Scusate se la foto è scura ma, in Cokeria, è sempre così:
24 ORE al giorno, domeniche e festivi inclusi
(nella foto: la Cokeria di Taranto - ci ho lavorato per dei CND e la conosco bene.
Anche a lavorarci per poche ore, giusto il tempo per qualche lastra o risonanza e ...
andavi avanti per giorni a dover cambiare fazzoletto ad ogni soffiatina di naso.
Diventavano neri!. Effetto "aria d'alta montagna e non di città?") S.B.
Nei prossimi giorni prenderà avvio in Regione la discussione che modificherà quasi tutti gli orari di apertura e chiusura dei negozi. La proposta di legge è stata varata dalla Giunta Formigoni e coinvolge in Lombardia oltre 589mila addetti (di cui oltre 60.000 in provincia di Brescia).
- Se tale legge sarà definitivamente approvata, non sarà solo un disastro per le lavoratrici e per i lavoratori di questo importante settore, ma creerà anche un danno enorme ai piccoli negozi, poiché è costruita esclusivamente per favorire e coprire gli interessi economici della grande distribuzione.
- Per coglierne la portata e la gravità, è necessario tenere presente che oggi l’apertura dei centri commerciali nei giorni festivi o di domenica è consentita in base a una legge nazionale per un numero massimo di 8 giornate annue, alle quali si aggiungono le domeniche del mese di dicembre, e solamente i negozi e centri commerciali dei comuni turistici o di interesse artistico possono aprire tutte le domeniche e tutti i giorni festivi dell’anno.
- L’attuale proposta regionale, invece, prevede di elevare le domeniche annue per tutti i comuni a 17, che con le domeniche di dicembre diventano 22. Per i Comuni capoluogo di provincia si aggiungeranno ulteriori 10 domeniche, elevando così il numero a 32.
- L’apertura al pubblico in tutte le giornate domenicali e festive dell’anno è poi estesa ai negozi con superficie fino a 250 metri quadrati, ai centri storici dei capoluoghi di provincia, ai comuni montani con impianti sciistici, ai comuni lacuali e rivieraschi, ai comuni sedi di stabilimenti termali e alle zone aeroportuali.
- Il Pdl, inoltre, interviene in modo peggiorativo anche sugli gli orari. Se oggi, nei giorni feriali, si può tenere aperto dalle 7 alle 22, la proposta di Formigoni e della Lega è quella di ampliare la fascia dalle 5 alle 24, con una possibile deroga di ulteriore anticipo, entrando così in fascia notturna.
- Nel ribadire la nostra più totale contrarietà e nel riaffermare l’impegno di Rifondazione contro questo provvedimento, rilevo che il centrodestra, oltre a difendere interessi economici evidenti, dimostra di non avere davvero alcun rispetto verso chi lavora nel settore e verso le piccole imprese che in Lombardia rappresentano ancora il 51,1% del commercio al dettaglio e che da questa legge avranno danni enormi, perché si ritroveranno fuori mercato.
- Questa proposta di legge, che consente l’apertura dei centri commerciali di notte e nei giorni festivi, da un lato azzera nei fatti i contratti di lavoro sugli orari e, dall’altro, arriva a considerare le attività commerciali come servizio pubblico indispensabile alla stessa stregua, per esempio, degli ospedali.
- Siamo così in presenza di uno stravolgimento giuridico, contrattuale e sociale preoccupante e mi auguro che non solo le lavoratrici e i lavoratori conducano una ferma e forte battaglia al fine di far ritirare questa proposta, ma che anche tutte le forze politiche, le associazioni e la stessa Chiesa facciano sentire la propria voce per ostacolare un’idea di società dove i bisogni e i sentimenti delle persone che lavorano, i valori della famiglia e degli affetti vengano calpestati in nome dei consumi e del denaro.
- Se tale legge sarà definitivamente approvata, non sarà solo un disastro per le lavoratrici e per i lavoratori di questo importante settore, ma creerà anche un danno enorme ai piccoli negozi, poiché è costruita esclusivamente per favorire e coprire gli interessi economici della grande distribuzione.
- Per coglierne la portata e la gravità, è necessario tenere presente che oggi l’apertura dei centri commerciali nei giorni festivi o di domenica è consentita in base a una legge nazionale per un numero massimo di 8 giornate annue, alle quali si aggiungono le domeniche del mese di dicembre, e solamente i negozi e centri commerciali dei comuni turistici o di interesse artistico possono aprire tutte le domeniche e tutti i giorni festivi dell’anno.
- L’attuale proposta regionale, invece, prevede di elevare le domeniche annue per tutti i comuni a 17, che con le domeniche di dicembre diventano 22. Per i Comuni capoluogo di provincia si aggiungeranno ulteriori 10 domeniche, elevando così il numero a 32.
- L’apertura al pubblico in tutte le giornate domenicali e festive dell’anno è poi estesa ai negozi con superficie fino a 250 metri quadrati, ai centri storici dei capoluoghi di provincia, ai comuni montani con impianti sciistici, ai comuni lacuali e rivieraschi, ai comuni sedi di stabilimenti termali e alle zone aeroportuali.
- Il Pdl, inoltre, interviene in modo peggiorativo anche sugli gli orari. Se oggi, nei giorni feriali, si può tenere aperto dalle 7 alle 22, la proposta di Formigoni e della Lega è quella di ampliare la fascia dalle 5 alle 24, con una possibile deroga di ulteriore anticipo, entrando così in fascia notturna.
- Nel ribadire la nostra più totale contrarietà e nel riaffermare l’impegno di Rifondazione contro questo provvedimento, rilevo che il centrodestra, oltre a difendere interessi economici evidenti, dimostra di non avere davvero alcun rispetto verso chi lavora nel settore e verso le piccole imprese che in Lombardia rappresentano ancora il 51,1% del commercio al dettaglio e che da questa legge avranno danni enormi, perché si ritroveranno fuori mercato.
- Questa proposta di legge, che consente l’apertura dei centri commerciali di notte e nei giorni festivi, da un lato azzera nei fatti i contratti di lavoro sugli orari e, dall’altro, arriva a considerare le attività commerciali come servizio pubblico indispensabile alla stessa stregua, per esempio, degli ospedali.
- OSVALDO SQUASSINA -
Consigliere regionale - del Prc -
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).













