di Amalia Angotti
» ACCIAIERIA DI TORINO, MUORE UN SECONDO OPERAIO »
TORINO - Le fiamme sono scoppiate nella notte, poco dopo l'una, e la fabbrica, ultimo impianto siderurgico di Torino in via di smantellamento, si è trasformata in un rogo. Terribile il bilancio: un operaio, Antonio Schiavone, di 36 anni, è morto, sei sono molto gravi, tre dei quali in fin di vita con ustioni fra l'80 e il 90% del corpo. Altri tre hanno riportato ferite più leggere e sono stati dimessi. Omicidio, lesioni personali e incendio colposo sono le ipotesi di accusa formulate nel fascicolo subito aperto dalla magistratura che già aveva condannato 5 dirigenti dell'azienda per un altro incendio della fabbrica, nel 2002.
Anche in questo caso sono inevitabili iscrizioni nel registro degli indagati. Ma per sapere cosa sia successo davvero ci vorranno settimane. Tutto sembra sia partito da una perdita di olio da un tubo della linea cinque, da cui si sono sprigionate le fiamme. Non è chiaro se nel panico vi sia stato uso di acqua per spegnere l'incendio, dal momento che alcuni estintori ad anidride carbonica, secondo un operaio, sarebbero stati scarichi. "Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda anomala del mare, ma anziché acqua era fuoco", ha raccontato Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell'incendio all'acciaieria ha subito ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra. Otto squadre dei vigili del fuoco sono accorse dalla vicina caserma. Agli occhi dei soccorritori si è presentato uno spettacolo raccapricciante.
Un operaio morto carbonizzato, altri tre a terra, nudi, avvolti nelle fiamme. "Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti", ha detto tra le lacrime Boccuzzi. "Ho visto l'inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava 'Aiutatemi, muoio'. Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori", ha aggiunto Giovanni Pignalosa, accorso da un altro reparto e intossicato dai fumi. Nessuno ha voglia di lavorare in questa giornata di dolore. Gli operai rimangono davanti alla fabbrica, sono sconvolti, ascoltano i loro colleghi, dimessi dall'ospedale, e piangono. C'é anche rabbia nelle loro parole: "Si fanno troppi straordinari, la squadra coinvolta nell'incidente lavorava da dodici ore", dice un operaio. "Gli idranti erano rotti. Tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme", racconta Fabio Simonetta. Preparano un dossier sulle condizioni di lavoro in fabbrica. I feriti sono ricoverati in diversi ospedali torinesi, ma a causa della carenza di posti letto per grandi ustionati Rosario Rodinò, 26 anni, è stato trasferito a Genova. Lottano contro la morte Roberto Scola, 32 anni, Angelo Laurino, 43 anni, Bruno Santino, Giuseppe De Masi, 26 anni e Rocco Marzo, 54 anni. Sono stati invece dimessi Pignalosa, Boccuzzi e Fabio Simonetta, 24 anni. L'operaio morto era padre di tre bimbi piccoli, l'ultimo di soli due mesi, e da tre anni aveva comprato una casa a Envie, nel cuneese. Torino si stringe intorno ai suoi operai, dei quali già aveva condiviso le lotte in difesa della fabbrica, che la Thyssenkrupp ha deciso di chiudere per trasferire a Terni tutta la produzione entro l'estate prossima. Il sindaco Sergio Chiamparino ha proclamato per lunedì una giornata di lutto cittadino: bandiere a mezz'asta, luci di Natale spente. Il giorno è lo stesso scelto dai sindacati torinesi per lo sciopero di due ore, con una manifestazione che si concluderà davanti alla Prefettura. Al passaggio del corteo i commercianti spegneranno le luci e abbasseranno le serrande dei negozi. Lunedì tutto il gruppo Thyssenkrupp si fermerà otto ore, mentre Fim, Fiom e Uilm hanno indetto per venerdì 14 dicembre una giornata nazionale di lotta di tutti i metalmeccanici italiani per la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro con due ore di sciopero. Domani la fabbrica torinese rimarrà chiusa. I sindacati incontreranno l'azienda all'Amma, l'associazione delle imprese metalmeccaniche, e ci sarà un vertice in Prefettura con il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. "L'incidente alla Thyssenkrupp è la tragica conferma di un'emergenza sicurezza di cui tutta la società italiana deve farsi carico", ha detto oggi il ministro. E l'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto ha commentato: "Mi auguro che l'incendio alla ThyssenKrupp non sia frutto di negligenza, ma di fatalità. Se non fosse così, la giustizia farà il suo corso".
"Travolti da un'onda di fuoco"
"Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda anomala del mare, ma anziché acqua era fuoco". E' la testimonianza drammatica di Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell'incendio all'acciaieria ha subìto ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra. Boccuzzi, alla Thyssen da dodici anni, è uno di quegli operai che stanotte facevano straordinari sulla linea 5, dodici ore consecutive di lavoro.
Ora è tornato a casa, ma è sconvolto. Con la voce rotta dal pianto, accetta di parlare brevemente al telefono: "C'é stato un piccolo incendio, dell'olio che bruciava. Pensavamo di riuscire a spegnerlo e abbiamo preso gli estintori. Ma le fiamme si sono velocemente allargate e alzate, poi ci sono state delle esplosioni. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti".
I racconti sono tutti terribili. "Gli idranti erano rotti, tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme", dice Fabio Simonetta che, dimesso dall'ospedale, è andato subito davanti alla fabbrica. Ad ascoltarlo c'é un centinaio di colleghi. Sono tutti giovanissimi. Piangono, sono sconvolti, nessuno se l'é sentita di entrare in fabbrica. Ci sono anche ex lavoratori in pensione, qualcuno dei quali ora nell'acciaieria ha il figlio, ci sono sindacalisti e delegati, esponenti delle istituzioni. Stanotte nello stabilimento, in un altro reparto, c'era anche Giovanni Pignalosa, operaio della Thyssenkrupp e delegato della Fiom.
Anche lui, lasciato l'ospedale dove ha passato la notte per l'intossicazione provocata dai fumi, è andato di corsa allo stabilimento. "Mi hanno chiamato e sono corso subito. Ho visto l'inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava 'Aiutatemi, muoio'. Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori", racconta singhiozzando. Poi aggiunge: "Abbiamo aiutato alcuni operai, ustionati ma in grado di camminare, ad uscire dallo stabilimento. Se chiudo gli occhi vedo quegli operai in mezzo al fuoco, tre in piedi e due a terra. Erano quasi completamente carbonizzati, irriconoscibili. Nelle orecchie ho ancora le loro urla".
"Non si può morire in un'azienda che sta smantellando, dove si chiede agli operai di fare straordinari e lavorare dodici ore consecutive", afferma Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom torinese. "Gli operai vanno via di giorno in giorno dalla fabbrica - racconta un lavoratore - perché ormai è finita. C'é chi trova un altro lavoro o accetta il trasferimento a Terni. E così i reparti si svuotano e si sposta la gente, si chiedono straordinari". "Questi ragazzi hanno bisogno di aiuto", dice con le lacrime agli occhi Angelo Portiello, 49 anni, uno dei lavoratori in mobilità verso la pensione.
Napolitano: incidenti lavoro piaga inaccettabile
MILANO - Giorgio Napolitano ha definito quella degli incidenti mortali sul lavoro "una inaccettabile piaga". Il Capo dello Stato lo ha scritto in un telegramma inviato al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, a proposito dell'incidente di questa notte nell'acciaieria Thyssen Krupp, in cui è morto un operaio e altri 9 sono rimasti feriti.
Anche in questo caso sono inevitabili iscrizioni nel registro degli indagati. Ma per sapere cosa sia successo davvero ci vorranno settimane. Tutto sembra sia partito da una perdita di olio da un tubo della linea cinque, da cui si sono sprigionate le fiamme. Non è chiaro se nel panico vi sia stato uso di acqua per spegnere l'incendio, dal momento che alcuni estintori ad anidride carbonica, secondo un operaio, sarebbero stati scarichi. "Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda anomala del mare, ma anziché acqua era fuoco", ha raccontato Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell'incendio all'acciaieria ha subito ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra. Otto squadre dei vigili del fuoco sono accorse dalla vicina caserma. Agli occhi dei soccorritori si è presentato uno spettacolo raccapricciante.
Un operaio morto carbonizzato, altri tre a terra, nudi, avvolti nelle fiamme. "Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti", ha detto tra le lacrime Boccuzzi. "Ho visto l'inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava 'Aiutatemi, muoio'. Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori", ha aggiunto Giovanni Pignalosa, accorso da un altro reparto e intossicato dai fumi. Nessuno ha voglia di lavorare in questa giornata di dolore. Gli operai rimangono davanti alla fabbrica, sono sconvolti, ascoltano i loro colleghi, dimessi dall'ospedale, e piangono. C'é anche rabbia nelle loro parole: "Si fanno troppi straordinari, la squadra coinvolta nell'incidente lavorava da dodici ore", dice un operaio. "Gli idranti erano rotti. Tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme", racconta Fabio Simonetta. Preparano un dossier sulle condizioni di lavoro in fabbrica. I feriti sono ricoverati in diversi ospedali torinesi, ma a causa della carenza di posti letto per grandi ustionati Rosario Rodinò, 26 anni, è stato trasferito a Genova. Lottano contro la morte Roberto Scola, 32 anni, Angelo Laurino, 43 anni, Bruno Santino, Giuseppe De Masi, 26 anni e Rocco Marzo, 54 anni. Sono stati invece dimessi Pignalosa, Boccuzzi e Fabio Simonetta, 24 anni. L'operaio morto era padre di tre bimbi piccoli, l'ultimo di soli due mesi, e da tre anni aveva comprato una casa a Envie, nel cuneese. Torino si stringe intorno ai suoi operai, dei quali già aveva condiviso le lotte in difesa della fabbrica, che la Thyssenkrupp ha deciso di chiudere per trasferire a Terni tutta la produzione entro l'estate prossima. Il sindaco Sergio Chiamparino ha proclamato per lunedì una giornata di lutto cittadino: bandiere a mezz'asta, luci di Natale spente. Il giorno è lo stesso scelto dai sindacati torinesi per lo sciopero di due ore, con una manifestazione che si concluderà davanti alla Prefettura. Al passaggio del corteo i commercianti spegneranno le luci e abbasseranno le serrande dei negozi. Lunedì tutto il gruppo Thyssenkrupp si fermerà otto ore, mentre Fim, Fiom e Uilm hanno indetto per venerdì 14 dicembre una giornata nazionale di lotta di tutti i metalmeccanici italiani per la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro con due ore di sciopero. Domani la fabbrica torinese rimarrà chiusa. I sindacati incontreranno l'azienda all'Amma, l'associazione delle imprese metalmeccaniche, e ci sarà un vertice in Prefettura con il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. "L'incidente alla Thyssenkrupp è la tragica conferma di un'emergenza sicurezza di cui tutta la società italiana deve farsi carico", ha detto oggi il ministro. E l'arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto ha commentato: "Mi auguro che l'incendio alla ThyssenKrupp non sia frutto di negligenza, ma di fatalità. Se non fosse così, la giustizia farà il suo corso".
"Travolti da un'onda di fuoco"
"Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda anomala del mare, ma anziché acqua era fuoco". E' la testimonianza drammatica di Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell'incendio all'acciaieria ha subìto ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra. Boccuzzi, alla Thyssen da dodici anni, è uno di quegli operai che stanotte facevano straordinari sulla linea 5, dodici ore consecutive di lavoro.
Ora è tornato a casa, ma è sconvolto. Con la voce rotta dal pianto, accetta di parlare brevemente al telefono: "C'é stato un piccolo incendio, dell'olio che bruciava. Pensavamo di riuscire a spegnerlo e abbiamo preso gli estintori. Ma le fiamme si sono velocemente allargate e alzate, poi ci sono state delle esplosioni. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti".
I racconti sono tutti terribili. "Gli idranti erano rotti, tre estintori su cinque erano vuoti. Il liquido mi arrivava in faccia anziché andare sulle fiamme", dice Fabio Simonetta che, dimesso dall'ospedale, è andato subito davanti alla fabbrica. Ad ascoltarlo c'é un centinaio di colleghi. Sono tutti giovanissimi. Piangono, sono sconvolti, nessuno se l'é sentita di entrare in fabbrica. Ci sono anche ex lavoratori in pensione, qualcuno dei quali ora nell'acciaieria ha il figlio, ci sono sindacalisti e delegati, esponenti delle istituzioni. Stanotte nello stabilimento, in un altro reparto, c'era anche Giovanni Pignalosa, operaio della Thyssenkrupp e delegato della Fiom.
Anche lui, lasciato l'ospedale dove ha passato la notte per l'intossicazione provocata dai fumi, è andato di corsa allo stabilimento. "Mi hanno chiamato e sono corso subito. Ho visto l'inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava 'Aiutatemi, muoio'. Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori", racconta singhiozzando. Poi aggiunge: "Abbiamo aiutato alcuni operai, ustionati ma in grado di camminare, ad uscire dallo stabilimento. Se chiudo gli occhi vedo quegli operai in mezzo al fuoco, tre in piedi e due a terra. Erano quasi completamente carbonizzati, irriconoscibili. Nelle orecchie ho ancora le loro urla".
"Non si può morire in un'azienda che sta smantellando, dove si chiede agli operai di fare straordinari e lavorare dodici ore consecutive", afferma Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom torinese. "Gli operai vanno via di giorno in giorno dalla fabbrica - racconta un lavoratore - perché ormai è finita. C'é chi trova un altro lavoro o accetta il trasferimento a Terni. E così i reparti si svuotano e si sposta la gente, si chiedono straordinari". "Questi ragazzi hanno bisogno di aiuto", dice con le lacrime agli occhi Angelo Portiello, 49 anni, uno dei lavoratori in mobilità verso la pensione.
Napolitano: incidenti lavoro piaga inaccettabile
MILANO - Giorgio Napolitano ha definito quella degli incidenti mortali sul lavoro "una inaccettabile piaga". Il Capo dello Stato lo ha scritto in un telegramma inviato al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, a proposito dell'incidente di questa notte nell'acciaieria Thyssen Krupp, in cui è morto un operaio e altri 9 sono rimasti feriti.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).














