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Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo)
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Messaggio Re: Pedofilia. Prete svizzero: sono recidivo 
 
Pedofilia: confessa il prete svizzero indagato in Francia
 
DÉLÉMONT (JU)/LIONE (F) - Un prete svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia in Francia ha confermato durante un'audizione davanti alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente un minorenne nel 1992. La vittima era il nipote di 12 anni, ha indicato la giustizia giurassiana.

Il sacerdote ha precisato di aver avvicinato intimamente il ragazzo in una sola occasione dopo il suo arrivo in Francia nella regione di Grenoble, ha precisato oggi il procuratore generale della Corte d'appello di Lione, Jean-Olivier Viout.

Ascoltato dalla polizia giudiziaria giurassiana lunedì l'uomo ha poi dato il suo accordo affinché il verbale venisse consegnato al procuratore generale della Corte d'appello di Lione. Il 67enne avrebbe anche riconosciuto di aver commesso molestie in Svizzera.

Il prete era già stato implicato in altri casi di pedofilia in Svizzera tra il 1968 e il 1972.Nel 1989 aveva lasciato la Svizzera e vissuto in Francia dove dapprima aveva ottenuto un ministero a Grenoble (F). Nel 2002, la Diocesi di Ginevra, Losanna e Friburgo, venuta a conoscenza della situazione, ha allertato la curia di Grenoble della pericolosità dell'uomo. Quest'ultimo ha negato i fatti, ma è comunque stato trasferito a Lione (F), secondo informazioni date alla stampa da Nicolas Betticher, portavoce della diocesi romanda.

La giustizia francese potrebbe decidere di archiviare il caso o chiedere un mandato d'arresto internazionale a causa della gravità dei fatti. Le autorità francesi avevano inoltrato giovedì scorso una domanda di assistenza giudiziaria per procedere ad un'udienza del prete, dopo che questi aveva ammesso in interviste al giornale "Tribune de Lyon" di aver commesso un abuso sessuale in Francia.

La polizia giurassiana sta indagando per sapere se l'uomo abbia commesso abusi in Svizzera non ancora prescritti. Trasmetterà quindi le sue conclusioni al Ministero pubblico che potrà, all'occorenza, aprire un procedura e chiedere l'arresto del sospettato.

Il prete risiede da due anni al convento dei cappuccini di Montcroix a Delémont. L'uomo, che aveva lasciato la Svizzera dopo un caso simile terminato con un indennizzo alla vittima, ha vissuto per oltre una decina d'anni in Francia ed è poi tornato in Svizzera nel 2005.


SDA-ATS, swissinfo.ch
  





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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
Pedofilia. Confessa il prete Svizzero indagato in Francia


Gennaio 16th, 2008

Un prete svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia in Francia ha confermato durante un’audizione davanti alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente un minorenne nel 1992. La vittima era il nipote di 12 anni, ha indicato la giustizia giurassiana.
Il sacerdote ha precisato di aver avvicinato intimamente il ragazzo in una sola occasione dopo il suo arrivo in Francia nella regione di Grenoble, ha precisato oggi il procuratore generale della Corte d’appello di Lione, Jean-Olivier Viout.
Ascoltato dalla polizia giudiziaria giurassiana lunedì l’uomo ha poi dato il suo accordo affinché il verbale venisse consegnato al procuratore generale della Corte d’appello di Lione. Il 67enne avrebbe anche riconosciuto di aver commesso molestie in Svizzera.
Il prete era già stato implicato in altri casi di pedofilia in Svizzera tra il 1968 e il 1972.Nel 1989 aveva lasciato la Svizzera e vissuto in Francia dove dapprima aveva ottenuto un ministero a Grenoble (F). Nel 2002, la Diocesi di Ginevra, Losanna e Friburgo, venuta a conoscenza della situazione, ha allertato la curia di Grenoble della pericolosità dell’uomo. Quest’ultimo ha negato i fatti, ma è comunque stato trasferito a Lione (F), secondo informazioni date alla stampa da Nicolas Betticher, portavoce della diocesi romanda.
La giustizia francese potrebbe decidere di archiviare il caso o chiedere un mandato d’arresto internazionale a causa della gravità dei fatti. Le autorità francesi avevano inoltrato giovedì scorso una domanda di assistenza giudiziaria per procedere ad un’udienza del prete, dopo che questi aveva ammesso in interviste al giornale “Tribune de Lyon” di aver commesso un abuso sessuale in Francia.
La polizia giurassiana sta indagando per sapere se l’uomo abbia commesso abusi in Svizzera non ancora prescritti. Trasmetterà quindi le sue conclusioni al Ministero pubblico che potrà, all’occorenza, aprire un procedura e chiedere l’arresto del sospettato.
Il prete risiede da due anni al convento dei cappuccini di Montcroix a Delémont. L’uomo, che aveva lasciato la Svizzera dopo un caso simile terminato con un indennizzo alla vittima, ha vissuto per oltre una decina d’anni in Francia ed è poi tornato in Svizzera nel 2005.
fonte Ticino news

  



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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
domenica 13 gennaio 2008

Pornografia e chiesa cattolica: Lo scandalo T2

TV via cavo, internet e telefonia. La società T-2 sta sbaragliando la concorrenza. Anche grazie all'offerta di canali dal contenuto pornografico. Niente di strano, se non che proprietaria della T-2 è la chiesa cattolica slovena " TV via cavo, internet e telefonia. La società T-2 sta sbaragliando la concorrenza. Anche grazie all'offerta di canali dal contenuto pornografico. Niente di strano, se non che proprietaria della T-2 è la chiesa cattolica slovena Mentre la Slovenia, in qualità di presidente di turno dell'UE, inaugura alla grande il suo semestre ospitando a Lubiana la Commissione europea e tanti accademici europei per parlare di »Dialogo interculturale«, dietro alle quinte della composita realtà slovena e dei suoi poteri forti, quelli che in questo momento di più condizionano le scelte a lunga gittata del governo in carica, si consuma una paradossale storia di ipocrisia e „doppia morale“. Protagonista è questa volta il vertice stesso della Chiesa cattolico-romana slovena, in particolare la Conferenza episcopale di Maribor. Lo scandalo si chiama T-2, attualmente forse la più popolare società di servizi di telecomunicazione (TV via cavo, internet e telefonia) in Slovenia. La popolarità di T-2, che da più di due anni sta facendo incetta di utenti anche per i suoi prezzi concorrenziali e sin dal 2005 per un'offerta innovativa in internet (sistema VDSL) , è dovuta anche alle sue proposte particolarmente »liberali« dei suoi pacchetti TV. Tra i programmi cui hanno accesso i clienti di T-2 ce ne sono vari di contenuto decisamente pornografico. Pornografia? Niente di strano, niente di particolare; un optional, messo a disposizione dei telespettatori da vari servizi di telecomunicazione. T-2 è semplicemente quello che in Slovenia offre più pornografia. E allora? Non ci sarebbe nulla da obiettare se la triple play T-2 non fosse di proprietà della Conferenza episcopale di Maribor. Proprio così; con una quota di azioni di maggioranza assoluta che la Chiesa cattolica detiene mediante la società finanziaria Zvon Ena, fondatrice e proprietaria di T-2. L'holding Zvon Ena, che ha importanti quote di capitale in diverse e importanti imprese slovene ( Sava Kranj, Helios, Lesnina, Hoteli Bernardin, la Banca di Celje, l'holding Inford, la Krekova družba, l'industria di zinco di Celje ecc.) è per il 52%, con azioni acquistate alla fine del 2005 per un valore di 50 milioni di euro, ma oggi notevolmente lievitate, di proprietà della società »Gospodarstvo Rast« fondata direttamente dalla Conferenza episcopale di Maribor e affidata a Mirko Krašovec, un influente uomo d'affari al servizio del vertice ecclesiastico per promuovere gli interessi economici e finanziari della potente chiesa slovena. Prima dell' offerta di Krašovec la Zvon Ena era di proprietà della Krekova Banka, un'istituzione originariamente legata anch'essa alla chiesa cattolica di Maribor ( Krašovec ne è stato il principale ispiratore). Più tardi la Krekova Banka è stata acquistata dall'austriaca Raiffeisen Zentralbank, ma Mirko Krašovec ha mantenuto il posto di membro del comitato di controllo nella nuova Raiffeisen Krekova, gestendo con particolare destrezza gli interessi della Conferenza episcopale che rappresenta. Dopo due anni di ottimi affari la T-2 e la Zvon Ena sono ora al centro dello scandalo forse più dolente per i vertici della chiesa slovena. L'opinione pubblica è venuta pian piano a sapere che il servizio di telecomunicazioni più popolare e »pornografico« della Slovenia è in mano alla Chiesa cattolica, quella stessa Chiesa che nel paese rimane il principale baluardo della morale cristiana e della famiglia; un baluardo che dai suoi pulpiti lancia strali e anatemi contro decadenza, immoralità e costumi lascivi. Una chiesa decisamente schierata con il conservatorismo di Papa Ratzinger. Ostentando sorpresa – dopo che la prorietà di T-2 era ormai un segreto di Pulcinella – è corso a Maribor persino il cardinale Franc Rode, l'uomo del Papa, il primo cardinale sloveno nella storia, vicinissimo all'Opus Dei, e protagonista tempo fa di una storia di raccomandazioni a favore della società italiana di costruzioni Grassetto in un contenzioso di questa con lo stato sloveno. Il favore glielo chiese allora il cardinale Tarcisio Bertone, oggi Segretario di Stato del Vaticano. Rode è volato a Maribor per raccomandare ai suoi vescovi una soluzione che tolga la chiesa dal pasticcio, magari salvando capra e cavoli. Evidente l' imbarazzo dei prelati sloveni che in due anni »non si erano accorti« che il proprio servizio di telecomunicazioni offriva ai fedeli sei programmi pornografici. E Rode esige che i vescovi si tirino fuori dall'affare e ripuliscano l'immagine della chiesa immacolata. La curia prende qualche giorno di tempo e poi decide di uscire da T-2, ma cercando di salvare per vie traverse i suoi affari, magari pensando a prestanomi e società by-pass che riducano la visibilità del legame tra il vertice cattolico e i programmi pornografici della famosa »triple play«. Insomma, niente più benedizioni dirette al sesso sfrenato in TV. Franco Juri - www.osservatoriobalcani.org

FONTE " CANISCIOLTI"/ Centro documentazione veri abusi
  



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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
La Chiesa fa il suo mea culpa
su un caso di pedofilia

 
La Chiesa cattolica decisa ad imporre un nuovo corso alla lotta alla pedofilia (Keystone)


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La vicenda di un sacerdote pedofilo sta suscitando un certo tumulto all'interno della Chiesa svizzera. La Conferenza dei vescovi svizzeri vuole rivedere le sue direttive interne.
Dopo le ammissioni di responsabilità fatte questo fine settimana, il vicario generale della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo propone la creazione di una banca dati internazionale.
 
Per evitare casi come quello che sta scuotendo la Chiesa cattolica svizzera in queste settimane, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) intende riesaminare le proprie direttive interne che fissano il comportamento da seguire in caso di preti sospettati di pedofilia.

È quanto indicato lunedì da Walter Müller, portavoce della CVS. «Le direttive attuali sono in vigore dal 2002 e prevedono una severa selezione dei candidati al sacerdozio, un migliore accompagnamento durante la formazione, nonché la possibilità di allontanare dai servizi pastorali le persone che hanno un comportamento scorretto; prima la politica era diversa», spiega Müller a swissinfo.

«La commissione d'esperti per gli abusi sessuali (della CVS) sarà probabilmente chiamata ad occuparsi del tema. Siamo consapevoli di dover ancora migliorare le procedure», ha precisato Müller.
 
Mea culpa
 
Domenica, dalle colonne di «Le Matin Dimanche», un membro della gerarchia cattolica svizzera ha ammesso per la prima volta una responsabilità della Chiesa nella vicenda del prete di 67 anni, indagato in Francia per atti di pedofilia.

Betticher aveva addirittura parlato di «complicità»: «La parola complicità mi fa male per la Chiesa che amo, ma è vero», ha dichiarato Betticher.

«È evidente che la procedura non si è svolta correttamente all'epoca. Altrimenti non ci sarebbe potuta essere una recidiva», ha aggiunto. La curia sapeva infatti - almeno dal 1989 - che il sacerdote, un cappuccino, aveva abusato di un ragazzo, ma non aveva denunciato il fatto alla giustizia civile. La gerarchia ecclesiastica aveva preferito lasciar trasferire il molestatore in Francia, dove è ricaduto una volta almeno nello stesso vizio.

«Constato che si è agito in modo inaccettabile. All'epoca c'era una omertà spaventosa. Nei club di calcio, nelle scuole, si agiva allo stesso modo. Ma per un prete, è molto più grave: dev'essere al di sopra di ogni sospetto».

Da allora le cose sono cambiate, ha assicurato Betticher: «Abbiamo ormai una procedura molto severa. Non appena il vicario giudiziario è informato dei sospetti, deve immediatamente condurre un'indagine ecclesiastica. Se i fatti trovano conferma, chiederà al prete di denunciarsi. Se rifiuta, lo farà egli stesso».
 
Rete internazionale
 
Secondo il vicario generale bisogna però andare ancora oltre: «Dobbiamo creare una rete internazionale per poter istituire un'autentica assistenza giudiziaria tra episcopati a livello mondiale», dice il membro della gerarchia cattolica friburghese in interviste pubblicate lunedì dai quotidiani «24 Heures» e «Tribune de Genève». E questo «con l'aiuto del braccio secolare della giustizia che ha mezzi di cui noi non disponiamo».

«Dobbiamo essere più severi. In caso di dubbio, ad esempio, sugli strumenti dei cappuccini per controllare il padre accusato di pedofilia, la diocesi deve esigere una visita canonica». Si tratta in particolare di assicurarsi che venga effettivamente garantita la qualità del controllo permanente previsto dalle regole del 2002, per esempio mediante un bilancio psicologico semestrale.
 
Un segnale importante
 
Colette Marti, responsabile della campagna «No alla violenza sessuale sui bambini!» dell'Associazione svizzera per la protezione dell'infanzia, giudica positivamente questa presa di posizione della Chiesa.

«Si tratta di un segnale inviato al pubblico: un'istituzione come la Chiesa dice in sostanza 'noi non accettiamo questo genere di comportamenti'».

«Senza dubbio siamo solo all'inizio di un lavoro che deve essere svolto in profondità – sottolinea ancora Colette Marti. È importante che tutti coloro che lavorano in una chiesa – non solo i preti ma anche ad esempio chi suona l'organo – siano sensibilizzati al problema».


 swissinfo e agenzie
  





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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
Pedofilia. Sì, la parola “complicità” fa male.
Ma senza l’inchiesta del ‘’Tribune de Lyon’‘...


di Barbara Marino/ 22/01/2008      FONTE: KORAZYM.ORG

Il caso è scoppiato quando il procuratore generale del canton Jura in Svizzera, ha ricevuto dalle autorità di Lione in Francia, la domanda di assistenza giudiziaria per un’udienza di un cappuccino svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia.    

  Padre J.A., un cappuccino svizzero 67enne mandato in Francia nel 1989 dopo aver violentato a più riprese un bambino a Lully (Fribourg) nel 1985, è stato rivisto ad inizio gennaio a Delémont, capoluogo del canton Jura. Ha dichiarato di aver compiuto altri atti sessuali in Svizzera e in Francia. Il vescovo ha nascosto e imboscato questa vicenda e non l'ha mai denunciata alla giustizia. In queste ultime settimane il vescovo ha cercato delle scuse, tanto da essere giudicato dalla stampa come bugiardo. Nominato cappellano della scuola, il cappucino pedofilo ha diretto quattro campi scuola in una casa di vacanza a La Roche, con bambini e educatori di Estavayer-le-Lac. I genitori vogliono sapere la verità.

Il caso è scoppiato in Svizzera, quando il procuratore generale del canton Jura, Yves Maître ha ricevuto dalle autorità di Lione in Francia, una domanda di assistenza giudiziaria per procedere ad un’udienza di un cappuccino svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia, che da due anni risiedeva al convento dei cappuccini di Montcroix a Delémont. Così veniva confermata all’agenzia Ats dal Ministero pubblico giurassiano un’informazione pubblicata dalla stampa svizzera romanda. Il frate aveva già abusato di un chierichetto a Friburgo tra il 1968 e il 1972. "Il procuratore procederà alle indagini in previsione dell’udienza", indicava la procura giurassiana, che non ha voluto dire se abbia incaricato la polizia di interpellare il presunto frate pedofilo. Bocche cucite anche in seno alla polizia cantonale.


Trapela che il cappuccino avrebbe ammesso in un’intervista di aver commesso un abuso sessuale in Francia, dove ha vissuto per oltre dieci anni. Il frate, sarebbe stato coinvolto in un caso simile in Svizzera, terminato con un indennizzo alla vittima, era stato trasferito in un monastero francese nel 1989 e aveva ottenuto un ministero a Grenoble (Francia). Nel 2002, la diocesi di Lausanne, Genève et Fribourg (Freiburg), venuta a conoscenza della situazione, aveva allertato la diocesi di Grenoble della pericolosità del religoso. Dopo aver negato i fatti, era comunque stato trasferito a Lione, ha affermato Nicolas Betticher (nella foto), vicario generale giudiziario e portavoce della diocesi romanda.

Nel 2005, la diocesi di Lausanne, Genève et Fribourg (Freiburg) apprende che il frate pedofilo è tornato in Svizzera e quindi, ha subito allertato le autorità ecclesiastiche giurassiane. Secondo Betticher, egli sarebbe sotto controllo medico e psicologico. Inoltre il comune lo tiene d’occhio e anche la sua corrispondenza viene letta.

Nel frattempo si apprende che il cappuccino sospettato di pedofilia era stato sottoposto ad interrogatorio dalla polizia dopo aver rilasciato un'intervista al settimanale francese Tribune de Lyon in cui ammetteva di "esserci ricaduto un’altra volta". Dopo la rivelazione shock del religioso, che l’ha fatto più volte, prima dell'intervento della polizia svizzera, la procura di Lione ha subito invitato le autorità svizzere di procedere all'interrogatorio.

Senza l’inchiesta de La Tribune de Lyon probabilmente non avremmo mai saputo niente del caso. Senza il giornale francese, padre J.A., frate cappuccino e pedofilo recidivo, passerebbe ancora dei giorni felici pensando - e questo sarebbe ancora il minor male - ai giovani credenti che incrociavano i suoi passi. Fortunatamente, le rivelazioni non si sono fermate dal momento dell’inchiesta giornalistica, provocando ogni volta un'eco nel silenzio colpevole di uomini di Chiesa che sapevano, di povere giustificazioni; di alibi evasivi, formulati a denti stretti da una Chiesa che sapeva. Mai il frate J.A. avrebbe dovuto poter continuare le sue pratiche. Sembra che oggi solo gli interrogatori giudiziari, le inchieste giornalistiche sono in grado di fare cambiare le cose. La verità guadagna terreno ogni giorno, mentre i drammi vengono poco alla volta alla luce. La parola "complicità" certamente fa male, come ammette il vicario generale giudiziario a Fribourg. Per la Chiesa, certo e per i suoi fedeli, ma non dimentichiamo le vittime, che da troppo tempo aspettano questo riconoscimento. È necessario una trasparenza totale sul comportamento, da parte dell’istituzione ecclesiale, dei suoi eletti. La Chiesa l’ha compiuto altrove; in Svizzera il lavoro deve ancora iniziare.

Nicolas Betticher, vicario generale giudiziario e portavoce della Curia diocesana di Lausanne, Genève et Fribourg (Freiburg), su una terrazza nei pressi del Vaticano (ottobre 2007).

Domenica 20 gennaio, per la prima volta un membro della gerarchia cattolica svizzera ha ammesso una responsabilità della Chiesa nella vicenda del 67enne cappucino pedofilo, di cui la stampa svizzera e francese aveva riferito nelle ultime settimane in seguito a un’indagine avviata contro di lui in Francia. Nicolas Betticher, portavoce e dal primo gennaio 2008 anche vicario generale giudiziario della diocesi di Lausanne, Genève et Fribourg (Freiburg) ha ammesso persino una "complicità" nella recidiva. "La parola complicità mi fa male per la Chiesa che amo, ma è vero", ha dichiarato Betticher in una intervista pubblicata domenica 20 gennaio dal giornale svizzero romando Le Matin Dimanche. "È evidente che la procedura non si è svolta correttamente all’epoca. Altrimenti non ci sarebbe potuta essere una recidiva", ha aggiunto. La curia sapeva infatti dal 1989 almeno che il sacerdote, un cappuccino, aveva abusato di un ragazzo, ma non aveva denunciato il fatto alla giustizia civile. La gerarchia ecclesiastica aveva preferito lasciar trasferire il molestatore in Francia, dove in almeno un’occasione ha compiuto lo stesso reato. Betticher ha detto di non avere spiegazioni per l’agire di allora: "Non ne ho idea. Non ho ritrovato dossier. Mons. Bernard Genoud non era ancora vescovo. Io non c’ero. Constato che si è agito in modo inaccettabile. All’epoca c’era una omertà spaventosa. Nei club di calcio, nelle scuole, si agiva allo stesso modo. Ma per un prete, è molto più grave: dev’essere al di sopra di ogni sospetto". Da allora le cose sono cambiate, ha assicurato Betticher: "Abbiamo ormai una procedura molto severa. Non appena il vicario generale giudiziario è informato dei sospetti, deve immediatamente condurre un’indagine ecclesiastica. Se i fatti trovano conferma, chiederà al prete di denunciarsi. Se rifiuta, lo farà egli stesso".


Il frate in questione è tornato in Svizzera nel 2005 e vive attualmente nel convento di Montcroix a Delémont, nel canton Jura, dove è protetto dalla pressione dei media, secondo quanto ha affermato, dopo averlo negato prima, il provinciale dei cappuccini, padre Ephrem Bücher, in carica da un anno. "Siamo anche noi responsabili in quanto cappuccini, perché all’epoca non abbiamo agito come avremmo dovuto", ha ammesso Bücher ai microfoni della radio romanda, quando un giornalista aveva visto il frate al convento di Montcroix.

Padre J.A. è stato interrogato lo scorso 14 gennaio dalla polizia cantonale giurassiana su richiesta di quella francese. Egli ha ammesso palpeggiamenti a carattere sessuale su un dodicenne nel 1992 nella regione di Grenoble. La vittima era suo nipote, ha indicato la magistratura francese, che si riserva di spiccare un mandato di cattura internazionale. Il frate svizzero sospettato di pedofilia in Francia, ha confermato durante un'audizione davanti alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente un minorenne nel 1992. La vittima era il nipote di 12 anni, ha ammesso la giustizia giurassiana. Il cappuccino ha precisato di aver avvicinato intimamente il ragazzo in una sola occasione dopo il suo arrivo in Francia nella regione di Grenoble, ha dichiarato il 16 gennaio 2008 il procuratore generale della Corte d'appello di Lione, Jean-Olivier Viout. Il frate avrebbe anche riconosciuto di aver commesso molestie anche in Svizzera. Ascoltato dalla polizia giudiziaria giurassiana il 14 gennaio, il prete ha poi dato il suo accordo affinché il verbale venisse consegnato al procuratore generale della Corte d'appello di Lione. La giustizia francese potrebbe decidere di archiviare il caso o chiedere un mandato d'arresto internazionale a causa della gravità dei fatti. Intanto, la polizia giurassiana sta indagando per sapere se il religioso abbia commesso altri abusi in Svizzera non ancora prescritti. Trasmetterà quindi le sue conclusioni al Ministero pubblico che potrebbe aprire un procedura e chiedere l'arresto del sospettato fedofilo.

I vescovi svizzeri hanno promesso di rivedere le loro direttive riguardanti i casi di pedofilia risalienti al 2002. Il caso è ancora confuso, ha dichiarato Walter Müller, portavoce della Conferenza dei vescovi svizzeri. Come emerso domenica 13 gennaio, la Curia vescovile sapeva che dal 1989 il cappuccino, aveva abusato di un ragazzo, ma non aveva denunciato il fatto alla giustizia civile. Il molestatore sarebbe stato pure recidivo. Da parte suo, il vicario generale giudiziario Nicolas Betticher, secondo 24 heures e la Tribune de Genève di ieri, 21 gennaio, ha proposto quale mezzo per combattere i casi di recidiva, l'istituzione di una banca dati e di una rete di collaborazione fra gli episcopati a livello mondiale, oltre ad una maggiore severità e attenzione nel seguire i casi sul lungo periodo. Le citate regole interne della CVS, per esempio, prescrivono già bilanci psicologici semestrali.


Il cancelliere giudiziario e addetto stampa della diocesi di Lausanne, Genève et Fribourg, Nicolas Betticher è stato ordinato sacerdote nella cattedrale di San Nicola di Fribourg nell’autunno del 2007. Così poteva ricevere la nomina di vicario generale giudiziario, aggiungendo un’altra funzione alle sue numerose incarichi. Laico di 45 anni, teologo di formazione, aveva detto di rispondere a "una chiamata di Dio". Dopo 28 anni passati nel servizio della Chiesa cattolico come laico, Nicolas Betticher aveva deciso di fare il passo e di diventare prete. "La vocazione la porta dentro da trent’anni. Dio m’ha chiamato da tanto tempo e è ha avuto pazienza. Ha bussato alla porta finché l’aprisse". Deputato al Grand Conseil dal 2001 e capo gruppo parlamentare del partito democristiano PDC, talvolta descritto come ambizioso e carrierista, ha abbandonato tutti i suoi mandati politici il 3 novembre 2004.



La traduzione del testo integrale dell'intervista a Nicolas Betticher pubblicata dal giornale svizzero Le Matin Dimanche, domenica 20 gennaio 2008

Mentre il caso del capuccino pedofilo sconvolge la svizzera Romanda, Nicolas Betticher (vicario giudiziario) ammette la responsabilità della chiesa che ha coperto questo prete. Betticher chiede scusa alle vittime e promette dei cambiamenti.

Gli atti di un prete pedofilo e il silenzio della chiesa sconvolgono la svizzera romanda. Da ieri si parla addirittura di suicidi di alcune persone legate a questa vicenda. Se avesse di fronte a lei le vittime cosa gli direbbe?
"La Chiesa dovrebbe chiedere scusa. Ammetterei che la Chiesa è anche responsabile del loro malessere. Condividerei la loro sofferenza e sì gli chiederei scusa. Questo non gli permetterà di guarire. Ma saranno almeno riconosciute come vittime".

Ammette che la Chiesa si è resa complice e recidiva non denunciando il prete?
"La parola complicità mi fa male per la Chiesa che amo, ma è vero. È evidente che la procedura dell'epoca non è stata corretta. Altrimenti non ci sarebbe stata, forse, recidiva. È vero che il rischio zero non esiste, ma ci deve essere tolleranza zero".

Perché non avete mai denunciato questo prete? Il vescovo sa dal 1989 che questo uomo ha violentato un bambino! Vi sentite al di sopra della giustizia civile?
"No, assolutamente no. Mio Dio, mai! È sbagliato pensare questo. Abbiamo mal agito mandando questo sacerdote in Francia. Ma bisognava allertare la giustizia al suo rientro nel 2005? All'epoca ci avevano garantito che aveva seguito una terapia e che era sorvegliato da vicino. Inoltre i fatti erano caduti in prescrizione, e la vittima non voleva denunciare il sacerdote. Per rispetto nei suoi confronti non l'abbiamo denunciato".

Questo significa che non denunciate tutti i casi alla giustizia malgrado le promesse fatte da mons. Genoud nel 2002?
"Quando il vicario generale giudiziario, posto che occupo dal 1° gennaio, è informato dei sospetti, deve immediatamente fare un'inchiesta ecclesiastica. Se i fatti sono veri egli domanderà al prete di denunciarsi. Se questo rifiuta, lo farà lui stesso".

Ma non l'avete fatto per questo prete.
"Non voglio parlare dei miei predecessori ufficiali. Ora abbiamo una procedura molto rigida".

Un ex collega di questo prete afferma di aver avvertito le autorità ecclesiastiche nel 1986. Perché lo avete spostato solo nel 1989? Perché un silenzio di tre anni?
"Non ne ho nessuna idea. Non ho ritrovato il dossier del caso in questione. Non c'ero al tempo dei fatti. Constato però che la vicenda si è svolta in modo inaccettabile. All'epoca c'era un'omertà vergognosa. Nelle squadre di calcio, nelle scuole si agiva allo stesso modo. Ma un sacerdote è molto più grave: deve essere al di sopra di ogni sospetto".

Il vescovo è stato accusato dalla stampa di non aver annunciato il rientro del cappuccino violentatore nel 2005, e di aver assicurato nelle ultime settimane che quest'ultimo era strettamente sorvegliato, quando questo non corrisponde a verità. Siete dunque dei bugiardi?
"Evidentemente no. Bisognerebbe essere pazzi a mentire rispetto ad un dossier simile. Non abbiamo annunciato alla vittima il ritorno del prete per non riaprire delle ferite. Per il resto ci avevano certificato che l'uomo in questione, che è un cappuccino e non un prete, era sotto controllo. Quando abbiamo saputo che era ritornato in Svizzera nel 2005 l'abbiamo denunciato alle autorità ecclsiastiche locali (Basilea). In seguito ho letto sui giornali delle informazioni sulla sua libertà di movimento diverse da quelle ricevute dai cappuccini".

I responsabili sarebbero dunque i superiori cappuccini?
"Evidentemente. Quando leggo che il sacerdote è stato recidivo in Francia, questo mi sciocca molto. Non voglio giudicare. Cerco di capire, ma è difficile, quasi impossibile. Resta il fatto che tutto quanto è successo in questa vicenda è grave sia a livello dei superiori cappuccini di Friburgo, francesi e di Delemont, che a livello del vescovo. Non abbiamo agito correttamente. Questo da oggi deve cambiare".

Come?
"Vorrei dire una cosa alla svizzera romanda. Domando a tutti fedeli e cittadini: se avete delle informazioni su dei casi di abuso conosciuti e non, fatecelo sapere. Le domande saranno trattate in modo confidenziale. Dite alle vittime che possono venire a confidarsi sia dal vescovo, sia da me. La Chiesa non conosce la prescrizione. Ogni inchiesta permette di trovare la verità".

Dove trovarvi?
"Abbiamo un Hotline. Lo 079 432 85 43, è il numero del vescovo. Se finite sul combox lasciate un messaggio."

Non avete paura di essere bombardati di chiamate?
"E quando? Se fosse così ...".

Come vive queste accuse?
"Nel 2002 eravamo la sola Curia in Svizzera a prendere le cose in mano. Quando leggo oggi che ci trattano come bugiardi, questo mi rattrista. Quello che mi rende triste è l'assenza di reazione da parte delle altre Curie svizzere. Non voglio parlare delle altre Curie ...".

  



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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008

Nell'area Documentazione Video sono appena stati inseriti due video a supporto e documentazione di quanto in news precedenti circa la "vicenda" di pedofilia nella Chiesa Svizzera.

Li richiamo anche qui per una visione immediata mentre, nell'altra area, resteranno come archivio sempre facilmente rintracciabile e consultabile 1 --- 2
Image
.



La vicenda del prete cappuccino, che ha ammesso abusi sessuali su minori nel canton Friborgo e in Francia, approda in magistratura. Il ministero pubblico del canton Giura ha aperto un'inchiesta.





 
Il vicario generale della curia di Losanna, Ginevra e Friborgo riconosce che la chiesa cattolica non ha agito correttamente per non avere denunciato alla fine degli anni 80 un cappuccino pedofilo



RIEPILOGO e riporto del tutto.

Citazione:
La Chiesa fa il suo mea culpa su un caso di pedofilia
 
 La Chiesa cattolica decisa ad imporre un nuovo corso alla lotta alla pedofilia (Keystone)

La vicenda di un sacerdote pedofilo sta suscitando un certo tumulto all'interno della Chiesa svizzera. La Conferenza dei vescovi svizzeri vuole rivedere le sue direttive interne.
Dopo le ammissioni di responsabilità fatte questo fine settimana, il vicario generale della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo propone la creazione di una banca dati internazionale.

 Per evitare casi come quello che sta scuotendo la Chiesa cattolica svizzera in queste settimane, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) intende riesaminare le proprie direttive interne che fissano il comportamento da seguire in caso di preti sospettati di pedofilia.

È quanto indicato lunedì da Walter Müller, portavoce della CVS. «Le direttive attuali sono in vigore dal 2002 e prevedono una severa selezione dei candidati al sacerdozio, un migliore accompagnamento durante la formazione, nonché la possibilità di allontanare dai servizi pastorali le persone che hanno un comportamento scorretto; prima la politica era diversa», spiega Müller a swissinfo.

«La commissione d'esperti per gli abusi sessuali (della CVS) sarà probabilmente chiamata ad occuparsi del tema. Siamo consapevoli di dover ancora migliorare le procedure», ha precisato Müller.

 Mea culpa
 
Domenica, dalle colonne di «Le Matin Dimanche», un membro della gerarchia cattolica svizzera ha ammesso per la prima volta una responsabilità della Chiesa nella vicenda del prete di 67 anni, indagato in Francia per atti di pedofilia.

Betticher aveva addirittura parlato di «complicità»: «La parola complicità mi fa male per la Chiesa che amo, ma è vero», ha dichiarato Betticher.

«È evidente che la procedura non si è svolta correttamente all'epoca. Altrimenti non ci sarebbe potuta essere una recidiva», ha aggiunto. La curia sapeva infatti - almeno dal 1989 - che il sacerdote, un cappuccino, aveva abusato di un ragazzo, ma non aveva denunciato il fatto alla giustizia civile. La gerarchia ecclesiastica aveva preferito lasciar trasferire il molestatore in Francia, dove è ricaduto una volta almeno nello stesso vizio.

«Constato che si è agito in modo inaccettabile. All'epoca c'era una omertà spaventosa. Nei club di calcio, nelle scuole, si agiva allo stesso modo. Ma per un prete, è molto più grave: dev'essere al di sopra di ogni sospetto».

Da allora le cose sono cambiate, ha assicurato Betticher: «Abbiamo ormai una procedura molto severa. Non appena il vicario giudiziario è informato dei sospetti, deve immediatamente condurre un'indagine ecclesiastica. Se i fatti trovano conferma, chiederà al prete di denunciarsi. Se rifiuta, lo farà egli stesso».

Rete internazionale
 
Secondo il vicario generale bisogna però andare ancora oltre: «Dobbiamo creare una rete internazionale per poter istituire un'autentica assistenza giudiziaria tra episcopati a livello mondiale», dice il membro della gerarchia cattolica friburghese in interviste pubblicate lunedì dai quotidiani «24 Heures» e «Tribune de Genève». E questo «con l'aiuto del braccio secolare della giustizia che ha mezzi di cui noi non disponiamo».

«Dobbiamo essere più severi. In caso di dubbio, ad esempio, sugli strumenti dei cappuccini per controllare il padre accusato di pedofilia, la diocesi deve esigere una visita canonica». Si tratta in particolare di assicurarsi che venga effettivamente garantita la qualità del controllo permanente previsto dalle regole del 2002, per esempio mediante un bilancio psicologico semestrale.

Un segnale importante
 
Colette Marti, responsabile della campagna «No alla violenza sessuale sui bambini!» dell'Associazione svizzera per la protezione dell'infanzia, giudica positivamente questa presa di posizione della Chiesa.

«Si tratta di un segnale inviato al pubblico: un'istituzione come la Chiesa dice in sostanza 'noi non accettiamo questo genere di comportamenti'».

«Senza dubbio siamo solo all'inizio di un lavoro che deve essere svolto in profondità – sottolinea ancora Colette Marti. È importante che tutti coloro che lavorano in una chiesa – non solo i preti ma anche ad esempio chi suona l'organo – siano sensibilizzati al problema».

  





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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
Svizzera:Preti pedofili? Nessun altro caso pendente in Svizzzera

Querelle sulla pedofilia tra la RegioneTicino e il Giornale del Popolo


BERNA - Oltre ai due casi venuti alla luce di recente in Svizzera romanda, nessun´altra indagine nei confronti di sacerdoti sospettati di atti pedofili è attualmente in corso. È quanto emerge da un sondaggio effettuato dall´Agenzia Telegrafica Svizzera presso le sei diocesi svizzere.
Il dibattito intanto si concentra in particolare sulle direttive interne alla Chiesa cattolica, che fissano il comportamento da seguire in caso di preti sospettati di pedofilia. Le regole introdotte nel 2002 dalla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) prevedono che il vescovo ascolti le vittime di un presunto prete pedofilo. Se i fatti trovano conferma, al prete viene chiesto di autodenunciarsi.
Per i responsabili di una diocesi l´obbligo di denuncia alla magistratura è prevista soltanto "se esiste un forte rischio di recidiva che non può essere scongiurato in altro modo". W Müller, portavoce della CVS, non è stato in grado di dire oggi se le autorità ecclesiastiche intendano introdurre direttive più vincolanti su questo argomento. "Sono forse necessarie formulazioni più chiare", ha ammesso Müller. "Ma prima di deciderle, dobbiamo esaminare i casi recenti".
Il vicario generale giudiziario della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, Nicolas Betticher, aveva reso pubblico ieri il caso di un prete della sua diocesi che è stato denunciato alla magistratura per sospetti di pedofilia. Betticher non ha però reso noto altri particolari.
L´altro caso, di cui la stampa ha riferito nelle ultime settimane, riguarda un prete pedofilo di 67 anni che attualmente vive nel convento di Montcroix a Delémont (JU). Il sacerdote, che è ritornato in Svizzera nel 2005, è indagato dalla magistratura giurassiana ed ha ammesso palpeggiamenti a carattere sessuale commessi nel 1992 in Francia, nella regione di Grenoble, su un suo nipote di 12 anni. Il religioso ha inoltre confessato di aver abusato di un ragazzino di dieci anni a Lully (FR) nel periodo 1985/1986. Per questo motivo era stato trasferito in Francia


Fonte: www.veriabusi.blogspot.com
  



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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
mercoledì 23 gennaio 2008

Palermo: colpo di scena al processo contro padre Turturro

I tre ragazzi che avevano accusato padre Paolo Turturro hanno fatto marcia indietro al processo. I tre, nel corso delle indagini condotte sull’ex parroco della chiesa di Santa Lucia a Palermo nel quartiere del Borgo Vecchio, ora imputato per violenza sessuale, avevano accusato il parroco di aver perpetrato delle violenze ai danni di due ragazzini. I ragazzi, interrogati ieri mattina dalla seconda sezione del Tribunale di Palermo hanno negato tutto quello che avevano precedentemente dichiarato al pubblico ministero Alessia Sinatra, quattro anni fa.
Non è la prima volta che nel processo dell’ex parroco, si verificano ritrattazioni da parte di persone che avevano precedentemente deposto per l’accusa durante le indagini.
Durante l’inchiesta i tre testimoni avevano confermato le dichiarazioni dei due ragazzini che sarebbero stati vittime delle violenze. Non erano testi oculari ma coetanei delle due presunte vittime che avevano ricevuto le confidenze dei due amici. Ieri mattina i testi hanno detto di non aver mai ricevuto le confidenze intime dei loro compagni e di fronte alle contestazioni del pm hanno detto di essere stati fraintesi quattro anni fa o, addirittura, di non aver mai dichiaro quanto era scritto, invece, nei verbali.
A Turturro sono contestati due fatti: un abuso vero e proprio e un contatto sessuale che all’epoca dei fatti la legge definiva come atto di libidine (un bacio intimo). I protagonisti delle vicende, vittime e testi, vivono ancora quasi tutti al Borgo Vecchio.

Eco matrix 23 / 01 / 2008- Centro Documentazione Veri Abusi
  



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Messaggio Re: Scandali nel mondo ecclesiale (Agg.to continuo) 
 
martedì 22 gennaio 2008


Belgio: condannato parroco


L'accusa e' di stupro e attentato al pudore


(ANSA) - BRUXELLES, 22 GEN - Condannato a 5 anni di carcere il parroco Robert Borremans, riconosciuto colpevole di stupro e attentato al pudore su un minorenne. La vittima, della quale avrebbe abusato per 7 anni fra il 1994 e il 2001, era un suo figlioccio e aveva 11 anni. Il tribunale ha condannato il religioso anche all'obbligo di seguire una terapia, oltre al divieto di frequentare minorenni. Per Borremans, sospesi anche i diritti politici.
  



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Messaggio FERRARA: Il prete accusato di violenze sessuali va assolto 
 
Venerdì, 25 Gennaio : 2008

La stampa complice non ne fornisce il nome e così i genitori dei bambin che entrano a contatto con lui non sanno che l'accusa ha chiesto per lui 6 anni di carcere
 
http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=31022&format=html
 
Notizia inserita il 24/1/2008

Ieri in tribunale ha parlato la difesa del sacerdote

''Il prete accusato di violenze sessuali va assolto''


FERRARA -  Le accuse non sono fondate e l’imputato va assolto con formula piena. È la richiesta che dopo tre ore di udienza a porte chiuse l’avvocato Milena Catozzi ha chiesto per il suo assistito, il prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.

Per lui il pm Filippo Di Benedetto aveva chiesto lo scorso 5 dicembre la condanna a sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca. Ieri pomeriggio, nell’aula B del tribunale di Ferrara, ha terminato la sua arringa l’avvocato di parte civile Carlo Bergamasco. Dopo è stato il turno della difesa, che ha ricostruito tassello per tassello dall’inizio della vicenda fino alla formulazione dell’accusa tutti i particolari che hanno portato alla formulazione delle accuse contro il prete, “smontando – sostiene l’avvocato Catozzi – tutti i capi di imputazione – che si rivelano così infondati”.

Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all'interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l'accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

La prossima udienza è fissata per il 27 febbraio, alle 9, quando di fronte al tribunale collegiale (composto da Caruso, Oliva e Bighetti) parlerà l’altro avvocato della difesa, Giuseppe Pavan.
 
http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=29232&format=html
 
Notizia inserita il 6/12/2007

E' quanto ha chiesto ieri il pm Di benedetto

''Sei anni per il prete
accusato di molestie su minori''


FERRARA - Sei anni. Sei anni per aver molestato sessualmente una decina di bambine della parrocchia a lui affidata. È quanto chiede l’accusa contro un prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.

Ieri mattina nell’aula B del tribunale di Ferrara c’è stata le requisitoria del pm Filippo Di Benedetto, che ha chiesto sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca.

Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all'interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l'accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

Dopo la requisitoria del pm di ieri pomeriggio (l’udienza si è svolta a porte chiuse come tutto il resto del processo) la parola è passata agli avvocati di parte civile (Claudia Colombo e Carlo Bergamasco). In gennaio toccherà agli avvocati della difesa (rappresentata da Giuseppe Pavan e Milena Catozzi) sostenere la loro versione dei fatti di fronte al tribunale collegiale (composto da Oliva, Bighetti e Panza), poi la parola passerà ai giudici per la sentenza che presumibilmente arriverà nel marzo prossimo.

  





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Chiesa e pedofilia: la durissima lettera del frate domenicano Thomas Doyle al cardinale Bertone
L’America martoriata dallo scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica sta finalmente mettendo tutto nero su bianco: con la pubblicazione, alla fine dello scorso anno, del Report on the Crisis in the Catholic Church in the United States, National Review Board for the Protection of Children and Young People, ha messo in luce una quantità di atrocità incalcolabile che si è protratta per quasi un quarto di secolo.
In una lettera inviata dal frate domenicano Thomas Doyle, cappellano dell’aviazione militare americana, al Segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcision Bertone, l’8 gennaio scorso, si legge come lo scontro si sia aperto all’interno della stessa gerarchia cattolica. Infatti, come scrive Doyle nella lettera aperta a Bertone, ormai diventata documento basilare nella disamina delle implicazioni del Vaticano nella deriva pedofila del clero statunitense:

«L’esperienza degli ultimi 24 anni mostra chiaramente che questo non è un problema marginale che coinvolge un piccolo gruppo di chierici che hanno abusato di un piccolo numero di bambini. Il problema è complesso, diffuso e terribile. Le vittime includono bambini di entrambi i sessi, così come adulti, che sono stati violentati ed abusati. Gli abusatori non sono un piccolo numero di preti disagiati, ma un discreto numero di preti, religiosi e vescovi. Ci sono anche religiose che hanno abusato di bambini affidati alle loro cure o che hanno compiuto abusi su giovani membri delle proprie comunità… [cut]… I vescovi cattolici raramente hanno affrontato questo scandalo con “dignità e coraggio”, come lei ha dichiarato in un’intervista. I vescovi sono stati incalzati dai media, dai tribunali o dall’opinione pubblica ad affrontare ciò che hanno coperto per decenni. I vescovi e i loro rappresentanti hanno ripetutamente mentito e distorto il proprio ruolo cercando di far ricadere la colpa sulla stampa secolare, sugli psichiatri o psicologi, o su invisibile “forze anti-cattoliche” liberali post Vaticano II o sulla cosiddetta “rivoluzione sessuale”. Sarebbe stato meglio se avessero apertamente e onestamente ammesso il proprio diretto coinvolgimento e i propri sforzi volti a continuare a distorcere e coprire il fenomeno. Perfino oggi, sebbene una minoranza di vescovi cerchino onestamente di comprendere la profondità del problema, la maggior parte della stessa Conferenza Episcopale continua a promuovere la falsa tesi di aver agito prontamente e pienamente e che il problema sia esaurito. Questo è un nonsenso di fronte alla dura evidenza che le vittime di abusi sessuali del clero continuano a venire alla luce regolarmente. E’ al corrente del fatto che molti vescovi, incluso il Cardinale Mahony, hanno mentito sotto giuramento, mentre testimoniavano al processo?»

 Fonte:www.bambinicoraggiosi.com

  



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Sabato, 16 Febbraio : 2008

Pedofilia, condannato don Crocetti
a 4 anni e 4 mesi



Don Massimiliano Crocetti
Image Tentata violenza sessuale su minorenni, condannato a 4 anni e 4 mesi don Massimiliano Crocetti. Crocetti, prete di 36 anni, originario di Montefiascone, era stato arrestato nell’agosto del 2006 con l’accusa di tentata violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di quindici anni a Oriolo Romano e di un tredicenne di Vetralla. I due paesi dove il prete era stato parroco.

Le indagini furono avviate a seguito della segnalazione fatta dai servizi sociali del comune di Oriolo, con i quali erano entrati in contatto i genitori del quindicenne, al centro delle attenzioni del sacerdote.
Per la tentata violenza sessuale nei confronti del ragazzo di Oriolo, gli avvocati difensori Antonello Cecchini e Severo Bruno, hanno chiesto il patteggiamento.

Rito abbreviato per la vicenda di Vetralla.

Ieri mattina il Gup Silvia Mattei, per il caso di Oriolo Romano ha inflitto una pena di un anno e sei mesi.


Per il caso di Vetralla, invece, la condanna è stata di due anni e dieci mesi.

Schiaccianti le prove portate dal pubblico ministero Tucci. Tra queste le offerte in denaro e aiuto nello studio in cambio di prestazioni sessuali.

L’avvocato Bruno ha annunciato il ricorso in appello.

Fonte Tuscia web 16 febbraio 2008

  



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