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Venerdì, 25 Aprile : 2008
(di Marco Dell'Omo)
BERLUSCONI RICEVE CIARRAPICO VELTRONI, SFREGIO
Il 25 aprile non riesce proprio a diventare un momento di unione tra le forze politiche. Il leader del Pdl Silvio Berlusconi l'aveva detto che non avrebbe partecipato a nessuna celebrazione ma sarebbe restato a Roma a "lavorare, lavorare, lavorare". Il problema è che, durante la giornata, Berlusconi ha incontrato il neosenatore Giuseppe Ciarrapico, ammiratore dichiarato del ventennio mussoliniano. Ciarrapico che varca il portone di Palazzo Grazioli, più o meno negli stessi istanti in cui, a poche decine di metri di distanza, Giorgio Napolitano deponeva una corona di fiori all'altare della Patria per celebrare la lotta di liberazione, ha infastidito non poco Walter Veltroni. E così il leader del Pd ha dati fuoco alle polveri della polemica contro il Cavaliere: l'episodio, ha detto , rappresenta "uno sfregio nei confronti dei democraticì. "E' un segnale politico che segna una distanza molto grave", ha aggiunto Veltroni. Immediata la replica degli azzurri Paolo Bonaiuti e Fabrizio Cicchitto, che hanno bollato le sue affermazioni come : "meschine e volgari".
Berlusconi, impegnato tutto il giorno a dipanare la matassa della formazione del nuovo governo, si è fatto vivo con una lunga dichiarazione in cui chiarisce il suo pensiero riguardo al 25 aprile: la festa della liberazione, ha detto, dovrebbe essere vissuta come "festa della libertà" da "tutto il popolo italiano". Secondo il premier in pectore è giunto il momento per una "definitiva pacificazione nazionale". La "strada giusta" è quella già indicata da alcuni esponenti della sinistra: capire anche "le ragioni dei ragazzi di Salò", e saldare i debiti con gli esuli istriani e gli infoibati. Questo non significa ridimensionare la Resistenza: "Non c'é revisionismo che possa cancellare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi della libertà .
Ma non c'é gratitudine che possa impedire la ricostruzione della storia di quegli anni". Il compito di trovare una sintesi se l'é assunto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: il presidente della Repubblica, a Genova, ha detto che la Resistenza e la sua celebrazione non devono essere appannaggio di una sola parte; ha fatto ricorso all'espressione "guerra civile" per definire lo scontro tra partigiani e nazi-fascisti, un termine tradizionalmente evitato dalla sinistra, e ha invitato a non occultare "le ombre" della guerra di liberazione. Napolitano, però, è stato molto fermo nel fissare un "limite invalicabile" alle analisi e alle interpretazioni: non ci possono essere, ha detto, "forme di denigrazione o svalutazione", e deve invece essere sempre ricordato che i partigiani combatterono per ridare la libertà all'Italia. Le celebrazioni per i 63 anni della liberazione hanno visto molti assenti. A parte Berlusconi, restato tutto il giorno a Palazzo Grazioli, non si sono presentati alle manifestazioni ufficiali né Gianfranco Fini, né Umberto Bossi né Pierferdinando Casini. E anche Fausto Bertinotti, ancora sotto choc per il disastroso risultato elettorale della sinistra, ha preferito disertare l'appuntamento.
Tra gli esponenti del centrodestra, si è distinto il candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno, , presente alla cerimonia con Napolitano all'altare della patria e poi al monumento che ricorda il sacrificio di Salvo D'Acquisto alle Fosse Ardeatine. Dal Pd e dalla sinistra si è levato un coro di critiche a Berlusconi per il suo incontro con Ciarrapico: da Anna Finocchiaro (pd), secondo la quale si è trattato di un episodio "avvilente", a Gennaro Migliore (prc) , che ha accusato Berlusconi di non essere un antifascista, a Barbara Pollastrini, che ha definito "discutibile" l'incontro Berlusconi-Ciarrapico in molti si sono scagliati contro il prossimo presidente del consiglio. All'estremo opposto, Giuseppe Romagnoli, segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, ha proposto di celebrare anche i caduti dell'esercito della Repubblica Sociale ricordando "il loro onore e il loro sacrificio". Ma fanno discutere anche i fischi ricevuti a Genova dal cardinale Bagnasco: per Pier Ferdinando Casini di tratta di "una macchia nera" della giornata.
Tra inni e cortei, memoria incrocia attualita'
La memoria si è intrecciata con l'attualità in questo 63mo anniversario della Liberazione, celebrato in tutta Italia con cortei, manifestazioni, discorsi di rito, deposizione di corone e accompagnato da una coda di polemiche sull'opportunità di mantenere in vita questa festività. Bossi e il Tibet hanno fatto capolino nelle dichiarazioni del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino. "Un popolo che ha pagato un tributo di sangue per la libertà e per l'unità di Italia - ha ammonito - intende difenderla, certo civilmente e pacificamente, non con i fucili. I fucili li lasciamo a Bossi". E, guardando oltre i confini nazionali, Rosa Iervolino si è detta fiera che da un consigliere comunale di Napoli sia partita l'iniziativa di riunire il maggior numero possibile di sindaci della provincia chiedendo che esponessero oggi la bandiera del Tibet. Sul tema della legalità ha, invece posto l'accento il sindaco di Matera il quale ricordando l'impegno profuso per la liberazione dell'Italia ha invocato lo stesso fervore "per soddisfare adesso i bisogni di sicurezza evitando forme di discriminazioni e intolleranza".
REGGIO EMILIA-LOCRIDE, UN'ALLEANZA ANTI-'NDRANGHETA La città emiliana si è alleata alle cooperative sociali della Lçocride nella lotta per sconfiggere la 'ndrangheta. E ha scelto il 25 aprile per farlo. ''Siete i partigiani della libertà e della legalità di oggi" ha detto il sindaco reggiano, Graziano Delrio, consegnando simbolicamente il Primo Tricolore al presidente del consorzio di imprese sociali della Locride.
A MILANO IN CORTEO ANCHE BRIGATA EBRAICA Nel corteo del capoluogo lombardo sono entrate anche un centinaio di persone con le bandiere di Israele e lo striscione della Brigata ebraica. I rappresentanti del popolo ebreo si sono posizionati all'interno del corteo tra i reduci dei campi di sterminio e il gruppo di politici tra i quali i ministri Pollastrini e Ferrero. Assente dalle cerimonie ufficiali il sindaco Moratti, fuori città in questi giorni.
40.000 IN PIAZZA A ROMA, INSULTI A FRATELLI TERRACINA "Siamo in 40.000" hanno esultato gli organizzatori della manifestazione romana. Un corteo, quello della Capitale, che ha fatto registrare un episodio sgradevole quando Piero e Alberto Terracina che sfilavano assieme ad altri sopravvissuti dei lager, sono stati fischiati da alcuni giovani incrociati per strada che hanno indirizzato loro frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi".
A GENOVA APPLAUSI PER NAPOLITANO, FISCHI A BAGNASCO Un maxi-schermo è stato allestito a Genova per consentire ai cittadini di seguire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (che stamani ha deposto una corona d'alloro all'Altare della Patria a Roma) durante la cerimonia a Palazzo Ducale. Se il Capo dello Stato al suo arrivo è stato accolto da un lungo applauso, una bordata di fischi e qualche grida di "buuu" hanno accompagnato l'ingresso a Palazzo Ducale dell'arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco.
AD ALGHERO CONTROCANTO 'BELLA CIAO' A INNO MAMELI I versi e il ritornello di "Bella Ciao" a fare da sottofondo all'Inno di Mameli suonato dalla banda comunale: è il 'compromesso sonoro' andato in scena oggi ad Alghero per la celebrazione del 63/o anniversario della Liberazione svoltasi in un clima diverso dal passato per le polemiche sollevate dalla mancata esecuzione della canzone simbolo della Resistenza.
RIEVOCAZIONE MARCIA ALLEATI A FIRENZE Tappa a piazzale Michelangelo della 'Colonna della liberta'', la carovana storica che rievoca la risalita delle truppe alleate da Roma al fiume Po durante la seconda guerra mondiale. Circa 450 persone in divisa d'epoca, a bordo di un centinaio di storici veicoli militari, sono giunte nel capoluogo toscano dopo essere partite da Roma il 19 aprile.
Berlusconi: capire i "ragazzi di Salò" non è revisionismo
Capire le "ragioni dei 'ragazzi di Salo'", come hanno sostenuto in passato anche diversi esponenti della sinistra, e "saldare il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati" è la "strada giusta" che non "può in qualche modo ledere l'orgoglio di chi combatté per la libertà contro la tirannia". Lo afferma in una nota sul 25 Aprile il leader del Pdl Silvio Berlusconi. "Non c'é revisione storica - aggiunge - che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la libertà delle generazioni".
Il 25 aprile non riesce proprio a diventare un momento di unione tra le forze politiche. Il leader del Pdl Silvio Berlusconi l'aveva detto che non avrebbe partecipato a nessuna celebrazione ma sarebbe restato a Roma a "lavorare, lavorare, lavorare". Il problema è che, durante la giornata, Berlusconi ha incontrato il neosenatore Giuseppe Ciarrapico, ammiratore dichiarato del ventennio mussoliniano. Ciarrapico che varca il portone di Palazzo Grazioli, più o meno negli stessi istanti in cui, a poche decine di metri di distanza, Giorgio Napolitano deponeva una corona di fiori all'altare della Patria per celebrare la lotta di liberazione, ha infastidito non poco Walter Veltroni. E così il leader del Pd ha dati fuoco alle polveri della polemica contro il Cavaliere: l'episodio, ha detto , rappresenta "uno sfregio nei confronti dei democraticì. "E' un segnale politico che segna una distanza molto grave", ha aggiunto Veltroni. Immediata la replica degli azzurri Paolo Bonaiuti e Fabrizio Cicchitto, che hanno bollato le sue affermazioni come : "meschine e volgari".
Berlusconi, impegnato tutto il giorno a dipanare la matassa della formazione del nuovo governo, si è fatto vivo con una lunga dichiarazione in cui chiarisce il suo pensiero riguardo al 25 aprile: la festa della liberazione, ha detto, dovrebbe essere vissuta come "festa della libertà" da "tutto il popolo italiano". Secondo il premier in pectore è giunto il momento per una "definitiva pacificazione nazionale". La "strada giusta" è quella già indicata da alcuni esponenti della sinistra: capire anche "le ragioni dei ragazzi di Salò", e saldare i debiti con gli esuli istriani e gli infoibati. Questo non significa ridimensionare la Resistenza: "Non c'é revisionismo che possa cancellare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi della libertà .
Ma non c'é gratitudine che possa impedire la ricostruzione della storia di quegli anni". Il compito di trovare una sintesi se l'é assunto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: il presidente della Repubblica, a Genova, ha detto che la Resistenza e la sua celebrazione non devono essere appannaggio di una sola parte; ha fatto ricorso all'espressione "guerra civile" per definire lo scontro tra partigiani e nazi-fascisti, un termine tradizionalmente evitato dalla sinistra, e ha invitato a non occultare "le ombre" della guerra di liberazione. Napolitano, però, è stato molto fermo nel fissare un "limite invalicabile" alle analisi e alle interpretazioni: non ci possono essere, ha detto, "forme di denigrazione o svalutazione", e deve invece essere sempre ricordato che i partigiani combatterono per ridare la libertà all'Italia. Le celebrazioni per i 63 anni della liberazione hanno visto molti assenti. A parte Berlusconi, restato tutto il giorno a Palazzo Grazioli, non si sono presentati alle manifestazioni ufficiali né Gianfranco Fini, né Umberto Bossi né Pierferdinando Casini. E anche Fausto Bertinotti, ancora sotto choc per il disastroso risultato elettorale della sinistra, ha preferito disertare l'appuntamento.
Tra gli esponenti del centrodestra, si è distinto il candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno, , presente alla cerimonia con Napolitano all'altare della patria e poi al monumento che ricorda il sacrificio di Salvo D'Acquisto alle Fosse Ardeatine. Dal Pd e dalla sinistra si è levato un coro di critiche a Berlusconi per il suo incontro con Ciarrapico: da Anna Finocchiaro (pd), secondo la quale si è trattato di un episodio "avvilente", a Gennaro Migliore (prc) , che ha accusato Berlusconi di non essere un antifascista, a Barbara Pollastrini, che ha definito "discutibile" l'incontro Berlusconi-Ciarrapico in molti si sono scagliati contro il prossimo presidente del consiglio. All'estremo opposto, Giuseppe Romagnoli, segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, ha proposto di celebrare anche i caduti dell'esercito della Repubblica Sociale ricordando "il loro onore e il loro sacrificio". Ma fanno discutere anche i fischi ricevuti a Genova dal cardinale Bagnasco: per Pier Ferdinando Casini di tratta di "una macchia nera" della giornata.
Tra inni e cortei, memoria incrocia attualita'
La memoria si è intrecciata con l'attualità in questo 63mo anniversario della Liberazione, celebrato in tutta Italia con cortei, manifestazioni, discorsi di rito, deposizione di corone e accompagnato da una coda di polemiche sull'opportunità di mantenere in vita questa festività. Bossi e il Tibet hanno fatto capolino nelle dichiarazioni del sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino. "Un popolo che ha pagato un tributo di sangue per la libertà e per l'unità di Italia - ha ammonito - intende difenderla, certo civilmente e pacificamente, non con i fucili. I fucili li lasciamo a Bossi". E, guardando oltre i confini nazionali, Rosa Iervolino si è detta fiera che da un consigliere comunale di Napoli sia partita l'iniziativa di riunire il maggior numero possibile di sindaci della provincia chiedendo che esponessero oggi la bandiera del Tibet. Sul tema della legalità ha, invece posto l'accento il sindaco di Matera il quale ricordando l'impegno profuso per la liberazione dell'Italia ha invocato lo stesso fervore "per soddisfare adesso i bisogni di sicurezza evitando forme di discriminazioni e intolleranza".
REGGIO EMILIA-LOCRIDE, UN'ALLEANZA ANTI-'NDRANGHETA La città emiliana si è alleata alle cooperative sociali della Lçocride nella lotta per sconfiggere la 'ndrangheta. E ha scelto il 25 aprile per farlo. ''Siete i partigiani della libertà e della legalità di oggi" ha detto il sindaco reggiano, Graziano Delrio, consegnando simbolicamente il Primo Tricolore al presidente del consorzio di imprese sociali della Locride.
A MILANO IN CORTEO ANCHE BRIGATA EBRAICA Nel corteo del capoluogo lombardo sono entrate anche un centinaio di persone con le bandiere di Israele e lo striscione della Brigata ebraica. I rappresentanti del popolo ebreo si sono posizionati all'interno del corteo tra i reduci dei campi di sterminio e il gruppo di politici tra i quali i ministri Pollastrini e Ferrero. Assente dalle cerimonie ufficiali il sindaco Moratti, fuori città in questi giorni.
40.000 IN PIAZZA A ROMA, INSULTI A FRATELLI TERRACINA "Siamo in 40.000" hanno esultato gli organizzatori della manifestazione romana. Un corteo, quello della Capitale, che ha fatto registrare un episodio sgradevole quando Piero e Alberto Terracina che sfilavano assieme ad altri sopravvissuti dei lager, sono stati fischiati da alcuni giovani incrociati per strada che hanno indirizzato loro frasi del tipo "voi siete gli invasori della Palestina vergognatevi".
A GENOVA APPLAUSI PER NAPOLITANO, FISCHI A BAGNASCO Un maxi-schermo è stato allestito a Genova per consentire ai cittadini di seguire il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (che stamani ha deposto una corona d'alloro all'Altare della Patria a Roma) durante la cerimonia a Palazzo Ducale. Se il Capo dello Stato al suo arrivo è stato accolto da un lungo applauso, una bordata di fischi e qualche grida di "buuu" hanno accompagnato l'ingresso a Palazzo Ducale dell'arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco.
AD ALGHERO CONTROCANTO 'BELLA CIAO' A INNO MAMELI I versi e il ritornello di "Bella Ciao" a fare da sottofondo all'Inno di Mameli suonato dalla banda comunale: è il 'compromesso sonoro' andato in scena oggi ad Alghero per la celebrazione del 63/o anniversario della Liberazione svoltasi in un clima diverso dal passato per le polemiche sollevate dalla mancata esecuzione della canzone simbolo della Resistenza.
RIEVOCAZIONE MARCIA ALLEATI A FIRENZE Tappa a piazzale Michelangelo della 'Colonna della liberta'', la carovana storica che rievoca la risalita delle truppe alleate da Roma al fiume Po durante la seconda guerra mondiale. Circa 450 persone in divisa d'epoca, a bordo di un centinaio di storici veicoli militari, sono giunte nel capoluogo toscano dopo essere partite da Roma il 19 aprile.
Berlusconi: capire i "ragazzi di Salò" non è revisionismo
Capire le "ragioni dei 'ragazzi di Salo'", come hanno sostenuto in passato anche diversi esponenti della sinistra, e "saldare il debito contratto con gli esuli Istriano-dalmati" è la "strada giusta" che non "può in qualche modo ledere l'orgoglio di chi combatté per la libertà contro la tirannia". Lo afferma in una nota sul 25 Aprile il leader del Pdl Silvio Berlusconi. "Non c'é revisione storica - aggiunge - che possa cambiare la gratitudine che dobbiamo a quei combattenti che posero le basi per la libertà delle generazioni".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















