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Apriamo questa nuova sezione analizzando gli errori e le informazioni date come certe e che invece sono soltanto l'espressione di una minoranza della comunità scientifica, in questo articolo apparso su Panorama il 10 settembre 2007.
"Perchè non sempre si può credere ai bambini" Già il titolo è fuorviante, in quanto il bambino, una volta ritenuto idoneo a testimoniare, è un testimone valido come qualsiasi altro, anzi forse lo è ancor di più perchè non in grado di mentire per scelta come , invece, potrebbe fare un adulto. In particolare i bambini più piccoli non sono in grado di "inventare" esperienze del mondo adulto che non hanno vissuto direttamente. E ora andiamo ad analizzare passo per passo l'articolo:
"INTERROGATI SENZA CAUTELE" Ma chi ha detto che tutti i bambini nei processi per abusi sessuali nelle scuole materne siano stati interrogati senza cautele? Il giornalista? I due intervistati ? L'articolo inizialmente parla in generale dell'ascolto del bambino abusato, quindi non si può far intendere che sia sempre accaduto qualcosa di sbagliato in procedimenti ai quali non si è partecipato.
"IL BAMBINO SI', LA MAMBINA NO.".
Il giornalista dimentica che i primi bambini erano quattro e di questi uno solo non è in grado di sostenere l'incidente probatorio. Presenta trauma da abuso sessuale ma non è in grado di organizzarne il racconto. Dimentica anche che le prime due bambine lo hanno già sostenuto l'incidente probatorio. E' apparso su tutti i giornali, proprio tutti. Lei dov'era?
"Com'è possibile che si siano messi d'accordo per inventare tutto"?
Infatti questa ipotesi è stata esclusa categoricamente da tutti: inquirenti, psicologi e persino dai giudici del tribunale del riesame che hanno disposto la scarcerazione degli indagati. Vi rimando agli articoli che potrete trovare anche su Vivicentro.
"C'è stato Brescia nel 2001....la vicenda non è conclusa per un bidello, condannato in primo grado in un altro processo, che continua a dichiararsi innocente". Il bidello è stato condannato per abusi sessuali ai danni dei bambini della materna Abba e nella motivazione si legge che "purtroppo non è stato possibile individuare i complici che sicuramente aveva il bidello". Si può anche credere che qualcuno sia innocente, ma non si può tradurre la parola "condanna" con "la vicenda non è conclusa". O no?
"...poi Bergamo, 2004: due suore di un asilo processate per pedofilia e assolte. Storia simile a quella di Brescia".
Anche qui, la giornalista non si è documentata, in quanto la sentenza di assoluzione è stata bocciata dalla Cassazione proprio quest'anno. Il processo si rifarà. (Le suore erano state condannate in primo grado a nove e dieci anni.)
"L'asilo Mc Martin" Immancabile citazione in tutti gli articoli che trattano di pedofilia nelle scuole materne. Sono passati 25 anni e il fatto è accaduto in America. In Italia abbiamo avuto anche delle condanne in Cassazione nelle scuole materne di Calabritto e Prato. Come mai nessuno le cita?
"«In Italia abbiamo ancora l'idea che il bambino sia la bocca della verità. E si tende a credere che più è piccolo, più è ingenuo. In realtà, più è piccolo, più è difficoltosa la valutazione» dice Giuseppe Sartori, docente di neuro-psichiatria clinica all'Università di Padova e consulente della difesa nel caso di Rignano."
Se il professor Sartori la pensasse come il professor Grosso, (articolo su vivicentro) e come tanti altri stimati cattedratici che la pensano in modo opposto, forse non avrebbe scelto di fare il consulente della difesa. Se i bambini piccoli non fossero credibili in assoluto, vorrebbe dire che per loro non c'è tutela e che chiunque può fare di loro ciò che vuole.
"Tra i due e i quattro anni...un bambino può riportare come esperienze vissute cose che ha solo visto, sentito raccontare, immaginato" Per questo è stato escluso che a Rignano i bambini possano aver mentito: non è possibile che trenta bambini ( il numero delle denunce è più o meno questo) abbiano visto fare, sentito raccontare, o abbiano immaginato scene così turpi e violente.
"i bambini, se interrogati in un certo modo, tendono ad assecondare le aspettative degli adulti, specie se sono dotati di particolare autorità" Prima di essere interrogati, i bambini hanno mostrato tutta una serie di sintomi, malesseri e comportamenti strani, oltre alle infezioni e alle patologie cliniche. Le aspettative di una madre non sono mai quelle di avere la certezza che il proprio figlio sia stato abusato.Averne conferma è una tragedia.
"Si è sentito anche ripetere che, nel caso di Rignano, i bambini presentavano chiari segni di abuso sessuale. «Ma questi segni non esistono, lo dice la letteratura. Gli unici comportamenti con maggiore specificità sono quelli sessualizzati, che possono avere una varietà di spiegazioni, oltre all'abuso: dal normale sviluppo psico-fisico alla carenza di affetto, all'aver visto o sentito raccontare fatti di natura sessuale» dice Camerini." Che la letteratura dica che non esistono i segni dell' abuso sessuale è un'idea di Camerini. Gli indicatori esistono eccome, altrimenti sarebbe impossibile istruire il processo per abuso sessuale. I comportamenti sessualizzati possono essere normali in qualche caso, ma non credo che in tutte le scuole italiane si registri una percentuale così alta di bambini che presentano comportamenti sessualizzati. Per non parlare delle infezioni. La media nazionale di infezioni alle vie urinarie nei bambini sotto gli undici anni è del 2%. A rignano mi pare abbia raggiunto il 40%.
"Nel caso dell'asilo di Rignano sono stati saltati tutti i passaggi. A videoregistrare sono stati i genitori che, magari in buona fede, hanno cercato di ottenere in prima persona "le prove". A volte questi video sono stati fatti all'una di notte. A mio parere le testimonianze sono inquinate in modo irrimediabile» dice Sartori"
Ricordo che le videoregistrazioni sono solo tre e sono servite ai primi genitori che si sono recati dai carabinieri per sporgere denuncia a documentare cosa facevano e dicevano i loro bambini. La dottoressa Fraschetti non ha videoregistrato solo due o tre incontri con i bambini, mentre tutti gli altri sì. Evidentemente i professori intervistati non hanno seguito con attenzione tutta la vicenda, o non ne conoscono i vari passaggi. Ovviamente neppure la giornalista si è documentata, dal momento che tutte le notizie che riporto sono apparse su una quantità di giornali. Stranamente il professor Sartori riporta una tesi difensiva già abbandonata dagli stessi avvocati della difesa. Dire che le testimonianze sono inquinate potrebbe andare bene se non fossero così tante e se in numero così elevato non fossero i periti e gli psicologi che hanno sentito questi bambini. Tutti incapaci?
"A fine settembre esperti di psicologia, criminologi, avvocati e magistrati si incontreranno di nuovo a San Servolo (Venezia) per mettere a punto un protocollo in tema di «diagnosi forense di abusi sessuali». Perché un pasticcio come quello di Rignano non si ripeta".
L'incidente probatorio si protrarrà per tutto il 2008 e la giornalista ha già emesso la sentenza? Rignano è un pasticcio? Noto anche un discreto cinismo nel tralasciare la sofferenza di tutti questi bambini. I bambini di Rignano, così come quelli di Brescia (condanna nella scuola Abba, assoluzione nella Sorelli e imminente appello), Bergamo (condanna in primo grado, assoluzione in appello, rigettata dalla Cassazione e nuovo processo), Vallo della Lucania (un rinvio a giudizio e imminente incidente probatorio per 27 bambini), Calabritto (condanna in Cassazione), Prato (condanna in Cassazione), Verona (assoluzione, imminente appello) sono già o saranno in terapia per i prossimi anni. Pensate: entrati nello studio di uno psicologo a 5 anni, se sono fortunati ne usciranno a 13 o 14, o forse mai. Sempre che le loro famiglie abbiano i mezzi per sostenere le spese delle cure. Definire "pasticcio" un dramma di simili proporzioni denota, non solo una grande ignoranza, ma anche una certa dose di disumanità.
Ecco l'articolo completo apparso su Panorama.
Rignano, perché non sempre si può credere ai bambini
Interrogati senza cautele, non sono affidabili, dicono i neuropsichiatri a convegno.
Spesso le presunte violenze nascono da «dichiarazioni a reticolo».
di Chiara Palmerini
Negli Usa le conoscenze scientifiche su questi episodi
sono state trasmesse a giudici e investigatori.
Non così da noi.
Il bambino sì, la bambina no. È questa la prima conclusione del collegio di periti incaricato di stabilire se i primi due piccoli tra i 19 dell'asilo di Rignano Flaminio siano idonei a testimoniare nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria sugli abusi sessuali di cui sarebbero stati vittime. Un nodo cruciale perché sui racconti dei bambini, da riconfermare nell'eventuale incidente probatorio, si regge gran parte dell'accusa. È una materia delicatissima, in cui è facile, per eccesso di zelo da parte degli investigatori o per inesperienza, commettere errori irreparabili.
Non a caso, al convegno della Società europea di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (presidente dì turno è Ernesto Caffo, fondatore di Telefono azzurro) che si è tenuto a Firenze, gli esperti, accanto a tematiche come l'autismo o il ritardo mentale, presentavano le novità della ricerca.neuropsicologica sulla testimonianza dei bambini in processi penali per abuso sessuale. E molto di ciò che si è detto va nella direzione opposta rispetto a quello che si è sentito in questi mesi a proposito di Rignano.
Come è possibile, è stato uno degli argomenti principe dei colpevolisti, che bambini di tre o quattro anni si mettano d'accordo per inventare cose simili? Eppure Rignano non è l'unico caso di abusi sessuali collettivi che si sono poi rivelati infondati. C'è stato Brescia nel 2001:una vicenda giudiziaria complicatissima con insegnanti di quattro scuole materne comunali processati per abuso sessuale e assolti (la vicenda non è conclusa per un bidello, condannato in primo grado in un altro processo, che continua a dichiararsi innocente)I bambini, secondo l'accusa, venivano narcotizzati, portati fuori dalla scuola, abusati, fotografati, picchiati prima di essere riconsegnati ai genitori a fine lezioni. E poi Bergamo, 2004: due suore di un asilo processate per pedofilia e assolte. Storia simile a quella di Brescia.
Negli Stati Uniti, già nel 1983, fece scalpore il caso dell'asilo McMartin: quattro membri della famiglia McMartin, che gestiva un asilo a Los Angeles, e tre insegnanti furono accusati di abusi sessuali e riti satanici su 40 bambini. I piccoli raccontavano di essere stati seviziati con ogni strumento. Non mancava il racconto di viaggi in tunnel segreti (mai trovati) sotto la scuola. Processo concluso con l'assoluzione di tutti gli imputati.
E ancora: Kelly Michaels, maestra in un asilo del New Jersey, si è fatta alcuni anni di galera prima di essere riconosciuta innocente. Venti alunni dicevano di essere stati violentati, averla vista suonare il pianoforte nuda, essere stati costretti a mangiare altri bambini bolliti. «Credete ai bambini» era il motto del processo.
Scottati da questo e da dozzine di altri casi di falsi abusi che, come un'epidemia (in gergo si parla di «dichiarazioni a reticolo»), hanno attraversato il paese negli anni Ottanta, esperti di psicologia infantile hanno cominciato a studiare più approfonditamente il livello di accuratezza delle testimonianze dei bambini, il loro grado di suggestionabilità, il modo migliore per condurre i colloqui senza condizionarli. E hanno passato queste conoscenze a giudici e investigatori. In Gran Bretagna, per esempio, è stato messo a punto un codice di buona pratica con i principi su come interrogare correttamente un minore.
Da noi, invece, queste conoscenze, tranne rari casi, non hanno raggiunto chi fa indagini e i tribunali. «In Italia abbiamo ancora l'idea che il bambino sia la bocca della verità. E si tende a credere che più è piccolo, più è ingenuo. In realtà, più è piccolo, più è difficoltosa la valutazione» dice Giuseppe Sartori, docente di neuro-psichiatria clinica all'Università di Padova e consulente della difesa nel caso di Rignano.
Su questo argomento esistono ormai studi e ricerche. E il consenso degli esperti è unanime su un punto: per minimizzare la possibilità di racconti falsi (e riconoscere quelli veri), le interviste ai bambini devono essere condotte secondo regole precise e tenendo conto di alcuni dati. «Il terreno è scivoloso per diversi motivi. Anzitutto c'è il problema dell'amnesia infantile. Tra i due e i quattro anni, come sapeva già Sigmund Freud, un bambino può riportare come esperienze vissute cose che ha solo visto, sentito raccontare, immaginato. Poi c'è quello della suggestionabilità: «i bambini, se interrogati in un certo modo, tendono ad assecondare le aspettative degli adulti, specie se sono dotati di particolare autorità» spiega il neuropsichiatra infantile Giovanni Camerini, dell'Università di Modena. «E nelle occasioni successive tenderanno a ripetere ciò che hanno già detto».
Poi ci sono questioni di procedura. Nel processo penale, la testimonianza viene cristallizzata nell'incidente probatorio, ma la cosa non è appropriata nel caso di un testimone di quattro o cinque anni. «Bisognerebbe invece indagare su come si è costruito il racconto del bambino, su quando per la prima volta ha detto qualcosa, sulle circostanze e le motivazioni del bimbo e di coloro che hanno raccolto il primo accenno di abuso» prosegue Camerini.
Si è sentito anche ripetere che, nel caso di Rignano, i bambini presentavano chiari segni di abuso sessuale. «Ma questi segni non esistono, lo dice la letteratura. Gli unici comportamenti con maggiore specificità sono quelli sessualizzati, che possono avere una varietà di spiegazioni, oltre all'abuso: dal normale sviluppo psico-fisico alla carenza di affetto, all'aver visto o sentito raccontare fatti di natura sessuale» dice Camerini.
Alcune regole per raccogliere correttamente le testimonianze dei minori ci sono anche da noi, dettate dalla Carta di Noto, stilata con il contributo di magistrati, avvocati ed esperti di psicologia infantile. La Carta dice per esempio che consulenza tecnica e perizia in materia di abuso sessuale dovrebbero essere affidate a professionisti con formazione specifica. Che i colloqui andrebbero svolti in orari, tempi e modi opportuni, e dovrebbero essere videoregistrati. Che andrebbero evitati domande e comportamenti che possano compromettere spontaneità, sincerità e genuinità delle risposte.
«Nel caso dell'asilo di Rignano sono stati saltati tutti i passaggi. A videoregistrare sono stati i genitori che, magari in buona fede, hanno cercato di ottenere in prima persona "le prove". A volte questi video sono stati fatti all'una di notte. A mio parere le testimonianze sono inquinate in modo irrimediabile» dice Sartori. «È un pasticcio. L'unico modo per venirne a capo sarà con riscontri investigativi di altro genere» conferma Camerini.
A fine settembre esperti di psicologia, criminologi, avvocati e magistrati si incontreranno di nuovo a San Servolo (Venezia) per mettere a punto un protocollo in tema di «diagnosi forense di abusi sessuali». Perché un pasticcio come quello di Rignano non si ripeta
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
UN ARTICOLO E UNA RISPOSTA DALLA RETE. POI, OGNUNO SI FORMI L'OPINIONE CHE CREDE.
Da un post di Milan 67
"ANCHE REPUBBLICA, CHE ERA TRA I DUBBIOSI, SI STA SCHIERANDO CON GLI INNOCENTISTI, PER CUI ESTRAPOLARE POCHE RIGHE DA 154 PAGINE PUO' ESSERE FUORVIANTE...."
CRONACA
Le testimonianze a porte chiuse dei bambini di Rignano:
quelle sollecitazioni durante gli interrogatori
"Streghe, statue e castelli neri"
Ecco l'ultima carta dell'accusa
di CARLO BONINI
<B>"Streghe, statue e castelli neri"<br>Ecco l'ultima carta dell'accusa</B>
ROMA - Liquidati dalla Cassazione, gli Orchi di Rignano Flaminio non ci lasceranno. Perché, ora, la storia nera della "Olga Rovere", con i bambini non ha più nulla a che vedere. Torna ad essere quel che è stata dall'inizio: affare di soli adulti, incapaci sin qui di muovere un solo passo avanti verso la verità, quale che sia. E per questo degli Orchi irrimediabilmente prigionieri.
Due documenti di 154 pagine, depositati agli atti dell'istruttoria della Procura di Tivoli, raccontano il capovolgimento. Anticipano il canovaccio dei prossimi mesi. Sono le trascrizioni delle testimonianze che il 28 e il 30 luglio due bimbe che si vogliono abusate (prime di un gruppo di dieci) affidano in un "esame protetto" al giudice dell'indagine preliminare Elvira Tamburelli, al pubblico ministero Marco Mansi, alla neuropsichiatra consulente di ufficio Angela Giganti, agli avvocati dei sette indagati, all'accusa privata delle parti civili. I ricordi delle bambine si specchiano nelle sollecitazioni degli adulti. Ora le assecondano. Ora le deludono. Ne diventano il calco emotivo. Documentano un metodo di indagine e i criteri che la governano.
28 luglio, dunque. A. (chiamiamo così la bimba) è in una stanza attrezzata del Tribunale di Tivoli. Una piccola sedia. Una lavagna. Dei fogli bianchi. Matite colorate. Peluche. Bambole. Una telecamera e dei microfoni. Accanto a lei, la sola neuropsichiatra Angela Giganti, con una cuffia che le consente di ascoltare e "mediare" le domande che il giudice e le parti, isolati in un'altra aula, rivolgeranno alla bimba.
A. ha imparato a conoscere bene la neuropsichiatra. Si sono incontrate più volte. Le ha già raccontato "tutto". Ora dovrà soltanto ripeterlo per un'ultima volta. La più importante. A. è una bimba intelligente. E ormai ha più di cinque anni. Si mette a disegnare. "Sto a fà il rossetto". "Ah, stai facendo il rossetto. E tu te lo sei messo il lucido sulle labbra? Fai vedere? È vero che ti sei messa il lucido sulle labbra?". A. risponde svogliata a domande di routine sulla sua vita familiare. Afferra il microfono e le cuffie audio della neuropsichiatra per salutare il giudice. Riprende a disegnare. Prima era un rossetto. Ora degli orecchini. La neuropsichiatra la sollecita.
"Come si chiamava la maestra?".
"Deborah".
"Deborah?".
Il nome non è congruo con il canovaccio dell'istruttoria.
"E avevi solo la maestra Deborah?".
"Due Deboreh".
"Due Deboreh?".
"Quattro Deboreh".
"Quattro maestre e tutte Deborah si chiamavano?".
"Sì, come la pecora che fa Beeh".
A. non si lascia afferrare. "Allora, quali cose si fanno a scuola? Me ne racconti qualcuna?" "Non mi va". "Ma ci vai volentieri?". "Sì". La psichiatra aumenta la pressione: "Ti ricordi che io sono la dottoressa delle cose belle e delle cose brutte? E te l'ha spiegato il giudice che è il giudice dei bambini. Spiegale quello che ti piace e non ti piace. Io me lo ricordo che ti piace il gioco del cagnolino e della tigre...".
A. comincia a ritagliare dei coriandoli. La neuropsichiatra non la molla. "Hai mai fatto giochi che non ti piacciono?". "No". Insiste, mostrandosi delusa: "Io ho l'impressione che tu al giudice non gli vuoi far sapere proprio niente di te...". Funziona. A. ora si giustifica: "È che non mi va perché sò stanca". "Lo capisco (...) Ci sono delle cose che vuoi far sapere a me?". "Sì". A. racconta di un cavalluccio a dondolo nella vetrina di un negozio. Gioca con la collana della neuropsichiatra. Poi, chiede della madre. "Devo dire una cosa a mamma". "Facciamo così. Il giudice voleva che tu le raccontassi un po' di cose della tua vita. Quando gliele hai raccontate te ne vai a casa...".
Ci siamo.
"Allora, raccontiamo una cosa brutta?".
"Sai che c'era una strega che si chiamava Patrizia?". Il nome "finalmente" collima (Patrizia Del Meglio è una delle maestre indagate). Ora A. deve soltanto essere accompagnata. Così.
"E dove stava questa strega?".
"In un castello. E c'erano tutti i bambini piccoli che non sapevano cosa fare. E c'ero pure io che le davo le tottò e non moriva perché era troppo potente e magica. Era una strega maligna che faceva male ai bambini".
"Gli faceva le punture?".
"Al culo".
"Al culo dove? Sulla chiappetta o dentro il culetto?".
"Sulla chiappetta".
"Come era questo castello?".
"Nero".
"E come ci andavate?".
"Nella macchina di Ang... Eh, cioè... no. La stavo a sbaglià. Stavo a dì Angela (...) Era di Marisa, un'altra strega uguale a Patrizia".
Anche il secondo nome (Marisa Pucci, maestra) è stato pronunciato. A., sollecitata, aggiunge dei dettagli.
"Le streghe le ho viste al castello. Marisa l'hanno trovata uccisa... I poliziotti".
Cos'è il castello? La casa di Rignano dove si ritiene che i bambini venissero abusati? O nella nuova immagine si impasta anche il ricordo dei giorni di galera delle maestre (l'hanno trovata uccisa i poliziotti...)?
La neuropsichiatra tira dritto.
"Quando ci sei andata al castello?".
"Ieri".
La risposta pone un problema.
"Come ieri? Ieri mattina, oppure tanto tempo fa? O un po' di tempo fa?". "Quando era notte".
Se "ieri" è una risposta "impossibile", "ieri notte" lo è ancor di più, perché i bambini si vogliono abusati in pieno giorno, sottratti alle loro classi durante la giornata scolastica. La neuropsichiatra lascia cadere.
"Che faceva questa strega nel castello?"
"I giochi pelushati alla patatina e al culetto. Facevano malissimo, sai?".
"E come erano? Me lo dici?".
A. mima la masturbazione.
"Eri spogliata?".
"Si".
"Tutta o un po'?".
"Spogliata tutta".
"E mentre tu facevi questo gioco, la strega Patrizia che faceva?".
"Catturava i piccoletti".
L'avvocato Carlo Taormina (parte civile): "Vorrei che si chiedesse se la bambina riesce a ricordare la strada che faceva per andare al castello, quanto tempo impiegava e se faceva anche il gioco della "patatina che fa il solletico". Se c'erano altri uomini al castello e chi erano Patrizia e Marisa".
A. non ricorda né la strada per il castello, né i suoi tempi. Dice: "Non facevo nessun altro gioco". Aggiunge: "Non c'erano altre persone grandi". Quindi torna sulla visita "fantastica" della notte appena trascorsa.
"Chi ti ha portato ieri al castello?".
"Marisa".
"E chi è Marisa?"
"La strega"
"E l'hai vista anche da qualche altra parte oltre che al castello?".
"Solo al castello".
Chi è dunque Marisa? È la maestra o no? E chi è Patrizia? La neuropsichiatra: "Pensaci bene. La strega Patrizia l'hai vista da qualche altra parte?".
"No".
"A scuola non l'hai mai vista?"
"No".
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A. scalpita. "Dove l'hai comprati stì orecchini? E la collana? E il bracciale?", chiede alla psichiatra. Ma da lei vogliono ancora sapere di una piscinetta per bambini.
"Conosci un certo Maurizio?".
"Sì. Era cattivissimo. Andava dentro l'acqua del mare e stava dentro un barattoletto e rubava i gioielli al castello".
"Maurizio andava nella vaschetta?".
"No. Non è vero".
"Dov'è questa vaschetta?".
"Dentro al castello".
Il giudice interrompe. "Credo che la bimba sia "arrivata"".
Appaiono "arrivati" anche gli adulti. E lo dimostrano il 30 luglio. Tocca alla seconda bimba, chiamiamola B. Il canovaccio è identico. E identico è il contesto. Non il contegno. In aula si affaccia uno dei genitori dei bambini che si vogliono abusati. Indossa una t-shirt. Si legge: "Pedofilia". Il giudice lo sbatte fuori. Gli avvocati difensori Naso e Coppi chiedono che la psichiatra tenga le mani a posto durante l'esame ("Gradiremmo che questa volta la bambina non venisse accarezzata. Non è una seduta di psicoterapia"). Ne nasce un finimondo. E quando tocca a B., cinque anni, una maglietta con una papera e la scritta "Diva", può andare solo peggio. Anche perché quel che la bimba ha da dire rimescola le carte dell'istruttoria.
"Cosa è successo a scuola?"
"Delle cose bruttissime che io ed A. abbiamo raccontato alla mamma di A.".
"Dove?"
"In una stanza sotto la scuola, dove c'erano "le scale a mobile"".
"E dove portavano le scale mobili?"
"In una stanza in fondo, grande. Con tutte le statue".
"E come ci andavate?".
"Da soli".
"Che giochi facevate?".
"Giochi normali".
"E voi che facevate alle statue?".
"Gli davamo le botte sulla patatina".
"Ma come facevate ad andare nella stanza delle statue?".
"Ci andavamo da soli. Le statue dormivano lì".
"E dopo che succedeva?".
"Nulla. Rientravamo in classe e c'era la maestra Marisa".
"La maestra Marisa che vi insegnava?"
"Le canzoncine e i disegni".
B. chiede della mamma. E, come per A., la neuropsichiatra pone una condizione. "Tra un pochino vai da mamma, prima però il giudice voleva capire quali sono queste brutte cose". B. si mette a giocare con le bambole, parlando da sola. Gli addetti in toga non sembrano prestare alcuna attenzione. Anche se, forse, dovrebbero, dal momento che ci si interroga su quale forma di sollecitazione sessuale abbia lavorato sulla psiche dei bambini. La storia che B. racconta è quella di due sorelle (le bambole) che si contendono un marito. Il linguaggio è maturo: "Le due si rilitigavano. Lei litiga con il marito che lasciava quella nera e si prendeva la bionda. "Io non ti voglio più a te..." "Io ora vado con lei. Punto e basta". "Ti va a stare con me?" Io volevo stare un po' con lei. Sono amica. Ho fatto finta da essere il fidanzato suo. Sono sempre tuo. E ora andiamo a vestirci, amore".
Nulla scalza le statue. Di cui, però, B. improvvisamente dice di aver soltanto saputo.
"Allora, queste cose brutte sotto alla scuola, le hai viste o te le hanno raccontate?".
"Io non ho visto niente. L'ho saputo".
"E cosa hai saputo?".
"Il vento".
B. viene congedata.
(19 settembre 2007)
DAL SITO "LA SEGRETISSIMA" 18 settembre 2007 23.06.00 CEST
Anonimo ha detto...
Bonini e la storia tra adulti
Uno dei migliori giornalisti di Repubblica e una storia di abusi sessuali a danno di un numero imprecisato di bambini.
Inizia partecipando al dramma di chi il dramma lo sta vivendo. Chiude il suo primo articolo constatando con mestizia che si tratta di una storia tra adulti. Poi, all’improvviso, viene folgorato da un’intuizione: le indagini sono state fatte male. Già, perché se fossero state fatte bene, le indagini, forse si sarebbe trovata qualche foto raccapricciante nei computer, si sarebbero potute intercettare telefonate compromettenti tipo: “a che ora li facciamo uscire dalla scuola per abusarli?”,si sarebbero potuti trovare decine di testimoni che, spontaneamente, si sarebbero presentati ai carabinieri per dire:”Sì, io l’ho vista per strada con sei bambini. Indossava una gonna blu e aveva una camicetta a fiori. No, la marca della borsa non la ricordo, però so il suo nome e il suo indirizzo”.
Poi , si trova per caso a visionare spezzoni dei video girati dai genitori (in possesso solo della difesa) e ne ordina subito la trascrizione. Non si domanda, il giornalista, se vedere uno spezzone di un video amatoriale e disperato, possa falsare il giudizio o ledere qualcuno. Lui fa il suo lavoro, e pubblica la trascrizione, demolendo pezzo per pezzo i suoi autori, i suoi interpreti. Persone disperate che, per essere credute dai carabinieri, avevano cercato di fornire un documento di quanto raccontavano i loro bambini. Sono solo tre i video dei genitori, ma sembrano mille. Non sono stati fatti per incriminare qualcuno, ma per chiedere aiuto. Bonini, però, fa il suo lavoro. Poi , nella fase che precede l’incidente probatorio, Bonini torna ad occuparsi d'altro. I pelouches strusciati addosso dalla prima bambina nell’incidente probatorio, non devono suscitare una grande impressione nel giornalista Bonini, che tace. Poi, dopo il pronunciamento della Cassazione sulle scarcerazioni di maggio, Bonini trova per caso il cd dell’incidente probatorio forse rimasto per errore sul tavolino di un bar del centro. E qui il giornalista torna a ruggire. Pubblica la trascrizione inframmezzata dai suoi commenti. Il giornalista- psichiatra e si avventura in analisi accurate delle parole della bambina quando racconta che "al castello c’è andata ieri notte". Dice Bonini: “Se "ieri" è una risposta "impossibile", "ieri notte" lo è ancor di più, perché i bambini si vogliono abusati in pieno giorno, sottratti alle loro classi durante la giornata scolastica.” Il neuropsichiatra infantile Bonini non sa che a cinque anni “ieri” è il passato, qualunque passato e la notte può anche essere una stanza buia, un ricordo buio, o solo un modo di dire. Ma non importa, tanto non lo licenzierà nessuno perché anche i giornali sono una “storia tra adulti” e, tra loro, gli adulti si capiscono perfettamente.
20 settembre 2007
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
Oggi ho trovato per caso questo vecchio articolo. Vecchio è un termine improprio, visto che sono passati solo quatro mesi dall'intuizione che ha guidato questo autentico recordman dell'errore giornalistico.
Il giornalista comincia felicitandosi per la brevità della permanenza in carcere delle indagate di Rignano Flaminio. Poi cita l'assoluzione delle due suore dell'asilo di Bergamo. Poi dice che il caso Brescia e il caso Rignano sono uno la fotocopia dell'altro e, visto che anche il parroco di Rignano è stato "sfiorato" dall'inchiesta perchè due delle maestre indagate sono sue catechiste, individua la radice di tutti i mali in un supposto "pregiudizio anticattolico" . Quindi azzarda un ipotetico "disegno criminoso" alla base di quelle che definisce"disastrose inchieste": " il tentativo di sbriciolare l’ultimo spezzone di sistema educativo che conserva l’impronta della lunga esperienza cattolica".
Ecco, dopo tutto quello che è successo in questi mesi, dopo tutti gli scandali che hanno travolto il clero in un numero così alto di città. Dopo la sentenza della Cassazione che annulla l'assoluzione delle suore di Bergamo (vedi post sezione Rignano), dopo che i bambini di Rignano hanno cominciato l'incidente probatorio raccontando particolari tanto precisi quanto raccapriccianti, la Cassazione, a proposito del caso dell'asilo di Bergamo, ha sancito che:
""Nella letteratura di un certo peso dottrinario non è agevole pensare a quei piccoli come a piccole persone capaci di sofisticate bugie e fantasticherie, perchè la regola è che un bambino di quell'età è strutturalmente incapace di occultare o di riprodurre falsamente i fatti di quelle sue prime esperienze". "...Sul fronte delle testimonianze dei genitori, il collegio di legittimità ha spiegato che questi "non si sono riferiti alla conoscenza che essi avevano avuto dei fatti di causa tramite altre persone, ma ad una loro cognizione diretta per essere stati diretti e immediati depositari delle confidenze dei figli".
Tralascio di commentare le immancabili citazioni del caso Modena (7 condanne) e del suicidio di Don Marco Agostini, che si è sempre dichiarato innocente anche se, secondo il giornalista, alcune intercettazioni telefoniche "sembrano inchiodarlo."
E poi la classica frase dettata da mera ignoranza:"perchè i ragazzi che hanno denunciato don Marco hanno aspettato tanto". Il giornalista non ha letto nulla sul tema degli abusi sessuali, sulla vergogna, sulla sudditanza psicologica nei confronti delle istituzioni, sia religiose che non, eppure parla, eppure scrive. Se mi dicessero di scrivere un'articolo sulla fisica quantistica, declinerei perchè non sono competente in materia. Ma se si tratta di abusi sessuali, tutti si sentono autorizzati a dire la loro, senza la minima cognizione di causa.
Ecco dopo tutto questo, a cosa starà pensando il giornalista P. Maurizio? La risposta è semplice: non si ricorderà neppure di aver scritto, in maggio, questo articolo.
IL GIORNALE
DI PIERANGELO MAURIZIO
n. 120 del 2007-05-23
Quel pregiudizio anticattolico dietro la caccia agli orchi
In fondo, alle maestre di Rignano Flaminio Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio è andata bene. Se la sono cavata con 15 giorni di carcere. A due loro colleghe - lasciamo perdere i nomi, ché già ne hanno passate abbastanza -, due suore e maestre d’asilo, 61 e 74 anni, è andata peggio. Accusate di aver compiuto atti sessuali su 8 bambini della scuola materna in quel di Gandino, nel Bergamasco, il 13 febbraio del 2003 sono state condannate dal Tribunale di Bergamo a 9 anni e mezzo di carcere. Un anno dopo, il 2 luglio, la Corte d’Appello le ha scagionate da tutto: «Il fatto non sussiste». E il «caso Brescia»? È ancora più istruttivo, perché l’inchiesta di Rignano ne sembra la copia carbone. E perché le coincidenze sono tante. Tante e tali a chiedersi se tra orchi e caccia alle streghe alla base ci sia, per dirla in breve, il pregiudizio anticattolico.A Brescia le indagini cominciano nel 2001 sulla scuola materna Abba: vengono arrestati per pedofilia un bidello e un’ausiliaria (in primo grado condannati a pene pesanti, in appello lei assolta e 13 anni per il bidello). Ma è evidente che si punta ad altro. Nasce quasi contemporaneamente il secondo filone d’inchiesta. Nel mirino la scuola materna Sorelli, dentro i locali parrocchiali. Vengono coinvolte sei maestre d’asilo, tutte con una lunga esperienza alle spalle, tutte impegnate nel volontariato cattolico e insegnanti di catechismo, più un prete (inizialmente sono tre) e un bidello.Stesso copione di questi giorni. Anche qui bambini violentati, portati fuori dalla scuola e sottoposti anche a riti satanici, ripresi e fotografati per un giro pedopornografico. Nel settembre del 2003 due delle maestre si ritrovano in carcere: ci restano 10 mesi, più altri 9 di «domiciliari». Il 6 aprile di quest’anno - 2007 - tutti gli otto imputati sono assolti. Anche questa volta «il fatto non sussiste». L’accusa aveva chiesto condanne per 125 anni. Quando le indagini si rivolgono sui veri pedofili, magari quelli che agiscono indisturbati nei campi rom con la complicità delle famiglie zingare, ci sono subito altri riscontri. Il 18 aprile 2006 la Squadra Mobile mette le mani su una rete che adesca i bambini nell’accampamento di Tor Fiscale. Tra i 18 arrestati c’è anche un allenatore di calcio, si trovano subito video e foto ignobili. Ma l’attenzione dei media dura poco. Il 5 aprile 2006 arrestano ad Assisi l’ex parroco di Pomezia, don Marco Agostini. Lo accusano alcuni ex ragazzi della parrocchia, ormai maggiorenni: denunciano di essere stati violentati e molestati in un periodo che va dal ’93 al 2004. C’è un punto debole: perché hanno aspettato tanto? Comunque sembrerebbero inchiodare il sacerdote anche alcune intercettazioni in cui chiede ai ragazzi, che vogliono andare a trovarlo a Assisi, di portare «un pornetto». Ma don Marco si è impiccato il 10 agosto scorso, dopo aver lasciato un biglietto alla madre: «Sono innocente».Don Giorgio Govoni invece è morto d’infarto alla vigilia del primo processo. Alla fine degli Anni ’90 era accusato di essere il capo di una banda, nella bassa modenese, che stuprava bambini, li usava nelle messe nere, a qualcuno staccavano la testa e, via, i cadaveri nel Reno. C’è stato un pubblico ministero, gip, investigatori che hanno creduto a tutto questo. Nel 2001 la Corte d’appello di Bologna lo ha scagionato completamente. Il pm di primo grado aveva chiesto 14 anni. E ora Rignano. Due delle tre maestre d’asilo arrestate sono insegnanti di catechismo. Le loro sono famiglie che possiamo definire più che tradizionali (e forse non ci si aspettava la reazione che hanno messo in campo...). Le indagini hanno sfiorato il parroco. Ecco: l’impressione è che la matrice di queste disastrose inchieste, oltre al pregiudizio anticattolico, sia il tentativo di sbriciolare l’ultimo spezzone di sistema educativo che conserva l’impronta della lunga esperienza cattolica. Quello che ha a che fare con gli anni più delicati dei nostri
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
un'articolo da analizzare con attenzione.
9/8/2007 - PERSONE
<lettere@lastampa.it>
Ma in Italia i pedofili quanti sono?
LIETTA TORNABUONI
Ma è possibile che tanti italiani siano pedofili? Lasciamo stare adesso i sacerdoti cattolici: di alcuni di loro s’è sempre saputo, si trovano in una situazione particolare e innaturale con l’obbligo e voto di castità, vivendo a volte in comunità pueril-giovanili omosessuali. Ma gli altri? Appena i carabinieri si mettono al computer, ne scoprono a centinaia (e noi non sappiamo che fine fanno) o, almeno, scoprono centinaia di compravendite di immagini di bambini occupati in atti osceni. La cronaca dà notizia di adolescenti o uomini anziani che infastidiscono bambini o li sequestrano. Le famiglie risultano ricettacoli di pedofili o di sfruttatori di bambini (non di rado i padri) che li usano per immagini oscene da cedere. Internet, non ne parliamo. Secondo Telefono Azzurro sono un’infinità i bambini che chiedono aiuto e protezione contro i pedofili. I fatti dell’asilo di Rignano Flaminio sembrano denunciare anomalie incredibili di maestre e bidella e gli interrogatori giudiziari dei bambini a proposito dei «giochi cattivissimi» prendono i toni del grottesco o dell’orrido. È possibile? Gli italiani, da sempre familisti e affezionatissimi ai figli, sarebbero diventati sadici persecutori (nessuno risale all’origine del termine pedofilo, che prevede l’amore per i piccoli). Gli italiani, come tutti, hanno sempre avuto montagne di difetti e di colpe. In questi anni, alle ladrerie e truffe, alle violenze e illegalità, alle vigliaccate ed egocentrismi maschilisti di tanti s’è aggiunta la manìa per la droga.E per la pedofilia? Ma che diamine. Personalmente, non posso credere a un’alterazione di massa del genere, almeno in quantità e diffusione così vaste. Risulta difficile avere fiducia nelle cifre di statistiche dall’incerta origine. Ho l’impressione che il fenomeno venga dilatato, gonfiato: dai media, sempre contenti di riferire scandali; dagli operatori (stare al computer è più comodo d’ogni altro servizio); dalle associazioni (più il fenomeno è rilevante, più la loro necessità è evidente); dall’immaginazione morbosa delle persone, dei genitori, dal loro allarmismo. Naturalmente, una simile impressione può essere speranzosa, consolatoria.
COMMENTO Lietta Tornabuoni è una giornalista famosa, ha una certa età, una lunga esperienza. Possibile che non abbia seguito l'evoluzione del mondo? Possibile che non si sia accorta che le fonti di guadagno illecito si rinnovano di pari passo con l'innovazione tecnologica? Possibile che si domandi se gli italiani siano tutti pedofili? Non sa quanto rende un filmato pedopornografico? Non sa che si può guadagnare bene anche vendendo fotografie oscene fatte con il telefonino? E l'ultimo rapporto Onu non l'ha letto prima di scrivere questo articolo? E non pensa che forse gli abusi sui bambini non sono esplosi in un giorno? E che magari prima non balzavano agli onori della cronaca ma c'erano comunque? E quel:"lasciamo stare i sacerdoti cattolici, di alcuni di loro si è sempre saputo?" In America è stata scoperchiata una pentola ed il suo contenuto si è propagato fino a noi. Il messaggio è che non bisogna avere più paura di denunciare i preti e i numeri DI DENUNCE che vengono sfornati ogni giorno dalla stampa sono allarmanti. Ci sono preti che vantano record strabilianti. Alcuni di loro fanno addirittura impallidire le supposte 50 denunce a carico di Don Gelmini. E poi che significa "lasciamo stare"? Siccome si sapeva andava bene? Non ci si poteva fare nulla pur sapendolo? Non è così che si affronta un argomento così serio e doloroso. E proprio quando esplode il caso di Rignano Flaminio dal quale, ovviamente, questa "profonda riflessione" ha avuto origine. Direi che nel 2007 sono due gli eventi che hanno dato uno scossone all'opinione pubblica e alle istituzioni religiose e non: il documentario sulla chiesa cattolica Crimen Solicitors e il caso di pedofilia nella scuola materna di Rignano Flaminio. Se i media non si fossero occupati di questi due casi, chissà quanto tempo ci sarebbe voluto perchè Lietta Tornabuoni si accorgesse in che mondo vive. Secondo lei la realtà viene dilatata, oltre che dai media e dalle associazioni, "dall’immaginazione morbosa delle persone, dei genitori, dal loro allarmismo". Ecco, questa perla di saggezza, vorrei che la ripetesse ai genitori dei bambini abusati negli asili italiani. Ma lei, questo articolo, lo ha scritto da casa e quei genitori non li incontrerà mai.
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
ECCO COME SI CONFEZIONA UN "FALSO"
Di seguito troverete una falsa intervista alle mamme di Rignano Flaminio. Dopo averlo letto vi spiegherò nei dettagli in cosa consiste la falsità dell'articolo.
Le mamme raccontano l’incubo
MARIA CORBI
ROMA 25 aprile 2007
Un bambino torna a casa arrossato e lo si cura, torna a casa sporco e lo si lava, torna a casa con dei disegni sul corpo e si pensa che abbia giocato con i pennarelli». Così parla Maria, una delle mamme di Rignano, anche lei vive con il peso dei sensi di colpa «per non aver capito». «Le conoscevo da quindici anni. Ho detto a mia figlia che con le sue maestre doveva essere brava come lo era con me. Non riesco più a dirle: ”fai la brava”». Maria non è sola, accanto a lei la rete delle mamme di bambini che hanno denunciato l’abuso da parte delle tre maestre dell’asilo, della bidella e di altri due uomini. Non è facile in questi casi trovare la forza di combattere insieme, spesso la vergogna, la paura di «far sapere» - un padre ha detto: «La farò visitare, ma continuerà ad andare all’asilo, altrimenti penseranno che sia stata violentata» - toglie forza e voglia di confrontarsi. Si diventa cellule singole. Ognuna piena del proprio dolore. Questa volta è diverso.
Ognuna di queste donne racconta un pezzo della sua storia, racconta la luce spenta negli occhi del proprio bambino, di come sia difficile accorgersi di quanto sta accadendo, anche quando le bambine si prendono la «candida». «Tu pensi - dice Gina - che i bagni sono poco puliti e insegni a tua figlia a non sedersi sulla tavoletta». Anche quando qualche genitore è andato a prendere il figlio prima del previsto e non lo ha trovato, ha accettato la semplice spiegazione: «Si è nascosto». Sono bambini, si sa. Racconti di vero orrore. Ad accusare i bambini, sotto accusa le maestre, signore inappuntabili, pilastri di quella che è diventata la «Peyton Place» laziale, Rignano Flaminio. Due di loro sono catechiste nella parrocchia di don Henry che dal pulpito ha esortato «le malelingue a tacere». Innocenti fino a prova contraria. L’avvocato Franco Coppi, che ha accettato la difesa di una delle maestre e di suo marito spiega: «Le accuse sono pesanti, vedremo su cosa sono fondate. Per il momento mi sembrano cose talmente tanto orrende che non si giustappongono con il passato ed il presente dei miei assistiti».
Cose talmente orrende, dice il principe del Foro. E basta ascoltare Alessandro, un padre, per rendersene conto: «Mia figlia di 4 anni aveva sempre i genitali arrossati, tagliuzzati e non capivamo cosa fosse. Era strana da qualche tempo e ci raccontava di posti che aveva visto durante la giornata scolastica, di un'auto, di una casa, ma credevamo fosse solo la fantasia di una bimba. Poi, quando altri genitori si sono accorti, rivolgendosi allo stesso pediatra, che i problemi di emorroidi dei loro bambini affliggevano gli alunni delle stesse classi, abbiamo iniziato a giocare di più con nostra figlia per farla parlare perché la piccola si rabbuiava ogni volta che le chiedevamo delle maestre. Alla fine ci ha raccontato di giochi che avrebbero dovuto rimanere segreti. Una volta ci ha detto che aveva male "lì" perché, come le avevano insegnato, non era ancora abituata al gioco». Bambine e bambini, che sanno appena parlare, ma che hanno espresso il disagio con le lacrime, la tristezza, i disegni: falli colorati, artigli, sangue. «Gli facevano fare il gioco del dito dritto», racconta un altro genitore. «Le spogliavano, le facevano sdraiare e gli infilavano “nella patatina” il dito». Molte sono state deflorate, spiega una madre.
I primi segnali della loro pena i bambini li hanno dati la scorsa primavera. Alcuni di loro erano diventati ingestibili. «Aveva crisi improvvise, vomitava, urlava di notte», spiega Roberta. «Imitava gli animali, si feriva», racconta Claudia. «Si svegliava la notte gridando: “mi picchiano, mi picchiano”», aggiunge Sarah. Non c’è fine all’abisso di queste testimonianze. Daniela ha un figlio che combatteva dalla nascita con la difficoltà: «Abbiamo lavorato 3 anni per riportare un figlio ad una vita normale. Terapie, dottori, visite. Stavamo rialzando la testa, stavamo scoprendo che il mondo è bello, finalmente.... Dobbiamo ricominciare daccapo. Ci hanno ammazzato tutti, mio figlio per primo. Ci hanno ammazzato. Ma devono temere i morti, perché ritornano».
La giornalista che finge di intervistare le mamme di Rignano Flaminio in realtà non ha fatto altro che fare un po' di ricerche su Internet comodamente seduta nel suo ufficio. E fidandosi ciecamente di quanto aveva trovato, lo ha fatto suo, fingendo che queste affermazioni le avessero fatte proprio a lei, le mamme in persona. In realtà gran parte di ciò che dice è tratto dall'intervento fatto al convegno della Prometeo di Massimiliano Frassi il 21 Aprile a Boario Terme da un membro dell'associazione genitori di Rignano Flaminio. Il testo di questo intervento era sul blog di Frassi e forse c'è ancora perchè io l'ho letto tutto e l'ho anche trovato riportato integralmente su diversi blog. Le parole dei genitori erano frasi che l'autore dell'intervento aveva inserito nel discorso più ampio sulla pedofilia nelle scuole materne e sugli effetti che questi eventi hanno nelle comunità in cui si verificano. (IL convegno era precedente agli arresti). La prima parte dell'intervento era costituita da un articolo de "Il manifesto", e che invece la signora Corbi fa suo, senza neppure citarlo.(fa parlare un fantomatico Alessandro). Le madri di Rignano non hanno mai parlato di "deflorazioni" alla giornalista in quanto quella frase è stata presa da un articolo che confondeva il caso Brescia con quello di Rignano. Le 77 anomalie fisiche e le due deflorazioni sono, purtroppo, dati resi noti dal dottor Bruni autore della perizia sui bambini della scuola Sorelli di Brescia. Ma la giornalista non ha ritenuto di approfondire, naturalmente.
Quello che stupisce è che un giornale serio come "La stampa" abbia consentito la pubblicazione di un falso di simili proporzioni.
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
RIGNANO/ TAORMINA: SENTENZA CASSAZIONE SCONCERTANTE E GRAVE
RIGNANO, CASSAZIONE: CI SONO ELEMENTI MA NON INDIZI GRAVI
Rignano, "abusi commessi altrove"
Cassazione: bimbi influenzati da adulti
RIGNANO: CASSAZIONE, CERCARE ABUSI FUORI DALLA SCUOLA
RIGNANO FLAMINIO: CASSAZIONE, «VIOLENZE SESSUALI VERE, MA DIVERSE DA COME RIFERITE»
CASSAZIONE, i SINTOMI NON SONO PROVA DI ABUSO
Rignano: Cassazione, sintomi non sono la prova di un abuso avvenuto
Il Tribunale ipotizza che il malessere dei bambini sia derivato dagli effetti della cosiddetta vittimizzazione secondaria
Rignano: Cassazione, ci sono elementi ma mancano riscontri
La Cassazione su Rignano Flaminio
"Gli adulti hanno suggestionato i bimbi"
RIGNANO FLAMINIO: CASSAZIONE, «VIOLENZE SESSUALI VERE, MA DIVERSE DA COME RIFERITE»
Ed ecco una carrellata sulla grave sentenza della Cassazione che sconfina pesantemente dai suoi compiti, indicando addirittura una pista alternativa agli inquirenti. Quello che è grave in tutti questi articoli, è che nessun giornalista si è premurato di approfondire il tema su cui era chiamata a decidere la Cassazione. Nessun giornalista ha detto che il Tribunale del Riesame aveva scarcerato le maestre e che il PM Mansi aveva fatto ricorso contro quella scarcerazione. I giudici della Cassazione dovevano dire se il 9 maggio, la decisione presa dal Riesame era corretta. Dovevano esaminare i motivi che avevano spinto i giudici a scarcerare gli indagati e li hanno trovati giusti: nessun pericolo di fuga, impossibilità di inquinare le prove, impossibilità di reiterare il reato. I giudici hanno poi ritenuto gli indizi raccolti fino al 9 maggio contro gli indagati non sufficienti a confermare gli arresti. (come per Stasi a Garlasco). Il ricorso del PM Mansi è stato respinto perchè in quel ricorso si chiedeva ai giudici di valutare le nuove prove raccolte. I giudici hanno risposto che non rientra nei compiti della Cassazione valutare nuove prove.
Poi, colpo di scena, gli stessi giudici indicano una pista alternativa, valutano i comportamenti dei genitori, le dichiarazioni di due bambini (non di tutti e sei o di tutti quanti come sembra dai giornali) che sembrano loro suggestionati, e addirittura dicono che i malesseri dei bambini non sono necessariamente conseguenza degli abusi ma poi, contraddicendosi, ammettono che la violenza sessuale c'è stata ma i responsabili vanno cercati fuori dalla scuola. Ecco, se tutto questo lo avesse scritto il presidente del Comitato in difesa degli indagati di Rignano Flaminio, mi sarebbe sembrato normale. Il fatto grave, è che una spiegazione tecnica su questa sentenza, non è arrivata da nessun giornalista ma solo dall'avvocato Taormina. A volte penso che dovrei cambiare il titolo di questo forum con "Perchè i giornalisti non studiano".
Rignano, "abusi commessi altrove" Cassazione: bimbi influenzati da adulti
Per la Cassazione gli abusi sessuali sui bimbi della scuola materna Olga Rovere di Rignano potrebbero essere stati commessi non nell'asilo ma altrove. E' quanto emerge nelle motivazioni della scarcerazione delle maestre e dei due indagati. La Suprema Corte invita gli inquirenti a seguire altre piste. C'è la possibilità inoltre che "gli adulti abbiano influito con domande suggestive sulla spontaneità del racconto dei bambini".
"Allo stato delle investigazioni, è consentito rilevare che, se vi sono state violenze sessuali (ipotesi non del tutto scartata dal Tribunale), esse sono state perpetrate con modalità differenti da quelle riferite nelle denunce", scrivono i giudici che hanno confermato la libertà per 5 indagati (l'autore tv Gianfranco Scancarello, le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci e Silvana Magalotti, e il benzinaio Kelum Weramuni De Silva).
Quindi le eventuali violenze potrebbe essere avvenute in un ambito diverso da quello scolastico, la pista investigativa su cui si sono concentrati finora gli investigatori.
Le perplessità della Cassazione
I sintomi di disagio si sono manifestati "non durante l'anno scolastico, ma - ricorda la Cassazione - in epoca successiva. Ancora. Non "in armonia con quanto avviene normalmente per il danno post-traumatico" questi sintomi in alcuni dei piccoli "si sono manifestati dopo le prime denunce" e solo in un secondo momento i genitori hanno fatto "una lettura retroattiva di comportamenti ritenuti normali mentre all'uscita dalla scuola non hanno inspiegabilmente riscontrato nei loro bambini (oggetto fino a poco tempo prima di atrocità di ogni tipo) alcun segnale di sofferenza e di disagio psichico".
Per questo, secondo la Suprema Corte, bene ha fatto il Tribunale del riesame a ipotizzare che il malessere dei bambini sia derivato, se non in tutto, almeno in parte dagli effetti della cosiddetta "vittimizzazione secondaria' (vale a dire dallo stress cui i piccoli sono stati sottoposti a causa delle visite mediche e dallo stato di ansia dei loro genitori).
L'impianto accusatorio in parte viene minato anche dalle seguenti considerazioni: per la Cassazione di fronte alle presunte "violenze fisiche invasive" ci sono solo due certificati medici che non danno certezza che i bimbi abbiano subito necessariamente violenze sessuali.
Bimbi influenzati dai genitori?
Per i giudici di piazza Cavour anche se i genitori si sono mossi per tutelare i propri figli, non è da escludere (e in ogni caso è da tener presente) che i bambini di quell'età possono diventare "altamente malleabili in presenza di suggestioni eteroindotte: interrogati con domande inducenti, tendono a conformarsi alle aspettative dell'interlocutore". Queste, in sintesi, le motivazioni per le quali gli alti togati non hanno ritenuto che ci fossero né prove né indizi che autorizzassero la misura cautelare nei confronti dei sospetti.
Cronaca
RIGNANO/ TAORMINA: SENTENZA CASSAZIONE SCONCERTANTE E GRAVE
'Ma non nega gli abusi: i responsabili saranno inchiodati'
APCOM
Roma, 9 ott. (Apcom) - "La sentenza della Cassazione può essere definita senz'altro sconcertante e non compatibile con il ruolo che spetta nel nostro sistema alla Corte Suprema". Lo sostiene in una nota Carlo Taormina, avvocato difensore di parte civile nell'inchiesta sui presunti abusi che sarebbero avvenuti nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, spiegando che "è ben strano che, dopo aver dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Tivoli, essa entri, violando la legge pesantemente, nel merito, trasformandosi persino in un investigatore fino ad indicare i percorsi che dovrebbero interessare l'indagine".
Per l'avvocato "non si comprende sulla base di quali accertamenti, assolutamente vietati alla Cassazione, la sentenza abbia potuto affermare che gli autori degli abusi dovrebbero essere ricercati fuori dall'ambiente scolastico, senza che si precisi se per ambiente si intendano i luoghi o le persone. Né - prosegue - si comprende cosa possa significare l'affermazione secondo la quale i genitori dei bambini avrebbero esercitato condizionamenti sui figli, quando non una circostanza di fatto la Cassazione ha potuto indicare nella sua sentenza che smentisca gli abusi narrati dai bambini e dai loro genitori".
"Nel censurare apertamente e senza tema di smentita la decisione della Cassazione - continua Taormina - prendo atto che gli abusi di cui sono stati vittime i bambini non vengono negati e considero la sentenza superata, quanto ad accertamenti definitivi di questi abusi, dai risultati degli incidenti probatori fino a questo momento svoltisi perché tutti capaci di dimostrare fatti e responsabili. La sentenza, poi, è basata su vecchi criteri interpretativi delle prove che recentemente la stessa Terza Sezione Penale della Cassazione ha rivisto e ridisegnato. È molto grave, stante il ruolo istituzionale della Cassazione, massimo organo giudiziario del nostro sistema, che la stessa sezione cambi idea a seconda della composizione dei collegi che di volta in volta decidono le cause".
"Stiano serene le famiglie delle piccole vittime degli abusi perché - conclude - il tempo è galantuomo e i responsabili saranno inchiodati".
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
GIORNATA NERA PER LA STAMPA E I MEDIA:LA CASSAZIONE SMENTISCE I GIORNALISTI
Roma | 10 ottobre 2007
Cassazione: mai sostenuto che gli abusi di Rignano sono avvenuti fuori dalla scuola
La scuola di RignanoLa notizia di "abusi avvenuti fuori dalla scuola" di Rignano, riportata oggi dai quotidiani, "consiste in una sintesi della sentenza che non trova fondamento nel suo contenuto". E' quanto precisa il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone.
Nella motivazione della sentenza, rileva Carbone, "si legge infatti che 'se vi sono state violenze sessuali (ipotesi non scartata dal Tribunale), esse sono state perpetrate con modalità differenti da quelle riferite nelle denunce'. Nulla - conclude il primo presidente della Suprema Corte - si può desumere pertanto dalla stessa sentenza in ordine al luogo ove le denunziate violenze potrebbero essere avvenute".
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
FERRARA E L'ELOGIO DELLA FOLLIA
Se oggi avrete dei problemi con la rete, non preoccupatevi. Probabilmente è dovuto al fatto che Ferrara si è espresso su Internet, e più precisamente sul sito di Panorama, con un articolo del quale il solo titolo ha mandato in tilt la coscienza di Internet: La favola degli orchi di Rignano. Badate, la sua convinzione che a Rignano non sia successo nulla, non c'entra con i problemi alla rete. Ciò che sconvolge nel suo articolo, infatti, è l'elogio che il giornalista anziano fa di due amici giornalisti più giovani, Bonini di Repubblica e Cerasa de Il Foglio. Il secondo deve essere un suo pupillo, visto che lo ringrazia nel suo primo (e spero ultimo) libro pubblicato. Il primo è un professionista riconosciuto ma che, nella fattispecie, assume il ruolo di "salvatore". Cito un passo: "Ma le inchieste coraggiose, difficili, dei due cronisti ci hanno fatto vedere, mentre la caccia montava e con gli arresti a raffica minacciava di diventare un macello giudiziario e morale, l’altra faccia della realtà.", "e bisogna dire grazie a chi ha consentito di mettere le briglie al somaro imbizzarrito dell’opinione forcaiola, prima che finisse di calpestare le sue vittime." (nota mia, le maestre)
Ecco, se volete leggere l'intero articolo, lo trovate in rete. Io ho provato ad incollarlo ma mi sono sentita male e ho dovuto interrompere le operazioni di copia-incolla. A breve, metterò insieme una carrellata di articoli di Bonini del quale mi sono già occupata in questo forum (vedi post: Bonini e la storia tra adulti).A proposito, il concetto della "storia tra adulti" deve piacere talmente tanto a Bonini che lo ripete in qualsiasi occasione (anche ieri a Radio 24). Non mi stupirei se quando la moglie gli chiede cosa ha fatto nella giornata lui rispondesse:" E' una storia tra adulti".
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
Giuliano Ferrara e la succursale del Pulitzer
Più che una proposta è un rammarico, quello di Ferrara su Panorama (L'arcitaliano: La favola degli orchi di Rignano). Eh, sì. Purtroppo in Italia non c’è il Premio Pulitzer, altrimenti sarebbe dovuto andare proprio a loro, agli investigatori della carta stampata nostrana, Bonini e Cerasa. Ai novelli Holmes e Watson. Sarebbe anche auspicabile, aggiungo io, una fiction su di loro e alla fine, per il contributo che hanno dato alla giustizia, il Presidente della Repubblica potrebbe nominarli Cavalieri del Lavoro. Comunque, visto che in fondo sono una persona generosa, ho tirato giù una lista di premi italiani a cui la strana coppia potrebbe accontentarsi di concorrere, in attesa che anche nel Bel Paese aprano una succursale del Pulitzer. E’ ovvio che se Ferrara ci metterà una buona parola, potranno vincerne anche più di uno. Ecco la lista:
- Premio Guidarello per il giornalismo d’autore
- Premio UCSI
- Premio TERZANI
- Premio Mauro Gavitelli
- Premio Cinque Stelle per il giornalismo
- Premio Maria Grazia Cutuli
- Premio Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia
- Premio Saint Vincent
- Premio Ilaria Alpi
- Premio Flaiano
- Premiolino
- Premio Hemingway.
- Premio Barzini
- Premio Ischia
- Premio Giornalista per 1 giorno
- Premio “Citigroup Journalistic Excellence Award: alla giuria articoli senza firma e senza testata per premiare soltanto l’eccellenza”.
Io consiglierei a Ferrara di iscrivere il suo pupillo Cerasa ai premi “Giornalista per un giorno” e “Premiolino”, mentre il più anziano Bonini potrebbe decisamente puntare al “Citigroup Journalistic Excellence Award: alla giuria articoli senza firma e senza testata per premiare soltanto l’eccellenza”.. Sono certa che la giuria non faticherà a riconoscere la raffinata penna di Bonini che trafigge le mamme di Rignano e i loro bambini, in mezzo agli scoloriti pezzi degli altri concorrenti
Re: PEDOFILIA: PERCHE' NON SEMPRE SI PUO' CREDERE AI GIORNAL
“L’UOMO NERO DELLA OLGA TEVERE”
Devo constatare con mestizia che almeno sei o sette giornalisti si sono seduti al computer per scrivere un articolo sul libro del giovane cronista del Foglio, figlio di un redattore di Repubblica e grande protetto di Giuliano Ferrara. Se penso che sul libro di Cerasa, Ferrara viene ringraziato insieme ad altre tre o quattro persone, perchè:"senza di loro il libro non sarebbe mai nato", mi verrebbe da dire: Ma perchè non sono andati a fare una gita al mare, invece di sponsorizzare Cerasa? Ma questi sono i misteri della vita. Tornando al libro, ho scelto questo articolo perchè è divertente. Sono divertenti gli errori che contiene, è divertente il titolo:"Cerasa ha visto l'uomo nero di Rignano". Bè, se lo ha visto poteva denunciarlo. Comunque la giornalista appare ammirata dal coraggio che ha avuto l'autore a pubblicare un libro del genere. Io, piuttosto, parlerei del coraggio che ha avuto l'editore a pubblicare un'accozzaglia di errori e brutture linguistiche di simile portata. Nell'articolo, la scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, diventa la "Olga Tevere." Credo che scriverò al sindaco, per proporre il cambiamento, oltre che del nome della scuola, anche del nome del paese. Questo servirebbe ad incrementare le iscrizioni alla materna, che pare ancora piuttosto vuota, e a non far più vergognare i rignanesi quando devono dichiarare la loro città di provenienza. D'estate ci sono stati rignanesi che affermavano di vivere a Ladispoli, altri a Riano (a 20 km da Rignano), altri a Morlupo e altri ancora preferivano restare su un generico: "Fuori Roma". Sperando che l'interlocutore non proseguisse chiedendo:"Roma sud o Roma Nord?". Un cambiamento del nome servirebbe anche a dare un nuovo impulso al mercato immobiliare, che dopo gli arresti di aprile, si è immobilizzato del tutto. Nessuno vuole venire a vivere a Rignano. Un intero paese è diventato come la villetta di Cogne, invendibile.
Nel libro, la vicenda comincia il giorno degli arresti e si ferma all’incedente probatorio. Certo, se no avrebbe ritardato la pubblicazione.
“Intanto la vicenda in se, con tutti i suoi protagonisti, drammatizzati come in un canovacchio teatrale: i genitori, i bambini, le insegnanti, le bidelle, l'immigrato, i carabinieri, i magistrati. Quasi una tipizzazione dei ruoli e dei caratteri.”
Cerasa deve essere stato solo di passaggio a Rignano. Ci avrà passato due giorni al massimo e non ha capito nulla. Ha visto tutto come una commedia. Come andare al cinema a vedere “Quel che resta del giorno” (uno dei film più tristi che abbia mai visto) e tornare a casa dicendo che non si è mai riso tanto. Poi fare un articolo in cui si dice che è un film molto comico. Che film ha visto Cerasa a Rignano?
“…. nel clima da "caccia alle streghe", citato nel sottotitolo del libro i dubbi siano diventati certezza, i sospetti accuse, le ipotesi condanne.”
Il clima di caccia alle streghe a Rignano non c’è. Chi è dalla parte delle maestre considera le madri esagerate e cattive, chi ha i figli che stanno male sa che la responsabilità è di chi a scuola non ha vigilato sui loro figli. Dove sono le streghe? Dov’è la caccia? Tutti sono molto sicuri dei loro sentimenti a riguardo. I dubbiosi, invece, restano in silenzio. Perché? Per non farsi dei nemici sbagliati e perdere gli amici giusti prima del tempo.
Ed ecco il gran finale dell’articolo:
“Di sicuro, sotto la lente del cronista Cerasa c'è anche l'errore di certo giustizialismo, di certa stampa veloce nel dichiarare le colpe senza aspettare le condanne. E se le vittime del linciaggio sono poveracci come i presunti orchi di Rignano talvolta le sentenze sono ancora più sbrigative e unanimi.”
Bè, non so se la prenderà bene l’autore televisivo Scancarello definito “poveraccio” e chissà come la prenderanno le maestre che possiedono due o tre ville a testa, “poveracce” anche loro. Che mancanza di tatto. Ma, del resto, se Cerasa da Rignano c’è solo passato, l’autrice dell’articolo l’ha vista solo in fotografia e ora che hanno buttato via il bruco davanti all’asilo, forse non riconoscerà la cittadina neppure in foto.
Libro-inchiesta del cronista del "Foglio"
Claudio Cerasa ha visto "l'uomo nero" di Rignano
Racconta i dubbi, i sospetti, le ipotesi
di LUCIA VISCA Ci vuole coraggio a scrivere un libro come "Ho visto l'uomo nero" (Castelvecchi editore, 172 pagine, 14 euro). Perché la vicenda di cui si tratta è "sub judice". Perché i dubbi sono tanti, li ha espressi anche la Cassazione. Perché la caccia alle streghe fa sempre paura. Claudio Cerasa, cronista de "Il Foglio", questo coraggio l'ha avuto, affidando alle stampe l'osservazione a caldo del brutto pasticcio di Rignano Flaminio. Cerasa, da cronista, fa una cosa. Data il libro. La sua osservazione co