta, fin dal Quattrocento, dell'arte antica. E poi c'é quel 'contenitore' sui generis rappresentato da Palazzo Te a dare quel tocco in più alla rassegna.

 "Mantova ha nel suo Dna la scultura greca" ha detto Settis ricordando l'amore dei Gonzaga per l'arte. E cita Isabella d'Este che fece di tutto per avere il primo bronzo greco scoperto a Rodi nel 1503; era l'Adorante che ora si trova a Berlino e di cui al Te è esposta una copia cinquecentesca. Ebbene, il pezzo originale entrò a far parte della collezione dei Gonzaga nel 1604, salvo poi essere venduto al re d'Inghilterra nel 1627. Nella Reggia ritorna, dunque, anche lo spirito del collezionismo gonzaghesco che poi si diffuse in tutt'Europa con le opere che i Duchi di Mantova furono costretti a cedere per far fronte alle loro difficoltà finanziarie .


Il fine settimana per gli amanti dell'arte

Nella Settimana della Cultura, giunta alla decima edizione, non solo ingressi gratuiti a musei e siti archeologici, aperture straordinarie, spettacoli e cinema. Anche inaugurazioni di mostre importanti come l'attesa Forza del Bello a Mantova e Restituzioni 2008 a Vicenza.

MANTOVA - Dal Vaso d'Eufronio appena restituito dal Met di New York, al rarissimo Apollo di Piombino, prestato in via del tutto eccezionale dal Louvre, sono riuniti dal 29 marzo, nei saloni cinquecenteschi di Palazzo Te, oltre cento incredibili capolavori arrivati da tutta Europa per raccontare La Forza del Bello, in primis quello della scultura e dell'arte greca. L'importante rassegna curata da Salvatore Settis, più che a stupire e a raccogliere grandi numeri, punta a capire, indagare le radici di un fascino che dura da duemila anni e più. Una mostra d'arte, realizzata però con materiali e con un approccio archeologici, e che, attraverso l'accostamento delle opere, cerca di spiegare il rapporto tra bronzo, marmo e terracotta. E in alcuni casi ricompone le opere, presentandole al pubblico così come si ammiravano nell'antichità.

E' il caso dell'Erinni Ludovisi, testa di marmo del II secolo, proveniente dal Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps a Roma, che in mostra è stata per la prima volta allestita sul cuscino di pietra su cui era stata montata nel '500, quando era indicata come Ninfa dormiente. Lungo e articolato, il percorso di Palazzo Te lancia al visitatore diversi piani di lettura e accende curiosita'. Una sala è dedicata alle copie, diffuse e importantissime nel mondo antico, un'altra ai ritratti di poeti e filosofi, una alle collezioni e quindi alle 'dispersioni e recuperi'. E' in quest'ultima sala che sono riuniti alcuni tra i pezzi più belli dei Nostoi, i capolavori recentemente restituiti dai musei Usa, dopo la lunga battaglia portata avanti dal governo italiano.

VICENZA - Per la XIV edizione, Restituzioni 2008 presenterà dal 29 marzo, a Palazzo Leoni Montanari, ottanta capolavori, che sono stati selezionati per essere sottoposti a un attento restauro. Quest'anno, l'iniziativa promossa da Intesa San Paolo ha riportato all'originario splendore opere e reperti archeologici di grande valore, dipinti di Carpaccio, Lotto, Crivelli, splendide opere di oreficeria, tra cui il Reliquiario del Sangue di San Gennaro. Anche per il 2008, la scelta degli interventi è stata, ancora una volta, assolutamente trasversale, coinvolgendo la pittura e la scultura, ma anche l'archeologia e le arti applicate.

Ecco così allestiti straordinari capolavori di Carpaccio, Lotto, Crivelli, Palma il Giovane, Gaudenzio Ferrari, Romanino, Moretto e una non meno superba selezione di reperti archeologici romani, bizantini, longobardi e romanici. La maggior parte di queste opere proviene da tre importanti istituzioni i Musei Vaticani, il Tesoro di San Marco a Venezia e quello di San Gennaro a Napoli. [/url]

  





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