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Stanislao
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 Pd necessita' storica (Files continuamente aggiornato)
Venerdì, 20 Aprile 2007- 20:05
RUTELLI: IL PD CAMBIERA' L'ITALIA, MA MAI NEL PSE
ROMA - Perché nasce il Partito Democratico? Perché è indispensabile, urgente, necessario? Francesco Rutelli beve un'intera Coca Cola, ripassa veloce gli appunti e sale sul podio per provare a spiegarlo. "E' tempo di unire i democratici e i riformisiti italiani in un partito nuovo", dice, aprendo il congresso della Margherita davanti a due mila delegati e, seduti in prima fila, a Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Un partito nuovo, appunto. Quindi per prima cosa sia chiaro a tutti che "l'ingresso nel Pse è impossibile per la Margherita e sarebbe una riduzione delle opportunità, non una
crescita, anche per il Partito Democratico".
Hannah Arendt sosteneva che la politica è la capacità di dare inizio? Rutelli elogia il coraggio dei compagni di viaggio diessini, ma mette in chiaro: "Se c'é qualcuno tra i Ds che immagina di poter esercitare una rendita di posizione o di riproporre disegni egemonici, sbaglia". Anche Prodi ha appena escluso che, "anche solo per un attimo, il Pd possa essere la sommatoria delle militanze" di Ds e Dl. E Rutelli va ad abbracciarlo forte. "Saremo tutti parte di una storia nuova", annuisce.
Nessun padrone di casa e nessuna stanza per gli ospiti, nella nuova dimora dei democratici. E un appello ai giovani: "Vi dico: prendetelo, questo partito democratico. Venite qui dentro fare la vostra battaglia, anche contro i nostri ritardi, le nostre insufficienze, i nostri limiti". "Saremo obbligati a
costruire il futuro", si entusiama Rutelli, che getta lontano la giacca fumo di londra e resta in maniche di camicia azzurra. "Saremo obbligati a costruire il futuro, pena l'insuccesso di un Partito Democratico che si dedicasse a rintracciare ragioni e divergenze del passato: non nasce per questo, non ne vivrebbe".
Ma forse c'é ancora il tempo di levarsi un sassolino dalla scarpa. "Non ho risposto alle polemiche gratuite e non convincenti di alcuni dirigenti del socialismo europeo, che hanno sostenuto che in Europa ci sarebbero solo la destra e la sinistra, come nella circolazione stradale. Non è vero". Rasmussen e Schulz sono serviti.
Dopo l'Ulivo, è tempo di fare un altro pezzo di strada, cercare qualcosa di ancora diverso, "far nascere un partito nuovo, unitario e aperto, non fondato su un'identità ristretta". Un partito-strumento per la modernizzazione dell' Italia, necessario per guidare cambiamenti essenziali. Uno per tutti: un moderno bipolarismo che realizzi una democrazia matura "senza l'illusione che a risolvere tutto possa essere un gioco di prestigio azzeccato, una riforma elettorale miracolosa".
E per uscire da "un bipolarismo pericolosamente stremato" Rutelli giudica utile tendere la mano alle due "opposizioni", che con Berlusconi, Fini e Maroni da una parte, Casini dall' altra, lo ascolta in sala. "Noi vi tendiamo la mano perché vorremmo che questa legislatura fosse l'ultima di una
contrapposizione senza quartiere e la prima di un confronto ordinato, regolato, civile".
Ma Rutelli guadagna il più caloroso applauso della platea a Marco Follini quando dice: "Voglio salutare il fatto politico più rilevante dall'inizio della legislatura: la scelta pulita, responsabile, coerente con una lunga storia democratica e di moderazione compiuta da Follini". Elogi anche per l'Udc, che sulla politica estera ha saputo "anteporre l'interesse del Paese a disegni faziosi di corto respiro". A Berlusconi il leader Dielle riconosce invece "il temperamento di battaglia nell'esercizio della leadership". Ma in cauda venenum: "Si può sempre recuperare, come nel suo caso, dal giudizio
veramente impietoso degli italiani sui 5 anni del suo governo". Intanto la Cdl, con la nascita del Pd, "dovrà inseguire" un centrosinistra nuovo, che "si attribuisce la leadership dell'innovazione politica".
Pieno d'orgoglio Rutelli ascolta Prodi riconoscere alla Margherita "un ruolo fondamentale ed insostituibile" nella nascita dell'Ulivo, che ha "sprigionato nuove energie". La nascita del Partito Democratico ora è il nuovo, affascinante approdo, che però non richiede abiure. "Saremmo arroganti se chiedessimo ai Democratici di sinistra di negare la loro storia e la loro cultura - dice - e al pluralismo di forze e personalità della Margherita nessuno potrà chiedere di diventare altro da sé". "Per noi è impossibile l'ingresso nel Pse ma vogliamo allearci con loro - spiega ancora - insieme con il Pse vogliamo portare le forze europeiste, riformiste, innovatrici verso un nuovo orizzonte".
Per far questo saranno utili anche nuove alleanze europee ed internazionali, come quella con gli amici del Pde e con Francois Bayrou, il candidato Udf alle presidenziali francesi che "ha aperto una nuova frontiera riformista in quel sistema politico". "Hanno sbagliato i dirigenti socialisti a rigettare l'idea di un'alleanza con l'Udf al secondo turno", dice Rutelli tratteggiando un percorso possibile: "Questa alleanza è proprio quello che noi proponiamo in Europa".
"Ex pluribus unum", chiude Rutelli. Che poi è la versione dotta della colonna sonora degli U2, 'One', scelta per il congresso: "Noi siamo uno, ma non siamo gli stessi".
PRODI, MIO COMPITO CONCLUSO A FINE LEGISLATURA
''La mia valutazione e' che al termine della legislatura il mio compito sara' concluso'' perche' l'Italia ''ha bisogno di altre leadership''. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano prodi, al suo saluto al congresso della Margherita.
PRODI, NON HA SENSO TEMA COLLOCAZIONE INTERNAZIONALE DEL PD
''Non ha senso discutere della collocazione internazionale'' visto che quello del Partito democratico e' un progetto ''originale'', ha detto Prodi. Il presidente del Consiglio ripercorre la storia di questi anni, che ha portato alla prospettiva del Partito Democratico e alle decisioni che stanno prendendo i congressi dei Ds e dei Dielle. ''E' stato un percorso difficile, ma noi siamo testardi...'', parole che sono sottolineate da un nuovo applauso dei delegati.
Il cammino verso il Partito democratico ''non e' stato facile e non lo sara''', ha detto in particolare Prodi, ma ''noi siamo testardi e andiamo avanti. Occorrera' tanta fatica ma anche fiducia nei nostri concittadini''. Il Partito democratico non deve essere una ''fusione'' tra le dirigenze dei Ds e della Margherita, ha precisato Prodi. L'invito e' a costruire il Partito democratico ''non con lo sguardo rivolto al passato'' e per questo ''esso non deve essere la sommatoria delle dirigenze politiche dei due partiti che oggi si fondono'' ne' ''la fusione delle militanze dei due partiti''. ''Il Partito democratico - ha detto ancora Prodi - nascera' solo se sara' capace di presentare come un partito nuovo, in cui l'adesione fara' vera partecipazione''. ''Per questo - ha concluso - sara' fondamentale una fase costituente aperta a una nuova militanza in cui possano aver voce tutti i cittadini''
PRODI, PRIMARIE PD IN UNA DOMENICA DEL PROSSIMO AUTUNNO
Primarie per eleggere l'assemblea costituente del Pd ''in una domenica del prossimo autunno''. Lo indica il Professore sottolineando che in quell'occasione tutti i cittadini italiani che lo vorranno ''dovranno trovare un luogo nel quale conoscere il manifesto del nuovo partito, decidere se aderire, esercitare il loro diritto di voto per eleggerne l'assemblea costituente''.
CESA, AMICI MARGHERITA NON CEDANO SU VALORI
''Siamo venuti ad ascoltare i nostri fratelli nella fede...''. Lo ha detto, sorridendo, il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa entrando al congresso della Margherita a Cinecitta'. ''Siamo legati - ha aggiunto - da una amicizia e una tradizione comune e speriamo che non cedano troppo sul discorso dell'identita' e della difesa dei valori che ci accomunano con loro, una cosa che, invece, e' stata fatta ieri a Firenze''. ''Ma - ha osservato Cesa - fare un nuovo partito mettendo da parte la propria identita' non mi sembra positivo''. A chi gli chiedeva della questione della collocazione internazionale del futuro Partito democratico ha risposto che un ingresso nel Partito socialista europeo ''sarebbe negativo per gli amici della Margherita''. ''La Margherita - ha concluso - ha una tradizione come la nostra e andare nel Pse significa rinunciare alla propria identita' e ai propri valori''.
MARINI, PD FATTO STORICO CHE AIUTA POLITICA
''Sono convinto che il Partito democratico sia un fatto storico che puo' aiutare la politica italiana a superare le frammentazioni e i personalismi eccessivi''. Lo sottolinea il presidente del Senato Franco Marini, arrivando al congresso della Margherita. ''Mi pare - prosegue - che anche l'attenzione dedicata dai media ai congressi Ds e Dl sottolinei che questo e' un fatto storico. Anche questo partito - sottolinea ancora - tanti si stanno accorgendo che questo e' un fatto storico, le difficolta' ci sono non possiamo nasconderle ma questo e' un vero congresso''.
FASSINO AI DS: IL FUTURO E' ADESSO
"Il futuro è adesso. E qui inizia una nuova storia". Di fronte alla platea dei delegati arrivati da tutta Italia per assistere all'ultimo congresso dei Ds, Piero Fassino lancia il Partito Democratico che dovrà nascere nella primavera del 2008 e presentarsi con proprie liste alle elezioni amministrative del prossimo anno.
ANGIUS, RESTANO RISERVE, CONFERMO DISSENSO
''Le mie riserve restano e il mio dissenso e' confermato''. Lo dice Gavino Angius nel suo intervento al congresso dei Ds. ''Non condivido il progetto del Partito Democratico cosi' com'e''', aggiunge. ''Si dice che con la nascita del Pd si rafforzera' il Governo. Ma gia' oggi il vice premier non sono D'Alema e Rutelli, favorevoli al Pd? Non ci sono gia' i gruppi dell'Ulivo? Che cosa cambierebbe dunque? E in piu' non mi convince il ruolo d'ordine che la sinistra riformista dovrebbe avere di fronte alla sinistra radicale. Pensiamo davvero che con il Pd non avremmo piu' Rossi e Turigliatto, metteremmo fine alle incontinenze di Mastella e alle ossessioni dei teodem?''
Veltroni: credo nel Pd da dieci anni
FIRENZE - "Sono di sinistra e credo nel Partito democratico da più di dieci anni". Walter Veltroni sale sul palco del Mandela Forum e fa il Veltroni: citazioni (da Vittorio Foa a John Kennedy ad Achille Occhetto), sogni, ambizioni, popolo e società e welfare, l'idea del viaggio, l'Internazionale dei democratici e dei socialisti. E il popolo diessino, come puntualmente accade in queste occasioni, mostra di apprezzare e gli dedica un interminabile applauso. Il sindaco, in 40 minuti, spiega e ribadiscee con puntiglio i perché della nascita del Pd. Innanzitutto è una risposta "alla crisi democratica della società italiana", alla quale l'Ulivo ha il dovere di dare una prospettiva di "cambiamento radicale". Veltroni assicura che non si tratta di un'operazione di vertici perché il nuovo soggetto deve avere l'ambizione di essere "un partito di popolo, di stare nel cuore della società, di stare dove sta la vita reale". Non sarà dunque una semplice fusione tra Ds e Margherita, ma "farà irrompere sulla scena politica" quei cittadini che oggi ne sono fuori. Inoltre Ds e Dl "non possono fermarsi ora" perché l'Italia ha bisogno di stabilità, di coesione politica, ed è per questo che Pd e bipolarismo "sono indissolubilmente legati" e dunque è impensabile un ritorno a un sistema elettorale proporzionale. Per tutti questi motivi prova una volta di più a convincere Fabio Mussi (con parole di affetto e stima che commuovono il ministro seduto in platea) e i suoi che lasciare ora è un errore. Ma, nel più classico ecumenismo veltroniano, lo sguardo é al futuro: "Il viaggio comincia e spero che ci rincontreremo".
Va letta anche in questa chiave la frase sul Dna del Pd: "Non è un assemblaggio moderato, ma qualcosa di più. L'ambizione di far convivere riformismo e radicalità". Con uno stile riecheggia i discorsi del democratico americano Barak Obama, candidato alle primarie per la Casa Bianca, Veltroni spiega perché è di sinistra: parla della "solitudine di un'anziana", delle rinunce di una famiglia di quattro persone, dai tempi d'attesa per i malati, di lavoratori a sette euro l'ora, di opprotunità e uguaglianza, di immigrati, di agricoltori del Mezzogiorno. Non mancano passaggi sulle difficoltà del progetto e sulle polemiche che lo accompagnano. La collocazione internazionale del Pd non va affrontata come "un problema di orgogli reciproci" e la soluzione è un vecchio cavallo di battaglia del sindaco: "Il mio sogno è un'internazionale dei democratici e dei socialisti". Così come le tensioni tra laici e cattolici non vanno risolte con il muro contro muro: "Mai cadere nella trappola di alimentare la contrapposizione tra integralismo cattolico e laicismo esasperato". Anche perché c'é una Costituzione che salvaguarda e difende la laicità dello Stato. Il pantheon, per dirne un'altra, è un falso problema perché ognuno si porta il suo. In quello di Veltroni ci sono John Kennedy, Martin Luther King, Gandhi, Bill Clinton. E sempre per parlare delle citazioni di oggi, vanno aggiunti Mark Twain e Achille Occhetto con la Bolognina. Ma anche Vittorio Foa. E infatti, rivolto a Mussi e parlando di Pd, Veltroni cita il padre nobile della sinistra italiana: "Paiono traversie, ma sono opprtunità". Quindi avanti. E siccome si parla di lui come del leader del nuovo partito, il sindaco ha un pensiero per tutti i potenziali concorrenti: grazie a Fassino e Rutelli, grazie a D'Alema e Marini. Ma soprattutto grazie a Romano Prodi, al "suo coraggio e alla sua determinazione". Alla fine il Mandela Forum gli riserva quasi un'ovazione, un applauso lunghissimo. Lui ricambia a mano aperta. Quindi abbraccio a Fassino, e un altro, lungo, con Mussi.
Berlusconi: auguri Rutelli, anche Cdl vuole unita'
ROMA - "Una relazione buona, molto vivace apprezzata da tutti con qualche punto di continuità verso di noi: Rutelli ha scoperto il piano casa che faceva parte del nostro programma". E' il primo commento a caldo di Silvio Berlusconi alla relazione di Francesco Rutelli al congresso dei Dl. "Tanti auguri - aggiunge Berlusconi - al Partito Democratico. In pluribus unum lo vogliamo fare anche da noi nella Cdl. Da anni mi batto per questo".
Ds: Mussi, noi ci fermiamo qui
FIRENZE - Trent'anni di svolte insieme. All'ultima curva, Fabio Mussi, leader della Sinistra Ds, scende dall'auto e lascia la famiglia. Lo fa dal palco dell'ultimo congresso della Quercia con garbo, quasi a bassa voce, non perché non convinto che "la svolta del Pd sia fallimentare", ma perché scosso, quasi schiacciato dal peso di dire addio ai "compagni" di militanza. "Ho dovuto raccogliere l'anima da terra", sussurra, appena sceso dal palco, dopo aver ricevuto l'abbraccio di Piero Fassino, ma anche la freddezza di Massimo D'Alema, amico dai tempi della Normale di Pisa.
Una mattinata a limare il discorso, durato circa 40 minuti, con l'immancabile sigaro appeso alle labra. "Mussi, quando ce ne andiamo", gli aveva chiesto, incoraggiandolo, ieri sera il cameriere del ristorante dove Mussi si era rifugiato con la moglie Luana prima dello strappo. Poi, verso le 12, il "babbo", come affettuosamente lo chiamavano in altri tempi Fassino e D'Alema, raccoglie i fogli e il coraggio e sale sul palco per l'addio. "Ho il diritto ed il dovere di parlare", esordisce rivendicando il peso di quel 15% ottenuto dalla Sinistra Ds nella conta per il Partito Democratico e rispondendo a chi, nella maggioranza, gli aveva fatto sapere negli ultimi giorni che al congresso era meglio che non ci venisse neppure.
La convinzione del ministro è chiara, senza sofismi: il partito nuovo "non è la nuova metamorfosi della sinistra, è la fine; dopo la terza via di Blair e di Giddens che ci avete proposto a Pesaro nel 2001, ora si propone una quarta: la fine di una forza autonoma di sinistra di ispirazione socialista".
L'attacco al cuore del Pd arriva subito, dopo aver giurato fedeltà al governo e alla maggioranza di centrosinistra. "I partiti non si fanno per la vittoria elettorale, sono i partiti che fanno i governi, non viceversa". E attenti ai "cattivi storicismi", avverte Mussi, a vedere l'ultima svolta dei Ds in continuità con quella della Bolognina, quando i comunisti morirono comunisti con l'ambizione di essere socialdemocratici.
"Io nell'89 - ricorda Mussi, che spesso indulge nei passaggi della storia comune - ero tra i protagonisti. Oggi invece questa svolta è figlia di un fallimento, fallimento che sento anche mio". La platea ascolta, sa di assistere a quella che nei fatti é l'ennesima scissione della sinistra. I compagni della Sinistra Ds, soprattutto le donne, hanno già gli occhi lucidi.
Mussi vuole restare a sinistra perché "cancellare le tracce è diseducativo" e il socialismo "non è cianfrusaglia ideologica". E per sinistra il leader del Correntone intende un'attenzione a valori coniugati quotidianamente dalla sinistra radicale: i salari bassi, la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, la stella polare della questione morale. E a questo punto il ministro dell'università strappa l'ovazione della platea, che fa capire di non amare il gioco politico delle ultime settimane: "Forse conviene tenersi stretto il pensiero di Berlinguer, più che giocare a metterlo e toglierlo dal Pantheon"."Si sta imboccando una strada che porta la sinistra non a rinnovarsi ma a perdersi", è l'avvertimento, sempre con il tono calmo ma di chi è convinto che è un processo "al buio, senza aver chiarito nulla" salvo che il Pd "non farà parte del Pse" e che da domani, lasciato in anticipo il congresso, lavorerà per la Costituente della Sinistra da Rifondazione ai socialisti.
La rottura è di quattro parole, che Mussi scandisce guardando dritto: "Noi ci fermiamo qui, buona fortuna compagni". Fassino gli fa cenno di scendere dal suo lato e l'abbraccia. I delegati applaudono, molti gli occhi lucidi. C'é dolore, non rabbia. Mussi resta in silenzio, si allontana. Ma, dopo 5 minuti, il richiamo alla famiglia prende il sopravvento: "Parla Veltroni, devo tornare in sala".
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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ceci1959
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 Re: Pd Necessita' Storica
Nasce un nuovo partito...ne sentivo la mancanza.
Mi sembrano tutti una manica di furbetti.....
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Stanislao
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 Re: Pd Necessita' Storica
Nasce un nuovo partito...ne sentivo la mancanza.
Mi sembrano tutti una manica di furbetti.....
 beh!, di fatto dovrebbe essere l'accorpamento di diversi altri in un'unico partito omnicomprensivo.
Che ci sia il "gran ritorno?" .......... se mi si consente ........ no, lasciamo perdere ...
 Non avrei mai pensato (e neanche sperato) che un giorno avrei avuto l’onore di scrivere un editoriale come questo. Si è alzato l’ultimo sipario sul tormentone che ha tenuto banco negli ultimi mesi in tutte le discussioni dei lettori italiani, e sicuramente di quasi tutti gli addetti ai lavori.
Ho perso il conto di quante volte mi è stato domandato cosa sarebbe avvenuto nel nostro piccolo e amato Paese con la risoluzione dei partiti che "l'anima" ha imposto ai suoi licenziatari. Cosa sarebbe stato il nuovo partito? Quale sarebbe stato il suo programma? Quali le sue intenzioni? Quali equilibri sarebbero cambiati?
Ipotesi, congetture, illazioni, supposizioni che viaggiavano in ogni direzione, alcune vicine alla verità, altre più contorte. Devo ammettere che, pur essendone un estimatore ed un erede, sono rimasto sbalordito da come si è sviluppato il tutto.
E’ falso se si pensa che le cose erano sicure da molto, e chi prima dei tempi diceva di sapere tutto semplicemente credeva di sapere tutto. Per quanto le loro fonti potessero essere attendibili, hanno semplicemente puntato fortunosamente su uno degli attori che erano in gioco e che, anche se dire così è improprio, ha vinto.
Non c’è stata assolutamente progressione come pensava qualcuno, ma è stata un’accelerazione improvvisa degna del miglior Flash (per dirlo con un'immagine) partita con la decisione consensuale dello scioglimento anticipato del contratto tra i vari "attori" del momento. Questa decisione come abbiamo appreso ieri, è avvenuta da un bel pò e da quel momento è iniziata la corsa. Ieri il primo annuncio e scioglie alcuni dubbi: la rescissione del contratto anticipa la sua naturale scadenza permettendo alla nuova coalizione di scegliere un nuovo "dirigente" che la rappresenterà
( Lei che torna? Lei, non l'omonima sardina fac-simile  ).
Prodi, che sino ad ieri era ritenuto il più probabile candidato alla direzione dichiara, per una sua scelta, che non sarà lui a guidare la nuova coalizione (il PD). Alle innumerevoli domande che inevitabilmente sorgono alla fine si chiarisce il tutto: la Nuova Coalizione doveva inchinarsi alla nuova politica e rinunciare a Mussi, ma contemporaneamente, a dispetto di chi lo considerava completamente fuori da ogni trattativa, gli conservano stima ed amicizia come giusto riconoscimento di un lavoro serio ed onesto durato tutta una vita e che non aveva eguali al mondo.
Non posso negare di essere rimasto anche io perplesso per questo veloce progredire dopo il lunghissimo sonno.
Faccio un passo indietro, se devo essere totalmente sincero, al di là della normale curiosità, devo dire che già ero consapevole, dall’inizio dell’anno, che "Lei" aveva messo in discussione tutte le sue partnership a livello mondiale in ossequio alla sua nuova politica.
Ma nonostante questa consapevolezza, solo ora ho la certezza di poter continuare a risentire la protezione di qualcosa in cui ero identificato.
 All’improvviso viene fissato un incontro, tutto si chiarisce, sia quello che si doveva sapere, sia quei retroscena che rimarranno, come in ogni vicenda del genere, per sempre in ombra di fronte alle luce propria dei prossimi programmi, uniche certezze del futuro lavoro.
Il nuovo partito è il PD ed il Governo attuale quindi non solo continuerà il suo lavoro ma sarà anche un ulteriore banco di prova.
Oggi sto scrivendo questo editoriale ancora confuso di quello che è successo negli ultimi giorni.
Ci sarà una direzione da stabilizzare che tenga conto delle abitudini italiane, ma su questo sono sicuro che i promotori, scegliendo tra i loro partner , sapranno fare sicuramente bene.
Ci sarà una comunicazione da inventare (e da allineare a quella della nuova realtà) in poco tempo con tutte le problematiche necessarie per tenere agganciato tutto l'elettorato.
Ci sarà un programma politico e programmatico da stilare con la dovuta cura e credibilità.
Bisognerà tranquillizzare un elettorato (sia i cittadini che gli addetti ai lavori) facendo comprendere che il PD si adopererà ad arricchire, grazie alla scelta operata, la propria identità e che è interessata ad essere rappresentata in ogni dove da realtà ad essa assimilabili.
Non credo di dire dover dire altro tranne che ringraziare tutti gli addetti ai lavori che ci hanno sempre creduto e che per esso hanno lavorato.
E’ proprio vero, ritorna.
Buon lavoro a tutti e:

(ndr: se dovessi dirvi da dove ho preso spunto di quanto su, perifrasando, ho scritto, non mi credereste ... ed allora vi lascio nell'ignavia. Qualche "appassionato" però, magari, lo capirà)
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- Horacio Verbitsky
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Stanislao
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 Re: Pd necessita' storica
Sabato, 21 Aprile 2007- 13:19
DS: VERSO L'ADDIO DALLA QUERCIA IN VISTA DEL PD
FIRENZE - La terza mozione dirà no al dispositivo comune che sarà posto ai voti al termine dei due congressi di Ds e Margherita. La decisione è stata presa al termine di una riunione con i delegati nonostante il pressing della maggioranza perché si trovi un'intesa. Il documento, che indica la road map della fase costituente, non è condiviso dalla mozione guidata dal vicepresidente Gavino Angius, sia per il punto finale che parla di "congressi conclusivi", sia per il passaggio sul Manifesto, visto che ieri, nel suo intervento, Angius ha posto come condizione la riscrittura del testo contestando i passaggi su laicità e Pse. Proprio con questo obiettivo la terza mozione ha approvato un ordine del giorno, che sarà messo al voto dell'assemblea, che chiede una riscrittura del Manifesto dei Saggi prima dell'elezione dell'Assemblea Costituente. Pollice verso dei delegati della mozione Angius anche sul documento sulla laicità, che i delegati Ds hanno approvato ieri in tarda serata. Dopo l'addio di Mussi, anche Angius si trova al Rubicone, poco convinto delle prospettive indicate dal congresso e tentato, secondo quanto si apprende, a lasciare anche lui il partito. Ma la sua linea dura troverebbe resistenze nella mozione, e tra i delegati si susseguono riunioni per decidere la linea. La posizione di una parte dei delegati è che il 'rompete le righe' ora non avrebbe senso e sarebbe meglio darsi alcuni mesi di tempo, da un lato per provare ad incidere nella fase costituente, dall'altro per vedere che cosa si muove a sinistra del Pd in quel cantiere che va dai socialisti e Rifondazione. Un'analisi più approfondita delle prospettive e la decisione sarà presa in un'assemblea nazionale dell'area che si svolgerà tra una decina di giorni.
ARRIVA FINI, STRETTA DI MANO CON FASSINO
Accolto all'ingresso del PalaMandela Forum da Luciano Violante, il leader di An Gianfranco Fini ha fatto il suo ingresso al congresso diessino in corso a Firenze. All'interno del Mandela Forum Fini si è seduto nelle prime file e si è intrattenuto un po' con il ministro Giuliano Amato. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, si é quindi avvicinato al leader di An e gli ha stretto la mano. Con Gianfranco Fini, per An ci sono anche Andrea Ronchi e il parlamentare toscano Riccardo Migliori.
AMATO, DA VECCHIO SOCIALISTA CREDO NEL PD
"Sono qui oggi da vecchio socialista e da vecchio socialista sono qui per dirvi che credo nel Partito democratico". Questo l'inizio dell'intervento di Giuliano Amato al congresso dei Ds, per poi sottolineare che è socialista da 50 anni. Il passaggio del ministro dell'Interno è stato sottolineato da un applauso della platea dei delegati.
ASSEMBLEA COSTITUENTE ALLA SPAGNOLA
La Quercia definisce, in un documento che sarà votato oggi al congresso, la sua proposta per la fase costituente e per l'elezione dell'Assemblea Costituente ad ottobre: campagna di adesioni dei cittadini alla fase costituente a partire da subito dopo i congressi e l'elezione di una Assemblea con una sorta di modello spagnolo "su base territoriale ristretta e con metodo proporzionale garantendo a tutti, attraverso candidature locali, l'effettiva possibilità di proposta e di scelta dei propri candidati".
Il documento 'Per una fase costituente aperta e partecipata', redatto partendo dalla bozza del professor Roberto Gualtieri, avanza le proposte dei Ds, che saranno poi confrontate con la posizione della Margherita, affinché la fase costituente sia un percorso che "punti a coinvolgere tutti i cittadini interessati al rinnovamento della politica italiana e alla costruzione di una grande forza democratica e riformista". A gestire la fase sarà un Comitato promotore nazionale, rappresentato sul territorio dai comitati locali e che punta ad allargare la partecipazione al Pd, oltre che a Ds e Dl, a nuovi partiti, movimenti ed associazioni. Il Comitato nazionale avvierà la campagna di adesioni alla fase costituente. Nei fatti i cittadini, a partire dai giovani di 16 anni, riceveranno una tesserina e con quella avranno diritto all'elezione dell'Assemblea Costituente ma anche a partecipare alla discussione "sui principi fondativi del nuovo partito, a partire dal Manifesto". Ai seggi per la Costituente potrà andare anche chi non ha aderito alla prima fase.
Quanto ai meccanismi di elezione dell'Assemblea, tema già al centro del dibattito, i Ds propongono che avvenga "su base territoriale ristretta - afferma il documento - e con metodo proporzionale, garantendo a tutti, attraverso candidature locali" la scelta dei candidati. Il testo è stato scritto trovando un'intesa con i sostenitori dell'odg dei 'Cento Passi', rappresentato dal ministro Giovanna Melandri e dai sindaci Cofferati e Chiamparino, che proponevano liste bloccate a livello cittadino.
13:18
Bossi: allergigi a partiti unici, larghe intese su legge elettorale
VICENZA - Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, ribadisce che il Carroccio è "un po' allergico ai partiti unici" perché poi "la democrazia e la libertà non esistono più". Il senatur conferma che la priorità della Lega è il congresso che verrà fatto "a Pontida a breve". Bossi spiega inoltre che le larghe intese "sono obbligatorie sulla legge elettorale che non potrà essere però una legge contro di noi per farci sparire".
Il segretario boccia poi il modello del sistema tedesco: "non penso che vada bene in Italia. Noi abbiamo presentato una proposta di legge che non è esattamente il sistema tedesco; ma la legge attuale modificata e migliorata". Infine sul partito democratico, Bossi risponde con una battuta: "diciamo che due più due in politica non sempre fanno quattro. Spesso fanno zero. Questa è la scomparsa di alcuni partiti per fare un nuovo partito".
12:58
Casini: partito moderati, no ad altre ipotesi
ROMA - Pier Ferdinando ribadisce di essere impegnato alla costruzione di un grande partito dei moderati di centro" e afferma "di non essere interessato ad altre ipotesi che rischiano solo di essere un grande favore per il Pd e per la sinistra".
"Siamo impegnati a costruire un grande partito dei moderati di centro - dice Casini interpellato a margine di un seminario del Movimento cristiano dei lavoratori - Un partito che sia anche calamita per tanti delusi del centrosinistra. per tanti che non se la sentono di concludere la loro esperienza politica nelle file del socialismo europeo". Il leader dell'Udc ricorda che questo è l'impegno che ha assunto al congresso del suo partito e che porterà "avanti". E sottolinea "di non essere interessato ad altre ipotesi".
12:57
Rutelli: ho detto mai 'nel' Pse non mai 'col' Pse
ROMA - "Io ieri ho detto che la Margherita non sarà mai 'nel' Pse e non 'col' Pse. E' una cosa molto diversa". Così Francesco Rutelli, dal palco del Congresso dei Dielle, ha "corretto il titolo di un giornale" sulla sua relazione di ieri. "Come nel centrosinistra siamo alleati - ha proseguito Rutelli - così costruiamo un Partito assime a chi è parte di quella storia della socialdemocrazia. Questo non verrà mai meno, ma non ci sarà un nostro ingresso nel Pse. Spiace che questa differenza non sia stata colta - ha concluso - ma è un fatto rilevante".
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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ceci1959
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 Re: Pd Necessita' Storica
Da 'gnùranta totale:
non è che questi signori visto lo scontento dei cittadini,visto il momento di non gloria berlusconiano,INVENTINO un nuovo partito tipo formaggio fuso semplicemente per donare nuove speranze all'italiano destabilizzato.....ma poi visto che son sempre le stesse persone,nulla cambierà?
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Parsifal
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 Re: Pd Necessita' Storica
Da 'gnùranta totale:
non è che questi signori visto lo scontento dei cittadini,visto il momento di non gloria berlusconiano,INVENTINO un nuovo partito tipo formaggio fuso semplicemente per donare nuove speranze all'italiano destabilizzato.....ma poi visto che son sempre le stesse persone,nulla cambierà?
Definisciti come ti va, hai la vista più lunga di tanta gente...
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Parsifal
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 Re: Pd Necessita' Storica
Tra i numi tutelari del PD, secondo gli iscritti, Alcide de Gasperi, terzo, che precede Togliatti (!!!!)
[(Enrico Berlinguer non entrerà nel Pantheon del Pd, ma certamente è nel cuore di delegati e degli iscritti presenti all'ultimo congresso della Quercia. A gran voce, compilando un sondaggio, i militanti diessini hanno messo l'indimenticato segretario del Pci in cima alla lista dei più grandi politici del '900 (con il 42% dei consensi), seguito da Antonio Gramsci (19,5% dei voti). Solo al quarto posto, un po' a sorpresa, Palmiro Togliatti: «il Migliore» ha racimolato appena il 7%. I militanti gli hanno preferito il leader della Dc Alcide De Gasperi (terzo con il 9,5%). www.corriere.it]
-_-
Il che dimostra che aveva ragione Ernesto Galli della Loggia:
PANTHEON
Ma è davvero necessario un pantheon per l'identità del nuovo Partito democratico? Non è meglio un programma?, ha obiettato su queste colonne Angelo Panebianco. Con cui per una volta non sono d'accordo, perché i programmi, almeno qui da noi, hanno sempre mostrato di contare pochissimo: per vincere le elezioni si può accettare qualsiasi programma così come si può rinunciarvi pur di restare al governo. Provatevi invece a dire che a Berlinguer la democrazia liberale non è mai piaciuta, cioè che non era affatto un democratico, e vedrete che putiferio che scoppia tra i suoi antichi compagni. Giustamente, perché in politica è il passato (quando c'è, e in questo caso altroché se c'è !) a decidere dell'identità. Il guaio, semmai, è quando, come accade oggi ad una parte della sinistra italiana, si vuol fare il Partito democratico ma si scopre che nella propria storia di democratici veri ce ne sono pochissimi. Anzi, forse, quasi nessuno.
(www.corriere.it)
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Parsifal
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 Re: Pd Necessita' Storica
(ndr: se dovessi dirvi da dove ho preso spunto di quanto su, perifrasando, ho scritto, non mi credereste ... ed allora vi lascio nell'ignavia. Qualche "appassionato" però, magari, lo capirà)
http://www.comicus.it/view.php?section=analisi&id=47
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Stanislao
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 Re: Pd Necessita' Storica
(ndr: se dovessi dirvi da dove ho preso spunto di quanto su, perifrasando, ho scritto, non mi credereste ... ed allora vi lascio nell'ignavia. Qualche "appassionato" però, magari, lo capirà)
http://www.comicus.it/view.php?section=analisi&id=47
-_-
non ho nemmeno cliccato, mi è bastato il link.
Come dicevo, ne ero sicuro (del resto, lasciando le immagini, ti ho facilitato un pò troppo il compito ma, correttezza, non mi ha permesso di togliere troppo).
PS
Per i non addetti (per una volta spiego io):
Quando ci sono delle immagini, basta cliccarci sopra per risalire alla loro provenienza.
Nessuna magia quindi, o omniconoscenza. In questo caso poi c'era anche la possibilità che qualcuno fosse appassionato di cartoons et similia ed allora, magari, l'aveva visto in altro contesto per altra comunicazione che però, per un caso molto strano e fortuito, si adattava anche al contesto nel quale l'ho usato. Fin'anche nel DC.
Tutto qui. Spero che per qualcuno non sia stato come il rivelare ad un bambino che non esiste la befana o babbo natale o il mago merlino.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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 Re: Pd necessita' storica
Domenica, 22 Aprile 2007- 17:09
ROMA - Rutelli e Fassino si abbracciano sulle note di 'One' degli U2. Brevemente, questa volta senza lacrime, con la sala che applaude e le parole di Don Sturzo che scorrono sulle pareti: "Ho sentito la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza". "Già adesso siamo lo stesso partito, siamo una squadra", dice Francesco a Piero. Poi si penserà anche alla "sfida per la leadership", ma non oggi. E comunque "senza guerre". Il no all'ingresso del Pd nel Pse resta "ma poi anche i Ds capiranno, serve un'orizzonte più largo". Tre giorni di congresso e Francesco Rutelli chiude i battenti della Margherita e spalanca le porte del Pd, con l'entusiamo di un padre che porta la famiglia in una casa nuova, più grande ed ariosa, con più stanze per i ragazzi, più posto per le cose di ognuno, spazio per accogliere ospiti sempre nuovi ogni volta che vorranno.
Rieletto presidente da 1.782 delegati (con la piccola spina di Arturo Parisi che se ne va senza votare, un no e un'astensione), Rutelli sorride in un tripudio di coriandoli, tricolori, bandiere dell'Ulivo e della Margherita, che in attesa di essere per sempre riarrotolate - come quelle diessine dopo il congresso-gemello di Firenze - sventolano in sala. "Siamo arrivati al traguardo, abbiamo il cuore in gola per la fatica e un sentimento che ci toglie il respiro perché vediamo di fronte a noi un orizzonte molto più grande", racconta Rutelli guardando Fassino, per poi accorgersi che non serve più distinguere. "Stavo per dire noi, voi... Ma invece ora basta dire insieme. Già adesso siamo lo stesso partito, abbiamo le stesse priorità. Sono sicuro che gli italiani sapranno premiare la nostra svolta, la nostra generosità di oggi". E ora, che nessuno provi a rovinare la festa. "Verrà il momento per la sfida sulla leadership - non si sottrae Rutelli - e sarà un momento vitale, uno dei passaggi chiave per dire che il Pd è un partito democratico. Ma per favore non viviamo in attesa di quella sfida... Il Pd non sarà l'esile strumento di una guerra tra capi". Tutti sono protagonisti, adesso. "Sapremo scegliere chi meglio potrà servire questo progetto: io, Piero, Walter, Massimo. Dobbiamo sapere che da ora in avanti saremo una squadra che lavora insieme. E io sarò tra i garanti di questo passaggio. Bando ai personalismi, costruiamo insieme questo grande approdo". Come chiamarsi ora? "In fondo anche 'compagni' - sorprende Rutelli - E' una bella parola, viene da 'cum panis', è citata almeno 100 volte nelle Sacre Scritture. Vi leggo il Siracide: 'Non e' forse un dolore mortale quando un compagno diventa un nemico?'". Resta invece un no. Quello all'ingresso del Pd nel Pse: "Con il passare del tempo" anche i Ds ne capiranno meglio la ragione e "ringrazieranno la Margherita per aver voluto orizzonti più larghi". Certo "il socialismo è un riferimento indispensabile". Fassino annuisce. "Ma non basta. Per fortuna non è come dice Rasmussem - va avanti Rutelli - in Europa non c'é solo la sinistra e la destra. Altrimenti ci fermeremmo al 28%". Spunti potrebbero assumersi dalla riunione della 'Alliace of Democrats' che ha riunito 25 partiti democratici di tutto il mondo, a margine del congresso DL. "Lo dico con serenità e non come sfida - suggerisce Rutelli - potremmo aver aperto una strada nuova...".
Poi, rivolto a Fassino: "Il Pci, e poi i Ds, si sono progressivamente avvicinati nei decenni alla socialdemocrazia. Tu, Piero, credevi in questo cammino, ne eri convinto. Tu e tutti gli amici Ds lo sarete anche nell'arrivare ad un approdo più largo, e non ad uno più stretto anche se importante". Un progetto politico aperto, dove però il Pd "conferma lealmente l'alleanza stabilita davanti agli elettori anche con i partiti della sinistra radicale". Nella famiglia che Rutelli porta nella casa nuova c'é chi ha ancora nostalgia della vecchia, chi nel trasloco vorrebbe non buttare nulla e riempire scatoloni di oggetti e simboli. "Al lavoro - li sprona Rutelli - Grazie alla Margherita e avanti con il Pd. E volendoci bene, anche se può sembrare strano dirlo".
FASSINO: GIORNATA SPLENDIDA, CI PORTERA'FORTUNA
ROMA - "E' una giornata splendida, ci porterà fortuna". Piero Fassino arriva al congresso della Margherita a Cinecittà e saluta così il primo giorno dopo il via libea di Ds e Dielle alla fase costituente del Pd. E' "una giornata molto importante", dice il segretario dei Ds. "I due congressi sono fatti molto importanti, non riguardano solo la vita del nostri partiti, ma tutta l'Italia. Stiamo per metterci in cammino per dar vita al più grande partito italiano. La nostra aspirazione è rappresentare le domande, le aspettative e le ansie di milioni di uomini e donne italiane".
IN PIEDI PER IL TRIBUTO A ROSY BINDI
ROMA - Congresso in piedi e tutti a battere le mani scandendo "Ro-sy, Ro-sy". Accade quando Rosetta Iervolino - parlando di responsabilità personali politiche e verità di fede - ringrazia Rosy Bindi per il contributo dato in questi mesi. La platea riserva al ministro della Famiglia il suo applauso più forte. Lei prima alza solo il braccio in segno di saluto, poi sente l'applauso farsi insistente e si alza in piedi per ringraziare, sorridente.
IERVOLINO: NO A PACCHETTI E PACCHETTINI
ROMA - "Via ai pacchetti, ai pacchettini, ai pacchettoni. Non siamo alberi di Natale ai quali si devono attaccare i regali". Rosetta Iervolino merita l'applauso del congresso della Margherita con il suo no ai pacchetti di tessere e il suo appello all'etica della politica. "Che è passione - dice il sindaco di Napoli - e coinvolge le persone (come hanno dimostrato le primarie sulle quali bisogna insistere) quando è pulita, aperta, attenta ai bisogni delle persone". Quanto alla nascita di un nuovo partito, la Iervolino, che ringrazia Rutelli e Fassino per il cammino verso il Pd, dice di "viverlo come un arricchimento della democrazia". "Io non avrei mai pensato, all'inizio del mio percorso politico - conclude - di cambiare partito. Invece è stato il mio partito a cambiare per quattro volte ed io con lui. Prima la Dc, poi il Ppi, poi ancora la Margherita e infine il Partito Democratico".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Stanislao
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 Re: Pd necessita' storica (Files continuamente aggiornato)
Domenica, 22 Luglio 2007- 21:09
Pd, Letta pronto.
Per Pannella, molti no e qualche si'
(di Paolo Corallo)
Enrico Letta chiede di aspettare ancora martedì per sapere se ci sarà anche il suo nome sulla scheda per le primarie del Pd del 14 ottobre. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha ancora gli ultimi, residui dubbi da sciogliere, ma l'esito appare ormai scontato. E' lo stesso Letta che in un'intervista al Corsera dice che "dappertutto" viene sollecitato a scendere in campo, e poi l'omaggio che fa a Walter Veltroni, a Rosy Bindi e a Furio Colombo rende palese il suo orientamento: "Sono loro grato. Decidendo di candidarsi hanno deciso di rischiare, e quindi ci hanno dato una lezione perché il rischio è il segreto della politica".
Chi invece procede sparato è Marco Pannella, anche se contro di lui è già iniziato un bel fuoco di sbarramento. Può il leader radicale correre per la segreteria del Partito democratico? No rispondono in molti, che oppongono gli sbarramenti regolamentari approvati dal Comitato dei 45 per evitare incursioni nel processo delle primarie. Tra i contrari, due dei tre coordinatori dell'Ulivo, Antonello Soro e Maurizio Migliavacca, mentre il terzo, il prodiano Mario Barbi, appare più possibilista: a lui basterebbe l'adesione del solo Pannella alla Costituente e l'accettazione del Manifesto del Pd. Ma lo stesso Barbi manifesta il timore di tanti: "Non vorrei che Pannella - dice - pensasse alla Costituente del Pd come a un'onda da cavalcare con il surf della propria popolarità". Questa perplessità la si ritrova anche in chi altrimenti sarebbe favorevolissimo ad un coinvolgimento di Pannella nella costruzione del Pd. "Siamo di fronte ad una boutade oppure ad una iniziativa politica?", si chiede il diessino Enrico Morando, che vorrebbe tanto si trattasse di una cosa seria, perché il coinvolgimento di radicali e socialisti lo considererebbe un "fatto estremamente positivo". Radio Radicale intanto raccoglie commenti a raffica, ed è questo un segno che l'annuncio di ieri di Marco Pannella non era una trovata di breve respiro. Per questa notte è previsto un lungo filo-diretto radiofonico del leader radicale con il direttore della radio Massimo Bordin. "Faremo una valutazione sull'opportunità di proseguire con questa mia iniziativa", si limita ad anticipare Pannella, ma il tono della voce tradisce la sua determinazione ad andare avanti.
Tra gli otto nomi che alla fine potrebbero apparire sulla scheda delle primarie, tre sicuramente spiccano. In testa Walter Veltroni, in tandem con Dario Franceschini, sostenuto da quasi tutti i dirigenti dei Ds e della Margherita. Poi c'é Rosy Bindi, l'unica donna in corsa, che incalza Veltroni chiedendogli di esprimersi sul documento di Francesco Rutelli, in particolare per la storia del centrosinistra di nuovo conio. Se si tratta di aprire la porta a personaggi come Marco Follini, obietta Bindi, non ci sono problemi. "Ma l'orizzonte del Pd - puntualizza - è di condurre a piena maturazione la scelta di governo della sinistra italiana. Di tutta la sinistra, non solo di quella che oggi si definisce riformista". Molti prodiani guardano a lei con simpatia e speranza. Infine Enrico Letta che, sebbene non abbia ancora preso la decisione finale, già dà un carattere preciso alla sua possibile candidatura: rappresenta la generazione degli anni '80 che ''nella politica è poco rappresentata".
Quella generazione che neanche lo ricorda il Muro di Berlino, e che è quindi la più adatta per un partito come il Pd che vuole essere post-ideologico. Non è ancora candidato, ma c'é già chi si schiera con lui. E' il caso dell'eurodeputato diessino Gianni Pittella, che compensa in parte la scelta fatta invece dai parlamentari europei della Margherita. "Dei dieci eurodeputati della Margherita - assicura Lapo Pistelli - nove sono per il sostegno al ticket Veltroni-Franceschini, con una sola eccezione, Vittorio Prodi, che è allineato sulla candidatura di Rosy Bindi". Ma c'é anche chi guarda al dopo ballottaggio.
E' il caso di Giorgio Merlo, che teme che dopo i risultati tutto finisca a tarallucci e vino, con gli sconfitti in qualche modo ripescati. Dovranno invece rappresentare la minoranza del partito e basta, chiede Merlo.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
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