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Mercoledì, 2 Luglio : 2008 red
di
Il Concerto dell’8 Luglio a Piazza Plebiscito di Pino Daniele con la Band “storica” dell’altro epocale, indimenticabile concerto dei 200mila (però aggratis) del19 Settembre 81, nella stessa piazza è un importante momento di bilancio sulla loro attività trentennale. Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni, Joe Amoroso alle tastiere, Rino Zurzolo al basso, James Senese al sax, alcuni di loro provenienti da quell’altra precedente grande esperienza musicale dirompente e ritmicamente rivoluzionaria del gruppo “Napoli Centrale” , tutti musicisti individualmente e collettivamente di grande bravura, hanno ricomposto lo stesso gruppo più di vent’anni dopo. Bruce Sprengsteen è, negli Usa e nel mondo, “the Boss” della nuova musica blues che dagli anni 80 arriva ancora frescafresca, vitale e potente, ai nostri giorni. Pino, per le stesse ragioni, da noi è ”O’Mast”. Egli ha profondamente innovato la canzone e la musica partenopea. Non ha semplicemente messo parole in dialetto a ritmi nuovi. Ha fatto ritrovare alla musica la via dell’attualità e del confronto con le nuove realtà sociali della Napoli degli anni 80: reinventando, così facendo, lo spirito profondo della grande tradizione classica della canzone napoletana. Essa è stata la più efficace messa in musica del mélò delle relazioni amorose, spesso realizzate con una poeticità lirico-musicale sorprendente per finezza psicologica, configurandosi non di rado come dei vivaci quadri drammatici. Ma, oltre, e talvolta, insieme a questa, è stata un attento strumento di riflessione sulla società. E “o’ Mast’”, ne ha messo insieme, nuovamente e genialmente, le due anime. Il suo è stato uno sperimentalismo aperto e consapevole alle più innovative esperienze della musica leggera contemporanea, rock, jazz e blues. Lui ha molto e felicemente contaminato. Ha seguito, e interpretato originalmente gli orientamenti, all’epoca appena sperimentali, di grandi gruppi Rock-Jazz come gli “Hot Tuna”, i “Weather Report” , gli “Chicago Transit Autority”, e di grandi musicisti come Frank Zappa. Ha messo insieme linea melodica e, soprattutto, Blues. Già John Mayall, inglese, aveva dimostrato che si poteva essere grandi Blues-man senza essere neri e addirittura nemmeno americani. Daniele, così operando, ha creato canzoni di grandissima bellezza, che fanno ormai parte delle colonna sonora delle nostre esistenze. E nel tempo, non è mai venuto meno al suo sperimentalismo: si è confrontato perfino con le sonorità arabe e maghrebine. Lui che è un autodidatta ha saputo e voluto imparare da tutti: a tutti ha dato e ha preso qualcosa di vitale. Su questo percorso ha incontrato altri grandi musicisti napoletani, come i suoi sodali. E tutt’insieme hanno ridato alla musica della nostra città un’immagine nazionale e internazionale di grande fervore creativo. Immagine, anche se meno brillante sul campo musicale, rispetto alle altre espressioni artistiche, letteratura, teatro, cinema, arti figurative, per la verità, non è mai venuta meno, nemmeno in tempi così funesti. Anzi: si è addirittura accresciuta. Ma c’era una caratteristica che era propriamente del Maestro, che a me attirava moltissimo: la speranza. Si avvertiva, nei testi ironici, poetici, graffianti di sarcasmo delle sue canzoni, oltre alla bellezza, al vigore, all’originalità delle sue note, un partecipare alle ansie di cambiamento che vi circolavano. Il suo essere napoletano, profondamente amante della sua città, aveva, in talune sue canzoni, un elemento di straziante consapevolezza, rispetto alla bellezza deturpata. Ma egli, come molti di noi, viveva attivamente spendendosi su un orizzonte di cambiamento, che sembrava essere giunto col Sindaco Valenzi, da lui apertamente sostenuto. Ma la speranza non veniva meno, pur nelle difficoltà successive, rincuorati dalla grande vivacità culturale delle città, allora addirittura fibrillante di vita e di energia. Ma, come dice il poeta cinese Lu Hsun, il fatto che il topo si lamenti poeticamente, non impedisce al gatto di mangiarselo. Le pur riconosciute esperienze artistiche e culturali del periodo di Bassolino Sindaco, che hanno fatto di Napoli una delle capitali europee dell’Arte contemporanea, non hanno impedito –anzi, forse hanno colpevolmente occultato- gli scempi che sono stati portati alla nostra città, da una classe politica, di sedicente destra e di sedicente sinistra, sciaguratamente incapace. Questi qui, veramente eccettuando pochissimi, tutt’ insieme hanno favorito lo svilupparsi abnorme d’“o’ Sistema”. In questa chiave di lettura, molto bene ha fatto Pino D. a chiamare altri artisti come Gigi D’Alessio, con cui nel passato ha avuto feroci polemiche. Non ha senso affermare, in nome di un’inesistente aristocraticità di scelte, ormai consegnate al passato, un’orgogliosa solitudine, quando il successo e la rappresentatività fanno di D’Alessio, oggi, più che di Daniele, un’icona nazionale della città. La possibilità di cambiare passa dalla volontà di tutti, che vogliono veramente farlo, non specularci elettoralmente sopra con cinismo e demagogia.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















