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Lunedì, 28 Luglio : 2008
ROMA - Sponsor e nazionale si dicono addio, a Pechino l'Italia del nuoto avrà carta bianca nella scelta del costume. A undici giorni dal via delle Olimpiadi la guerra dei body si tinge anche d'azzurro: dopo il divorzio con Filippo Magnini, Arena e Fin hanno infatti risolto consensualmente il contratto di sponsorizzazione esistente: un quinquennale con scadenza 2010 che garantiva a tutte le squadre la fornitura tecnica (oltre a una parte cash) per diverse centinaia di migliaia di euro (circa 800.000) l'anno.
All'origine della rottura la comparsa sulla scena internazionale del rivoluzionario 'Body laser' con la striscia di neoprene sotto la zip. Insomma il gioiello tecnologico messo a punto dai rivali della casa italiana, l'americana Speedo che veste i campioni a stelle e strisce e tanti altri big insieme con i loro strepitosi record del mondo, quasi 50 dall'inizio dell'anno.
Il LZR Racer ha infatti scatenato una corsa contro il tempo delle case concorrenti al lavoro per colmare il gap con il body dei record, Arena compresa: l'azienda che dal 2001 veste l'Italnuoto aveva infatti rimesso mano al costume già ideato per Pechino, con l'obiettivo di rendere il Powerskin R-evolution ancora più competitivo. Ma la prova del nove aveva lasciato più di un muso lungo in casa azzurri, dopo che al Settecolli il costume aveva ceduto anche prima di scendere in acqua.
Lo stesso Magnini aveva dato un segnale preciso, decidendo di rompere gli indugi e provare finalmente lo Speedo (vittoria nei 100 sl al torneo romano, battuto anche il recordman francese Alain Bernard): ma la richiesta collettiva dei nuotatori italiani era di essere messi nelle stesse condizioni degli avversari. E così non si è arrivati nemmeno al braccio di ferro: gli azzurri sono già a Pechino, ma l'Italia resta senza lo sponsor principale. Una decisione sofferta e non indolore, fanno sapere le parti: ma nella scelta si è deciso "di anteporre ad ogni altra considerazione la volontà di garantire a tutti gli atleti la serenità d'animo, la determinazione e la concentrazione necessarie per affrontare al meglio le competizioni olimpiche".
Insomma a Pechino gli azzurri potranno indossare il costume che preferiranno: i vantaggi dello Speedo sono soprattutto nelle gare veloci, e molti atleti dell'Italnuoto anche ai Giochi potranno continuare ad usare quello Arena (la stessa Federica Pellegrini, che pure ha un contratto personale con l'Adidas, con il body della nazionale ha stabilito il record del mondo dei 400 sl e potrebbe usarlo di nuovo).
Sul 'body laser' non mancheranno poi le difficoltà. Il costume rivoluzionario è praticamente usa e getta: per gli stakanovisti della piscina serve un corredo numeroso e non è facile reperirne tanti in poco tempo. "Faremo in modo che i nostri atleti possano essere competitivi - ha detto il presidente Fin Paolo Barelli - ma vogliamo sottolineare che chi fa la prestazione è il nuotatore e non il costume". L'Arena perde la partnership con l'Italia, ma conserva una rosa di campionissimi, da Laure Manaudou a Roland Schoemann. Per gli azzurri nessun vincolo e niente multa: ai Giochi la guerra l'hanno già vinta i costumi.
All'origine della rottura la comparsa sulla scena internazionale del rivoluzionario 'Body laser' con la striscia di neoprene sotto la zip. Insomma il gioiello tecnologico messo a punto dai rivali della casa italiana, l'americana Speedo che veste i campioni a stelle e strisce e tanti altri big insieme con i loro strepitosi record del mondo, quasi 50 dall'inizio dell'anno.
Il LZR Racer ha infatti scatenato una corsa contro il tempo delle case concorrenti al lavoro per colmare il gap con il body dei record, Arena compresa: l'azienda che dal 2001 veste l'Italnuoto aveva infatti rimesso mano al costume già ideato per Pechino, con l'obiettivo di rendere il Powerskin R-evolution ancora più competitivo. Ma la prova del nove aveva lasciato più di un muso lungo in casa azzurri, dopo che al Settecolli il costume aveva ceduto anche prima di scendere in acqua.
Lo stesso Magnini aveva dato un segnale preciso, decidendo di rompere gli indugi e provare finalmente lo Speedo (vittoria nei 100 sl al torneo romano, battuto anche il recordman francese Alain Bernard): ma la richiesta collettiva dei nuotatori italiani era di essere messi nelle stesse condizioni degli avversari. E così non si è arrivati nemmeno al braccio di ferro: gli azzurri sono già a Pechino, ma l'Italia resta senza lo sponsor principale. Una decisione sofferta e non indolore, fanno sapere le parti: ma nella scelta si è deciso "di anteporre ad ogni altra considerazione la volontà di garantire a tutti gli atleti la serenità d'animo, la determinazione e la concentrazione necessarie per affrontare al meglio le competizioni olimpiche".
Insomma a Pechino gli azzurri potranno indossare il costume che preferiranno: i vantaggi dello Speedo sono soprattutto nelle gare veloci, e molti atleti dell'Italnuoto anche ai Giochi potranno continuare ad usare quello Arena (la stessa Federica Pellegrini, che pure ha un contratto personale con l'Adidas, con il body della nazionale ha stabilito il record del mondo dei 400 sl e potrebbe usarlo di nuovo).
Sul 'body laser' non mancheranno poi le difficoltà. Il costume rivoluzionario è praticamente usa e getta: per gli stakanovisti della piscina serve un corredo numeroso e non è facile reperirne tanti in poco tempo. "Faremo in modo che i nostri atleti possano essere competitivi - ha detto il presidente Fin Paolo Barelli - ma vogliamo sottolineare che chi fa la prestazione è il nuotatore e non il costume". L'Arena perde la partnership con l'Italia, ma conserva una rosa di campionissimi, da Laure Manaudou a Roland Schoemann. Per gli azzurri nessun vincolo e niente multa: ai Giochi la guerra l'hanno già vinta i costumi.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















