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Venerdì, 11 Luglio : 2008
Portici (NA)
TRAILER del Film: Noi due sconosciuti (Things we lost in the fire) con Halle Berry e Benicio Del Toro
Audrey, madre di due figli, ha perso tragicamente il marito. Per affrontare il dolore, chiama in casa Jerry, il miglior amico del marito: un drogato perso, che lui si ostinava a non abbandonare. Basato su una bellissima sceneggiatura di A.Loeb, è l’opera con cui la regista danese sbarca a Hollywood. Il dolore della perdita dell’”amore della vita” di questa donna, prima assolutamente felice, la porta a interessarsi di quell’altra esistenza. Perché lo fa? Per cercare un contatto con una parte della vita del marito, da cui si sentiva esclusa? Per continuare nel gesto di profonda solidarietà del marito verso l’amico, e salvarlo? Per dare una qualche continuità al senso di famiglia, con questa presenza per sé e i suoi figli? Sono elementi che di volta in volta, anche ambiguamente, sembrano affermati: ma nessuno in maniera conclusiva. Però sono presenti, s’intrecciano e vengono presi in considerazione nel corso di una narrazione fluida, ma anche molto bel orchestrata nell’uso sfalsato dei piani temporali. In realtà, anche se vi si accenna, nemmeno prende piede la prevedibile storia d’amore, benchè il finale resti rigorosamente aperto alla speranza. Il vero protagonista è l’immenso dolore che lei ha subito dalla perdita. La presenza del marito è costante, pervasiva. L’elaborazione del lutto è molto difficile: non sono previste scorciatoie, né di tipo erotico, né di tipo facilmente consolatorio. Come anche la fuoriuscita dalla dipendenza chimica è un percorso accidentato, fatto di dolorosi passi avanti, ma anche di ricadute. Le note che la riguardano non sono molto originali: però le sequenze dei gruppi dei narcodipendenti anonimi assumono il sapore della verità. I mondi dei due personaggi non sono appiattiti in prevedibili clichés. Essi restano colti nella loro specificità e complessità di persone, fragili e/o forti, con molte sfaccettature. Rese ancor più complicate dalla costante presenza dei figli, che, specie la ragazzina, si pongono in modi non elusivi o di contorno. Nel seguire tutti questi elementi, il film costruisce un mélò “all’europea”, che ha il coraggio di gestire narrativamente i sentimenti, di affrontarli, di seguirne le evoluzioni, con una emotività che solo una donna saprebbe tradurre in immagini, aiutate dall’efficacia delle musiche del premio Oscar G.Santaolalla. Ci si sofferma molto sui dettagli personali, con primissimi piani, che aiutano a scandire la percezione dei tempi interiori. Il film si regge sugli attori che sono davvero “massicci”: H.Berry è , nel suo essere stralunata, sensibilissima; B.Del Toro è disperato in maniera silenziosa per quella fragilità che lo espone alle ingiurie del mondo.
















